Ambiente

Prosegue il dragaggio del canale di Sant’Antioco. Curiosità e segreti dall’interno della motonave Argo – di Federica Selis

I lavori di dragaggio del canale navigabile di Sant’Antioco proseguono senza sosta, salvo condizioni meteo marine o di correnti avverse.
Dopo diversi anni, infatti, si torna a pulire il tratto di mare situato tra l’isola sulcitana e la terra madre, che, per via delle correnti della laguna e della morfologia stessa del fondale, tende a insabbiarsi. Il sedime, molto scuro e melmoso, viene caricato sulla draga attraverso una benna, movimentata da una gru alta 25 metri, trasportato attraverso un pontone montato sulla coperta dell’imbarcazione e da lì scaricato all’interno di un’area, appositamente attrezzata e recintata, recuperata all’esterno del porto pescatori di Sant’Antioco.
I lavori dovrebbero durare circa 15 giorni ma, probabilmente, potrebbero protrarsi di qualche settimana. Dovranno interessare un lungo tratto di canale, riportando il fondale ad una profondità di 3 metri, tale da permettere la navigazione di diverse tipologie di imbarcazioni. La larghezza sarà portata a circa 20 metri e il percorso sarà segnato da pali in legno illuminati.

La curiosità dei cittadini, riguardo la grande imbarcazione e i lavori sul canale, è tanta.
Siamo saliti sopra la motonave Argo per conoscere più da vicino questo gigante di ferro, che, per alcune settimane, farà avanti e indietro nella laguna antiochense.
Il Comandante, Valerio Rasset, originario proprio di Sant’Antioco, ci ha accolti, mostrandoci il funzionamento dei macchinari, della cabina di pilotaggio e delle strumentazioni presenti sulla plancia di comando.
La prima cosa che colpisce l’occhio, appena si mette piede in plancia, è il bellissimo timone in legno. Viene difficile pensare che una motonave di tali dimensioni possa essere governata da lì e, infatti, il Comandante ci spiega che, in realtà, a governare la draga è un piccolo strumento sulla plancia.

«Abbiamo un timone che viene comandato sia con una pompa idraulica che con una levetta, chiamata “joystick” spiega Valerio Rasset -. Questo consente le manovre veloci. Abbiamo anche un pilota automatico, che funziona durante la navigazione: inseriamo i gradi e segue la rotta che gli diamo. Quindi manovra sul timone, cercando di compensare l’errore. Infine abbiamo il timone a mano, che funziona anche senza pompa idraulica. Se lo giriamo è un po’ più pesante. Diciamo che, in emergenza o in caso di black out, ci permette di far continuare la navigazione.»

Ma quanto pesa una draga di queste dimensioni?

«Il suo peso, da scarica, è di 496 tonnellaterisponde il Comandante. Possiamo caricarla fino ad arrivare ad un peso totale di 1100 tonnellate, a pieno carico. Fino a quel peso siamo ancora in sicurezza, come stabilità. Oltre, si crea il rischio di rovesciamenti.»

Quanto è gestibile quando ci sono venti o durante una traversata in mare aperto?

«È un po’ problematica perché è piatta sotto. Fino a un certo punto, anche come vento, si riesce a governarla, ma a una certa intensità di vento è necessario conoscere il mezzo, per cercare di prevenire i comportamenti, che non sono mai quelli che si pensa. Quindi, sono necessarie esperienza e molta attenzione. Perché può diventare imprevedibile e, a quel punto diventa necessario compiere diverse manovre. C’è anche da considerare il braccio della gru, che fa vela. Per quanto riguarda lo scafo, poi, abbiamo solo 2 metri di pescaggio e il fondo è piatto. E come se si guidasse una macchina sul ghiaccio. Se si gira troppo veloce, se ne va di traverso.»

Andando a soli 6 nodi, e con la forma particolare dello scafo, senza una prua atta a tagliare le onde, come prende il mare grosso?

«Il peggio è saltare le ondeci informa Valerio Rasset – Più che altro perché è lunga, quindi cavalca l’onda, non la salta.»

Per quanto riguarda le operazioni di dragaggio del canale di Sant’Antioco, dovrebbero essere tirati fuori dall’acqua 15 pontoni di sedime. I lavori termineranno una volta riempito il vascone attrezzato, all’uscita del porto pescatori.

«C’è poco fondointerviene il gruista, Luca Pili, di Oristano -. Il tanto da dragare è poco in un’area estesa.»

Ne approfittiamo per chiedergli quanto è complicato il lavoro che deve compiere.

«Il lavoro è complicato perché il materiale da dragare è di una bassa quota in un’area estesa – ci spiega sempre Luca Pili -, quindi dobbiamo spostarci più di una volta per fare un primo tratto di 500 metri e tirare su 1500 metri cubi di materiale. Perciò è abbastanza lungo e difficoltoso.»

C’è qualche tecnica particolare che l’addetto alla gru utilizza, per capire in quale punto deve calare di più?

«Sondo con la benna. Ho la quota sulla benna e mi accorgo dove ci sono 3 metri rispetto a dove ce ne sono 2,50.»

Infine, gli poniamo un’ultima domanda, ovvero dove, nella sua vita professionale, ricordi di aver trovato più difficoltà. La risposta arriva immediata.

«A livello di dragaggi, forse, quello di Sant’Antioco è il più complicato. Sempre per il discorso che il materiale è poco, in un’area estesa.»

Al termine della nostra visita, ci fermiamo qualche minuto a goderci il panorama di Sant’Antioco da questa visuale cosi inusuale. Infine, ringraziamo il Comandante Valerio Rasset per la sua ospitalità e per la gentilezza dimostrataci e riscendiamo a terra, per riprendere la nostra postazione di osservatori esterni, affascinati da questa grande e bella imbarcazione e dal suo lavoro di pulizia della laguna antiochense.

Federica Selis

 

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