21 August, 2026

Il consigliere regionale Edoardo Tocco (FI) propone un disegno di legge per la ripresa del comparto connesso all’urbanistica. «In questi giorni – spiega Edoardo Tocco -, durante il dibattito nell’aula dell’assemblea regionale di via Roma per l’approvazione di una nuova legge in materia, sono emerse diverse proposte. Persino un emendamento di Sardegna Vera per vendere le vecchie case inutilizzate ad un euro ai Comuni per poi riqualificare il patrimonio edilizio. Una misura che non basta però a ridare ossigeno alle imprese sarde, più che mai strangolate dalla crisi. Sono invece necessari – conclude Edoardo Tocco – altri interventi per rimettere in moto l’edilizia. Si ritiene utile, ad esempio, consentire ai proprietari una ristrutturazione degli edifici mediante contributi pubblici. Non si escluda, inoltre, il ricorso ai finanziamenti a fondo perduto per la riqualificazione del patrimonio edilizio.»

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E’ ripreso stamane, in Consiglio regionale, l’esame del DL n. 130. “Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio”.

Il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha aperto la seduta n. 86 e dopo la lettura del processo verbale  ha comunicato la richiesta di congedo dei consiglieri Michele Azara (Sardegna Vera), Anna Maria Busia (Centro democratico), Pietro Cocco (Pd), Christian Solinas (Psd’Az) e Alessandro Unali: il congedo è stato accordato.

Successivamente il presidente ha comunicato al Consiglio la decisione della Corte Costituzionale n. 31 del 27 gennaio 2015 nella quale si dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 comma 1 delle legge regionale 21.01.2014 n. 7 (disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione – Legge finanziaria). Gianfranco Ganau ha invitato la consigliere segretario a dare lettura delle proposte di legge, delle interrogazioni, delle interpellanze e della mozioni pervenute ed ha quindi comunicato la nomina a presidente del gruppo del Psd’Az del consigliere Angelo Carta.

Concluse le formalità di rito, l’Aula ha proseguito con l’esame del Dl 130 ed il presidente del Consiglio ha annunciato la votazione dell’emendamento n. 209 (Oscar Cherchi e più) che propone la soppressione del punto 7, comma 1 dell’articolo 3. Il presidente ha quindi sospeso, a termini di regolamento, la seduta per otto minuti, per consentire il regolare svolgimento della votazione in apertura dei lavori in Aula. Alla ripresa si è proceduto con votazione a scrutinio elettronico dell’emendamento 209 che non è stato approvato con 26 consiglieri contrari su 29 presenti (3 astenuti).

Il presidente del Consiglio ha annunciato la votazione dell’emendamento n. 210 (Oscar Cherchi e più) che propone la soppressione del punto 8, comma 1, dell’articolo 3 del Dl 130.

Il presidente Ganau ha quindi concesso la parola al capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, che ha giustificato la mancata partecipazione dei consiglieri Fi alla votazione dell’emendamento 209 “per ragioni esclusivamente politiche”.

Il consigliere di Forza Italia, Marco Tedde, ha dichiarato voto favorevole all’emendamento n. 210 ed ha ribadito “l’incongruenza” del testo di legge e la sostanziale difformità del testo approvato in commissione rispetto all’originaria proposta della Giunta e le successive modifiche avanzate dall’esecutivo regionale che contrastano col testo esitato dal parlamentino presieduto dall’onorevole Antonio Solinas. Tedde ha concluso definendo il Dl. 130 “un provvedimento dannoso e di difficile attuazione”.

Il neo capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, ha dichiarato voto a favore dell’emendamento e giustificato la mancata partecipazione al voto dell’emendamento 209 per “ragioni esclusivamente politiche”.

Il consigliere Oscar Cherchi (Fi) ha dichiarato voto a favore dell’emendamento 210 e ha rivolto critiche alla formulazione del punto 8 dell’articolo 3 evidenziandone la difficile interpretazione e l’assenza di “certezza del diritto” nelle norme in esso contenute.

Il consigliere Mario Floris (Sardegna-Uds) ha posto l’accento sulle disposizioni relative all’abbattimento dei manufatti realizzati in difformità dalle normative vigenti ed ha proposto che sia ripristinata la possibilità per la Regione di trasferire le risorse necessarie per procedere con le demolizioni ai Comuni che ne facciano richiesta.

Il consigliere del Psd’Az, Marcello Orrù, ha dichiarato voto favorevole ed ha rivolto critiche allo spirito sanzionatorio che caratterizza il dettato dell’articolo 3 del Dl 130.

Il capogruppo di Area popolare sarda, Gianluigi Rubiu, ha dichiarato voto favorevole e giustificato la mancata partecipazione al voto dei consiglieri del gruppo ex dell’Udc, per “ragioni politiche”. Rubiu ha denunciato “una diffusa ambiguità” nelle disposizioni e nelle norme contenute nel provvedimento in discussione ed ha ribadito la poca chiarezza che caratterizza la formulazione della parte finale del punto 8, comma 1 dell’articolo 3.

Il consigliere di Forza Italia, Stefano Tunis, ha definito il Dl 130 “un provvedimento Frankenstein che non merita la discussione in Aula ma merita soltanto di essere ritirato”. «Qualora approvata – ha spiegato il consigliere della minoranza – questa sarà una legge non utile per la nostra Regione».

Il consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, ha dichiarato voto favorevole ed ha giustificato la mancata partecipazione dei consiglieri del gruppo alla votazione dell’emendamento 209, “per ragioni politiche”. Il consigliere della minoranza ha sottolineato “il metodo collage” per la stesura dell’articolo 3 ed ha evidenziato che si “procede incollando pezzi del Testo unico in materia di edilizia”. Cossa ha concluso auspicando che si possa arrivare ad un riesame condiviso di alcune parti del Dl in discussione.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha definito il Dl 130 “un provvedimento anomalo” e nel dichiarare voto favorevole all’emendamento 210 ha ribadito la volontà di proseguire con “l’evidenziare gli aspetti critici del provvedimento al fine di indurre la giunta e la maggioranza ad una positiva riflessione”.

Il consigliere dei Riformatori, Attilio Dedoni, ha definito il Dl 130 “un provvedimento patchwork” per denunciare la cucitura di disposizioni di differenti norme e le conseguenti difficoltà di interpretazione a di piena applicazione.

Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori) ha criticato le disposizioni contenute nell’articolo 3, in particolare per quanto attiene l’applicazione al livello locale. Il consigliere della minoranza ha infatti invitato “i tanti colleghi sindaci e amministratori presenti in Aula” a considerare gli effetti negativi che la prevista delibera del consiglio comunale in ordine alle demolizioni, produrrà sul piano sociale nelle comunità sarde, ad incominciare da quelle più piccole.

L’assessore dell’urbanistica Cristiano Erriu ha affermato che la norma in esame, «intervenendo sia sulla legge 23 che sulla 45 su un tema particolarmente delicato, dà una risposta efficace all’esigenza semplificazione e, quanto ai costi delle demolizioni sollevati dal consigliere Floris, prevede l’intervento sia della Regione che del comune e quello sostitutivo che consente alla Regione di intervenire con mezzi propri qualora il comune non disponga delle risorse necessarie», ha ricordato che la Giunta Cappellacci «a suo tempo aveva previsto modalità di rimborso ai comuni mai applicate pur essendo rimaste le risorse; quindi sul piano normativo la risposta c’è come sul lato della spesa».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione l’emendamento n.210 che il Consiglio ha respinto con 19 voti a favore e 30 contrari.

L’Assemblea ha successivamente iniziato l’esame dell’emendamento n. 211.

Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia) ha rinnovato la raccomandazione rivolta alla maggioranza che «il tempo per la riflessione sia fruttuoso, sono state delineate responsabilità su diversi livelli che non hanno una sequenza logica e questo vuoto sarà necessariamente riempito dalla giurisprudenza con le conseguenze che ciò comporta». Stiamo facendo un grave danno ai cittadini, ha detto ancora, «perché solo chi è economicamente forte potrà utilizzare questa legge ma il Consiglio regionale ha il dovere di fare una norma per tutti e non per pochi».

Il consigliere Oscar Cherchi (Forza Italia) ha insistito sul fatto che «è inutile aspettarsi un miracolo da questa legge, miracolo che non si realizzerà; l’acquisizione gratuita del bene oggetto di abuso è scontata ma poi si parla di ordinanza di dirigenti e poco più avanti di ingiunzione ma i due provvedimenti sono molto diversi e, quanto alla gratuità, non si capisce dove sia perché il privato paga sia gli oneri di demolizione che la sanzione».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha definito grave il recente emendamento orale «che riscrive una parte del testo, perché mentre prima faceva riferimento al termine di 45 giorni ora si aggancia ad un altro comma; si sta andando insomma a tentoni, si sta ribaltando il riferimento normativo e stravolgendo lo stesso contenuto del testo».

Il consigliere Marco Tedde, di Forza Italia, ha ricordato che «non passa giorno senza che intervenga una associazione a censurare il testo in maniera pesante, ciò avrebbe dovuto consigliare ben altro atteggiamento alla maggioranza; nel merito, in caso di inottemperanza all’ordinanza di ingiunzione emerge un problema dell’acquisizione al patrimonio pubblico, bisogna specificare se si tratta dei comuni e poi riflettere perché sono operazioni molto delicate che possono provocare reazioni incontrollate mettendo nel mirino in molte situazioni gli stessi funzionari: molto meglio l’acquisizione dei beni alla Regione e poi il trasferimento al destinatario finale».

Il capogruppo dei Riformatori sardi Attilio Dedoni ha messo l’accento sul fatto che «occorre memoria del passato altrimenti non si può progettare il futuro; oggi, 24 marzo, è l’anniversario delle Fosse Ardeatine e come in politica è importante comprendere la lezione della storia, l’insegnamento è applicabile anche al legislatore regionale che sembra però ignorarlo perché con questa legge stiamo ignorando ogni lezione del passato».

Il capogruppo di Area Popolare sarda Gianluigi Rubiu ha dichiarato che «la legge è stata fatta con troppa fretta e con troppa superficialità; il rapporto fra urbanistica e paesaggio ha da sempre tenuto distinte le due materie e distinti devono essere anche i vincoli attribuiti alle due discipline, mentre questa legge li considera promiscuamente ed è un errore». Rubiu ha ricordato, in proposito, la vicenda della demolizione di albergo di Teulada deve, a grande distanza di tempo, «sono rimaste le macerie».

Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori sardi) ha osservato che «l’Aula sta diventando una specie di plotone di esecuzione schierato contro le pubbliche amministrazioni ed i cittadini, intervenendo con provvedimenti che da un lato complicano le situazioni e dall’altro consentono alla Regione di fare lo scaricabarile, contesto che farà nascere controversie inimmaginabili».

Il consigliere Alessandra Zedda (Forza Italia) ha detto che «sinceramente il testo è la dimostrazione di come sia stato manipolato il principio di sussidiarietà, si immaginano le strutture comunali in grado di sopportare certi carichi di lavoro straordinari ma le cose non stanno così e, sull’altro fronte, il recepimento della normativa nazionale sarebbe stato giusto ma la stiamo di gran lunga peggiorando e complicando».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha affermato che «il problema delle demolizioni ha, a monte, il problema della vigilanza soprattutto nelle aree sottoposte a vincolo totale di inedificabilità e qui non si capisce come la Regione stia supportando sia gli enti locali che i vari soggetti incaricati della vigilanza, perché se uno realizza un albergo demolendo un bosco non è che lo possa fare davanti agli occhi di tutti riservando gli interventi solo alla fase successiva, bisogna invece stabilire chi e come deve fare le demolizioni dicendo anche con quali mezzi e non si può mandare sempre il conto ai comuni».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente Ganau ha messo in votazione l’emendamento n.211 che l’Aula ha respinto con 21 voti favorevoli e 28 contrari.

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n.212 con il quale si propone la soppressione del punto 10 del comma 1 dell’articolo 3.

Per dichiarazioni di voto è intervenuto Oscar Cherchi (Forza Italia) che ha segnalato le difficoltà interpretativa dl punto 10. «Servono regole chiare per rendere attuabile la norma – ha detto Cherchi – così non serve e per questo voterò a favore dell’emendamento soppressivo».

Secondo Marco Tedde (Forza Italia), l’emendamento proposto ha come finalità la cancellazione di una disposizione vessatoria per i comuni: «La Giunta regionale – ha detto Tedde – scarica sulle amministrazioni locali le responsabilità delle demolizioni ma non mette a disposizioni le risorse per gli interventi».

Giudizio condiviso da Luigi Crisponi (Riformatori) che ha parlato di “Regione avida e matrigna” nei confronti dei piccoli comuni. «Occorre trovare un apposito capitolo di spesa per finanziare le demolizioni – ha affermato il consigliere di minoranza – ed immaginare eventualmente una convenzione con il Genio Militare».

Forti perplessità ha espresso anche Stefano Tunis (Forza Italia), secondo il quale non è chiaro che cosa accadrà quando un eventuale interesse pubblico andrà a configgere con la volontà di demolire della Regione. «Dove si ferma l’autorità dell’Ente locale? – ha chiesto Tunis –  ìall’interno dell’articolato non c’è una chiara distribuzione dei pesi». Il consigliere azzurro ha quindi suggerito uno stralcio dell’art.3 dal testo: «Un momentaneo accantonamento della norma – ha concluso Tunis – consentirebbe di rasserenare la discussione».

Secondo Michele Cossa (Riformatori) quello che si affronta è un tema cruciale. «Si parla della effettività delle demolizioni – ha detto Cossa – un approccio moderno al problema dell’abusivismo deve tener conto della realtà dei fatti: a) le amministrazioni non hanno soldi; b) chi ordina gli interventi è la magistratura. Non ho memoria di demolizioni fatte dalla Regione o dai comuni. Bisogna prendere atto della realtà, serve un quadro normativo che renda effettive le demolizioni. Si stabilisca una volta per tutte che, accertato l’abuso, la Regione interviene per ordinare le demolizioni senza scaricare la responsabilità sui comuni».

Il neo capogruppo del Psd’Az Angelo Carta, rivolgendosi all’assessore Erriu come ex sindaco e presidente dell’Anci, ha ricordato che gli amministratori locali si aspettano che la Regione intervenga in loro aiuto.  «Tutto l’impianto dell’art. 3 va invece in direzione contraria – ha sostenuto Carta – basterebbe lasciare al dirigente o al responsabile dell’ufficio comunale il compito di chiedere l’intervento della Regione una volta accertato l’abuso».

Il capogruppo di Area Popolare Sarda Gigi Rubiu, dopo aver annunciato il suo voto favorevole all’emendamento, ha evidenziato alcuni aspetti negativi del punto 10. «Occorre prima stabilire se la Regione o i comuni hanno le risorse per la rimozione delle macerie delle opere demolite e per la bonifica dei siti. Se non si fa questo le disposizioni dell’art. 3 sono inutili».

Pietro Pittalis ha ricordato all’Aula che l’ultimo condono edilizio risale al 2003. «Da allora – ha detto – secondo uno studio del Cresme, sono state costruite in Italia oltre 258mila case abusive.  Su 46mila ordinanze di demolizione ne sono state eseguite poco meno di 5000. Questo accade perché non si è messo in piedi un servizio di prevenzione e vigilanza». Il capogruppo azzurro ha quindi chiesto all’assessore Erriu di informare l’Aula sul numero degli abusi accertati in Sardegna dal 2003, su quante opere siano state sanate e quante le ordinanze di demolizione eseguite.

Il consigliere dell’Uds Mario Floris (Uds) ha evidenziato l’assenza di controlli per la prevenzione dell’abusivismo. «Mancano le strutture regionali e provinciali – ha detto Floris – occorre definire un quadro normativo che consenta di controllare meglio il territorio».

Ha quindi preso la parola l’assessore Erriu che ha difeso l’impianto della norma: «L’11 ottobre dell’85 fu pubblicata la legge n. 23 – ha detto l’esponente della Giunta Pigliaru – l’articolo 6 contiene una serie di disposizione e sanzioni per le opere abusive. Sarebbe sufficiente rimandare alla lettura di quest’articolo per rispondere a molte obiezioni della minoranza».

Erriu ha poi assicurato la vicinanza della Regione alle amministrazioni locali: «I comuni verranno aiutati dal Corpo Forestale. Ci aspettiamo anche che con la riforma degli enti locali vengano istituiti i corpi di polizia locale. Per le demolizioni – ha concluso l’assessore – c’è un apposito capitolo di bilancio che prevede l’intervento della Regione con propri mezzi. Serve la volontà politica per superare un problema sottovalutato per troppo tempo».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n. 212 che è stato respinto dall’Aula.

Il presidente Ganau, ha posto dunque in votazione l’emendamento n. 213 (Oscar Cherchi e più) che propone la soppressione del punto 11, comma 1 dell’articolo 3 del Dl 130.

Il consigliere di Forza Italia, Oscar Cherchi, ha dichiarato il voto a favore dell’emendamento soppressivo e ha definito “poco chiare” le disposizioni contenute al punto 11 del comma 1, nell’ipotesi del previsto potere sostitutivo esercitato dalla Regione qualora il Comune interessato non proceda alle demolizioni ed la conseguente azione di rivalsa della Regione nei confronti dell’amministrazione comunale interessata.

Il consigliere di Forza Italia, Marco Tedde, ha dichiarato voto favorevole all’emendamento ed ha definito la prevista azione di rivalsa della Regione verso i Comuni “una norma vessatoria nei confronti dei cittadini e dei Comuni della Sardegna”.

Stefano Tunis (Forza Italia) ha dichiarato il voto a favore e criticato duramente l’intero impianto normativo: «il ricorso al potere sostitutivo significa scomodare la parte più controversa della recente dottrina amministrativa». A giudizio dell’esponente della minoranza con il punto 11 emerge chiaro l’intento “di voler scaricare sui Comuni gli oneri delle demolizioni”.

Il capogruppo di Aps, Gianluigi Rubiu, ha ribadito il tentativo di “scaricare non solo oneri ma anche le responsabilità penali sui sindaci dei Comuni sardi” ed ha dichiarato il voto a favore dell’emendamento 213 per la soppressione del punto 11, comma 1, articolo 3.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis,  ha denunciato una generale “ipocrisia di sistema” nel prevedere l’esercizio dei poteri sostitutivi della Regione, considerato che – a giudizio dell’esponente della minoranza – quasi mai la Regione esercita tali poteri. Pittalis ha quindi ribadito le critiche in ordine all’eventuale azione di rivalsa sui Comuni da parte dell’amministrazione regionale.

Il capogruppo del Psd’Az, Angelo Carta, ha dichiarato voto favorevole all’emendamento soppressivo e ha criticato la prevista azione di rivalsa verso i Comuni («alla fine chi dovrà pagare le demolizioni saranno proprio le amministrazioni locali»). «Questa scelta è’ inaccettabile», ha concluso il capogruppo sardista.

Il consigliere dei Riformatori, Luigi Crisponi, ha dichiarato voto e favore e ribadito le critiche alle disposizioni contenute al punto 11.

Il consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, ha dichiarato voto a favore ed ha ringraziato l’assessore dell’Urbanistica per il contributo al dibattito in Aula ed ha rimarcato l’assenza di interventi dai banchi del centrosinistra. L’esponente della minoranza ha poi ribadito pesanti critiche alla prevista azione di rivalsa della Regione verso i Comuni.

Il consigliere Mario Floris (Sardegna-Uds) si è rivolto all’assessore dell’Urbanistica, Cristiano Erriu, ed ha domandato quali siano le norme che eventualmente regolerebbero il mancato esercizio del potere sostitutivo della Regione.

Concluse le dichiarazioni di voto, il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha aperto la votazione dell’emendamento 213 che l’Aula non ha approvato con 29 voti contrari (21 a favore con 49 votanti).

Successivamente il Consiglio ha cominciato l’esame dell’emendamento n.145 (sostituisce le parole autorità competente con il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale), con parere favorevole della commissione e della Giunta.

Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia) ha apprezzato l’attenzione della Giunta regionale ad una analisi più attenta del testo, «che ha richiesto più tempo dopo i tanti rimaneggiamenti, è proprio nei particolari che si misura qualità ed efficacia della norma». Siamo ancora in tempo, ha proseguito, «a fare una buona legge a condizione che ci sia una volontà comune, comprendendo dove si è sbagliato; meglio ritirare la legge per un riesame complessivo così come è stato fatto per questo emendamento che, peraltro, contiene miglioramenti di forma ed anche di sostanza».

Il consigliere Oscar Cherchi, anch’egli di Forza Italia, ha condiviso gli argomenti del collega, sottolineando che «l’emendamento che dà finalmente una certezza; diciamo che l’autorità competente è il dirigente o il responsabile dell’ufficio, da parte della maggioranza è una disponibilità significativa anche per poter aprire dialogo e confronto magari per fermarsi e ragionare in modo più complessivo, anche per mandare un segnale all’esterno verso quel mondo che manifesta forti critiche nei confronti della legge».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha definito l’apertura della maggioranza apertura positiva, «riconoscimento del fatto che la linea dell’opposizione non è quella di bloccare o di rallentare i lavori, ma solo quella di fare una buona legge, la più semplice possibile, nell’interesse dei cittadini e del comparto dell’edilizia».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha messo l’accento sul fatto che «si tratta di un contributo che va in direzione della semplificazione e chiarisce quale soggetto è responsabile del procedimento: la minoranza fin dall’inizio sta insistendo sulla linea della chiarezza perché obiettivo della legge, in una materia così complessa, è proprio quello di semplificarne l’applicazione».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha evidenziato che «in una legge abbastanza confusa e difficilmente comprensibile finalmente si fa chiarezza e non in un aspetto marginale: sarebbe buona regola fare sempre leggi che non hanno bisogno di interpretazioni ed applicare questo principio sarebbe un bene per la Sardegna».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha ricordato che, nella stesura precedente del testo, «si diceva che l’autorità competente applica una sanzione ma senza identificare il soggetto, un vuoto che andava colmato nell’interesse dei cittadini; ma il problema non può essere risolto solo da questo emendamento perché in altre parti, l’incertezza resta quando ad esempio si fa riferimento ad altre misure previste da norme vigenti, senza dire né di quali misure né di quali norme di parla».

Il capogruppo di Area Popolare sarda Gianluigi Rubiu si è detto favorevole perché «la modifica aiuta amministratori, professionisti, imprese e cittadini ad applicare meglio la legge; è un vero esempio di semplificazione e trasparenza che in tante altre parti della legge manca».

Il consigliere Mario Floris (Sardegna) ha detto di condividere l’iniziativa della Giunta che, in questo caso, «cancella dubbi di interpretazione; piuttosto resta generico il riferimento al rischio idrogeologico perché sarebbe più corretto riferirsi o al piano paesaggistico regionale o al piano urbanistico del comune».

Non essendoci altri iscritti a parlare il presidente ha messo in votazione l’emendamento n. 145, che il Consiglio ha approvato con 43 favorevoli, 6 contrari ed 1 astenuto.

Dopo lo scrutinio, l’Assemblea ha avviato l’esame dell’emendamento n.146 (sostituisce la parole opere abusive e all’acquisizione sono modificate con le parole opere abusive e/o all’acquisizione)

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha chiesto di chiarire la natura del parere della commissione e della Giunta.

Il presidente della commissione Antonio Solinas (Pd) ha comunicato che dopo un approfondimento ed ai fini di una scrittura più scorrevole e corretta del testo, il parere è stato modificato da contrario a favorevole.

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha osservato che, «così come era formulata la norma dava adito a contraddizioni e controversie perché non si potevano equiparare situazioni diverse, dato che la demolizione non può andare di pari passo con ripristino; anche in questo caso il contributo dell’opposizione si è rivelato utile per migliorare il testo, la norma deve essere letta e capita da tutti».

Il consigliere Oscar Cherchi (Forza Italia) ha definito la correzione del testo «un esempio di confronto costruttivo, è auspicabile che ci sia un momento di apertura da parte della maggioranza perchè con un confronto aperto si può fare bene con risultati concreti che sono molto utili soprattutto a quanti stanno fuori del Palazzo».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha ribadito che «anche questa volta dimostriamo che la nostra volontà di contribuire a migliorare la legge è reale, senza questa precisazione la legge avrebbe avuto problemi di interpretazione ancora maggiori in una parte delicata come quella della procedura relativa alle sanzioni». «Nel lungo cammino della legge – ha concluso – la nostra strada è stata sempre questa, speriamo di poterlo dimostrare anche in passaggi di maggiore sostanza».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha dichiarato che «l’emendamento colma una lacuna ma, a parte questo aspetto tecnico, c’è un aspetto sostanziale perché i proventi delle sanzioni sono soldi dei cittadini e vorremmo capire, siccome anche le sanzioni si estinguono per il decorso del tempo, cosa si è fatto per il recupero delle somme dovute e quante se ne sono perse; questo determinerebbe un danno e fra l’altro metterebbe a nudo un sistema che non funziona anche a causa di norme scritte male che, però, sono ancora in vigore».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha messo in rilievo che l’emendamento introduce un miglioramento lessicale che, «in questa materia, è sempre prezioso».

Il consigliere Angelo Carta (Psd’Az) ha annunciato il voto favorevole, lamentando però  che «il comma 7 è una specie di certificazione della incapacità di intendere e di volere dei comuni; deve invece essere lasciata alle amministrazioni locali l’autonomia di spendere queste risorse in base alle esigenze della comunità e il vincolo non ci deve essere, bisogna dimostrare di avere fiducia nei comuni ed è il momento di farlo».

Il capogruppo di Area popolare sarda Gianluigi Rubiu ha condiviso le argomentazione del collega.

Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori sardi) ha ringraziato il presidente della commissione: «Ciò dimostra la qualità del lavoro che sta cercando di svolgere l’opposizione, anche nell’interesse della maggioranza ma soprattutto della comunità regionale».

L’assessore dell’Urbanistica, Cristiano Erriu, a nome della Giunta, ha osservato che, a suo avviso, «una lettura attenta del testo va nella direzione opposta perché il vincolo di destinazione sui proventi delle sanzioni vale anche per la Regione, del resto c’è anche nel codice del paesaggio ed ha consentito di sostenere progetti di valorizzazione paesaggistica». «Vogliamo introdurre – ha spiegato – un criterio secondo il quale le risorse provenienti dalla violazione delle norme devono essere utilizzate per il ripristino ambientale, quindi quella espressa dal consigliere Carta mi sembra una preoccupazione non corrispondente alla realtà in un testo che, invece, appare coerente col principio di sussidiarietà».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il presidente ha messo in votazione l’emendamento n.146, che il Consiglio ha approvato con 46 voti favorevoli e 2 contrari.

L’Aula è poi passata all’esame dell’emendamento sostitutivo parziale n. 251, Locci e più, con il quale si propone di sostituire al punto 10 del comma 1 dell’art.3 la parola “Regione” con “presidente della Regione”.

Gavino Sale (Irs) ha chiesto al presidente Ganau di sospendere la seduta per consentire un chiarimento interno alla maggioranza sulla vicenda del finanziamento all’inceneritore di Tossilo: «Sedici consiglieri della maggioranza hanno diritto di esprimere un parere diverso. Abbiamo firmato un patto, è doveroso discutere di questo tema».

Il capogruppo di Forza Italia ha accolto la richiesta di Sale: «Abbiamo sentito dichiarazioni politicamente impegnative – ha detto Pittalis – anche la minoranza ha sollecitato stamattina l’audizione del presidente della Giunta sulla questione Tossilo».

Favorevole alla sospensione anche il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu che ha però chiesto di concludere prima la discussione sull’articolo 3. Proposta accolta dal presidente Ganau che ha invitato l’Aula a proseguire l’esame dell’emendamento n. 251.  

Ha quindi preso la parola Ignazio Locci (Forza Italia) che ha rimarcato la necessità di approvare norme chiare: «Pensiamo – ha detto – che per ogni procedura prevista dalla legge debbano essere individuati gli uffici competenti».

Per Marco Tedde (Forza Italia): «L’emendamento proposto va nella direzione della semplificazione delle norme che devono essere semplici e comprensibili».

Stefano Tunis (Forza Italia) ha evidenziato l’utilità di un emendamento che individua chiaramente nel presidente della Regione la figura responsabile delle procedure di esecuzione delle demolizioni. Poi, rivolto alla maggioranza, ha ribadito l’invito a ritirare la legge, «altrimenti – ha affermato Tunis – si andrà avanti con uno show grottesco».

Gianluigi Rubiu (Aps), rivolgendosi a Gavino Sale, si è detto pronto a firmare un documento condiviso per dire no all’inceneritore di Tossilo «impianto – ha detto – che fa gli interessi di poche persone».

Pietro Pittalis (Forza Italia) ha ribadito la necessità di individuare le figure che devono attivare le procedure per l’esecuzione dell’ordinanza di demolizione: «La norma non ha carattere generale, si dovrebbe invece individuare il soggetto che deve materialmente attivare le procedure. Con la responsabilità diffusa nessuno risponde di nulla».

Oscar Cherchi (Forza Italia) ha criticato il modo di legiferare della maggioranza «contrario alle più elementari regole di tecnica legislativa» e chiesto al presidente della Commissione Urbanistica Antonio Solinas di correggere la norma.

Secondo Luigi Crisponi (Riformatori) «la legge lascia irrisolte questioni decisive. Non si individua un responsabile dei provvedimenti». Poi, rivolgendosi a Gavino Sale, ha assicurato il sostegno di molti consiglieri di minoranza nella battaglia contro l’inceneritore di Tossilo.

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n. 251 che è stato respinto dall’Aula.

Ganau ha quindi messo in discussione il testo dell’articolo 3.

E’ intervenuto il presidente della Commissione Urbanistica Antonio Solinas che ha proposto un emendamento orale con il quale si affida al dirigente o responsabile dell’ufficio il compito di richiedere all’Autorità competente il sequestro del cantiere. Nel testo originario il sequestro avveniva invece su ordinanza del sindaco.

L’emendamento orale modifica inoltre il punto 3 del comma 1 con la dicitura: «Entro il termine di 45 giorni dalla sospensione sono adottati e notificati i provvedimenti di rimozione, demolizione e ripristino di cui al comma 1».

Ha quindi preso la parola il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis che ha chiesto «la sospensione dei lavori per consentire di valutare meglio il nuovo testo ed evitare pasticci».

La proposta è stata accolta dal presidente Ganau che ha interrotto i lavori ed aggiornato la seduta a domani mattina alle 10.00.

La tavola rotonda “Cannonau, il gusto di saper vivere” ha aperto ieri la seconda giornata di attività promosse dalla Regione Sardegna per Vinitaly 2015. Ad animare il faccia a faccia, nella Sala Respighi del Centro Congressi di Verona, le origini, la storia, gli aspetti enologici e il significato del vino come elemento fondamentale delle abitudini alimentari, con un focus particolare verso il Cannonau che delizia i palati di una platea di consumatori sempre più numerosa.

L’assessore regionale dell’Agricoltura, Elisabetta Falchi, ha dato il via ai lavori facendo il punto sullo stato di salute della commercializzazione della vino più antico e diffuso della Sardegna. «Dobbiamo intercettare il trend di crescita del Cannonau, confermato anche quest’anno, – ha osservato l’assessore Falchi – e puntare sull’export e sulla conquista di nuovi consumatori, valorizzando in modo particolare le produzioni Doc.»

Contributi scientifici di livello hanno caratterizzato la tavola rotonda moderata da Giuseppe Carrus, giornalista del Gambero Rosso. Le origini del Cannonau sono state illustrate da Giovanni Lovicu, ricercatore di Agris Sardegna, mentre Diego Tomasi, ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura, si è soffermato nel racconto dei panorami del vitigno più diffuso in Sardegna. Giovanni Pinna, di Assoenologi Sardegna, ha affrontato gli aspetti enologici del Cannonau, mentre Maurizio Memo, professore Ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Brescia, ha illustrato i vantaggi in termini di salute di un buon vino dal punto di vista scientifico. Particolarmente apprezzata la relazione di Jo Ahearne, Masters of wine, che ha sottolineato anche i lati deboli che attualmente vanno risolti in termini di promozione, per arrivare alla definitiva consacrazione dei prodotti del Cannonau.

Nel pomeriggio, si è tenuta la premiazione dei vini sardi vincitori del Concorso internazionale dei Grenaches du Monde (i cannonau e altri vitigni analoghi nel mondo) con i seguenti riconoscimenti: medaglia d’oro a Società agricola F.lli Puddu, Cantina sociale Dorgali, Poderi Atha Ruja, Cantine Deidda, Cantina sociale Ogliastra, Meloni vini; medaglia d’argento all’Agricola Melis e doppio riconoscimento alle Cantine Surrau; medaglia di bronzo a Ferruccio Deiana, Cantina sociale Dorgali e Azienda agricola Deriu.

La giornata si è chiusa, nello Spazio istituzionale della Regione Sardegna, alla presenza dell’assessore Falchi, con il Concorso enologico Wine&Sardinia, giunto quest’anno alla seconda edizione. Il progetto è nato sulle colline del Mandrolisai con lo scopo di proporre un accurato e inedito confronto fra le varietà enologiche della regione, e di promuovere la cultura vitivinicola “made in Sardinia” nel mondo.

Stamane è in corso, presso lo spazio istituzionale della Regione Sardegna, la presentazione dei terroir del Cannonau e degustazione guidata di 7-8 Cannonau di Sardegna caratterizzanti i terroir regionali più significativi (base, classico, riserva, sottozone, ecc). Nel pomeriggio, dalle 15.00 alle 16.30, si terrà un incontro a cura del Consorzio del Vermentino di Gallura.

Vinitaly 2015 si concluderà domani. Dalle 11.30 alle 13.30, sempre nello spazio istituzionale della Regione Sardegna, è in programma una degustazione guidata di 6-7 vini da dessert della Sardegna: declinazione e presentazione delle principali DO regionali (moscato, nasco, malvasia, girò, vernaccia) in abbinamento a prodotti tradizionali di eccellenza.

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Un ospedale unico per tutto il Sulcis Iglesiente. Se n’è parlato a più riprese negli ultimi anni e l’idea è stata fin qui frenata per varie ragioni, soprattutto per i costi. Oggi, a rilanciare l’idea, è Ignazio Locci, consigliere regionale del gruppo di Forza Italia Sardegna.

«E’ necessario superare il trito dibattito incentrato sulla contrapposizione tra gli ospedali di Carbonia e Iglesias, animato da un campanilismo di vecchia memoria che, oltre a non aver prodotto alcun vantaggio per i cittadini del territorio, contribuisce a spaccare in due la comunità – spiega Ignazio Locci -. La Provincia dovrebbe invece indirizzarsi compatta verso una sola meta: un ospedale unico, baricentrico nel territorio che, con almeno 300 posti letto, appaghi le necessità degli attuali approcci di diagnosi e cura multidisciplinari per poter rispondere in maniera adeguata alla domanda di salute.

Una struttura ospedaliera dotata di macchinari all’avanguardia e capace di attrarre le eccellenze mediche della Sardegna e non solo – aggiunge Locci -. L’ospedale unico diventerebbe così sia la sede unitaria per le professionalità disperse nelle tre strutture del territorio, sia un polo di attrazione per i nomi di rilievo della medicina sparsi nell’Isola. Sia chiaro che non è certamente mia intenzione decretare la chiusura delle strutture esistenti, Sirai, Santa Barbara e CTO: queste dovrebbero essere invece destinate alla funzione di presidi territoriali con compiti specifici.

L’esigenza dell’ospedale unico e all’avanguardia nasce dalla constatazione che sempre più cittadini del Sulcis Iglesiente preferiscono le strutture sanitarie del Cagliaritano, mentre nel territorio si assiste alla chiusura di alcuni reparti considerati “doppioni” o non funzionali e si alimenta il dibattito che vede contrapposti i comuni di Carbonia e Iglesias. Ma non solo: è noto che buona parte dei giovani medici che approda negli ospedali di Carbonia e Iglesias decida in tutta fretta di puntare al trasferimento verso Cagliari.

«Il fatto che gli abitanti del territorio si avvalgano delle ben più qualificate strutture del capoluogo sardo è sintomatico di scarsa fiducia nella Sanità locale – sottolinea ancora Locci -. E questo, in un periodo in cui si parla quasi unicamente di razionalizzazione dei costi, dovrebbe indurre alla riflessione e, soprattutto, a un diverso approccio in tema di Sanità. E, puntando i piedi nel tentativo di salvare un reparto destinato alla chiusura, non si otterranno certamente servizi migliori. Bisogna piuttosto orientarsi su un ospedale nuovo: è l’unica vera soluzione per garantire una Sanità adeguata ed evitare che i cittadini del Sulcis Iglesiente decidano di farsi curare altrove. E la Regione – conclude il consigliere regionale di Sant’Antioco – ha il dovere di programmare gli investimenti necessari affinché l’opera possa essere realizzata.»

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Ignazio Locci

Consigliere regionale Forza Italia Sardegna

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Il capogruppo di Sardegna Vera, Efisio Arbau ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, l’emendamento al disegno di legge n° 130, all’esame del Consiglio regionale, finalizzato ad incentivare il recupero di larga parte del tessuto urbano della Sardegna ora abbandonato, degradato o in condizioni tali da non poter rendere economicamente sostenibile un recupero a solo carico dei privati.

«Si tratta di un’iniziativa concreta e pratica che può rappresentare una soluzione importante per il recupero di molte aree urbane, soprattutto dei centri storici – spiega Efisio Arbau -. Il meccanismo è abbastanza semplice e poggia su alcune leggi regionali vigenti come la n. 16/94 (programmi integrati di riqualificazione urbanistica) e la n. 29/98 (recupero dei centri storici) il cui impatto, anche per le risorse disponibili, può essere amplificato attraverso un accordo di programma che, con la regia regionale e l’attuazione delegata ai comuni, consente ai privati di vendere immobili ad un prezzo simbolico (1 euro) ad una società esistente o di nuova costituzione, eventualmente con capitale pubblico-privato, che si occuperà sia del recupero del fabbricato che del contesto urbano”.»

«Nel Nord Europa – ha aggiunto Arbau – questo tipo di operazioni sono particolarmente apprezzate ed anche in Italia ci sono esperienze interessanti; in Sardegna può avere altrettanto successo, perché in molti nostri paesi come nelle città ci sono tanti stabili abbandonati che oggi non hanno futuro ma possono trovarlo attraverso questo nuovo modo di far incontrare domanda e offerta. Il dibattito sul disegno di legge n. 130 – ha concluso il capogruppo di Sardegna Vera – può essere letto come il solito muro contro muro ma non è così perché non tutto il bene o il male stanno dalla stessa parte ed è obiettivo comune fare una buona legge sul governo del territorio che garantisca lavoro, profitto e riqualificazione del nostro patrimonio edilizio ed urbanistico.»

«Abbiamo preparato una proposta semplice – ha dichiarato il consigliere regionale di Sardegna Vera Gaetano Ledda – che ha due obiettivi molto chiari: mettere in movimento l’economia attraverso i comuni e migliorare il tessuto urbanistico dei nostri centri, soprattutto nelle zone interne, recuperando non solo gli immobili ma anche l’ambiente urbano.»

«A prima vista – ha osservato Raimondo Perra, anch’egli del gruppo di Sardegna Vera – quella di proporre la vendita di case ad un euro può sembrare una operazione di marketing, invece è una cosa molto seria: in Sardegna ci sono moltissimi immobili degradati (a volte intere porzioni di un centro abitato) e si tratta magari di eredità molto frazionate o proprietà di persone che da tempo vivono altrove, di fabbricati realizzati cinquant’anni fa e oltre in pessimo stato di conservazione, che producono solo costi per chi li possiede. Crediamo – ha concluso Perra – che con la nostra proposta ci sia la possibilità di creare attorno a queste situazioni un circuito nuovo e virtuoso sia per le persone che per il nostro tessuto edilizio.»

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Venerdì 27 marzo, alle ore 10.30, nel porto di Cala Gavetta, a La Maddalena, verrà inaugurata l’opera “Monolito sardo” di Fiorenzo Zaffina, vincitore della prima edizione della Biennale “Arte e Natura” del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. L’opera dell’artista Fiorenzo Zaffina sarà donata alla comunità maddalenina nel corso della cerimonia che si svolgerà alla presenza del presidente del Parco, Giuseppe Bonanno, del direttore, Ciro Pignatelli, e delle autorità del comune di La Maddalena. Parteciperanno alla manifestazione gli alunni dell’Istituto comprensivo di Via Carducci e l’Istituto San Vincenzo.

L’artista ha presentato un blocco di marmo scolpito con l’obiettivo di rimandare a una simbologia antica, quella del monolite, arricchendo la stessa con i tratti della storia circostante. La giuria ha riconosciuto il valore dell’opera «per la raffinata rielaborazione di un materiale come la pietra intagliata con pennellate cromatiche di sorprendente armonia con il contesto naturale».

Il concorso “Biennale Arte e Natura” ideato dal Parco intende esaltare il connubio tra contemplazione del “bello” che genera l’osservazione della natura e l’ispirazione artistica che da essa scaturisce, con la creazione di opere che raccontino la natura, i suoi elementi ed il rapporto che, nelle varie forme, la lega all’uomo, alla storia e alle tradizioni.

 «L’opera di Zaffina raccoglie pienamente la sfida e la provocazione che abbiamo provato a lanciare con la “Biennale Arte e Natura” – spiega il presidente Giuseppe Bonanno -. Un dono  che abbiamo deciso di fare all’Amministrazione comunale e all’intera comunità di La Maddalena. Un altro tassello di un mosaico di iniziative che il Parco Nazionale sta costruendo per valorizzare il territorio dell’Arcipelago: un affascinante museo a cielo aperto all’interno del quale: ambiente e cultura, storia, natura e paesaggio recitano un ruolo determinante anche in funzione di attrattori turistici. Proviamo in questo modo ad andare oltre il mare e al di là dei limiti imposti dalla stagione estiva per promuovere le valenze e le specificità del territorio utilizzando diversi generi di forme espressive. In questo senso abbiamo ritenuto che l’espressione artistica sia un valido strumento per veicolare le valenze culturali dell’Arcipelago.»

Nuovi incontri, ieri mattina, tra l’assessorato regionale della Pubblica istruzione e editoria con i rappresentanti dell’informazione e gli editori. L’assessore Claudia Firino ha incontrato prima i rappresentanti dell’informazione regionale e poi gli editori indipendenti e l’associazione editori sardi. Due tavoli che procedono parallelamente, e che a breve si incontreranno per giungere a una sintesi. Al centro della discussione, le modifiche da apportare alle legge regionale n. 22, intorno alla quale gli interessati hanno presentato le loro proposte all’assessore e agli uffici.
«Sono molto soddisfatta di questo metodo di lavoro che si sta dimostrando particolarmente proficuo e che mi auguro venga esteso a tutti i momenti di confronto e programmazione – ha detto Claudia Firino -. Ci stiamo muovendo verso una soluzione condivisa, a partire da riflessioni molteplici.»
Per l’informazione, Claudia Firino ha sottolineato l’importanza del ricomprendere nella legge le esperienze ancora non disciplinate, come l’informazione digitale, e delineare un quadro organico e complessivo per il sistema degli interventi regionali in materia, anche quelli che riguardano la lingua sarda. Con gli editori la discussione si è incentrata sull’opportunità di rivedere parametri e criteri di applicazione della legge.
«È importante riportare l’editoria all’attenzione dell’opinione pubblica ed è nostra intenzione fare dell’editoria libraria il fulcro di un sistema che ricomprende le scuole e le biblioteche. L’orientamento è di diminuire gli acquisti diretti e dare più sostegno alle aziende sotto il profilo dell’innovazione, del rapporto con la filiera della cultura, della promozione e distribuzione. L’editoria non deve svendersi ma deve essere presidio culturale importante, deve saper viaggiare nel pur difficile contesto attuale» ha affermato Claudia Firino che in chiusura ha menzionato anche il Salone del libro di Torino, per il quale è in via di definizione il programma.

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Entro 30 giorni dalla pubblicazione della delibera approvata martedì scorso dalla Giunta, verranno definite le modalità di assegnazione di una parte dei contributi a valere sulla legge 7/1955 che prevede il sostegno finanziario della Regione per manifestazioni pubbliche di grande interesse turistico.
La delibera, proposta dall’assessore regionale del Turismo, Francesco Morandi, fissa già delle risorse per una lunga serie di eventi che si svolgeranno quest’anno e che saranno accreditate all’Expo 2015. Un secondo programma di spesa, attraverso bando, consentirà invece di sostenere finanziariamente le altre manifestazioni.

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Regione e Sfirs lanciano quattro nuove misure anti-crisi per rilanciare l’economia della Sardegna. Si tratta di un fondo per la patrimonializzazione delle imprese, dei minibond, delle cambiali finanziarie e delle obbligazioni convertibili.

L’obiettivo di questa combinazione di nuovi strumenti finanziari è quello di far arrivare alle imprese nuova liquidità proveniente dal mercato, meno dipendente dalle banche e con garanzia pubblica. Per rendere possibile l’operazione, la prima del genere in Italia con un progetto pilota, la Giunta a fine gennaio aveva istituito un Fondo rischi da 25 milioni di euro, finanziato dalla Sfirs, per contribuire ad accrescere la competitività delle aziende interessate: si punterà soprattutto sulle imprese capaci di fare filiera (dunque di guidare anche tanti piccoli imprenditori che fanno rete, per esempio nell’industria agroalimentare, e che potranno così ricevere benefici) e fortemente orientate all’internazionalizzazione, e si daranno risposte concrete al sistema produttivo sardo, potenziandolo per favorire l’occupazione. I settori prioritari di intervento saranno agroindustria, turismo, energia sostenibile, logistica e trasporti, biomateriali. I finanziamenti dovranno essere restituiti a tassi di mercato in tempi molto lunghi, fino a dieci anni, e saranno integrati da cofinanziamenti di mercato.

«Questi nuovi strumenti consentiranno alle imprese piccole e medie di raccogliere nuove risorse finanziarie, diversificando così le proprie fonti di finanziamento a titolo di debito – spiega l’assessore della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci -. Con l’assessorato dell’Industria stiamo anche lavorando ad un nuovo strumento per favorire le start up tecnologiche: iniziative che, insieme all’azzeramento dell’Irap per le nuove imprese e al taglio permanente del 25% per le altre che garantisce l’imposta più bassa d’Italia, rientrano nella politica di forte rilancio delle imprese messa in atto da questa Giunta.»

Secondo il presidente della Sfirs, Antonio Tilocca «riuscire a finanziarsi in modo alternativo può ridurre i rischi tipici di quando si dipende troppo dal modo tradizionale di ottenere capitale, legato dunque alle banche, e in più consente alle imprese di accedere direttamente al mercato nazionale e internazionale fino ad oggi era irraggiungibile per chi non era quotato in borsa. È anche possibile ottenere importanti agevolazioni – sottolinea Tilocca – che rendono le piccole società non quotate del tutto simili, in termini di vantaggi legali e fiscali, alle grandi aziende che emettono titoli quotati».

Per il direttore del Centro regionale di Programmazione, Gianluca Cadeddu «questo è il momento di smettere di stare in difesa e scommettere invece sull’espansione puntando su quei settori che possono far ripartire l’economia. In Italia l’indebitamento delle imprese è ancora troppo legato al mutuo bancario, siamo al 65% contro il 30% dell’Inghilterra: certo il mutuo bancario non è sostituibile ma di sicuro affiancabile da un sistema alternativo. La Commissione europea ci sta chiedendo di potenziare gli strumenti di ingegneria finanziaria – conclude Cadeddu – e la Sardegna da tempo si sta muovendo in questa direzione».

Obiettivo del Fondo per la patrimonializzazione delle imprese è aumentare il livello di capitalizzazione delle imprese, con interventi a sostegno dei piani di sviluppo aziendale presentati da società di capitali, anche costituite sotto forma di cooperative. L’entità degli interventi del Fondo non potrà essere inferiore a 100.000 euro e superiore a 2.500.000. Il FIPI potrà coprire fino al 70 per cento degli investimenti, il resto andrà finanziato da soggetti privati. Gli strumenti finanziari utilizzati dal FIPI sono il leasing di azioni o quote, il prestito partecipativo e l’acquisto di azioni o quote sociali. Gli interventi sono destinati a imprese sane, dal punto di vista operativo ed economico, caratterizzate da interventi di riorganizzazione e sviluppo, dotate di un piano di sviluppo aziendale analitico. Gli investimenti avranno una durata non inferiore a tre anni e non superiore ai dieci.

I minibond sono strumenti obbligazionari e titoli affini. Li emettono le piccole e medie imprese. L’articolo 32 del Decreto Crescita assicura specifici benefici finanziari e fiscali. L’obiettivo che si pone la SFIRS è accompagnare almeno 15 imprese di eccellenza con sede operativa in Sardegna con l’emissione dei nuovi strumenti alternativi al credito ordinario. 18 milioni di euro è l’impegno previsto del Fondo regionale di garanzia, 23 milioni la nuova finanza da immettere nel tessuto imprenditoriale sardo entro il 31 dicembre 2015.

Le cambiali finanziarie sono uno strumento di raccolta che consente alle piccole e medie imprese di finanziarsi a breve termine direttamente sul mercato, a costi più contenuti rispetto a quelli legati al credito bancario, con titoli immediatamente esecutivi per gli investitori. Tecnicamente, le cambiali finanziarie sono titoli di credito all’ordine, emessi in serie ed aventi scadenza non inferiore a 1 mese e non superiore a 36 mesi dalla data di emissione, e soprattutto prevedono la presenza di uno sponsor.

L’ultimo strumento messo a punto è il rimborso delle obbligazioni alla scadenza può avvenire, a discrezione del sottoscrittore, attraverso la consegna di quote del capitale della società emittente.

«Con i minibond e le altre misure – sottolinea il vicepresidente della Regione – migliora anche la struttura finanziaria della piccola e media impresa rispetto alle scadenze: parliamo di strumenti finanziari di medio-lungo periodo, la cui emissione può generare un effetto stabilità nel credito dell’impresa, dovuto all’allungamento della durata media delle sue fonti di finanziamento. Di conseguenza – conclude Paci – migliora anche il rating dell’impresa, il che rende meno costoso accedere anche al credito bancario tradizionale.»

Clamorosa azione di protesta dei dipendenti del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis che stamane, per rivendicare il pagamento delle mensilità arretrate, hanno interrotto l’approvvigionamento idrico alle aziende agricole.

«Siamo stanchi di aspettare il pagamento degli stipendi, a breve matureremo il quinto – ha spiegato Gianluca Trastus, dipendente del Consorzio di bonifica nonché vicesindaco di Piscinas -. Dopo le tante promesse non mantenute abbiano deciso questa forma di protesta. Ci dispiace per gli agricoltori e comprendiamo i disagi che saranno costretti a subire, ma fino quando non avremo i nostri stipendi, non riprenderemo l’erogazione idrica.»

Venerdì i lavoratori hanno avuto un incontro con l’assessore regionale dell’Agricoltura Elisabetta Falchi, nel corso del quale sarebbe maturata la possibilità del pagamento di uno degli stipendi arretrati ma il risultato non è ritenuto soddisfacente.

La protesta va avanti ormai da mesi. A fine settembre i lavoratori organizzarono un sit-in davanti alla sede del Consorzio, in Via Catania, a Carbonia, dove Gianluca Trastus mise in atto anche lo sciopero della fame. La protesta venne sospesa dopo che la Giunta regionale approvò una delibera contenente le disposizioni urgenti a favore del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis, con un’anticipazione del 90% dei contributi assegnati dalla Regione. A distanza di quasi sei mesi, la situazione è rimasta praticamente la stessa ed è ripartita la protesta, trasferita a Cagliari. Oggi la nuova azione che sicuramente avrà un seguito già nelle prossime ore.

La manifestazione di sei mesi fa a Carbonia.

IMG_6376IMG_6377 Gianluca Trastus.