Archeologia industriale

L’ex Centrale elettrica di Santa Caterina, dall’epopea del carbone all’Urban exploration – di Federica Selis

L’ex centrale elettrica di Santa Caterina, monumento storico di quello che fu uno dei simboli dell’industrializzazione del Sulcis Iglesiente, si affaccia sul lato orientale della laguna di Sant’Antioco, all’interno del territorio comunale di San Giovanni Suergiu.

Entrata in funzione nel 1939, un anno dopo la fondazione della vicina Carbonia, è stata utilizzata fino al 1963, per poi chiudere definitivamente due anni dopo.

Fu proprio grazie all’avviamento del Bacino Carbonifero del Sulcis e all’utilizzo del vicino porto di Sant’Antioco che, la Società Mineraria Carbonifera Sarda, decise di costruire questa grande centrale termoelettrica. Il 1939 fu l’anno della sua inaugurazione, e la sua principale fonte di approvvigionamento era il carbone polverizzato ricavato dalle miniere del Sulcis.

Si componeva di quattro corpi di fabbrica, che custodivano i generatori di vapore, gli alternatori e i distillatori di acqua marina.

Enormi vasconi e una linea di canali, ancora evidenti, servivano a raccogliere e convogliare negli impianti l’acqua salmastra, indispensabile al funzionamento della struttura, che veniva prelevata direttamente dalle acque lagunari, su cui la centrale si affacciava. Il carbone che la alimentava veniva, invece, introdotto all’interno di due mulini, nei quali avveniva la macinazione, attraverso dei carrelli scorrevoli su rotaie,.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la centrale rappresentò un importantissimo centro di fornitura elettrica non solo per il Sulcis ma per l’intero cagliaritano, grazie ad un complesso collegamento in rete. Sempre nello stesso periodo storico, vide il dislocamento, nei suoi piazzali, di una batteria per la contraerea, formata da quattro mitragliatrici pesanti.

Terminata la guerra, dopo il 1950, la Centrale fu attrezzata di una quinta caldaia.

Allo stato attuale, la struttura appare ancora imponente e dotata di un’architettura estremamente affascinante, tanto da essere diventata meta privilegiata di appassionati dell’urban exploration.

Nel corso dei decenni sono stati presentati diversi progetti, non legati al campo dell’industria, per una possibile riqualificazione dell’area, ma i fondi necessari alla sistemazione del complesso frenano gli entusiasmi.

Il comune di San Giovanni Suergiu, a cui l’ex Centrale appartiene per territorio, non perde le speranze.

«E’ sicuramente una bellissima eredità che abbiamo avuto e che il nostro Comune possiedeafferma Elvira Usai, sindaco di San Giovanni Suergiu -. È un gioiello da valorizzare, da riportare in auge, vista la sua fama storica e di archeologia industriale. In questi primi cinque anni, ci siamo dati il tempo di pensare a come poterla rivalorizzare e a cosa poter fare di questa bellezza architettonica. Ovviamente, è un obiettivo molto importante da raggiungere, e quindi abbiamo la necessità di verificare tutte le fonti di finanziamento possibili sia in Regione che al Ministero, per poter avviare una fase progettuale degna di questo nome e dello stesso contributo storico che abbiamo ereditato.»

Intanto, la struttura resta affacciata, su quella laguna a cui porta anche un certo risalto, pregna della sua fama e del suo fascino storico, sempre pronta a farsi ammirare dal visitatore di passaggio così come dall’appassionato di edifici storici abbandonati.

Federica Selis

 

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