16 August, 2026

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Il Centro Funzionale Decentrato di Protezione Civile, ha emesso a partire dalle ore 20.00 di oggi, 10.05.2020 e sino alle 5.59 di domani, 11.05.2020, un avviso di allérta per codice giallo (criticità ordinaria) per rischio idrogeologico per temporali sulle aree di allerta Iglesiente, Campidano, Montevecchio Pischinappiu, Tirso, Gallura e Logudoro.

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Dal 14 marzo sono 42.861 i controlli realizzati dal Corpo forestale della Regione Sardegna per vigilare sul rispetto delle regole stabilite per l’emergenza epidemiologica da Covid-2019.

Nella giornata di ieri sono stati effettuati 315 controlli: 69 nell’area di Cagliari, 15 Iglesias, 16 Oristano, 91 Sassari, 28 Tempio, 96 Nuoro. Non c‘è stata alcuna sanzione. Le sanzioni restano 824 complessivamente dal 14 marzo.

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Lettera aperta del sindaco di Sant’Antioco, Ignazio Locci, sulle risorse destinate ai Comuni per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

«La crisi pandemica e i suoi effetti devastanti hanno messo in luce ancora una volta il grande limite del “Sistema Italia”: l’incapacità dello Stato, del Governo centrale e del Parlamento di comprendere che il vero aiuto ai cittadini in un momento di crisi come quello attuale può arrivare solo se ai Comuni vengono concessi gli strumenti necessari per assolvere al ruolo di prossimità e di vicinanza al cittadino su cui si dovrebbe fondare il nostro Paese.

Invece i Sindaci sono costretti ancora una volta a tirare le somme prendendo atto che: il Principio di sussidiarietà è pari a zero; Stato e Regioni sono in conflitto perenne su chi mette in campo gli strumenti più adeguati per affrontare la crisi pandemica (senza coordinamento); i Comuni, ancora una volta, vengono lasciati con il cerino in mano, mandati in avanscoperta a combattere la battaglia della crisi sociale ed economica con le armi spuntate.

Per capire meglio quanto siano strette le scarpe dei sindaci è bene fare qualche esempio concreto, basato sull’attuale esperienza. Lo Stato ha dato spiccioli per le sanificazioni; briciole per gli straordinari della Polizia locale; ma, soprattutto, ha offerto la possibilità ai Comuni di usare le proprie risorse e quindi: l’avanzo di amministrazione libero per la gestione dell’emergenza (scelta quantomeno discutibile, perché in linea di principio i Comuni lo usano come vogliono e in questa circostanza non c’erano alternative); rinegoziazione dei mutui con possibilità di utilizzo del capitale sempre per la gestione dell’emergenza (anche qui siamo di fronte a risorse dei Comuni); anticipo Fondo di solidarietà parte capitale.

In sostanza non ha dato nulla in più ai Comuni che non fosse già loro e come risultato ha prodotto effetti paradossali. Mi spiego meglio: chi ha rispettato le Regole della contabilità armonizzata facendo programmazione prudente, veritiera, impegnando le risorse correttamente nell’anno finanziario di competenza, ovviamente non ha avanzi di amministrazione (comunque, avrà giustamente cifre irrisorie – dlgs 118/2011), e quindi ha ben poco da impegnare per fronteggiare l’emergenza.

Il capitolo mutui e rinegoziazione, poi, è ancora più “simpatico”: allunghi le scadenze fino a 24 anni con aumento degli interessi passivi e della spesa corrente (sic!). Sostanzialmente peggiori la performance gestionale e accresci l’indebitamento. Per essere ancora più chiaro, gli effetti reali saranno questi: più alta è l’esposizione debitoria di un ente, più apparirà “bravo” a gestire la crisi, in quanto disporrà di maggiori risorse per la spesa corrente e, di conseguenza, potrà addirittura riuscire a sospendere i tributi. Risultato: le prossime generazioni avranno sempre più debito pubblico rapportato alla scala comunale.

Veniamo al cosiddetto Contributo di solidarietà: il Fondo si genera sostanzialmente dal versamento dei tributi locali. Chi ha di più, dà a chi ha meno. Funziona con trattenuta alla fonte: o paghi, o paghi. Lo Stato quindi concede l’anticipo di cassa ai Comuni che ricevono la “solidarietà” degli altri Comuni mentre questi ultimi, che loro malgrado risultano essere solidali, non ottengono nulla e rimangono con un pugno di mosche in mano.

Nel frattempo, come anticipato in apertura di lettera, Stato e Regione fanno a gara mettendo in campo strumenti senza alcun coordinamento che spesso si sovrappongono tra loro con l’effetto iniquo che frequentemente i cittadini che già sono sostenuti dallo Stato (vedi Reddito di Cittadinanza) prendono anche dalle Regioni (vedi Sardegna e Sicilia). Così facendo si aiutano le stesse categorie di “soggetti in difficoltà” preesistenti all’emergenza sanitaria, lasciando a bocca asciutta i “nuovi poveri” che, se hanno la sfortuna di vivere in Comune finanziariamente virtuoso, difficilmente potranno ottenere la riduzione o la sospensione dei tributi. A meno che, tali Comuni non taglino i servizi al cittadino.

Ecco, questo è il risultato.»

Ignazio Locci

Sindaco del comune di Sant’Antioco

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Antonello Pirotto, per anni leader della RSU Eurallumina, ha presentato una nuova querela al Commissariato di Carbonia, nei confronti dell’autore «di insulti diffamatori e dai contenuti minacciosi pubblicati su Facebook, che sfociarono con una querela ratificata in data 9/11/2019, cui  faceva seguito un’ulteriore segnalazione e deposito di nuovi allegati contenenti affermazioni dello stesso tenore dei precedenti».

«Più volte, in questi lunghi anni, a seguito della mia attività e avendo avuto una visibilità esponenziale sui mediadice Antonello Pirotto -, sono stato oggetto di vili ed infami attacchi attraverso il subdolo mezzo dei social, da parte di chi evidentemente è contrario alle istanze che portavo avanti. La maggior parte delle volte ho soprasseduto nel perseguire i responsabili, a parte alcuni casi, quando il limite della sopportazione era stato ampiamente superato, arrivando sino al tavolo di un giudice ed ottenendo ampia soddisfazione. Questo è uno di quei casi, dove l’accanimento è evidente, creando ripercussioni concrete alla mia dignità, nel tentativo di ledere o indebolire la mia attività sindacale e di costante azione nella vertenza Eurallumina e dell’intero comparto industriale di Portovesme.»

«Ribadisco che tali atti hanno conseguenze negative sui miei familiari, mia moglie e i miei figli, e tra i tanti amici che mi stimano e hanno apprezzato la mia opera che sin qui ha portato indubbi vantaggi a tanti lavoratori e alle loro famiglie, che se ancora hanno una possibilità di portare a casa un reddito ed avere una speranza di piena ripresa lavorativa, lo devono all’incessante azione di lotta portate avanti da me e dai miei colleghiconclude Antonello Pirotto -. Una situazione per me penalizzante e credo ingiustificata, che deve avere una conclusione. Non sono disponibile a tollerare oltre, è per questo che sono determinato ad avere soddisfazione attraverso le corrette vie legali, perché oltre alle reiterate querele mi sono affidato, a mia tutela, alle prestazioni professionali di un legale, conferendogli l’incarico di seguire l’iter previsto in questi casi.»

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«Da lunedì il team sanitario della Difesa e quello della Sanità civile dell’ATS di Sassari, dopo aver eseguito circa 1.900 visite e 3.200 tamponi in 72 case di riposo e residenze sanitarie assistite nel Sassarese, proseguiranno lo screening a favore di ulteriori 39 strutture in Gallura, ove si stima saranno effettuati ulteriori 1.300 tamponi.»

Lo rende noto il sottosegretario della Difesa (con delega alla Sanità Militare), Giulio Calvisi.

«La Task Force sanitaria, guidata dal colonnello Stefano Ciancia, composta dai medici e infermieri del Dipartimento Militare di Medicina Legale di Cagliari, della Brigata Sassari e della Marina Militare, sposterà la base operativa ad Olbia. Il team della Sanità civile che accompagnerà i militari sarà composto da medici e infermieri dei distretti sanitari di Olbia, Tempio e La Maddalena aggiunge Giulio Calvisi. Il supporto logistico continuerà ad essere garantito dalla Brigata Sassari. Gli interventi programmati si svolgeranno nei comuni di Olbia, Aggius, Aglientu, Alà Dei Sardi, Arzachena, Berchidda, Bortigiadas, Buddusò, Calangianus, La Maddalena, Luogosanto, Luras, Monti, Oschiri, Padru, Palau, Telti e Tempio Pausania. Verranno sottoposte a screeenig tutte le strutture per anziani con più di 20 ospiti, ma su richiesta dei sindaci sarà possibile estendere l’intervento anche in realtà più piccole.»

«L’invio di medici ed infermieri militari presso le strutture sanitarie della Gallura conferma ulteriormente il sostegno che la Difesa sta fornendo ai cittadini fin dal primo giorno dell’emergenza sanitaria. In particolare, dal 25 marzo scorso i nostri medici operano in Sardegna in coordinamento e in stretta sinergia con il personale dell’Azienda Tutela della Salute della Sardegna, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari e con l’Unità di Crisi Locale. Oggi la collaborazione e la sinergia si allarga ai distretti sanitari di Olbia, Tempio e La Maddalena. Un supporto garantito con elevata professionalità dalla sanità militare e che sta contribuendo alla gestione di questa emergenza sanitariaconclude il sottosegretario di Stato della Difesa -. La Difesa continuerà a garantire la massima collaborazione alla Regione Sardegna sia attraverso il supporto dei nostri medici ed infermieri, sia mediante il trasporto e la distribuzione di indumenti e materiali di protezione al Covid-19, così come continuerà ad essere assicurato il trasporto aereo dei pazienti in bio-contenimento, grazie all’impiego di un elicottero HH-21 dell’Aeronautica Militare, operativo presso la base aerea di Decimomannu.»

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Continua a migliorare, in Sardegna, la situazione sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus. Oggi sono stiat riscontrati 4 casi di positività, 2 men0 di ieri, a fronte di 1.111 tamponi eseguiti (ieri erano stati 1.155), 33.330 quelli eseguiti dall’inizio dell’emergenza. Oggi i casi testati sono stati 984 (ieri erano stati 979), per un totale di 29.503.

3 dei 4 nuovi casi positivi sono stati riscontrati nella provincia di Sassari (totale 863), 1 nella provincia di Oristano (totale 56). Nessun nuovo caso nella Città Metropolitana di Cagliari (totale 243), nella provincia di Nuoro (totale 78) e nella provincia del Sud Sardegna (totale 94).

E’ in diminuzione il numero dei pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, 87 (ieri erano 90), mentre è cresciuto quello dei pazienti in terapia intensiva, 11 (ieri erano 10). Scende sia il numero delle persone in isolamento domiciliare, 452 (ieri erano 463) sia quello degli attualmente positivi, 550 (ieri erano 553). Il numero dei dimessi guariti è salito a 665 (ieri erano 658).

Per il settimo giorno consecutivo non ci sono state vittime ed il numero totale rimane fermo a 119.

 

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Il presidente della Regione, Christian Solinas, ha diffuso pochi minuti fa, tramite l’ufficio stampa, la nota esplicativa ed interpretativa per l’attuazione delle ulteriori misure straordinarie urgenti di contrasto e prevenzione della diffusione epidemiologica da Covid-2019 nel territorio regionale della Sardegna di cui all’ordinanza n. 20 del 2.05.2020.

Sono pervenute diverse richieste di chiarimenti interpretativi in ordine ad alcuni articoli contenuti nell’ordinanza n. 20 del 02.05.2020, che si rendono mediante la presente nota esplicativa.

SPOSTAMENTI NEL TERRITORIO REGIONALE (Riferimento Art. 1)

  • Per gli spostamenti giustificati nel territorio regionale, nel caso avvengano con mezzo di trasporto proprio, il distanziamento interpersonale previsto nell’art. 1 non rileva tra soggetti conviventi a bordo del medesimo.
  • Nel caso in cui non si disponga di un mezzo privato ovvero non si abbia la patente di guida o non si sia autosufficienti è consentito farsi accompagnare da un parente o una persona incaricata di tale trasporto da e verso la propria abitazione, anche tenuto conto dell’esigenza di limitare quanto più possibile l’utilizzo di mezzi pubblici. Nel rispetto di tali condizioni, anche lo spostamento dell’accompagnatore è giustificato.
  • Tra le situazioni di necessità per le quali è possibile spostarsi oltre i confini del proprio Comune di residenza/domicilio/abitazione è ricompresa l’esigenza di fare la spesa. Di norma, la spesa deve farsi preferibilmente in esercizi ragionevolmente prossimi alla propria casa, anche se ricadenti in Comuni diversi da quello di residenza/domicilio/abitazione. Pur non essendo previsto uno specifico limite territoriale degli spostamenti per tale finalità, un allontanamento consistente dal luogo di residenza/domicilio/abitazione è consentito solo in presenza di specifiche ragioni che lo rendano necessario.

TRASFERIMENTI DA E PER LA SARDEGNA (Riferimento Art. 2)

  • Il rientro nella propria residenza, domicilio e abitazione, non è suscettibile di valutazione, tuttavia è necessaria l’autorizzazione del Presidente della Regione, al momento della partenza e dell’arrivo al solo fine di monitorare l’osservanza del periodo di permanenza domiciliare in isolamento fiduciario.
  • Nel caso di rientro autorizzato presso il proprio domicilio/abitazione/residenza, provenendo da un’altra Regione, non saranno più consentiti spostamenti al di fuori del territorio regionale, fatti salvi i restanti motivi legittimi di spostamento indicati nell’articolo.

ATTIVITÀ MOTORIE E SPORT INDIVIDUALI ALL’ARIA APERTA (Rif. Artt. 4 e 5)

  • Si intendono autorizzati gli spostamenti sui mezzi pubblici o privati, all’interno del proprio comune, per lo svolgimento delle attività motorie all’aria aperta.
  • I cittadini possono svolgere attività motoria nell’ambito del proprio Comune o Città Metropolitana.
  • La previsione dell’accompagnatore, per i minori e per le persone non completamente autosufficienti, costituisce deroga allo svolgimento individuale dell’attività motoria o sportiva, e non obbligo di accompagnamento.
  • L’attività motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente, salvo che non si tratti di persone conviventi. In caso di attività come la corsa a piedi o in bicicletta, si deve rispettare la distanza interpersonale di almeno due metri; per le semplici passeggiate il distanziamento può limitarsi ad un metro. In ogni caso sono vietati gli assembramenti.
  • Al fine di svolgere l’attività sportiva individuale all’aria aperta, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività. Gli spostamenti finalizzati all’esercizio degli sport individuali all’aria aperta sono consentiti sull’intero territorio regionale ai fini del raggiungimento dei rispettivi centri sportivi o dei luoghi di pratica degli stessi. Per gli sport individuali da praticarsi in mare è autorizzato il transito nella spiaggia e nella battigia (combinato disposto art. 5 e art. 26).

DISCIPLINE SPORTIVE NON INDIVIDUALI (Riferimento Art. 6)

  • Per gli atleti di discipline sportive non individuali, riconosciute dal CONI e dal CIP, si applica il DPCM 26.04.2020.

CURA, ALLENAMENTO E ADDESTRAMENTO CAVALLI (Riferimento Art. 7)

  • Non è consentito lo spostamento degli animali da strutture diverse da maneggi, ippodromi o proprietà private, per attività che non siano legate alla salute e al benessere dell’animale o ad altre attività esplicitamente consentite.

MANUTENZIONE SECONDE CASE (Riferimento Art. 10)

  • I pernottamenti funzionali alle attività consentite nello stesso articolo non comportano un “trasferimento stabile”.

AGENZIE IMMOBILIARI, PRATICHE AUTO (Riferimento Art. 16)

  • L’articolo si interpreta nel senso che tra le pratiche connesse al settore automobilistico sono ricomprese anche le pratiche burocratiche espletate dalle Autoscuole, ferma restando – al momento – la sospensione delle attività teoriche e di istruzione pratica alla guida delle stesse. Pertanto, limitatamente all’espletamento di tali pratiche burocratiche e nel rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 14 dell’ordinanza.
  • La visita degli immobili affidati alle agenzie immobiliari è consentita esclusivamente previo appuntamento, mantenendo il distanziamento interpersonale ed indossando idonee protezioni delle vie respiratorie e guanti. L’accesso è limitato, fino al 17 maggio 2020, ad un solo rappresentante dell’agenzia ed un solo cliente ed esclusivamente ad immobili nei quali non abiti nessuno da almeno 14 giorni.

PESCA SPORTIVA (Riferimento Art. 20)

  • L’espressione “pesca sportiva” contenuta nell’art. 20 è da interpretare in senso ampio e non tecnico. Pertanto, in essa devono ricomprendersi le pratiche ed attività comunemente definite di pesca “amatoriale” o “ricreativa”. In tutti i casi, l’esercizio della pesca sia subacquea, da terra o a lenza da natante, imbarcazione o nave da diporto può essere praticata in forma individuale, con divieto di assembramento e obbligo di distanziamento personale.
  • La pesca sportiva, subacquea, da terra o a lenza da natante, imbarcazione o nave da diporto può essere praticata nell’ambito del territorio regionale;
  • Per praticare la pesca sportiva da terra è consentito l’accesso in spiaggia compresa la battigia (combinato disposto art. 20 e art. 26);
  • Per ragioni di sicurezza, in caso di esercizio della pesca subacquea, è consentita – preferibilmente con un familiare convivente – la pratica in due persone, salva l’osservanza delle norme di distanziamento, igiene e prevenzione relative al Covid-19.
  • Per la pesca su unità da diporto superiori a sei metri, è consentita la contemporanea permanenza a bordo di uno o più familiari conviventi in ragione delle dimensioni dell’unità. Nel caso di soggetti accompagnatori non conviventi, l’imbarco è subordinato all’idoneità del natante, imbarcazione o nave da diporto al mantenimento del distanziamento interpersonale di due metri, fatti salvi il divieto di assembramento e gli obblighi di igiene e prevenzione relativi al Covid-19.

«A nome dei Vescovi della Sardegna esprimo piena soddisfazione per la ripresa, dal 18 maggio, della celebrazione della Santa Messa comunitaria nelle parrocchie, in seguito alla firma del Protocollo CEI – governo nazionale. Come Vescovi interpretiamo questo momento anche come un riconoscimento della fede del nostro popolo credente, che ha sempre desiderato un ritorno comunitario alla celebrazione eucaristica, impedito solo dalla necessità di tutelare la salute pubblica delle persone in un tempo di epidemia devastante. Ora che le condizioni della diffusione del virus sembrano allentarsi, difficile dimenticare chi ha perso la vita a causa del virus, tra i quali anche due sacerdoti. »

Mons. Antonello Mura, presidente della Conferenza Episcopale Sarda, ha accolto così l’annuncio della ripresa delle celebrazioni comunitarie.

«La notizia della firma nazionale è arrivata nel momento in cui con il presidente Christian Solinas erano state avviate le procedure per anticipare sul territorio regionale la stessa apertura, sulla base di un Protocollo comune ha aggiunto mons. Antonello Mura -. Doveroso quindi mettere in evidenza la sensibilità del Presidente, e riconoscergli di aver permesso con la sua Ordinanza del 2 maggio un confronto chiaro e un dialogo proficuo.»

«E’ certo che fino ad oggi abbiamo cercato di verificare se fosse stato possibile – anche prima del 18 maggio – la riapertura delle celebrazioni comunitarie. Abbiamo però dovuto prendere atto che le procedure richieste dal protocollo per il contenimento e la gestione dell’emergenza sanitaria – accesso ai luoghi di culto, misure di igienizzazione, indicazioni da osservare per le celebrazioni – richiedono un tempo che a livello organizzativo ci porterà ad essere pronti solo per il 18 maggio. In quel giornoha concluso mons. Antonello Muracondivideremo con le Chiese di tutta Italia una riapertura tanta attesa e molto gradita per il nostro popolo.»

 

 

 

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L’iniziativa assunta da 17 sindaci di altrettanti Comuni del Sulcis Iglesiente che hanno chiesto al ministero delle Infrastrutture dei Trasporti di essere convocati alla Conferenza dei Servizi e di potersi esprimere sul progetto Ponte/Circonvallazione di Sant’Antioco, in particolare dopo il parere negativo espresso dal comune di Sant’Antioco, è salutata con grande soddisfazione dai tre portavoce del Comitato Porto Solky, Rolando Marroccu, Alfonso Curridori e Daniele Garau che da alcuni anni si battono contro la realizzazione dello stesso progetto.

«Nell’aprile 2016 la politica si rassegnava alla costruzione di un inutile nuovo ponte a Sant’Antioco da 57,5 milioni di euro scrivono in una lunga nota i tre portavoce del Comitato Porto Solky -. Venivano sottratti i finanziamenti per la riqualificazione delle principali strade del Sulcis: ma un gruppo di cittadini non ci sta e dopo quattro anni di battaglie riesce a comporre un fronte unico di 17 Sindaci che hanno richiesto al Ministero la non realizzazione del nuovo ponte a favore del porto abbandonato di Sant’Antioco e della disastrata viabilità del Sulcis. Finalmente uno degli obiettivi primari del Piano Sulcis, ovvero lo sviluppo della nautica d’eccellenza, potrà concretizzarsi con la valorizzazione del golfo di Palmas tramite la riqualificazione del Porto di Sant’Antioco ed il miglioramento dell’intera viabilità del Sulcis. Tutto ciò potrà avvenire grazie alla rimodulazione dei 57,5 milioni di euro oggi destinati al nuovo ponte di Sant’Antioco. Il recupero di questa ingente somma e il conseguente investimento nel territorio in opere realmente funzionali allo sviluppo socio economico della provincia più povera d’Italia, renderà giustizia a chi, nel lontano 2012, aveva combattuto aspramente per vedere finanziato il Piano Sulcis.»

«Si potrebbe gridare al miracolo aggiungono Rolando Marroccu, Alfonso Curridori e Daniele Garau -: raramente in Italia i Sindaci di un intero territorio si stringono attorno alle istanze dei comitati cittadini ed associazioni ambientaliste. A breve il Provveditorato interregionale per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti potrà rigettare l’istanza dell’Anas relativa a tale opera grazie al granitico fronte unico composto da tutti i Sindaci del Sulcis. Tutto ciò è potuto avvenire a seguito dell’invito del comitato Porto Solky, esteso ai primi cittadini del territorio, ad assumere una netta presa di posizione in merito al contestato nuovo ponte. I Sindaci hanno quindi già formalmente condiviso le Osservazioni del comune di Sant’Antioco e di quelle elaborate dal Comitato stesso e sottoscritte dalle associazioni ambientaliste Grig (Gruppo di Intervento Giuridico), WWF Sardegna e Italia Nostra Sardegna. Ricordiamo che i Sindaci si erano già resi disponibili alla sottoscrizione delle osservazioni del Comitato durante le due riunioni avvenute nel marzo 2019 presso la sede dell’Unione dei Comuni del Sulcis.

Ricordiamo inoltre che, data la valenza strategica nazionale dell’opera, la mancata presa di posizione unanime del territorio avrebbe portato sicuramente all’espressione di un parere positivo per la realizzazione del ponte con il conseguente sperpero di 57,5 milioni di euro. Tutti quanti siamo fiduciosi che l’Anas prenda atto della volontà del territorio e che si renda disponibile nel contribuire alla realizzazione di interventi mirati alla messa in sicurezza della rete viaria del Sulcis, così come previsto nel piano strategico provinciale della viabilità, iniziando dalla circonvallazione per Calasetta, così come proposto all’unanimità dai comuni di Sant’Antioco, Calasetta, Carloforte, Carbonia, Domusnovas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Giba, Perdaxius, Masainas, Villaperuccio, Tratalias, Nuxis, Narcao, Santadi, Sant’Anna Arresi e Piscinas.»

«La vicenda del Nuovo Ponte di Sant’Antioco resterà nella storiasottolineano Rolando Marroccu, Alfonso Curridori e Daniele Garau -. Facciamo un riepilogo dei passaggi più salienti:

2008 – a seguito di semplici verifiche visive, l’attuale ponte viene considerato pericolante e proposto un intervento per la messa in sicurezza dal costo di 12 milioni di euro. Il Comune (con risorse esigue) fa installare nella struttura dei sensori e piccoli semafori che iniziano a terrorizzare la popolazione. Da allora si instaura una campagna di terrorismo psicologico che per anni ha convinto tutti sull’urgente necessità di realizzare un nuovo ponte o tunnel in sostituzione del “pericolante ponte” (così come veniva descritto dai media).

2012 – Senza il coinvolgimento della popolazione, si iniziava a progettare un nuovo collegamento terrestre tra l’istmo e l’isola madre. Sin da subito si escludeva la soluzione tunnel a favore di un nuovo ponte dal costo iniziale di “soli” 19 milioni di euro (a fronte dei 12 necessari per la manutenzione di quello “pericolante”).

2015 – Viene alla luce il Nuovo Ponte di Sant’Antioco che, dopo tre anni, ha assunto le dimensioni di un mastodontico viadotto composto da 25 piloni, lungo 2 km e alto 18 metri. Il costo per la sua realizzazione nel frattempo viene triplicato è raggiunge la pazzesca cifra di 57,5 milioni di euro. Per coprire tali costì vengonosottratti i finanziamenti inizialmente previsti dal Piano Sulcis per la viabilità primaria del territorio. I Sindaci, loro malgrado, a fronte del pericolo di crollo furono quasi obbligati ad accettare questo nuovo ponte, che oltre a sostituire quello attuale sempre più pericolante, fu definito “strategico” per lo sviluppo della nautica all’interno della laguna di Sant’Antioco e che avrebbe dovuto rappresentare il volano di sviluppo dell’intero Sulcis (senza tener conto che la laguna di Sant’Antioco è uno specchio d’acqua dai fondali bassissimi e sabbiosi, mentre il vero porto di Sant’Antioco è nel golfo di Palmas e quindi aperto alle rotte del Mediterraneo).

2016 – La popolazione di Sant’Antioco mal gradiva un’opera calata dall’alto e cercava di convincere la politica ad un cambio di rotta per far realizzare un tunnel al posto del nuovo ponte (ricordiamo che si era ancora convinti che il ponte fosse pericolante). Purtroppo, fu tutto vano perché già dal 2012 era già stata prepotentemente decisa la realizzazione di tale nuova opera. Nell’aprile 2016, l’allora Consiglio comunale di Sant’Antioco, deliberava per la realizzazione del nuovo ponte dando il via libera all’Anas per la messa a bando (si vuole precisare che si presero decisioni senza avere una minima idea di come sarebbe stato stravolto l’accesso alla città e dell’assurdo impatto paesaggistico dell’opera, che tra l’altro andrebbe ad occultare la vista dell’antico ponte romano). A seguito della delibera, attorno alla vicenda calò forte il senso di rassegnazione da parte di tutte le forze politiche sia regionali, che comunali.

Un gruppo di cittadini, cercando di dare voce al malcontento generale, iniziò un lavoro di ricerca sugli studi, atti e delibere che avevano portato a certe scelte.

Maggio 2017 – A Sant’Antioco si costituiva il Comitato cittadino Porto Solky, che consapevole che questa scelta, fondata su presupposti errati e considerazioni che risulteranno inattendibili, si opponeva a tale opera, che altro non è che uno sperpero di soldi per la realizzazione di un’infrastruttura inutile con l’obiettivo di una rimodulazione dei finanziamenti a favore della riqualificazione del porto di Sant’Antioco e della messa in sicurezza dell’intera viabilità, quale vero volano di sviluppo socio economico per l’intero territorio. Durante i numerosi incontri si iniziavano ad evidenziare tutte le anomalie e incongruenze rilevate in merito alle previste opere dal Piano Sulcis per lo sviluppo della nautica.

Non meno impegnativa era stata la lotta alle innumerevoli fake news che contribuivano a diffondere rassegnazione sulla vicenda (penali multimilionarie, pericolosità del ponte, lavori di imminente avvio…).

Nonostante tutto, grazie alla fiducia della popolazione e dei media che hanno sempre condiviso le denunce, le critiche e le proposte del Comitato Porto Solky, si è riusciti a “risvegliare le forze politiche locali, Regionali e Governative rendendo tutti consapevoli del fatto che vi erano diversi problemi relativi ai progetti del piano Sulcis che rischiavano di ottenere un risultato contrario alle richiesta  di rilancio della provincia più povera d’Italia.

Ad ottobre 2017 era stata presentata anche un’interrogazione parlamentare, tutt’ora in corso.

2017-2020 – in questo triennio il comitato con determinazione e caparbietà ha ricercato gli atti, gli indirizzi e gli studi, evidenziandone le criticità e le contraddizioni e divulgandole alla popolazione e alla politica raggiungendo gli obiettivi che ci si erano prefissati:

– elaborazione Osservazioni congiunte con associazioni ambientaliste;

richiesta esecuzione prove di carico sull’attuale ponte;

– presa di coscienza da parte della politica a tutti i livelli;

– coesione di intenti con i Sindaci del territorio;

– condivisione di un progetto di sviluppo della nautica tramite la valorizzazione del golfo di Palmas;– riqualificazione delle principali tratte viarie del Sulcis;

– riqualificazione del ponte attuale

«Ringraziamo l’intera popolazione per la costante e sentita partecipazione ai numerosi incontri pubblici svoltosi nel corso degli anni. Ringraziano tutti i giornalisti che puntualmente hanno dato loro spazio in quotidiani, radio e TV. Ringraziamo i Sindaci del territorio per la fiducia riposta. Infine, ringraziamo, soprattutto, tutti quei cittadini che a vario titolo hanno collaborato attivamente alle infinite sessioni del gruppo di lavoro del comitatoconcludono i tre portavoce del Comitato Porto Solky -. Un esempio di partecipazione informata che auspichiamo diventi una regola per la pianificazione e per la realizzazione delle opere infrastrutturali che il territorio rivendica. Il tutto per evitare di perdere tempo e denaro con scelte calate dall’alto e che, come in questo caso, non tengono conto delle reali esigenze e aspettative delle popolazioni interessate.»

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Gli esercizi commerciali e i servizi di cura alla persona, a Iglesias, riapriranno lunedì 18 maggio. 

«L’ordinanza del presidente della Regione Autonoma della Sardegna n. 20 del 2 maggio 2020, con riferimento agli articoli nn. 23 e 24, a partire dall’11 maggio delega ai Sindaci la possibilità di permettere l’apertura di attività di rivendita come negozi di abbigliamento, di calzature, gioiellerie e profumerie, e di servizi di cura alla persona come parrucchieri, estetisti e tatuatori, limitando le aperture alle suddette attività, ed escludendo la piena apertura al pubblico dei servizi di ristorazione, come bar e ristorantisi legge in una notaed il sindaco di Iglesias, dopo una attenta valutazione della situazione e dopo essersi confrontato con il Consiglio comunale, con il prefetto di Cagliari, con le parti sociali, e con l’associazione dei Comuni della Sardegna, ritiene opportuno non adottare il provvedimento di apertura e di rinviarlo, per le seguenti motivazioni:
– L’indice Rt di trasmissibilità dell’infezione, indicato dalla Regione Sardegna come parametro per l’apertura degli esercizi commerciali, risulta per il comune di Iglesias “non classificabile”, e quindi non superiore o inferiore rispetto al tetto dello 0,5 % indicato nella stessa ordinanza n. 20 del 2/05/2020;
– L’assenza di protocolli di apertura chiari per gli esercizi commerciali e di linee guida da parte dell’INAIL;
– L’esigenza di attendere una settimana per acquisire protocolli e linee guida più chiare, al fine di tutelare sotto il profilo penale, civile e patrimoniale gli esercenti, che rappresentano la categoria maggiormente soggetta a ricadute negative.»
«Sono perfettamente consapevole che la scelta di non permettere un’apertura anticipata degli esercizi commerciali e dei servizi di cura alla persona sia impopolare, ma è il momento di assumere decisioni per il bene della collettività e, soprattutto, per permettere una piena ripartenza con regole certe e con protocolli chiari spiega il sindaco di Iglesias, Mauro Usai -. Se così non fosse, rischieremmo di provocare un ulteriore danno agli esercenti, permettendo loro di aprire con il rischio di dover poi imporre una nuova chiusura di fronte ad ulteriori disposizioni, come avvenuto nel caso della Regione Calabria.»
«Alla data di oggi, sabato 9 maggio, nonostante l’ordinanza della RAS preveda espressamente la pubblicazione sul sito istituzionale della Regione, con cadenza giornaliera, a partire dal giorno 8 maggio 2020 del parametro dell’indice di trasmissibilità Rt rilevato per ciascun Comune della Sardegna, non sono stati ancora forniti dati che rafforzerebbero un eventuale provvedimento di riapertura delle attività commercialiaggiunge Mauro Usai -. Nel caso dovessero arrivare prima della data di lunedì 18 maggio protocolli chiari per una riapertura, provvederò immediatamente ad emanare un’ordinanza che permetta la ripartenza delle attività commerciali e dei servizi alla persona.
Nei prossimi giorni, dopo aver messo in campo esenzioni tributarie su TARI e TOSAP, e provvedimenti finalizzati allo snellimento delle pratiche burocratiche per le attività commerciali in difficoltà, proseguirò nel confronto con il Governo e con la Regione, per farmi portavoce dei lavoratori e delle lavoratrici del settore, che più stanno subendo l’emergenza in corso.»
«Come sindaco di Iglesias sarò in prima linea nella rivendicazione del diritto al lavoro, alla salute ed alla sicurezza per tutte le persone che chiedono a gran voce di ripartireconclude Mauro Usai -. Sono pronto ad affrontare con loro questa battaglia, al di là degli schieramenti politici.»