Arte / Cronaca

Il comune di Sant’Antioco ha sfrattato Chiara Vigo dal Monte Granatico, chiude il Museo del bisso.

«Sto smontando tutto, vado via. Il Comune ha voluto così e così sarà. Chiara Vigo però non finirà andrò dove altri mi accoglieranno». Sono le parole determinate e decise che pronuncia Chiara Vigo, maestro dell’arte di tessere il bisso, mentre ripone in buste e scatoloni le opere ed i suoi lavori esposti al museo del bisso a Sant’Antioco. Chiara Vigo afferma la sua inappellabile decisione dopo l’ultima ordinanza di sfratto che le hanno inviato gli uffici del Comune, dopo appena 24 ore dalla sentenza del Tar che ha deliberato di non essere idoneo a dirimere la richiesta di sospensiva del provvedimento, avanzata da Chiara Vigo in opposizione alla decisione del Comune. L’ordinanza le impone di lasciare entro cinque giorni i locali al piano terra del Monte Granatico, conosciuti come il Museo del bisso, a causa di una segnalazione degli uffici preposti alla sicurezza che hanno dichiarato non a norma l’impianto elettrico.

In città da ieri non si parla d’altro. Ancora una volta la città, la politica e l’opinione pubblica, si dividono tra favorevoli e contrari se Chiara Vigo debba o meno rimanere al Monte Granatico a gestire ancora il suo Museo del bisso.

«Non si tratta di essere favorevole o contrari. L’Amministrazione in passato l’ha sempre sostenuta – spiega il sindaco Mario Corongiu – se c’è qualcuno che vuole sostituirsi agli atti degli uffici o ha delle idee per risolvere il problema legalmente, lo faccia.»

Chiara Vigo, conosciuta in tutto il mondo, ha fatto muovere in suo favore personalità e persone dello spettacolo come l’attrice Maria Grazia Cucinotta che ha promosso anche una raccolta di firme per mantenere in vita il Museo del bisso. «Una cosa non capisco, perché si continui a sostenere che i locali non sono a norma per l’impianto elettrico e che il comodato d’uso sia scaduto nel 2013 – afferma Chiara Vigo – quando ho fatto Monumenti Aperti nel 2015».

La sentenza del Tar adesso, non solo non concede la sospensiva dell’ordinanza, ma ha rimandato la questione ad una possibile quanto improbabile causa civile.

Tito Siddi

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