10 July, 2026

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Lettera aperta dei lavoratori marittimi ex Saremar.

Siamo dei lavoratori marittimi ex Saremar che, a distanza di quasi due anni dal nostro licenziamento collettivo effettuato dalla Giunta regionale, scaturito dalla messa in Concordato preventivo liquidatorio dell’Azienda, viviamo in una situazione drammatica. Tutte le promesse e rassicurazioni fatte dall’ex assessore dei Trasporti Deiana nei nostri confronti, non  si sono concretizzate ed un’ottantina di ex lavoratori Saremar, a distanza di due anni, stanno orbitando nel mondo del lavoro con un’esasperante precarietà e conseguenti ripercussioni economiche e sociali  sulle famiglie di questi stessi lavoratori. Siamo allo stremo!!!…

In questo ultimo periodo, dove tutte le organizzazioni sindacali ci hanno abbandonato, abbiamo avvertito la necessità di creare un Comitato lavoratori ex Saremar ed URLARE la nostra situazione stagnante con un silenzio assordante da parte dell’Istituzione regionale, nonostante, essa medesima, avesse deliberato successivamente a nostro favore, dopo circa un anno dall’averci messo in mezzo ad una strada, le intenzioni di “risollevare” la nostra dignità lavorativa già calpestata duramente. La  delibera di Giunta 69/22 del 23 dicembre 2016, mirava al reinserimento professionale, ad accompagnamenti al trattamento pensionistico, a Voucher formativi per aggiornamento Certificato di competenza o rimborso spese anticipate, ecc…ecc…  Tutti bei propositi, ma di concreto, dopo due anni, la Giunta regionale tramite l’ASPAL, ha ottemperato solo i rimborsi corsi formativi e qualche caso di incentivazione economica per quei lavoratori che avevano maturato i requisiti pensionistici al 31 marzo 2016 (data ultimo giorno Saremar); per la parti più importanti della delibera, riguardante il reinserimento nel mondo del lavoro e l’accompagnamento alla pensione, non vi sono stati ancora riscontri… anzi, nonostante le ripetute richieste formali d’incontro da parte dell’Istituzione locale di Carloforte con l’Istituzione regionale, per discutere e risolvere questa drammatica situazione, alla data odierna, non vi è stato nessun appuntamento. Riteniamo scandaloso questo atteggiamento della Giunta regionale e gradiremmo esprimere con forza  (URLO mediatico) questa vergognosa Omertà che, ahimè, rafforza ulteriormente il divario del popolo sardo verso le proprie Istituzioni con conseguenze che potrebbero sfociare in diffusi e pericolosi malcontenti sociali in cui non prevale più la ragione del vivere in democrazia.

Con questa introduzione, abbiamo cercato di farvi comprendere a grandi linee la precaria situazione in cui ci troviamo e chiediamo cortesemente a Codesta Redazione, di esprimere mediaticamente la nostre contestazioni ed avversità ai nostri rappresentanti politici che ci stanno governando. A tal fine abbiamo preparato un comunicato stampa che cortesemente chiediamo di pubblicare.

Si è ritenuto opportuno rinviarle la passata introduzione esplicativa della nostra situazione drammatica, espressa nel primo comunicato stampa  pubblicato  circa un paio di mesi fa. Ad oggi, nonostante che l’Ufficio di Presidenza regionale, avesse fatto promesse di impegno per definire a breve, una volta per tutte ed intervenire favorevolmente sulla nostra vicenda, mediante una nuova delibera, stiamo ancora aspettando che la Giunta batta un colpo!!! Ci avevano rassicurato che nel giro di una decina di giorni, sarebbe uscita questa tanto attesa delibera…ma il Silenzio assordante prosegue…sono trascorsi più di venti giorni da quelle promesse e la nostra situazione si fa sempre più drammatica. Sono due lunghissimi anni che attendiamo risposte…siamo allo stremo!!!

In allegato, comunque, vi inviamo un secondo comunicato stampa che si è ritenuto necessario pubblicarlo di fronte a questi atteggiamenti irresponsabili da parte di chi ci governa. Ci rivolgiamo a lei e la   preghiamo cortesemente di divulgare il nostro disagio sociale in cui stiamo vivendo insieme alle nostre famiglie da più di due anni.    

La ringraziamo anticipatamente per la sua disponibilità e sensibilità all’ennesimo dramma sociale di cui la nostra Regione ne ha una nutrita quantità, dimostrando incapacità e, soprattutto, un’assente volontà di agire.   

Cordiali saluti

Il Comitato ex lavoratori Saremar

Comunicato stampa

Più di venti giorni sono trascorsi dall’Incontro avvenuto a Villa Devoto, con l’Ufficio di Presidenza ed invitati a partecipare dalla nostra  Amministrazione comunale.

Più di venti giorni or sono, rientrammo ognuno alla propria abitazione raccontando conclusioni di speranza e di futuro. Assaporammo il gusto della dignità ritrovata ed espressa innanzi alle scadenze domestiche, ad un paio di scarpe per la Cresima imminente, per il libro da consultare in preparazione ad un esame universitario, al ticket di una cura ospedaliera…

Risuona tutt’oggi in noi l’eco di buona volontà: «Dateci 10 giorni di tempo e concluderemo questo iter».

Invece sono oramai trascorsi i dieci giorni e di più; ciò che sembrava giusto ed onesto si rivela per una volta ancora, subdolo e mendace.

Nessuno ce ne voglia, ma ogni sforzo compiuto per strozzare tali sentimenti viene rigenerato dalla indifferenza di chi, prima e oggi, è responsabile della nostra situazione.

Siamo ex lavoratori Saremar che seriamente hanno dimostrato nei fatti la Valenza professionale e ora padri, di fondata serietà che con i fatti stanno dimostrando la Valenza civica attraverso il rispetto e la fiducia nelle  Istituzioni, alle quali ricordiamo, ancora ed ancora e sempre, che siamo vittime di progetti Istituzionali, annunciati secondo le più nobili aspettative, invece oggi dimostrati fallimentari.

Ma noi crediamo nelle Istituzioni, nelle persone che ora occupano gli Uffici su noi competenti, vogliamo credere al loro senso di coscienza umana. Invitiamo tutti a mantenere la giusta serietà e risolutezza innanzi a questa vicenda.

Non siamo esagerati quando chiediamo sostegno, non siamo bugiardi quando raccontiamo dei nostri figli, non siamo ambigui quando raccontiamo di una scadenza, così, alla stessa stregua, se ci viene riferito della presa in carico di un impegno, noi ci crediamo.

Giunga così il tempo della definitiva risoluzione del nostro dramma sociale e che questa tanto attesa delibera di Giunta, possa finalmente placare questo crescente stato di angoscia ed inquietudine diffuso in tutti noi ex lavoratori Saremar in mezzo ad una strada, da due lunghissimi anni. L’ulteriore silenzio assordante da parte delle Istituzioni regionali sta nuovamente alimentando sentimenti di rabbia e disperazione che sfoceranno inevitabilmente in dure azioni di contestazione verso quella  politica di Governo incapace di svolgere le più elementari funzioni verso il proprio popolo. Un popolo che ha ripreso ad urlare e, pronto a mobilitarsi, per ottenere risposte esaurienti direttamente a Villa Devoto.

Il Comitato ex lavoratori Saremar

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Tarcisio Agus è il nuovo presidente del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna.

«Dopo vent’anni dalla firma della Carta di Cagliari, che tracciava le linee guida del nascente Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, avviato grazie all’emendamento del parlamentare Salvatore Cherchi, relatore della legge finanziaria del 23 dicembre 2000, l’Ente ha finalmente i suoi organi istituzionali al completo – scrive in una nota stampa il neo presidente -. L’istituzione del Parco è avvenuta con il decreto del 16 ottobre del 2001, a cura del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio di concerto con il ministro delle Attività produttive ed il ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca.»
«In questo lungo periodo, dopo la prima nomina del Presidente e del Consiglio direttivo, il Parco Geominerario è stato retto da Commissari, compreso questo mio ultimo mandato sino ad ieri, quando il ministero dell’Ambiente, superando il lungo periodo commissariale, durato oltre dieci anni, con il decreto 147 del 14 aprile 2018, mi ha nominato Presidente – aggiunge Tarcisio Agus – con il relativo Consiglio direttivo che risulta così costituito: 

– dott. Simone Deplano, rappresentante del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare;

– dott. Gianluigi Sanetti, rappresentante del ministero dello Sviluppo economico;

– dott. Luigi Giovanni Leoni, rappresentante ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo;

– prof. Giacomo Oggiano, rappresentante del ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca;

– dott. Giovanni Pilia e la dott.ssa Debora Porrà, rappresentanti della Regione Sardegna;

– dott. Luciano Ottelli, rappresentante della Regione Sardegna invitato permanente senza diritto di voto;

– dott. Antonio Ecca ed il dott. Mario Calia, rappresentanti della Comunità del Parco;

– dott. Paolo Mascia, rappresentante della Comunità del Parco senza diritto di voto.»

«Con il suddetto decreto il Parco assume pienezza del suo ruolo e nei prossimi giorni il Consiglio direttivo verrà convocato per il suo insediamento – rimarca Tarcisio Agus -. Attualmente il Parco attraversa difficoltà di varia natura a cominciare da una pianta organica insufficiente, sono tuttavia certo che l’insediamento del Consiglio Direttivo porterà presto al superamento delle attuali difficoltà per assumere il ruolo assegnatoli nello scenario regionale, nazionale ed internazionale. Certamente vi è molto lavoro da compiere, ma le autorevoli presenze nel Consiglio direttivo e lo stretto rapporto con l’Amministrazione regionale ed i rispettivi organi che concorrono all’azione del Parco Geominerario, sono certo darà i suoi frutti, in particolare con le programmazioni a lungo respiro, sulle quali d’ora in poi potremo contare.»

«Colgo l’occasione – conclude Tarcisio Agus – per ringraziare il Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, prof. Francesco Pigliaru, per la fiducia accordatami, il ministro Gian Luca Galletti e la Direzione Generale per la protezione della natura, per la fiducia ripostami, nonché i ministri Calenda, Fedeli e Franceschini quali titolari dei rispettivi ministeri componenti il Consorzio del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.»

 

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Arru donazione sangue

Cresce, in Sardegna, il numero dei donatori di sangue e di aferesi (componenti come il plasma o le piastrine). Nel 2017 sono stati 57.398, a fronte dei 55.700 del 2016, dei 54.460 del 2015, 54.151 del 2014. Le unità di sangue prodotte sono passate da 78.924 del 2014 a 85.061 del 2017, quelle importate extra regione sono scese dalle 32.912 del 2014 alle 26.135 dello scorso anno.
Questi dati sono stati illustrati questa mattina nel corso dell’incontro organizzato dall’assessorato della Sanità con i responsabili delle strutture trasfusionali della Sardegna, insieme all’assessore Luigi Arru, al direttore del Centro Sangue nazionale Giancarlo Maria Liumbruno e al direttore generale dell’assessorato, Giuseppe Sechi.
«I risultati positivi ottenuti, riconosciuti anche da Liumbruno, sono il frutto della programmazione fatta nel 2014, con la riorganizzazione del sistema trasfusionale e della raccolta sangue – ha detto l’assessore Luigi Arru -. Abbiamo intrapreso la strada giusta e questo è stato possibile grazie al lavoro degli operatori e alla indispensabile collaborazione delle associazioni.»
L’attuale organizzazione del sistema trasfusionale è composta da otto strutture trasfusionali dell’Ats (Olbia con l’unità operativa trasfusionale di Tempio, Nuoro con l’unità operativa trasfusionale di Sorgono, Oristano, Carbonia con l’unità operativa di Iglesias San Gavino, Lanusei, Alghero e Ozieri); due strutture trasfusionali dell’Azienda Ospedaliera Brotzu e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari; una Unità Trasfusionale Banca del Sangue Cordonale, a valenza regionale nell’Azienda Brotzu; tre Unità di Raccolta (Avis Comunale e Provinciale Sassari, Avis Provinciale Cagliari). Con le relative Strutture Organizzative si arriva ad un totale di 42 punti di prelievo fissi più 11 mobili.

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L’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, intervenendo in Consiglio regionale sul tema delle cure palliative, ha detto che non c’è stata disattenzione sul tema delle cure palliative e della terapia del dolore.

«Abbiamo avviato un percorso appena insediati, perché non era stato ancora recepito il Piano nazionale delle cure palliative del 2010 – ha detto Luigi Arru, intervenendo in Consiglio regionale sul tema delle cure palliative -. Abbiamo costituito un gruppo di lavoro, che ha fatto un censimento delle strutture esistenti e una proposta per la formazione di una équipe di specialisti. Non serve una sola struttura, ma servono spazi dedicati per terapie che spesso sono invasive. Siamo d’accordo – ha concluso Luigi Arru – che dobbiamo dare una risposta di civiltà, con scelte condivise e tempi rapidi.»

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consiglio regionale

Anche la Regione Sardegna avrà il collegio dei revisori dei conti, organo di vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica che opererà in stretto raccordo con la sezione di controllo della Corte dei Conti. L’ha deciso il Consiglio regionale, approvando lo schema di decreto legislativo presentato dalla Giunta.
«Ci dotiamo del collegio dei revisori dei conti come hanno già fatto le altre regioni – spiega l’assessore del Bilancio Raffaele Paci -. Si tratta, sostanzialmente, di garantire un collegamento fra i controlli interni delle amministrazioni regionali e i controlli esterni della Corte dei Conti, secondo il modello sperimentato per gli enti locali. Un collegamento che assolve anche a una funzione di razionalità nelle verifiche di regolarità ed efficienza sulla gestione delle singole amministrazioni: infatti la legge 20 del 1994 prevede che la rispondenza dei risultati dell’attività amministrativa agli obiettivi stabiliti dalla legge sia accertata dalla Corte dei Conti anche in base all’esito di altri controlli. Anche le Regioni a statuto speciale devono adempiere, nel rispetto degli Statuti e delle relative norme di attuazione: il lavoro dei revisori garantirà dunque un controllo costante interno sulla regolarità finanziaria della Regione, garantendo più trasparenza e maggiore efficienza anche nei rapporti con la Corte a tutela di tutti i cittadini sardi.»
La Regione Sardegna ha deciso di istituire attraverso norme di attuazione (dunque con il passaggio finale in Consiglio dei ministri dopo quello in Giunta e in Consiglio regionale) il collegio dei revisori dei conti, le sue funzioni fondamentali e i requisiti essenziali dei suoi componenti. Alla legge regionale, nel rispetto dei principi stabiliti dalla normativa Statale in materia, viene rinviata la determinazione dei compensi, la disciplina integrativa di specifiche funzioni e quella di dettaglio del procedimento di nomina.

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Regione, Associazioni di categoria delle aziende agro-silvo-pastorali e ANCI Sardegna questa mattina hanno firmato il protocollo per la definizione di attività di collaborazione in materia di antincendio boschivo e rurale. «L’intesa siglata oggi – ha sottolineato l’assessore della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano – è frutto di un lavoro durato un anno, in stretta collaborazione con l’ANCI e le associazioni di categoria. C’è stata una piena condivisione delle finalità e degli interventi più opportuni attraverso il coinvolgimento degli operatori agricoli, senza i quali non sarebbe possibile compiere un passo avanti di questa portata. Le Associazioni sono state molto propositive e hanno mostrato grande partecipazione: metteranno risorse materiali e immateriali per raggiungere l’obiettivo finale sia nella prevenzione che nella lotta attiva, entrambe fondamentali in un’attività così complessa com’è il Piano antincendio. Ugualmente importante è il ruolo dell’ANCI e degli enti locali». 

«Gli agricoltori – ha commentato il capo di gabinetto dell’assessorato dell’Agricoltura Antonio Biancu – sono le prime vittime degli incendi. Averli coinvolti in questo accordo è il presupposto per ottenere risultati concreti. È bene tuttavia che, prima di approvare in Giunta il Piano antincendio e le relative prescrizioni, questo stesso tavolo sia nuovamente convocato per una analisi preventiva delle prescrizioni stesse, per avere un ulteriore coinvolgimento degli operatori agricoli e quindi una valutazione condivisa.»

Il protocollo porta anche le firme dei direttori generali del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale Gavino Diana, della Protezione civile Graziano Nudda e dell’agenzia regionale Laore Maria Ibba, del presidente dell’ANCI Sardegna Emiliano Deiana e dei rappresentanti di Coldiretti, Confagricoltura, CIA e Copagri. Questi ultimi, nel corso della conferenza stampa, hanno sottolineato che si tratta del primo accordo di questa natura raggiunto in Italia.

Con questo protocollo, i sottoscrittori intendono promuovere e sostenere il ruolo attivo degli agricoltori e delle loro organizzazioni per aumentare l’auto-protezione e la sicurezza intrinseca delle oltre 35mila aziende coinvolte, anche attraverso un processo di informazione e formazione degli operatori. Le Associazioni metteranno a disposizione le risorse che possono essere impiegate come base conoscitiva e di gestione delle informazioni: banca dati georeferenziata delle aziende agricole; banca dati delle macchine ed attrezzature agricole disponibili nelle aziende agricole; rete capillare di uffici su tutto il territorio regionale e referenti territoriali profondi conoscitori delle aziende agricole operanti nelle aree rurali; rete capillare di associati, primi conoscitori degli ambienti rurali, operanti su tutto il territorio regionale; strumenti di comunicazione immediata con i propri associati (sms, numeri di telefono, e-mail).

Le organizzazioni professionali agricole si impegnano ad organizzare, d’intesa con il Corpo forestale e l’agenzia Laore, moduli formativi antincendi che consentano di trasmettere buone pratiche da diffondere nelle aziende agricole, per potenziare la prevenzione e ridurre progressivamente i rischi da incendio. Le Associazioni, inoltre, parteciperanno attivamente alla campagna d’informazione sia nella fase della prevenzione degli incendi che durante le attività di spegnimento.

Il Corpo forestale avrà i seguenti compiti: coordinamento e gestione dell’attività formativa a beneficio degli operatori agricoli e pastorali; studio di un modello organizzativo per integrare la rete degli operatori agricoli nel sistema antincendi regionale (prevenzione e lotta attiva), in particolare nei focolai e negli incendi a bassa intensità; coinvolgimento degli operatori agricoli e pastorali durante l’attività antincendi, purché adeguatamente formati e addestrati; rilascio degli attestati di frequenza e profitto dei corsi; rilascio degli attestati di conformità delle aziende agro-pastorali alle prescrizioni antincendi.

La Protezione civile, oltre a partecipare allo studio di un modello organizzativo, si impegna ad assistere le Associazioni nelle procedure di certificazione di qualità delle aziende con i requisiti di auto protezione dagli incendi. Inoltre si avvarrà delle Associazioni agricole durante la campagna di prevenzione e informazione nel periodo degli incendi boschivi e rurali.

I corsi formativi (minimo 12 della durata di 2 giornate per ciascun corso) si terranno ogni anno nel periodo marzo-aprile. Sono previste 6 ore di teoria in aula e 6 ore sul campo presso una delle aziende modello selezionate in accordo con il Corpo forestale e precedente formate, strutturate e attrezzate. Gli argomenti trattati saranno: attività da porre in essere in azienda ai fini della prevenzione; organizzazione aziendale finalizzata alla sicurezza aziendale: indicazioni di come deve essere strutturata l’azienda per prevenire gli incendi (stalle, fienili, fitofarmaci, riserve idriche, ecc.); attività da porre in essere prima dell’inizio della campagna antincendio (sfalcio, arature e fresature intorno alle case, pulizie delle gronde, ecc.); comportamento in caso di incendio; messa in sicurezza dell’azienda; utilizzo dei dispositivi antincendio; tecniche di uso del fuoco controllato per ridurre la biomassa combustibile in spazi definiti e nel rispetto delle prescrizioni regionali antincendio; lettura e analisi del bollettino di previsione del pericolo di incendio.

Sono principalmente due i vantaggi per le aziende certificate: il riconoscimento della certificazione per ricevere dalla Regione una percentuale di aiuto all’abbattimento del premio assicurativo e il riconoscimento della certificazione per l’esclusione dai controlli sulla condizionalità.

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Il Parlamento ha adottato oggi nuove norme sui rifiuti e sull’economia circolare.

Migliorare la gestione dei rifiuti può portare benefici all’ambiente, al clima e alla salute, ma non solo. Questo pacchetto legislativo, composto da quattro atti, mira a promuovere la cosiddetta economia circolare.

Entro il 2025, almeno il 55% dei rifiuti urbani domestici e commerciali dovrebbe essere riciclato, si legge nel testo. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Il 65% dei materiali di imballaggio dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Vengono fissati inoltre degli obiettivi distinti per materiali di imballaggio specifici, come carta e cartone, plastica, vetro metallo e legno.

Sono 497 i chili di rifiuti pro capite prodotti dall’Italia nel 2016, di cui il 27,64% è messo in discariche, il 50,55% viene riciclato o compostato e il 21,81% incenerito.

La proposta di legge limita inoltre la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica a un massimo del 10% entro il 2035. Nel 2014, Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Olanda e Svezia non hanno inviato praticamente alcun rifiuto in discarica, mentre Cipro, Croazia, Grecia, Lettonia e Malta hanno interrato più di tre quarti dei loro rifiuti urbani.

L’Italia nel 2016 ha smaltito in discarica 26,9 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 123 chili pro capite che corrispondono al 27,64% della quota di rifiuti prodotti. 

I prodotti tessili e i rifiuti pericolosi provenienti dai nuclei domestici dovranno essere raccolti separatamente entro il 2025, così come i rifiuti biodegradabili che potranno essere riciclati anche direttamente nelle case attraverso il compostaggio. 

In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Al fine di prevenire lo spreco di alimenti, i Paesi UE dovrebbero incentivare la raccolta dei prodotti invenduti e la loro ridistribuzione in condizioni di sicurezza. Per i deputati si deve puntare anche sul miglioramento della consapevolezza dei consumatori circa il significato dei termini “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”.

«Con questo pacchetto l’Europa punta con decisione a uno sviluppo economico e sociale sostenibile, in grado di integrare finalmente politiche industriali e tutela ambientale. L’economia circolare, infatti, non è solamente una politica di gestione dei rifiuti ma è un modo per recuperare materie prime e non premere oltremodo sulle risorse già scarse del nostro pianeta, anche innovando profondamente il nostro sistema produttivo», ha detto la relatrice Simona Bonafè (S&D, IT).

«Certo, il pacchetto che andremo ad approvare contiene anche importanti misure sulla gestione dei rifiuti e, allo stesso tempo però, va oltre a queste, definendo norme che prendono in considerazione l’intero ciclo di vita di un prodotto e si pongono l’obiettivo di modificare il comportamento di aziende e consumatori. Per la prima volta gli Stati membri saranno obbligati a seguire un quadro legislativo univoco e condiviso. Un piano ambizioso, con dei paletti chiari e inequivocabili», ha aggiunto la parlamentare italiana.

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Grano

Agricoltori, tecnici, produttori e studenti, hanno partecipato questa mattina, ad Ussana, alla giornata informativa e alla visita ai campi sperimentali organizzata dall’agenzia Agris della Regione Sardegna nell’azienda San Michele, alla quale ha preso parte il presidente Francesco Pigliaru. Il tema centrale è stato quello della filiera del grano duro in Sardegna e dell’innovazione tra miglioramento genetico e gestione colturale.
«Una giornata importante in cui abbiamo parlato soprattutto di tecnologie per rendere l’agricoltura più capace di creare il reddito necessario per gli agricoltori, che troppo spesso non riescono a ricavare guadagni proporzionati all’enorme fatica spesa. È fondamentale l’impiego di tecnologie in grado di ridurre i costi e questo è emerso con grande evidenza – ha detto il presidente Pigliaru -. Esistono metodi per seminare che costano molto meno di altri e che sono anche più rispettosi dell’ambiente ma che in Sardegna non sono sufficientemente diffusi. Nostro compito è aiutare tutti ad adottarli – ha sottolineato il governatore  – perché l’agricoltura diventi più ricca, gli agricoltori possano essere più soddisfatti del proprio lavoro e i giovani abbiano l’opportunità di guardare in questa direzione come a un settore sul quale puntare per costruire il proprio futuro. Serve che tecnologie così virtuose si diffondano al massimo – ha concluso Francesco Pigliaru -, siamo già impegnati a farlo e moltiplicheremo i nostri sforzi.»
Nel corso della mattinata, trascorsa interamente sui terreni sperimentali di Agris, i tecnici e tutti gli attori coinvolti si sono confrontati sulle esperienze, entrando nello specifico delle colture convenzionale, conservativa e biologica, le attività di miglioramento genetico, i campi di moltiplicazione in purezza di varietà e di nuove selezioni varietali di grano duro. Nel quadro del contenimento dei costi colturali e del mantenimento e ripristino della fertilità del suolo, sono state affrontate le prove di confronto tra tecniche agronomiche convenzionali e conservative in condizioni cosiddette di pieno campo. I tecnici di Agris, infine, hanno mostrato le attività dell’agenzia nell’ambito di tecniche colturali altamente innovative basate sull’agricoltura di precisione e sul ricorso all’irrigazione razionale del grano duro, finalizzate alla riduzione dei costi di produzione, alla stabilizzazione delle rese e al miglioramento della qualità del prodotto.

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Aprile alla Vetreria Aprile Resistente, la rassegna firmata Cada Die Teatro, Il Crogiuolo e Cemea, propone ancora, per il weekend, un menù ricco di appuntamenti.

Si riparte venerdì 20 aprile, alle 21.00, con Circo Capovolto”, in scena allo spazio Fucina Teatro della Vetreria di Pirri. Uno spettacolo in prima assoluta regionale, liberamente tratto dal romanzo di Milena Magnani, di e con Andrea Lupo, diretto da Andrea Paolucci (produzione Teatro delle Temperie), con un palmares di prim’ordine: vincitore del Roma Fringe Festival 2017 per Migliore Drammaturgia, Miglior Attore e Premio del Pubblico.

Uno spettacolo intenso in cui memoria, appartenenza, famiglia e sangue si mescolano a guerra, deportazioni, tradimenti, fughe e vendette. Due storie parallele ma strettamente intrecciate, quelle di Branko e di suo nonno Nap’apò, due generazioni di rom in un’Europa in cui le etnie nomadi hanno vissuto e vivono ancora vite separate, vite “a parte”. Una generazione è finita nei campi di concentramento, la successiva nei campi rom alle periferie delle grandi città.

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Numerosi cittadini, imprenditori e rappresentanti di associazioni hanno partecipato all’incontro pubblico svoltosi ieri pomeriggio nella sala polifunzionale del comune di Carbonia, nel corso del quale sono stati spiegati nel dettaglio i contenuti del “Bando Territoriale Sulcis-Competitività per le micro, piccole e medie imprese (NI-T1-T2)”. Le specifiche del nuovo bando sono state illustrate dal Direttore dell’Ufficio di coordinamento per l’attuazione del Piano Sulcis Gianni Pilia e dal coordinatore del Centro regionale di Programmazione-Gruppo Lavoro Competitività Antonello Piras.

«Siamo soddisfatti per la partecipazione della cittadinanza, che ha posto ai relatori quesiti le cui risposte sono state utili per chiarire i vari aspetti legati al nuovo bando. La nostra Amministrazione comunale, fin dal suo insediamento, è stata particolarmente critica nei confronti del Piano Sulcis, di cui ha chiesto a gran voce una rimodulazione. Questo bando è costruito in modo diverso rispetto a quelli passati e va nella direzione di un maggior soddisfacimento delle esigenze reali delle imprese», ha detto l’assessore delle Attività produttive Mauro Manca.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate dal 23 aprile al 31 dicembre 2018 con procedura a sportello.
La dotazione complessiva del bando ammonta a euro 10.000.000, suddivisi in alcuni settori, alcuni dei quali considerati prioritari: industria sostenibile (edilizia, energie, biotecnologie), turismo e agroindustria (vitivinicolo, ittico, erbe officinali).
A beneficiare del contributo saranno sia le nuove imprese che quelle già esistenti ed operanti nel territorio.
Sono ammessi i piani relativi a unità produttive localizzate nei 23 Comuni dell’ex provincia di Carbonia Iglesias. Gli interventi sono finalizzati alla creazione, allo sviluppo d’impresa, all’espansione della produzione, al riposizionamento competitivo e all’adattamento al mercato attraverso l’introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo organizzativo, produttivo e commerciale.