Energia / Politica

Nuovi dubbi sul progetto di metanizzazione dell’Isola, a sollevarli sono due consiglieri regionali Progressisti, Maria Laura Orrù e Gian Franco Orrù.

Sul metanodotto in Sardegna i dubbi sono tanti, riguardano in primo luogo la coerenza con le politiche dettate dall’Agenda europea sui cambiamenti climatici, orientata alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni di CO2 e gas climalteranti.

Il primo progetto di metanizzazione dell’isola risale alle dichiarazioni programmatiche della Giunta Melis del 1985. Da allora ogni Giunta regionale lo ha inserito tra i suoi obiettivi. Intanto, intorno a noi, il mondo è cambiato, sia per quanto riguarda lo sviluppo di nuove tecnologie, sia per ciò che concerne le politiche energetiche. Milioni di giovani in tutto il mondo stanno organizzando scioperi per ottenere giustizia climatica e sociale; in Sardegna, il terzo sciopero mondiale per il clima organizzato dai ragazzi del “Fridays for Future”, ha avuto come tema il no alla metanizzazione dell’isola, un progetto considerato ormai obsoleto e costoso.

«Il metano è considerato una “fonte di transizione”, mentre la metanizzazione della Sardegna richiede un’infrastruttura rigida, che necessita di uno sproporzionato investimento in termini economici ed ecologici e non coincide con l’ipotesi di transizione – dichiara l’on. Orrù Maria Laura, componente dei Progressisti nella commissione Ambiente del Consiglio regionale – ci sembra che l’investimento previsto sia sproporzionato e inadeguato rispetto alle necessità energetiche dell’isola. Il metanodotto comporta costi infrastrutturali e ambientali eccessivi, senza garantire ai sardi una tariffa vantaggiosa rispetto alla situazione attuale. Sarebbe a nostro avviso più utile impiegare le ingenti risorse stanziate per la realizzazione della dorsale per sviluppare energie rinnovabili e pulite, una nuova economia, fatta anche di ricerca e sperimentazione di tecnologie e tecniche innovative per il risanamento dell’ambiente e la produzione eco-sostenibile: obiettivi ineludibili, oggi più che mai, in considerazione dei livelli di allarme raggiunti sulle difficili condizioni ambientali del nostro pianeta.»

L’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (Arera) ha, inoltre, stabilito di attribuire alla Sardegna un ambito unico, eliminando di fatto l’ipotesi della tariffa agevolata, laddove il Patto per la Sardegna parlava di meccanismi di compensazione per i consumatori domestici dell’isola di potenziali maggiori costi infrastrutturali o di approvvigionamenti.

«Ogni volta che salta fuori il tema del metano i sardi continuano ad incassare sonore disillusioni. Il Piano Energetico dell’isola sottolinea la possibilità di sviluppare 11 distretti energetici a “energia quasi zero. Invece di inventarsi ipotetiche compagnie aeree, utilizzassero un’agenzia regionale per produrre energia pulita, sfruttando gli elettrodotti che collegano l’Isola con la Corsica e con la penisola, che rappresentano un elemento che faciliterebbe la gestione di un’elevata quota solare ed eolica oltre l’autoproduzione con la possibilità di vendere l’energia prodotta in eccesso – prosegue l’on. Gianfranco Satta, componente dei Progressisti nella Commissione Energia ed Attività produttive del Consiglio regionale – sul tema abbiamo presentato una proposta di legge, che mi vede primo firmatario,  sulla promozione dell’istituzione delle comunità energetiche, una tematica di livello altamente strategico che, a livello comunitario, si inquadra nel processo di riforme del settore dell’energia contenuta nel pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” (c.d. “Clean Energy Package”).»

L’obiettivo dell’Unione europea è quello di favorire l’evoluzione delle politiche energetiche finalizzate a superare la generazione centralizzata dell’energia prevalentemente da fonti fossili e puntando sulla generazione distribuita da fonti rinnovabili, nonché su nuove forme di efficientamento energetico e di riduzione dei consumi energetici. L’obiettivo principale è quello di promuovere l’autoconsumo, massimizzare il consumo locale dell’energia e abbattere i costi energetici per cittadini, famiglie e imprese.

«Vogliamo che la Regione si impegni nella promozione e nella diffusione di distretti energetici, al fine di integrare le diverse tecnologie di produzione, consumo e accumulo energetico e favorire la gestione ottimale della produzione e del carico, l’efficientamento dei diversi utenti finali e la massimizzazione dell’utilizzo locale delle risorse energetiche presenti sui territori – concludono Maria Laura Orrù e Gianfranco Satta -. L’ottimizzazione dell’autoconsumo permetterebbe di ridurre l’impatto della comunità sul sistema di distribuzione, evitando la necessità di realizzare nuove infrastrutture e migliorando la qualità della fornitura elettrica, oltre a favorire una maggiore penetrazione di impianti a fonte rinnovabile non programmabile

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