14 July, 2026

La FIOM CGIL esprime «la totale solidarietà al compagno Alberto Pili, vittima di un vile atto intimidatorio attraverso una scritta in strada adiacente alla sua abitazione».

«Invitiamo Alberto a proseguire la sua opera a disposizione della collettività come ha sempre fattosi legge in una nota della FIOM CGIL -. La FIOM ed il suo gruppo dirigente, hanno avuto modo di apprezzare la serietà e le capacità di Alberto Pili nei tanti anni in cui è stato alle dipendenze prima dell’Allumix, quindi dell’Alcoa, da semplice dipendente, da iscritto e da dirigente alla scrivente organizzazione, avendolo sempre avuto al nostro fianco, nella lunga vertenza affrontata nel tentativo di sostenere il rilancio della fabbrica di alluminio primario. Così come è stato importante il lavoro svolto da assessore del Lavoro e delle Attività produttive nella Provincia guidata dall’onorevole Tore Cherchi, adesso, con la stessa passione sta portando avanti il ruolo di consigliere comunale a Carbonia.»

«Per la profonda conoscenza che abbiamo di Alberto Pili, ci schieriamo totalmente al suo fianco, rigettando per lui e i suoi cari, il vile atto di stampo intimidatorio, che non ci può assolutamente lasciare indifferenti. L’intero gruppo dirigente della FIOM, si unisce alle richieste del Sindaco e del comune di Carbonia, nell’invitare le autorità competenti a vigilare nella ricerca dei responsabili e affinché tali azioni non si ripetanoconclude la nota -. La FIOM CGIL sarà sempre al fianco di Alberto Pili e del suo trasparente impegno per la collettività.»

Il comune di Sant’Antioco muove i primi passi verso la creazione di un modello di Comunità energetica rinnovabile (Cer) con l’obiettivo di incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili finalizzata all’autoconsumo. A conclusione del 2024, infatti, la Giunta comunale ha approvato lo Studio di Fattibilità Tecnica/Economica avanzato nell’ambito dell’intervento denominato “Progetto di riqualificazione energetica con realizzazione di impianti fotovoltaici su pensiline ombreggianti ed edifici pubblici” per la cui realizzazione concreta occorrono oltre 2 milioni di euro.

«E’ un progetto ambizioso e al passo coi tempi, in armonia con gli obiettivi di transizione energeticacommenta il sindaco Ignazio Locci intendiamo realizzarlo per garantire alla nostra città la serie di benefici economici, ambientali e sociali assicurata dalle Comunità energetiche in piena operatività. Tra questi, il contrasto alla povertà energetica, lo sviluppo dell’economia locale e soprattutto la riduzione dei costi della bolletta, sia che si tratti di pubblico, sia che si tratti di privati cittadini. Con la delibera di Giunta che approva lo studio di fattibilità, abbiamo messo nero su bianco le linee generali del nostro progetto e adesso occorre reperire le risorse che lo stesso studio quantifica in 2 milioni e 325 mila euro. Puntiamo, naturalmente, a essere annoverati tra le comunità del CER Sardegna e questo è il primo passo concreto per dotare tutti gli edifici pubblici di impianti fotovoltaici e aprire le porte all’utilizzo degli strumenti che saranno messi a disposizione dei cittadini.»

Le comunità energetiche mettono infatti in “rete” pubblico e privati ma, soprattutto, mettono in rete l’energia prodotta (ecco perché, integrando tutti i consumatori, si parla anche di riduzione della povertà energetica, indipendentemente dal reddito). Il Comune, intanto, con lo studio di fattibilità fresco di approvazione, promuove l’installazione di pannelli fotovoltaici su pensiline ombreggianti in tutti gli edifici pubblici in cui non sono già presenti per incrementare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili: si va dalle scuole (Fermi, via Virgilio, via Lazio, via Bologna, via Manno, Ex Ludoteca) al Comando di Polizia locale, fino al capannone di via Rinascita.

Saranno tre i giorni di festa che la parrocchia, la Pro Loco e gli Antoni di Villaspeciosa dedicheranno a Sant’Antonio Abate.

Giovedì 16 gennaio, alle 16.00, è previsto il giro per le vie del paese per la raccolta della legna offerta dai cittadini. Venerdì 17 gennaio, alle 17.00, sarà celebrata la Santa Messa nella parrocchia dedicata alla Beata Vergine Assunta seguita dalla benedizione e dalla distribuzione del pane. Sabato 18 gennaio, alle 18.30, sarà officiata una nuova funzione liturgica. Subito dopo ci sarà la processione per vie del paese fino all’arrivo a “Su Fogadori”. E’ prevista anche la benedizione e l’accensione del fuoco. Alle 20.00 inizierà la distribuzione de “Fa e cixiri cun carramponis de procu, pani cun sartizu e binu”.

Antonio Caria

 

«Nel Sulcis solo 6 comuni su 23 sono quelli nei quali le aziende possono ad oggi beneficiare degli indennizzi per la siccità 2024. Sono oltre 1.800 le aziende che si vedono negata la possibilità di presentare la propria istanza. Pochissimi i comuni e le aziende che sono riuscite a caricare le istanze per accedere al bando predisposto dall’Agenzia Laore per gli indennizzi in materia di siccità. In Sardegna restano tagliate fuori circa 25.000 aziende. Solamente 142 comuni sardi sui 377 totali possono beneficiare della misura.»

Lo scrive, in una nota, Gianluigi Rubiu, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.

«La mancata riapertura dei termini procurerebbe un enorme danno all’agricoltura sarda già fortemente provata da crisi climatiche, lungaggini burocratiche ed emergenza blue tongueaggiunge Gianluigi Rubiu -. La Regione provveda urgentemente alla riapertura dei termini dando massimo risalto alle modalità di richiesta degli indennizzi, semplificando le procedure di accesso alle aziende colpite dai danni causati dalla siccità.»
«In queste oreha concluso Gianluigi Rubiuho presentato un interrogazione nella quale chiedo un intervento in tal senso all’assessore dell’Agricoltura e Riforma Agro-pastorale per porre rimedio a questa situazione.»

Nuovo vertice questa mattina all’assessorato regionale dell’Industria, convocato dall’assessore Emanuele Cani, con i rappresentanti sindacali, in vista del confronto istituzionale sulle vertenze Eurallumina, Portovesme Srl e Sider Alloys, in programma venerdì 17 gennaio 2025 al ministero delle Imprese.
«Per quanto riguarda Eurallumina, siamo convinti che sia necessario innanzi tutto giungere alla ridefinizione del dpcm sulla metanizzazione della Sardegna e confidiamo che questa operazione possa essere chiusa in tempi rapidi», ha detto l’assessore Emanuele Cani.
«Sul fronte Portovesme Srl ribadiremo che il piano industriale proposto da Glencore è per noi assolutamente insoddisfacente, così come reputiamo non consona la chiusura della linea zinco, e pertanto chiediamo che l’azienda ne rivaluti la riapertura o in alternativa presenti un vero e proprio piano industriale che possa ricomprendere l’impegno di tutti i lavoratori – ha chiarito Emanuele Cani -. Su questo punto chiederemo al Governo, qualora ci fosse un altro soggetto imprenditoriale affidabile pronto a rilevare tutto lo stabilimento, come ipotizzato dal ministro Adolfo Urso in occasione della sua recente visita a Portovesme, che vengano portate avanti le trattative senza ulteriori esitazioni.»
L’assessore dell’Industria ha sottolineato che la Regione non vede con favore l’ipotesi che la produzione dello stabilimento possa essere frammentata e affidata a molteplici soggetti.
«In merito alla questione Sider Alloys, vogliamo capire se, alla luce dei fatti recenti, permanga la posizione di fiducia del Governo nei confronti dell’attuale imprenditoreha concluso Emanuele Cani -. Chiederemo inoltre che sia inserita nel quadro complessivo della crisi del Sulcis Iglesiente anche la questione Enel, un tema di fatto già all’ordine del giorno, vista l’ipotesi di imminente dismissione, ma sul quale vorremmo costruire un ragionamento orientato alla riqualificazione del sito.»

I vigili del fuoco del distaccamento di Iglesias sono intervenuti in località Matoppa, a Nebida, per il recupero di un cane caduto in una cavità ipogea.
La squadra ha raggiunto il luogo dell’intervento intorno alle 10.00 e con tecniche Speleo Alpino si è calata fino a venticinque metri di profondità all’interno della cavità naturale, dove era rimasto intrappolato il Beagle.
Una volta raggiunto, il cane è stato imbragato e riportato in superficie ed è stato poi riconsegnato alle coccole del proprietario in ottimo stato di salute.

Oggi, giorno di rientro dei lavoratori dalle ferie forzate imposte dalla Direzione della Sider Alloys, le segreterie territoriali FIOM-FSM-UILM e CUB Sardegna Sud Occidentale e Sulcis Iglesiente hanno tenuto un’assemblea ai cancelli, al fine di trovare una soluzione alla decisione dell’Azienda di non pagare le 13ª mensilità e gli stipendi.

«Riteniamo la decisione dell’Azienda inaccettabilesi legge in una nota -; da mesi abbiamo più volte richiesto un incontro con la proprietà al fine di fare una disamina sulla situazione in stabilimento, dove da anni non viene effettuata alcuna lavorazione mirante alla ripresa produttiva, cosi com’era previsto e sottoscritto nell’accordo di programma del 2018 sottoscritto dal Ministero, dalla Regione Sardegna, da Invitalia e dalla Sider Alloys. Gli impegni assunti dalla Sider Alloys, sono stati totalmente disattesi nell’indifferenza di coloro che nell’Accordo di Programma avrebbero dovuto garantire il rispetto degli accordi e, soprattutto, certificare la verifica con il Comitato Tecnico previsto dall’Articolo 7. In conseguenza di ciò, l’assemblea generale, ha deciso il rientro al lavoro, assumendo però la decisione del blocco dell’uscita delle lavorazioni, comprese quelle attualmente accantonate nello stabilimento, inoltre non si consentirà che vengano effettuate ulteriori demolizioni nello stabilimento se non orientata ad una seria progettazione di revamping.»
«Per queste ragioni concludono le segreterie territoriali FIOM-FSM-UILM e CUB Sardegna Sud Occidentale e Sulcis Iglesienterichiediamo alla Sider Alloys un incontro in tempi brevi per conoscere le intenzioni in merito al pagamento delle retribuzioni, in attesa dell’incontro al MIMIT previsto il 30/01/2025.»

Anci Sardegna, su iniziativa del delegato per l’Industria Romeo Ghilleri, della presidente Anci Sardegna Daniela Falconi e del presidente del Consiglio Regionale Francesco Spiga, ha inviato una richiesta ufficiale all’assessore regionale dell’Industria Emanuele Cani e, per conoscenza, alla presidente della Regione Alessandra Todde, al presidente del Consiglio regionale Giampietro Comandini e al presidente della V Commissione del Consiglio regionale Antonio Solinas, per un intervento immediato sulla crisi dell’Area Industriale di Portovesme: Portovesme S.R.L (Glencore), Eurallumina, Sideralloys, Centrale Enel Grazia Deledda.

«Anci Sardegna, attraverso la Presidenza dell’associazione, i suoi delegati all’industria ed a tutti gli amministratori del territorio, sta seguendo con crescente preoccupazione la situazione drammatica che si sta venendo a creare nel territorio dell’Area Industriale di Portovesmesi legge nella nota -. Situazione che se non risolta rischia seriamente di impoverire ulteriormente un territorio già fragilissimo. Siamo perfettamente consapevoli che il Polo Industriale di Portovesme, un tempo considerato motore dell’economia del Sulcis Iglesiente, stia attraversando un periodo di grande crisi del settore che crea grande incertezza sul futuro delle aziende del territorio e sul futuro di tutti i lavoratori del sito. Siamo però più che mai convinti che il Sulcis è un territorio di grande potenzialità che offre numerose risorse, ed essendo sito di produzioni strategiche a livello Nazionale è necessario avviare immediatamente politiche di incentivazione e supporto per nuovi investimenti, anche avviando un importante percorso di riqualificazione e innovazione.»

«L’Anci Sardegna, al fianco di tutti i lavoratori e delle loro famiglie, infine, chiede con urgenza all’Assessorato dell’Industria della Regione Sardegna, la programmazione di un piano di recupero, e l’immediato coinvolgimento a livello nazionale delle autorità competenti per poter salvare le industrie del Polo Industriale di Portovesme e di tutte le aziende presenti nel territorio», conclude la nota.

 

 

L’esperienza di Villaggio Normann è censita nella piattaforma F.I.P. “Faro Italia Platform”. F.I.P. è composta da comunità finalizzate al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione di determinati beni culturali. Anche il patrimonio immateriale, come nel caso, è connesso al luogo dove si è generato. Queste attività fanno riferimento alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul “valore sociale del patrimonio culturale materiale e immateriale” nota come Convenzione di Faro. Questa attribuisce alle Comunità Patrimoniali una responsabilità diretta nella valorizzazione dei beni comuni che essi sentono propri, in maniera formale o informale, attraverso un processo partecipato, aperto, plurale.
Faro Italia Platform (FIP) è una piattaforma collaborativa, fondata sull’autovalutazione e la fertilizzazione trasversale (cross-fertilization), attraverso un processo dal basso (bottom-up) rivolto a favorire l’interazione spontanea e la cooperazione attiva tra le Comunità Patrimoniali. FIP è una cornice comune che sostiene l’interazione trasversale tra i partecipanti, perché la Convenzione incoraggia l’azione corale e partecipata. Sviluppa la capacità di fare squadra a livello locale, per contarsi e contare a tutti i livelli.

Il naufragio della Sanità italiana e, soprattutto, di quella sarda, è noto e lo vediamo certificato in un documento che circola in Europa. C’è scritto che la Sanità italiana è al 22° posto tra le 27 Sanità degli Stati dell’Unione. Nel 2006 eravamo all’11° posto. Dato che i 5 Stati che vengono dopo l’Italia sono press’a poco nelle stesse pessime condizioni, potremmo dire che noi italiani siamo all’ultimo posto.
L’istituto di statistica che ha pubblicato il rapporto si chiama EHCI (Euro Health Consumer Index). Se si considera che la Sardegna, in Sanità, è all’ultimo posto fra le regioni italiane, e che il Sulcis Iglesiente è all’ultimo posto nelle province sarde, potremmo anche pensare che il CTO e il Sirai siano gli ospedali più poveri in Europa.

Il degrado sanitario va di pari passo con il degrado demografico e ci stiamo abituando a questo lento peggioramento senza reagire. Anche questo secondo fenomeno sociale è certificato da un rapporto ufficiale, quello della SviMez (Sviluppo Mezzogiorno) redatto su dati governativi. Sanità e spopolamento sono tristemente collegati. Si pensi che oggi, alle scuole medie ed elementari, abbiamo 120.000 tra bambini e ragazzi; è previsto che fra 10 anni saranno meno di 77mila. In conseguenza di questo andamento demografico sono state applicate, anche per le scuole così come è avvenuto per gli ospedali, le logiche ingegneristiche e contabili dei relativi ministeri per cui, dal 2018 ad oggi, sono state cancellate 1.000 classi e sono stati chiusi 29 istituti scolastici.

«Con i ragionamenti derivati dalle logiche contabili della burocrazia ministeriale vengono eliminati servizi essenziali la cui qualità e diffusione capillare sono condizioni socialmente e territorialmente inclusive, soprattutto nelle aree più deboli e distanti dai centri maggiori» (Istituto di statistica dell’Università di Cagliari).
In questi giorni si sta discutendo la nuova Riforma sanitaria della Regione Sardegna. Nessuno ha la più pallida idea dell’indirizzo che darà alla Sanità sarda e, soprattutto, a quella delle Province. Visto che i tempi di presentazione si stanno allungando, forse c’è ancora speranza che il progetto contempli la partecipazione popolare all’identificazione di norme di salvataggio condivise.
I sardi, con i soldi dei loro contributi, vogliono essere curati subito, bene, gratuitamente e vicino a casa. Tanto più lo vogliono ora che l’età media è molto avanzata, con il 25% di ultrasessantacinquenni, e un calo demografico pari allo 0,8 bambini per coppia. E’ evidente che per mantenere lo stesso numero di abitanti dovremmo mettere al mondo 2 bambini per coppia. Ciò significa che la popolazione sta lentamente scomparendo per due motivi:
1 – perché il 25% di anziani ha già percorso oltre i due terzi del proprio arco vitale;
2 – perché il numero di nascite (0,8) è insufficiente a sostituire il numero (2) dei genitori.
Preso atto che esiste una progressiva riduzione del “Welfare” non si può fare a meno di notare che tale la curva di riduzione è sincrona e simmetrica al calo della partecipazione popolare alle consultazioni elettorali, che sono la massima espressione dell’esercizio di “Democrazia”. Per effetto della rinuncia massiva all’esercizio democratico del diritto di voto stiamo vivendo gli effetti surreali di uno stato di “democrazia con carenza di popolo”.
Alle ultime consultazioni regionali sarde hanno espresso la loro volontà di avere un proprio rappresentante solo il 52% degli aventi diritto al voto. Questo dato certifica che il 48% dei sardi non ha voluto nominare un suo rappresentante al Consiglio regionale. Questo problema di “democrazia senza il popolo” è molto grosso e difficile da risolvere. Invece alle ultime consultazioni per le elezioni dei sindaci ha partecipato il 60% degli aventi diritto mentre alle consultazioni nazionali ha partecipato il 64% degli aventi diritto. Questi dati suggeriscono l’idea che esista una diversa propensione popolare a nominare i propri rappresentanti. In Sardegna prevale la propensione a votare i sindaci.

Probabilmente la conoscenza diretta è uno stimolo che induce l’elettore a concedere la propria fiducia ad una persona nota e più prossima.
Probabilmente i fenomeni dell’astensionismo, della riduzione delle strutture scolastiche, dell’assistenza sanitaria e il calo demografico hanno un comune nesso causale. Gli esperti di statistica suppongono che l’effetto negativo sull’aggregazione sociale peggiorerà coll’ulteriore destrutturazione del sistema ospedaliero e scolastico provinciale oggi esistenti nei territori lontani dai centri maggiori. Ciò avrà un costo per le famiglie: nuove spese per raggiungere i luoghi lontani dove si genera istruzione e sanità. Solo chi avrà solide possibilità economiche potrà affrontare le spese per istruire i figli e curare i propri familiari.

E’ evidente che la nave della spesa sociale ha perso la rotta e che dovrebbe rientrare in un percorso virtuoso prima che si instauri una deriva della “democrazia” dei servizi. Tale evento è possibile quando il bilancio economico delle famiglie porta alla differenziazione sociale tra i cittadini che possono e quelli che non possono studiare e curarsi. Si realizzerebbe un ossimoro: un governo democratico che induce una differenza sociale per ottenere il godimento al diritto basilare di istruzione e salute. Sarebbe un fallimento della Costituzione stessa.
Pertanto la risposta alla domanda: «Quando salvare la Sanità?» E’: subito.
La risposta alla seconda domanda: «Da chi salvarla?» E’: da tutti noi che abbiamo rinunciato alla partecipazione democratica alle scelte della politica.
La risposta alla terza domanda: «Come salvarla?» E’: rispettare le rappresentanze democratiche.
Oggi la maggiore rappresentanza democratica risiede nei sindaci, sia per il maggior consenso popolare di cui sono dotati, sia per diritto costituzionale al riconoscimento (art. 114) dei Comuni al coinvolgimento nella amministrazione dei servizi di base dello Stato come sanità e istruzione, in cooperazione con province e regioni.
Pertanto, ad essi sindaci dovrebbe essere conferito la possibilità di fare proprie proposte vincolanti sul come produrre una “Riforma sanitaria regionale” aderente al bisogno popolare e di controllarne i risultati.
La precedente legge di Riforma sanitaria regionale era perfetta nella sua struttura giuridica. Era talmente perfetta che probabilmente non era stata concepita dai consiglieri regionali ma da un apparato burocratico aduso a confezionare leggi. Il risultato di quella legge fu il trasferimento del potere amministrativo dalle ASL ad una struttura regionale centrale. Le ASL di fatto non ebbero più potere di assumere il personale e di indire gare d’appalto per l’acquisto del materiale sanitario, e di quant’altro serve a far funzionare gli ospedali.
I medici venivano selezionati tramite un concorso regionale globale cosicché, appena assunti sceglievano le sedi più prestigiose situate nelle città capoluogo. Gli ospedali delle province vedevano assegnarsi medici che subito dopo chiedevano e ottenevano il trasferimento a Cagliari o Sassari. Con questo metodo perdemmo anestesisti, chirurghi, cardiologi e specialisti essenziali. Le Unità operative si svuotarono di specialisti e caddero in disuso. Simile destino subirono le spese per strumenti e innovazione tecnologica. Inoltre, quella legge non prevedeva alcun piano per gestire la medicina di base.
Non si previde di instaurare un rapporto di collaborazione con l’Università per la formazione continua e la specializzazione dei medici ospedalieri nello stesso ospedale in cui venivano assunti. Non si regolamentò alcun rapporto tra medici di base e medici ospedalieri per instaurare un rapporto di osmosi professionale continua. Non si regolamentò quali compiti dare agli ospedali DEA di I livello (provinciali) e quali dare ai DEA di II livello regionali. Ne conseguì che i DEA II livello (Brotzu di Cagliari e Santissima Annunziata di Sassari) si misero a curare patologie frequenti (calcoli, prostate, tumori intestinali, ernie, fratture, infarti, ictus, etc.) dimenticando che queste erano destinate agli ospedali DEA di I livello messi al centro delle loro Province. Ciò provocò la defunzionalizzazione degli ospedali provinciali e l’accumulo di pazienti in fila alle porte del Brotzu fino a mandarlo in crisi.
Fu uno squilibrio letale per gli ospedali provinciali e per gli stessi ospedali regionali.
Quella legge, inoltre, rese inefficace la funzione di controllo e proposta a cui hanno diritto i sindaci e i presidenti di Provincia.
Per fortuna, visto che i tempi per la presentazione della nuova Riforma sono ancora lunghi, esiste tutto il tempo per consultare i sindaci e far formulare a loro la proposta di nuova Riforma sanitaria adattata alle esigenze dei territori provinciali.

Mario Marroccu