16 August, 2026

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In queste lunghe settimane di quarantena, loro sono stati tra i pochi “fortunati” che hanno potuto continuare a lavorare, cuocere e vendere il frutto del loro impegno: il pane.

Sono i panificatori artigiani della Sardegna, 732 imprese e 3mila addetti, che anche durante il lockdown, con professionalità e applicando tutte le norme di sicurezza, hanno fatto arrivare, quotidianamente, il prodotto fresco sulle tavole dei sardi.

Divisi tra produzione e vendita, in questo periodo hanno rappresentato una importante figura di riferimento per tutti i consumatori: la notte lavorando nei laboratori e la mattina vendendo il pane nei punti vendita o distribuendolo casa per casa. Però anche questo settore ha sofferto per il calo della domanda, la conseguente riduzione del giro d’affari e, la necessaria, seppur dolorosa, messa in cassa integrazione di buona parte del personale.

«In questi ultimi due mesi difficili ci siamo resi conto di quanto siano importanti le attività di vicinato, di prossimità, come i panifici o le botteghecommenta Antonio Matzutzi, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna proprio i panificatori, in special modo, si sono confermati come i soggetti a cui rivolgersi per i beni di prima necessità, quelli alimentari, dei prodotti freschi da acquistare senza spostarsi troppo da casa, in modo facile e veloce, in sicurezza e senza accalcamenti. I maestri dell’arte bianca hanno dimostrato, inoltre, una forte sensibilità sociale, continuando a essere un presidio territoriale, a disposizione di tutta la popolazione, soprattutto, delle categorie più svantaggiatePer tutte queste ragioni dobbiamo ringraziare titolari e dipendenti perché, con passione, responsabilità e sacrificio, anche in questo periodo sono riusciti a garantire il pane fresco quotidiano sulle tavole dei sardi.»

Quello della panificazione sarda è settore fondamentale per l’alimentare isolano.  Secondo l’analisi pre-Covid, elaborata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna, su dati Istat, nel 2019 erano 110mila le tonnellate di pane fresco che ogni anno venivano sfornate in tutta la Sardegna, per oltre 800 i tipi di prodotto che quotidianamente finiva nelle tavole dei sardi: Civraxiu, Coccoi, Moddizzosu ma anche rosette, schiacciatine, baguette, bananine e lingue senza dimenticare il pane alla ricotta o quello con le olive. Tra i comuni sardi che si possono fregiare del titolo di “Città del Pane”, ci sono Gonnosfanadiga Santadi, Villaurbana e Ozieri. Invece, tra i centri isolani con un maggior numero di panifici artigiani troviamo Cagliari, Sassari, Quartu Sant’Elena, Olbia, Oliena, Fonni, Nuoro, Alghero, Carbonia, Desulo e Dorgali.  Per ciò che riguarda la domanda e offerta di lavoro, i panifici dislocati su tutto il territorio della Sardegna ricercano complessivamente 440 Panettieri e pastai artigianali. Questi nel 36,6% dei casi risultano difficili da reperire.  Le 730.510 famiglie sarde spendono ciascuna ogni mese circa 21 euro per acquistare civraxiu, moddizzosu, pane carasau, etc. Partendo da questo dato è possibile stimare che in media la spesa annua sostenuta da tutte le famiglie dell’Isola per l’acquisto di pane ammonta a 186 milioni di euro.

«Noi panificatori in questi mesi abbiamo potuto, e dovuto, assolvere al compito di rifornire la popolazione del pane quotidiano – afferma Gianfranco Porta, presidente dei panificatori di Confartigianato Sud Sardegnalo abbiamo fatto come sempre in silenzio, lavorando la notte nei nostri laboratori, rispettando per primi le nuove norme di sicurezza imposte dal governo, con senso di responsabilità, come sempre. I nostri panifici, grazie anche al coraggio del nostro personale di vendita sono sempre rimasti aperti in questo periodo, soprattutto per venire incontro alle necessità dei più deboli e anziani; ed è per loro che abbiamo attivato il servizio di consegna a domicilio gratuito, consentendo in sicurezza di avere il pane fresco che, oggi più che mai, rappresenta un valore per la nostra economia e per la nostra società

Pane fresco che è stato oggetto di un’importante campagna di comunicazione e promozione da parte della Regione, che attraverso il marchio ha promosso il lavoro dell’“arte bianca”, anche se c’è ancora tanto da fare per comunicare, con maggiore forza, l’importanza di questo alimento e della professionalità dei panificatori.

«Da parte nostra c’è da sempre e sempre ci sarà il massimo impegno per garantire i nostri prodotti alla società ma il fatto che le imprese affrontino queste difficoltà con coraggio non deve far dimenticare come la categoria necessiti di esser messa nelle migliori condizioni per farlo”. Per questo conclude Gianfranco Porta è importante che le nostre aziende possano affrontare questa crisi economica, che anche a noi ha portato il calo di affari e la riduzione di personale, con liquidità immediata, con adeguati sistemi di sicurezza sul lavoro e la  corretta formazione. Noi ci siamo stati e ci siamo, ogni giorno: la comunità e la politica, quest’ultima. soprattutto, sono chiamate a riconoscercelo

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Il gruppo Aldi è alla ricerca di nuovo personale in possesso di diploma o di laurea e con dinamicità, flessibilità, affidabilità, autonomia, orientamento al cliente, capacità di portare  a termine le proprie mansioni, spirito di squadra, serietà, precisione, capacità di lavorare in team e disponibilità a lavorare in orari flessibili, da assumere presso i supermercati distribuiti sul territorio nazionale.

Le figure ricercate riguardano: Addetti al Magazzino, che dovranno occuparsi della movimentazione delle merci all’interno del centro logistico; di commissionare gli ordini per le diverse filiali e di svolgere le attività nei diversi settori del centro logistico; Addetti alla Vendita, i quali dovranno svolgere le attività di cassa, accogliere e supportare il cliente, mantenere ordinato e pulito il punto vendita, esporre le merci, verificare la freschezza e la qualità dei prodotti esposti; Tecnici Manutentori, che dovranno controllare il piano manutenzione degli impianti e occuparsi delle riparazioni elettriche, meccaniche e della manutenzione in generale; Addetti alla Garanzia di Qualità, che dovranno organizzare i piani di verifica, gestire i report analitici e i rapporti con i laboratori, gli enti di certificazione e i fornitori di servizi, aggiornare i manuali, le procedure e i registri, organizzare i test di assaggio e delle campionature e molto altro.

Per verificare tutte le figure ricercate e inviare la candidatura…

L’articolo completo è consultabile nel sito: http://suntini.it/diariolavoro_aldi_5_20.html .

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Uno studio che può fornire una sorta di “roadmap” pratica ai clinici impegnati nella gestione dei malati di Covid-19, così da indicare loro le possibili interazioni farmacologiche conosciute e guidare nella scelta della migliore strategia anticoagulante. È il lavoro messo in campo dei medici e specializzandi della Clinica Cardiologica di Sassari che, nei giorni scorsi, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale European Heart Journal – Cardiovascular Pharmacotherapy. La pubblicazione riguarda la gestione ottimale della terapia anticoagulante nei pazienti affetti da Covid-19.

Lo studio mette in evidenza che dal momento dell’esordio della pandemia, si sono moltiplicate le osservazioni cliniche e i report scientifici che suggeriscono che in molti soggetti affetti da Covid-19 si verifichino eventi avversi di natura trombotica e tromboembolica. Nei casi più gravi si è verificata una coagulazione intravascolare disseminata.

«Riteniamo che il nostro pur piccolo contributo alle conoscenze sulla malattia da Covid-19afferma il professor Guido Parodi direttore della strutturapossa essere un supporto per i colleghi che si trovano a dover prendere decisioni cliniche importanti su pazienti critici e complessi come quelli affetti da Covid-19. Uno studio in cui figurano come co-autori anche in medici specializzandi, a testimonianza del profilo scientifico della Scuola di specializzazione in Malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università di Sassari.»

Gli specialisti sottolineano che ancora sono sconosciuti e oggetto di studio i numerosi meccanismi che stanno alla base delle complicanze della malattia. Un ruolo importante sembra giocarlo la reazione infiammatoria sistemica indotta dal virus che potrebbe provocare un danno a carico delle cellule che rivestono la parete dei vasi sanguigni, favorendo i fenomeni trombotici. A ciò si aggiunge, molto spesso, la stasi del circolo che interessa, soprattutto, soggetti in condizioni cliniche critiche con scarsa o nessuna capacità di mobilizzazione.

Tra i pazienti più vulnerabili ci sono soggetti già affetti da patologie cardiovascolari, con cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco, i quali già in condizioni normali possono aver bisogno di trattamenti con farmaci anticoagulanti. Il problema è emerso con prepotenza negli ultimi due mesi, a seguito della necessità di dover trattare i pazienti per l’infezione virale.

«Molti dei farmaci comunemente impiegati contro il Covid-19 e inseriti nei protocolli di trattamento internazionalispiega il professor Guido Parodipresentano pericolose interazioni con i farmaci anticoagulanti di comune impiego nella pratica clinica, rendendo necessarie sospensioni di trattamenti cronici. Risultati incoraggianti arrivano dall’impiego delle eparine, in particolare di quelle a basso peso molecolare.»

Dati clinici preliminari e ipotesi mutuate dalle attuali conoscenze della farmacologia di queste molecole sembrano suggerire una buona efficacia in termini di anticoagulazione, con un buon profilo di sicurezza derivante dalle scarse interazioni con gli altri farmaci impiegati contro il Covid-19. Inoltre l’eparina potrebbe avere un’utile azione antiinfiammatoria.

«Questo lavoroconclude Guido Parodiha per noi una importanza anche simbolica perché dimostra la risposta e la reazione della Cardiologia sassarese, che lavora per far fronte ai bisogni assistenziali del territorio senza mai trascurare la ricerca scientifica. Attività che rappresenta una mission della nostra Azienda, oltre che un faro in momenti come quelli che stiamo vivendo.»

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Sant’Antioco ha confermato la Bandiera Blu ottenuta per la prima volta lo scorso anno. La spiaggia di Maladroxia, tra le località balneari del comune di Sant’Antioco, anche quest’anno isserà il prestigioso vessillo, sinonimo di buone pratiche ambientali, di salubrità delle acque e di accessibilità. Dopo il riconoscimento ottenuto nel 2019 (prima volta in assoluto per Sant’Antioco) l’Amministrazione comunale ha proseguito nella strada intrapresa sin dal primo giorno del suo insediamento, attivando una serie di politiche ambientali alle quali, come nel caso della Bandiera Blu, si legano importanti ricadute turistiche. La bandiera è il certificato che la strada è quella giusta.

«Questa sarà una stagione balneare diversa commenta il sindaco Ignazio Loccisegnata dall’emergenza sanitaria Covid-19 e da una serie di regole e protocolli a cui dovremo rigorosamente attenerci. Questo, tuttavia, non ci impedirà il primo luglio di inaugurare la stagione “Bandiera Blu 2020” e di organizzare le diverse iniziative di educazione ambientale secondo le modalità che verranno autorizzate. È un risultato che rivendichiamo con orgoglio: conferma che il nostro lavoro, in termini di salvaguardia dell’ambiente e di fruibilità delle nostre spiagge, sta andando nella giusta direzione. Tengo a ringraziare gli uffici per il lavoro svolto, in quanto la procedura volta all’assegnazione è particolarmente complessa e laboriosa.»

In merito interviene anche il consigliere comunale con delega all’Ambiente, Pasquale Renna: «I criteri usati per assegnare il riconoscimento riguardano 4 aree tematiche: “educazione ambientale e informazione”, “qualità delle acque”, “gestione ambientale” e “servizi e sicurezza”. Per noi è motivo di grande orgoglio aver conquistato la Bandiera Blu anche quest’anno, soprattutto alla luce del difficile momento che stiamo vivendo. Adesso ci impegneremo a rispettare i protocolli a livello nazionale per la gestione dei litorali. Ringrazio vivamente i cittadini perché sono parte attiva e ci consentono di raggiungere risultati lusinghieri in riferimento alla gestione dei rifiuti. Non siamo secondi a nessuno, evidentemente: per citarne alcune, risultiamo accostati a spiagge come Palinuro, Marina di Camerota, Positano, Vico Equense – conclude Pasquale Renna -. Questo per noi è un grande risultato».

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195 località italiane, 407 spiagge, 75 approdi: il programma Bandiera Blu, Eco-label Internazionale per la certificazione della qualità ambientale delle località rivierasche si è affermato ed è attualmente riconosciuto in tutto il Mondo, sia dai turisti che dagli operatori turistici, come un valido eco-label relativamente al turismo sostenibile in località turistiche marine e lacustri, anche quest’anno ha fatto le sue scelte.

“Bandiera Blu” è condotto dall’organizzazione non-governativa e no-profit “Foundation for Environmental Education” (FEE). Tale Programma è operativo in Europa dal 1987; con l’inizio del nuovo secolo la FEE ha sottoscritto un Protocollo di partnership globale con il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) quindi, un Protocollo d’Intesa con l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (UNWTO), di cui è anche membro affiliato., per cui il Programma inizialmente europeo è stato esteso in 49 paesi in tutto il Mondo.

L’obiettivo principale del Programma Bandiera Blu, è quello di promuovere nei Comuni rivieraschi una conduzione sostenibile del territorio attraverso una serie di indicazioni che mettono alla base delle scelte politiche, l’attenzione e la cura per l’ambiente.

I criteri del Programma vengono aggiornati periodicamente in modo tale da spingere le amministrazioni locali partecipanti ad impegnarsi per risolvere, e migliorare nel tempo, le problematiche relative alla gestione del territorio al fine di una attenta salvaguardia dell’ambiente. La valutazione delle auto-candidature, inviate ogni anno compilando uno specifico questionario e allegando idonea documentazione a supporto, avviene attraverso i lavori di una Commissione di Giuria, all’interno della quale sono presenti rappresentanti di enti istituzionali quali Presidenza del Consiglio-Dipartimento del Turismo, Ministero delle Attività Agricole e Forestali, Comando Generale delle Capitanerie di Porto, ENEA, ISPRA, Coordinamento Assessorati al Turismo delle Regioni, DECOS -Università della Tuscia, nonché da organismi privati, quali la Federazione Nazionale Nuoto – Sezione Salvamento, i Sindacati Balneari SIB-Confcommercio e FIBA-Confesercenti , che ne condividono il fine e l’approccio metodologico. Già da alcuni anni, per la valutazione delle candidature, è stato introdotto l’iter procedurale certificato secondo la norma UNI EN ISO 9001-2000.

Tra le 195 località italiane cui è andata la Bandiera Blu 2020, 14 sono sarde, di seguito suddivise per Provincia, tutte confermate:

Cagliari

Quartu Sant’Elena – Poetto, Mare Pintau

Teulada – Portu Tramatzu, Sabbie Bianche, Tuerredda

Carbonia Iglesias

Sant’Antioco – Maladroxia

Nuoro

Bari Sardo – Bucca ‘e Strumpu/Torre di Barì/Planargia

Ogliastra

Tortolì – Lido di Cea, Lido di Orrì (I e II Spiaggia),  Muxì (Il Golfetto), Orrì Foxilioni, Ponente (nota “La Capannina”), Porto Frailis

Olbia-Tempio

Badesi – Li Junchi, Li Mindi – Lu Stangioni, Pirrotto

Li Frati-Baia delle Mimose

Oristano

Oristano – Torregrande

Sassari

La Maddalena – Tegge, Monti D’a Rena, Bassa Trinità, Porto Lungo, Spalmatore, Caprera Relitto, Caprera Due Mari Palau – Isolotto,

Palau Vecchio

Santa Teresa Gallura – Rena Ponente (Loc. Capo Testa), Rena Bianca, Zia Culumba (Loc. Capo Testa, Rena di Levante), La Taltana – Santa Reparata

Trinità D’Agultu e Vignola – La Marinedda, Spiaggia Lunga Isola Rossa

Sorso – Marina di Sorso (IV/V pettine), Spiaggia della Marina

Castelsardo – Madonnina/Stella Maris, Sacro Cuore/Ampurias Sassari – Porto Ferro, Porto Palmas.

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«I centri di riabilitazione della Sardegna devono essere immediatamente sostenuti dalla Regione per tutelare i pazienti, i lavoratori dei centri e per evitare che si disperda un patrimonio di cultura sanitaria diffuso in tutta l’Isola.»

Lo ha detto il consigliere regionale Stefano Schirru, intervenuto durante le audizioni della commissione Sanità che si è riunita oggi.

«Abbiamo raccolto il grido d’aiuto lanciato dai rappresentanti dei centri di riabilitazione, che si occupano di patologie serie e anche talvolta gravissime come l’autismo. Abbiamo appreso dalla voce dei loro rappresentanti che i centri stanno operando al dieci per cento delle loro potenzialità pur di garantire il servizio durante questa straordinaria emergenza. Il loro sforzo va immediatamente sostenuto da parte della Regione con uno stanziamento straordinario che compensi almeno in parte il disavanzo che si è venuto a creare in questi mesi. Non possiamo rischiareha concluso Stefano Schirrudi perdere tanta professionalità e soprattutto di ridurre la quantità e qualità dei servizi assistenziali rivolti a migliaia di pazienti sardi.»

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Le attività commerciali ed artigianali della Sardegna devono ripartire. Alcune tipologie di esercizi, come è noto, avrebbero già potuto riprendere le loro attività in base all’ordinanza n. 20 del 2 maggio, come è accaduto in alcuni Comuni tra quelli per i quali è stato calcolato un indice RT inferiore allo 0,50. Ma, preso atto delle incertezze dei dubbi interpretativi manifestati da alcuni Sindaci, ho ritenuto necessario assumere direttamente l’iniziativa per la ripartenza. Ho firmato una nuova ordinanza con la quale sarà consentita la ripresa immediata di attività commerciali ed artigianali per la cura della persona, parrucchieri, centri estetici, gioiellerie, profumerie. I Sindaci che valuteranno non sussistere le condizioni di sicurezza necessarie, potranno con una loro ordinanza vietare le attività nel proprio Comune.

Così il presidente della Regione Christian Solinas, che ha comunicato questa decisione nel corso dell’odierno punto stampa. Il presidente Christian Solinas è tornato sulle polemiche sorte nei giorni scorsi a proposito dell’indice di contagio.

«I dati –  ha precisato Christian Solinas -, sono stati calcolati e avvalorati dal nostro comitato tecnico scientifico, i cui componenti hanno più volte fatto chiarezza anche attraverso gli organi di stampa. 245 comuni sardi, hanno un indice di contagio pari a zero. Questo dato è chiaro e non si presta a interpretazioni, la classificazione “non calcolabile”, come ampiamente spiegato, significa che in quei territori non vi era stata alcuna circolazione virale. Il limite dello 0,50 fissato dalla Regione è peraltro largamente inferiore al parametro precedentemente individuato dal Governo, che è dell’1 per cento.»
Da domani, dunque, il nuovo provvedimento del presidente della Regione potrà fugare ogni residuo dubbio, ferma restando la possibilità di ciascun Sindaco di proibire le riaperture con una propria specifica ordinanza.
«Useremo responsabilità e prudenzasottolinea il presidente della Regione -, ma dobbiamo evitare che le nostre attività commerciali ed artigianali soccombano. Dal 18, invece, sono previste le riaperture di altre attività, come l’aviazione generale, primo step della ripresa graduale dei collegamenti aerei e marittimi sui quali è in corso un confronto con tutti i soggetti del sistema trasportistico e con il Comitato tecnico scientifico per definire una road map che punta – compatibilmente all’andamento degli indicatori di diffusione epidemiologica – ad una riapertura più ampia a partire dal 1 giugno con i voli in continuità territoriale da Alghero e Olbia per Roma e Milano, dal 15 giugno la ripresa dei voli nazionali e dal 25 giugno di quelli internazionali. Una ripartenza del traffico aereo che andrà di pari passo con nuove regole sanitarie di controllo dei passeggeri, che potranno prevedere l’istituzione di una sorta di “passaporto sanitario” o di un protocollo di controlli all’ingresso che garantiscano piena sicurezza, anche alla luce di una accelerazione che in campo nazionale e internazionale stanno registrando le procedure di liberalizzazione dei tamponi effettuati in laboratori convenzionati o con altri sistemi di esame molecolare rapido, che la Regione sta valutando con il proprio Comitato Tecnico Scientifico.»
«Entro venerdì ha concluso il presidente Christian Solinas –, forniremo indicazioni più dettagliate sulla prossima riapertura delle nostre spiagge, tenendo conto del disciplinare fornito da Inail e Iss che andrà adeguato alle esigenze di una Regione come la nostra, che vive di turismo. Ci confronteremo anche con gli operatori del settore, ma fin da oggi, posso assicurare che l’accesso alle spiagge libere resterà gratuito.»

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Chiudere la vertenza ARAS. Questo l’obiettivo del Gruppo Lega che annuncia impegno e pieno sostegno alla Giunta al fine di veder tagliare definitivamente il traguardo di questa lunga e controversa vicenda.
«Qualora fosse necessario la V Commissione dovrà farsi garante di un lavoro serio, coordinato e collaborativo, che sappia dare risposte concrete e definitive a questi lavoratori, e rispettive famiglie, che da troppo tempo attendono certezze», commentano i consiglieri Andrea Piras e Sara Canu, rispettivamente segretario e componente della summenzionata commissione consiliare.
«Tanto il nostro gruppo quanto i componenti della Giunta sono perfettamente consapevoli della necessità di agire in fretta, infatti, a rischio non sono solo le sorti dei lavoratori ex Aras ma anche dei numerosissimi allevatori beneficiari della misura 14 (Benessere Animale), prosegue il capogruppo in Consiglio regionale Dario Giagoni cui fanno immediato seguito le dichiarazioni dell’assessore della Riforma e del Personale Valeria Satta: «E’ importante trovare una soluzione per i lavoratori ARAS, portando a termine l’ingresso di tali dipendenti in LAORE. I lavoratori di ARAS, ancor di più in questo delicato momento, non devono vedere interrotto il passaggio in LAORE. Siamo al lavoro per la risoluzione delle problematiche emerse e stiamo valutando soluzioni possibili che oltre al passaggio dei dipendenti ARAS, portino finalmente alla valorizzazione, attesa da diverso tempo, del personale di LAORE così come del personale del comparto regione,  facendo cessare una delle principali problematiche sollevata dagli attuali dipendenti di LAORE».

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La linea del contagio da Covid-19 oggi è rimasta orizzontale, con 1 solo nuovo caso in Sardegna (come ieri), dato che conferma un andamento positivo ormai consolidato. E’ importante tornare indietro di alcune settimane, per valutare pienamente il miglioramento della situazione in tutta la Sardegna, dove dal 26 aprile ad oggi, in 17 giorni, sono stati riscontrati complessivamente 65 nuovi casi positivi al Covid-19, così distribuiti nella Città Metropolitana di Cagliari e nelle quattro Province:

Città Metropolitana di Cagliari 15

Provincia del Sud Sardegna 6

Provincia di Oristano 4

Provincia di Nuoro 2

Provincia di Sassari 38.

Entrando nel dettaglio della situazione odierna, i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore sono stati 1.234 (totale 36.710), i casi testati 1.098 (totale 32.449). I pazienti ricoverati in ospedale con sintomi sono 78 (ieri erano 77), 10 quelli in terapia intensiva (ieri erano 11), mentre sono 403 le persone in isolamento domiciliare (ieri erano 418). Gli attualmente positivi sono 491 (ieri erano 506). I pazienti dimessi/guariti sono 734 (ieri erano 718). Anche oggi non si registrano nuovi decessi (120, 4 nel corrente mese di maggio, in 13 giorni).

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E’ durissima la critica di 6 consiglieri di minoranza al sindaco di Iglesias (Federico Garau, Francesca Tronci, Bruna Moi, Luigi Biggio, Simone Saiu ed Alberto Cacciarru), Mauro Usai, sull’interpretazione data ai protocolli INAIL emanati dal presidente Franco Bettoni per il contenimento del contagio da Covid-19.

«In data odierna il presidente INAIL Franco Bettoni, tramite una conferenza stampa ha dichiarato che le linee guida emanate per l’apertura delle attività commerciali non sono da considerarsi “disposizioni vincolanti”, ma bensì contributi di carattere scientifico, per cui forniscono ipotesi di modulazione delle misure di contenimento del contagio già note, anche attraverso criteri per l’individuazione di misure di prevenzione e protezione, specificando inoltre che è evidente che non si tratta di linee guida impartite alle imprese, in quanto né l’Inail né l’Iss sono titolati ad emanare – si legge in una nota dei consiglieri Federico Garau, Francesca Tronci, Bruna Moi, Luigi Biggio, Simone Saiu ed Alberto Cacciarru -. Dichiarazione, quella del presidente Franco Bettoni, che sembra smentire categoricamente quella fatta dal sindaco Mauro Usai, il quale ha più volte ribadito che la riapertura delle attività commerciali di Iglesias sono state negate (dalla data di lunedì 11 maggio, ndr) in quanto mancavano le linee guida INAL.»

«Le parole del presidente INAIL Bettoni sciolgono ogni dubbio – aggiungono i rappresentanti dei gruppi consiliari di: Movimento 5 Stelle, Forza Italia ed Iglesias in Comune -. Le tanto attese linee guida non sono disposizioni vincolanti, ciò significa che la città di Iglesias avrebbe potuto tranquillamente seguire in totale sicurezza la scelta di altri comuni limitrofi. Nonostante il nostro indice RT fosse stato dichiarato “non classificabile” per via del basso numero di contagi, il sindaco Mauro Usai ha preferito condannare la città di Iglesias e le sue attività commerciali ad un’altra settimana di agonia economica. Una scelta, la sua, dettata da logiche e disposizioni arrivate dal coordinamento regionale del Partito Democratico.»

«Possiamo dunque tranquillamente affermare che Iglesias ha pagato le logiche di partitosottolineano i 6 consiglieri di minoranza -. In un momento come questo serviva coraggio ed amore per la propria città, invece si è preferito compromettere quasi irrimediabilmente il futuro di numerose attività commerciali della città. Una scelta folle che danneggerà gravemente l’economia cittadina.»

«Nella serata di oggi inoltre abbiamo dovuto attendere il comunicato presidente della Regione per sopperire alla mancanza di coraggio dei sindaci che hanno ritenuto di non dover aprire, ha annunciato di assumersi la responsabilità ponendo la parola fine al dibattito sul coefficiente RT Non classificabileconcludono Federico Garau, Francesca Tronci, Bruna Moi, Luigi Biggio, Simone Saiu ed Alberto Cacciarru –, spiegando per l’ennesima volta che era da intendersi, ovviamente, come inferiore al parametro dello 0,5%.»