Burocrazia

Tratalias: da vecchia stazione ferroviaria dismessa in B&B, un sogno che da 20 anni si scontra con la burocrazia – di Federica Selis

Una vecchia stazione dismessa da acquistare e trasformare in bed&breakfast. Un’attività imprenditoriale da lasciare ai figli, immersa in un ambiente bucolico, ad una manciata di chilometri dalla diga di Monte Pranu, a Tratalias. È ancora questo il sogno di Pino Mei e di sua moglie Antioca Lucia Garau, imprenditori del paese.
Pino Mei si è sempre occupato di turismo ma la sua idea era quella di riportare in vita una vecchia struttura abbandonata, per trasformarla in un’opportunità di lavoro per alcuni giovani del luogo.
Ma il suo sogno si è infranto contro le contraddizioni della burocrazia.
Pino, infatti, nel 2001 fa richiesta al demanio di poter acquistare l’edificio, in decadenza, della vecchia stazione di Tratalias. Aspetta due anni prima di ricevere risposta ma, finalmente, nel 2003 arriva la tanto attesa conferma.
«Nel 2001 chiesi al demanio dello stato che mi fosse venduta questa struttura e nella primavera del 2003 mi arrivò la risposta positiva racconta Pino MeiIn seguito, però, venni contattato nuovamente e mi
sentii dire che momentaneamente era accantonata l’idea della vendita e che avrei potuto prenderla in locazione per poter portare avanti i miei progetti. Solo successivamente, se si fossero presentati altri presupposti, me l’avrebbero ceduta.»
Pino Mei però, nel frattempo, fiducioso per la prima risposta positiva, propone il progetto per un bed&breakfast, che viene ritenuto valido. Gli erogano un finanziamento di 150mila euro, attraverso la legge 215, per l’imprenditoria femminile. Lui fa i lavori, rimette a posto la struttura. Le dà un aspetto, almeno esteriormente, rustico e al contempo elegante. Il sogno sta per realizzarsi, manca ancora la sistemazioni degli interni, che rimangono grezzi. Ma ecco che arriva la richiesta di accantonamento da parte del demanio. Pino Mei è costretto a restituire i soldi del finanziamento, perché il progetto non può più essere mandato avanti. I lavori si fermano.
«A quel punto ho dovuto subire anche i costi, non soltanto per prendere questi soldi ma anche per rimandarli indietro.»
Si va avanti, intanto, e Pino Mei fa un’altra richiesta di finanziamento, di circa 120mila euro, da erogare attraverso il Piano Sulcis. La struttura è grande, si sviluppa su tre livelli, per un totale di sette camere. In totale 20 posti letto. Può fare da volano al turismo locale, dare lavoro ad alcuni giovani del paese.
Pino Mei lotta da 20 anni con Comune, Regione e Demanio, perché si sblocchino questi passaggi burocratici. Adesso però pensa a quali saranno i prossimi passi da seguire.
«Ci rivolgeremo al Consiglio di Stato, perché il Tar ha sentenziato provvisoriamente di non poter ritenere accoglibile la richiesta. Chiaramente, hanno preso in considerazione solo le loro motivazioni ma non hanno considerato tutte le autorizzazioni che abbiamo avuto dall’inizio del progetto.»
Il sogno di Pino Mei è tutto racchiuso in un appello che rivolge al presidente Christian Solinas. «Al presidente della Regione potrei chiedere poco, dal momento che il bene, in questo momento, è di proprietà del Comune. Mi è stato dato in locazione per 30 anni. Però vorrei comunque avere giustizia per tutte le cose che ho avuto contro.»
 Federica Selis

 

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