16 August, 2026

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«La Sardegna è ancora una volta prigioniera di un sistema che non le consente di allinearsi agli standard delle altre regioni d’Italia e d’Europa e stavolta a causa di un provvedimento che calpesta al tempo stesso autonomia e specificità insulare. Il decreto Rilancio accentuerà l’isolamento dei sardi.»
A lanciare l’allarme è Michele Cossa (Riformatori sardi), presidente della Commissione speciale che si occupa dei riflessi della condizione di insularità, in particolare riferimento al problema dei trasporti, causa di disuguaglianza per i sardi e mancato sviluppo economico e sociale. L’allarme a cui fa riferimento Michele Cossa è scritto nero su bianco nel decreto: «La principale novità del provvedimento per la Sardegna in termini di trasporto aereo è l’affidamento diretto delle rotte in continuità per i prossimi 5 anni: il colpo di grazia inferto a una regione già profondamente segnata dalla crisi economica post-Covidspiega il consigliere regionale, secondo cui all’affidamento senza gara corrisponderanno decisioni unilaterali da parte del governo, che escludono qualsiasi genere di confronto con la Regione Sardegna -. Uno scenario a cui si aggiunge un altro elemento preoccupante, che deriva dalle limitazioni dei posti sugli aeromobili previsti dal decreto di marzo dei ministri dei Trasporti e della Salute e dai drastici disincentivi per le compagnie low cost contenuti nell’art. 207 del decreto Rilancio».
«Nel Decreto non c’è solo la vergognosa decisione di prorogare la concessione a Tirrenia, ma anche la questione Alitalia, un pozzo senza fondo: lo Stato stanzia altri 3 miliardi di euro e prevede, tra le altre cose, l’affidamento senza gara ad Alitalia (o ad una sua controllata) delle rotte della continuità territoriale aerea (art. 206, comma 4 ter) per cinque anni. Il tutto senza che sia stato previsto il benché minimo coinvolgimento della Sardegna, nemmeno sotto forma di consultazione rimarca Michele Cossa -. Se il testo non cambia, deciderà tutto lo Stato. Dalle tariffe dei residenti alla probabile liberalizzazione delle tariffe dei non residenti (che avrà un impatto fortissimo sulle presenze nel periodo estivo), passando per le frequenze». Ed è proprio il tema delle tariffe dei non residenti che deve, secondo Michele Cossa, destare maggiore preoccupazione, specie alla luce delle disposizioni sul distanziamento nel trasporto aereo (per il momento uniche al mondo) introdotte dai ministri Paola De Micheli e Roberto Speranza che di certo non renderanno redditizio il servizio da e per la Sardegna, anzi mineranno l’interesse delle compagnie aeree per la nostra Isola inducendole ad abbandonare l’Isola o a scaricare sull’utenza i maggiori oneri. «Un combinato disposto conclude Michele Cossache porterà a forti aumenti del costo dei biglietti, e spingerà i turisti verso altre mete.»

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Il tenente di vascello (CP) Francesco S.M. D’Istria, Capo dell’Ufficio Circondariale Marittimo e Comandante del Porto di Sant’Antioco, ha firmato l’ordinanza n° 21/2020 con la quale regolamenta i lavori di dragaggio del canale della Laguna di Sant’Antioco.

Dal 14 maggio 2020 e sino al 14 giugno 2020, i tratti di mare ricadenti nel canale sito nella Laguna di Sant’Antioco (SU), saranno interessati da lavorazioni di escavo eseguiti mediante l’utilizzo del Motopontone denominato “ARGO” iscritto al n° 4696 dei Registri Navi Minori e Galleggianti della Capitaneria di Porto di Taranto, della Società TURISMAR SRL, in regime di subappalto con l’impresa aggiudicataria SER.LU Costruzioni.

E, pertanto, nel periodo di tempo indicato, è interdetta la navigazione, il rilascio anche temporaneo di materiale e/o attrezzi da pesca e non, lungo tutto il tratto del canale navigabile compreso da nord a sud, al fine di cagionare possibili incidenti e/o intralci alle operazioni da porre in essere, nel pieno rispetto di tutte le norme arrecanti la sicurezza della navigazione.

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«È necessario dialogare tra istituzioni, piuttosto che trovare occasioni di scontro. Consideriamo importante l’interlocuzione continua. In questa direzione il dialogo tra il presidente della Giunta regionale, on. Christian Solinas, con il sindaco Metropolitano è significante per dare avvio alla “Fase 2”. La Sardegna vive specificità che devono essere affrontate con serietà e responsabilità.»

Lo ha dichiarato il capogruppo dei Riformatori sardi in Consiglio regionale, Aldo Salaris, in seguito all’annuncio dell’incontro tra il presidente della Regione, Christian Solinas, ed il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu.

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Il consigliere regionale del M5S Roberto Li Gioi, è il primo firmatario di un’interrogazione volta a tutelare i cittadini sardi ancora oggi costretti a recarsi in ambulatorio per il ritiro di quel tipo di prescrizioni mediche.

«In questo difficile momento in cui il rispetto delle misure di distanziamento sociale è l’unica arma di cui disponiamo per difenderci dal Coronavirus, la necessità di poter utilizzare le ricette mediche dematerializzate è diventata ancora più impellente. Nonostante il ministero dell’Economia e delle Finanze abbia già richiesto a tutte le Regioni d’Italia di raggiungere almeno il 70 per cento di ricette dematerializzate sul totale di quelle prescritte entro il primo gennaio del 2020, ancora oggi in Sardegna i farmaci di fascia C (a pagamento) possono essere prescritti soltanto attraverso ricette in forma cartacea.»

«Considerata l’improcrastinabile esigenza di tutelare i pazienti sardi, arginare la diffusione del contagio e agevolare la limitazione degli spostamenti – aggiunge Roberto Li Gioi –, chiedo quindi al presidente Christian Solinas e all’assessore della Sanità Mario Nieddu, di attivarsi con urgenza affinché anche i farmaci di fascia C, ovvero quelli a pagamento e prescritti con ricetta bianca, possano essere finalmente erogati mediante ricetta elettronica anche nella nostra isola. Considerate le disposizioni del MEF, vorrei sapere dalla Regione se effettivamente tutti i medici della Sardegna siano stati abilitati a prescrivere in modalità dematerializzata ai fini del raggiungimento del target fissato al primo gennaio 2020.»

«In questi giorni in cui anche in Sardegna, così come in tutte le altre regioni d’Italia, sono in fase di studio nuove misure di sicurezza che consentano alla popolazione di ripartire in totale serenità, è urgente accelerare il processo di conversione delle ricette cartacee in elettroniche. I tempi sono maturiconclude Roberto Li Gioiper procedere con l’emissione delle ricette elettroniche anche per quanto riguarda i farmaci di fascia C. Operazione che consentirà inoltre al farmacista e al medico pieno controllo sulla tracciabilità e sull’utilizzo di questa tipologia di farmaci.»

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Al fine di snellire le incombenze burocratiche per le attività commerciali, favorire ed incentivare la somministrazione all’aperto di cibi e bevande, e facilitare l’adozione delle misure di prevenzione e contenimento dell’infezione Covid-19, il comune di Iglesias ha stabilito che le richieste per l’occupazione del suolo pubblico con tavolini, sedie ed ombreggi, presentate dai titolari di bar e ristoranti, ed approvate per l’anno 2019, siano prorogate d’ufficio per l’anno in corso.
Il numero dei componenti dei dehors (tavolini e sedie), che potranno essere posizionati nello spazio concesso, dovranno rispettare gli standard stabiliti in base alle indicazioni della Regione Autonoma della Sardegna ed alle linee guida predisposte dall’INAIL in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità.
La proroga è riferita esclusivamente alle superfici occupate nell’anno 2019 e non al numero di tavolini e sedie che dovranno essere collocati nel rispetto delle normative sul distanziamento che il Governo e la Regione Sardegna adotteranno in questi giorni.
Il provvedimento sarà efficace nel momento in cui verranno comunicate dal Governo le indicazioni relative ai protocolli di apertura, alle misure di prevenzione ed alle prescrizioni di sicurezza
Per tutte le nuove richieste o nel caso di ampliamento di concessioni prorogate da tale provvedimento, dovrà essere seguito il normale iter (presentazione progetto e domanda di occupazione) finalizzato all’accoglimento o meno della concessione del suolo pubblico.
«Un provvedimento che si aggiunge alle esenzioni tributarie relative alla Tari e alla Tosap, e vuol rappresentare una misura concreta rivolta allo snellimento delle incombenze burocratiche per i titolari delle attività di ristorazione, tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria in corso, permettendo inoltre di autorizzare più velocemente le nuove richiesteha messo in evidenza il sindaco Mauro Usai -. Auspico che possano essere accolti il protocollo e le linee guida presentate dalla Regione Emilia Romagna del presidente Stefano Bonaccini, improntate ad una ripresa delle attività di ristorazione che riveda, riduca e renda più razionale l’utilizzo degli spazi interni ed esterni dei locali, valorizzando il contributo dei titolari delle attività ed il senso di responsabilità degli stessi avventori.»

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«Le risorse integrative previste dal Decreto Rilancio a favore della Difesa e in particolare per potenziare la Sanità militare sono il giusto riconoscimento per lo straordinario contributo che le Forze Armate stanno dando fin dal primo giorno di questa emergenza sanitaria.»

Lo rende noto il sottosegretario della Difesa, Giulio Calvisi, con delega alla Sanità militare.

«L’arruolamento temporaneo di 70 medici e 100 infermieri, la valorizzazione degli ospedali militari di Roma, Milano e Taranto, l’acquisto di ulteriori macchinari a favore dell’Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze, così come lo stanziamento di risorse integrative per lo straordinario ai medici e agli infermieri militari consentiranno alla Difesa di fornire un contributo sempre più determinante nella lotta al Covid-19aggiunge Giulio Calvisi -. Dall’inizio di questa emergenza abbiamo impiegato oltre 450 tra medici, infermieri e operatori tecnici sanitari. Gli ospedali militari da campo gestiti dalla nostra Sanità hanno, inoltre, alleggerito il carico di lavoro dei colleghi del Servizio Sanitario Nazionale, con i quali è stata realizzata una forte sinergia. Nei giorni scorsi, vista l’assenza di pazienti, abbiamo dismesso le strutture sanitarie militari di Piacenza e Jesi, facendo rientrare in sede i nostri medici, che rimangono comunque a disposizione per soddisfare eventuali ulteriori richieste di concorso. E’ invece pienamente operativo il Covid – Hospital per il Centro Sud Italia, inaugurato due settimane fa presso il Policlinico Militare del Celio, con una capacità di 150 posti letto, dei quali 50 destinati alla terapia intensiva o sub-intensiva.»

«Anche nella Fase 2, la Difesa continua a garantire il massimo supporto alla popolazione assicurando, oltre al sostegno sanitario, i voli sanitari di emergenza e in bio-contenimento, i trasporti di materiale sanitario, così come il supporto alle Forze dell’Ordine in attività di Pubblica sicurezzaconclude Giulio Calvisi -. La Difesa continuerà a supportare il Servizio Sanitario Nazionale e, più in generale, tutto il sistema Paese. Disponiamo di uomini e donne altamente specializzati e fortemente motivati. Grazie alla loro professionalità ed umanità stiamo dando una mano ai cittadini per superare, tutti insieme, questa grave crisi sanitaria.»

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Il comune di Carbonia ha prorogato fino al 24 maggio, la sospensione dei parcheggi a pagamento e la sosta con disco orario. La decisione è stata presa nonostante già nella giornata di lunedì 11 maggio siano riprese le attività di diverse aziende, settori produttivi e operatori dei servizi alla persona.

La decisione dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Paola Massidda, mira a consentire alle aziende cittadine di riprendere con gradualità i loro servizi, dopo i due mesi di sospensione forzata delle attività causa Coronavirus, permettendo al contempo ai cittadini di recarsi nuovamente in esse fino al 24 maggio senza dover pagare la sosta e senza limitazioni d’orario.

Il provvedimento di sospensione delle soste a pagamento perdura dal 13 marzo.

Come previsto nell’ordinanza n. 68 del Comandante della Polizia locale, il ripristino delle strisce blu e delle soste con disco orario avverrà lunedì 25 maggio, anche per consentire anche ai dipendenti della società di gestione delle aree di sosta a pagamento, Traffic Srl, di poter riprendere il loro lavoro e la loro occupazione.

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Le notizie riportate in questi giorni dal giornale l’”Unione Sarda” riguardo alla ZEE (Zona Economica Esclusiva) algerina sul Mar di Sardegna, che si estende dalle coste africane fino a 13 chilometri da Sant’Antioco e, più su, fino ad Oristano e Alghero nel suo lato Est, mentre si estende a Nord fino alle isole Baleari nel lato Sud-Ovest, fino alle coste della Spagna Meridionale, ci impone di rivedere i ricordi dei nostri secolari rapporti con l’impero turco del Nord-Africa.

Fino a pochi decenni fa i sardi, sentendo nominare i turchi rivolgevano subito il pensiero a San Antioco martire e alla Madonna di Bonaria supplicandone l’intercessione.

Erdogan, l’attuale presidente della Turchia, recentemente interrogato dai giornalisti sul suo interventismo in Libia, ha risposto che la Turchia si sente obbligata ad intervenire nella guerra intestina libica perché possedette quella provincia, ai tempi dell’Impero, per 500 anni.

Dato che un vicino del genere, dopo aver portato truppe in Libia si è recato in Algeria per rinsaldare gli antichi vincoli, potrebbe rivelarsi molto ingombrante, è utile rivedere alcuni passaggi storici tra i turchi e noi occidentali sulla frontiera africana.

Mille anni fa vennero gettati le basi del nostro indebolimento fino alla situazione di oggi.                                                        

Nell’anno 1054 il Patriarca di Costantinopoli, Michele Cerulario, attuò lo “scisma” tra la chiesa cattolica di Roma e la chiesa Ortodossa di Bisanzio. Questa spaccatura fu esiziale per l’Occidente. L’Impero Bizantino divenne ortodosso, mentre l’Italia e l’Europa rimasero Cattolici. La Sardegna ed il Nord-Africa, che erano parte integrante dell’Impero Bizantino, rimasero nella sfera ortodossa a fronteggiare l’Africa musulmana.

Nell’anno 1071 l’Impero Bizantino, indebolito, venne attaccato da orde di un popolo d’origine mongola, e battuto nella gravissima battaglia di Manzicerta. La notte precedente la battaglia, sul cielo si stagliava una luminosissima mezza luna con al di sopra una stella. Quel popolo vincitore dei Bizantini erano i “Turchi”. Da allora adottarono come bandiera nazionale un panno rosso con, al centro, una mezzaluna sormontata da una stella. Quel simbolo viene utilizzato tutt’oggi.

Con il trattato di pace i Turchi si installarono in territorio bizantino e, pian piano, intaccarono le difese della grande potenza cristiana fino a batterla conquistando Costantinopoli nel 1453. Fu la fine dell’impero Bizantino.

Per arrivare alla città di Costantinopoli, nei crocevia c’erano cartelli indicatori con su scritto “Isten polis”, che in greco significa: «Quella è la città». I Turchi pronunciavano “Istanbul”, e questo divenne il nome definitivo.

Nel 1492 la Spagna aveva scoperto l’America con Cristoforo Colombo, ed aveva avviato, in patria, una campagna di espulsione di musulmani ed ebrei.

Contemporaneamente la “Sublime porta” di Istanbul aveva dato disposizioni ai suoi eserciti di occupare tutte le province bizantine in Nord Africa, fino all’Algeria. Tuttavia l’avanzata turca fallì nel tentativo di occupare l’Europa. I Turchi furono infine definitivamente fermati dai Cristiani Cattolici con la battaglia navale di Lepanto nel 1571. Vi parteciparono anche truppe sarde.

La Libia, che era stata occupata dalla Spagna nel 1510, e affidata ai Cavalieri di Malta, venne poi conquistata dai turchi nel 1551. Da allora l’Impero turco fu il vicino ingombrante di noi sulcitani.

La Reggenza di Algeri era diventata turca nel 1525. Essa fu il principale centro dell’Impero Ottomano nel Maghreb e divenne la base stabile delle navi corsare per i lucrosi affari che si facevano con la cattura delle navi commerciali europee. Era il principale centro della pirateria.

Nel 1574, 3 anni dopo Lepanto, finite le mire sull’Europa, la Turchia occupò militarmente  la Tunisia, fermando definitivamente la conquista spagnola del Nord Africa. Al governo della Tunisia venne incaricato il Bey di Tunisi, reggente della Sublime Porta.

I Pashà di Algeri, Tunisi e Tripoli conducevano abili rapporti diplomatici col governo turco e le loro finanze derivavano quasi esclusivamente dalla protezione della pirateria. Dal 1500 al 1700, nei mercati degli schiavi di quelle reggenze, furono venduti da 1 milione a 1 milione e 500.000 schiavi bianchi. Si calcola che fino al 1815 venissero trattati in quelle piazze circa 20.000 schiavi l’anno. Gli studiosi hanno trovato negli archivi di Stato di Cagliari, Barcellona e Madrid, diverse lettere d’affari tra Sardegna e Spagna. In una lettera inviata nel 1600 dal commerciante cagliaritano Antonio Porta al re di Spagna per chiedere l’infeudazione del mare di Portoscuso per impiantarvi una tonnara, esiste, scritta in spagnolo, una frase che tradotta in italiano suona così: «Nell’isola di san Pietro attraccano navi corsare saracene che trafficano tanti cristiani fatti schiavi che, così numerosi, non si vedono neppure a Madrid».

Oltre alla tratta degli schiavi vi era un’altra attività piuttosto lucrosa: i Turchi avevano istituito un sistema di rilascio di salvacondotti a pagamento per le navi europee che solcavano il Mediterraneo. Chi pagava non veniva attaccato. Gli stessi Stati Uniti d’America, appena costituiti, nel 1795 con un trattato a firma di Giorgio Washington, si erano accordatI coi Bey di Algeri, Tunisi e Tripoli, per la somma colossale di 1 milione di dollari l’anno purché le navi commerciali americane, che vendevano i loro prodotti agricoli in Mediterraneo, non venissero attaccate dai corsari.

Ben si comprende in quale stato di pericolo perenne si trovassero la popolazioni costiere del Sulcis e del Cagliaritano che erano proprio al centro di una morsa: a Sud vi era la minaccia turca. A Nord vi erano gli Stati europei in lotta perenne fra di loro, e perennemente assetati di danaro, tonno sotto sale, grano e uomini da arruolare forzatamente per le loro guerre interminabili.

La dominazione turca era interessata alle città costiere del Nord Africa, porto sicuro per i corsari, mentre era carente la sua presenza nelle oasi sahariane. Qui le tribù berbere gestivano in completa autonomia il commercio di schiavi africani. Vocazione commerciale mai perduta.

La “Guerra da Corsa” venne dichiarata illegale dal Congresso di Vienna nel 1815. La sua cessazione venne imposta  col bombardamento di Algeri e Tripoli nel 1816 de parte della flotta anglo-olandese comandata dall’ammiraglio Lord Exmouth, attuata per ritorsione all’incursione berbaresca su Sant’Antioco il 16 ottobre 1815.

Avendo perso i proventi assicurati dalle mercanzie delle navi catturate, l’unica risorsa rimasta a quei beycati fu il commercio degli schiavi. Ma anche questo introito entrò in crisi quando nel 1830 la Francia conquistò l’Algeria e le Società antischiaviste inglesi imposero al Sultano di Istanbul di fermare la pratica dello schiavismo. Ma solo nel 1855 il Sultano interdisse l’imbarco di schiavi nei porti di Tripoli, Bengasi e Derna.

Nonostante ciò la schiavitù non fu abolita per altri 50 anni. Si estinse definitivamente nei porti libici nell’anno 1911 quando gli italiani conquistarono la Libia con la Guerra Italo-Turca.

Invece a livello tribale, nel Maghreb Sahariano, la schiavitù è tristemente sopravvissuta fino ai giorni nostri.

***

La Sardegna, per secoli, subì le incursioni dei pirati nord-africani a caccia di merci e di schiavi. E’ stato calcolato da recenti ricerche che il 90 per cento delle incursioni in Sardegna avvenne tra Capo Carbonara ed il Sulcis. Questa costante minaccia alle città costiere ne aveva determinato la scomparsa. Le scarse popolazioni si rifugiarono all’interno. Karales dall’anno 704 iniziò ad essere abbandonata e i suoi abitanti costruirono un nuovo centro abitato nell’isolotto di San Simone, nella laguna di Santa Gilla. La città venne poi fortificata con mura; ebbe una cattedra vescovile e fu sede di un giudice sovrano del Giudicato di Calari. La città giudicale si chiamò Santa Igia (Cecilia) (Coroneo, Casula).

Nell’anno  704 (Coroneo, Boscolo, Mohamed Bazama), la città di Sulci venne attaccata da una squadra navale saracena. La città non si risollevò mai più da quella distruzione. Un piccolo nucleo abitato si sviluppò intorno alla Basilica del Santo Antioco. Eravamo nell’alto Medio Evo, in piena amministrazione bizantina ortodossa.

Contemporaneamente anche la città di Tharros, per gli stessi motivi, venne abbandonata e il vescovo, con tutta la popolazione si spostò verso la tenuta agricola di Oristano. Eravamo nel periodo di transizione dal bizantino al giudicale.

L’isola Plumbaria (di Sulci) nel 1300 assunse il nome di isola di Sant’Antioco ed era deserta. Nonostante ciò la Basilica non si deteriorò. Venne sempre curata. Sant’Antioco era considerato protettore della Sardegna intera, efficace intercessore contro le calamità naturali, le epidemie e le orde barbaresche. Almeno due volte l’anno: nel dies natalis (13 novembre) e poi nel lunedì successivo alle due settimane dopo il lunedì dell’Angelo, una gran folla di fedeli tornava nell’isola per impetrare le grazie del Santo.

Nonostante l’isola fosse perennemente infestata dai pirati magrebini, in quei giorni di festa non avvenivano aggressioni ai pellegrini. Gli stessi pirati avevano un certo rispetto per il Santo. Le storie più note di miracoli del Santo a protezione dai pirati vengono raccontate sia da storici musulmani che da storici nostrani come il Vidal e padre Filippo Pili. Il Vidal era sacerdote e storico di grande cultura, nato a Maracalagonis nel 1575. Viaggiò per molti anni predicando in diverse città di Spagna e Italia.  Al termine dell’elenco di un nutrito numero di miracoli operati dal santo egli scrisse, a proposito dei rapporti tra sardi e turchi: «Tralascio per brevità una infinità di altri miracoli operati dalla misericordia del Signore, per intercessione e i meriti del glorioso martire Antioco. Se non ci fossero stati miracoli, basterebbe il concorso che si verifica ogni anno delle moltitudini che vanno pellegrinando all’isola di Sulci, un’isola deserta, spopolata, ma anche molto frequentata dai corsari di Berberia; né mai è avvenuto che qualche persona si stata fatta schiava; né mai si è visto corsaro alcuno che sia sceso a terra e abbia osato fare saccheggi ed assalire coloro che vanno o ritornano dalla festa; che se qualche volta qualcuno ci ha provato, ha pagato ciò duramente…»  

Inoltre racconta: «Antiogu Pretu di Maracalagonis, da ben 30 anni schiavo nelle galere di Algeri, mi disse che, essendo andati una volta i Mori a Sulci per prendersi il bestiame appartenente all’opera del santo, molti tornarono malconci o morti, tanto che il Rais inviò un grande vaso d’olio alla chiesa del Santo (per le lucerne) e minacciò i suoi corsari che avrebbe inflitto loro delle pene severe se avessero toccato le proprietà del Santo perché Antiogo “star diavolo”».

I sardi non avevano una flotta per la difesa in mare, né strutture fortificate sufficienti a terra. In mare provvedevano a questa funzione le navi armate dei cavalieri di Malta che pattugliavano il Mediterraneo. Tuttavia, erano insufficienti. All’uopo interveniva in soccorso delle vittime di rapimento l’ordine dei Frati di Santa Maria della Mercede: i Mercedari. Era un Ordine questuante e armato che raccoglieva fondi per il riscatto degli schiavi. Un altro aiuto importante era dato dalla Madonna di Bonaria di Cagliari. Veniva invocata affinché desse buon vento alle vele (bona aria) per sfuggire ai pirati turchi. Quando il miracolo si realizzava l’equipaggio si recava in pellegrinaggio al Santuario di Cagliari per sciogliere il voto per la protezione ottenuta. Per questo la Madonna di Bonaria divenne la Patrona dei Mari di Sardegna e il suo simulacro regge con la mano destra una navicella d’avorio a vele spiegate.

Questo fu il massimo della reazione dei sardi alla minaccia turca, tranne che in due episodi. Il primo fu quello dell’incursione barbaresca su Carloforte il 2 settembre 1798, che costò 930 rapiti. In quel caso, oltre alle trattative dei Mercedari, all’intervento del Papa, dello Zar di Russia e dello stesso Napoleone,  potè maggiormente  l’insistenza di Giovanni Porcile, duca di Carloforte e conte di Sant’Antioco, presso il Bey di Tunisi. Ma forse ancora di più potè il giovane  Vittorio Porcile che armò un vascello e si diede alla guerra da corsa sulle coste africane onde fare prigionieri e scambiarli con i carlofortini rapiti.

Il secondo episodio è quello dell’incursione barbaresca su Sant’Antioco del  1815. In quel caso i miliziani antiochensi, asserragliati sul forte, uccisero 300 pirati barbareschi. Vi furono 130 sequestrati, che vennero poi messi in vendita al mercato di Tunisi e Algeri.

***

Oggi le notizie giornalistiche sulla formale occupazione del Mar di Sardegna dall’Africa fino a 13 chilometri dalla costa di Sant’Antioco (in prossimità dell’isola del Toro) attuata dall’Algeria, con l’evidente silenzio-assenso della Turchia di Erdogan, non ci deve sorprendere. Ciò però deve indurre ad un’adeguata reazione. Sicuramente, se questa azione fosse stata compiuta a danno degli interessi degli Stati Uniti, sul mare sarebbe già in loco la Sesta Flotta. Ma noi non siamo da meno. In mancanza d’altro possiamo pur sempre schierare Sant’Antioco Martire e la Madonna di Bonaria, mitragliando “coggius” contro “su paganu “.

Mario Marroccu

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«Una novità importante contenuta nel decreto Rilancio: le 9 nuove settimane di Cassa integrazione in deroga non saranno più gestite dalle Regioni ma direttamente dall’INPS, il quale potrà – su richiesta – anticipare al momento della domanda fino al 40% dell’importo della Cig in deroga.»
Lo ha scritto stamane la sottosegretaria del ministero dello Sviluppo economico, Alessandra Todde, in un post pubblicato su Facebook. 
«Dopo una settimana dall’ultimo aggiornamento, l’INPS ha finalmente aggiornato i dati Regione per Regione ha aggiunto Alessandra Todde -. Ho aspettato venisse pubblicato il documento riepilogativo, come sempre ho fatto, prima di prendere nuovamente parola sul tema. Come già ribadito dal mio primo post, i dati in allegato sono certificati dall’Istituto e sono ufficiali. Inoltre, la procedura per la Cig in deroga è identica in tutta Italia e non è differenziata per Regione.»
«In Sardegna, l’INPS dichiara di aver ricevuto 7.046 domande dalla Regione, per circa 15.135 potenziali beneficiari. Le domande autorizzate dall’Istituto sono 5.916, mentre quelle pagate risultano soltanto 818 per un totale di 1.464 beneficiari. In Sicilia, che assieme alla Sardegna è stata tra le ultime Regioni a spedire il primo flusso di domande all’INPS lo scorso 23 aprile, i numeri condivisi dall’Istituto parlano di 14.046 domande inviate, 12.950 autorizzate e 4.463 pagate. Abbiamo richiesto all’INPSha concluso Alessandra Toddeun aggiornamento più recente in modo da poter monitorare sia le domande ricevute sia i pagamenti, lavorando insieme alle parti coinvolte per cercare ancora una volta di accelerare i tempi.»

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La Giunta comunale di Sant’Antioco ha approvato la delibera n° 54 contenente “Misure urgenti in materia tributaria in presenza di emergenza sanitaria derivante dalla diffusione dell’epidemia da Covid-19 – linee di indirizzo sulla Tari 2020”. La delibera prevede una dotazione finanziaria di 100mila euro: fondi comunali, reperiti nelle pieghe del bilancio.

«Il nostro Comunespiega il sindaco Ignazio Locci non ha ricevuto un centesimo del Fondo di solidarietà dello Stato, in quanto risultiamo “contribuenti”, nostro malgrado, della solidarietà verso gli altri Comuni. E a breve dovremo obbligatoriamente versare la quota annuale di circa 600mila euro. Tuttavia, non ci siamo sottratti all’impegno e abbiamo comunque adottato una serie di misure a sostegno delle imprese locali, senza prescindere da una valutazione della situazione finanziaria e quindi da una costante verifica delle condizioni della cassa comunale necessaria per far fronte agli impegni in capo all’Ente.»

Nel contempo, l’Amministrazione richiama ad un senso di maggiore responsabilità e solidarietà nel pagamento dei tributi da parte dei contribuenti che non hanno subito, da un punto di vista economico, le conseguenze dell’emergenza Covid. Nello specifico, la delibera prevede la proroga dei termini di pagamento delle rate Tari 2020 per le utenze non domestiche che, per effetto del DPCM del 21/03/2020, hanno chiuso le proprie attività, con prima rata al 30 giugno 2020; rinvio delle scadenze della Tari 2020 per tutte le utenze domestiche e per le utenze non domestiche che non hanno interrotto la propria attività, con scadenza prima rata al 01 giugno 2020. E ancora: autorizzazione, nel caso di pagamenti delle rate Tari 2020 effettuate in ritardo rispetto alle scadenze previste, al non aggravio di sanzioni e interessi, purché saldate entro il 28/02/2021. E, soprattutto: adozione di misure agevolative sostanziali per le categorie più colpite dalla chiusura forzata o dalla crisi economica con un fondo da 100 mila euro, che equivale al taglio della bolletta Tari del 30% circa.

«Questo è il primo aiuto concreto in riferimento ai tributiha concluso il sindaco Ignazio Loccil’Amministrazione comunale si impegna a reperire ulteriori risorse.»