6 November, 2026

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Si complica la situazione sanitaria in tutta la Sardegna che rischia di arrivare ad un nuovo lockdown per frenare la diffusione del Coronavirus. E’ attesa nelle prossime ore una nuova ordinanza del governatore Christian Solinas.
Tra i centri più in difficoltà c’è Iglesias, dove il sindaco Mauro Usai ha comunicato di essere in attesa dall’Ats dell’aggiornamento sui flussi Covid.
«Nel frattempo informalmente ho appreso della rilevazione di nuovi casi positivi nel plesso scolastico di Grazia Deledda (già chiuso con ordinanza di venerdì scorso) e di un nuovo caso nella scuola elementare di via Roma – ha annunciato Mauro Usai -. La classe è stata subito messa in isolamento.»
«La difficoltà nell’avere i dati definitivi in tempi più rapidi è imputabile alla carenza di personale ed al processo dei tamponi che ancora avviene nel laboratorio di Cagliari – ha aggiunto il sindaco di Iglesias -. Il macchinario in dotazione alla nostra Asl, regalato dalla fondazione di Sardegna, infatti, non è ancora pienamente operativo.»
«Spero entro la giornata di oggi – ha concluso Mauro Usai – di avere l’elenco flussi aggiornato in modo da poter comunicare più chiaramente la situazione.»

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Il Coronavirus è arrivato anche alla RSA Sant’Elia di Nuxis, lo ha annunciato alcuni minuti fa il sindaco, Pier Andrea Deias.

«Care concittadine e concittadini, a seguito di contatti intercorsi con la RSA Sant’Elia Nuxis e con l’ATS, ho avuto notizia relativa a 11 casi accertati di positività al COVID-19, all’interno della RSA, di cui 5 pazienti e 6 dipendenti – ha comunicato il primo cittadino -. Dall’Autorità Sanitaria competente mi è stato confermato, in queste ore, che è stato attivato il monitoraggio ed il controllo della situazione che proseguirà anche attraverso l’esecuzione, nei prossimi giorni, di ulteriori tamponi. E’ in corso l’indagine epidemiologica, tesa ad individuare i contatti per i quali sarà predisposta la misura della quarantena. Pur non avendo ancora ricevuto comunicazione ufficiale dall’Autorità sanitaria competente, ho ritenuto opportuno informarvi della situazione, anche al fine di evitare il diffondersi di notizie imprecise e fuorvianti.»

«Mi appello al senso di responsabilità della nostra comunità e vi chiedo di proseguire nel rispetto delle regole comportamentali ben note, senza abbassare la guardia, onde evitare il rischio del diffondersi dei contagi – ha aggiunto Pier Andrea Deias -. La giusta preoccupazione, unita al buon senso, senza inutili allarmismi o panico incontrollati, devono guidarci per affrontare nel migliore dei modi la situazione. Ritengo, infine, doveroso esprimere, anche a nome dell’Amministrazione e della cittadinanza, solidarietà e vicinanza a tutti pazienti, al personale della RSA e, in particolare – ha concluso il sindaco di Nuxis -, alle persone direttamente interessate alle quali rivolgo un augurio di pronta guarigione.»

Lutto nella politica sarda per la scomparsa, all’età di 82 anni, di Giorgio Carta, ex segretario e presidente onorario del Partito socialdemocratico.
“Con la scomparsa di Giorgio Carta si chiude una pagina importante della storia della Sardegna. L’on. Carta lascia un vuoto nella politica comunale, regionale e nazionale. Lo ricorderemo come un protagonista indiscusso della vita democratica del nostro Paese”.
Il presidente del Consiglio regionale Michele Pais ha espresso alla famiglia dello scomparso il cordoglio dell’intera Assemblea.
“La sua esperienza, la sua attenzione ed il suo rispetto istituzionale saranno per sempre un esempio per tutto il Consiglio regionale”.
Giorgio Carta, medico chirurgo, è stato deputato e sottosegretario delle Finanze e dei Trasporti.

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In occasione delle commemorazioni dei defunti e di Ognissanti, i cimiteri comunali di Carbonia e di Cortoghiana-Bacu Abis osserveranno orari straordinari di apertura al pubblico.

«Da giovedì 29 ottobre a martedì 2 novembre sarà possibile recarsi nei cimiteri comunali per salutare ed omaggiare i propri cari in orario continuato dalle 7.30 alle 17.00», ha spiegato il sindaco Paola Massidda.

«Inoltre, per consentire una maggiore velocità e facilità negli spostamenti all’interno delle varie zone del cimitero comunale di Carbonia è attivo, in accordo con la Somica, un servizio navetta dalle ore 8.00 alle 12.00 e dalle 13.00 alle 17.00. Un servizio aggiuntivo a disposizione delle persone anziane o disabili», ha specificato l’assessore dei Servizi di Pubblica utilità Gian Luca Lai.

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L’ATS oggi ha comunicato al comune di Portoscuso altri quattro casi di positività al Coronavirus.

«S’informa la cittadinanza – ha annunciato il sindaco, Giorgio Alimonda – che oggi sono stati accertati altri 4 casi di concittadini positivi al Coronavirus, portando a 8 il numero dei casi fino ad ora accertati. L’ATS informa che sono stati effettuati quasi tutti gli accertamenti diagnostici previsti tra i contatti diretti e di cui si attende l’esito ufficiale. Confermiamo che in tutti casi coinvolti tutte le persone interessate si sono prontamente isolate secondo le disposizioni dell’autorità sanitaria.»
«I focolai coinvolti sono stati per il momento mappati e stiamo riscontrando la collaborazione di tutte le persone coinvolte ed il rispetto delle regole comportamentali previste a tutela della salute pubblica – ha aggiunto Giorgio Alimonda -. Anche alle nuove persone colpite ed a quelle coinvolte in quarantena volontaria ed obbligataria, esprimiamo tutta la nostra solidarietà, ringraziamento per la responsabilità dimostrata ed augurio di pronta guarigione.»

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Sono 362 i nuovi casi positivi al Covid-19 accertati nelle ultime 24 ore in Sardegna, 3.821 i tamponi eseguiti. Salgono a 8.526 i casi di positività dall’inizio dell’emergenza. Dei 362 nuovi casi, 280 sono stati rilevati attraverso attività di screening e 82 da sospetto diagnostico. Si registrano sei vittime (205 in tutto) tre residenti nel nord Sardegna, e tre rispettivamente nelle province di Oristano, Sud Sardegna e Città Metropolitana di Cagliari.
In totale sono stati eseguiti 257.266 tamponi. Sono 298 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (otto in meno rispetto al dato di ieri), mentre è di 37 (+1) il numero dei pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 5.013. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 2.937 (+54) pazienti guariti, più altri 36 guariti clinicamente.
Sul territorio, dei 8.526 casi positivi complessivamente accertati, 1.676 (+133) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 1.331 (+52) nel Sud Sardegna, 699 (+33) a Oristano, 1.147 (+14) a Nuoro, 3.673 (+130) a Sassari.

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La situazione d’emergenza in cui versa il Pronto Soccorso dell’ospedale Sirai di Carbonia, dove si sono trovano temporaneamente 4 pazienti risultati positivi al Covid-19, in attesa che si liberino dei posti letto all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari, ormai in piena emergenza, ha portato la sindaca di Carbonia, Paola Massidda, presidente della Conferenza Socio-Sanitaria del Sulcis Iglesiente, a tenere una conferenza stampa, stamane, all’ingresso del Pronto Soccorso del nosocomio cittadino, alla quale ha partecipato anche Elvira Usai, sindaca del comune di San Giovanni Suergiu.

Vediamo le interviste realizzate con Paola Massidda ed Elvira Usai.

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L’11 marzo scorso la Giunta regionale ha approvato il “Piano strategico per l’attivazione progressiva di strutture di area critica” predisposto dal Governatore, Christian Solinas, in risposta all’emergenza Covid-19. Per far fronte alle necessità che avrebbero potuto presentarsi, il Piano prevedeva una progressiva riorganizzazione dei presidi sanitari dell’Isola, individuando le strutture ospedaliere, comprese quelle private, dedicate alla cura dei pazienti contagiati da Covid-19 e le strutture dove sarebbe stata garantita l’assistenza a tutti gli altri pazienti.

Il documento strategico configura la Sardegna in due macro aree di competenza, Nord e Sud, per consentire la massima sicurezza nell’eventuale trasporto dei pazienti verso i presidi di riferimento, ed è articolato in fasi successive che si attiveranno a seconda della necessità.

Il Piano prevedeva la realizzazione di 33 posti letto Covid al Cto di Iglesias e individuava l’ospedale Sirai di Carbonia tra le strutture di supporto per la cura ai pazienti non affetti dal Coronavirus. La scelta del Cto venne contestata dalla comunità locale e la sede del Centro venne spostata all’ospedale Santa Barbara.

Il 6 giugno la Giunta regionale ha approvato in via preliminare il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, così come previsto dal decreto legge licenziato dal Governo il 19 maggio.

Per l’incremento delle terapie intensive e subintensive, il piano individua diverse strutture su tutto il territorio e, in via prioritaria, i presidi ospedalieri dell’Isola già predisposti nell’emergenza alla gestione dei casi Covid-19 (Santissima Trinità di Cagliari, San Francesco di Nuoro e cliniche San Pietro dell’Aou di Sassari), venivano integrati con gli ospedali San Martino di Oristano e Santa Barbara di Iglesias.

«In caso di emergenza – spiegò l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, in riferimento al caso specifico del Santa Barbara – la struttura consentirebbe la gestione dei pazienti affetti da Coronavirus mantenendo libero il vicino Cto e potrebbe, se necessario, fornire supporto al Santissima Trinità.»

A distanza di quasi 8 mesi dalla scelta iniziale e di quasi 5 dall’approvazione del Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, al Santa Barbara nulla è stato fatto ed oggi, in piena emergenza Covid-19, i pazienti positivi vengono parcheggiati nei Pronto Soccorso del Sirai e del CTO, in attesa che si liberino posti letto al Santissima Trinità di Cagliari, nel quale l’emergenza è totale. La situazione è incomprensibile, per quello che era e resta il Piano approvato, ed inaccettabile, anche perché ieri sera su La7, la ministra delle Infrastrutture dei Trasporti Paola De Micheli, ha affermato che il Piano per i Centri Covid è stato ultimato in tutta Italia e che tutti i posti letto Covid sono disponibili in caso di necessità. La domanda che sorge spontanea è: «Il Sulcis Iglesiente non fa parte dell’Italia?»

Giampaolo Cirronis

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Il sindaco di Portoscuso, Giorgio Alimonda, ha annunciato oggi due nuovi casi di positività al Covid-19.

«S’informa la cittadinanza che si registrano altri 2 casi accertati di concittadini positivi al Coronavirus, che si aggiungono ai 2 registrati ieri. L’ATS informa che, compatibilmente con l’emergenza in corso nel territorio, sono stati effettuati alcuni degli accertamenti diagnostici previsti tra i contatti diretti e di cui si attende l’esito ufficiale, mentre gli altri sono in programmazione domani e ancora nei prossimi giorni. Alcuni di questi contatti asintomatici hanno effettuato il tampone in laboratorio privato che fortunatamente hanno dato esito negativo. Nei pochissimi casi di esito del tampone positivo si è in attesa della controprova del molecolare.»

«Confermiamo che, in tutti casi coinvolti, anche in maniera spontanea, tutte le persone interessate si sono prontamente isolate precauzionalmente in attesa di disposizioni dell’Autorità sanitaria – ha aggiunto Giorgio Alimonda -. Con la collaborazione di tutti i cittadini e lo scrupoloso rispetto delle regole comportamentali previste a tutela della salute pubblica, saremmo in grado in poco tempo di circoscrivere ed isolare il virus.»
«Alle persone colpite ed a quelle coinvolte in attesa di esito, nonché quelle in quarantena volontaria e obbligatoria, esprimiamo tutta la nostra solidarietà, ringraziamento per la responsabilità dimostrata e augurio di pronta guarigione – ha concluso il sindaco di Portoscuso -. Si rimanda ai nuovi aggiornamenti.»

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Il dottor Massimo Temussi, 50 anni, laurea a Sassari in Economia e Commercio, Master negli Stati Uniti, ha ricoperto incarichi direttivi nell’AOU di Sassari e poi a Sanluri e, infine, a Cagliari sia nell’assessorato regionale della Sanità, sia in quello del Lavoro, in qualità di Direttore Generale dell’ASPAL.

I dipendenti che hanno lavorato con lui lo ammirano. Le loro valutazioni sono: preparato, esperto, intelligente, scaltro, ecc. Non è un medico. è uno specialista di scienze matematiche applicate all’Economia, all’Organizzazione, alla Sociologia, e sa trattare con la Politica. Con queste caratteristiche ci aspettiamo che sappia: comunicare, ascoltare le istanze popolari e trattare le aspettative di tutti con “gentilezza”. Noi, del Sulcis Iglesiente abbiamo molte ed urgenti aspettative. Proviamo a scrivergli.

La Sanità pubblica del nostro territorio è costituita dalle strutture ospedaliere di Iglesias e Carbonia. Carbonia e Iglesias sono storicamente due città improntate da una cultura mineraria ed ospedaliera.

Le Miniere, sia quelle metallifere che quelle carbonifere sono state, nel ventesimo secolo, uno dei motori economici della Nazione italiana. Oggi le miniere sono dismesse. Tuttavia la cultura mineraria è radicata nell’identità popolare e costituisce il trait-d’union che le unisce alle popolazioni delle città minerarie tedesche, belga, francesi e inglesi. Questa peculiare cultura è un valore aggiunto alla cultura prevalentemente agropastorale dei sardi.

Ambedue sono anche città ospedaliere fin dalla loro fondazione. Iglesias, città medioevale, ha le sue radici nel 13° secolo, e già da allora, in qualità di Comune pazionato di Pisa, aveva un suo Sistema Sanitario di cui restano le tracce nei resti archeologici dell’Ospedale di Santa Chiara e nella chiesa Bizantina di San Salvatore, di cui si conserva ancora il “giardino dei semplici” che era la Farmacia dei monaci hospitaleri. Nello stesso periodo il Libero Comune di Sassari si confederava a Genova mentre Iglesias si confederava a Pisa. Sono di allora le prime strutture sanitarie Iglesienti e Sassaresi. In quei tempi il borgo di Cagliari, intorno al Castello Pisano non era ancora ben strutturato mentre la città di Santa Igia, nell’isola di san Simone dello Stagno di Santa Gilla era stata appena distrutta.

Mentre Iglesias ha circa 800 anni d’età, Carbonia ne ha circa 80. Carbonia fu destinata dai fondatori ad essere città mineraria ed ospedaliera. L’una è il Comune più antico della Sardegna, assieme a Sassari, l’altra è la città di fondazione più giovane d’Italia. L’una testimonia il più antico sistema sanitario medioevale della Sardegna; l’altra la storia sanitaria del 1900 sardo.

Fino al 2000 Iglesias era dotata di 3 Ospedali, differenziati per specialità; due sono stati chiusi; il terzo è stato ridotto ai minimi termini. Contemporaneamente, l’Ospedale di Carbonia ha subìto perdite gravissime con la scomparsa di interi reparti e la drastica riduzione di Medici specialisti. Il danno al Servizio Sanitario del Sulcis Iglesiente è avvenuto nella sordità assoluta alle lamentele dei Sindaci del territorio. Si ha la sensazione che le istanze popolari per il legittimo diritto ad esercitare il controllo democratico del Servizio Sanitario non contino. Il popolo viene interpellato solo al momento della raccolta del consenso elettorale.

Quantifichiamo il danno. Fino a 25 anni fa i posti letto ospedalieri a Carbonia erano 384 e ad Iglesias erano 250 circa, per un totale di quasi 700 posti letto. Oggi esistono 130 posti letto all’Ospedale di Carbonia e una cinquantina al CTO di Iglesias. In tutto sono 180. Se si considera che la popolazione della Asl è di 122.000 abitanti, ne deriva che abbiamo soltanto 1,4 posti letto ospedalieri per 1.000 abitanti. Il recente bando pubblicato dalla Comunità Europea per avere diritto ai sussidi e prestiti del Recovery Fund e ai prestiti agevolati del MES, dispone che i progetti per la riparazione del danno strutturale apportato in questi 20 anni alla Sanità, prevedano che il numero dei posti letto sia riportato al parametro di “3,7 posti letto per 1.000 abitanti”. Pertanto, l’Europa dichiara che il rapporto di 1,4 posti letto per 1.000 abitanti è vistosamente insufficiente. L’Europa riconosce che al Sulcis Iglesiente spettano oggi n° 451 posti letto ospedalieri. La differenza tra i 180 posti letto del CTO e Sirai ed i 451 (minimali) imposti dal parametro europeo, certifica una carenza strutturale di 271 posti letto.

A causa di questa miserrima dotazione di posti letto, i nostri Ospedali sono condannati ad applicare il metodo della “medicina e chirurgia da corsa”. I Medici sono obbligati a fare tutto “in fretta” per liberare i letti e renderli disponibili per i nuovi pazienti che premono.

Sono così inevitabili due fenomeni da sanità del terzo mondo:

– Le lunghe liste d’attesa per essere ricoverati e operati;

– La “mobilità passiva” ed il relativo indebitamento con le altre ASL.

Gli effetti perversi di tale politica sanitaria sono due:

1 – L’ulteriore decadimento degli Ospedali con la riduzione della capacità ricettiva di alcuni reparti, e la chiusura forzata di altri;

2 – La riduzione del Personale.

Oggi, con l’arrivo della Pandemia, la deficienza organizzativa esploderà. Quando la richiesta di ricoveri per Covid aumenterà non saremo in grado di affrontarla. Già oggi, appena all’inizio dell’Inverno, L’Ospedale Covid di Cagliari è saturo e ha difficoltà a ricevere i nostri. Il futuro che si prospetta pare evidente dai dati ufficiali forniti dagli organi Governativi.

Il numero dei contagiati sta raddoppiando ogni settimana. Il numero dei contagiati sta raddoppiando ogni settimana. Andando così le cose, nella prossima settimana si passerà da circa 250.000 a 500.000; poi seguirà un altro raddoppio dopo un’altra settimana.

L’ultimo Bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità ci fornisce dati allarmanti.

Oggi gli attualmente positivi in Italia sono 255.090, tra i quali:

– I contagiati asintomatici il 55-56%;

– I contagiati con sintomi lievi il 24-26%;

– I contagiati con sintomi severi/critici il 4-7%.

In questo calcolo stiamo ignorando i morti e i guariti, perché non hanno più bisogno di un posto in Ospedale. Gli Italiani “Suscettibili” d’essere infettati sono 56 milioni. La possibilità di espansione dei contagi è enorme.

Mettiamo il caso che nel Sulcis Iglesiente si arrivi a 1.000 contagiati. Secondo l’Istituto Superiore di sanità il 4-7% (media 5,5%) avrà bisogno d’essere ricoverato in un reparto di Terapia Intensiva. Ne consegue che n° 55 pazienti avrebbero bisogno di cure molto serie.

Come farebbero i nostri Ospedali a ricoverarli? Non potrebbero. Allora, potremmo trasferirli a Cagliari? «No! perché l’Ospedale Covid del Santissima Trinità di Is Mirrionis è saturo e già oggi sta dirottando i nuovi ricoveri al Policlinico, che però non è attrezzato per riceverli.»

Quale sarebbe la soluzione?

«Se adottassimo una soluzione di tipo svizzero si dovrebbe rifiutare il ricovero in Terapia Intensiva agli Anziani d’età superiore ai 65 anni, e lasciarli a casa, in seno alle famiglie.»

Cosa avverrebbe delle famiglie?

«Si infetterebbero e verrebbero messe in quarantena, fino alla guarigione o alla morte di chi è sintomatico.»

E i giovani? E’ vero che non si ammalano?

«Non è vero. Pochi giorni fa al SS Trinità è stata ricoverata per Covid una famigliola: padre, madre e ragazzino. Il ragazzino è morto. La morte dei giovani non è per niente rara.»

A questo punto, il problema si espande. Si può presumere che su 122.000 abitanti del Sulcis Iglesiente potranno ammalarsi con sintomi il 30%, come avviene ogni anno con il Virus influenzale. Se ciò avvenisse, tra novembre ed aprile potranno essere contagiate, nel nostro territorio, 36.600 persone. Se di queste 36.600 persone, il 5,5% (come valuta il ISS) avrà sintomi severi o critici, saranno necessari n° 2.013 ricoveri in Terapia Intensiva nei nostri Ospedali.

Se vivessimo in Germania, morirebbero pochi ricoverati, perché Angela Merkel ha fatto attrezzare ben 40.000 posti di terapia intensiva. Invece in Italia ne abbiamo solo 4.500. In questa condizione potranno perdere la vita dal 4 al 12% dei pazienti critici ricoverati nel Sulcis Iglesiente. Cioè 200 circa. Gli altri avranno bisogno d’essere trattenuti in Ospedale per alcuni mesi.

Supponiamo di dover subire quella percentuale di decessi, ma poi, come faremmo a tenere ricoverati a lungo gli altri 1.800 pazienti gravi? (ricordiamo che la durata dei ricoveri va da 1 a 6 mesi). Non c’è risposta. Con i nostri 180 posti letto, tra Iglesias e Carbonia, non ce la faremmo neppure se chiudessimo gli Ospedali a tutte le altre patologie come: infarti, blocchi intestinali, tumori, ostetricia, incidenti, ecc. è bene fare i calcoli secondo i dati del Comitato Tecnico Scientifico e immaginare gli sviluppi futuri.

Tutto ciò premesso e, tenuto conto che dobbiamo inviare progetti di ristrutturazione Ospedaliera entro aprile alla Commissione europea, sarà meglio affrettarsi a prendere carta e penna e scrivere le nostre richieste. Dobbiamo farlo noi. Gli altri non lo faranno. Dobbiamo stare attenti alla confusione che genera la proposta di costruire l’“Ospedale unico”. Si tratta di una proposta giusta ma va formulata meglio. Ti propongono l’“Ospedale Unico” futuribile, e ti chiedono di aspettare che arrivi. Nel frattempo tutto rimane come è oggi.

Ti chiedono: «Vuoi l’uovo oggi o la gallina domani?» A questa proposta si può rispondere solo in un modo: «Voglio tutto e subito: cioè, voglio l’uovo, la gallina, e anche il soldo».

– Il “soldo”: restituire al Sistema Sanitario del Sulcis Iglesiente tutti i Servizi Ospedalieri che sono stati sottratti negli ultimi 20 anni;

– L’“uovo”: Consolidiamo il nostro capitale strutturale Ospedaliero riportandolo all’efficienza conosciuta;

– La “gallina domani”: Appena avrete costruito ed attrezzato il nuovo Ospedale lo accetteremo. Nel frattempo, ci teniamo ben stretti, e rafforzati, i nostri Ospedali.

Oggi ci serve con urgenza che il dottor Massimo Temussi finalmente tratti questo territorio con la dovuta gentilezza e, in attesa dell’“Ospedale Unico”, faccia due azioni:

1 – Attrezzi l’Ospedale Covid al Santa Barbara, prima che sia tardi;

2 – Ci restituisca subito tutti i Medici Specialisti, i Tecnici, gli Infermieri e i posti letto che ci sono stati sottratti.

Mario Marroccu