Energia

Il governatore Pigliaru scrive al premier Conte: «No all’uscita anticipata dal carbone senza avere né il metano né le energie alternative».

Il rischio concreto che con l’abbandono dell’impiego di carbone, gas siderurgici e di raffineria, entro il 2025, possa portare alla chiusura della centrale ENEL Grazia Deledda di Portovesme e, conseguentemente, a quella dell’intero polo industriale di Portovesme, ha spinto il governatore della Sardegna, Francesco Pigliaru, a scrivere al premier Giuseppe Conte e ai ministri dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e dell’Ambiente Sergio Costa e ai presidenti delle Regioni e delle Province Autonome.

«La Sardegna ha sposato da subito la strategia di decarbonizzazione e, anzi, ha rilanciato sugli obiettivi di riduzione delle emissioni dannose, ma non può attuare l’uscita anticipata dal carbone senza avere né il metano né le infrastrutture per le energie alternative, strumenti necessari per affrontare la transizione», scrive Francesco Pigliaru. L’accelerazione imposta dal Governo alla chiusura delle centrali termoelettriche a carbone, senza realizzare contestualmente gli interventi aggiuntivi, del resto già previsti dalla Strategia Energetica Nazionale, è per la Sardegna estremamente rischiosa. E Francesco Pigliaru sottolinea il fatto che ciò sia avvenuto attraverso una determina dirigenziale (la determina del Direttore Generale per le Valutazioni e le Autorizzazioni Ambientali, DVA/2018/430 del 22.11.2018), senza adeguato confronto politico e tecnico è del tutto inaccettabile, con la quale si prevede che entro il prossimo 31 gennaio 2019 i gestori delle installazioni interessate debbano presentare la documentazione necessaria al riesame delle Autorizzazioni di Impatto Ambientale, con cronoprogramma del Piano di fermata definitiva. 

«Questo provvedimento, seppur da un lato coerente con la strategia da noi ampiamente condivisa – spiega il presidente della Regione -, è totalmente disgiunto e disconnesso dagli altri interventi e investimenti che la SEN prevedeva per accompagnare il phase out completo al 2025, risultando così non solo inappropriato, ma oltremodo dannoso. Stupisce perciò che il Ministero dello Sviluppo Economico non abbia segnalato alcun motivo ostativo alla piena attuazione degli obiettivi della SEN 2017 nei tempi prospettati.»

Francesco Pigliaru ricorda che tale percorso presupponeva che contestualmente e sinergicamente venissero attuati interventi aggiuntivi rispetto a quanto già̀ necessario per sostenere lo scenario con fonti rinnovabili al 55%. Ciò per la Sardegna voleva dire realizzare una nuova interconnessione elettrica Sardegna-Continente o Sardegna-Sicilia-Continente, e avere una capacità di generazione a gas, alimentata da impianti di rigassificazione alimentati da depositi di GNL, o capacità di accumulo per 400 MW. Considerato che allo stato attuale la Sardegna non può avere solo rinnovabili «perché avremmo bisogno di turbine a combustibili fossili per compensare il fatto che la fornitura rinnovabile non può essere immessa in rete e gestita su richiesta – scrive il Presidente -, l’accelerazione impressa alla chiusura delle centrali termoelettriche a carbone, senza realizzare contestualmente gli interventi aggiuntivi previsti esplicitamente dalla SEN, metterebbe in ginocchio il già delicato sistema economico dell’isola, in quanto si andrebbe a cancellare il carbone senza chiarire con cosa e come questo verrà sostituito, da qui al 2025, in maniera da mantenere il sistema in sicurezza e contribuire a sostenere lo sviluppo del sistema produttivo regionale. Il rischio è che chiudano le fabbriche più grandi, scompaiano numerose piccole e medie imprese e si perdano migliaia di posti di lavoro». 

Il presidente Pigliaru sottolinea inoltre come l’effetto “annuncio” di chiusura delle centrali termoelettriche senza che sia stato chiarito lo scenario sostitutivo abbia «immediatamente determinato criticità sul fronte degli sforzi fatti in questi anni per assicurare un futuro alle principali aree industriali della nostra regione, da Sarroch a Portovesme a Porto Torres, dove si stavano prevedendo progetti di investimento, supportati anche da importanti risorse finanziarie assicurate dalla Regione e dal MISE. Si tratta di progetti i cui piani industriali, che prevedono il riavvio di importanti filiere come quella dell’alluminio a Portovesme, o della chimica verde a Porto Torres, verrebbero a essere stravolti in assenza di un’alternativa adeguata all’energia termoelettrica attualmente assicurata dagli impianti a carbone o da altri combustibili diversi dal gas naturale».

Ribadendo il ruolo necessario del metano nel processo di transizione dalle fossili alle rinnovabili, Francesco Pigliaru cita le numerose sollecitazioni fatte al Governo per ricevere conferma di quanto previsto dal Patto per la Sardegna siglato nel luglio 2016 e dalla stessa SEN. «È invece seguito un silenzio assordante – evidenzia il governatore della Sardegna – ed anzi le notizie raccolte e che attengono il redigendo Piano Energia e Clima che il Governo si era impegnato ad inviare alla Commissione Europea entro la data odierna, sul quale non è stata avviata alcuna consultazione preventiva con le Regioni, sembrerebbero prevedere per la Sardegna uno scenario molto diverso. Una regione, su materie di così ampia portata e che attengono alla programmazione e sviluppo economico, non può dipendere da provvedimenti dirigenziali assunti senza valutare adeguatamente gli impatti oppure da voci che si rincorrono, come pure da posizioni espresse da singoli componenti del Governo senza un serio confronto politico e tecnico con i diretti interessati».

Segue in chiusura la richiesta di «urgente incontro per chiarire se e come il Governo intenda procedere nel supportare adeguatamente il phase out dal carbone al 2025, evitando di generare distorsioni sul mercato», con la precisazione  infine che la Regione Sardegna si riserva comunque di valutare ulteriori eventuali azioni nei confronti della Determina in questione.

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