Feste

San Giovanni Suergiu è in festa per i 100 anni di Eraldo Secchi.

San Giovanni Suergiu è in festa per i 100 anni di Eraldo (Francesco all’anagrafe) Secchi. Sono arrivati in tanti, circa duecento, nella sala riunioni dell’agriturismo Agrifoglio, per condividere con lui questo grande traguardo, raggiunto in una condizione davvero invidiabile per la lucidità e le condizioni fisiche che non sono certamente quelle tipiche di un centenario. Al centro della sala una grande torta con il numero 100 di colore rosso, un coro per accompagnare la serata con i canti, presenti le due sorelle e tutti i parenti, tantissimi amici e conoscenti, il sindaco Elvira Usai con quasi tutti gli assessori e i consiglieri comunali, il parroco Antonino Bellu, il presidente dell’Auser Sergio Madeddu che ha letto un lungo messaggio in cui è stata ricostruita la sua lunghissima esperienza di vita, iniziata il 23 novembre 1916.

Questo il testo letto da Sergio Madeddu.

«Siamo in tanti qui riuniti, perché è un’occasione davvero speciale. E’ giusto far presente, che la paura più grande di un anziano è quella di non essere amato, non è il caso di Eraldo, perché questa nutrita presenza dimostra tutto l’affetto di cui gode tra la nostra comunità. 

Una vita lunga un secolo, 1916-2016, l’ambito traguardo dei cento anni. Una vita dura d intensa, povertà, guerra, il suo riscatto con l’assiduità nel lavoro. Tanto amore per la sua famiglia e per la comunità intera.

Francesco all’anagrafe, ma conosciuto e chiamato da tutti Eraldo. E’ nato a Tratalias, il 23 novembre del 1916, la mamma si chiamava Grazia Pinna, il padre Antonio, agente della Guardia di Finanza in servizio all’Isola d’Elba, poi impiegato come daziere nel comune di Narcao, finché non si trasferirono a San Giovanni Suergiu. Otto i figli da sfamare, oltre Eraldo altri due fratelli e cinque sorelle. Dario il più grande, sacerdote molto noto in paese, poi Delia, Anna, Bruna, Fausta, Mario e Maria.

Eraldo ha frequentato le scuole elementari in paese con ottimi voti, la scuola si trovava a fianco dell’ingresso attuale del Municipio che dà verso la piazza. Siamo a metà degli anni ’30, tempi difficili e duri per realtà disastrate come la nostra, segnata dalla povertà e dalla fame. Lui è fortunato, trova lavoro nello stabilimento Samis, in officina elettrica, lì conosce il signor Arturo Manca, maestro operaio elettromeccanico di quel periodo, che lo accompagnerà nel percorso, come lavoratore dipendente prima, poi come socio in diverse altre iniziative.

Nel 1938 la chiamata alle armi, un servizio militare molto lungo, durato sette anni, il congedo nel 1945. Eraldo viene arruolato nell’82° Reggimento Fanteria di Civitavecchia, partecipa all’occupazione lampo della Dalmazia, poi viene impegnato sul fronte occidentale, per contenere una temuta avanzata francese.

Ma la vera prova di guerra, il sergente maggiore Eraldo Secchi l’avrà sul fronte russo, 18 lunghi mesi, trascorsi in prima linea sulle rive del Don, impegnato al comando del Reggimento, al servizio carburanti delle auto carrette, poi come staffetta motociclista. Patisce fame e freddo, ci sono punte di 20-40 gradi sotto zero, i militari hanno una dotazione individuale insufficiente, i viveri sono scarsi, non hanno da ripararsi, sono partiti in giugno con la divisa estiva, la porteranno per tutto l’inverno. In quell’inferno del fronte russo, Eraldo sarà, con la sua classe di leva più fortunato di chi gli darà poi il cambio, ci sarà infatti la disfatta, molti non torneranno più, altri conosceranno la prigionia e la deportazione.

Rientrato in Italia nel 1943, Eraldo trascorrerà altri due anni da militare, nel Battaglione Costiero di Muravera, partecipando alla guerra di liberazione dai tedeschi svoltasi in Sardegna. Avrà il riconoscimento dallo Stato Italiano, sarà decorato con la Croce al Merito di Guerra.

Finito il periodo di ferma, al suo rientro, Eraldo apre una piccola officina con Arturo Manca, insieme mettono insieme il loro ingegno, la loro creatività nelle innovazioni di quel periodo, riparano biciclette, fondo metallo per creare pallini per cartucce, aggiustano motori a scoppio, macchine trebbiatrici ed altro.

Eraldo lavora poi in officina, alle dipendenze della Carbonifera Sarda per un anno, successivamente è alle dipendenze di Brai, fa il trasportatore ed il tassista a Cagliari, sino all’avvio del Mulino Pastificio Brai, dove sarà impiegato per dieci anni, dal 1950 al 1960, come collaboratore stretto, uomo di fiducia. Conosce bene l’impianto, è lui che interviene in tutte le situazioni difficili. Si interessa, inoltre, della distribuzione della farina e dell’approvvigionamento del grano per l’azienda.

Cambia ancora lavoro, gli viene offerta la possibilità di gestire la stazione Agip, un’opportunità che Eraldo non si lascia sfuggire. Gestire l’ìmpianto di rifornimento per quasi trent’anni. E’ proprio lì che mette a frutto le sue potenzialità imprenditoriali. Si lavora dalla mattina presto fino a notte inoltrata, senza interruzioni. Per gestire questa nuova impresa occorrono diverse braccia, si fanno i turni, riesce ad avere 5/6 dipendenti contemporaneamente. Passeranno di lì, alle sue dipendenze, decine di ragazzi e ragazze che si avvicenderanno in questo lavoro. Non si rifornivano solo macchine, si facevano piccole riparazioni, manutenzioni, cambi olio, gomme, c’era l’impianto di lavaggio ed altro.

Ora bisogna però ritornare indietro nel tempo, ai primi anni ’50, per scoprire un’avventura ancora più coinvolgente che ha segnato la vita di Eraldo Secchi. Il fatto è accaduto durante un’escursione nei poderi agricoli, alla ricerca del grano, quando lavorava con Benigno Brai (l’imprenditore agricolo rapito il 19 settembre 1979 e mai tornato a casa, n.d.r.). E’ lì, a Santadi, che conosce Maria Langiu, giovane ragazza del posto, che diventerà sua moglie nel 1955 e dalla quale avrà quattro figli, tre femmine ed un maschio: Valeria, Marta, Marcella ed Antonello. Eraldo e Maria oggi hanno otto nipoti, il più grande è Luca, 34 anni, la più giovane Greta, 21 anni; e tre pronipoti.

Una bellissima storia, per tutta la comunità di San Giovanni Suergiu. Nonno Eraldo è un grande esempio per le nuove generazioni, di forza, coraggio e capacità di affrontare le avversità della vita.

Grazie Eraldo! Grazie per il tuo esempio, grazie per aver voluto festeggiare il tuo centesimo compleanno con gli amici e le persone che ti sono state sempre vicino. Tanti, tanti auguri per continuare a vivere ancora tanti e tanti anni, con l’aiuto di Dio e l’affetto e l’amicizia di tutti noi.»

Pubblichiamo il breve intervento fatto da Eraldo Secchi per ringraziare tutti per l’affetto ricevuto, l’album fotografico completo ed altri tre filmati registrati nel corso della serata: una parte della benedizione di don Antonino Bellu, una parte dell’intervento del sindaco Elvira Usai ed una canzone cantata dal coro e da tutti i presenti.

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