Lavoro

Lettera aperta di Cinzia Guaita ed Arnaldo Scarpa (Comitato riconversione Rwm) alla vigilia dell’incontro al ministero degli Esteri sul futuro della fabbrica di Domusnovas.

Lettera aperta di Cinzia Guaita ed Arnaldo Scarpa (Comitato riconversione Rwm) al Governo, alla Regione, alle organizzazioni sindacali e a quelle datoriali, alla vigilia dell’incontro al ministero degli Esteri sul futuro della fabbrica di Domusnovas. “Per quanto si è potuto sapere dai giornali e dai contatti che abbiamo avuto con autorevoli rappresentanti delle istituzioni, una delle ipotesi sostitutive riguarderebbe ulteriori commesse nell’ambito bellico. Si potrebbe cadere così, proprio nella Giornata nazionale della Pace, nella
tragica decisione di dare il via ad ulteriori pesanti coinvolgimenti della Sardegna nei conflitti internazionali – scrivono Cinzia Guaita ed Arnaldo Scarpa -. Si costituirebbero inoltre i presupposti per ulteriori danni a discapito dei lavoratori stessi, per anni ingannati e convinti di lavorare per la Difesa, fino al momento in cui si sono ritrovati senza lavoro, quando il Parlamento ed il Governo hanno finalmente preso atto dell’inaccettabilità giuridica e morale di quel traffico. Abbiamo sentito parlare di dual-use e di alte tecnologie ma le industrie belliche si nascondono dietro le possibili ricadute civili delle loro produzioni e, complice anche il segreto militare, risultano ben poco trasparenti e controllabili dai cittadini. I prodotti bellici non possono essere trattati alla stregua di altri prodotti, messi in campo per lo sviluppo. Sono stati necessari quattro anni di duro lavoro per dimostrare il coinvolgimento
dell’industria bellica italiana in una guerra devastante che non abbiamo voluto e che non era certo una guerra di difesa! A fronte di questi pericoli, vogliamo rivolgere un accorato appello a quanti si siederanno domani intorno a quel tavolo; la Sardegna paga da tempo un alto tributo alla causa bellica, in termini di territorio occupato, suolo avvelenato, ambiente deturpato e anche vite umane spente o irrimediabilmente danneggiate per le conseguenze dell’uso spregiudicato e irresponsabile di armamenti e sostanze pericolosissime: abbiate la lungimiranza di spezzare il tragico legame tra la nostra terra e le guerre, puntiamo invece a diventare, come regione, un riferimento internazionale per le politiche di pace, un esempio di riconversione economica e culturale. Ne beneficeranno la fama della Sardegna nel mondo e anche l’economia ed il lavoro in quanto l’industria degli armamenti non produce vero sviluppo, come dimostrano importanti studi economici. Riteniamo che i lavoratori sardi meritino un’occupazione non legata ai bisogni delle multinazionali della guerra, ma alle esigenze dello sviluppo sostenibile della loro terra. Perciò, mentre ribadiamo la massima disponibilità ad offrire tutto il supporto possibile ad iniziative che vadano nella direzione della tutela del lavoro mediante alternative che siano pacifiche, durature e sostenibili per l’ambiente, chiediamo, a tutti i partecipanti, di portare al tavolo lroposte “green”, in sintonia con la svolta in tal senso annunciata dal Governo. Pensiamo alle tantissime opportunità di lavoro rivolte al ripristino ambientale, alle bonifiche indispensabili in tutta l’area ex mineraria della Sardegna, alle filiere agroalimentari, artigianali, turistiche, culturali e anche all’industria verde, compresa quella delle protesi tecnologiche che hanno proprio sul nostro territorio, il supporto di studiosi di alto livello – aggiungono Cinzia Guaita ed Arnaldo Scarpa -. Non vogliamo vivere di guerre! La nostra gente, la sua salute, la possibilità di un lavoro duraturo, utile e degno per tutti, ci stanno a cuore. Come ci stanno a cuore le persone dello Yemen che hanno pagato duramente il prezzo del nostro lavoro.”

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