8 November, 2026

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La Giunta regionale ha approvato in via preliminare il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera in emergenza Covid-19, così come previsto dal decreto legge licenziato dal Governo lo scorso 19 maggio.

Indicato nel provvedimento, varato dall’esecutivo regionale su proposta dell’assessore della Sanità, Mario Nieddu, il potenziamento delle attività assistenziali attraverso l’incremento del numero di posti letto di terapia intensiva, che passano da 135 a 236 in totale nell’Isola, e sub-intensiva, ulteriori 115 attivabili con la riconversione, all’occorrenza, di posti letto individuati in altri reparti ospedalieri.

«L’obiettivo – spiega Mario Nieddu – è rendere ancora più efficiente la nostra capacità di risposta all’emergenza, rendendo strutturali quelle soluzioni di assistenza ad alta intensità di cure che ovunque si sono rese necessarie durante le fasi più critiche della pandemia.»

Per l’incremento delle terapie intensive e subintensive, il piano individua diverse strutture su tutto il territorio e, in via prioritaria, i presidi ospedalieri dell’Isola già predisposti nell’emergenza alla gestione dei casi Covid-19 (Santissima Trinità di Cagliari, San Francesco di Nuoro e cliniche San Pietro dell’Aou di Sassari), integrandoli con gli ospedali San Martino di Oristano e Santa Barbara di Iglesias.

«In caso di emergenza – spiega l’assessore regionale della Sanità, in riferimento al caso specifico del Santa Barbara – la struttura consentirebbe la gestione dei pazienti affetti da Coronavirus mantenendo libero il vicino Cto e potrebbe, se necessario, fornire supporto al Santissima Trinità.»

E’ prevista anche l’attivazione di 6 posti di terapia intensiva pediatrica al Santissima Trinità: «Già operativi durante l’emergenza – precisa l’assessore regionale della Sanità – i percorsi nascita dedicati alle partorienti positive al coronavirus, con il supporto della terapia intensiva neonatale e delle equipe dell’Azienda ospedaliera Brotzu. L’attivazione dei posti letto in terapia intensiva pediatrica completano l’offerta assistenziale in un presidio che, in relazione all’andamento dell’epidemia, sarebbe dedicato esclusivamente alla gestione dei pazienti Covid.»

Il potenziamento riguarderà anche adeguamenti strutturali per la realizzazione di percorsi separati e, nei pronto soccorso, di aree di permanenza dedicate ai casi sospetti. Interventi per cui è prevista una dotazione finanziaria di circa 42 milioni di euro, che includono le risorse per l’acquisto delle attrezzature necessarie (come letti, ventilatori e monitor) e dei mezzi per i trasferimenti secondari dei pazienti (trasporti tra i presidi ospedalieri e le dimissioni protette).

Per il potenziamento delle terapie intensive e la gestione del trasporto dei pazienti è anche autorizzata, nell’anno in corso, la spesa di 5 milioni di euro (dal bilancio nazionale) per l’assunzione di medici, infermieri, oss ed autisti, a cui si aggiungono 7,2 milioni di euro (dal bilancio regionale) per il 2021.

«L’emergenza Covid-19 ha certificato la necessità e l’urgenza di investire nel nostro sistema sanitario, sia in termini di risorse, sia sul piano organizzativo. Un’impostazione a cui eravamo già orientati ben prima che il virus facesse la sua comparsa – conclude l’assessore della Sanità -. L’andamento dei contagi sul nostro territorio conferma l’efficacia delle misure messe in campo dalla Regione per contrastare l’epidemia e il piano approvato punta a consolidare gli sforzi e l’esperienza maturati a oggi, per la tutela della salute dei cittadini.»

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«Siamo ottimisti per il futuro ma vogliamo potenziare il sistema sanitario regionale per far fronte a qualsiasi evenienza che dovesse determinarsi nei prossimi mesi. Il virus non è scomparso, dobbiamo quindi mantenere alta la guardia con un comportamento responsabile, confidando, tuttavia, nell’adeguata capacità di accoglienza e assistenza sanitaria dei nostri presidi.»

Il presidente della Regione, Christian Solinas, commenta l’approvazione del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera della Sardegna che si affianca alla ripresa delle attività ordinarie negli ospedali.

«Con questo piano – precisa il presidente – la Regione investe ulteriori 42 milioni di euro per la sicurezza sanitaria dei sardi e dei turisti, modulando l’intervento su diversi scenari che potrebbero presentarsi nei prossimi mesi.»

Il piano prevede l’incremento del numero di posti letto di terapia intensiva, da 135 a 236, e sub-intensiva, ulteriori 115 attivabili con la riconversione di posti letto già esistenti. E’ confermata l’individuazione dei presidi ospedalieri predisposti nella fase acuta dell’emergenza Covid-19, il progetto di potenziamento individua gli altri presidi che affiancheranno le strutture dedicate nelle fasi di diagnosi, accoglienza e ricovero. Ulteriori 12 milioni di euro sono invece destinati all’assunzione di nuovo personale nel sistema sanitario regionale.

«Si tratta di un investimento importante che conferma la grande attenzione della Giunta alla qualità del servizio sanitario regionale, premiato da numeri confortanti che ci collocano tra le Regioni meno colpite dalla pandemia», conclude il presidente della Regione.

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«Il Santa Barbara di Iglesias è fra gli ospedali che vedranno un incremento dei posti letto previsti per fronteggiare l’emergenza Covid.»

A comunicarlo è il consigliere regionale della Lega, Michele Ennas. «L’inserimento del nostro ospedale nel piano regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera è un importante segnale d’attenzione verso la nostra città ed il nostro territorio – spiega Michele Ennas -. Il provvedimento, approvato in via preliminare dalla giunta su proposta dell’assessore Mario Nieddu, prevede l’incremento di posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva. Questo fa del Santa Barbara un ospedale strategico nella battaglia al Covid. Un grande risultato a cui stiamo  lavorando da tempo e, con l’ultima delibera, prosegue il progetto che avevamo pensato e che la giunta sta portando avanti.»

«Con coerenza – aggiunge Michele Ennas – stiamo dimostrando di perseguire l’obiettivo di valorizzare la nostra sanità e di guardare ai territori. Per il territorio, in particolare per Iglesias, è un risultato storico e un importante conquista perché il Santa Barbara diventerà punto di riferimento, insieme al Santissima Trinità di Cagliari, per tutto il Sud Sardegna. Ora il piano, che sarà attuato con l’impiego di fondi della Protezione Civile nazionale, sarà sottoposto al vaglio del ministero.»

«Abbiamo sempre detto che il nostro territorio non si sarebbe sottratto dal fare la sua parte in questa emergenza e dopo l’istituzione dell’USCA, mettiamo a segno un ulteriore traguardo verso la riqualificazione e valorizzazione dei nostri presidi. Dopo anni di tagli, depotenziamenti e svuotamenti di reparti, vediamo importanti investimenti ed è la chiara dimostrazione dell’attenzione allo sviluppo e l’incremento dei servizi sanitari erogabili nel territorio che vogliamo portare avanti – conclude Michele Ennas -. Sarò vigile e mi attiverò affinché la commissione sanità approvi il piano così come proposto dalla giunta regionale nel più breve tempo possibile.»

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Altri 3 casi positivi al Covid-19 sono stati riscontrati nelle ultime 24 ore in Sardegna su 1.351 tamponi eseguiti. Sono 1.362 dall’inizio dell’emergenza. Nell’ultimo aggiornamento dell’Unità di crisi regionale sono stati rilevati un caso positivo nella provincia di Oristano e due nella provincia Sassari. In totale nell’Isola sono stati eseguiti 62.145 tamponi. I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 11, di cui 1 in terapia intensiva, mentre 49 sono le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 1.128 pazienti guariti (+19 rispetto al dato precedente), più altri 43 guariti clinicamente. Nel bollettino odierno non si registrano nuove vittime, 131 in tutto.

Sul territorio, dei 1.362 casi positivi complessivamente accertati, 252 sono stati accertati nella Città Metropolitana di Cagliari, 99 nel Sud Sardegna, 60 (+1 rispetto al precedente aggiornamento) a Oristano, 79 a Nuoro, 872 (+2) a Sassari.

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Sono stati installati nuovi cestini portarifiuti e fioriere al centro di Carbonia. Prevenire l’inciviltà, l’incuria e il degrado del centro cittadino, dotandolo di nuovi cestini portarifiuti e fioriere in grado di garantire un maggiore decoro urbano negli spazi di piazza Marmilla, via Manno e piazza Roma è l’obiettivo dell’Amministrazione comunale che mira a sensibilizzare maggiormente la popolazione – in particolare i giovani – ad una corretta igiene dei luoghi e delle aree pubbliche e ad un’opportuna differenziazione dei rifiuti, a distanza di pochi giorni dagli episodi di inciviltà messi in atto da alcune persone che, incuranti del rispetto degli spazi comuni, hanno consumato le proprie bevande di plastica e vetro, per poi lasciarle incautamente ai bordi dell’Anfiteatro di piazza Marmilla, senza provvedere al loro ritiro.

Ieri l’Amministrazione comunale ha installato:

  • 2 cestini per la raccolta differenziata in granito bianco, in piazza Marmilla, che diventeranno 3 all’inizio della prossima settimana;
  • 2 cestini per la raccolta differenziata in marmo bianco, di cui uno in Largo Montuori e il secondo in via Roma, lato passeggiata in prossimità di via Manno;
  • 1 cesto per rifiuti indifferenziati di pregio in granito bianco posizionato in piazza Roma, lato Campanile di San Ponziano;
  • 2 fioriere in piazza Roma, lato Campanile di San Ponziano.

Il cesto portarifiuti e le fioriere di piazza Roma, serviranno anche come barriere antintrusione in caso di svolgimento di eventi pubblici.

       

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L’accertamento dei due casi positivi a San Gavino Monreale, ieri ha evidenziato ancora una volta la necessità di tenere ancora alta l’attenzione e, soprattutto, la cura delle azioni di contrasto e prevenzione dalla diffusione del Covid-19. Anche la giornata di ieri, comunque, in Sardegna ha registrato elementi positivi, considerato il più alto numero di tamponi eseguiti, 1.238, e il completo svuotamento dei reparti di terapia intensiva. I pazienti ricoverati in ospedale con sintomi sono scesi a 11, 56 le persone in isolamento domiciliare (ben 39 in meno rispetto alle precedenti 24 ore), 67 gli attualmente positivi (41 in meno). I pazienti dimessi/guariti sono ora 1.161 (43 in più nelle ultime 24 ore). Resta invariato il numero dei decessi dall’inizio dell’emergenza, 131.

 

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La Storia dell’Uomo subisce sempre cambiamenti a causa dei grandi eventi:
– La Prima Guerra Mondiale fece sparire i grandi Imperi: quello Turco, l’Austroungarico, e quello Russo.
– La Seconda Guerra Mondiale fece sparire il Nazifascismo e fece nascere il blocco Comunista opposto a quello Atlantico.
– Il crollo del Muro di Berlino fece cadere la divisione del mondo in due blocchi: quello Russo e quello Atlantico.
– Il crollo delle Torri Gemelle intaccò la primazia Americana nel mondo e introdusse nella Storia i fermenti dell’Islam moderno.
– La Pandemia di Covid-19 cambierà nuovamente tutto. Cambierà i rapporti politici e economici internazionali; cambierà il ruolo dell’Europa tra il blocco Russo, quello Cinese e quello Americano; l’Italia dovrà superare una crisi economica da causa sanitaria, e vedrà cambiare la qualità della vita, il lavoro, il commercio, le abitudini familiari, la cultura, la vita religiosa, l’istruzione e la Sanità.
Con l’ingresso nella “Fase 2” il virus è ancora presente fra di noi tuttavia non viene percepito come pericolo potenziale. Le differenze di valutazione sulla pericolosità attuale del virus creano sconcerto. Si va dal “negazionismo” della sua esistenza all’allarme. Per interpretare le diverse opinioni e, per capire la verità, bisogna esaminare le fonti che sono diversissime. Vi sono:
– I Medici Clinici: essi valutano l’andamento dell’epidemia secondo lo stato di salute dei loro assistiti.
– I Microbiologi: questi valutano seguendo le regole della Microbiologia.
– Gli Epidemiologi: questi sono dei Fisici-Matematici che interpretano le curve di frequenza dei fenomeni.
– Gli “Influencer”: essi diffondono opinioni secondo interessi di parti sociali.
– I Politici: che vogliono conservare il consenso elettorale.
– Gli Economisti: che verificano le implicazioni economiche scatenate dall’epidemia.
– I Virologi: che studiano in laboratorio il virus e cercano di capire 3 cose.
a) Quale sia il serbatoio vivente dove si nascondono;
b) Quando si ripresenteranno nella seconda ondata;
c) Se il virus è mutato.

Per capire le differenze di opinione di queste diverse 7 fonti, si può rispondere con una frase scritta da David Quammen, 8 anni fa, nel libro “Spillover”: «La fine di un’epidemia produce grande felicità nei Governanti, mentre è considerata una grave iattura dai virologi che non possono più scoprire il “ serbatoio biologico” del virus».

Da questa dichiarazione, si capiscono i differenti obiettivi e l’inevitabile differenza di valutazione. Per meglio esprimere quanto sta succedendo col Coronavirus, può essere utile vedere cosa sta
avvenendo per un altro virus: il virus Ebola.
L’Ebola è un RNA-virus come il Coronavirus, ma è più cattivo. Appartiene alla categoria di rischio 4, mentre il Coronavirus è a rischio 3. E’ mortale nell’80 per cento degli infetti. Compare nelle foreste africane, ed è certo che il serbatoio è un animale. Non è stato ancora scoperto quale sia il suo “serbatoio biologico”. Si sa che uccide scimmie, gorilla e uomini, ma non si sa dove viva per poterlo eradicare. Ciò che lascia interdetti, è che compare improvvisamente e quasi contemporaneamente in luoghi lontanissimi fra di loro. Poi, così come è comparso, scompare. Non esiste una cura specifica. L’unica difesa efficace è: il distanziamento sociale, le mascherine e i guanti.

Si sono avute epidemie gravissime nelle Repubblica democratica del Congo, nelle Filippine e anche in una colonia di macachi in cattività in America. Sono stati scoperti 5 ceppi di questo virus. Esiste un vaccino solo per il ceppo n. 5 detto “Zaire Ebola”. Tutt’oggi i virologi non sanno quale sia l’animale in cui si nasconde e dentro il quale può viaggiare per il mondo. L’unica “fortuna” è che, essendo molto letale, la vittima colpita viene rapidamente uccisa. In tal modo, l’epidemia si autodelimita perché il paziente muore prima che possa contagiare altri. Ciò è, tuttavia, una iattura, perché i virologi non fanno in tempo a studiarlo.
In questo momento i virologi italiani sono particolarmente preoccupati perché non sono stati ancora individuati i “serbatoi biologici umani” che conservano dentro di sé il Coronavirus fino alla prossima epidemia. Sul futuro nessuno scienziato serio azzarda previsioni. Quindi si può supporre tutto: che il virus scompaia per sempre oppure che ritorni una fiammata pandemica a sia peggiore della prima.
Dato questa premessa possiamo solo dire: «Non so nulla…Però mi preparo per una eventuale nuova ondata».
Con la fine del lockdown, è iniziata la “Fase 2″ e l’unico presidio che abbiamo è ancora rappresentato dalle mascherine e dal distanziamento sociale. Però stiamo vedendo che la gente tende a ignorare
le prescrizioni e tornare allo stile di vita precedente alla pandemia. Questo è un problema. Ognuno di noi può risolvere il problema nazionale prendendosi cura della propria Sanità locale. Ma esistono delle difficoltà oggettive: per esempio tutt’oggi nessuno di noi, neppure gli stessi Medici di Base e gli Ospedalieri non sanno a chi rivolgersi per eseguire l’esame sierologico o il tampone rinofaringeo in regime ordinario. Questi due esami sono fondamentali per scoprire il portatore sano, chi ha avuto la Covid-19 senza saperlo e coloro che sono suscettibili di contagio. Senza questi dati elementari non ha senso l’app “Immuni”.
Questo dà la misura della totale impreparazione del nostro territorio per la diagnosi di laboratorio per Covid-19.
La cosa grave è che la nostra inadeguatezza sanitaria è molto più profonda. Riguarda ormai anche le malattie comuni che mettono in pericolo la vita. L’attenzione catturata dal Covid ci sta impedendo di vedere le gravi deficienze sanitarie da cui siamo afflitti, per cui non possiamo efficacemente contrastare neppure tutte le altre patologie.
Giovedì 4 giugno 2020, con stupore abbiamo letto alla pagina 8 dell’Unione Sarda che l’assessore regionale della Sanità ha dichiarato: «Pronti i protocolli per la ripresa delle attività ordinarie». Poi ancora il cronista scrive: «Lievitano le liste d’attesa. Cittadini disperati. I Sindacati minacciano lo sciopero. Fondi stanziati per l’abbattimento delle liste d’attesa = 21,5 milioni».
Contemporaneamente, tutti i Servizi ospedalieri sono stati preavvisati per la ripresa delle attività ambulatoriali ordinarie, sia sotto forma di visite specialistiche, sia sotto forma di esami di laboratorio, di cardiologia, e radiologia. Naturalmente dovrebbero riprendere con regolarità gli interventi chirurgici ordinari.
Queste notizie dovrebbero provocare sollievo. In realtà fanno sprofondare nello stupore. Ciò che viene annunciato è semplicemente impossibile da realizzarsi sia a Carbonia sia ad Iglesias. E la colpa non è del Covid-19.
Già da anni si è proceduto alla demolizione sistematica dell’apparato ospedaliero del Sulcis Iglesiente. E’ falsa l’idea che Iglesias abbia 3 ospedali. In realtà il Crobu è chiuso da anni. Il Santa Barbara è praticamente chiuso. Persiste un ambulatorio di Oculistica. Il CTO ha perso diverse specialità. E’ finita l’epoca della Chirurgia Pediatrica e del reparto di Oculistica. E’ praticamente “evaporato” il reparto di Ostetricia e quello di Pediatria. La Chirurgia Generale ha perso i suoi chirurghi anziani e oggi funziona come Weeck Surgery. Cioè chiude i battenti il venerdì sera e riapre il lunedì. Così pure chiude la Nefrologia e Dialisi nei fine settimana e nei festivi. La Radiologia e l’Endoscopia Digestiva sono ridotte ad attività minimali rispetto al passato. Il personale globale è ridotto.
A Carbonia, nel periodo pre-covid e durante il Covid, l’Ospedale è stato, senza mezzi termini, “saccheggiato”. Chiusa l’Ostetricia e Ginecologia, chiusa la Pediatria, chiusa l’Anatomia Patologica.
Gravissima la menomazione dell’organico di Medici in Radiologia. Fino a poco tempo fa, tra Iglesias e Carbonia, le radiologie avevano 22 Medici specialisti. Oggi ne hanno solo 12 fra i due Ospedali, con enormi problemi di turnazione. I pochissimi Medici residuati sono oberati di lavoro d’urgenza. Eseguono in media 3.500 esami a testa all’anno, mentre negli ospedali normali (cioè quelli normodotati di Cagliari e Sassari) arrivano a 2.000 esami a testa all’anno. A Carbonia si eseguono 30 TAC al giorno. Ad Iglesias 30 la settimana (calo dovuto alle attività diminuite nei reparti ridotti in personale, posti letto e sedute operatorie). Si assicurano le urgenze giorno e notte senza requie.
E’ difficilissimo assicurare l’essenziale in uno stato di urgenza perenne. E’ semplicemente impensabile ritenere di far credere alla popolazione che potrà prenotare e ottenere TAC e Risonanze Magnetiche ambulatoriali in tempi brevi. L’unico sbocco possibile sarà sempre la ricchissima e dotatissima Cagliari. A tanto disagio della popolazione, corrisponde un profondo disagio degli specialisti. Ne consegue il desiderio di lasciare questi ospedali diseredati per altri lidi.
Gli Anestesisti Rianimatori sono stati gravemente ridotti di numero tanto da non poter assicurare le sedute operatorie routinarie che erano usuali fino a 5 anni fa. Oggi si può operare in regime di estrema urgenza. Le Chirurgie, a dispetto delle infinite liste d’attesa, non possono convocare i pazienti, perché non possono operare come sarebbe necessario, a causa dell’esiguità del numero di Anestesisti. Naturalmente ciò comporta la “mobilità passiva” dei pazienti verso altri ospedali, incrementando fortemente le spese.
L’Ortopedia è stata “saccheggiata” anche pochi giorni fa. Sono stati portati via i due chirurghi più anziani. Rimangono il Primario incaricato e alcuni giovani Medici. Se nostra madre cadesse accidentalmente a casa e si fratturasse il femore, avrebbe necessità di un intervento d’urgenza, non differibile oltre le 24 ore. E’ noto, infatti, che i protocolli impongono l’intervento immediato per prevenire l’alta mortalità da broncopolmonite ipostatica o l’embolia polmonare da trombosi venosa profonda. Ebbene, non si può operare e salvare la vita a questi pazienti secondo i canoni prescritti dalle regole a causa della mancanza di Ortopedici e Anestesisti. L’attesa per l’intervento sarebbe di 7-10 giorni.
Altro che Covid 19!
La vera pandemia che strangola i nostri Ospedali è molto peggio del virus. Uccide, anche questa, come il Covid, ma con una dinamica che assomiglia di più a quella che ha soffocato il povero George Floyd a Minneapolis.
La situazione dell’Emodinamica di Carbonia è un affronto a tutta la popolazione che grida giustizia. Non è minimamente pensabile che uno qualsiasi di noi possa avere un infarto al cuore fra le ore 8.00 e le 16.00, dal lunedì al venerdì, ma non possa averlo un minuto dopo quell’ora perché alle 16.00 il Servizio di Emodinamica chiude e resta chiuso dalle 16.00 del venerdì alle 8.00 del lunedì successivo. Cosa fa allora l’infartuato? Rimonta in macchina e, se ci arriva ancora vivo, va al Brotzu. Una volta lì, fa di nuovo la fila in codice rosso per essere visitato, ricoverato e portato in Cardiologia. Qui, se è ancora vivo, viene preparato per l’angioplastica. Naturalmente, così si perdono ore preziose per la sopravvivenza. E’ evidente che la vita del nostro infartuato non ha un valore tale da convincere i Responsabili ad assumere il personale mancante in Emodinamica a Carbonia e a tenere il servizio sempre attivo, 24 ore su 24.
Il punto è proprio questo: quanto valgono le vite della vecchietta fratturata al femore e quella dell’infartuato? Valgono molto poco. I nostri rappresentanti politici dovrebbero porsi il problema.
E’ molto difficile crederci, però è necessario credere almeno al Presidente Sergio Mattarella: speriamo, per la ripresa del post Covid, nell’“unità morale della Nazione”. Oppure, cerchiamo intensamente di credere alle parole del Governatore della Banca D’Italia Ignazio Visco che pochi giorni fa ci ha esortato a redigere un “nuovo contratto sociale”. Finché non ci proveranno che anche noi siamo coinvolti come parte contraente nel “nuovo contratto sociale” dobbiamo pensare che sia solo retorica.

Mario Marroccu

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I due nuovi casi positivi al Covid-19, in Sardegna, ieri sono stati riscontrati a San Gavino Monreale. Ne ha dato comunicazione l’Amministrazione comunale in un breve comunicato pubblicato nel sito internet istituzionale.

«Oggi, purtroppo, si evidenziano due nuovi casi di positività da Covid-19 – si legge nel comunicato -. In queste ore si sta procedendo alla ricostruzione dei contatti delle persone positive.
In attesa di definire il quadro della reale situazione si esortano tutti i cittadini alla necessaria attenzione, con la consapevolezza che la battaglia contro il virus è ancora in corso.
Il momento richiede ancor più attenzione e rispetto di tutte le regole legate al distanziamento sociale e alla protezione dalla diffusione del virus – conclude il comunicato dell’Amministrazione comunale di San Gavino Monreale –. Pertanto, vi comunichiamo che attualmente a San Gavino Monreale riscontriamo i due nuovi positivi, 4 persone in quarantena ed una persona in isolamento fiduciario da rientro in Sardegna.»

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Avere una rappresentanza in grado di dialogare con le istituzioni e porsi come interlocutore specialistico nella definizione di normative specifiche di settore e nella regolamentazione professionale degli operatori del cicloturismo. Sono queste alcune delle ragioni che stanno alla base della nascita di “Sardegna Cicloturismo”, prima associazione di categoria no-profit del settore in Sardegna che si propone di riunire, sotto un’unica sigla, guide, noleggi e tour operator specializzati, accomunati tra loro dal proporre un turismo alternativo, basato sull’uso della bicicletta.

L’associazione pone tra i suoi obiettivi quelli di avviare un dialogo diretto con le istituzioni, sia locali che regionali, allo scopo di progettare infrastrutture specifiche e di promuovere la Sardegna all’estero come meta privilegiata riformare la normativa per il riconoscimento professionale ed attuare un percorso di formazione che risponda alle richieste reali del comparto.

“Sardegna Cicloturismo” si propone anche di rappresentare e tutelare gli operatori del settore, di valorizzare la Sardegna sul mercato internazionale quale meta privilegiata per il “Turismo in bicicletta” e di instaurare un legame solido con le realtà della società civile e con le istituzioni al fine di incentivare la tutela del territorio regionale e la valorizzazione della sicurezza stradale.

Infine, si pone l’obiettivo di realizzare e coordinare una rete tra gli operatori del settore e le attività produttive in diversi settori merceologici e di servizi, anche attraverso l’attivazione di convenzioni dedicate.

«Siamo consapevoli dell’importanza che il Cicloturismo ricopre tra le forme di turismo attivo – sostengono i promotori dell’iniziativa – e di come sia in grado di generare importanti volumi d’affari, sia per le economie locali che per i tour operator internazionali e gli operatori professionisti. La Sardegna rappresenta una meta ideale per questa forma di turismo, grazie al clima mite, alla bellezza e varietà del suo territorio, e ad una rete stradale extraurbana poco trafficata che ben si presta ad essere percorsa dagli amanti delle due ruote. L’isola è in grado di attrarre un considerevole numero di visitatori, tra pedalatori occasionali, amatori e sportivi, con differenti capacità di spesa e, a ragion veduta, può ambire a competere con realtà consolidate ed affermate come Maiorca e le Isole Canarie, solo per citare due esempi. Ora più che mai, pensando alla ripresa post-Covid,  è indispensabile puntare sul cicloturismo e sul turismo attivo per aiutare l’economia della Sardegna: i nostri visitatori portano reddito diffuso e non generano problemi di distanziamento sociale.»

L’associazione, pertanto, si rivolge sia alle persone fisiche, ossia alle guide cicloturistiche ed ambientali escursionistiche vicine al settore del cicloturismo, sia alle le persone giuridiche, quali noleggi e tour operator, nella figura di un loro rappresentante, che volessero affiliarsi.

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Il gruppo della Lega in Consiglio regionale ha presentato una mozione sul Piano Sulcis.

«La bocciatura del progetto del ponte di Sant’Antioco è la bocciatura anche di una visione politica dello sviluppo economico e infrastrutturale del territorio che deve essere necessariamente rimessa in discussione – si legge in una nota stampa della Lega -. Il Piano Sulcis avrebbe dovuto garantire il rilancio di un territorio in forte crisi socioeconomica ma non è riuscito nel suo intento e anzi, con il tempo è apparso sempre più nebuloso e non all’altezza delle aspettative tagliando progressivamente fuori i Comuni dai processi di pianificazione territoriale. Obiettivi mancati  sia per quanto attiene il risanamento ambientale sia per quanto attiene il rilancio dell’intero territorio per non parlare dei risultati in merito alla risposta occupazionale praticamente nulli.»

«Stamane ho avuto un lungo incontro con l’assessore regionale ai lavori pubblici Roberto Frongia in relazione sia alla questione del ponte di Sant’Antioco e sulle azioni messe in campo dalla Regione per far si che i fondi restino a disposizione del territorio – dice il consigliere Michele Ennas -. Abbiamo discusso per quanto attiene la parte delle infrastrutture e la rimodulazione dei fondi disponibili per la quale la Regione tramite l’assessorato sta conducendo un confronto con gli attori locali. Solo con il coinvolgimento e con l’unità territoriale si potranno ottenere risultati tangibili e positivi. Come Lega abbiamo richiesto un incontro al presidente Solinas che avverrà nei prossimi giorni per affrontare tra le altre cose anche la questione del Piano Sulcis. In particolare per quanto attiene alcuni progetti in attesa di essere portati a termine come il riutilizzo dei fondi della Zona Franca Urbana del Sulcis-Iglesiente. Attività per la quale abbiamo coinvolto anche i parlamentari della LEGA e che richiede una forte interlocuzione con il governo. Abbiamo proposto al presidente della Regione di richiedere al MISE l’immediato utilizzo delle risorse rinvenienti dalle rinunce, circa 6 milioni di euro, e l’istituzione di una Unità regionale per la gestione dei bandi e progetti sospesi.»

«Per quanto attiene la Zona Franca del porto di Portovesme – aggiunge Michele Ennas – ho inviato una lettera al presidente della III Commissione (Bilancio) in consiglio regionale per chiedere la convocazione del Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale. Come maggioranza vogliamo lavorare all’avvio delle zone franche dei porti della nostra Isola. Sul tema delle bonifiche ambientali e recupero dei siti minerari i risultati non sono quelli attesi. Alcuni  progetti importanti si sono bloccati in accordi di programma inapplicabili o da cui di volta in volta si è sfilato qualche ente andando avanti con lo scarica barile. Si pensi al caso della Laveria Lamarmora di Nebida, autentico gioiello abbandonato a se stesso.»

«Assieme al presidente Christian Solinas c’è la volontà  di condividere un percorso di riscrittura del piano Sulcis – aggiunge il gruppo della Lega -. E’ un tema che riteniamo centrale nella discussione dello sviluppo di tutta la Sardegna e per questo stiamo presentando una mozione affinché il tema venga trattato in Consiglio regionale. La questione non è solo legata alla istituzione di una cabina di regia che solo formalmente appare risolutiva ma che nei fatti si è dimostrata inconcludente ma piuttosto a cambiare completamente approccio e linee di azione, per uno sviluppo funzionale alle esigenze del territorio del Sulcis Iglesiente.»