18 June, 2026

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«Santa Lucia porta un nome speciale. Su di lei non ci sono tante notizie e forse nel sociale aveva altri nomi rispetto a quello con il quale la conosciamo. Ma questo nome dice quello che è stata la sua vita: piena di luce e la sua azione è stata improntata a mantenere viva la luce battesimale».

Così ieri l’arcivescovo di Sassari, monsignor Gian Franco Saba, si è rivolto ai tanti fedeli, pazienti e operatori sanitari, che si sono ritrovati nella piccola cappella al piano terra del Palazzo Clemente, per celebrare la festività della patrona della vista. Una festa che si svolge ogni anno con grande partecipazione e con la grande collaborazione del personale dell’unità operativa Clinica Oculistica diretta dal professor Francesco Boscia. L’arcivescovo ha sottolineato la necessità di mantenere viva la luce della fede che deve illuminare il cammino da vivere insieme.

«Vogliamo ritrovare la gioia di stare assieme – ha detto in apertura della celebrazione il cappellano del Santissima Annunziata, don Piero Bussu – e dobbiamo accogliere il sacrificio come testimonianza di vita, che deve suscitare in noi il desiderio di essere un’unica famiglia, uno spirito che vorremmo si instaurasse in ogni ambito ospedaliero.»L’arcivescovo quindi, dopo la concelebrazione con i cappellani del presidio ospedaliero, don Piero Bussu, padre Eugenio Pesenti e don Paolo Mulas, con il rettore del seminario di Sassari, don Andrea Piras, i sacerdoti don Antonio Tanca e don Angelo Demontis e due seminaristi, ha fatto visita ai pazienti del reparto di clinica Oculistica, accompagnato dai medici del reparto, dal direttore generale Nicolò Orrù e dal direttore amministrativo Chiara Seazzu.

L’animazione del coro, durante la celebrazione liturgica, è stata curata dal dottor Jacopo Marzano.

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«Tra 17 giorni scadranno la quasi totalità dei direttori generali nominati dell’amministrazione regionale. Eccezion fatta per la DG dell’Ambiente, nominata per l’intera legislatura, i dirigenti apicali delle altre strutture, dopo pochi mesi dagli incarichi a loro conferiti dalla Giunta, nei prossimi giorni saranno nuovamente al vaglio dell’esecutivo che deciderà se mantenerli in carica o se sostituirli.

Appare evidente che dietro nomine così brevi si celi, in realtà, la volontà di controllare e condizionare l’opera dei dirigenti. Un nuovo rapporto, quello tra politica e dirigenza, improntato non più all’indipendenza reciproca ma ai diktat, architettato già nei primi mesi di legislatura e portato avanti senza alcun rispetto verso il più elementare dei principi che dovrebbero guidare la conduzione della Regione Sardegna, quello del buon andamento della pubblica amministrazione.»

Lo scrivono, in una nota, i consiglieri del grippo dei Progressisti in Consiglio regionale.

«E non solo. All’Amministrazione regionale “con la data di scadenza” si aggiunge una galassia di enti, fondazioni e società in house trasformata dalla Giunta regionale in un far west senza regole, senza certezza del diritto – aggiungono i consiglieri Progressisti -. In questi mesi sono stati commissariati senza alcuna motivazione credibile:

– gli enti agricoli Laore, Agris e Argea le cui nomine, peraltro, scadranno nuovamente tra pochi mesi;

– l’agenzia Sardegna Ricerche, dove decine di lavoratori rischiano il posto a causa di questa inerzia;

– la Conservatoria delle Coste, guidata illegittimamente da un funzionario senza i titoli di dirigente;

– le aziende sanitarie ATS e Azienda Ospedaliera Brotzu, i cui commissari sono già al secondo, breve, rinnovo.

Inoltre è scaduto il CDA della Film Commission, mai rinnovato, così come non sono ancora stati nominati i nuovi direttori generali dell’ARPAS e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari.»

«Ciliegina sulla torta, altri cinque enti sono stati commissariati ma, in virtù del nuovo corso in tema di trasparenza applicato dall’esecutivo regionale, le delibere approvate in Giunta non sono cliccabili né è possibile conoscere il nome di chi sia stato nominato. Sembra assurdo, ma è vero: SardegnaIt, AREA, ENAS, ISRE e FoReSTAS sono in balia degli eventi, senza guida e senza nessuno che porti avanti le funzioni. Non si tratta più solamente di delibere secretate, ma di delibere fasulle, che non corrispondono al vero – rimarcano i consiglieri Progressisti -. E’ di poche settimane fa l’ennesimo commissariamento: a farne le spese l’Agenzia sarde per le entrate, anch’essa, come la Conservatoria, illegittimamente commissariata con la nomina di un funzionario senza i titoli per ricoprire il ruolo. Su quest’ultima vicenda il gruppo dei Progressisti ha presentato un’interrogazione che si aggiunge a un lungo elenco di atti ispettivi trasmessi in questi mesi anche al Consiglio regionale. A nessuno di questi la Giunta ha mai dato risposta.»

«Siamo preoccupati per il protrarsi di una situazione esplosiva e pericolosa – concludono i consiglieri Progressisti –. Nei prossimi giorni valuteremo che iniziative portare avanti, in particolare, per garantire piena agibilità a enti pubblici come ENAS e FoReSTAS, a cui sono attribuite funzioni strettamente connesse alla sicurezza di luoghi, delle persone e della loro salute e sulle quali l’inerzia colpevole e non più ammissibile della Regione rischia di creare i danni peggiori.»

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La capogruppo del M5S Desirè Manca è la prima firmataria di una mozione che impegna la Giunta ad individuare gli immobili regionali da adibire a case di accoglienza per padri divorziati, sottoscritta anche dai consiglieri Roberto LI Gioi, Michele Ciusa ed Alessandro Solinas.

«In Italia, in caso di separazione e divorzio, è andata consolidandosi la prassi che privilegia unicamente il ruolo materno come esclusivo riferimento educativo per i figli – spiega Desirè Manca -. Nella quasi totalità dei casi e nonostante l’approvazione della legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 sull’affidamento condiviso, i bambini vengono affidati alla madre. Nel 2014 in circa metà delle separazioni (48%) in Sardegna la casa è stata assegnata alla moglie. Con la separazione, com’è noto, per la maggior parte degli uomini ha inizio anche il dramma economico. I padri separati si ritrovano senza una casa in cui poter accogliere i figli, e in casi estremi e di grande disperazione, come ampiamente riferito dalle cronache, arrivano persino ad utilizzare la propria auto come luogo di pernottamento. Considerato che oltre la metà dei padri separati con figli minori sono insegnanti, impiegati ed operai, e che l’orientamento dei giudici è di fissare in “un terzo dello stipendio” la quota mensile che il padre deve versare per il mantenimento dei figli, è evidente che gli uomini in questa condizione sono a gravissimo rischio povertà.»

«Poiché la Regione Sardegna è proprietaria di numerosi immobili in disuso sparsi su tutto il territorio regionale, attraverso questa mozione chiediamo al presidente Christian Solinas, alla Giunta ed all’assessore della Sanità Mario Nieddu in particolare di impegnarsi ad istituire un tavolo tecnico presso l’assessorato che si occupi di individuare gli immobili regionali adeguati a divenire “Casa di accoglienza del papà separato” – aggiunge Desirè Manca -. Non solo, la Giunta deve impegnarsi a concordare con i Comuni la gestione delle case e a promuovere tutte quelle iniziative atte a ristabilire condizioni di effettiva parità di diritti tra uomo e donna nello svolgimento del proprio ruolo genitoriale in regime di separazione.»

«Il minore deve poter beneficiare della presenza di entrambi i genitori e la Regione Sardegna, con l’approvazione di questa mozione, avrebbe la grande occasione di porsi in posizione di assoluta avanguardia rispetto alle altre Regioni italiane sul tema specifico. Oggi è più che mai necessario venire incontro ai padri che stanno affrontando questo delicato momento che può durare anni, e cercare di alleviare il senso di sconfitta e frustrazione che tutto questo comporta. Dobbiamo restituire ai padri separati la possibilità pratica di svolgere il proprio ruolo di genitori – conclude Desirè Manca – e lavorare per ridurre quel disagio che porta all’emarginazione sociale e talvolta persino a gesti disperati da cui non si può tornare indietro.»

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Il Veliero Calasetta scende in campo questa sera, alle 19.00, al Palasport “R. Da Tome” di Olbia, per l’ultima di andata del girone unico di qualificazione del campionato di serie C Silver di basket maschile. Sulla carta si presenta come un ostacolo assai ripido, considerato che la squadra gallurese è seconda in classifica, con 14 punti (7 vittorie e 2 sconfitte), a quattro lunghezze dall’imbattuta capolista Ferrini Delogu Legnami Quartu Sant’Elena, mentre il Veliero Calasetta occupa l’ottava posizione con 6 punti (3 vittorie e 6 sconfitte).

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«L’autonomia se ben governata genera buoni frutti: lo dimostra questa piazza che celebra un’opera concreta dell’impegno degli amministratori capaci a favore della comunità.»

Lo ha detto il presidente della Regione, Christian Solinas, intervenendo all’inaugurazione della piazza intitolata a Francesco Cossiga, «esempio più limpido di uomo delle Istituzioni che ha unito fieramente e con orgoglio la bandiera dell’Italia e quella della Sardegna».

La nuova e prima piazza di Golfo Aranci (la seconda più ampia dell’Isola) è uno spazio di oltre 4mila metri quadri «sottratto al degrado e all’incuria e ora trasformato in un punto di aggregazione per i cittadini e i turisti».
«La Regione – ha puntualizzato il presidente Christian Solinas – vuole sostenere le comunità virtuose nel loro percorso di crescita e pianificazione del territorio, nel rispetto e nella tutela dell’ambiente e nello sviluppo.»

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In veste di Ente capofila del PLUS Anglona-Coros-Figulinas, Osilo è il primo e finora l’unico Comune in Sardegna ad aver sottoscritto un protocollo d’intesa per la sperimentazione di un modello di certificazione etica delle imprese socialmente responsabili.

Il documento è stato siglato qualche giorno fa con la Featuring S.R.L. Società Benefit di Cremona, che ha sviluppato un metodo per la valorizzazione delle azioni positivamente impattanti sull’economia e sul benessere della comunità di riferimento. Con il protocollo d’intesa si stabilisce di attuare un programma di informazione, di sensibilizzazione, di formazione sul tema dell’innovazione sociale e di riconoscimento formale a tutte le imprese con cui collabora l’Ufficio di Piano del PLUS – che ha come responsabile Mirko Marongiu e come referente di alcuni progetti Barbara Calabrese – per il pieno reinserimento nella società di soggetti svantaggiati.  Alle aziende che perseguono stabilmente gli obiettivi prefissati si propone l’attestazione del Bollino Etico Sociale, con il quale si apre la strada ai clienti, ai fornitori e a tutti gli stakeholder per accrescerne il talento e le competenze, creando una rete e tutelando al contempo la storia e le tradizioni.
«Con questo strumento intendiamo sostenere concretamente la cultura della responsabilità sociale delle imprese, investendo a tal fine sulle strategie di politica e di innovazione e riconoscendo all’Ambito Anglona-Coros-Figulinas il ruolo di soggetto promotore, teso al miglioramento continuo di quanto presente nel nostro territorio», spiega il sindaco di Osilo, Giovanni Ligios.
Le aree di intervento sono tante. «La collaborazione tra il PLUS e la Featuring S.R.L. Società Benefit si esprimerà con il contributo costante alla diffusione dei principi etici del lavoro, alla tutela dell’ambiente e alla sostenibilità, al benessere sociale, al coinvolgimento dei portatori di interesse, alla valorizzazione delle risorse umane e alla trasparenza; mediante l’individuazione e la valutazione congiunta delle persone da inserire nei piani di formazione; tramite la definizione, la progettazione e la strutturazione dei mezzi e dei percorsi di crescita adeguati», conclude il primo cittadino di Osilo.  Nell’Ambito Anglona-Coros-Figulinas l’individuo è al centro di tutto e il futuro è creativo.
«D’altra parte – dice Ivan Foina della Featuring S.R.L. Società Benefit – l’innovazione sociale è un viaggio di scoperta.» 

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«Per ragionare e poi decidere sui temi urbanistici non servono freddi approcci settoriali basati su semplici regole e parametri o ancor peggio impostazioni fondate su pregiudizi ideologici, ma un confronto con tutte le parti che porti a una sintesi in linea con una più ampia visione strategica finalizzata allo sviluppo della Sardegna.»
Lo ha detto la vicepresidente della Regione, Alessandra Zedda, intervenendo questa mattina a un convegno organizzato dalla Sezione Sardegna dell’Inu (Istituto Nazionale di Urbanistica) nel corso del quale è stato assegnato al professor Enrico Corti il riconoscimento di “Maestro dell’Urbanistica in Sardegna”.

«Il governo del territorio – ha sottolineato l’assessore regionale del Lavoro – deve essere supportato da progetti di formazione e dal lavoro qualificato di tecnici e operatori e dalle competenze di tutti gli attori, pubblici e privati, che interagiscono con le attività di pianificazione. Oltre alla necessità di costruire un insieme di buone regole bisogna quindi investire anche all’interno della Pubblica amministrazione su coloro che gli strumenti li studiano, li producono e li gestiscono.»

«L’assessorato del Lavoro – ha evidenziato Alessandra Zedda – ha già messo in campo progetti concreti investendo in formazione e favorendo tutte le iniziative che possano creare occupazione in tutti i settori. E questa Giunta ha dimostrato di saper ascoltare, di essere aperta al dialogo con tutti, professionisti, studiosi, imprese, sindacati, amministrazioni locali e cittadini, ed è pronta a fare tesoro dei contributi offerti per realizzare l’idea di Sardegna che abbiamo proposto e stiamo proponendo per i prossimi anni.»

 

     

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La Giunta Regionale, su proposta dell’assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Andrea Biancareddu, ha destinato la somma complessiva di 1 milione e 200mila euro per contributi agli Enti locali per la costituzione, il funzionamento e l’incremento delle Biblioteche di ente locale.

«La Regione riconosce le Biblioteche quale servizio primario alla comunità per l’accesso alla conoscenza e all’informazione, cura e promuove lo sviluppo della rete delle biblioteche di ente locale sostenendo l’incremento del patrimonio librario e documentario e la diffusione di servizi innovativi – dice l’assessore Andrea Biancareddu -. Le risorse stanziate sul bilancio 2019, sono state incrementate. I vigenti criteri di valutazione, prevedono che gli importi dei singoli contributi siano determinati sulla base di 4 parametri: popolazione (30% del budget), prestazioni di servizio (60%), perequazione (10%).»

«In particolare – conclude Andrea Biancareddu -, la quota riferita alle prestazioni di servizio viene misurata mediante indici di performance tratti dagli standard internazionali di settore e consolidati dalle esperienze di valutazione dei servizi bibliotecari maturate a livello nazionale e regionale.»

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«Mi arrestarono a 16 anni per motivi politici, fui torturato e in me si formò una rabbia antisociale. Decisi che se fossi rientrato ancora in carcere in futuro, il motivo lo avrei dato senza sconti.»

All’International Gramsci Festival di Ghilarza, l’ex attivista dell’Ira, Sam Millar ha messo a nudo la sua duplice vicenda di prigioniero politico prima e di detenuto per ragioni criminali poi, quando fu arrestato negli Usa per aver commesso il “colpo del secolo”. Per poi chiarire la svolta da scrittore di successo.

Dalle risposte date a Seba Pezzani, che lo ha intervistato alla Torre Aragonese per il pubblico dell’IGF, si è capito in poche parole come la sua vita, quella vissuta, sia forse più incredibile di uno dei suoi romanzi dalle tinte noir.

Durante il Bloody Sunday, cioè quel terribile 30 gennaio 1972 che nella città di Derry fu ricordato come la domenica di sangue, l’esercito britannico aprì il fuoco contro una folla di manifestanti per i diritti civili.

Sam racconta di aver visto con i suoi occhi l’assassinio di tredici innocenti irlandesi. Fu un’esperienza tremenda. Ma il momento che lo spinse a passare alla lotta armata arrivò qualche tempo dopo, quando vide assassinare ancora un altro ragazzo: «Eravamo trattati come cani in casa nostra dalle forze di occupazione. Mi accorsi che di opzioni pacifiste non ce n’erano».

Dopo diverse vicissitudini, la realtà carceraria lo portò nei famigerati blocchi H della prigione di Long Kesh. Tra la sua cella e quella del celebre Bobby Sands c’era solo un muro divisorio. Come tutti i suoi compagni, non sentendosi un criminale rifiutò di indossare l’uniforme carceraria e preferì restare nudo.

«Mi sentivo davvero in un campo di concentramento – ha detto -. In inverno le celle non erano riscaldate e in estate le riscaldavano apposta per farci star male. Era una tortura. Un missionario proveniente da una missione a Calcutta, che credeva di essere abituato a vedere condizioni disumane, vomitò immediatamente non appena visitò una delle nostre celle.»

Il momento più drammatico e straziante arrivò quando i compagni di lotta decisero di fare lo sciopero della fame, perché chi aveva aderito sapeva che non ne sarebbe uscito vivo. Era una situazione di non ritorno, anche perché eravamo consapevoli che Margaret Thatcher non avrebbe concesso nulla: «Ogni volta che uno dei detenuti perdeva la vita, era un po’ come vedere un tuo parente che ti moriva davanti agli occhi».

In America l’arresto avvenne per aver partecipato alla rapina di un furgone portavalori che conteneva diversi milioni di dollari. Fu considerato il colpo del secolo. L’esperienza carceraria è costata a Sam Millar tra i 16 e i 18 anni di galera in totale.

«Anche negli Usa le condizioni carcerarie sono durissime. Lì incominciai a scrivere per staccare con la realtà, per non impazzire. Quando ritornai in Irlanda, con il manoscritto, iniziai a credere di poter riuscire a diventare scrittore. Penso che il solo fatto di togliere la libertà sia la peggior punizione a cui una persona possa essere sottoposta. La società non trae alcun trae alcun vantaggio dalle condizioni insostenibili del carcerato, che anzi può maturare una rabbia controproducente per l’intera società.»

L’autore de “I cani di Belfast” ha espresso grande soddisfazione per essere stato invitato a un evento dedicato a un’icona internazionale dell’antifascismo come quella di Antonio Gramsci. Si è detto quindi profondamente colpito, nell’aver scoperto dell’esistenza «di un’indipendentista sardo morto per sciopero della fame, dopo essere entrato in carcere con la biografia di Bobby Sands tra le mani» Il riferimento è chiaramente a Doddore Meloni, morto nel 2017 all’ospedale di Cagliari dopo due mesi di digiuno volontario in un istituto penitenziario. Sam Millar ha aggiunto che farà di tutto per far conoscere questa storia ai parenti e agli amici di Bobby Sands una volta rientrato in Irlanda.

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«Dignità e speranza sono le due colonne d’ercole con le quali deve essere trattato il tema del carcere.»

Lo ha sostenuto venerdì sera Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, nel corso del convegno a tema “Costituzione e carcere” realizzato per l’International Gramsci Festival, in un luogo altamente simbolico come la Torre Aragonese di Ghilarza, una volta adibita proprio a luogo di detenzione.

L’ex ministro della Giustizia ha parlato con parole semplici e profonde di fronte a un pubblico numeroso (anche in piedi), non facendo mistero dell’amarezza per il clima con il quale si stia trattando in Italia il tema Giustizia.

Nel ricordare i contenuti del film-documentario di Fabio Cavalli, la cui proiezione stasera (14 dicembre) chiuderà l’intera kermesse, Giovanni Maria Flick ha affermato che, proprio ora che la Corte Costituzionale ha deciso di visitare le carceri entrando dalla porta, la Costituzione sta rischiando di uscirne dalla finestra.

«Chi dice di volerla cambiare, spesso non l’ha nemmeno letta», ha scherzato il giurista. Secondo Giovanni Maria Flick, si sta rapidamente passando dal principio per cui «la legge non ammette ignoranza»,  a quello per il quale «l’ignoranza non ammette legge». E la politica in questo ha una grossa responsabilità.

Il tema carcere andrebbe trattato con molto più equilibrio: «Se da un lato anche il peggior delinquente una volta condannato ha diritto di vedere rispettata la propria dignità, dall’altro, se viene meno la speranza di un futuro libero, si passa dalla pena alla tortura».

Più volte è stato citato il terzo comma dell’articolo 27 della Costituzione (le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato), ma è stato anche specificato quanto sia doveroso dare attuazione anche agli articoli  2 e 3, che prevedono pari dignità sociale anche per i detenuti.

Nella visione di Giovanni Maria Flick il tema carcere presenta tre paradossi. Il primo è quello dell’ergastolo, perché se la pena non finisce si leva la speranza e non si consente la rieducazione. Il secondo riguarda il sovraffollamento, che rende la vita impossibile. Basti pensare che la Corte di Strasburgo ha condannato due volte l’Italia per trattamento inumano dei detenuti.

L’ultimo paradosso è rappresentato dal fatto che – nonostante la pena di morte sia stata abolita anche dai codici militari – in carcere si continui a morire. E si muore talvolta per violenza subita ma molto più spesso per suicidio, sia da parte dei detenuti che del personale.

Nel dirsi soddisfatto per l’elezione di una donna a presidente della Corte Costituzionale, per la prima volta nella storia, il giurista ha elencato tra i vari esempi di non parità sociale gli ebrei, i migranti e le donne, aggiungendo a questi la categoria dei detenuti.

Durante l’incontro, moderato dall’avvocato Antonello Arru, sono intervenuti anche Antonello Spada, presidente dell’Unione Regionale degli ordini forensi della Sardegna, Aldo Luchi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Cagliari e Giuseppe Conti, presidente dell’Ordine degli avvocati di Sassari.

«Credo che nel momento in cui si riapre la casa di Gramsci, una persona che in carcere ha vissuto e ha sofferto, ed è morta non appena è uscita, in nome della libertà e delle proprie idee – ha affermato in conclusione Giovanni Maria Flick – sia importante riflettere su queste tematiche per capire quanto oggi sia urgente riaprire un dibattito sul carcere, che sembra essere stato abbandonato e dimenticato di fronte alle esigenze della sicurezza.»

L’IGF è organizzato dalla Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci e dal Comune di Ghilarza, con il supporto di RAS, Fondazione di Sardegna e ISRE, e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICOM, la FIHRM, l’Ambasciata del Sudafrica in Italia, e la collaborazione di numerosi enti, istituzioni e  associazioni.