25 June, 2026

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È ripresa la pesca del tonno a Carloforte. Tra una pausa e l’altra, concessa dal forte vento delle scorse settimane, si sta svolgendo, nelle acque antistanti l’Isola di San Pietro, la tradizionale mattanza, che ormai da secoli caratterizza l’isola dell’arcipelago sulcitano. La pesca abbondante ha soddisfatto la richiesta della filiera anche per quest’annata ma, soprattutto, non ha deluso le aspettative dei tonnarotti e del Rais Luigi Biggio. A dispetto della particolarità di questo maggio post Covid-19, chiediamo proprio a quest’ultimo, come stia andando la stagione di pesca. «Abbastanza bene, nonostante le varie restrizioni risponde il RaisLa stagione è come una stagione normale, va benissimo. Continuiamo a fare sia le gabbie che la mattanza. Quest’anno però faremo qualcosa di più sul mattanzato.»

Certo, la crisi nel mercato delle vendite si è fatta sentire, con i ristoranti che ancora non hanno del tutto riaperto, ma in tonnara, a Carloforte, la filiera prevede anche la lavorazione del pescato. «La nostra lavorazione del tonno prevede un metodo molto particolare. Ci mettiamo molta cura, stando ben attenti a non farlo riscaldare. In questo abbiamo imparato dai giapponesi.»

Il mercato giapponese è anche quello più importante, per questo tipo di prodotto, che vanta una tradizione pluricentenaria. «Carloforte, come Portoscuso, è un posto dove il tonno si mangia e si consuma quotidianamenteconferma Luigi Biggio -, soprattutto in questo periodo.»

La pesca, quest’anno, ha coinvolto una trentina di pescatori, coordinati e diretti dal Rais, ma il lavoro del tonnarotto non si ferma al solo periodo della mattanza: durante l’arco dell’anno, è infatti necessario fare manutenzione sia alle barche che alle attrezzature. «Di queste mansioni ci occupiamo sempre noi – prosegue il Rais Luigi Biggio -, quindi il nostro lavoro è continuo.»

Carloforte e il tonno. Una tradizione plurisecolare che quest’anno deve fare i conti con le difficoltà della chiusura dei confini internazionali. Ma il binomio imprescindibile resta. «Assolutamente sì risponde il sindaco Salvatore PuggioniIl tonno per noi è sempre stato fonte di vita, di economia e fa parte della nostra storia e della nostra cultura. Per cui è fondamentale, sia dal punto di vista economico che sociale. È un po’ il simbolo della nostra comunità.
Un prodotto, il tonno, forza trainante dell’economia isolana, che vive principalmente anche di turismo. «Tanta gente viene esclusivamente per vedere la mattanza e gli impianti delle tonnare – prosegue Salvatore Puggioni -. E per gustare questo prelibato pesce. Il tonno rosso è conosciuto in tutto il mondo. Per noi ha un grandissimo valore morale, oltre che economico.»
La stagione è iniziata, comunque, nel migliore dei modi, grazie anche al sostegno di tutta l’Amministrazione. «Il lockdown è arrivato in un momento, i primi di marzo, in cui si lavorano le reti e si prepara il calare della tonnara – precisa il sindaco -. Abbiamo insistito perché per noi è fondamentale salvare la stagione di pesca, che vuol dire anche salvare la stagione dell’economia interna e quindi delnostro prodotto interno lordo.» Un prodotto interno importante, che rappresenta un’identità e un unicuum a livello internazionale. «Un unicuum che ci distingue come la capitale mondiale del tonno.»
Da ormai 18 anni, legato alla pesca del tonno rosso, a Carloforte, si svolge il Girotonno, manifestazione che quest’anno festeggia la maggiore età e che, da sempre, attira, nell’Isola di San Pietro, un numero impressionante di turisti e visitatori. Ma a causa del Corona Virus, l’evento è stato cancellato, con grande dispiacere dell’Amministrazione comunale e dei cittadini di Carloforte. «Rinunciare al Girotonno è stata una scelta molto dolorosa – sottolinea Salvatore Puggioni -. Purtroppo, però, da prendere, perché non si poteva pensare allo svolgimento di una manifestazione del genere in questo momento. Soprattutto, perché, per farla, servono le persone. Si tratta, d’altronde, di una manifestazione che non si può posticipare, perché basata su un alimento prelibato che, per essere servito nella maniera ottimale, deve essere consumato fresco.»
Girotonno vuol dire una boccata di ossigeno importante per tutte le attività produttive di Carloforte, ma l’Amministrazione non si perde d’animo e sta già predisponendo per l’edizione 2021. «Pensare già alla prossima stagione è importante, perché stiamo parlando di un evento a livello internazionale, in cui, tutti gli anni, vengono coinvolte nazioni da tutto il mondo e chef stellati. È sempre stato un fiore all’occhiello.»

Ma la cittadina sulcitana cerca di salvare la stagione 2020 con eventi che puntano ancora l’attenzione su quella che, il sindaco Salvatore Puggioni, definisce “la nostra icona“, ovvero il tonno rosso. «Partiremo con dei microeventispiega ancora il sindacoproprio perché attualmente ci rendiamo conto che lo storico non c’è più e quindi ci serve comunque qualcosa che coinvolga i turisti che verranno.» Turisti non solo intesi come visitatori d’oltremare ma sardi o dell’hinterland, che potranno godere di più possibilità di movimento e, quindi, scegliere, come meta per le vacanze, proprio l’Isola di San Pietro. Una battaglia che il sindaco Salvatore Puggioni vuole vincere anche a suon di agevolazioni sulle tariffe dei traghetti per i non residenti, auspicando che si possa presto parlare di una sorta di continuità territoriale anche a livello più locale. «Chiediamo la possibilità di una tariffa unica per chi è residente in Sardegnaconclude Salvatore Puggioni – perché è giusto che il popolo Sardo possa muoversi nelle isole così come nell’interno. Quello delle tariffe è un grosso handicap che dovremo cercare di colmare col tempo.”

Federica Selis

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In Sardegna la dispersione e l’abbandono scolastico rappresentano ancora dei problemi enormi per i nostri giovani e per il loro futuro, se non si interviene con urgenza, la situazione tenderà a peggiorare ulteriormente. E’ questo il messaggio lanciato da Roberto Deriu, consigliere regionale del Partito democratico, in merito alla drammaticità della condizione studentesca sarda, una piaga che affligge l’Isola già prima dell’avvento del Coronavirus.

«L’emergenza sanitaria in atto ha evidenziato le numerose criticità dell’istruzione pubblica di ogni ordine e grado. Ma una cosa è certa: la drammaticità della condizione studentesca, dovuta alla difficoltà di accesso ai percorsi di formazione e al proseguimento di quelli già avviati, non è iniziata con il Covid, ma ben primadenuncia Roberto Deriu -. La Sardegna, infatti, risulta ancora oggi gravemente colpita da due fenomeni considerati come una vera e propria piaga per il contesto educativo e sociale: la dispersione scolastica e l’abbandono scolastico.»

«È evidente che la condizione giovanile soffra l’assenza di politiche tese all’abbattimento di dispersione e abbandono scolastico che non possono essere inquadrate in un intervento una tantum, bensì in una programmazione solida e duratura nel tempo, capace di consentire l’accesso dei giovani all’iter formativo e la loro piena realizzazione nella scuola di ogni ordine e grado aggiunge Roberto Deriu -. Lo stesso approccio utilizzato negli ultimi anni per il diritto allo studio universitario deve essere seguito per la scuola: l’abbandono spesso è dovuto all’acuirsi delle condizioni socio-economiche delle famiglie, impotenti di fronte agli ingenti costi dell’istruzione pubblica e lasciate sole. Mentre la dispersione si configura anche nel momento in cui lo Stato e la Regione non sono in grado di seguire con efficacia l’iter formativo degli studenti, possibile solo ed esclusivamente tramite il potenziamento dell’orientamento che oggi appare come un mero compito da assolvere e non come una materia su cui investire, dal principio alla fine del lungo percorso di istruzione dei giovani.»

«Se non interveniamo con celerità i dati tenderanno a peggiorare, soprattutto in seguito all’avvento dell’emergenza sanitaria in atto; l’aumento dei costi socio-economici, individuali e collettivi, e delle disuguaglianze, condurrà una sempre più crescente fetta di popolazione giovanile ad essere socialmente esclusa», conclude Roberto Deriu.

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Nuova giornata ampiamente positiva per la diffusione del Coronavirus in Sardegna. Alla confermata assenza di contagi e di decessi per il terzo giorno consecutivo, oggi si aggiunge il consistente calo del numero dei pazienti ricoverati in ospedale con sintomi, 41, ben 8 meno di ieri, e quello dei pazienti in terapia intensiva, scesi a 2 (ieri erano 3). Sono 181, 2 più di ieri, i pazienti in isolamento domiciliare (evidentemente approdati a questa condizione dal ricovero in ospedale non sintomi), mentre sono scesi a 224 gli attualmente positivi (ieri erano 231). Ha raggiunto quota 1.000 il numero dei pazienti dimessi/guariti (6 più di ieri). I decessi sono 130, 1 più di ieri, risalente allo scorso mese di aprile.

Oggi sono stati eseguiti 895 tamponi (ieri si era raggiunto il minimo, 277) e sono stati testati 739 casi (ieri erano stati 263).

 

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Il presidente dell’OPI (Ordine Professioni Infermieristiche) di Carbonia Iglesias, Graziano Lebiu, ha inviato una nota al direttore della ASSL di Carbonia, Ferdinando Angelantoni, con la quale chiede «di essere messi a conoscenza se nella ripresa dal controllo alla diffusione del CoViD-19 nel Sulcis Iglesiente, la Direzione abbia pianificato modalità ed attività che gradualmente possano garantire il ritorno alla fruibilità di servizi sanitari in ambito ospedaliero e territoriale».

«La sospensione di essenziali prestazioni sanitarie e specialistiche in importanti Comuni che insistono nelle competenze e prerogative di ASSL Carbonia (ad esempio prelievi ematici per assistiti TAO, visite diabetologiche) e che si aggiungono alle diverse progressive e diffuse chiusure di presidi territoriali e in alcuni casi ospedalieri, deve volgere al termine pur nel rispetto di decreti, ordinanze, delibere, regolamenti, circolari a tutela della salute collettiva e degli operatori sanitari in back e front officeaggiunge Graziano Lebiu -. Se messi in condizione dalla sua Direzione, gli infermieri faranno la loro parte nel proseguo dell’allerta e del contenimento dei rischi di contagio, ma ora più che mai necessitano di non essere considerati ingranaggio marginale nella e della “Fase 2”, non meno rilevante della “Fase 1” che ha fatto emergere criticità e limiti del SSN, soprattutto conclude Graziano Lebiu -, in materia di sicurezza e salute sul lavoro e nell’organizzazione di ambienti di cura ed assistenza CoViD19 dedicati o CoViD-19 non previsti.»

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Sono terminati, a Iglesias, i lavori di riqualificazione degli impianti elettrici di illuminazione del Campo Sportivo Polifunzionale, in località Ceramica, un intervento realizzato in sinergia dall’assessorato dello Sport e dall’assessorato dei Lavori pubblici, per un importo di 385.000,00 euro.

«Dopo un anno di lavori finalmente il Campo di Ceramica potrà presto essere restituito all’attività agonisticaha spiegato il sindaco, Mauro Usai -. Vogliamo ringraziare tutte le persone che si sono adoperate per poter ripristinare l’illuminazione nel Campo Polifunzionale. Un primo passo necessario per poter realizzare gli altri interventi e rendere la struttura pienamente operativa. Passo dopo passo restituiremo alla Città di Iglesias impianti sportivi degni di questo nome.»

Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore dello Sport, Claudia Sanna: «Sono estremamente felice e grata a chi ha creduto nell’investimento.  Tutto ciò è servito a non lasciare tante società sportive senza una “casa” e a permettere a tanti giovani di potersi allenare nella loro Città».

«Un importante investimento, per un intervento che rappresenta la realizzazione di quanto contenuto nelle linee programmatiche dell’Amministrazioneha commentato l’assessore dei Lavori pubblici, Vito Didaci -. Le opere pubbliche continuano.»

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Poste Italiane sostiene le comunicazioni del Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la violenza sulle donne ed è al fianco nelle iniziative di sensibilizzazione. Sui monitor dei 102 sportelli Postamat Atm presenti nella Città metropolitana di Cagliari e nella provincia del Sud Sardegna sono visibili i messaggi istituzionali, il numero verde e l’app 1522 per la prevenzione e il contrasto ai fenomeni di violenza, stalking e maltrattamento.
Poste Italiane ha da tempo sottoscritto un protocollo di intesa con il Ministero per le Pari opportunità che prevede la realizzazione di iniziative in grado di «rendere più efficaci e incisive le campagna di comunicazione promosse e realizzate dal Dipartimento, al fine di consentirne una capillare diffusione sul territorio nazionale». In tal modo, Poste Italiane concorre alla promozione dei principi di pari opportunità, di contrasto di ogni forma di violenza e di discriminazione coerentemente con il suo ruolo di azienda socialmente responsabile.
Poste prosegue inoltre nella realizzazione del proprio piano di attività in materia di sostenibilità che prevede, tra l’altro, iniziative di sostegno al reinserimento lavorativo di donne in uscita dalle case rifugio, avviate a dicembre scorso con la Rete D.i.Re e l’Associazione di volontariato “Telefono Rosa”.
Quanto poi all’attenzione rivolta dal Gruppo alle politiche di parità, Poste Italiane è risultata tra le aziende europee che vantano un punteggio più elevato dell’indice di diversità di genere (Gender diversity index, GDI) fra i maggiori Gruppi del listino Stoxx Europe 600 per la presenza femminile in posizioni di responsabilità, secondo quanto emerso dall’analisi dell’organizzazione “European Women on Boards” (Ewob). La ricerca conferma il peso e il ruolo assunto delle donne in Poste Italiane a tutti i livelli, testimoniata da una presenza pari al 55% della forza lavoro complessiva (69.000 unità), e dal fatto che il 59% degli oltre 12.800 Uffici Postali è affidato alla guida di una donna.

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Nella giornata di ieri è stata effettuata un’intensa attività di controllo della filiera della pesca che ha visto impegnato il personale dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Sant’Antioco, alle dipendenze del Comandante T.V. (CP) Francesco S.M. D’Istria.
L’operazione è stata eseguita, con particolare riferimento al rispetto della normativa nazionale e comunitaria, nonché la corretta catena commerciale della specie ittica “Tonno rosso” al fine di garantire la tutela del consumatore finale.
A seguito di controlli eseguiti presso punti di sbarco all’interno del Porto di Sant’Antioco, sono stati intercettati due automezzi al cui interno sono stati rinvenuti rispettivamente 185 kg e 270 kg di “Tonno rosso”, considerato dalle normative comunitarie e nazionali, specie oggetto di particolare tutela. Pertanto, sono state contestate sanzioni amministrative per un ammontare di 5.334 € e relativo sequestro per circa 455 kg di “Tonno rosso”, privi di tracciabilità.
Il Comando della Guardia Costiera di Sant’Antioco continuerà ad intensificare nei prossimi giorni le operazioni di polizia marittima, al fine di garantire il corretto sfruttamento delle risorse ittiche, a salvaguardia degli operatori del settore che esercitano l’attività nel rispetto delle vigenti norme. In particolare, l’attività di vigilanza presso le vie cittadine, i mercati, i centri di distribuzione ed i ristoranti, sarà finalizzata prioritariamente ad impedire che il prodotto ittico sia commercializzato mediante utilizzo di canali di vendita non autorizzati, nonché a verificare tracciabilità e salubrità del pescato. In mare, i controlli saranno invece indirizzati al rispetto delle regole in tema di pesca in aree e periodi vietati, attrezzi consentiti, qualità e quantità del pescato, regolare composizione degli equipaggi, norme sulla sicurezza della navigazione e salvaguardia della vita umana in mare.
La Guardia Costiera, inoltre, invita i consumatori a prestare la massima attenzione nell’acquisto dei prodotti ittici, privilegiando gli operatori del settore che esercitano l’attività nel rispetto delle procedure di garanzia e salubrità alimentare in materia di etichettatura, tracciabilità e norme igienico sanitarie, evitando di acquistare quelli venduti illecitamente da ambulanti non autorizzati.

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«Il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha deciso di uniformare la partecipazione alle associazioni esistenti, restando socio sostenitore, garantendo il contributo ai progetti in corso e futuri. Come da statuto, le quote di partecipazione a tutte le associazioni erano di euro 1.000,00, mentre con l’alternarsi delle passate gestioni commissariali, erano arrivati anche a importi che oscillavano tra i 30mila e i 50mila euro, senza alcuna rendicontazione, arrivando a pagare addirittura le utenze idriche ed elettriche di un’associazione, spese inammissibili in quanto il Parco non può accollarsi detti costi, anche qualora ci fosse una rendicontazione. Pertanto, dovendo regolarizzare la posizione propria e dei partner, il Consiglio Direttivo ha deliberato che tali contributi possono essere erogati, in primis, tramite l’istituzione dei Centri Visita (€ 30mila) ed ulteriori contributi dietro presentazione di ulteriori progetti, ma sempre attraverso opportuna rendicontazione.»

«È giusto riordinare la partecipazione del Parco in modo da poter garantire la continuità nel sostegno economico ai progetti delle Associazioni e aprire anche ad altre realtà presenti e operanti negli 87 comuni del Parco afferma il presidente del Parco Geominerario Tarcisio Agus -, sostenere piccoli e grandi progetti è possibile grazie a una corretta gestione nel rispetto delle norme e del principio di equità, sussidiarietà e trasparenza. Ad esempio, il nostro più grande progetto è il sostegno al comune di Iglesias, perla del nostro Parco Geominerario, che vale un contributo di oltre 3,5 milioni di euro (Laveria Lamarmora, Museo Asproni, Centro Visita).»

«Il progetto generale. Il Consiglio Direttivo del Parco, dal suo insediamento nel 2018, cerca di dare uniformità ed organicità alla ramificata presenza dei siti minerari fruibili del parco, nel tentativo di realizzare una rete di connessione – musei compresi – con i siti geologici, archeologici e naturali – si legge in una nota -. Questo può avvenire con una pianificazione che vada oltre gli interventi spot esclusivi con alcune realtà, alle quali vanno garantite comunque le risorse, ma senza l’assunzione di partecipazione diretta nei CDA, per evidenti ragioni di opportunità, per perseguire una programmazione del parco nella sua interezza. Miniere Rosas ed il CICC di Carbonia rimangono punti di eccellenza, così come il Consorzio Ausi. Ma queste risorse culturali devono necessariamente essere integrate con le altre realtà del parco altrettanto meritorie ed importanti, vedi Buggerru, Montevecchio, Fluminimaggiore, Ingurtosu, Masullas, Pau, Villassalto, San Vito, Villasalto, Orani, Sassari e Lula che detengono siti fruibili e quelli di prossima apertura come Funtana Raminosa, Argentiera ed altri. Con un investimento complessivo di 304 mila euro, per i centri Visita ed Info Point, deliberati dal Consiglio Direttivo, nella seduta del 13 maggio scorso, si guarda in prospettiva cercando, pur fra mille difficoltà, di dare una programmazione stabile con la costituzione della rete. Rete dei Centri Visita. La rete dei Centri visita costituisce, infatti, il nucleo principale per le azioni di promozione ed accoglienza turistica del Parco. La sua costituzione necessita di un’attenta pianificazione in fase progettuale e di coordinamento nella fase operativa, al fine di contribuire al meglio verso la definizione di un prodotto turistico riconoscibile ed identitario, seppure differenziato secondo le caratteristiche peculiari delle diverse aree. I Centri costituiranno inoltre il punto di contatto tra il Parco, il suo territorio, i suoi beni e quei soggetti – esterni allo stesso – ma operanti nelle Comunità locali nelle diverse articolazioni della filiera turistica: servizi di accompagnamento, ricettività, ristorazione, artigianato tipico, ecc… e saranno i luoghi – non solo fisici – deputati alla programmazione di offerta turistica del Parco. Oltre che migliorare la conoscenza dei territori del Parco e delle valenze scientifiche dei siti, i Centri Visita consentiranno di realizzare sul territorio regionale una rete organizzata, collegata e gestita in maniera razionale in grado di garantire alle comunità locali, al turista e al pubblico in generale, la fruizione più vantaggiosa dei siti minerari, dei geositi e delle aree archeologiche. Infatti, la costruzione della Rete dei centri visita musei, ecomusei e siti archeologici consentirà da un lato la gestione stessa degli stessi, pianificando i necessari interventi di promozione, tutela e salvaguardia, dall’altro l’accesso alle informazioni utili mediante un portale dedicato in modo da garantire la loro fruizione a tutti. In questo modo il Consorzio del Parco Geominerario avvia le iniziative necessarie tese a valorizzare tutto il patrimonio minerario, geologico, archeologico e storico culturale dei luoghi e delle interazioni sociali, contribuendo a creare le condizioni necessarie per uno sviluppo sostenibile nel contesto del turismo ambientale in particolare favorendo la diffusione dei nuovi turismi – conclude la nota -. A sostegno di questa azione viene in soccorso il secondo progetto “Sardegna Destinazione Miniere”, perché nelle more di poter disporre di personale stabile con il completamento della pianta organica, questo progetto ci consente, con uno stanziamento di 300mila euro, un incremento di personale, anche se a tempo determinato, ma necessario per dare corpo alla rete, alla sua gestione e promozione, ma non solo, con una figura dedicata, sarà possibile la partecipazione ai bandi europei, per la ricerca di risorse necessarie ad un’efficace infrastrutturazione delle aree di fruizione turistica già attive e in preparazione di altre meritevoli di recupero e di sviluppo.»

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Il Coordinamento Nazionale Sanità ha organizzato un incontro dibattito live su Facebook, per sabato 30 maggio, alle 17.00, sul tema della libertà di stampa al tempo del Coronavirus, dal titolo “VIETATO RILASCIARE DICHIARAZIONI ALLA STAMPA E A CHICCHESSIA”.

«E’ in atto in tutta Italia una pesante censura sugli operatori della Sanità, ispirata dal concetto secondo cui anche dalla malattia e dalla sofferenza si deve trarre profittosi legge nella nota di presentazione -. L’imposizione della “fedeltà all’azienda” ai medici e a tutto il personale del sistema pubblico, è una misura repressiva indispensabile per la gestione neoliberista della Sanità pubblica. Con i processi di privatizzazione in corso e con lo smantellamento di tutto l’apparato sanitario pubblico, il diritto alla salute torna ad essere un privilegio di casta sociale.»
«Con il bavaglio al personale sanitario aggiunge il Coordinamento Nazionale Sanitàsi lede il diritto dei lavoratori alla libertà di opinione, di espressione e d’informazione. Con ciò si impedisce ogni sorta di vigilanza e di denuncia contro le violazioni del diritto inalienabile di ogni cittadino all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità. E’ il paradosso che trova la sua logica nella gestione dell’apparato Sanitario pubblico come azienda privata e nella considerazione della Salute come merce.»
«L’unico “impegno di fedeltà” del personale sanitario deve riguardare il rispetto del concetto di universalità, di uguaglianza e di equità su cui poggia il Sistema Sanitario pubblico, contro ogni forma di discriminazione e di disuguaglianzaconclude il Coordinamento Nazionale Sanità -. La lotta contro il “bavaglio” è per la difesa della Salute e di tutti i diritti in una società realmente civile, equa e solidale.»

Sono previsti cinque interventi:

Aida Trentalance – Portavoce del Coordinamento Nazionale Sanità

Lucio Pastore – Medico – Forum per la Difesa della Sanità Pubblica di Qualità del Molise

Marco Lenzoni – Infermiere – Comitato Salute Pubblica Alta Lunigiana

Mena Lombardi – Consulta Popolare Salute e Sanità della Città di Napoli

Claudia Zuncheddu – Medico – Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica.

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Si è svolto questa mattina il sopralluogo dell’assessore regionale dei Lavori pubblici, Roberto Frongia, presso il ponte crollato il 2 aprile scorso nel territorio di Gonnesa. L’opera che collega la spiaggia di Fontanamare al parcheggio della spiaggia del Sulcis Iglesiente (alto 6 metri e lungo almeno 10) era crollato all’improvviso, inghiottendo un camion della nettezza urbana che in quel momento transitava lungo il ponte.

«Si tratta di un collegamento importante per il mare e come tale va ripristinato per consentire il passaggio verso la spiaggia di residenti e turisti – spiega l’assessore Roberto Frongia -. Questa mattina abbiamo verificato lo stato delle opere ed individuato tre possibili soluzioni che andremo poi a condividere anche con gli assessorati dell’Ambiente e dell’Industria: la realizzazione di una passerella per pedoni e ciclisti, così come chiesto dal Comune; la costruzione di un ponte provvisorio per il quale sarà necessario verificare la fattibilità in tempi brevi con l’obiettivo di mettere in salvo la stagione turistica; la ricostruzione vera e propria del ponte con l’individuazione del soggetto che realizzerà l’opera e di quello che la prenderà in gestione.»

Proprio a questo proposito, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione in tempi brevi, Roberto Frongia ha promosso un incontro in videoconferenza tra i soggetti interessati al quale parteciperanno tra gli altri il comune di Gonnesa (presenti al sopralluogo odierno con il sindaco Hansel Cristian Cabiddu), la società Igea e la provincia del Sud Sardegna.