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L’ultima tappa del viaggio di Skillellé invita a incontrare Marco Buttu, ingegnere elettrotecnico e ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, protagonista di un’avventura incredibile.

Da Gavoi all’Antartide. Per tredici mesi di fila. L’ultima tappa del viaggio di Skillellé invita a incontrare, nella sua lunga carrellata di ospiti, Marco Buttu, ingegnere elettrotecnico e ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, protagonista di un’avventura incredibile che lo ha visto per tredici mesi vivere in uno dei luoghi più freddi e inospitali del pianeta: il promontorio Dome-C dell’Altopiano Antartico.

Di quei giorni di ghiaccio, dove le forme di vita non esistono, dove tutto è bianco, piatto, freddo, Marco Buttu ha scritto un libro “Marte Bianco. Nel cuore dell’Antartide. Un anno ai confini della vita” (Edizioni LSWR), che sarà presentato all’interno del progetto “Skillellé. Pronti per il mondo” selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, sabato 14 dicembre, al liceo Eleonora d’Arborea di Cagliari, alle ore 11.30.

L’ultimo appuntamento dell’azione Skill4life del 2019, intende dunque preparare i ragazzi ad essere autenticamente pronti al mondo, provare ad immaginare l’immersione in un’esperienza situata ai limiti di ciò che è comunemente definito umano grazie al racconto di questo scienziato sardo, che per 97 lunghi giorni ha addirittura vissuto senza mai vedere la luce in uno dei luoghi più inospitali del pianeta. «Non scorderò mai l’arrivo alla base – racconta -. Dopo quattro ore di volo e 1.100 chilometri di ghiaccio è comparso un puntino: la base Concordia. Solo allora ho capito quanto sarei stato isolato».

La base italo-francese Concordia, inserita nel Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, è una stazione minuscola persa nella piattezza di uno degli spazi più freddi del pianeta, una sterminata superficie di ghiaccio dove è carente l’ossigeno e dove le temperature crollano sotto gli ottanta gradi. Assieme ad altri 12 ricercatori, sette italiani e cinque francesi, Marco Buttu ha dovuto imparare a vivere in condizioni estreme mettendo in campo strategie vitali di relazione ed equilibri interni.

Un testimone davvero speciale, dunque, un esempio di rara sensibilità rivolta all’ascolto di sé e del mondo circostante, anche quando il mondo in cui si vive è un deserto buio privo di vita. Una narrazione non sempre facile ma sicuramente capace di dare corpo a un’esperienza umana, profondamente umana, oltre ogni disumana condizione.

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