16 August, 2026

[bing_translator]

I consiglieri regionali del M5S Desirè Manca, Michele Ciusa, Roberto Li Gioi, Alessandro Solinas si uniscono al coro dei sindaci di tutta la Sardegna che oggi, attraverso una nota firmata dal presidente dell’Anci Sardegna Emiliano Deiana, hanno chiesto al presidente della Regione Christian Solinas di integrare l’ordinanza emessa ieri sulle azioni di contrasto alla diffusione del Covid-19.

«In accordo con quanto richiesto dal presidente dell’Anci Emiliano Deiana – comunicano i consiglieri del M5S  – data la fragilità del sistema sanitario sardo e l’elevata età media della popolazione, chiediamo che il provvedimento emesso ieri dal governatore Solinas venga rafforzato e integrato con le richieste presentate da tutti i sindaci sardi.»

Queste le richieste dell’Anci:

– La quarantena obbligatoria per tutti coloro che entrano in Sardegna qualunque sia la loro provenienza: “Zona rossa”, resto d’Italia, Europa o Extra Ue.

– Mappatura e quarantena obbligatoria per tutte le persone che a qualunque titolo siano entrate in Sardegna nei precedenti 14 giorni.

– Prescrizioni sanitarie precise di comportamento per le persone che si spostano dalla Sardegna e vi fanno ritorno per motivi inderogabili di lavoro.

– Rafforzamento dei controlli, utilizzando tutte le tecnologie e creando idonee piattaforme digitali e incrociando i dati dei vettori marittimi e aerei, nei porti e negli aeroporti.

– Il controllo assiduo per il rispetto della quarantena obbligatoria di tutte le forze di polizia coordinate dalle Prefettura, della polizia locale dei comuni e del Corpo Forestale della Regione.

– Obbligo di comunicazione ai sindaci in qualità di autorità sanitaria locale di tutti gli arrivi nel comune e delle quarantene.

– Coinvolgimento delle rappresentanze degli enti locali all’atto dell’emanazione di nuovi provvedimenti.

– Poter conoscere gli spostamenti di tutte le persone sarde malate e curate fuori dall’isola.

«Facciamo inoltre appello al senso di responsabilità di tutti i cittadini – concludono i consiglieri del Movimento Cinque Stelle – affinché queste misure debbano essere adottate per il minor tempo possibile, quello strettamente necessario a bloccare la diffusione dell’infezione.»

 

[bing_translator]

Si è tenuta questa mattina una riunione operativa nel Municipio di Sant’Antioco. L’incontro, convocato dal sindaco, Ignazio Locci, per fare il punto della situazione alla luce del nuovo Dpcm e dell’ordinanza del presidente della Regione Sardegna (documenti emessi entrambi ieri, domenica 8 marzo, per contenere la diffusione del nuovo coronavirus), ha visto la partecipazione della Polizia Municipale, della Compagnia Barracellare, della Protezione Civile e dei responsabili dei servizi comunali coinvolti. Le diverse forze in campo saranno impegnate prioritariamente affinché vengano rispettate le misure contenute nel Dpcm e nell’ordinanza del presidente Christian Solinas. Nello specifico, si procederà alle dovute verifiche di coloro che, provenienti dalle “Zone Rosse”, nei giorni scorsi sono arrivati nell’isola di Sant’Antioco e alloggiano in centro o nei diversi complessi residenziali presenti nel territorio comunale. Questi, in base all’ordinanza regionale, hanno l’obbligo di comunicare tale circostanza alle autorità sanitarie, di mettersi in isolamento fiduciario per 14 giorni, di osservare il divieto di spostamenti o viaggi, di rimanere raggiungibili per ogni attività di sorveglianza. Per adempiere all’obbligo di autotutela e per maggiori informazioni, possono contattare i numeri: 0781.6683900;  0781.6683920; 0781.6683938; o scrivere all’indirizzo e-mail: igienepubblica.carbonia@atssardegna.it medicinalegale7@gmail.com .

«Questo vale anche per gli antiochensi che risiedono al Nord e in questi giorni sono rientrati a Sant’Antioco – commenta il sindaco Ignazio Locci – sono tenuti a rispettare l’ordinanza regionale, mettendosi in autotutela: non abbiamo alcuna intenzione di tollerare atteggiamenti sconsiderati. Per chi viola le prescrizioni sono previste sanzioni che, nostro malgrado, non esiteremo ad applicare.»

Inoltre, verranno intensificati i controlli nei supermercati e nei negozi di vicinato, così come negli esercizi commerciali in genere, affinché vengano rispettate le norme contenute nel Dpcm.

 

[bing_translator]

Il sindaco di Carloforte, Salvatore Puggioni, evidenzia i rischi legati all’arrivo nell’Isola di proprietari di seconde case proventi dalle zone rosse. Lo fa in una lettera inviata ieri all’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Gianni Lampis, e al direttore generale della Protezione Civile della Regione Sardegna, Pasquale Belloi.

«In relazione al DPCM emanato in data 8 marzo 2020 – scrive Salvatore Puggioni -, nelle ultime settimane e, soprattutto, nelle ultime 72 ore, l’Isola di San Pietro è stata – ed è tuttora – oggetto di numerosi arrivi da parte di cittadini italiani provenienti dai Comuni inclusi nel territorio dell’attuale Zona Rossa. Si tratta di un fenomeno che, per quanto comprensibile, desta non poca preoccupazione sia trai mei concittadini sia tra gli operatori sanitari presenti in loco e chiamati eventualmente ad intervenire in un contesto sanitario in cui il primo presidio ospedaliero dista circa 90 minuti. Più precisamente – aggiunge il sindaco di Carloforte -, in base ai dati in possesso ai nostri uffici, circa 2.500 cittadini che abitano le zone interessate dalle misure maggiormente restrittive sono possessori o proprietari di immobili sul territorio del comune di Carloforte. Questa circostanza rappresenta evidentemente un potenziale pericolo per la nostra comunità, che potrebbe correre il serio rischio di subire una capillare diffusione del virus,. Diffusione che, per le ragioni su esposte, sarebbe difficilmente contenibile.»

«Le chiedo pertanto, quali provvedimenti intendiate adottare al fine di consentirci di poter procedere alla identificazione, e alla messa in atto di eventuali misure limitative, nei confronti di coloro che sbarcano sull’isola, anche in considerazione del fatto che il virus si sta rapidamente diffondendo in tutta la Sardegna – conclude Salvatore Puggioni –. A titolo esemplificativo mi permetto di suggerirLe alcune misure che potrebbero nel nostro territorio arginare il fenomeno di diffusione:

  1. Sottoporre ai passeggeri in ingresso un questionario comprendente i propri dati anagrafici, luogo di provenienza e il periodo di permanenza sull’isola.
  2. Valutare l’opportunità di limitare e/o chiudere gli accessi a tutti coloro che provenendo dall’attuale zona rossa potrebbero trasformare un territorio isolato, privo di significativi presidi sanitari, in un nuovo focolaio difficilmente controllabile.»

[bing_translator]

È passata una settimana dalla chiusura dell’Auchan di Santa Gilla, l’ipermercato ha tirato giù le serrande dopo circa ventotto anni. Con un grande cartello all’ingresso si sono ringraziati i clienti per la fedeltà dimostrata in tutti questi anni. L’azienda che ha rilevato il gruppo Auchan Italia, Margherita distribuzione, Conad, ha immediatamente iniziato i lavori di ristrutturazione dove sorgerà un’area vendita Conad super store ridotta nello spazio di circa la metà e Decathlon. I lavori, che dovrebbero durare circa un mese, andranno avanti mentre rimarranno aperti tutti gli altri negozi ed il Mac Donald. Come si evince da vari comunicati, lo stato della rete Auchan ha portato a dover prendere questa decisione in seguito ad una grave crisi che si è manifestata in modo significativo negli ultimi tre anni, con perdite accumulate per oltre 800 milioni di euro nel triennio, dovute ad un calo di vendite, a disaffezione crescente della clientela, a mancanza di investimenti e al costo del lavoro e degli affitti degli immobili al di sopra delle medie di sostenibilità.

Conad, si legge in una nota stampa, si impegna, a fronte di tutto questo, a far partire un Piano di solidarietà occupazionale, peraltro già elaborato, che prevede ricollocazioni di tutti i dipendenti, mobilità incentivata, sostegno al reddito/occupazione, salvaguardia del lavoro ed imprenditorialità di ex dipendenti Auchan nel sistema Conad: avviamento alla professione di soci imprenditori. La riapertura è prevista per il 4 aprile, per quella data ci si auspica che tutto possa ripartire nel migliore dei modi e che tutte le famiglie che stanno col fiato sospeso possano ritornare a vivere serenamente, anche se il momento non è certo dei migliori, al contrario complica ulteriormente il quadro di per sé già difficile.

Nadia Pische 

[bing_translator]

Noi Vescovi della Sardegna, in sintonia con quanto comunicato dalla CEI nel suo comunicato odierno, appreso del nuovo Decreto della Presidenza del Consiglio dell’8 marzo 2020 (art. 2, punto v) e condividendo con le altre Chiese dell’Italia questo momento che vede le pubbliche autorità ricercare tutte le misure necessarie per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus COVID-19, invitiamo i nostri sacerdoti a sospendere nelle chiese la celebrazione dell’Eucaristia “in forma pubblica fino al 3 aprile p.v., salvo diverse successive indicazioni. I sacerdoti sono invitati a celebrare l’Eucaristia in comunione spirituale con le proprie comunità e a sostegno dei malati e di chi se ne prende cura.

La mancanza della S. Messa porti a riscoprire la preghiera in famiglia, la meditazione della Parola di Dio e i gesti di carità. I fedeli siano invitati a partecipare alle celebrazioni trasmesse attraverso mezzi radio-televisivi o via internet.

Questa scelta dolorosa e triste rappresenta un gesto di carità e saggezza pastorale verso i fedeli e un atto di responsabilità ecclesiale e civile, nella condivisione della comune cittadinanza tra i credenti e il resto della collettività. Come sottolinea la CEI «si tratta di un passaggio fortemente restrittivo, la cui accoglienza incontra sofferenze e difficoltà nei Pastori, nei sacerdoti e nei fedeli. L’accoglienza del Decreto è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica».

Nel confermare da parte nostra la validità delle precauzioni indicate nel nostro precedente comunicato, stabiliamo inoltre:

  • L’accesso ai luoghi di culto è consentito per la preghiera personale e l’incontro con i sacerdoti che, generosamente, si rendono disponibili al sostegno spirituale e al sacramento della Riconciliazione, a condizione che siano adottate misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro;
  • La sospensione delle celebrazioni, feriali e festive, riguarda anche i sacramenti (prime comunioni e cresime), i sacramentali, le liturgie quali la Via Crucis, indipendentemente che avvengano in luoghi chiusi o aperti;
  • Sono sospese anche le S. Messe esequiali, in attesa di essere celebrate quando si concluderà questa fase, mentre è consentita la benedizione della salma alla presenza dei soli familiari;
  • Siano sospesi gli incontri del catechismo e delle altre attività formative e di oratorio fino al permanere della sospensione delle attività scolastiche; nel frattempo chiediamo ai sacerdoti e ai catechisti, in collaborazione con le famiglie, la disponibilità a mantenere vivo e creativamente costante il rapporto con il gruppo dei bambini e dei ragazzi, valorizzando le possibilità offerte dai social e attraverso altre forme di condivisione e di collegamento.
  • Sono sospese tutte le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura svolti in ogni luogo sia pubblico sia privato;
  • Le attività caritative (mense e centri di ascolto) continueranno con le attenzioni di precauzione e di sicurezza richieste dal Decreto.

La Chiesa che è in Sardegna «assicura la vicinanza della preghiera a quanti sono colpiti e ai loro familiari; agli anziani, esposti più di altri alla solitudine; ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari, al loro prezioso ed edificante servizio; a quanti sono preoccupati per le pesanti conseguenze di questa crisi sul piano lavorativo ed economico; a chi ha responsabilità scientifiche e politiche di tutela della salute pubblica».

Su tutti invochiamo di cuore la benedizione del Signore, per intercessione di Nostra Signora di Bonaria, patrona massima della Sardegna.

          I Vescovi della Sardegna

[bing_translator]

«Stiamo attivando ogni strumento, anche straordinario, nella nostra disponibilità per fronteggiare in modo efficace l’emergenza Covid-19, anche attraverso disposizioni straordinarie per la salvaguardia della salute pubblica.»

Lo ha detto poco fa il presidente della Regione Christian Solinas commentando la deliberazione odierna della Giunta regionale, che riunita a Villa Devoto, ha approvato un piano straordinario di assunzioni nella sanità.

Medici, infermieri e OSS saranno assunti immediatamente a contratto libero professionale a tempo determinato (tranne gli OSS, che saranno assunti attingendo dalle graduatorie).

«La delibera – chiarisce il Presidente -, consente di superare il piano di fabbisogno regionale.»

Il personale medico sarà assunto a contratto anche attingendo dalle graduatorie di precedenti concorsi. Saranno contrattualizzati specialisti in anestesia, infettivologia, cardiologia, pneumologa, medicina d’urgenza e tutte le figure che si renderanno necessarie, nel numero che si renderà necessario.

Il presidente Christian Solinas raccomanda a tutti i cittadini la rigidissima osservanza delle norme di comportamento utili a prevenire la diffusione del virus.

 

[bing_translator]

Il governatore Christian Solinas ha ribadito la richiesta al Governo che vengano interrotti per 20 giorni i collegamenti con la Sardegna. Lo ha fatto nel corso della videoconferenza di oggi, dopo il primo diniego dei giorni scorsi, per meglio contrastare la diffusione del virus e per prevenire una possibile eccessiva pressione sulle nostre strutture sanitarie.

«Un estremo tentativo – ha detto Christian Solinas – al quale il Governo ha nuovamente opposto un netto diniego. Ritengo tale misura assolutamente opportuna e non posso che rammaricarmi dell’esito negativo avuto.»

 

[bing_translator]

Questa mattina, alle ore 12.00, presso il Centro Direzionale del comune di Iglesias, in Via Isonzo 7, si è riunito il Centro Operativo Comunale (C.O.C.), per aggiornare relativamente ai provvedimenti da mettere in atto nel rispetto delle norme contenute nel nuovo decreto del presidente del Consiglio dei ministri relativo alla prevenzione e al contenimento delle infezioni COVID-19.
La riunione si è svolta alla presenza dei consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione, a testimonianza della grande unità istituzionale, ed al fine di dare completa divulgazione al maggior numero di cittadini per il tramite dei consiglieri stessi.
Oltre a ribadire quanto sia importante attenersi strettamente e perentoriamente alle disposizioni contenute nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri da parte di tutti i soggetti coinvolti, l’Amministrazione comunale di Iglesias, per contenere il rischio di contagio per le persone più anziane, ha reso disponibile un numero di telefono al quale le persone over 70 possono rivolgersi per l’assistenza domiciliare, relativamente al trasporto di farmaci e generi alimentari di prima necessità.
Il numero 0781 274 420 sarà attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e vedrà l’impegno della società in house Iglesias Servizi e delle associazioni Auser, Soccorso Iglesias e Sodalitas, che l’Amministrazione comunale ringrazia sin da ora per la disponibilità e la collaborazione.

[bing_translator]

Il sindacato degli infermieri NurSind, scrive al Presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore della Sanità Mario Nieddu per denunciare, ancora una volta (dopo la lettera già invata e datata 15 ottobre 2019), la situazione nella quale versa il personale infermieristico – in special modo dei dipendenti prestanti servizio nelle Unità operative che attualmente pongono il primo fronte all’emergenza sanitaria correlata al COVID 19 – come Pronto Soccorso, 118 e Reparti malattie infettive.

«Si stanno mettendo in evidenza i disagi vissuti dagli infermieri e operatori di assistenza destinati all’intervento per l’infezione in corso, e i rischi correlati allo stesso virus, soprattutto per coloro i quali si trovano a fornire il primo soccorso, quindi il Servizio 118 ed il personale dei Pronto Soccorso – ha denunciato il segretario e legale rappresentante NurSind pro-tempore Fabrizio Aneddaoltre alla mancanza di informazioni univoche e carenza di Dispositivi di Protezione Individuale, la categoria è costretta a subire il mancato riconoscimento di diritti sacrosanti, soppressi nel tempo dalle amministrazioni per inottemperanza dei vertici regionali.»

Rischio Contagio del personale. «I fatti degli ultimi giorni dimostrano quanto il personale medico e infermieristico sia a rischio contagio. In tutta questa situazione sarebbe quanto meno giusto e appropriato l’intervento della Regione in materia di applicazione dell’art. 86 comma 6 del CCNL 2016-2018, che avevamo già sollecitato lo scorso ottobre – ha ribadito Fabrizio Anedda – ovvero l’individuazione delle Unità operative sub intensive e di area sub critica mai individuate dalla Regione, con l’implicita negazione dell’estensione contrattuale delle relative indennità di rischio».

Le indennità. L’individuazione di tali Unità Sub Intensive, si legge nella nota sindacale inviata alla Presidenza della Regione, rappresenterebbe un segno di rispetto verso i professionisti coinvolti in questa crisi sanitaria e nel contempo consentirebbe di eliminare una sperequazione di trattamento esistente tra le diverse Unità Operative Italiane e regionali. «Dovrebbe essere infatti noto – ha concluso Fabrizio Anedda – che non solo in rapporto con altre regioni, ma anche all’interno della nostra stessa regione coesistano dipendenti prestanti servizio nei Pronto Soccorso di alcune aziende, ai quali viene retribuita tale indennità e altre in cui è stata soppressa. Vorrei fosse chiaro a tutti che in un momento nel quale tutta Italia sta cercando di fare fronte a una crisi sanitaria e sociale, la questione economica non sia certo il problema principale, ma si voglia in questo modo ribadire che esiste una grave situazione di ingiustizia e scarsa considerazione dei lavoratori che, specie in questo momento, si trovano come soldati al fronte, senza neppure vedere tutelati i propri diritti».