24 June, 2026

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La commissione Sanità del Consiglio regionale si è riunita questa sera in Consiglio regionale e ha audito i principali protagonisti delle istituzioni sanitarie impegnati nella lotta al virus.

Su invito del presidente Domenico Gallus ha preso per primo la parola Marcello Tidore, direttore generale dell’assessorato, che ha parlato espressamente di «una tendenza al miglioramento ed è per questo che è stata sospesa la convenzione del Mater Olbia in campo Covid». L’alto dirigente della Regione ha illustrato alcuni numeri dei contagi: «Il 34 per cento è extraospedaliero, il 12 per cento non dice dove si è contagiato o, comunque, non siamo riusciti a risalire alla catena del contagio, il 32 per cento si è infettato nelle case di riposo, il 12 per cento negli ospedali. Il ministero ci ha chiesto ora di concentrarci nell’azione di prevenzione e monitoraggio delle case di riposo e delle strutture ospedaliere. Da settimane stiamo effettuando il tampone a tutti i pazienti dimessi dagli ospedali e al personale sanitario».

Per Giorgio Steri, commissario straordinario di Ats, «i servizi di igiene pubblica stanno lavorando mettendo in quarantena tutti i casi sospetti, anche se il tampone è negativo ma il quadro dei sintomi lascia intendere una possibile infezione. Effettuiamo regolarmente i tamponi nelle case di riposo e nelle Rsa».

Per il direttore generale del Policlinico universitario di Cagliari, Giorgio Sorrentino, «poco o nulla si sa di questo virus, che non abbiamo potuto studiare sui libri ma solo sul campo. Abbiamo, dunque, dovuto contenere al massimo gli accessi alle nostre strutture ospedaliere, per contenere l’affollamento di parenti. Ci sono però gli asintomatici e sono tanti: ieri ad esempio è arrivata in pronto soccorso una ragazza, che lamentava una patologia, e grazie ai nostri controlli rapidi abbiamo scoperto che è positiva».

Della necessità di impiegare correttamente i dispositivi di protezione individuale e i percorsi di sicurezza ha parlato il direttore generale dell’Azienda Brotzu, Paolo Cannas: «E’ stato su questo punto fondamentale il lavoro svolto dalla protezione civile. Ora è però tempo di pianificare la post emergenza: faremo controlli rigidissimi nei triage e negli ambulatori».

Per la Protezione civile ha parlato il direttore generale, Antonio Belloi, che ha detto: «Siamo impegnati sin dal primo momento dell’emergenza, abbiamo supportato da subito il sistema sanitario regionale con i nostri seimila volontari nei porti e negli aeroporti dell’Isola. Abbiamo poi montato delle tensostrutture in tutti i pronto soccorso sardi e se serve abbiamo altre tensostrutture e altri volontari pronti a intervenire. Sino a oggi abbiamo tenuto 200 videoconferenze anche con il commissario nazionale Domenico Arcuri». Rispondendo al consigliere Stefano Schirru (Psd’Az) ad una domanda su un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal Il Fatto quotidiano, Antonio Belloi ha fornito alla commissione una relazione di dieci pagine e detto: «Abbiamo acquistato le mascherine a un prezzo inferiore rispetto a tante altre istituzioni e non abbiamo voluto correre il rischio di essere truffati, visto che tutti i venditori ci hanno chiesto il pagamento anticipato. Nulla di sproporzionato, ricordo a che marzo il mercato era profondamente volatile e soggetto a incredibili speculazioni».

L’onorevole Francesco Agus (Progressisti) ha chiesto agli ospiti di spiegare in che modo la Sardegna intende affrontare la fase due sotto il profilo strettamente sanitario mentre il collega Stefano Schirru ha elogiato il lavoro delle istituzioni e ha sollecitato «misure di sostegno per il 118 e un piano che individui con chiarezza di quali specializzazioni mediche la Sardegna avrà maggiormente bisogno nei prossimi anni».

Per l’onorevole Eugenio Lai (Leu) «sarebbe importante aumentare il numero dei tamponi effettuati, 23.299 ad oggi come ha detto il dottor Marcello Tidore, visto l’elevato numeri di asintomatici». Invece l’onorevole Giorgio Oppi ha parlato in modo aperto: «La critica iniziale per la assoluta carenza di Dpi aveva il suo fondamento così come gli ospiti delle Rsa andavano controllati da subito. Siamo stati molto fortunati ma non dobbiamo fare finta che sia andato tutto bene. E’ una autentica vergogna che agli operatori del 118 siano state consegnate cinque o dieci mascherine».

L’onorevole Michele Ciusa ha sollecitato un approfondimento per capire «se è vero che la società Airgreen, affidataria del servizio di elisoccorso, si rifiuti di trasportare i pazienti Covid» mentre l’onorevole Antonello Peru (Udc) ha denunciato «la lista d’attesa anche di sedici mesi per i ciechi della provincia di Sassari in attesa del riconoscimento della invalidità» e ha chiesto un intervento deciso a favore di questi cittadini, ancora piu deboli in questo momento.

Al termine della lunga audizione, il presidente Domenico Gallus ha segnalato ai commissari alcuni rilievi giunti dal Governo alla legge regionale sulle borse di studio.

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Il sindaco di Carbonia, Paola Massidda, ha diffuso questa sera l’ultimo aggiornamento sulle domande per la partecipazione all’avviso pubblico per l’erogazione delle “Misure straordinarie urgenti a sostegno delle famiglie per fronteggiare l’emergenza economico-sociale derivante dalla pandemia SARS-COV-2”.

«Fino ad ora sono state protocollate 1.349 richieste, una buona metà sono state istruite dagli uffici , ma nessuna ancora liquidata. I ritardi della liquidazione sono dovuti all’attesa di un intervento chiarificatore della Regione Sardegna sulla L.R. n. 12 del 8 aprile 2020. Chiarimenti che ad oggi non sono arrivati nonostante richiesti dalla nostra amministrazione insieme all’ANCI, che rappresenta i 377 comuni della Sardegnadice Paola Massidda -. Tuttavia, vista l’emergenza economico sociale a cui sono sottoposti diversi nostri concittadini, lunedì 4 maggio verrà pubblicata sul sito del Comune una graduatoria parziale per 450 istanze e si procederà contestualmente con le liquidazioni a favore di coloro che risulteranno beneficiari secondo i casi non controversi previsti dalla legge regionale.»

«Confidiamo che a breve la Regione sciolga i nodi interpretativi e consenta al Comune di Carbonia, come alla maggior parte dei comuni sardi, di andare incontro alle aspettative legittime e urgenti dei propri concittadiniconclude Paola Massidda -. Cogliamo l’occasione per ringraziare di cuore i dipendenti comunali che stanno lavorando ininterrottamente e in condizioni non ottimali, con procedure delicate, dando così un contributo importante e prezioso a supporto della nostra città, provata severamente dalla crisi. Grazie e Buon lavoro!»

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Un appello di 11 Regioni e 2 Province Autonome al presidente del Consiglio Conte: alcune Regioni, tra cui la Sardegna, possono riavviare le attività produttive e allentare i vincoli dell’isolamento sociale in totale sicurezza.
«Abbiamo scritto al presidente del Consiglio comunica il presidente Christian Solinas -, come Governatori della maggioranza delle Regioni italiane e delle Province autonome e alla luce dell’incontro odierno col Governo per chiarire, con spirito di collaborazione, la nostra posizione sulla fase 2. Nelle richieste avanzate, è possibile ritrovare i punti fondamentali per la ripartenza già illustrati nei giorni scorsi, che hanno trovato ampia condivisione tra tutti i colleghi, nel segno del rispetto delle Autonomie e delle peculiarità territoriali, e dell’esigenza di diversificare le misure in atto.»
«Anche in Sardegnaribadisce il presidente Christian Solinas -, alla luce dei dati è possibile avviare finalmente una ripresa ordinata, prudente ma più rapida, del nostro sistema economico e produttivo, e consentire un graduale ritorno a quella nuova normalità della vita sociale tanto attesa da tutti.»

Il testo integrale della lettera-appello.

Al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte

Al ministro degli Affari regionali Francesco Boccia

e p.c. Al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Al presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati

Al presidente della Camera dei deputati Roberto Fico

Proposte al Governo per la Fase 2: più competenze alle Regioni

La Fase 1 dell’emergenza Covid-19 ha visto un accentramento dei poteri normativi in capo al Governo, secondo lo schema decreto-legge + DPCM attuativi che ha posto problemi di compatibilità con la Costituzione, sia con riferimento al coinvolgimento parlamentare, sia con riferimento al rispetto delle competenze regionali. Tale accentramento è stato comunque responsabilmente accettato dalle Regioni a causa dell’assoluta emergenza e del principio di leale collaborazione tra livelli di governo, ma il protrarsi, anche nell’attuale fase di superamento della stretta emergenza, di risposte eccezionali, date rigidamente con atti del presidente del Consiglio dei Ministri sprovvisti di forza di legge, potrebbe portare alla luce criticità anche notevoli circa la tenuta di un impianto giuridico basato su atti amministrativi che, in quanto tali, sono sì successivamente sindacabili innanzi al giudice amministrativo e, per ciò che concerne le Regioni, anche presso la Corte Costituzionale, ma che sfuggono al controllo preventivo da parte del potere pubblico e costituzionale. Ad ogni modo adesso inizia la Fase 2. È una fase nuova, che si giustifica per una progressiva diminuzione dell’emergenza. Per questo motivo, è essenziale che si ritorni progressivamente ad un più pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione. È necessario giungere progressivamente ad una “normalizzazione dell’emergenza”, che consenta un ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione. E che porti, da un lato, a svolgere quanto prima le elezioni nelle Regioni a fine consiliatura e, dall’altro, a riconsegnare alle Regioni le competenze provvisoriamente avocate al livello centrale. Ogni territorio, infatti, ha le proprie specificità, sia da un punto di vista strutturale, sia da un punto di vista epidemiologico. Essendoci, dunque, situazioni di oggettiva disomogeneità di condizioni sul territorio nazionale, è necessario che si possano dare regolamentazioni differenziate. Si deve perciò passare dalla logica dell’uniformità alla logica dell’uguaglianza. Diversamente, trattando in modo uniforme situazioni diverse, si giungerebbe al paradosso di aumentare le disuguaglianze, con una lesione della logica dei livelli essenziali da garantire su tutto il territorio (art. 117, c. 2, lett. m, Cost.), del principio di valorizzazione delle autonomie (art. 5 Cost.) e, soprattutto, del principio di uguaglianza sostanziale tra i cittadini italiani (art. 3, c. 2, Cost.). Come ha recentemente detto il presidente della Corte costituzionale non si può affermare che esista un diritto speciale per i tempi eccezionali, quali quelli che stiamo vivendo. È dunque necessario mettere a punto un sistema di collaborazione tra governo centrale e governi regionali maggiormente in linea con le prerogative costituzionali. Un ordinato sistema di regolazione dell’emergenza Covid-19 dovrebbe portare il livello di governo centrale ad adottare la cornice di riferimento, prevalentemente con atti normativi primari, sottoposti al controllo parlamentare. Tali atti potranno essere integrati da atti amministrativi (Dpcm) nello stretto limite di quanto previsto dalle competenze statali, o richiesto dal principio di sussidiarietà. Le prescrizioni concrete poste dal Governo centrale dovranno comunque lasciare uno spazio di regolazione alle Regioni, per adattare le previsioni alle specifiche condizioni dei territori. In entrambi i casi, lo spazio per la regolazione regionale dovrà essere sottoposto ad un rigoroso controllo da parte del Governo centrale, utilizzando parametri scientifici oggettivi riferiti ad ogni sistema sanitario regionale, come ad esempio la saturazione dei posti letto [in terapia intensiva / semi-intensiva] o l’indice R0, con scansioni temporali settimanali. Ciò premesso in generale, con riferimento in particolare al mondo produttivo (ma senza, per questo, ridimensionare in alcun modo gli enormi problemi presenti in altri settori quali, ad esempio, la scuola dell’infanzia e dell’istruzione) si osserva che con il protrarsi delle chiusure delle attività produttive e di quelle del terziario, come il commercio, il turismo, i servizi, i trasporti e le professioni, e con la prospettiva che questa situazione si prolunghi nel tempo, il quadro economico è destinato a peggiorare drasticamente e i consumi rischiano un crollo generalizzato. Pertanto, ci attendiamo che il Governo recepisca da subito le istanze delle diverse categorie produttive, in quanto prolungare il lockdown significa continuare a non produrre, perdere clienti e relazioni internazionali e non fatturare, con l’effetto che molte imprese finiranno per non essere in grado di pagare gli stipendi del prossimo mese. A questo punto è fondamentale realizzare un percorso rapido e chiaro, con decisioni condivise basate su una interlocuzione costante tra Pubblica Amministrazione, associazioni di categoria e sindacati che indichi le tappe per arrivare alla piena operatività. È chiaro che la salute è il primo e imprescindibile obiettivo, ma non può essere l’unico. Del resto il bene della vita ‘salute’ è caratterizzato da una molteplicità di profili: innanzitutto, fisico e psicologico ed è evidente che quest’ultimo è gravemente compromesso dalla perdita del lavoro e dai debiti Le Regioni condividono le fondate preoccupazioni delle categorie più volte espresse e quindi, pur essendo pienamente consapevoli che il virus non conosce confini geografici, sottolineano l’importanza di produrre il massimo sforzo per contemperare la doverosa tutela della salute con la salvaguardia del tessuto economico, non solo per limitare allo strettissimo indispensabile la compressione delle più importanti libertà fondamentali dei cittadini ma anche per evitare che la gravissima crisi economica in atto diventi irreversibile, con le catastrofiche conseguenze sociali correlate. Per fare ciò pare assolutamente necessario che l’attuale struttura del DPCM 26 aprile 2020, imperniato su regole previste rigidamente in funzione della sola tipologia di attività economica svolta e con la possibilità di adottare, nelle singole regioni, solamente misure più restrittive, venga riformata in quanto non dotata della necessaria flessibilità capace di riconoscere alle Regioni, laddove la situazione epidemiologica risulti migliorata e i modelli previsionali di contagio in sostenuta decrescita, la possibilità di applicare nei loro territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale, con una compressione delle libertà costituzionali strettamente proporzionata all’esigenza di tutela della salute collettiva. Si ritiene che un tanto sia conseguibile col riconoscimento alle singole Regioni della facoltà di calibrare le aperture delle varie attività produttive. È fondamentale, per quanto riguarda le attività produttive, industriali e commerciali, mutare radicalmente la prospettiva, superando la logica della disciplina in base all’enumerazione delle attività consentite in base, ad esempio, ai codici ATECO, per giungere alla possibilità di definire le aperture in base alla capacità effettiva di rispettare e far rispettare le misure di sanità pubblica atte a evitare il diffondersi del virus, da definire in modo chiaro sulla base dell’interlocuzione tra Pubblica Amministrazione, associazioni di categoria e sindacati e comunque non meno restrittive di quelle contenute nel DPCM 26 aprile 2020. In estrema sintesi, dunque, le Regioni propongono, in presenza di una data situazione epidemiologica riscontrabile oggettivamente e certificata dall’Autorità sanitaria delle singole Regioni e sottoposta ad uno scrupoloso controllo del Governo, di garantire la possibilità di poter riaprire la propria attività a tutti coloro che rispettino le misure già previste dal DPCM del 26 aprile 2020 e dai protocolli di sicurezza aziendali.

Con spirito di collaborazione, Regione Abruzzo – Presidente Marco Marsilio Regione Basilicata – Presidente Vito Bardi Regione Calabria – Presidente Jole Santelli Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Presidente Massimiliano Fedriga Regione Liguria – Presidente Giovanni Toti Regione Lombardia – Presidente Attilio Fontana Regione Molise – Presidente Donato Toma Regione Piemonte – Presidente Alberto Cirio Regione Autonoma della Sardegna – Presidente Christian Solinas Regione Siciliana – Presidente Nello Musumeci Regione Umbria – Presidente Donatella Tesei Regione Veneto – Presidente Luca Zaia Provincia Autonoma di Trento – Presidente Maurizio Fugatti

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Rinnovo e adeguamento del parco auto, per un servizio taxi più sicuro dal punto di vista sanitario e più comodo per le persone disabili.

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore della Programmazione Giuseppe Fasolino, ha approvato le direttive di attuazione degli “Interventi per la modernizzazione del sistema privato dei trasporti terrestri a supporto dei servizi per il territorio” per la spesa complessiva di 1 milione di euro. La SFIRS sarà il soggetto istruttore per la valutazione dei piani di agevolazione presentati.

I fondi saranno erogati per aumentare la competitività delle imprese che erogano il servizio di trasporto terrestre con taxi, al fine di migliorare la qualità del servizio pubblico offerto ai cittadini, mediante il sostegno agli investimenti materiali e immateriali oltre ai servizi di consulenza ed informazione.

«Si è reso indispensabile spiega l’assessore Giuseppe Fasolinoa seguito della sopraggiunta situazione di emergenza sociosanitaria determinata dalla diffusione anche in Sardegna del Covid-19, l’incremento delle misure di sostegno alle  imprese che erogano il servizio di trasporto non di linea con taxi, affinché sia assicurata la realizzazione di investimenti capaci di garantire la massima sicurezza per gli operatori e per gli utenti del servizio. Come sappiamo, i tassisti rappresentano una categoria particolarmente a rischio di contagio, a causa dell’evidente impossibilità di distanziamento. Categoria che continua a fornire il proprio servizio senza aver goduto, fino a questo momento, delle necessarie misure di protezione. Ragion per cui l’approvazione di suddette direttive appare ancora più importante nelle condizioni attuali.»

Un’attenzione particolare è rivolta al rispetto dei nuovi standard di sostenibilità ambientale e dell’accessibilità per i soggetti diversamente abili. Le direttive riguardano l’acquisto di nuovi mezzi, l’allestimento degli stessi per il trasporto dei soggetti diversamente abili e l’acquisto di sistemi e tecnologie atti a migliorare il servizio offerto, quali sistema di connessione  Wi-Fi, GPS, tassametri, insegne luminose, apparati radiotaxi, monitor poggiatesta, sistemi di pagamento elettronico, defibrillatori, applicativi software utili alla gestione del servizio. Finanziabile inoltre la formazione professionale attraverso corsi di lingua inglese e corso di gestione del cliente, e servizi di consulenza per le attività di impresa. Tutte le misure sono agevolabili al 100% e concedibili a fondo perduto ai soggetti in possesso dei requisiti richiesti.

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«Il turismo rappresenta un elemento fondamentale per il nostro sistema economico e la nostra attenzione per favorire la sua ripartenza è massima, anche attraverso specifiche misure e finanziamenti per le imprese del sistema. Siamo concentrati ad analizzare le condizioni che possono consentire la riapertura immediata – in piena sicurezza – delle aziende del comparto turistico, artigianale e commerciale e di tutto l’indotto, per mantenere i livelli occupativi e contrastare gli effetti di questa emergenza sanitaria.»

Lo ha sottolineato l’assessore regionale del Turismo, artigianato e commercio, Gianni Chessa, nel corso di un incontro in videoconferenza con i principali players del comparto turistico sardo.

«La Sardegna possiede specifiche caratteristiche e le legittime aspettative della Regione – rappresentate dal presidente Solinas al Governo – derivano dalla nostra specificità territoriale e dal contenuto impatto sanitario dell’emergenza sull’Isola rispetto ad altre realtà, viste anche le tempestive misure di contenimento da noi adottate – ha concluso Gianni Chessa, rassicurando gli operatori -. Tutte le aperture saranno valutate con attenzione e cautela e rappresenteranno il doveroso equilibrio tra la primaria esigenza della tutela della salute pubblica e quella della ripresa della normalità.»

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Jacopo Gasparetti, responsabile stampa e comunicazione del sottosegretario di Stato al ministero dello Sviluppo economico, Alessandra Todde, ha diffuso una nota di aggiornamento su dati INPS per CIGD Sardegna.

«In Sardegna, rispetto all’ultimo aggiornamento che ho pubblicato, le domande arrivate all’INPS sono 570, quelle già autorizzate 270 scrive Jacopo Gasparetti -. Continua ad essere evidente che rispetto alle migliaia di domande da evadere (secondo i dati forniti dalla stessa Regione sono circa 29mila le domande di CIGD che dovrebbero arrivare in totale dall’isola), siamo in ritardo
«Come già ribadito, nessuna polemica, ma un invito a cercare, ognuno per la sua parte, di velocizzare al massimo i tempiconclude Jacopo Gasparetti -. Ce lo chiedono i cittadini e le Istituzioni, ad ogni livello, devono rispondere.»

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La commissione Autonomia, presieduta da Pierluigi Saiu (Lega) si riunirà giovedì 30 aprile, alle 15.30, per esaminare il Dl n.138 (Disposizioni urgenti in materia di elezioni comunali 2020). Il disegno di legge prevede, a causa dell’emergenza Coronavirus, lo spostamento delle elezioni amministrative programmate per il 2020 in una “finestra” compresa fra il 15 settembre ed il 15 dicembre.

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Sono 5 i nuovi casi positivi al Covid-19 riscontrati oggi in Sardegna, su 1.183 tamponi eseguiti. Il totale dei casi positivi è salito a 1.290 dall’inizio dell’emergenza. In totale nell’Isola sono stati eseguiti 23.299 tamponi (21.071 i casi testati). I pazienti ricoverati con sintomi sono 87, 17 quelli ricoverati in terapia intensiva, mentre sono 657 le persone in isolamento domiciliare. Gli attualmente positivi sono 761. I pazienti dimessi/guariti sono 413. Oggi si sono registrati 7 decessi (116 dall’inizio dell’emergenza).
Sul territorio, dei 1.290 casi positivi complessivamente accertati, 234 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari (+2 rispetto all’ultimo aggiornamento), 93 nel Sud Sardegna, 54 a Oristano, 76 a Nuoro, 833 (+3) a Sassari.

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«Per poter organizzare in tempi rapidi un servizio di lavaggio e sanificazione degli indumenti di lavoro del personale in servizio (divise, camici e tute) si chiede, agli operatori che fossero interessati ad usufruirne, di darne immediata adesione in forma scritta all’ufficio amministrativo di Codesto Centro. Una mancata adesione-comunicazione verrà considerata come un diniego al voler usufruire di tale servizio. Considerata la necessità di raccogliere le adesioni in tempi molto stretti si comunica che verranno tenute in considerazione le domande che verranno presentate entro 72 ore dalla data di emissione del presente avviso. Sarà cura dell’ufficio amministrativo del Centro, avvisare i dipendenti che per diverse ragioni non sono in grado di prendere visione di tale comunicazione.»

«Questo si legge nella recentissima circolare Aias del Centro di Cortoghiana a firma del suo coordinatoredenuncia Claudio Nuscis, segretario generale della Funzione pubblica CISL Sulcis Iglesiente -. Ultima perla di una lunghissima storia aziendale fatta di diritti negati, dallo sciopero alle assemblee, dai licenziamenti disciplinari al lavoro non pagato, agli stipendi arretrati. Auspicavamo, come è successo, che la nostra nota del 20 aprile scorso sollevasse l’attenzione sul fatto che da almeno 12 anni l’AIAS ha scaricato sui propri dipendenti l’onere di sanificare gli indumenti di lavoro. A proprie spese e a domicilio. Ennesimo episodio di quel vizio patologico che produce ingenti risparmi di gestione aziendale sulla pelle dei lavoratori e che secondo una nostra stima, dal 2008, anno in cui è cominciata l’inarrestabile crisi aziendale, ad oggi, ha permesso ad Aias di risparmiare solo per questa voce di bilancio almeno 3 milioni di euro.»

«Il momento emergenziale che stiamo vivendo consente di discriminare tra il buon datore di lavoro, quello cioè che all’interno delle proprie strutture tutela la fragilità dei propri ospiti assicurando la cura ossessiva dell’igiene e della pulizia (a cominciare dalla sanificazione degli indumenti del proprio personale) e gli altriaggiunge Claudio Nuscis -. Ricordiamo alla dirigenza Aias ed ai suoi epigoni che la sicurezza sul lavoro è, per ogni azienda, non solo un obbligo legislativo ma una garanzia di qualità. Il D.Lgs n. 81/2008 sancisce che il lavoratore gode del diritto irrinunciabile ad un luogo di lavoro dignitoso e rispettoso di tutte le norme che regolamentano la sicurezza sul lavoro a presidio di un diritto più generale, costituzionalmente garantito, come la tutela della salute. Diritto fondamentale dell’individuo e mai come oggi interesse dell’intera collettività. Per questo motivo denunciamo il maldestro tentativo di “intervistare” il personale dei Centri di Cortoghiana e Domusnovas ponendogli, più o meno, questo quesito “ vuoi che la divisa venga lavata qui in struttura? Firma per il Sì o per No.»

«La SANIFICAZIONE degli indumenti da lavoro, va garantita a tutto il personale senza che lo stesso esprima pareri in merito a tale incombenza AZIENDALE. Perché qui non si si parla di uno o più lavaggi in lavatrice ma dei riflessi che certi “atti” hanno sulla salute. Che giova ricordarlo è un diritto indisponibile della persona ed i dipendenti non possono cederlo. Tutto ciò premesso consigliamo ad Aias ed ai suoi epigoni di assumersi le proprie responsabilità di datore di lavoro, di porre fine immediatamente a questa iniziativa ed ai lavoratori di non prestarsi a questi inviti. In difetto di ciò conclude il segretario generale della Funzione pubblica CISL Sulcis Iglesiente Claudio Nuscis -, ci vedremo costretti, per l’ennesima volta, a rivolgerci presso le sedi competenti, per far valere i diritti non negoziabili dei lavoratori AIAS.»

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La Regione destina 9 milioni di euro per l’ampliamento e la costruzione di cimiteri, consentendo così lo scorrimento delle graduatorie a favore di 51 Comuni beneficiari che si vedranno assegnate le risorse. La Giunta regionale ha approvato la delibera sullo stanziamento delle risorse proposta dall’assessorato dei Lavori pubblici e finalizzata a colmare il deficit di domanda da parte di molti Comuni rimasti fino a oggi esclusi, procedendo a reperire maggiori finanziamenti.

«Abbiamo registrato da parte delle Amministrazioni un fabbisogno maggiore a cui abbiamo ritenuto di dover dare risposta immediata», ha spiegato l’assessore regionale dei Lavori pubblici Roberto Frongia che ha proposto di utilizzare la somma relativa all’annualità 2021 per soddisfare le esigenze già nell’immediato. La misura si è infatti resa necessaria alla luce dell’ulteriore fabbisogno ancora inevaso.

«La cura e la manutenzione dei cimiteri, così come la progettazione di nuove strutture laddove siano necessarie, sono importanti segni di civiltà e di rispetto della memoria collettiva e degli affetti del singoloconclude Roberto Frongia -. La programmazione di 9 milioni ci consentirà di procedere con lo scorrimento della graduatoria approvata a dicembre del 2017 che comprende moti Comuni ancora in attesa di risposta. Una situazione a cui si è deciso di porre rimedio prevedendo di indirizzare fin da ora le risorse.»