27 June, 2026

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Gli stagni di Sa Punta ‘e S’Aliga, a Sant’Antioco, si colorano di rosa. Nelle scorse settimane, infatti, nell’isola, sono tornati i fenicotteri. E sono migliaia. Un colpo d’occhio fantastico per gli appassionati di birdwatching ma non solo.
Non molti sanno che questi splendidi animali sono monitorati da istituti di ricerca italiani, francesi, spagnoli, greci e turchi, ovvero tutti i paesi del Mediterraneo in cui il fenicottero rosa compie le sue migrazioni ed i suoi spostamenti. Attraverso questi istituti, a cui fa riferimento una rete di studiosi ma anche di appassionati, gli uccelli vengono costantemente monitorati nei loro passaggi e nelle loro abitudini, inanellati e tutelati. Grazie a questi studi si è stati in grado di conoscere le abitudini di questi meravigliosi animali, il loro luogo di nascita, le mete delle migrazioni, il periodo di nidificazione, il
momento ed il luogo della loro morte. E non sono mancate le sorprese, come quando si è scoperto un esemplare di ben 78 anni d’età, ritenuto, al momento, il fenicottero più longevo.
Il controllo avviene attraverso un anello, che viene posizionato nella zampa dell’uccello poco dopo la nascita. Quest’anello, di cui l’animale viene dotato, ancora pullo, nel luogo in cui viene avvistato per la prima volta – in genere intorno al mese di vita -, contiene un codice numerico o alfabetico, che cambia a seconda della nazione natale e, ovviamente, dell’animale a cui appartiene. Una volta che l’uccello sarà dotato dell’anello identificativo, che può essere di plastica o di metallo, potrà essere monitorato nei suoi spostamenti, attraverso delle immagini fotografiche. Una volta fotografata la sigla segnata sull’anello, i dati relativi all’animale vengono riportati sulla sua scheda personale, aggiungendo un nuovo tassello alla sua vita.
Anche la Sardegna, meta prediletta dal fenicottero rosa europeo, vanta i suoi studiosi appassionati e fotografi. Come Salvatore Selis, che, a Sant’Antioco, si occupa da 18 anni, ovvero dal 2002, di controllare, monitorare ed inviare i dati, relativi agli esemplari che vivono o che raggiungono gli stagni dell’isola. Lo studio è internazionale, si chiama “Progetto Fenicottero”, ed è curato dai centri di ricerca di diverse nazioni, come il CSIC spagnolo – acronimo del Consiglio Superiore delle Investigazioni Scientifiche -, ed il Tour du Valat, che, in Francia, è un centro di ricerche per la conservazione delle zone umide mediterranee. In Italia se ne occupa l’ISPRA, ovvero l’Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale.
Abbiamo incontrato Salvatore Selis per una chiacchierata, che ci ha avvicinato al mondo di questi affascinanti uccelli. Cominciamo col parlare degli esemplari presenti negli stagni della laguna sulcitana, che catturano l’attenzione dei tanti curiosi, che li osservano mentre transitano lungo l’istmo.
«A Sant’Antioco non abbiamo fenicotteri stanziali. Gli unici stanziali sono quelli che si trovano nel primo stagno delle Saline, che sono però animali malati, feriti o che hanno avuto problemi alle ali e non possono più volare. Vengono portati lì anche dalla Guardia Forestale, che, dopo averli curati, li rimette all’interno dello stagno.»
Quindi non c’è una nursery. Gli uccelli non nascono nell’isola?
«No, a Sant’Antioco il fenicottero non nidifica. Sono presenti solo i migratori.»
In che periodo arrivano?
«Solitamente in aprile. Si dividono tra gli stagni delle saline e quelli di Sa Punta ‘e S’Aliga, a Paringianu.»
In genere, si conosce la provenienza dei fenicotteri che arrivano in Sardegna?
«Non provengono da una nazione precisa. Pensiamo, ad esempio, alle zone di nidificazione: in Sardegna nidificano a Molentargius e alle saline Conti Vecchi di Cagliari. Le altre nazioni di nidificazione sono la Francia, allo Stagno du Fangassier, la Spagna, la Turchia e la Grecia. Non fanno altro che compiere un giro circolare tra le diverse nazioni, a seconda dei periodi.»
Quindi il nostro fenicottero non viene dall’Africa?
«No. Si tratta di un fenicottero puramente europeo: il cosiddetto fenicottero rosa, che è di dimensioni importanti. Come grandezza è il secondo uccello al mondo, dopo lo struzzo. Esistono cinque famiglie di fenicotteri e quello che migra nei nostri stagni è il più grande tra tutti. Le altre famiglie presentano anche colorazioni diverse. Il fenicottero africano, ovvero il fenicottero minore, migra solo all’interno dell’Africa.»
A che età un fenicottero compie la sua prima migrazione?
«Il primo spostamento avviene intorno ai due o tre mesi. In quel momento fa la sua prima migrazione insieme ai genitori. Una volta compiuto il primo volo inizia la fase indipendente della sua vita.»

Come si dispone lo stormo in volo?
«Forma uno schieramento e gli uccelli si alternano alla guida.»
Per quanto riguarda, invece, la composizione dello stormo: i fenicotteri si muovono in gruppi familiari?
«No, sono uccelli singoli che, in qualche modo, incontrano altri loro simili e vi si uniscono. In un unico gruppo ci sono uccelli di provenienze tutte diverse. Una volta che si uniscono formano anche le nuove coppie.»
Si tratta quindi di animali socievoli, che entrano facilmente all’interno di gruppi già formati.
«Sì, decisamente.»
Non tutti i fenicotteri sono muniti dell’anello identificativo. Di quelli presenti a Sant’Antioco, in questo momento, solo una cinquantina di esemplari sono monitorati.
«L’anello è la carta d’identità del fenicotteroprosegue Salvatore Selis -. Viene messo quando il pullo comincia a camminare. Un gruppo di persone incanala i piccoli in un recinto e li inanella. In Sardegna succede a Molentargius. Solitamente vengono inanellati circa 500 uccelli, sui 5mila che nascono.»
Come avviene l’identificazione degli esemplari?
«Si fotografa l’anello, che contiene un codice. Sulla base di questo codice, che è diverso a seconda delle nazioni, se non delle singole località, si tracciano gli spostamenti. In realtà gli anelli sono due: uno in acciaio, con l’indicazione della nazione di appartenenza, e uno in plastica. Possono riportare una sigla numerica o alfabetica o anche alfanumerica. Dipende sempre dall’anno di inanellamento e dal paese in cui viene registrato. Così come cambia anche il colore della plastica, che in alcune nazioni è gialla mentre in altre rosa.»
Il monitoraggio degli animali, a differenza di quello che si potrebbe pensare, non è cosa recente: i primi dati raccolti risalgono al 1979. Qual è l’età media di un fenicottero?
«50 o 60 anni – risponde Salvatore Selis -. Qualche tempo fa ne fotografai uno di 48 anni. C’è stato un fenicottero, in cattività, che ha raggiunto quasi gli 80 anni di vita.»
Sono uccelli monogami?
«In genere sì, anche se si separano per poi riunirsi ogni anno per la nidificazione.»
Da cosa deriva il colore intenso del loro piumaggio?
«Deriva dall’Artemia Salina, il piccolo crostaceo, simile a un gamberetto, che cresce all’interno delle saline e di cui si nutrono. Nel secondo stagno di Sant’Antioco, quello di Sa Punta ‘e S’Aliga, questo crostaceo non è presente. Si tratta di stagni d’acqua salmastra, se non addirittura dolce, ed i fenicotteri presenti lì si nutrono di alghe.»
In che momento della vita comincia a cambiare il piumaggio, passando dal grigio al rosa?
«La prima muta del colore inizia a vedersi intorno all’anno di vita. Pian piano le piume assumono sempre più la colorazione rosa. Le zampe e il becco diventano sempre più rossi man mano che l’animale cresce. Più è intenso e omogeneo il rosa più significa che il fenicottero è anziano. Se invece ha ancora parte del piumaggio grigia o nera significa che è un fenicottero giovane, di uno o due anni di vita.»
Come si distinguono i maschi dalle femmine?
«I maschi sono più alti e più grossi. Hanno il collo più lungo. Le femmine restano più piccole.»
Nella scheda relativa ad ogni individuo, accanto al codice dell’anello, viene riportato se il fenicottero si trova in parata nuziale. Qual è il periodo del corteggiamento, per questi meravigliosi uccelli?
«La parata nuziale la fanno tutti gli anni. Iniziano intorno a gennaio o febbraio. In genere, a farla sono i maschi, però può succedere che partecipino anche le femmine.»
Un problema annoso che, purtroppo, causa la morte di molti fenicotteri durante la discesa verso gli stagni delle saline, e che interessa, soprattutto, le aree di Sant’Antioco, sono i cavi dell’alta tensione. Gli uccelli, infatti, mentre si dispongono per la calata, incappano spesso in queste, che, per loro, rappresentano delle vere e proprie trappole mortali.
«Sbattono sui cavi e quando non muoiono direttamente, restando appesi, finiscono magari per spezzarsi un’ala. Infatti, gli esemplari che si trovano agli stagni delle saline sono perlopiù animali che si sono feriti, sono stati catturati per essere curati e sono stati rimessi nello stagno. A volte però succede che l’ala debba essere tagliata e che il fenicottero rimanga con il moncherino. A quel punto, non può più volare e diventa stanziale. Dopo un certo numero di anni, però, questo gli causa sempre più difficoltà nel nutrirsi e muore. A quel punto interviene il falco di palude, che si nutre di fenicotteri e di altri uccelli.»
Non sempre si riesce a salvarli: alcuni individui, infatti, resistono alla cattura, scappando in mezzo ai fanghi dello stagno, e segnando così il proprio destino: era accaduto, qualche tempo fa, ad un piccolo,
monitorato da Salvatore.
«Si era spostato nel lato della laguna. L’avevo seguito per qualche giorno ma è morto. In altri due o tre casi, invece, sono riuscito a catturarli e portarli alla Forestale. Altre volte ho chiamato direttamente loro per venire a prenderli. In due di questi casi non sono comunque sopravvissuti.»
Una volta che l’animale muore, la sua scheda viene aggiornata con il triste avvenimento.
Terminiamo l’incontro con Salvatore Selis ringraziandolo per la sua disponibilità nel farci conoscere degli aspetti, anche inediti, su questo meraviglioso fenicottero che, ormai da decenni, ci rende l’onore di popolare i nostri stagni.
Le immagini dei fenicotteri, a corredo dell’articolo, sono pubblicate su gentile concessione di Salvatore Selis.
Federica Selis

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A partire dalla giornata di lunedì 27 luglio, la distribuzione dei kit dei sacchetti per la raccolta differenziata dei rifiuti proseguirà presso il cantiere San Germano Iren in viale Villa di Chiesa.

I kit dei sacchetti verranno consegnati il mercoledì ed il sabato, dalle ore 08.00 alle ore 12.00. Per ritirare il kit è necessario presentarsi muniti di tessera sanitaria e documento di identità.

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Si chiuderà il 31 luglio con una diretta streaming nei canali facebook “Spazi di frontiera” il festival iniziato il 17 giugno e organizzato in 9 tappe, l’ultima delle quali si realizzerà il 28 luglio a Portoscuso.
Il progetto, diretto da Monica Porcedda, regista della Cernita Teatro, nasce alcuni mesi fa con l’intento di unire visioni, linguaggi e pratiche di due realtà del Sulcis Iglesiente: il Gruppo Teatro Albeschida, nato nel 2000 in seno al Centro Diurno di Salute mentale dell’ASSL 7 Carbonia; la Cernita Teatro, compagnia nata nel 2009 con la mission di promuovere e diffondere azioni di teatro sociale.
In questi anni le due compagnie, oltre ad aver collaborato insieme in differenti progetti, hanno condiviso, e tutt’ora condividono, lo spazio del Teatro di Bacu Abis, un piccolo borgo minerario a metà strada tra i due maggiori centri del sud-ovest della Sardegna, Carbonia ed Iglesias, nel cuore di un territorio caratterizzato da un forte disagio socio- economico, con un alto tasso di dispersione scolastica e di disoccupazione giovanile.

Obiettivo primario del Festival è convogliare energie, risorse ed esperienze maturate in questi anni, verso una pratica teatrale con una forte valenza sociale e comunitaria; rafforzare nel territorio un grado di conoscenza e di consapevolezza maggiore rispetto ad una modalità di “fare teatro”, che ha come finalità il cambiamento sociale ed una visione dell’arte come impegno civile e politico. Il focus è il tema della Salute Mentale, e della salute nel suo complesso considerando tutta una serie di aspetti legati ai bisogni della nostra comunità di appartenenza ed alle problematiche e riflessioni emerse ultimamente con le misure di contenimento del Covid-19, che inevitabilmente ha cambiato le nostre vite, la percezione di noi stessi, la relazione con il mondo.
Spazi di frontiera, rimodulato quindi a causa del Covid, è articolato in una serie di performance, incontri dal vivo e una diretta streaming che venerdì 31 luglio andrà a chiudere la prima parte del Festival (la seconda si svolgerà in autunno).
Gli incontri e le performance, documentati con fotografie e filmati, sono incentrate sul teatro della relazione, il concetto di cura e di diversità, il tema della libertà, ispirato a “La Libertà” canzone scritta a quattro mani da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, un testo che prova a rappresentare il significato più sociale del termine: libertà è partecipazione, condivisione, democrazia.

A completamento di questa prima parte, la cui narrazione passerà anche attraverso la produzione di un filmato, si terrà una diretta streaming per un confronto aperto con differenti realtà e professionalità del territorio sardo e nazionale come Maria Elena Leone, regista del teatro del mare di Taranto che fa capo al dipartimento di salute mentale ASL Taranto, Augusto Contu, medico psichiatra consulente Salute Mentale ATS Sardegna, Ivonne Donegani, medico psichiatra responsabile del coordinamento Teatro e Salute mentale della regione Emilia Romagna, Alfredo Camera, psichiatra e psicoterapeuta di Cagliari, autore dell’opera “Madame la T.”, Francesca Varsori regista dell’Accademia della follia di Trieste. Tutte realtà impegnate in azioni e progetti di Teatro per la promozione della Salute Mentale, con un particolare sguardo rispetto a ciò che si sta vivendo in questi mesi.
Il Festival è sostenuto da diversi enti pubblici e privati quali Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali e Spettacolo, ATS Sardegna – Azienda per la Tutela della Salute in Sardegna, Fondazione di Sardegna, Comune di Carbonia (sede di entrambe le compagnie), Comune di Portoscuso, Comune di Gonnesa, e altre realtà locali impegnate nel territorio del Sulcis Iglesiente: A.N.P.I Carbonia – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), Rete RUAS – Rete Unitaria Antifascista del Sulcis Iglesiente, Primavera Resistente – Sulcis Iglesiente, ASCE Associazione sarda contro l’emarginazione.

 

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Domani, venerdì 24 luglio, alle 11.00, presso il Municipio di Sant’Antioco, verrà consegnato alla comunità antiochense, nelle mani del sindaco Ignazio Locci, un quadro di importanti dimensioni che ricomprenderà una considerevole selezione delle mascherine protettive per adulti e pediatriche che le 34 sarte “Mani d’Oro”, chine per ore e settimane sulle loro macchine da cucire, hanno confezionato per complessive 18.000 unità che hanno raggiunto cittadini, istituzioni, farmacie, parafarmacie, medici di famiglia, pediatri di libera scelta, Comuni, associazioni, enti diversi, reparti ospedalieri e servizi territoriali, biblioteche, musei, scuole elementari, giornalisti, sindacati, assessorati ai servizi sociali, volontari del soccorso, forze dell’ordine, fragili, disabili, cronici, anziani.

E’ stato un lavoro instancabile coordinato dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche Carbonia Iglesias, che ha curato la fase progettuale e di consegna gratuita ovunque pervenuta una richiesta da parte di chiunque avesse manifestato bisogno in tutto il Sulcis Iglesiente ma non solo. Un’attività operosa e solidale dall’alto valore umano, sociale e sanitario che meritava di essere per sempre ricordata e per le future generazioni con l’esposizione di una mascherina per ognuna della 34 sarte che si sono avvicendate nel progetto, e che hanno contribuito ad onorare il comune di Sant’Antioco e tracciare una linea politica: si può fare qualcosa per il prossimo, quando serve, senza averne niente in cambio nell’immediato ma tantissimo in termini di soddisfazione personale e di gratificazione sociale.

Le sarte e gli infermieri hanno scelto di uscire dall’ambito della lamentazione ed entrare nel contesto della fattibilità delle cose e quando municipi come quello di Sant’Antioco rispondono, il risultato non poteva che essere quello ottenuto: entrare in tutte le case di cittadini e istituzioni che hanno colto il valore dello stare insieme e fare rete solidale, perché da soli nessuno potrà mai andare da nessuna parte. Insieme, invece, è dimostrato che è possibile fare e arrivare all’obiettivo.

Graziano Lebiu

Presidente OPI Carbonia Iglesias

 

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Domani mattina il Governo risponderà all’interpellanza urgente, presentata da Fratelli d’Italia con il deputato sardo Salvatore Deidda e dal capogruppo Francesco Lollobrigida, sugli sbarchi degli algerini in Sardegna, la fuga di questi dal Centro di Monastir, al mancato rispetto della quarantena, sugli atti di violenza e delinquenza e sull’idoneità della stessa struttura di Monastir per ospitare immigrati entrati illegalmente in Italia. 

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Gemelli nella vita ma anche nella laurea. È ciò che accomuna i gemelli Silvia e Gabriele Loi che oggi, secondo la notizia riportata nell’attivissima pagina Facebook dell’Università di Cagliari, si sono laureati in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti.
Silvia ha discusso una tesi in Ortopedia dal titolo “Valutazione degli Outcome clinici in pazienti sottoposti ad intervento di protesi totale d’anca con cotile a doppia mobilità” (relatore professor Antonio Capone).
Gabriele ha illustrato una tesi in medicina legale dal titolo “Analisi comparata del Profilo Metabolico e delle Concentrazioni di Potassio su Umor Acqueo Ovino ai fini dell’Intervallo Post-Mortale” (relatore professor Ernesto d’Aloja).
Antonio Caria

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Nell’ultimo aggiornamento, l’Unità di crisi regionale ha registrato due nuovi contagi da Covid-19 nelle province di Nuoro e Sassari. Uno dei due casi annunciati oggi dal sindaco di Nuoro, Andrea Soddu, non è stato conteggiato e, probabilmente, verrà conteggiato domani. Salgono così a 1.382 i casi di positività dall’inizio dell’emergenza.
In totale nell’Isola sono stati eseguiti 101.231 tamponi (1.091 nelle ultime 24 ore). I pazienti ricoverati in ospedale sono 7, nessuno in terapia intensiva, 7 le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 1.231 pazienti guariti, più altri 3 guariti clinicamente. Resta invariato il numero delle vittime, 134.
Sul territorio, dei 1.382 casi positivi complessivamente accertati, 259 sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 102 nel Sud Sardegna, 61 a Oristano, 80 (+1 rispetto al precedente bollettino) a Nuoro, 880 (+1) a Sassari.

E’ arrivata alle battute finali la discussione del Testo Unico sul riordino degli Enti locali in Commissione “Autonomia”. Il parlamentino guidato da Pierluigi Saiu (Lega), ha concluso in tarda mattinata la fase di ascolto dei soggetti istituzionali con le audizioni dei rappresentanti di Anci e Cal.

Il presidente dell’Associazione dei Comuni, Emiliano Deiana, ha valutato positivamente la volontà del Consiglio di procedere a un riordino del sistema degli enti locali ponendo però alcune questioni dirimenti: «Se l’intendimento è quello di premiare i territori con la creazione di nuove province ha detto Emiliano Deianaè necessario che la Regione si spogli di molte competenze. La legge 9 del 2006 aveva definito funzioni e compiti degli enti locali. Quella norma, ancora in vigore anche se inattuata, può essere una buona base di partenza. Occorre definire e chiarire i confini delle competenze di Comuni, Province, Città Metropolitane e Regione. Gli enti territoriali devono sapere cosa fare e, allo stesso tempo, devono avere le necessarie dotazioni finanziarie e di personale per svolgere al meglio le loro funzioni».

Emiliano Deiana è poi entrato nel merito del Testo Unico elaborato dalla Prima Commissione avanzando una proposta: «La definizione dei nuovi assetti territoriali non può prescindere dal coinvolgimento delle comunità in ossequio al dettato dell’art. 43 dello Statuto. Su questo punto riceviamo diverse sollecitazioni dai territori. La consultazione popolare è un passaggio fondamentale se si vuole rafforzare il processo legislativo della riforma».

Giudizio positivo sulla decisione di far rinascere alcune province soppresse dopo il referendum del 2012 anche da parte del Consiglio delle Autonomie locali. «E’ importante però che le comunità vengano coinvolte – ha detto il vicepresidente del Cal Antonio Satta – i comuni devono essere messi nelle condizioni di scegliere a quale Provincia o Città metropolitana appartenere. La norma deve prevedere che si possano esprimere democraticamente».

Antonio Satta ha poi auspicato un ritorno all’elezione diretta dei rappresentanti degli enti intermedi: «Per far questo, bisognerà però modificare la legge Del Rio. Sarà compito del Consiglio regionale indicare una soluzione».

Concluse le audizioni, la seduta della Commissione è proseguita in sede politica per un confronto tra maggioranza ed opposizione. Critico il consigliere dei progressisti Massimo Zedda: «Non è questo il momento più adatto per discutere una riforma così importante. Non abbiamo ancora superato l’emergenza Covid e c’è il rischio di una seconda ondata della pandemia. Caricare di incombenze e di adempimenti il sistema delle autonomie locali non mi sembra la scelta migliore». A Massimo Zedda hanno replicato i consiglieri di maggioranza Giorgio Oppi (Udc-Cambiamo) e Giovanni Satta (Psd’Az): «C’è una richiesta forte da parte dei territori sulla quale abbiamo preso un impegno che intendiamo rispettare».

Il presidente della Commissione Pierluigi Saiu ha ribadito la volontà di arrivare in tempi rapidi all’approvazione definitiva del Testo Unico, assicurando il massimo coinvolgimento delle popolazioni interessate: «Condivido la proposta di inserire una norma transitoria in legge che definisca i confini delle nuove circoscrizioni provinciali e conceda un tempo congruo ai Comuni per fare la propria scelta».

E’ stato confermato, intanto, il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti fissato per questo pomeriggio alle 16.00. Per il momento gli uffici del Servizio Commissioni ne hanno ricevuti circa 900, quasi tutti presentati dalla minoranza. I lavori della Commissione riprenderanno la prossima settimana.

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Il reparto di Emodinamica di Lanusei farà riferimento alla Asl di Nuoro. Lo ha deciso questa mattina con voto unanime la commissione Sanità, che ha garantito il suo impegno per ottimizzare il funzionamento di tutti i reparti di Emodinamica della Sardegna, compresi quelli dell’Ogliastra e di Oristano. Il problema riguarda anche l’ospedale Sirai di Carbonia, dove il reparto di Emodinamica, causa carenza di personale, opera in emergenza ormai da circa tre anni, dalle 8.00 alle 16.00 dal lunedì al venerdì, nonostante il piano di riordino della rete ospedaliera approvato nella precedente legislatura, preveda il sistema H24.
Il presidente del parlamentino, Domenico Gallus, ha ringraziato tutti i commissari «per l’attenzione mostrata verso un tema fondamentale per garantire il diritto alla salute di tutti i sardi senza che questo comporti enormi sacrifici per chi non vive a Cagliari o a Sassari». Il consigliere Nanni Lancioni (Psd’Az) ha aggiunto: «L’attivazione del laboratorio di emodinamica presso il presidio sanitario di Lanusei è un segno tangibile rispetto alle esigenze indifferibili di sanità anche di eccellenza nei territori. Un grande passo avanti per quei pazienti che non dovranno più sobbarcarsi faticosi viaggi a Cagliari o a Sassari per esami che ora potranno essere eseguiti in loco».
La commissione ha approvato anche il P51, cioè lo schema di programmazione del contributo statale sulle pari opportunità. La Giunta ha previsto che il contributo di 758mila euro sia destinato alle Case e ai Centri che ospitano donne vittime di violenza  oltre che al rafforzamento dei servizi pubblici e privati rivolti alle pari opportunità e al reinserimento delle vittime.