Parco Geominerario

La Consulta delle Associazioni del Parco Geominerario ha presentato il “Rendiconto Generale al Bilancio 2014”, nel quale denuncia “lo stato di degrado gestionale”.

La Consulta delle Associazioni del Parco Geominerario ha presentato ieri il suo parere sul “Rendiconto Generale al Bilancio 2014” del Consorzio del Parco, nel quale «denuncia lo stato di degrado gestionale, ampiamente documentato e mai confutato dagli attuali responsabili della gestione dello stesso Consorzio che hanno reagito ai pesanti rilievi della Consulta con un deprecabile atto ritorsivo e antidemocratico nel vano tentativo di sopprimere la sua voce».

«Dall’esame del Rendiconto 2014 – si legge in una nota della Segreteria della Consulta – si evidenzia un netto peggioramento sia dei dati relativi alle attività svolte, sia dei dati relativi ai costi della struttura che dimostrano l’incapacità della direzione del Parco a conseguire per il terzo anno consecutivo gli obiettivi da essa stessa programmati, come peraltro rilevato anche dal Collegio dei Revisori dei Conti. Nell’esercizio 2014, infatti, risultano impegnati e solo parzialmente impiegati appena 2,2 milioni di euro dei 6,5 milioni di euro stanziati per le attività programmate con un enorme avanzo di gestione che ha raggiunto l’importo complessivo di 7,9 milioni di euro.

Non meno preoccupante risulta l’improvvisazione e il pressapochismo nel perseguire alcuni importantissimi obiettivi strategici del Consorzio come la realizzazione della rete dei sentieri del Parco Geominerario che giunge ingloriosamente al suo sconcertante epilogo con il coinvolgimento in una clamorosa inchiesta giudiziaria dell’appalto con il quale lo stesso Consorzio del Parco avrebbe dovuto eseguire l’unico intervento dei tanti programmati e non realizzati negli ultimi tre anni per la realizzazione di due inutili itinerari escursionistici che la Consulta delle Associazioni aveva chiesto formalmente di sospendere per evitare lo sperpero di ingenti risorse pubbliche.»

«A fronte di tali pessimi risultati gestionali – si legge ancora nella nota – risultano notevolmente lievitati i costi della struttura (commissario + direttore + lavoro interinale) che passano da 551mila euro del 2013 a 733mila euro del 2014. In particolare si rimarca come il principale responsabile della pessima gestione dell’ente, il direttore, abbia fatto incrementare il suo costo di un importo sproporzionato pari a 149mila euro con un incremento, in termini percentuali, di oltre il 206% rispetto al 2012, passando da 75mila euro del 2012 a 234mila del 2014 con l’assenso evidente di chi avrebbe dovuto vigilare sul suo operato.»

La Consulta delle Associazioni ritiene sia «indispensabile porre fine al più presto alla gestione commissariale protrattasi oltre ogni ragionevole limite temporale con l’adozione immediata della riforma tanto auspicata del Consorzio del Parco Geominerario come unica via per dare attuazione alle finalità dello strumento che il Parlamento e il Governo Nazionale, d’intesa con la Regione Sarda, hanno voluto istituire e finanziare, sulla spinta di un grande movimento popolare promosso dalle associazioni di volontariato, per contribuire alla rinascita economica, sociale e culturale delle aree minerarie dismesse della Sardegna».

E, infine, «nel richiedere un deciso intervento con adeguati provvedimenti agli organi istituzionalmente competenti per evitare che a farlo siano altre autorità esterne di garanzia giudiziaria e amministrativa», la Segreteria della Consulta delle Associazioni del Parco Geominerario annuncia che «continuerà a tenere alta la sua mobilitazione nonostante le vergognose e antidemocratiche ritorsioni di chi vorrebbe cancellare la sua scomoda esistenza e far tacere la sua voce».

Miniera Monteponi 1 copia

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