Igea

Michele Cossa ed Attilio Dedoni (Riformatori sardi): «Igea, un disastro senza fine. Con una mano assume e con l’altra licenzia.»

«Con la legge regionale 4 dicembre 1998, numero 33, IGEA spa è stata individuata quale soggetto giuridico operante nell’attività di messa in sicurezza, ripristino ambientale e bonifica di aree minerarie dismesse e/o in via di dismissione. L’ingente patrimonio immobiliare, i mezzi e le attrezzature, la professionalità delle maestranze, avrebbero dovuto rendere possibile l’avvio delle attività di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale di diversi siti minerari dismessi. Ad oggi nulla è stato sostanzialmente fatto. Questo, nonostante le ingentissime risorse assegnate. Centinaia di milioni di euro sprecati. Appaiono evidenti le corresponsabilità di chi ha inquinato e quelle di chi, per missione, avrebbe avuto (ha) il dovere di bonificare quei siti e non lo ha fatto.»

Lo scrivono, in una nota, i consiglieri regionali dei Riformatori sardi Michele Cossa ed Attilio Dedoni.

«La Società ha assunto, con selezioni opache, i lavoratori della SGM spa e che attraverso Selezioni Pubbliche Online con pubblicazione 17 dicembre 2015 e scadenza 5 gennaio 2016, a cavallo delle festività come nelle peggiori tradizioni italiane, ha assunto 25 nuovi lavoratori, dopo aver incentivato con decine di migliaia di euro l’esodo dei dipendenti della Società – aggiungono Michele Cossa ed Attilio Dedoni -; l’Amministratore unico ha più volte modificato l’organigramma della Società con la cancellazione di servizi strategici per la missione della stessa; tale cancellazione comporta il licenziamento di dipendenti a cui viene proposto, in queste ore, in alternativa il demansionamento. Al contempo al vertice dell’azienda vengono promossi uomini che, per ragioni di opportunità, dovrebbero rimettere il mandato ricevuto. Insomma, una confusione senza precedenti.»

«Chiediamo alla Giunta regionale di intervenire con urgenza e senza indugio – concludono Michele Cossa ed Attilio Dedoni – per fermare il disordine e lo spreco di risorse pubbliche.»

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