Consiglio regionale della Sardegna

Gianni Tatti (Udc): «Il fondo per il reddito di inclusione sociale non risolve i problemi dei sardi, è solo l’ennesima manna assistenziale».

Gianni Tatti (Udc), vice presidente della IV Commissione (Governo del territorio, ambiente, infrastrutture, mobilità del Consiglio regionale, critica la maggioranza di centrosinistra per l’approvazione della legge che istituisce il fondo per il reddito di inclusione sociale.

«Si fa fatica a comprendere l’utilità del provvedimento se non altro che qualcuno nella maggioranza, per il suo quieto vivere, doveva portare a casa una medaglietta a tutti i costi – spiega Gianni Tatti -. Infatti, a voler entrare nel merito del provvedimento appena licenziato dal Consiglio, altro non è che un doppione di norme e provvedimenti già vigenti. Infatti la maggioranza che governa la regione, se uscisse dalle logiche di palazzo e avesse cognizione di causa di quello che avviene nei comuni sardi, si renderebbe conto dell’esistenza dei vari strumenti a disposizione come il “programma di contrasto alle estreme povertà” solo per citarne qualcuno; e che sarebbe stato sufficiente stanziare maggiori risorse e/o rifinanziare detti programmi, che già prevedono criteri e regole rigorose per l’assegnazione dei sussidi. La legge così approvata non fa altro che gravare di ulteriori oneri amministrativi i comuni, alimentando l’apparato burocratico con ulteriore aggravio di spesa.»

«A voler entrare invece nel merito dei problemi veri che interessano i sardi, la nuova legge si presenta come l’ennesima “manna assistenziale” un semplice palliativo ben lontano dal risolvere il problema. Continuare con la politica del “contentino” o meglio del “bastone e la carota” non fa altro che aggravare la già precaria situazione che stanno vivendo numerose famiglie sarde, che dalla politica (intesa come esercizio del bene comune) si aspettano soluzioni strutturali ai loro problemi, soluzioni in grado di garantire un lavoro stabile e remunerativo; perché solo attraverso il lavoro si ridà dignità alle persone, che solo grazie al lavoro si sentono veramente libere. Le risorse pubbliche (derivanti dalle imposte e tasse che tutti noi versiamo allo stato) devono essere utilizzate in politiche attive per il lavoro, mettendo le imprese nelle condizioni di assumere nuova forza lavoro e/o gli individui di avviare una propria attività imprenditoriale – conclude Gianni Tatti -, senza essere vessati da uno stato che non è più equo.»

Palazzo del Consiglio regionale 3 copia

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