Cultura / Libri

Sabato 10 agosto l’universo letterario di Efraim Medina Reyes a “Parole sotto la torre”, a Portoscuso.

Su Pranu Portoscuso 4 maggio 2013 6

Il “nuovo” della letteratura latino-americana, lontano da quella tradizione letteraria. Realista, poco “magico”. Sbarca domani, sabato 10 agosto, al festival Parole sotto la torre” lo scrittore colombiano Efraim Medina Reyes, che sarà alle 22 alla Tonnara Su Pranu di Portoscuso. La longevità dei pesci, il titolo dell’incontro di cui si renderà protagonista, che prende spunto dal suo ultimo libro, Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (2013), edito da Feltrinelli. Con cui ha pubblicato anche “C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo” (2002), il suo romanzo più famoso, e ancora, “Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin” (2004), “La sessualità della Pantera rosa” (2006). 

Medina Reyes è nato nel 1967 a Cartagena e vive tra la Colombia e l’Italia. Nel 1995 ha vinto il Premio Nazionale di letteratura con la raccolta Cinema albero. Personalità multiforme, ha diretto tre film, scrive per il teatro ed è un musicista (“7 Torpes Band”, il nome del suo gruppo). Per il suo stile è stato definito dalla critica il Bukowski colombiano, ha scatenato molte polemiche quando ha criticato aspramente la tradizione letteraria sudamericana, senza risparmiare neanche Isabel Allende e Gabriel García Márquez. A presentarlo sarà Michele De Mieri, giornalista, critico letterario, autore radiotelevisivo (è coautore del programma radiofonico Fahrenheit di Radio3).

Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio. Teo soffre di una malattia che lo rende vulnerabile agli agenti esterni e per questo ha passato gran parte della vita rinchiuso nella sua stanza. Durante una delle sue rare passeggiate notturne, Teo viene sorpreso da un improvviso acquazzone e deve rifugiarsi nel Pesce Ghiaccio, un bar che non ricorda di aver mai visto prima. Lì conosce Lena, una misteriosa avvocatessa con cui tesse un’ambigua relazione…

C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo. Rep è una specie di eroe perseguitato dal destino, in fuga dalla realtà immobile di Cartagena. Vuole cominciare una nuova vita, non importa quale, ma intanto vuole dimenticare la ragazza che lo ha lasciato. Scappa per inconcludenti soggiorni nella metropoli, Bogotà, zigzagando fra le bombe degli attentati politici, le risse notturne, le sbornie e la noia. L’io di Rep vive nel segno di una tempestosa ansia di liberazione, che è quella, espressa nel romanzo in modo rabbioso, dell’autore.

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