23 June, 2026

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Il Centro emergenze Covid-19 a Carbonia e non più a Iglesias. E’ questo il nuovo scenario che si sta aprendo in queste ore per dare soluzione all’emergenza nel territorio del Sulcis Iglesiente. E’ del 21 marzo scorso la notizia che il comune di Iglesias ha chiesto che l’ospedale Santa Barbara sia adibito a struttura di emergenza per il Coronavirus, per tre motivazioni precise:
1 – Tutela operatori sanitari
2 – Evitare promiscuità tra reparti
3 – Rischio di compromettere le funzioni del CTO di Iglesias e del Sirai di Carbonia, a causa della continua mobilità di operatori tra i due ospedali.

Oggi, a distanza di poco più di due settimane, si apprende che il Centro emergenze Covid-19 si vorrebbe crearlo dentro i reparti di degenza dell’ospedale Sirai di Carbonia. E’ quantomeno imprudente solo pensare una soluzione di questo genere, perché un reparto siffatto dovrebbe avere percorsi separati dagli altri (ascensori, scale vitto, farmacia, bombole d’ossigeno, salme, medici ed infermieri, prodotti di risulta come camici e mascherine inquinati, etc.). E’ quello che è successo prima a Codogno e poi a Sassari e sappiamo che da lì ha iniziato ad infuriare il virus in Italia e nel Nord Sardegna.
Va assolutamente evitato l’“assembramento” con aggregazione di reparti in uno spazio ristretto, come impone il “Decreto Conte”.
I Sindaci, le più alte autorità sanitarie, dovrebbero darne notizia alla Protezione Civile guidata da Angelo Borrelli, perché fermi sul nascere un progetto tanto rischioso.

Mi pare necessario che i sindaci di tutto il territorio pretendano che i Covid ospedalizzati vengano sistemati in un padiglione separato, lontano dai ricoveri ordinari. E ricordo ancora una volta, che all’ospedale Sirai di Carbonia, c’è una megastruttura per infettivi, con tanto di camere a pressione negativa, realizzata negli anni ’90, negli anni di maggior diffusione dell’epidemia di AIDS. Si tratta dell’edificio in cui è ospitato l’attuale Servizio di Diabetologia, situato dietro l’ex Pediatria e, giustamente, situato a distanza di sicurezza da tutti gli altri reparti. La struttura è inoltre dotata di un impianto di sterilizzazione tecnicamente preparato per infettivi.

Mario Marroccu

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Dal 14 marzo sono 18.713 i controlli realizzati dal Corpo forestale della Regione Sardegna per vigilare sul rispetto delle regole stabilite per l’emergenza epidemiologica da Covid-2019.
Nella giornata di ieri sono stati effettuati 796 controlli: 218 nell’area di Cagliari, 49 Iglesias, 49 Oristano, 186 Sassari, 88 Tempio, 121 Nuoro, 85 Lanusei. Sono state sanzionate 33 persone (12 a Cagliari, 8 a Sassari, 7 a Tempio, 5 ad Oristano, 1 ad Iglesias), per un totale (dal 14 marzo) di 288.
Inoltre, nello scalo di Porto Torres, sono stati controllate 11 persone sbarcate dal traghetto proveniente da Genova, 20 in arrivo da Civitavecchia e 37 passeggeri, con 3 auto e 2 camion, arrivati da Barcellona.

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Sono saliti a 907 i casi di positività al Covid-19 riscontrati in Sardegna dall’inizio dell’emergenza. I ricoverati con sintomi sono 126, i pazienti in terapia intensiva 25, gli ospedalizzati complessivamente 151, 664 i pazienti in isolamento domiciliare.

Le persone attualmente positive sono 815, 26 i nuovi attualmente positivi, 49 i dimessi (in attesa di conferma dall’Istituto Superiore di Sanità). I deceduti sono saliti a 43. I tamponi effettuati sono 7.157. 

Sul territorio, dei 907 casi positivi complessivamente accertati, 146 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari (+2 rispetto all’ultimo aggiornamento), 71 nel Sud Sardegna (+8), 24 a Oristano (+4), 65 a Nuoro (+3), 601 (+16) a Sassari.

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Il primo caso di positività al Coronavirus (ricoverato con sintomi), in Sardegna, è stato riscontrato il 3 marzo, su 29 tamponi eseguiti. Lo stesso giorno in Italia, i casi erano 2.502, già 79 i decessi, tutti nelle regioni del Nord (55 il Lombardia, 18 in Emilia Romagna, 3 in Veneto, 2 nella Marche – unica regione del Centro Italia allora coinvolta – e 1 in Liguria).

Il secondo caso in Sardegna, dopo un giorno di tregua, è stato riscontrato il 5 marzo (ancora ricoverato con sintomi), su 50 tamponi eseguiti. In Italia il numero totale dei casi era salito a 3.858, con 148 decessi (98 in Lombardia, 30 in Emilia Romagna, 10 in Veneto, 4 nelle Marche, 2 in Piemonte, 3 in Liguria e i in Puglia).

Il 7 marzo i casi di positività in Sardegna sono saliti a 5, 2 dei quali ricoverati con sintomi, 3 in isolamento domiciliare, su 99 tamponi eseguiti. In Italia il numero totale era salito ancora a 5.883, 233 i decessi (154 in Lombardia, 48 in Emilia Romagna, 13 in Veneto, 5 in Piemonte, 6 nelle Marche, 1 nel Lazio, 4 in Liguria e 2 in Puglia).

Una settimana più tardi, il 14 marzo, il numero dei casi, in Sardegna, è cresciuto a 47, 14 ricoverati con sintomi, 33 in isolamento domiciliare, su 530 tamponi eseguiti. In Italia il numero dei casi è cresciuto esponenzialmente a 21.157, su 109.170 tamponi eseguiti, con ben 1.441 decessi, il numero più elevato in larga misura in Lombardia, 966, ma ormai diffusi in tutte le Regioni (ancora escluse solo Sardegna, Calabria, Molise e Basilicata).

I primi due decessi, in Sardegna, si sono verificati il 15 marzo, quando i caso di positività erano saliti a 77, su 613 tamponi eseguiti, 16 ricoverati con sintomi, 59 in isolamento domiciliare. I casi totali in Italia erano 24.747, su 124.899 tamponi eseguiti, 1.809 i decessi.

I primi pazienti ricoverati in terapia intensiva, 4, in Sardegna, sono stati posti il 17 marzo, quando i casi totali erano saliti a 117, su 1.003 tamponi eseguiti, con 36 pazienti ricoverati con sintomi, 75 in isolamento domiciliare e 2 deceduti. In Italia il giorno i casi totali erano 31.506, su 148.657 tamponi eseguiti, con 2.060 in terapia intensiva e 2.503 decessi.

Il 21 marzo i casi totali di positività, in Sardegna, sono diventati 330, su 2.297 tamponi eseguiti, 65 pazienti ricoverati con sintomi, 16 in terapia intensiva, 240 in isolamento domiciliare, 4 deceduti. In Italia i casi totali erano diventati 53.578, su 233.222 tamponi eseguiti, i pazienti in terapia intensiva 2.857, i deceduti 4.825.

Crescita esponenziale ancora nei giorni successivi ed il 28 marzo, in Sardegna, i casi totali sono saliti a 624, su 4.225 tamponi eseguiti, con 95 pazienti ricoverati con sintomi, 22 in terapia intensiva, 452 in isolamento domiciliare e 26 deceduti. In Italia, in una settimana i casi sono cresciuti di quasi il 58%, fino a 92.472, su 429.526 tamponi eseguiti, 10.023 deceduti.

Ieri, infine, 4 aprile 2020, in Sardegna i casi totali di positività sono arrivati a 874, su 6.789 tamponi eseguiti, con 123 pazienti ricoverati con sintomi, 642 in isolamento domiciliare, 24 in terapia intensiva, 41 deceduti. In Italia si è arrivati a 124.632 casi totali, su 657.224 tamponi eseguiti, 20.010 ricoverati com sintomi, 3.994 in terapia intensiva, 55.270 in isolamento domiciliare e 15.361 deceduti (8.656 in Lombardia, 1.977 in Emilia Romagna, 1.128 in Piemonte, 607 in Veneto, 307 in Toscana, 574 nelle Marche, 542 in Liguria, 212 nel Lazio, 186 in Campania, 210 a Trento, 197 in Puglia, 145 in Friuli Venezia Giulia, 111 in Sicilia, 153 in Abruzzo, 146 a Bolzano, 41 in Umbria, 41 in Sardegna, 49 in Calabria, 82 in Valle d’Aosta, 11 in Basilicata, 11 nel Molise).

Sul territorio regionale, dei 874 casi positivi complessivamente accertati, 144 sono stati riscontrati nella Città Metropolitana di Cagliari, 63 nel Sud Sardegna, 20 a Oristano, 62 a Nuoro, 585 a Sassari.

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E’ stato rinviato il flash mob previsto per oggi a Cagliari, organizzato da infermieri, volontari e Protezione civile, per ringraziare le forze dell’ordine impegnate nell’emergenza Covid-19. La decisione è stata assunta d’intesa con il Questore, valutati i recenti contesti epidemiologici presenti nella città capoluogo. La manifestazione si sarebbe dovuta svolgere sul piazzale antistante la Questura, in via Amat. Era previsto che per trenta secondi le sirene dei mezzi di soccorso venissero accese per rappresentare l’abbraccio ideale di tutta la Sardegna alle nostre Forze dell’Ordine nessuna esclusa. Ne ha dato notizia Graziano Lebiu, presidente dell’OPI Carbonia Iglesias.

 

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Il Settore Tecnico della F.I.G.C., al termine del corso regionale tenutosi a Iglesias, dal 30 settembre 2019 all’11 gennaio 2020, ha abilitato 36 nuovi allenatori di giovani calciatori. Di seguito, l’elenco dei nuovi tecnici abilitati:

Graziano Angioni, Roberto Armas, Claudio Atzori, Daniele Basciu, Paolo Bertoli, Gian Pietro Boi, Antonio Bortolini, Nicola Congiu, Valentino Corrias, Nicola Demontis, Antonio Dessì, Felipe Fais, Massimiliano Falchi, Piero Fele, Roberto Figus, Claudio Fiori, Manuel Floris, Luca Garau, Salvatore Lai, Antonio Mannai, Nicola Marongiu, Riccardo Matere, Gianfranco Matta, Daniele Meloni, Sergio Opisso, Marco Peddis, Giuseppe Pili, Nicola Pilloni, Anna Piras, Andrea Pisu, Federico Rubiu, Daniele Schirru, Simone Sotgiu, Attilio Uccheddu, Alberto Usai, Gabriele Zuddas.

 

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Renato Loddo, l’infermiere del reparto Dialisi dell’ospedale Sirai di Carbonia, parte questa mattina a bordo di un aereo della Guardia di Finanza, destinazione Asl 1 Sistema Sanitario Regione Liguria, ospedale di Sanremo, con il contingente di infermieri individuato dalla Protezione Civile, dove presterà la sua opera professionale in soccorso alle popolazioni e ai sanitari così pesantemente provati dall’emergenza Covid-19. Gli infermieri in partenza, nei prossimi minuti, riceveranno la visita ed il saluto del ministro per gli Affari regionali e le Autonomia, Francesco Boccia.

Sono 93 i professionisti che, tra ieri ed oggi, raggiungeranno le strutture sanitarie impegnate a fronteggiare l’emergenza in corso, nell’ambito dell’iniziativa “Infermieri per Covid”Un secondo contingente, con altri infermieri sardi, partirà il prossimo 10 aprile.

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A tutti i livelli si riconosce che l’aver degradato il sistema sanitario per motivi contabili sia alla base dell’impreparazione alla pandemia Covid-19. Ebbene si persiste. Da indiscrezioni che circolano in ambienti sanitari, che è auspicabile trovino adeguata e circostanziata smentita, pare che si stia per procedere ad un’ulteriore destrutturazione dell’Ospedale Sirai di Carbonia. Sarebbero state date disposizioni per accorpare reparti ed ottenere, nello stesso contesto, camere destinate a Covid positivi. Il risultato di un simile intervento, sarebbe l’inevitabile messa fuori uso di reparti già sacrificati e portati ai minimi termini e la fabbricazione preordinata di un focolaio Covid tra i pazienti ordinari.

Probabilmente, molti non sanno che nel presidio ospedaliero Sirai di Carbonia, esiste già una megastruttura per infettivi, con tanto di camere a pressione negativa, realizzata negli anni ’90, negli anni di maggior diffusione dell’epidemia di AIDS. Si tratta dell’edificio in cui è ospitato l’attuale Servizio di Diabetologia, situato dietro l’ex Pediatria e, giustamente, situato a distanza di sicurezza da tutti gli altri reparti. La struttura è inoltre dotata di un impianto di sterilizzazione tecnicamente preparato per infettivi.

Adesso, chi glielo dice a chi è impegnato a trovare soluzioni per fronteggiare gli effetti provocati dal Covid-19?

Mario Marroccu

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«Questa esperienza antropologica che è la partita contro l’epidemia e le sue derive, ci sta permettendo di mettere in risalto quel bisogno di dare risposte, e non voglia sembrare un paradosso. Dove qualcuno ha una domanda d’aiuto da vedere soddisfatta, un altro che risponde si trova, esce dal guscio, bussa alla porta, si materializza.»

Lo scrive, in una nota, Graziano Lebiu, presidente dell’OPI (Ordine delle Professioni Infermieristiche) di Carbonia Iglesias.

«Noi infermieri, oltre il nostro mandato professionale, con questa iniziativa delle mascherine protettive “fatuindomu” stiamo entrando in tante case, tante associazioni, tante farmacie, tanti Municipi, tante realtàaggiunge Graziano Lebiu -. Una pattuglia ferma al cavalcavia, un cittadino in fila al supermarket, un operaio Anas al bordo di una strada, un giornalista in diretta radio, un fruttivendolo dietro un bancone: tutti degni di un gesto di attenzione e di cura, perché il profilo emotivo di questa sfida che ci ha trovato impreparati, ha un impatto rilevante tanto quanto altri accorgimenti, ma questa è un’altra storia.»

«Solo uno stolto può mettere in discussione che una mask in cotone sanitario direttamente dalle mani di sarte chine sulle macchine da cucire – conclude Graziano Lebiu -, sia un gesto utile ed invece considerarlo un rischio per la salute pubblica.»