16 August, 2026

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Nella giornata di oggi, 25 maggio, due barchini, con a bordo 23 migranti provenienti dall’Algeria, sono stati intercettati, a circa 10 miglia dalle coste sud occidentali della Sardegna. Altri tre barchini, in avvicinamento alle coste sarde, sono stati bloccati dalla marineria algerina.
Dodici migranti, tra i quali si conta anche un minore, sono stati trasportati, in mattinata, al porto canale di Cagliari. Gli altri undici, tutti di sesso maschile e in buone condizioni di salute, hanno raggiunto, nel primo pomeriggio, a bordo del pattugliatore veloce PV7 “Paolini” della Guardia di Finanza, il porto di Sant’Antioco. Dopo i dovuti accertamenti sanitari, gli undici giovani sono stati trasferiti al centro di prima accoglienza di Monastir.
Si tratta del secondo sbarco, avvenuto a Sant’Antioco nelle ultime 48 ore, che ha visto impegnati, nelle operazioni di soccorso e salvataggio, gli equipaggi della Guardia di Finanza.
Nella giornata di venerdì, una donna, arrivata con altri 18 migranti, era stata trasportata all’Ospedale “Sirai” di Carbonia.

Federica Selis

 

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Nelle ultime 24 ore, in Sardegna, non si registrano nuove positività al virus Covid-19, i casi accertati dall’inizio dell’emergenza sono 1.354, 2 in meno di ieri, questo a seguito di un aggiornamento dei dati (1 in meno a Oristano e 1 in meno a Sassari). In totale nell’Isola sono stati eseguiti 51.073 tamponi (oggi solo 277), 43.924 i casi testati. I pazienti ricoverati in ospedale con sintomi sono 49, 3 quelli in terapia intensiva, mentre 179 sono le persone in isolamento domiciliare. Gli attualmente positivi sono 231. I pazienti dimessi/guariti sono 994. Resta invariato il numero delle vittime, complessivamente 129.

Sul territorio, dei 1.354 casi positivi complessivamente accertati, 249 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari, 97 nel Sud Sardegna, 59 a Oristano, 79 a Nuoro, 870 a Sassari.

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«Non poter fare l’autopsia alle vittime di Covid-19 è un gravissimo limite allo sviluppo della scienza, alla ricerca e alla conoscenza clinica di una malattia che ancora oggi presenta aspetti oscuri. Il Governo, quindi, faccia chiarezza sulla circolare emanata dal ministero della Salute, con la quale si specifica che “non si dovrebbe procedere all’esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati” di persone decedute a causa del Coronavirus”.»

Lo afferma l’eurodeputata della Lega Luisa Regimenti, condividendo l’appello di un gruppo di medici legali, guidato dal professor Cristoforo Pomara, direttore dell’Istituto di Medicina legale di Catania, che ha chiesto al ministero della Salute di annullare la circolare che sconsiglia gli esami post-mortem per le vittime di Covid-19.

«Si tratta di un provvedimento paradossalesottolinea Luisa Regimenti, anche lei medico legale, presidente onorario della MeLCo, Società italiana di Medicina Legale Contemporanea – perché lo Stato ha il dovere di tutelare la salute dei cittadini. Invece, sconsigliando le autopsie nega, di fatto, l’opportunità di studiare a fondo la causa della morte, che abbiamo visto avviene spesso in concomitanza con altre patologie pregresse o complicazioni successive. Sugli oltre 32mila decessi finora accertati in Italia sono state pochissime le indagini autoptiche svolte, al netto di quelle disposte dall’autorità giudiziaria. Diversa è la situazione in Germania: ad Amburgo le autopsie sono obbligatorie e forse anche per questo la tenuta del sistema sanitario tedesco è risultata migliore di quella italiana.»

«Se il problema è la carenza delle sale anatomiche di biocontenimento necessarie a garantire la sicurezza del lavoro dei medici legali, così come denunciato da Simla, la Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni e Famli, la Federazione delle associazioni dei medici legali italianiaggiunge Luisa Regimentiè arrivato il momento di investire in queste strutture e mettere i medici nella condizione di dare il loro contributo ad una conoscenza più approfondita del Covid-19.»

«E’ mia intenzione coinvolgere sul tema anche il Parlamento europeoconclude l’europarlamentare leghista allo scopo di stimolare un dibattito più esteso e far capire al Ministro della Salute Roberto Speranza che la scienza, per usare le parole del professor Cristoforo Pomara, non può essere messa in lockdown.»

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Le attuali misure di precauzione per contenere la diffusione del Covid-19 non hanno intaccato la capacità del Parlamento europeo di garantire le funzioni legislative, di bilancio e di controllo dell’istituzione.

Oltre alle sue attività principali, il Parlamento europeo ha contattato le autorità locali per offrire il suo sostegno nell’affrontare le conseguenze socio-economiche della crisi nelle sue tre principali sedi di lavoro. Viste le circostanze attuali, sono in vigore diversi accordi con le autorità locali per rispondere a richieste e necessità specifiche.

«Siamo tutti coinvolti in un’emergenza che tocca la vita delle persone. Questa crisi deve spingere tutti noi, comprese le istituzioni, a dare il buon esempio», ha affermato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.

Bruxelles. Grazie ai suoi servizi logistici, il Parlamento europeo fornisce circa 7.000 pasti alla settimana, dallo scorso 14 aprile, distribuiti in collaborazione con varie associazioni di beneficenza: Resto du Coeur Saint Gilles, Doucheflux, Croce Rossa, Madre Teresa e CPAS Ixelles. Il Parlamento ha anche iniziato a fornire pasti per il personale medico dell’ospedale di Saint Pierre.

Inoltre, a 100 donne vulnerabili è stato offerto un riparo nei locali del Parlamento europeo a Bruxelles. Il Samusocial della Regione di Bruxelles gestisce dal 29 aprile le installazioni completamente attrezzate nell’edificio Kohl del PE. Il Parlamento fornisce loro il catering per 7 giorni alla settimana in una caffetteria riorganizzata per rispettare tutte le misure precauzionali. Il Parlamento europeo ha inoltre messo a disposizione una parte della sua flotta auto e camion per il trasporto di forniture e la consegna di pasti ad infermieri e medici.

Strasburgo. Il Parlamento coopera con la Croce Rossa locale in coordinamento con la città di Strasburgo e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. In accordo con la Prefettura del Basso Reno, l’11 maggio è stato aperto al Parlamento europeo a Strasburgo nell’edificio Louise Weiss un centro di screening del Covid-19. Quattro laboratori di diagnostica medica della regione sono responsabili dei test della popolazione generale e le azioni sono supervisionate dall’Agenzia sanitaria regionale del Grand-Est (Ars) e dalla Prefettura del Basso Reno. Anche in questa città il Pe ha offerto la sua flotta di auto/camion per il trasporto di forniture, se necessaria.

Lussemburgo. Il PE collabora con le associazioni locali Abrigado, Caritas e Croce Rossa e fornisce 500 pasti al giorno, sette giorni alla settimana per le persone bisognose. Cabine con finestre di vetro usate per le missioni esterne sono state fornite anche a una casa di cura a Bettembourg per consentire ai residenti di vedere i loro parenti, dopo lunghe settimane di reclusione, senza il rischio di rimanere contaminati.

Contatti e footage. Si noti che, sebbene il Parlamento europeo abbia reso disponibili i propri edifici, le iniziative sono gestite dalle autorità e dalle associazioni locali. Per ulteriori informazioni potete contattarle direttamente.

Al fine di rispettare il più possibile il lavoro delle organizzazioni locali ed evitare di disturbare i loro servizi o la loro privacy, il Media Centre del Parlamento europeo ha una raccolta di foto e video scaricabili e pronti per l’uso con le immagini delle iniziative di Strasburgo, Bruxelles e Lussemburgo

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Sul sito dell’Inps è attivo il servizio per la presentazione delle domande per beneficiare del Reddito di Emergenza, misura straordinaria di sostegno al reddito introdotta per supportare i nuclei familiari in condizioni di difficoltà economica causata dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, istituita dall’articolo 82 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020.

Le domande dovranno essere presentate all’Inps esclusivamente in modalità telematica entro il 30 giugno 2020, autenticandosi con PIN, SPID, Carta Nazionale dei Servizi e Carta di Identità Elettronica.
Per la presentazione della domanda ci si potrà avvalere anche degli istituti di patronato.

Dopo aver effettuato l’autenticazione al servizio, sono consultabili i manuali che forniscono le indicazioni per la corretta compilazione della richiesta.
Per avere diritto al sussidio è necessario soddisfare (contemporaneamente) 4 requisiti:
1) residenza in Italia (la verifica riguarda la persona che inoltra la richiesta);
2) Isee inferiore a 15mila euro;
3) reddito familiare ad aprile 2020 inferiore all’importo del Rem;
4) patrimonio mobiliare non superiore a 10mila euro nel 2019. Il tetto sale di 5mila euro per ogni componente della famiglia successivo al primo, fino a un massimo di 20mila euro. Solo se all’interno del nucleo è presente un soggetto disabile grave o non autosufficiente (secondo i criteri Isee) il limite viene innalzato a 25mila euro.

L’importo del reddito di emergenza varia da 400 a 800 euro a seconda del nucleo familiare. È possibile arrivare a 840 euro solo nel caso in cui la famiglia comprenda persone affette da disabilità grave o comunque non autosufficienti. Il Rem viene erogato in due quote di pari importo.

Non può fare la domanda chi:
percepisce il reddito di cittadinanza;
– ha percepito un altro sussidio previsto dal Decreto Cura Italia, come il Bonus autonomi da 600 euro;
– è pensionato;
– è detenuto o ricoverato in strutture a lunga degenza a totale carico dello Stato.

Per informazioni è possibile consultare il sito:

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=53718

 

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I consiglieri regionale del PD, con una mozione, hanno sollecitato il presidente della Regione e l’assessore della Sanità a non sottovalutare alcune criticità legate alle procedure di trattamento e accoglienza dei turisti asintomatici Covid-positivi, comunque costretti alla quarantena, e dei cittadini sardi che, nelle stesse condizioni, abitassero in case non idonee all’isolamento e sulla necessità della riorganizzazione di tutta la rete ospedaliera nonché degli spazi e dei percorsi negli Ospedali e nei Pronto Soccorso che, se non fossero affrontate con tempestività – sostengono in una nota – potrebbero mandare nuovamente in crisi, non soltanto il sistema sanitario ospedaliero, già congestionato dalla ripresa delle attività ordinarie a favore dei pazienti no-Covid, di ritorno dal lockdown, ma anche l’intero sistema turistico ricettivo isolano, già provato dai devastanti effetti della crisi economica, oggi travolto anche dalla cancellazione delle prenotazioni derivanti proprio dalle incertezze dovute alla mancanza dei protocolli necessari per il trattamento e l’accoglienza dei turisti che risultassero asintomatici, ma positivi al Covid-test o, comunque, costretti all’isolamento.

Inoltre, con la mozione, i consiglieri regionali del PD sollecitano il potenziamento e la riorganizzazione dei Pronto Soccorso ed il coordinamento tra Aziende Ospedaliere ed ATS, per il trasferimento dei pazienti, dopo la stabilizzazione, presso gli ospedali periferici e con le Case di Cura private per il trasferimento dei pazienti lungodegenti, o post acuti.

In particolare, i consiglieri regionali del PD chiedono che la Giunta regionale provveda:

• A definire, con estrema urgenza, le procedure di trattamento e di accoglienza, compreso l’individuazione delle strutture idonee, dei turisti asintomatici, ma Covid-positivi, o comunque costretti alla quarantena, e dei cittadini sardi che, nelle stesse condizioni, abitassero in case non idonee all’isolamento. 
• A coordinare l’apertura delle attività di tutti i Pronto Soccorso regionali, compresi quelli degli ospedali attualmente destinati ai malati Covid, con la netta separazione dei percorsi sporco e pulito, ciò al fine di disporre della massima capacità di accoglienza possibile e ridurre i rischi di sovraffollamento, per ciascuno dei Pronto Soccorso, evitando quella vicinanza fisica tra le persone, o le decine di barelle, nelle sale d’attesa, così come eravamo tristemente abituati a vedere nel periodo pre-Covid, considerata, oggi, il pericolo principale per la diffusione del contagio.
• A potenziare la riorganizzazione dei Pronto Soccorso, con attenzione particolare alla dotazione organica, attraverso la riconferma, provvisoria, del personale interinale assunto a tempo determinato, composto da infermieri, OSS e medici, sospesi in maniera immotivata, con conseguenti grave ripercussioni nell’assistenza delle singole U.O.
• A sollecitare la riattivazione dei posti letto per pazienti infettivi non Covid.
• A favorire un accordo tra le Aziende Ospedaliere e l’ATS, per il trasferimento dei pazienti, dopo adeguata stabilizzazione dal Pronto Soccorso o dai reparti, presso gli ospedali periferici (Muravera, Lanusei, San Gavino Monreale, ecc.).
• A favorire, infine, un accordo tra ATS, Aziende Ospedaliere e Case di Cura private per trasferimento dei pazienti di lungodegenza, o post acuti, o da Pronto Soccorso, al fine di garantire un numero congruo di posti letto, quotidianamente da destinare all’Ospedalità pubblica.

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Daniela Garau, consigliere di minoranza (gruppo Misto) del comune di Carbonia, ha presentato una mozione urgente al presidente del Consiglio comunale Daniela Marras, e al sindaco Paola Massidda, contenente la richiesta della concessione di un aumento superficie del suolo pubblico per il posizionamento di sedie e tavoli da parte degli esercenti attività di ristorazione, bar per la somministrazione o consumo di alimenti e bevande in area pubblica e l’esenzione dal pagamento di ogni onere connesso alle occupazioni, anche nuove, di spazi ed aree pubbliche o agli ampliamenti di quelle già in essere richieste da esercenti attività di somministrazione o consumo sul posto di alimenti e bevande.

«A seguito dell’emergenza epidemiologica Covid-19 le attività produttive della città di Carbonia hanno subito una totale contrazione degli utili aggravata dall’aumento dei costi, dovuti e da sostenersi, per l’adeguamento dei locali alla normativa vigentespiega Daniela Garau -; la riapertura di dette attività comporta l’adozione di misure di prevenzione previste dalla normativa di settore, soprattutto, quelle inerenti il distanziamento sociale che obbligheranno i titolari di dette attività ad una nuova gestione degli spazi e per poter svolgere il proprio servizio su una superficie più ampia consentirà agli operatori di assolvere nel modo più scrupoloso possibile gli obblighi di sicurezza senza diminuire drasticamente il numero dei clienti, le attività economiche hanno necessità di avere il massimo sostegno e, per tale ragione, si ritiene sia opportuno concedere l’occupazione, anche nuova, e/o un aumento della superficie del suolo pubblico per il posizionamento di sedie e tavoli da parte degli esercenti attività di ristorazione, bar al fine della somministrazione o consumo di alimenti e bevande in area pubblica. E ancora si rende necessario provvedere all’esenzione dal pagamento di ogni onere connesso alle occupazioni anche nuove di spazi ed aree pubbliche o agli ampliamenti di quelle già in essere richieste da esercenti attività di somministrazione o consumo sul posto di alimenti e bevande al fine di compensare il minor uso delle superfici di esercizio connesso agli obblighi di distanziamento interpersonale imposto dall’emergenza sanitaria, almeno sino al 30 settembre 2020.»

Se, approvata, la mozione prevede che «il Consiglio comunale impegni il Sindaco e la Giunta comunale affinché sia concessa l’occupazione, anche nuova, e/o un aumento della superficie del suolo pubblico per il posizionamento di sedie e tavoli da parte degli esercenti attività di ristorazione, bar al fine della somministrazione o consumo di alimenti e bevande in area pubblica, nonché provvedere all’esenzione dal pagamento di ogni onere connesso alle occupazioni, anche nuove, di spazi ed aree pubbliche o agli ampliamenti di quelle già in essere richieste da esercenti attività di somministrazione o consumo sul posto di alimenti e bevande».

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Il Movimento artigiani e commercianti liberi soffre ormai da anni di una crisi evidente. Movimento e partite IVA chiedono da tempo di mettere in atto interventi capaci di mantenere in vita le attività artigianali. In particolare, il comitato chiede di concedere, alle imprese, la possibilità di lavorare senza il vincolo della regolarità contributiva, il DURC, stabilendo la restituzione dei debiti pregressi non con rate fisse ma in modo proporzionato al fatturato.
Inoltre, chiede di ridisegnare una politica fiscale equa e capace di generare impulso produttivo anche con aliquote fisse e semplici da applicare. È importante destinare i finanziamenti per le aree svantaggiate, come il Piano Sulcis, per creare nuovi modelli di sviluppo, facilitando l’accesso ai crediti con regole fissate dallo Stato.
In questo momento, reso ancora più drammatico dall’obbligo di chiusura delle attività, causa Corona Virus, la crisi dei diversi settori si è fatta ancora più evidente. I titolari di partita IVA del Sulcis Iglesiente si sono riuniti e, attraverso una raccolta di firme, chiedono di essere ascoltati dal Presidente della Regione Sardegna Christian Solinas, sull’annoso problema della fiscalità di vantaggio. Più volte il Movimento ha chiesto degli incontri, ma il problema Covid ha rallentato ancor più il processo di ripresa. Le partite IVA hanno quindi deciso di far sentire la loro voce.

Il primo, a lanciare un appello diretto verso le istituzioni, è Ivan Garau, artigiano edile di San Giovanni Suergiu, portavoce del Movimento artigiani e commercianti liberi Sulcis Iglesiente. «Il presidente Solinas non può mostrare indifferenza di fronte a 4768 aziende che hanno aderito al primo bando della fiscalità di vantaggio del Sulcis. Saremo costretti a scendere in piazza per farci ascoltare.»

Paolo Benizzi, di Iglesias, titolare di un bar, spiega qual è il problema del suo settore, soprattutto, durante questa “Fase 2” del Covid-19: «In questo lasso di tempo lo slogan che è andato per la maggiore è stato: andrà tutto bene. Visto che noi oggi siamo qua, non mi sembra che stia andando tutto bene. Avremmo gradito un pò di considerazione in più dalla classe politica regionale, cosa che ovviamente non c’è stata, per cui chiediamo che il Presidente Solinas intervenga per tutto ciò che riguarda il secondo bando della fiscalità di vantaggio. Sarebbe una boccata d’ossigeno per l’intera classe lavorativa. Quindi, chiediamo al Presidente di intervenire immediatamente, prima che sia troppo tardi.»

Il problema, come ha sottolineato Paolo Benizzi, è legato anche al fatto che molti titolari d’azienda hanno personale dipendente. «Io ho 10 dipendenti. Ogni mese devo assicurare loro lo stipendio. Fino ad ora ci sono riuscito ma ad oggi non mi sento più in grado di promettere niente a nessuno. Questi 27mila euro della fiscalità di vantaggio sarebbero una grossa mano d’aiuto.»

Salvatore Cossu, di Iglesias, si occupa di torrefazione artigianale: «I miei clienti sono soprattutto bar e ristoranti. Vorrei mettere in evidenza il disagio che si è venuto a creare in questo periodo. Siamo a reddito zero. Da quasi tre mesi non incassiamo niente. Oggi è ancora più importante aderire al bando del Piano Sulcis perché le partite IVA hanno estremamente bisogno di questi soldi. Ci rivolgiamo a tutti gli operatori del settore. Partecipate, perché partecipare è di basilare importanza per tutto il tessuto economico del territorio. Aspettiamo le adesioni e ci rivolgiamo al Presidente Christian Solinas, in quanto Presidente di tutti i Sardi: deve ascoltarci. La nostra è una categoria molto importante, che dà lavoro a tantissime persone. Un danno economico per gli imprenditori è anche un danno per tutte le famiglie che ruotano intorno a questo settore. Lo Stato deve prenderci in considerazione, per il futuro del paese, e la nostra Isola deve creare sinergia. Ci dobbiamo aiutare fra noi».

Aldo Marcis, di Carbonia, titolare di una piccola impresa artigiana nel campo dell’edilizia, esprime malcontento ma, soprattutto, preoccupazione: «Abbiamo ripreso a lavorare dopo tre mesi di stop, in cui non ci hanno riconosciuto un aiuto importante, perché i 600 euro non possono bastare a chi, come me, ha spese molto più alte. Quindi, automaticamente, ci hanno condannati alla rovina. Stiamo pensando di dover abbassare la serranda e chiudere definitivamente.»

Pietro Massa, rivenditore di pietre ornamentali di San Giovanni Suergiu, chiede che ci siano più adesioni da parte delle partite Iva, in tutti i settori merceologici. «Le adesioni che stiamo chiedendo non sono altro che un affidamento di incarico che le imprese ci stanno dando. Devono essere timbrate e firmate personalmente. È quella la forza di fuoco, la potenza del movimento. Al momento abbiamo circa 1000 persone tra imprese e dipendenti ma aumentano di continuo. In questo indotto non contano solo le oltre 4.000 aziende che hanno già aderito alla fiscalità di vantaggio. C’è tutto quello che sta dietro: i dipendenti e le loro famiglie. I soldi ci sono ma la legge non viene applicata e non sappiamo il perché. Sono anni che stiamo aspettando.» Perché i finanziamenti continuano a restare bloccati. «Questi soldi sono per il Sulcis, per i comuni che avrebbero diritto alla fiscalità di vantaggio. Si parla di una trentina di milioni di euro che potrebbero essere anche di più, considerando che nel primo bando sono state inserite delle imprese che, nel frattempo, hanno chiuso. Quindi sarebbe necessario fare anche una revisione dei conti.»

Federica Selis

 

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Le ultime 24 ore hanno confermato i risultati positivi ottenuti dalle azioni di contrasto e prevenzione della diffusione del Coronavirus, sia in ambito nazionale sia in quello regionale in Sardegna. In Italia sono calati sensibilmente i decessi, 50 (ieri erano stati 119), e i nuovi casi, 531 (ieri erano stati 669).

In Sardegna non ci sono stati né nuovi casi positivi (complessivamente 1.356) né decessi (129). Sono diminuiti i pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, 51 (ieri erano 58) e si sono dimezzati nuovamente quelli in terapia intensiva, 3 (ieri erano 6, tra giovedì 21 e venerdì 22 maggio erano scesi da 12 a 6). Sono 191 le persone in isolamento domiciliare (ieri erano 223), 245 gli attualmente positivi (ieri erano 287)

Nelle ultime 24 ore, in Sardegna sono stati eseguiti 1.121 tamponi (50.796 dall’inizio dell’emergenza); 871 i casi testati (in totale 43.661).

 

 

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Le modalità con le quali è stata gestita l’emergenza da Coronavirus ed il relativo impatto sulla vita e sulle attività ordinarie della Chiesa, alcune questioni riguardanti il Seminario Regionale e la Facoltà Teologica della Sardegna, la riassegnazione delle deleghe vescovili ed alcune scelte pastorali per il prossimo futuro, sono state affrontate dalla Conferenza Episcopale Sarda nel corso della riunione tenuta martedì 19 e mercoledì 20 maggio, la prima dopo tre mesi d’interruzione determinata dall’emergenza Coronavirus.

«Nella sua relazione introduttiva, il presidente S.E. Monsignor Antonello Mura, ha fatto una breve sintesi sui mesi appena trascorsi di forzata quarantena e conseguente interruzione dei sacramenti e delle altre attività pastoralisi legge in una nota del segretario Sebastiano Sanguinetti -. I sacerdoti, insieme ai catechisti, hanno saputo mettere in campo fantasia e uso intelligente dei social sia per la diffusione delle celebrazioni a porte chiuse, sia per mantenere vivo il rapporto educativo con il mondo dei ragazzi e con il servizio della parola agi adulti. Anche la Sardegna, sebbene con numeri ridotti ma pur sempre devastanti, ha pagato il suo prezzo di contagi e di vite umane e continuerà a pagare a caro prezzo le conseguenze devastanti sull’economia e sul versante della produzione e del lavoro. Aspetti, che i Vescovi affrontano con particolare attenzione e preoccupazione insieme alle proprie comunità. In questo tempo di chiusura e di restrizioni delle attività, ha avuto per contro uno straordinario slancio l’azione della Caritas in tutte le Diocesi sarde in termini di interventi e di prossimità con le fasce più povere della società. Si può dire che alla mancanza del culto si è risposto con un surplus di sostegno a persone e famiglie, grazie anche alla straordinaria generosità di enti, esercizi commerciali, produttori e singoli cittadini. E se i temi economici e delle nuove povertà hanno avuto e avranno la necessaria preminenza, non meno delicata e determinante, per i Vescovi, è la questione educativa dei fanciulli e dei ragazzi. Sarà cura della Chiesa sarda, in accordo con le Autorità competenti, predisporre appositi protocolli sanitari per far vivere in sicurezza progetti e iniziative estive rivolte ai ragazzi.»
«Sono state individuate due iniziative per dare risalto a questo periodo di passaggio a una lenta ripresa delle attività istituzionali della Chiesaaggiunge la nota -. Martedì 2 giugno, alle ore 11.00, nella Basilica di Bonaria tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale Sarda concelebreranno una Santa Messa (trasmessa in diretta dall’emittente Videolina) per affidare alla Patrona Massima della Sardegna l’intero popolo sardo in questo momento di grande sofferenza. La celebrazione sarà anche l’occasione per un Messaggio unitario di incoraggiamento e di fiducia che i Vescovi rivolgeranno a tutta l’Isola. I Vescovi, ancora, a nome delle rispettive diocesi, hanno deciso di destinare la somma di € 30.000,00 al centro di accoglienza “Il Gabbiano” della Comunità Padre Monti ad Oristano, come gesto di attenzione al mondo della disabilità e per dotarlo di adeguati presidi sanitari.»

Altro tema affrontato è stato il protocollo d’intesa tra la RAS e la CES siglato nel 2016, e riconfermato nelle sue linee generali, con qualche ritocco, nell’incontro che si è tenuto tra la CES ed il presidente Solinas lo scorso mese di dicembre. Tre i tavoli di lavoro attorno a cui si snoda la collaborazione, che si avvale anche di finanziamenti delle due parti: patrimonio e beni culturali ecclesiastici; inclusione sociale e sanità; formazione professionale, istruzione, lavoro.
Procedendo all’attribuzione delle deleghe vescovili per i diversi ambiti pastorali della ragione ecclesiastica, è risultato il seguente organigramma.
– Monsignor Antonello Mura: Comunicazioni sociali e Insegnamento della Religione Cattolica.
– Monsignor Giuseppe Baturi: Dottrina delle Fede, Annuncio e Catechesi; Pastorale sociale e del lavoro; Osservatorio Giuridico Regionale.
– Monsignor Roberto Carboni: Evangelizzazione dei Popoli e Cooperazione tra le Chiese; Tutela dei minori.
– Monsignor Gian Franco Saba: Cultura, Educazione, Scuola e Università; Ecumenismo e dialogo interreligioso.
– Monsignor Sebastiano Sanguinetti: Liturgia e lingua sarda nella liturgia; Beni Culturali ed Edilizia di Culto; delegato per l’attuazione del protocollo d’Intesa RAS-CES
– Monsignor Giovanni Paolo Zedda: Caritas; Migranti; Pastorale della salute; Progetto Policoro.
– Monsignor Mauro Maria Morfino: Clero e vita consacrata, Commissione presbiterale Regionale, CISM e USMI.
– Monsignor Corrado Melis: Apostolato dei laici; Pastorale giovanile e vocazionale; Pastorale familiare.
– Monsignor Arrigo Miglio: Sovvenire al sostegno economico alla Chiesa.
– Monsignor Ignazio Sanna: Pastorale del turismo.
– Monsignor Mosè Marcia, affiancherà Monsignor Melis con delega per la Pastorale Familiare.