17 October, 2026

Papa Francesco annuncia un anno giubilare dedicato alla Misericordia di Dio proprio nel secondo anniversario della sua elezione a Vescovo di Roma: in questo modo riparte dalla prima parola pronunciata all’inizio della sua nuova missione, la Misericordia. Oggi però questa parola ha un tono diverso, più vissuto e, credo, più sofferto.

Nei due anni trascorsi Papa Francesco ha potuto toccare con mano tante situazioni interne alla Chiesa e sparse nel mondo che hanno bisogno di un supplemento di misericordia per essere superate e sanate. Con l’annuncio del prossimo anno giubilare – 8 dicembre 2015, 50mo della conclusione del concilio – 20 novembre 2016 – ci dice in maniera forte che tutti abbiamo bisogno della Misericordia, senza paura di guardare in faccia le situazioni doloranti, chiamando i mali con il loro nome, ma anche senza timore di chiedere troppo alla Misericordia di Dio, capace di guarire ogni ferita, per chi domanda con umiltà. Un’antica orazione liturgica dice: «O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia…» (domenica XXVI del tempo ordinario).

La Misericordia di Dio non vuole stendere un velo pietoso sulle ferite ma risanarle. È cosa molto diversa da un’amnistia: prima condizione dunque è prendere coscienza delle ferite, cioè di tutte quelle situazioni che hanno bisogno di essere risanate. Il prossimo Sinodo dedicato alla famiglia e il 50mo della conclusione del Concilio diventano l’occasione per guardare alle situazioni che fanno soffrire la famiglia e la comunità ecclesiale. Possa l’anno giubilare aiutarci ad essere una Chiesa che annuncia in modo chiaro e forte la via del Vangelo, ma più preoccupata di incoraggiare che di condannare, come ci disse San Giovanni XXIII l’11 ottobre ’62, aprendo il Concilio Vaticano II.

+ Arrigo Miglio

Arcivescovo

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Il Papa Francesco copia19 marzo 2015

«La Cisl Fp dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari plaude al percorso avviato dalla dirigenza dell’Azienda teso a rafforzare il ruolo dell’Aou di Cagliari.»

Lo dice Alessandro Floris, componente rieletto e presidente uscente della Rsu e che ha portato la Cisl ai vertici del sindacato interno.

«Il grande progetto di fare del Policlinico Duilio Casula di Monserrato il più grande e moderno ospedale della Sardegna – spiega Floris – ci rende orgogliosi di far parte di questa azienda. Il commissario straordinario, Giorgio Sorrentino, sta facendo veramente ogni sforzo possibile per rafforzare gli organici, per rendere sempre più accogliente e al passo con i tempi una struttura importantissima come quella del Policlinico.»

«Del resto – aggiunge il sindacalista della Cisl Fp – tutto questo è visibile non solo nel progetto dei nuovi blocchi che saranno presto costruiti a Monserrato, ma anche nei lavori di ammodernamento e ristrutturazione che stanno coinvolgendo i corpi storici del Policlinico.»

«Per questo – dice ancora Floris – sorprende che ci siano delle resistenze non volte né al bene dei lavoratori  né dell’Azienda.»

Per il resto la Cisl Fp dell’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari, si augura che la dirigenza dell’Aou «prosegua con decisione nel piano per rendere questa azienda sempre più forte e capace di venire incontro alle esigenze e alla domanda di salute della popolazione». Tra l’altro «la dirigenza ci ha rassicurato sulla risoluzione a brevissimo delle Medicine del San Giovanni di Dio, così come delle richieste avanzate dal personale delle Chirurgie e della Patologia Neonatale». Inoltre, «stanno andando avanti con celerità i lavori per il grande nuovo laboratorio del Policlinico, che diventerà il più importante della Sardegna.»

«Il cambio di passo verso un futuro roseo per i lavoratori e i pazienti – conclude Floris – è evidente.»

Municipio di Cagliari 890 copia

Manca ancora un anno alle elezioni comunali di Cagliari ma i Riformatori sardi già lavorano ad un progetto amministrativo alternativo al centrosinistra.

I Riformatori sardi sono molto critici sull’attuale amministrazione e considerano la Giunta Zedda impegnata solo ad occuparsi della manutenzione ordinaria della città senza dare una speranza ai cagliaritani attraverso una reale prospettiva di sviluppo ad un’economia in crisi ed un’alternativa all’emigrazione giovanile.

Ieri sera hanno parlato del progetto con il prof. Pasquale Mistretta, già Rettore e per decenni ordinario di Urbanistica all’Università di Cagliari, per aggiungere un tassello importante al percorso di costruzione di un’idea per la Cagliari del futuro che proporremo tra un anno ai nostri concittadini.già Rettore e per decenni ordinario di Urbanistica all’Università di Cagliari, per aggiungere un tassello importante al percorso di costruzione di un’idea per la Cagliari del futuro che proporremo tra un anno ai nostri concittadini.

Nel corso della riunione si è sottolineato come oggi  i giovani dell’area metropolitana di Cagliari si sentano cagliaritani che abitano a Cagliari, Monserrato, Selargius, Quartu, Quartucciu. Alcuni grandi servizi sono già di fatto comuni, come gli ospedali ed il servizio idrico, altri non ancora, come la raccolta differenziata. La viabilità è un mosaico di soluzioni progettuali conflittuali, come si può vedere dalla sistemazione del viale Poetto lato Cagliari e lato Quartu, diversa per dimensionamento, filosofia e fruibilità.

Il prof. Mistretta ha sottolineato come la costruzione di una città metropolitana richieda coraggio da parte degli amministratori dei singoli comuni che la formano, che devono saper disegnare una mappa di grandi servizi comuni a tutta l’area, che non necessariamente potrebbero ricadere all’interno del proprio comune. Il nuovo sindaco di Cagliari che volesse concentrare tutti i servizi per i suoi concittadini dentro i confini comunali andrebbe contro gli interessi di una città metropolitana di vasta scala.

I Riformatori sardi si sono dunque trovati in sintonia con i punti centrali dell’esposizione del prof. Mistretta ed in particolare con il fatto che non ci possa essere un vero progetto della città senza una visione su quello che Cagliari e la sua area metropolitana sarà tra 20 anni, secondo un percorso condiviso con le comunità che la formano.

Il commissario straordinario del Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna, Gian Luigi Pillola, in attuazione degli articoli 10 e 11 dello Statuto del Consorzio del Parco, ha deliberato la presa d’atto dell’avvenuta scadenza della Consulta delle Associazioni Culturali, Ambientalistiche e Umanitarie per il Parco Geominerario e di non procedere al rinnovo della Consulta delle Associazioni. Contestualmente, ha revocato le delibere n. 62 del 13 novembre 2006  (che ha istituito la Consulta delle associazioni e la Consulta ex lavoratori delle miniere) e n. 50 del 22 ottobre 2007 (che ha approvato il “Regolamento della Consulta delle associazioni Culturali, Ambientalistiche e Umanitarie per il Parco Geominerario”).

La delibera, inoltre, prevede l’impegno a «migliorare ed incrementare l’interlocuzione con la Comunità del Parco, anche al di là delle previsioni statutarie, mediante l’adozione della “Carta dei diritti della Comunità del Parco”, in cui verranno indicate le regole di governo tra gli organi di indirizzo politico del Consorzio e la Comunità del Parco, di prossima stesura».

Annualmente, nei bilanci di previsione, verranno individuate «delle risorse destinate a finanziare dei progetti la cui realizzazione sarà affidata mediante il confronto competitivo delle offerte presentate dalle associazioni di volontariato» e «delle risorse destinate a finanziare dei progetti destinati ad attivare forme di comunicazione e di interlocuzione diretta con i cittadini, utilizzando mezzi e metodologie messe a disposizione dalla moderna tecnologia che consentano la partecipazione democratica diretta dei cittadini interessati alla vita del Parco».

 

Gianluigi Pillola 19 copia

Periferie al centro

Questa mattina, nella biblioteca comunale di Quartu Sant’Elena, i promotori della Lista Civica “Periferie al centro” hanno  presentato il simbolo e il programma politico con i quali si presenteranno alle prossime elezioni comunali a Quartu Sant’Elena. Una lista che apprezza l’impegno dei Riformatori sardi a Quartu Sant’Elena e con cui ha già deciso di stipulare un patto.

«Il nostro intento è quello di dare vita a politiche cittadine in cui la comunità quartese possa diventare l’elemento fondamentale di un’idea partecipata della città. Siamo convinti che la programmazione della crescita di Quartu debba essere il risultato di un dialogo costante tra i cittadini e gli amministratori, senza il quale non possono sussistere le condizioni minime per la creazione di una cittadinanza partecipata – sostengono i promotori della lista -. Apparteniamo alle diverse “periferie” della città, ai diversi quartieri e rioni che compongono il nostro territorio comunale; ciascuna di queste aree porta in sé problematiche e risorse differenti che devono essere parimenti considerate dalla futura amministrazione del nostro comune.  Noi intendiamo stipulare un patto con gli elettori che non si concluda con la chiusura della campagna elettorale ma, al contrario,  prenda corpo con l’insediamento della nuova amministrazione. Il nostro progetto per Quartu, non vuole essere un contenitore di tutto e il contrario di tutto, qualcosa di irrealizzabile, coscienti come siamo della limitatezza delle risorse. Il nostro obiettivo è quello di mobilitare un confronto di idee attraverso processi di cooperazione e condivisione, che resteranno parole  se non vi sara anche partecipazione condivisa nella distribuzione delle risorse economiche pubbliche, ovvero nella formazione del bilancio comunale, allargando la platea di coloro che ne decidono l’impiego.»

Campagne di Giba

Il Consiglio dei ministri nella seduta di giovedì 12 marzo ha deliberato la rinuncia all’impugnativa della legge della regione Sardegna n. 16 del 7/8/2014, recante: “Norme in materia di agricoltura e sviluppo rurale: agrobiodiversità, marchio collettivo, distretti”.

L’impugnazione da parte del Governo Italiano, deliberato nella seduta del Consiglio dei ministri del 30 settembre 2014, era stata duramente contestata dall’opposizione in Consiglio regionale.

«E’ un ulteriore atto di prevaricazione, arroganza e mortificazione, l’ennesimo posto in essere, nei confronti del tessuto produttivo ed economico della Sardegna, peraltro maggiormente colpito, rispetto alle altre regioni, dalla grave crisi con particolare riferimento al mondo agricolo – aveva commentato Angelo Carta, consigliere regionale del gruppo P.S.d’Az, componente della V commissione Attività produttive –. E ciò è ancora più grave, se si considera la comunanza d’intenti, la collocazione e l’affinità politica tra il governo nazionale e quello regionale, a ulteriore dimostrazione, che la Sardegna ed i suoi interessi vitali, espressi liberamente dalla massima assemblea Sarda, non ha mai avuto, così come oggi non ha, Governi amici.»

VBA Olimpia - Cagliari Volley VBA Olimpia - Cagliari Volley 2Commando Lions 81

Il campionato di B1 di volley maschile riposa, per la VBA Olimpia, 4ª in classifica, potrebbe essere l’occasione per fare il punto della situazione e lanciare la rincorsa al terzo posto che vale la partecipazione ai play-off promozione e invece oggi la società lagunare lancia un accorato grido d’allarme sul presente e, soprattutto, sul futuro, perché è ormai giunta allo stremo delle forze… economiche.

«Si sa quanto sia difficile “fare” sport in Sardegna – si legge in un comunicato della società lagunare -. Certamente lo è ancor di più da quando la crisi economica ha aggredito l’Isola e, in modo particolare, il territorio del Sulcis Iglesiente. A queste difficoltà non è sfuggita una società sportiva che delle sfide ha fatto il suo leitmotiv. Stiamo parlando della VBA Olimpia S. Antioco che, dopo i livelli apicali raggiunti in passato (A1), attualmente milita nel campionato nazionale di volley maschile di serie B1. Un campionato faticoso dal punto di vista sportivo e finanziario, fatto di spese ingenti (ingaggi degli atleti, attrezzature sportive, trasferte, alloggi, pasti, spese mediche e riabilitative e tanto altro). La tenacia e l’amore per lo sport del gruppo dirigenziale, supportata dagli irriducibili tifosi del “Commando Lions 1981” e non solo, ha fatto sì che in questi anni di crisi si sia riusciti, comunque, a disputare dei campionati di tutto rispetto, regalando emozioni e soddisfazioni agli appassionati di pallavolo, malgrado Regione, Enti Locali e Sponsor (piccoli imprenditori, commercianti ed artigiani di Sant’Antioco e dintorni) abbiano rivisto il loro apporto economico alla società.

L’impegno di tutto il Gruppo non si esaurisce con il campionato della prima squadra. Si pensi alla stagione in corso in cui è stato realizzato un progetto “Junior-Volley”, con la fattiva collaborazione dell’A.S.D. Isola di Sant’Antioco, per riavvicinare i giovani alla pallavolo e creare solide basi per il futuro. Proprio quest’anno, ha visto l’esordio in prima squadra di due giovani del territorio, con risultati sorprendenti. I viaggi nella penisola, che per le squadre sarde sono una spada di Damocle, obbligano la società a sostenere spese notevolmente superiori ad ogni altra squadra del resto d’Italia.

I buoni propositi e i risultati raggiunti rischiano di essere vanificati dalla poca attenzione rivolta al volley isolano da parte delle istituzioni. I sacrifici economici della dirigenza sono arrivati ad un livello insostenibile. La Regione Sardegna ha cercato di non far sparire campionati di eccellenza, contribuendo, anche se solo in parte, alla copertura delle relative spese. La novità introdotta dalla RAS quest’anno lascia l’amaro in bocca: dopo aver diminuito negli anni l’importo del contributo, ha previsto un taglio netto di ventimila euro, comunicandolo alla nostra società solo alla fine di dicembre dello scorso anno, quando la stagione sportiva era ormai in corso e nei bilanci di previsione della società ci si era basati su un importante ed adeguato aiuto economico. Questa decisione improvvida, alla quale si auspica che venga posto rimedio, ha causato una forte riduzione della liquidità societaria, mettendo a rischio sia la stagione in corso che quelle future. In barba a quanto di buono in questi anni è stato fatto per tenere vivo lo sport in Sardegna!

Dal prossimo anno, potrebbero non esserci più squadre sarde nel campionato nazionale di serie B1! I tempi per agire sono strettissimi e attendere un pronto intervento pubblico, che potrebbe non arrivare, è decisamente sconsigliato. La VBA Olimpia ha bisogno di certezze sulle quali pianificare la propria attività. Per questo – si legge ancora nel comunicato della società lagunare – facciano appello a tutti coloro che hanno a cuore il destino della squadra: chiediamo di stringersi attorno alla società, contribuendo economicamente in ragione delle proprie possibilità. Lanciamo un’iniziativa senza precedenti convinti che sia in grado di coinvolgere cittadini ed imprenditori: una vera e propria “adozione” della VBA Olimpia, attraverso un contributo affinché la pallavolo sia occasione di riscatto e rilancio del territorio.»

 

Matteo Renzi copia

Il quadro che emerge dal disegno di legge di riforma della scuola, denominato “La Buona Scuola”, approvato giovedì dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, è quello di un’autentica rivoluzione.

E’ importante, per capirne i contenuti e i riflessi che potrà avere la sua applicazione una volta diventato legge, leggere attentamente la nota stampa diffusa al termine della seduta.

La Buona Scuola è buona autonomia. Il disegno di legge consente di realizzare finalmente l’autonomia scolastica, assegnando maggiori strumenti ai presidi per gestire risorse umane, tecnologiche e finanziarie. Le scuole avranno un organico potenziato (garantito a partire dal prossimo anno scolastico attraverso un piano straordinario di assunzioni) per coprire tutte le cattedre vacanti, rispondere alle nuove esigenze didattiche, organizzative e progettuali, potenziare l’offerta formativa, fronteggiare la dispersione scolastica, rendere la scuola più inclusiva, eliminare le supplenze più dannose, anno dopo anno, per la continuità della didattica. Le scuole, d’ora in poi, potranno indicare il loro fabbisogno di docenti e strumenti per attuare i Piani dell’offerta formativa. I Piani diventano triennali e saranno predisposti dai dirigenti scolastici, sentiti gli insegnanti, il Consiglio di istituto e le realtà territoriali.
Il dirigente sceglie la sua squadra. I presidi potranno scegliere la loro squadra individuando i nuovi docenti che ritengono più adatti per realizzare i Piani dell’offerta formativa all’interno di appositi albi territoriali costituiti dagli Uffici Scolastici Regionali. Negli albi confluiranno i docenti assunti nel primo anno attraverso il piano straordinario di assunzioni e poi tramite concorsi. Gli incarichi affidati saranno resi pubblici.
Piano straordinario e poi solo concorsi. Il ddl dà il via libera ad un Piano straordinario di assunzioni per il 2015/2016 per coprire le cattedre vacanti e creare l’organico dell’autonomia. Oltre 100.000 insegnanti saranno assunti a settembre 2015. Dopo si torna ad assumere solo per concorso.
Studiare per il futuro. Il disegno di legge prevede il potenziamento delle competenze linguistiche: in particolare l’italiano per gli studenti stranieri e l’inglese per tutti (anche con materie generaliste insegnate in lingua). Vengono potenziate poi: Arte, Musica, Diritto, Economia, Discipline motorie. Nella Buona Scuola viene dato più spazio all’educazione ai corretti stili di vita e si guarda al futuro attraverso lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti (pensiero computazionale, utilizzo critico e consapevole dei social network e dei media). Alle superiori, il curriculum diventa flessibile: le scuole attiveranno materie opzionali per rispondere alle esigenze degli studenti.
Scuola-lavoro e digitale. Almeno 400 ore nell’ultimo triennio dei tecnici e dei professionali e 200 in quello dei licei. L’alternanza si farà in azienda, ma anche in enti pubblici. A disposizione un fondo, a regime, di 100 milioni all’anno a partire dal 2016. Mentre 90 milioni vengono stanziati subito per l’innovazione didattica e la creazione di laboratori territoriali, aperti anche di pomeriggio, per orientare i giovani al lavoro e da utilizzare come strumento di contrasto alla dispersione.
Stop classi “pollaio”. I presidi hanno il potere di derogare alle regole attuali: utilizzando l’organico in modo flessibile potranno evitare la formazione di classi troppo numerose, le cosiddette classi “pollaio”.
Una Card per l’aggiornamento. Arriva la Carta per l’aggiornamento e la formazione dei docenti, un voucher di 500 euro da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal Ministero.
Un bonus per valorizzare i docenti. Viene istituito il bonus annuale delle eccellenze destinato ai docenti. Ogni anno il dirigente scolastico, sentito il Consiglio di Istituto, assegnerà il bonus al 5% dei suoi insegnanti per premiare chi si impegna di più. Peseranno la qualità dell’insegnamento, la capacità di utilizzare metodi didattici innovativi, il contributo dato al miglioramento complessivo della scuola. Per il bonus vengono stanziati 200 milioni all’anno.
La Scuola trasparente. Viene istituito un Portale unico dei dati della scuola con la pubblicazione di tutti i dati relativi al sistema di istruzione: bilanci delle scuole, Anagrafe dell’edilizia, Piani dell’offerta formativa, dati dell’Osservatorio tecnologico, Cv degli insegnanti, incarichi di docenza.
Investire sul futuro con 5 per mille e school bonus. Il 5 per mille potrà essere destinato anche alle scuole. Con lo school bonus, chi farà donazioni a favore delle scuole per la costruzione di nuovi edifici, per la manutenzione, per la promozione di progetti dedicati all’occupabilità degli studenti, avrà un beneficio fiscale (credito di imposta al 65%) in sede di dichiarazione dei redditi. Cambia l’approccio all’investimento sulla scuola: ogni cittadino viene incentivato a contribuire al miglioramento del sistema scolastico. Scatta poi la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie i cui figli frequentano una scuola paritaria dell’infanzia o del primo ciclo.
Un bando per le “Scuole Innovative” e per i controlli. Il ddl prevede un bando per la costruzione di scuole altamente innovative, dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, scuole green e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento digitali. L’Osservatorio per l’edilizia scolastica, istituito presso il Ministero dell’Istruzione, coordinerà strategie e risorse per gli interventi. Vengono recuperate risorse precedentemente non spese da investire sulla sicurezza degli edifici. Stanziati 40 milioni per finanziare indagini diagnostiche sui controsoffitti delle scuole.
Delega. Il disegno di legge assegna poi la delega al governo a legiferare in materia di: semplificazione del Testo Unico della scuola, valutazione degli insegnanti, riforma dell’abilitazione all’insegnamento, del diritto allo studio, del sostegno e degli organi collegiali, creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni.

 

Francesco Sanna copia

«I dati dei primi sei mesi di applicazione della Zona Franca Urbana del Sulcis dimostrano che la misura sta avendo un notevole successo, anche se occorre approfondire il ritardo nella utilizzazione dei fondi da parte delle imprese individuali». Lo scrive, in una nota, Francesco Sanna, il deputato del Partito democratico che propose con successo all’approvazione del Parlamento la misura della fiscalità di vantaggio nella legge Crescita del 2012, commentando i dati comunicati al ministero dello Sviluppo economico dall’Agenzia delle entrate.

«Le 4.375 imprese che nei 23comuni del Sulcis Iglesiente stanno fruendo della fiscalità di vantaggio, da giugno a dicembre 2014 hanno utilizzato circa il 15% delle risorse disponibili: 18,7 milioni di euro sui 125 milioni stanziati dalla legge Crescita – spiega Sanna -. La somma supera il gettito delle tasse pagate in un anno intero allo Stato dalle imprese del Sulcis sui redditi da esse prodotti. Se il trend di utilizzazione dovesse essere confermato, l’intero fondo a disposizione delle imprese sarebbe esaurito in tre anni e mezzo, ma in realtà è possibile che se migliora il ciclo economico, sia più forte e accelerato il “tiraggio” delle risorse chele imprese usano per pagare le loro tasse (IRPEF, IRES, IMU aziendale, INPS dipendenti). Ma nel caso di un ritorno di fiducia, la regolarizzazione o la stabilizzazione dei contratti di lavoro, con gli incentivi previdenziali del Jobs Act a favore del lavoro a tempo indeterminato, potrebbe portare nel prossimo triennio ad usare le agevolazioni ZFU più per compensare le tasse sui redditi e sul patrimonio immobiliare aziendale, e meno per i contributi previdenziali.»

«Andando più in dettaglio – aggiunge il deputato di Iglesias -, si può osservare che ci sono imprese che impiegano le risorse più velocemente delle altre. Un gruppo di testa di 293 aziende (il 6,69% del totale) ha giàutilizzato tra il 75% ed il 100% delle risorse assegnate. Il quale, sommato ad un altro gruppo di imprese “veloci” (sono 171, pari al 3,9% del totale) rappresentano poco più di un decimo delle imprese che hanno usato in tale breve lasso di tempo la metà delle loro assegnazioni. Un altro 10,5% di imprese si colloca invece tra un quarto e la metà della quota di utilizzo delle agevolazioni. Guardando alla tipologia di imprese, le 178 cooperative hanno “speso” il 35,33 % delle somme a loro disposizione; un poco di più delle società a responsabilità limitata, che hanno già compensato nei modelli F24 il 32,6% delle risorse.

Se questi sono i buoni risultati, occorre interrogarsi sulle zone d’ombra. C’è una piccola percentuale di imprese (l’1 %) che hanno ricevuto un preavviso di revoca delle agevolazioni perché quanto dichiarato nella domanda non corrisponde allo stato reale della loro azienda.

Ma soprattutto vi è un terzo delle imprese agevolate che non hanno ancora iniziato ad utilizzare le risorse, lasciando fermi gli oltre 40 milioni di euro che sono loro destinati. Tra queste imprese, 1005 sono ditte individuali che evidentemente o non hanno avuto scadenze fiscali da saldare in questi sei mesi, ovvero sono impegnate a versare al fisco solo imposte non compensabili con la fiscalità di vantaggio.»

«Per l’entità della finanza pubblica in gioco – conclude Francesco Sanna – credo che al giro di boa del primo anno di applicazione della misura sia necessario aprire una riflessione e approfondire gli aspetti di successo: oltre i dati quantitativi, sarebbe utile sapere quante imprese non hanno chiuso perché aiutate dalla fiscalità di vantaggio; quante hanno assunto o fatto investimenti che non avrebbero realizzato se non ci fosse stata la zona franca urbana; quante hanno migliorato le loro condizioni di credito. Poi occorrerà anche chiedersi che cosa non funziona, se serve migliorare qualche regola e come, se del caso, riprogrammare le risorse sempre nell’ambito del Piano Sulcis.»