Agricoltura

Sulla nuova PAC, la Cia Sardegna suona la sveglia alla Regione: «Faccia sentire la voce delle aziende sarde a Bruxelles».

La Cia Sardegna suona il campanello d’allarme davanti alle proposte di regolamento di una nuova Politica Agricola Comunitaria (PAC) da realizzarsi nel periodo di programmazione 2021-2027, e chiede alla Regione di attivarsi affinché l’Agricoltura sarda non sia penalizzata dalle nuove regole europee.

«La PAC è per l’agricoltura europea uno strumento finanziario programmatico e operativo irrinunciabile, lo è ancor di più per i sardi, per il fatto che non esiste, da oltre un quarto di secolo, una vera politica agricola regionale oramai affidata esclusivamente all’Europarlamento e alla Commissione agricola europea – spiega il presidente della Cia Sardegna, Francesco Erbì -. La Pac non è in discussione; serve agli agricoltori e allevatori sardi ma alcuni elementi contenuti nelle proposte di regolamento non sono accettabili. Sono previste azioni ingiustificate di riduzione del budget attuale del 5% sui pagamenti diretti e del 15% sul programma di sviluppo rurale. L’assenza di un confronto su questa materia è fonte di preoccupazione per la Cia Agricoltori Italiani della Sardegna. E uno degli argomenti più controversi, sicuramente da osteggiare, è la proposta di convergenza esterna, secondo cui tutti gli stati membri devono ricevere la stessa quantità di risorse a parità di superfici agricole impegnate nei processi di produzione. Questo, a causa delle enormi differenze dei sistemi economici relativamente al costo della vita e dei costi di produzione, genererebbe una situazione di forte squilibrio che penalizzerebbe l’agricoltura regionale oltremodo, creando vere e proprie crisi di competitività e di mercato e portando alla chiusura una moltitudine di imprese che vedono nelle risorse provenienti dalla PAC il 30-40% del reddito d’impresa», precisa il presidente della Cia sarda.

«Il superamento dei titoli storici varrebbe per l’agricoltura sarda una disponibilità aggiuntiva di fondi compresa tra 100 e 150 milioni di euro anno. Questo darebbe vita a un processo di riequilibrio per quelle imprese che oggi, pur con le medesime caratteristiche produttive e stesse superfici, ma collocate in regioni diverse, godono di benefici differenti: si può arrivare all’assurdo che una usufruisca di un pagamento di 7.500 euro anno a ettaro, mentre in Sardegna non si arrivi mediamente a 180 euro ettaro per anno.»

Affinché le imprese agricole sarde non restino spiazzate e inermi davanti alla nuova PAC, la Cia esorta la Regione: «Ci aspettiamo che siano traslate le dichiarazioni programmatiche del presidente Solinas in questioni pratiche e operative: l’agricoltura sarda, identitaria, la si fa rivendicando e praticando il protagonismo dei territori e delle sue comunità rurali, e affermando le pari dignità, lontano dal corporativismo egoistico che spesso contraddistingue queste rivendicazioni».

Comments

comments

Tags:

Leave a Reply