17 October, 2026

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Stamane, in Consiglio regionale, è proseguito il dibattito sul disegno di legge 130, nel pomeriggio, alle 16.00, è in programma la seduta con la presidente della Camera Laura Boldrini.

La seduta si è aperta sotto la presidenza del vice presidente Eugenio Lai. Dopo le formalità di rito, il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con la discussione degli emendamenti collegati all’art. 3 del Disegno di legge n° 130 – Giunta regionale – Norme per il miglioramento del patrimonio edilizio e per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia.

Il vice presidente ha comunicato che l’ordine del giorno sull’Imu agricola proposto dal consigliere Dedoni sarà discusso a fine seduta per consentire la prosecuzione dell’interlocuzione fra i gruppi.

Successivamente, ha aperto la discussione generale sull’emendamento n. 207 (soppressione del quinto comma dell’art. 3).

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha affermato che «anche in questo comma emerge un deficit di chiarezza perché si prevede il dovere del soggetto che accerta l’abuso edilizio di trasmettere gli atti all’autorità giudiziaria ma è altrettanto importante fissare il momento preciso di questo passaggio per stabilire la decorrenza dei termini; inoltre la trascrizione gratuita nei registri immobiliari presuppone la scelta fra tributi nazionali o regionali».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha definito disposizione «mutuata dal testo unico nazionale però sarebbe utile valutare il livello di attuazione della norma, dato che acquisizione del bene al patrimonio pubblico è positiva ma deve essere fatto con una norma applicabile, altrimenti diventa una grida manzoniana e, quanto alla trascrizione sui registri immobiliari, basterebbe un semplice rinvio al testo unico».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia), nel dare ragione ai consiglieri Pittalis e Cossa, ha affermato che «il problema della titolarità del tributo è centrale e la Regione non può imporre la gratuità, oltretutto in una legge plurimateria che avrebbe dovuto mettere le sanzioni alla fine anche per facilitare il compito dell’interprete; di qui l’opportunità di un emendamento orale per ristabilire chiarezza, evitando l’ennesima norma farraginosa».

Il consigliere Oscar Cherchi, sempre di Forza Italia, ha evidenziato che «la sequenza del comma è contraddittoria e causerà problemi nella gestione concreta della procedura, posto che le difficoltà nascono quando si deve predisporre lo stato di consistenza del manufatto perché la trascrizione non è automatica ma ha bisogno di altri atti; ad esempio perché il fabbricato essendo abusivo non figura nel catasto».

Il consigliere Peppino Pinna (Area popolare sarda) ha ribadito che «il nostro obiettivo non è quello di ostacolare la legge ma di contribuire a migliorarla con osservazioni coerenti con quelle delle associazioni di categoria e del mondo del lavoro: la maggioranza raccogliere questo suggerimento».

L’assessore dell’Urbanistica Cristiano Erriu, a nome della Giunta, ha precisato che «la norma è ampiamente attuata e la modifica della 23/85 si inserisce all’interno dell’impianto normativo generale; peraltro, le azioni di adeguamento sono previste dal secondo comma dell’art.32 della legge in esame, laddove si parla della redazione di un testo coordinato per una applicazione più efficace».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il vice presidente ha messo in votazione l’emendamento n.207 che il Consiglio ha respinto con 20 voti favorevoli e 27 contrari.

Subito solo, l’Assemblea è passata all’esame dell’emendamento 208 (soppressione del punto 6 del comma 1 dell’art. 3).

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha messo in risalto che «il comma è davvero una perla dove si è sbizzarrita la fantasia dell’estensore; c’è un furore contro dirigenti e responsabili degli uffici tecnici comunali i quali, oltre al peso di nuove responsabilità, sono chiamati a rispondere del loro operato anche dal punto di vista disciplinare, amministrativo e contabile in caso di omissioni legate al procedimento sanzionatorio, stupisce anche il silenzio dei sindacati di fronte ad una norma assurda anche perché numerose leggi presenti nel nostro ordinamento disciplinano la materia».

Il consigliere Oscar Cherchi (Forza Italia) ha detto che «il testo lascia molto perplessi ed appare fuori da ogni logica, a cominciare dalla responsabilità in capo ai funzionari di quantificare la sanzione  esponendo gli stessi funzionari, in caso di omissione, ad una ulteriore sanzione in sede di valutazione, dimenticando oltretutto che il testo unico demanda la gestione di questa procedura al segretario comunale».

Il consigliere Alessandra Zedda, vicecapogruppo di Forza Italia ha sottolineato che «ci si sta dimenticando, a cominciare dai sindaci presenti in Consiglio, quali siano le reali condizioni della maggioranza dei comuni della Sardegna; soprattutto nei piccoli comuni si stanno mettendo all’indice i semplici funzionari degli uffici tecnici».

Il consigliere Efisio Arbau, capogruppo di Sardegna Vera, dopo aver affermato di essere «da sempre contro gli sceriffi», ha aggiunto che «il testo unico prevede all’art.31 gli stessi contenuti del comma in discussione e quindi la maggioranza non ha volontà punitive nei confronti di nessuno; lo stesso consigliere Pittalis. quando ha detto che andavano puntiti i dirigenti che ostacolavano la stabilizzazione dei lavoratori Aras sosteneva questa tesi, in definitiva anche la norma in esame dà una risposta al problema della responsabilità che tutti si devono assumere negli ambiti di competenza».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha riconosciuto che «è vero che l’art. 31 del testo unico contiene norme analoghe a quelle in discussione ma allora non ha senso il richiamo all’autonomia ed alla specialità se poi ci si limita ad appiattirsi sulla legislazione nazionale, creando una situazione in cui, in effetti, più che gli abusivi vengono puniti i dirigenti pubblici». Quanto al testo coordinato richiamato dall’assessore Erriu, Tedde ha precisato che «serve per fini conoscitivi perché la legge non può essere corretta se non dal legislatore; molto meglio, quindi, fare le cose bene fin dall’origine».

Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia) ha espresso preoccupazione per il rischio di «intasare i tribunali a causa della confusione delle responsabilità nella gestione delle procedure; l’accertamento della consistenza dei beni da sottoporre ad attività sanzionatorie viene descritto in modo confuso dall’inizio alla fine e c’è molta approssimazione, tratto comune a tutto l’impianto della legge che, fra gli altri, manca del tutto l’obiettivo della semplificazione».

Il consigliere Angelo Carta (Pasd’Az)  ha dichiarato che «nella sostanza, le modifiche alla legge regionale 23/85 generano incertezza perché nei piccoli comuni sarà difficile operare per applicare la norma posto che, dopo la Bassanini, c’è stato un oggettivo rallentamento dell’attività degli enti pubblici e i dirigenti tendono a non assumersi responsabilità politiche».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha definito la norma «piena di profili discutibili dato che non si individua con chiarezza chi deve applicare le sanzioni; inoltre una forbice così grande di discrezionalità (da duemila e ventimila euro) appare eccessiva ed inoltre è opportuno eliminare il passaggio della responsabilità disciplinare all’interno della legge, si può tranquillamente evitare senza togliere sulla alla norma».

Il consigliere Mario Floris (Sardegna) ha detto che «è evidente che c’è un ribaltamento delle posizioni e stiamo facendo il contrario di quello che abbiamo detto negli ultimi decenni, non è questo il modo di scaricare le responsabilità; anzi la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo e non delegare tutto ai funzionari, dobbiamo fare una legge chiara ed equilibrata lavorando sulla prevenzione ed evitando la retorica dell’azione penale, tenendo conto che l’edilizia non è solo case ma anche infrastrutture e molto altro, è parte fondante delle attività civili».

Il consigliere Gianluigi Rubiu (Area popolare sarda) ha attribuito al comma in esame il massimo della volontà sanzionatoria della legge perchè i funzionari hanno troppa discrezionalità anche nel determinare l’ammontare delle sanzioni dando origine ad un meccanismo che creerà molte storture». Scriviamo piuttosto, ha suggerito, «regole più precise, anche perché manca ogni riferimento alla prevenzione che invece deve avere un ruolo centrale in questa materia; le amministrazioni, del resto, hanno un programma che attraverso le aerofotogrammetrie consente un monitoraggio quotidiano del territorio».

Il consigliere Luigi Lotto (Pd), esprimendo parere contrario all’emendamento, ha detto che «nel dibattito si registra un levato tasso di strumentalità; è inutile invocare il recepimento del testo unico nazionale con due parole e poi criticare i passaggi della legge in cui quelle norme vengono inserite nella legge regionale».

Il consigliere Salvatore Demontis (Pd) ha osservato che «il testo unico deriva in effetti dalla normativa precedente sul condono edilizio e da una consistente giurisprudenza lungo una storia di oltre 15 anni; impossibile perciò sostenere che da parte della maggioranza ci sia una volontà punitiva, tanto meno nel comma in esame che fa un semplice riferimento alla valutazione delle perfomance dei dirigenti pubblici».

Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia), sull’ordine dei lavori, ha richiamato all’osservando del regolamento, rilevando che la maggioranza sta contravvenendo al dovere dichiarare il proprio voto.

Il consigliere Luigi Crisponi (Riformatori sardi) ha sostenuto che «in realtà si sta introducendo un nuovo parametro; si dà un potere enorme ai dirigenti esercitando su di loro una forte pressione in sede di valutazione dei risultati ma è bene ricordare che tutto questo, nella prassi quotidiana, ha prodotto un rallentamento dell’attività delle pubbliche amministrazioni e forti danni alla società sarda, che non ha avuto risposte alle sue molteplici esigenze».

Il consigliere Attilio Dedoni (Riformatori sardi) ha contestato le affermazioni dei colleghi Lotto e Demontis perché «non è vero che è tutto già scritto nel testo unico, non si può far passare sotto silenzio la sconfitta della politica e la delega in bianco di molte attività al potere giudiziario, questo non è fare gli interessi dei cittadini».

Ha riassunto la presidenza dell’Assemblea il presidente Gianfranco Ganau.

Il consigliere di Forza Italia Ignazio Locci si è detto dell’avviso che «non si possa buttare sul nostro campo una precedente legge della passata legislatura che fra l’altro non fu esaminata dall’Aula, anche perché si poteva sfruttare la competenza primaria della Regione e fare scelte diverse; nel nostro atteggiamento c’è una parte legata alle dinamiche consiliari ma anche una parte riferita al merito delle questioni, quest’ultima di gran lunga prevalente perché finalizzata ad arrivare ad una legge migliore».

Ha nuovamente assunto la presidenza dell’Assemblea il vice presidente Eugenio Lai.

Il consigliere Giuseppe Fasolino (Forza Italia) ha condiviso la sollecitazione al recepimento integrale del testo unico che «è giusta e corretta» e, facendo un passo indietro, ha ricordato che «la 4/2009 arrivò in Aula il 26 settembre e fu approvata il 16 ottobre; anche allora ci furono molti interventi strumentali e non si può parlare sempre dell’ostruzionismo degli altri, a parte il fatto che il nostro atteggiamento vuole migliorare la legge».

Il capogruppo del Psd’Az Christian Solinas ha messo in luce che «stiamo andando incontro ad una ipertrofia normativa che sarebbe stato giusto evitare, applicando oltretutto lo Statuto speciale della Sardegna; diverso sarebbe stato se si fosse deciso di esercitare la nostra sovranità elaborando disposizioni diverse, così stiamo eludendo per l’ennesima volta il tema della semplificazione».

Non essendoci altri iscritti a parlare, il vice presidente ha messo in votazione l’emendamento n.208 che il Consiglio ha respinto con 21 voti favorevoli e 27 contrari.

L’on. Pittalis (Forza Italia) è intervenuto sull’ordine dei lavori per chiedere alla presidenza del Consiglio lumi sulla prosecuzione della seduta antimeridiana, anche in considerazione della visita della presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. Il presidente Ganau ha optato per una breve sospensione della seduta.

Alla ripresa dei lavori, il presidente Ganau ha comunicato che l’ordine del giorno Dedoni e più sull’Imu nei terreni agricoli deve essere discusso nel corso della seduta, come deciso dalla conferenza dei presidenti dei Gruppi. L’on. Dedoni (Riformatori) ha dunque illustrato l’ordine del giorno, firmato da tutti i capigruppo, che tende a contrastare gli effetti negativi dell’apposizione di un’Imu agricola per la Sardegna mediante il ricorso della presidenza della Regione alla Corte costituzionale. L’imposta risulta istituita da due giorni, a seguito della conversione di un decreto legge da parte della Camera dei deputati che prevede il tributo senza tener conto delle resistenze e contrarietà da parte di alcune regioni italiane a forte vocazione agricola come la Sardegna.

Sul punto l’on. Dedoni ha detto: “C’è un problema di equità e di giustizia in questa vicenda e questo provvedimento va immediatamente contrastato con gli strumenti giurisdizionali”.

Per la Giunta ha espresso parere favorevole l’assessore all’Urbanistica, Cristiano Erriu e a seguire l’Aula ha approvato l’ordine del giorno con voto unanime di 46 consiglieri.

Chiudendo la seduta, il presidente Ganau ha ricordato che il Consiglio è convocato alle 16.00 per la seduta con la presidente della Camera, Laura Boldrini.

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E’ iniziata questa mattina la visita in Sardegna della presidente della Camera Laura Boldrini, in programma fino a domenica 22 marzo. La mattinata sarà dedicata alla città di Cagliari.

Nel pomeriggio, alle 16.00, è prevista la seduta del Consiglio regionale, alla quale interverranno i consiglieri regionali, i parlamentari e gli europarlamentari sardi. 

Domani, la presidente Boldrini sarà ad Oristano, per celebrare la prima delle tre donne sarde del filo rosso che l’accompagnerà nella sua visita in Sardegna: Eleonora d’Arborea, regina e prima giudicessa donna; in mattinata sarà a Cabras, per visitare il Museo che ospita i Giganti di Mont’e Prama ed inaugurare la nuova ala espositiva. Nel pomeriggio, ad Oristano, al teatro Garau, la Boldrini parteciperà ad una tavola rotonda.

Domenica 22, infine, la presidente Boldrini visiterà i luoghi simbolo della vita di altre due donne sarde: in mattinata a Nuoro prima alla casa di Grazia Deledda, poi nella chiesa della Solitudine e infine al monumento dedicato all’autrice premio Nobel dall’artista Maria Lai, la terza donna del percorso che sarà invece celebrata nel pomeriggio ad Ulassai alla Stazione dell’arte.

 

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Parte oggi da da Torino, Capitale europea dello sport 2015, il progetto “Amici per lo sport: fare, tifare, divertirsi, capire” realizzato dalla Fondazione Giulio Onesti – Accademia Olimpica Nazionale Italiana, in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari regionali, le autonomie e lo sport -Ufficio per lo sport. L’iniziativa, volta a promuovere i valori etici ed educativi dello sport, la sua valenza a fini di inclusione sociale ed il binomio sport‐scuola, ha avuto inizio oggi, alle ore 10,30, quindi a ridosso della “Giornata Mondiale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali”.

Il progetto prevede attività coordinate di comunicazione, marketing ed eventi, anche in collegamento con la IV edizione del Concorso Nazionale “Onesti nello sport” che la Fondazione Onesti organizza con il MIUR ed il CONI. Nella sede del “Centro Incontri” della Regione Piemonte, vi sarà il lancio di video e di un workshop interattivo – destinato ad essere sviluppato in rete – che coinvolgerà giovani, studenti, atleti e rappresentanti del mondo sportivo sui seguenti temi:  inclusione e disabilità, integrazione culturale, sport e periferie.

I relatori dei panels in programma sono: Bebe Vio (campionessa mondiale scherma paralimpica), Luis Di Giglio (capitano nazionale di cricket), Mauro Berruto (CT volley), Solomon Taiwo (vincitore concorso “Onesti nello Sport” 2014). Interverranno le squadre di calcio giovanili di Juventus e Torino. Prevista anche la presentazione di uno speciale programma di affiliazione al progetto.

«Si tratta di un’iniziativa di alto valore sociale che vuol contribuire, ricorrendo soprattutto alla rete ed ai mezzi di socializzazione più vicini ai giovani, alla formazione di una corretta cultura sportiva, una cultura che ripudi ogni forma di violenza, discriminazione e razzismo», così il sottosegretario di Stato alla Presidenza della Consiglio, Graziano Delrio, che invierà un videomessaggio ai partecipanti. Delrio ha poi aggiunto: «Siamo orgogliosi di questo   progetto e ringrazio tutti coloro che l’hanno reso possibile. Un grazie particolare alle scuole, alle società sportive, agli atleti ed al comune di Torino per il supporto prestato in occasione della presentazione ufficiale”.

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«Sono trascorsi esattamente tre mesi dalla nomina dei nuovi commissari delle Asl sarde ed è ormai cristallino che, per riforma del sistema sanitario, la Giunta dei professori intendesse semplicemente occupare i posti di comando con il commissariamento delle Aziende sanitarie. Difatti, nessuno degli obiettivi assegnati ai nuovi commissari straordinari con delibera di Giunta (Obiettivi di mandato dei Commissari straordinari ex L.R. n. 23/2014: Avvio delle azioni di riqualificazione e razionalizzazione del Servizio Sanitario Regionale per l’anno 2015) è stato rispettato. Non solo la Sanità isolana continua a mostrare le sue note carenze, ma addirittura mancano i progetti di riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sanitari delineati nella succitata delibera e da approvare entro termini ben definiti.»

A sostenere questa tesi è Ignazio Locci, consigliere regionale del gruppo di Forza Italia Sardegna.

«A questo punto – aggiunge Ignazio Locci – è opportuno che l’assessore competente Luigi Arru spieghi quali sono gli ostacoli di varia natura che impediscono il proseguo della (loro) riorganizzazione della Sanità isolana. Non vi è alcun riscontro sull’operato dei commissari, sebbene la loro nomina fosse stata accolta con grande entusiasmo, considerate le grandi capacità dei dirigenti decantate dall’assessore.»

«Dovrà essere il Consiglio regionale – conclude il consigliere regionale di Sant’Antioco – a sobbarcarsi la riorganizzazione della rete ospedaliera, adeguandola alle reali esigenze dei cittadini e garantendo appropriatezza e qualità degli interventi e dei percorsi diagnostici terapeutici, così come da obiettivi di Giunta.»

Giovedì 26 marzo la sala riunioni del centro direzionale di Via Isonzo, a Iglesias, ospiterà il primo incontro con gli operatori per la costituzione di un Consorzio Turistico.

L’Amministrazione comunale guidata da Emilio Gariazzo intende gettare le basi per valorizzare al meglio la città e il territorio, nella convinzione che, per incrementare lo sviluppo economico e sociale del territorio comunale, il turismo rappresenti una fonte da sostenere e da attivare.

Lo sviluppo turistico è sempre frutto di una programmazione seria e anche a Iglesias, l’Amministrazione comunale ritiene che occorra passare da un approccio contingente ad un approccio strategico, per realizzare una programmazione condivisa fra tutti gli attori che operano nel settore turistico, con la creazione di una rete tra istituzioni e imprenditori operanti nel settore turistico che sia in grado di parlare con un’unica voce.

Il calendario di giovedì 26 marzo prevede, alle ore 16.30, l’incontro con gli operatori di pubblici esercizi (strutture ricettive, ristoranti, pizzerie, pub, bar), e alle ore 18.00 quello con gli operatori dei servizi turistici (agenzie viaggio, guide turistiche, ecc.).

Centro direzionale IglesiasIl Pan di Zucchero.

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Tempi lunghi per il dibattito sul disegno di legge n. 130 “Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio”, con distanze sempre molto marcate tra maggioranza ed opposizione.

La seduta di questo pomeriggio si è aperta con la discussione generale dell’art. 3 e dei relativi emendamenti.

Il primo ad intervenire è stato il consigliere di Forza Italia Oscar Cherchi che ha osservato come l’articolo ricalca integralmente il testo nazionale, ed appare criticabile, a suo avviso, «la collocazione della parte sanzionatoria all’inizio dell’articolato mentre generalmente si mette alla fine». «Più in generale – ha aggiunto – anche in questo caso si confondono le norme urbanistiche con quelle edilizie seguendo una logica a spezzatino il contrario di ciò di cui la Sardegna ha bisogno».

Il consigliere Ignazio Locci (Forza Italia) ha tenuto a sottolineare «un passaggio che merita grande attenzione perché si parla della sanzioni e della vigilanza sui cantieri, però si prevede sulla scorta della legge nazionale una ordinanza del sindaco per il sequestro delle opere ritenute abusive mentre sarebbe stato meglio lasciare questa responsabilità in capo agli uffici tecnici per non caricare i sindaci di compiti impropri».

Il consigliere Michele Cossa (Riformatori sardi) ha detto che, «appena arrivati alle questioni di merito emergono i primi problemi concreti e di confusione normativa, con provvedimenti di natura omogenea per cui si utilizzano quattro termini diversi». La prima cosa da fare, ha avvertito Cossa, «è individuare bene sia i provvedimenti che i responsabili, superando il dualismo di competenze fra sindaco che emette l’ordinanza di demolizione e quella del responsabile tecnico che sulla stessa materia ha una facoltà ma non un obbligo, altrimenti non facciamo altro che alimentare il lavoro degli uffici giudiziari».

Il consigliere Marco Tedde (Forza Italia) ha affermato che in primo luogo questa norma doveva essere alla fine come si fa di consueto e comunque è una specie di mostro con molte teste con un organismo formato da un mix di passaggi lapalissiani e molte lacune, anche rispetto alla normativa nazionale cui fa riferimento. C’è poi poca chiarezza, ha lamentato il consigliere, «a proposito della separazione fra compiti di indirizzo che spettano all’organo politico e di gestione di competenza dei dirigenti; a fronte di questo quadro demolizione e sequestro non possono spettare al sindaco ma vanno attribuiti al dirigente».

Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia) ha ricordato che, fin dall’inizio, era facile prevedere che «questa legge sarebbe stata un parto difficile, una sorta di parto podalico perché in qualche modo si comincia dalla fine; non si può pensare ad un impianto sanzionatorio senza inserire prima un dettato normativo che chiarisca cosa è consentito e cosa è vietato, questo è ciò che si aspetta il cittadino comune che non va intimorito».

Il consigliere Alessandra Zedda (Forza Italia) ha dichiarato che «il pericolo di moltiplicare le occasioni di contenzioso sicuramente c’è ma a questo rischio va aggiunto anche il rischio di eccessivo allungamento dei tempi, sembra che ci sia un’ansia di sanzionare il cittadino ad ogni costo, dimenticando che anche i messaggi che si rivolgono all’esterno hanno la loro importanza; bisogna fare uno sforzo comune per migliorare alcune parti del testo e rilanciare il principio di leale collaborazione fra pubblica amministrazione e cittadini».

Il consigliere Antonello Peru (Forza Italia) ha richiamato l’attenzione dell’Aula sulle dichiarazioni del consigliere Lotto, che si è chiesto perché il Consiglio perde tempo ad esaminare disposizioni per certi aspetti marginali. «Sarebbe meglio chiedersi – ha sostenuto – perché sono stati presi pezzi del testo unico sull’edilizia e della legge regionale 23/85, in qualche caso anche datati, per inserirli nel testo; così non si aiutano le amministrazioni locali che dovranno applicare la norma nelle loro relazioni con gli utenti, la soluzione migliore sarebbe stata quella di il testo unico con un solo articolo, altrimenti ogni volta che cambia il testo unico dobbiamo tornare in Aula per recepire le modifiche e questa sì che sarebbe una perdita di tempo».

Il consigliere Attilio Dedoni (Riformatori sardi) ha detto fra l’altro che «stiamo entrando in media res ma prima di parlare di sanzioni dovremmo riflettere sul perché prevediamo le sanzioni, seguendo un atteggiamento che appare come il frutto di un pregiudizio culturale negativo da associare necessariamente all’urbanistica; le sanzioni, invece, devono essere accuratamente ponderate così come vanno attentamente valutate le acquisizioni al patrimonio comunale di beni e manufatti».

Dopo l’on. Dedoni ha preso poi la parola l’on. Efisio Arbau (SV), che ha detto: «L’attività sanzionatoria è seria e utile, anche per gli operatori del diritto. Quindi questa norma è indubbiamente quel che serve. E’ interessante, però, parlare della sanatoria giurisprudenziale, un istituto che pone in netta difficoltà i nostri Comuni: dobbiamo uscire dall’idea vecchia del cittadino contrapposto all’istituzione, evitando ai Comuni ordinanze di demolizione che poi la magistratura consente di ricostruire. Su questi argomenti sostanziali dovremmo confrontarci e lo dico costruttivamente anche alla maggioranza».

Ha poi preso la parola l’on. Gianluigi Rubiu (Udc), secondo cui «i cittadini sardi non sono controparte della Regione e il criterio delle sanzioni va rivisto nel senso di aprire a favore dei cittadini. E’ in nome loro che governiamo». L’oratore si è espresso anche contro l’approvazione dell’Imu agricola e ha chiesto al Consiglio e al presidente della Regione di ricorrere alla Corte costituzionale.

Per l’on. Pietro Pittalis (Forza Italia) «questa norma rischia di alimentare ulteriormente l’incertezza su un sistema normativo frammentato e stratificato, difficile da coordinare anche per gli stessi operatori. E’ chiaro che tutto questo riduce anche la civiltà di queste norme. Avete cercato di fare una sorta di collage prendendo un po’ dalla legge 23, un po’ dalla legge 380 con qualche elemento di fantasia aggiunto da voi».

Per la replica ha chiesto di parlare l’assessore Cristiano Erriu, che ha detto: «Questo articolo è materia di diritto applicato e di giurisprudenza. L’approfondimento di questa discussione in Consiglio lo testimonia. Il centrodestra ha fortemente criticato questo articolo e io che ho fatto il sindaco so bene quali limiti abbia l’amministrazione comunale in questi casi. E quante responsabilità i sindaci vorrebbero evitare. Ecco, questo articolo va proprio nella direzione di introdurre maggiori elementi di certezza del diritto, a vantaggio dei cittadini».

Sull’emendamento 247 (soppressivo dell’intero articolo 3) ha preso la parola l’on. Luigi Crisponi (Riformatori) per chiedere che si faccia «chiarezza su chi è chiamato a dire che un cantiere è abusivo o meno. Un conto è agire su mandato della procura, un altro su impulso di un dirigente o di un vigile urbano».

L’on. Mario Floris ha chiesto alla Giunta di «ritirare questo articolo, che ha soltanto il sapore punitivo e per nulla preventivo. E se non passa questo articolo ci sono comunque norme che sopravvivo e tutelano la collettività in caso di abusi. A noi di quello che fa lo Stato non ci importa: abbiamo bisogno di norme sarde che vadano bene per la Sardegna». Anche l’on. Cossa (Riformatori) si è detto a favore dell’emendamento  soppressivo e ricordando l’intervento dell’on. Arbau e del collega Pittalis ha aggiunto: «Stiamo ad andando ad aumentare soltanto il lavoro dei magistrati».

Per l’on. Salvatore Demontis (Pd) “questa norma è ben fatta e chiara” mentre l’on. Locci (Forza Italia) ha difeso l’emendamento soppressivo: «Dov’è la contingibilità e urgenza in tutto questo? Avete inventato un modo per scaricare la responsabilità dei dirigenti e attribuirla ai sindaci. E’ chiaro che si tratta di norme aggiunte: se il dirigente se la sente deve poter sospendere i lavori e contestualmente sequestrare il cantiere».

Per l’on. Oscar Cherchi (Forza Italia) «ci sono tutte le possibilità di modificare questo testo nel senso degli interessi del popolo sardo e non della burocrazia».

Anche l’on. Alessandra Zedda (Forza Italia) non si è detta soddisfatta dalla replica dell’assessore Erriu: «Anche noi abbiamo passione nell’esercitare il nostro ruolo e non rinuncio ad esercitare la competenza legislativa primaria del Consiglio regionale in materia urbanistica». 

Dello stesso tenore anche l’intervento dell’on. Rubiu (Udc): «Se anche cancelliamo questa norma restano in piedi le norme che reprimono le violazioni della materia urbanistica». Per l’on. Dedoni (Riformatori) «non è chiaro quale fosse l’obiettivo del legislatore che ha costruito questa proposta».

Favorevole anche l’on. Stefano Tunis (Forza Italia): «La Giunta sta maturando la convinzione che questo testo può essere migliorato. A noi non interesse portare a casa il valore di questo emendamento, magari approvato a voto segreto. Il fatto è che questa legge non vogliamo farvela approvare perché non ha nulla di buono. Ecco perché dovreste eliminare questo apparato sanzionatorio».

Per la maggioranza ha preso la parola l’on. Luigi Ruggeri (Pd), che ha detto: «Vengo dall’esperienza di sindaco nella città più martoriata dagli abusivi edilizi, ovvero Quartu. E difendo questa norma».

Per l’on. Pittalis (Forza Italia) è chiaro che «i controlli preventivi sono molto più importanti delle vostre sanzioni contenute nell’articolo 3». Anche l’on. Alberto Randazzo (Forza Italia) si è detto contrario «a dare ai sindaci responsabilità che non devono appartenere ai sindaci. Che siano i dirigenti ad assumersi sino in fondo le loro responsabilità».

Sul tema delle competenze dei sindaci, il capogruppo del Pd, on. Pietro Cocco, ha detto: «Nessuno li vuole perseguitare, non scherziamo».

Messo in votazione, l’emendamento 247 è stato respinto.

L’on. Antonio Solinas, presidente della commissione Quarta, è intervenuto per rettificare alcuni pareri della commissione e ha chiesto all’Aula di eliminare ogni ambito di discrezionalità a favore dei dirigenti comunali sul fronte della sospensione e del sequestro del cantiere dove è stato realizzato l’abuso.

Sull’emendamento 203 è intervenuto per Forza Italia l’on. Marco Tedde, che ha chiesto la soppressione del punto 1 del comma 1 dell’articolo 3. Si è associato l’on. Oscar Cherchi (Forza Italia) e a seguire l’on. Stefano Tunis: «Questa figura di sindaco sceriffo è frequente nelle vostre norme ed è ben studiato dalla psicoanalisi freudiana come l’emblema di un percorso adolescenziale non compiuto». L’on. Mario Floris è tornato sul concetto di “inizio dei lavori”: «Da quando decorre l’inizio dei lavori? Dobbiamo mettere un punto fermo su questa problematica».

Anche per l’on. Crisponi (Riformatori) «il pasticcio viene fuori con tutta la sua evidenza ed è il pasticcio di un sindaco che è anche censore e sceriffo e che deve procedere anche se non sa chi ha accertato l’ipotesi di violazione urbanistica». Favorevoli anche l’on. Locci e Pittalis (Forza Italia): «Così come formula,to il primo comma pone problemi, visto che insistete solo nel rafforzare la tutela sanzionatoria».

Sull’ordine dei lavori l’on. Cossa (Riformatori) ha chiesto notizie in ordine all’approfondimento annunciato sull’articolo dal capogruppo del Pd.

Anche l’emendamento 203 è stato respinto dall’Aula.

Il presidente del Consiglio, Ganau, ha quindi annunciato la votazione dell’emendamento n. 204 (Oscar Cherchi e più) che propone la soppressione del punto 2, al comma 1 dell’articolo 3 (Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l’esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la sospensione dei lavori, la rimozione o la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi e, nel caso di mutamento di destinazione d’uso, il ripristino della destinazione originaria legittimamente autorizzata, indicando nel provvedimento l’area che viene acquisita di diritto, ai sensi del comma 4).

Il consigliere di Forza Italia, Ignazio Locci, ha dichiarato il voto a favore dell’emendamento ed ha rimarcato la necessità di specificare in legge quale sia e a quale servizio appartenga il dirigente a cui sono attribuite competenze e responsabilità.

Assunta la presidenza dell’Aula, il vice presidente Eugenio Lai, ha concesso la parola al consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, che ha rimarcato l’opportunità di specificare l’ufficio al quale appartiene il dirigente a cui fa riferimento il punto 2 comma 1 dell’articolo 3.

Marco Tedde (Fi) ha ribadito che le procedure e la responsabilità delle eventuali demolizioni deve essere esercitata da chi “con chiarezza” è indicato nel provvedimento.

Il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha posto dubbi sulla correlazione tra quanto disposto dal comma 1 e da quanto stabilito dal comma 2. L’esponente della minoranza ha quindi sottolineato che tra le azioni è prevista l’acquisizione dell’area e non quella del manufatto eventualmente realizzato in difformità dalle leggi e dalle norme.

Il presidente di turno, Eugenio Lai, non essendoci iscritti a parlare ha posto in votazione l’emendamento 204 che non è stato approvato con 19 favorevoli e 29 contrari. Il presidente dell’assemblea ha quindi annunciato la votazione dell’emendamento n. 94 (Pier Mario Manca e più) e 250 (Locci e più) che propongono entrambi di sopprimere al comma 2 dell’articolo 3 (Entro quindici giorni dalla notifica della sospensione il dirigente o il responsabile dell’ufficio, su ordinanza del sindaco, può procedere al sequestro del cantiere. Nell’ipotesi di accertata prosecuzione dei lavori in violazione della sospensione, è disposta la demolizione immediata delle opere abusive) le parole “su ordinanza del sindaco”.

Il capo gruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, ha sottolineato che la probabile approvazione dell’emendamento, nell’escludere le funzioni del sindaco, rende ancor più evidente la necessitò di indicare con chiarezza in legge a quale dirigente debbano essere attribuite le funzioni e compiti stabiliti nell’articolato.

Il consigliere dei Riformatori, Michele Cossa, ha sottolineato la rilevanza del problema evidenziato dal suo collega Pittalis e ha rimarcato l’assenza di una “fase dialettica” tra il presunto colpevole di abuso e l’avvio dell’iter delle demolizioni.

Il consigliere Pier Mario Manca (Soberania e Indipendentzia), primo firmatario dell’emendamento 94, ha dichiarato il voto a favore ed ha ribadito l’opportunità, nei casi in cui non è necessaria di escludere l’ordinanza del sindaco anche per contribuire ad eliminare le tensioni crescenti in capo ai sindaci.

Il consigliere Mario Floris (Sardegna-Uds) ha evidenziato la riproposizione del problema inerente le responsabilità della politica e quella in capo alle burocrazie delle pubbliche amministrazioni. Spostare le responsabilità dai sindaci ai dirigenti, a giudizio di Floris, rappresenta una profonda trasformazione della legge regionale 23 del 1985. L’esponente della minoranza ha inoltre denunciato che non appare chiaro nel testo in discussione in capo a chi sono le demolizioni fino ad oggi in capo alla Regione.

Il consigliere del Pd, Salvatore Demontis, ha escluso fraintendimenti in ordine alle funzioni e all’individuazione del dirigente a cui stanno in capo le responsabilità indicate in legge ed ha ribadito che sia la maggioranza che l’opposizione propone l’eliminazione dell’ordinanza del sindaco. Il consigliere della minoranza ha quidni preannunciato un emendamento al punto 12 che coinvolge anche il Corpo Forestale nelle attività di vigilanza e controllo della Regione.

Il consigliere di Forza Italia, Oscar Cherchi, ha sostenuto la posizione espressa dal capogruppo Pittalis ed ha dichiarato di condividere l’emendamento orale proposto dal presidente della IV commissione Antonio Solinas che prevede di sostituire i termini “procede al sequestro” con le parole “può procedere al sequestro”.

Il consigliere di Fi, Giuseppe Fasolino, ha ribadito le richieste avanzate dal capogruppo Pittalis, mentre il collega di gruppo Stefano Tunis, ha invitato la maggioranza ad approfondire il tema ed ha denunciato che la norma risulta inapplicabile nella maggior parte dei Comuni dell’Isola, constatato l’assenza di dirigenti che caratterizza gli organici degli Enti locali.

E’ poi intervenuto Luigi Crisponi (Riformatori) che ha ribadito la necessità di definire meglio l’attribuzione dei poteri di accertamento delle violazioni urbanistiche. «Non si può fare con la presentazione di un semplice emendamento, serve una riflessione più ampia».

Secondo Roberto Deriu (Pd) andrebbe risolto il problema fondamentale sull’attribuzione delle competenze . «C’è imbarazzo nell’attribuirle ai primi cittadini – ha detto Deriu – ma bisogna dire che verranno date responsabilità pesantissime in capo ai dirigenti». Deriu ha poi affermato che in ogni caso i sindaci non saranno sollevati del problema: «Non c’è atto dei comuni che non venga ricondotto in capo al sindaco. Separare le responsabilità in modo incerto può portare a risultati mostruosi. La responsabilità politica rimarrà, comunque, in capo ai primi cittadini».

Il vicepresidente Lai ha quindi posto in votazione l’emendamento 94, uguale al 150, che è stato approvato dall’Aula.

Si è quindi passati all’esame dell’emendamento soppressivo parziale n.250.

Giuseppe Fasolino (Forza Italia) ha sottolineato il fatto che la legge non chiarisce  chi deve effettuare un sequestro. «Se questo aspetto non viene definito nessuno se ne assumerà la responsabilità. Sarebbe opportuno fermarsi a riflettere e presentare un emendamento di sintesi».

Michele Cossa (Riformatori) ha  sollecitato u miglior coordinamento tra i diversi commi dell’articolo 3.

Antonio Solinas (Pd) in risposta al collega Fasolino ha difeso l’impianto della norma: «La responsabilità sull’accertamento delle violazioni urbanistiche va attribuita al dirigente o al responsabile del competente ufficio comunale».

Un chiarimento che non ha convinto Oscar Cherchi (Forza Italia) che ha ribadito la richiesta di cancellare l’articolo 3. «Chi deve interpretare la norma non verrà a chiedere spiegazioni in Consiglio. Servono norme semplici: meglio fermarsi a riflettere»

Anche per Pietro Pittalis «non c’è chiarezza tra i punti 3 e 4 del comma 1, l’articolo uno va riscritto».

Salvatore Demontis (Pd) ha invece difeso la norma: «Se le competenze non sono del sindaco è evidente che sono dei dirigenti – ha detto – in assenza di un dirigente, il Testo Unico degli Enti Locali assegna i poteri gestionali al responsabile del servizio. Si può discutere sull’opportunità di assegnare responsabilità troppo grandi a chi non ha una qualifica, ma non esistono dubbi sull’attribuzione delle competenze».

Il vicepresidente Lai ha quindi messo in votazione l’emendamento n. 205 che è stato respinto, a scrutinio elettronico palese, con 29 contrari e  19 a favore.

L’Aula è quindi passata all’esame dell’emendamento n.206, primo firmatario Oscar Cherchi (Forza Italia).

Il vicepresidente Lai ha dato la parola a Michele Cossa (Riformatori) che si è soffermato sul punto 4 del comma 1 dell’articolo 3 nel quale si stabilisce che le opere realizzate abusivamente vengono acquisite di diritto al patrimonio del Comune. «E’ una norma che potrebbe dar adito a questioni infinite perché non è chiara».

Marco Tedde (Forza Italia) ha ribadito che le disposizioni dell’articolo 3 dell’articolo 4  non sono coniugabili. «Se venisse fuori dall’Aula questo articolato sarebbe difficilmente applicabile».

Dello stesso tenore l’intervento di Oscar Cherchi (Forza Italia): «Chi ha scritto questa norma ha creato confusione. Non si capisce a chi è venuta l’idea di scrivere che, nel caso di abusi, l’area acquisita dai comuni non può essere superiore a 10 volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita. E’ una follia: se un’opera è abusiva va acquisita per intero».

Stefano Tunis (Forza Italia) ha definito grottesco il contenuto del punto 4. «Ma quale può essere il livello di punizione inflitto a chi ha compiuto un abuso a causa di norme poco chiare? E’ una violenza ai danni dei cittadini. fermatevi e riflettete».

Il presidente Ganau, tornato sul banco della presidenza, ha quindi dato la parola a Ignazio Locci (Forza Italia) secondo il quale «si sta tentando di disciplinare due fasi diverse la prevenzione e la sanzione dell’abuso edilizio. Mettere insieme in un singolo articolo questi due passaggi rischia di creare confusione».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha definito “un esproprio proletario” la previsione del punto 4 del comma 1. «Non è sufficiente acquisire il manufatto abusivo, si prevede una sanzione che incamera nel patrimonio comunale anche opere analoghe a quelle abusive. E’ una visione poliziesca prevedere di sequestrare aree dove potrebbero realizzarsi opere abusive. E’ il momento di fermarsi, l’articolo va riscritto».

Mario Floris (Uds) rivolgendosi al presidente Gianfranco Ganau ha affermato: «Si discute una materia sensibilissima. Nessuno sa spiegare che cosa ha scritto. Assessore e maggioranza devono rispondere alle domande della minoranza. Il testo contiene cose inaudite, è un pastrocchio. Chiedo la cortesia di avere delle spiegazioni quando queste vengono richieste».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione l’emendamento n.206 che è stato respinto dall’Aula con 29 voti contrari e a 18 favore.

Ha quindi preso la parola il capogruppo dei riformatori Attilio Dedoni che ha ricordato al presidente di aver depositato un ordine del giorno sull’Imu agricola per chiedere l’impugnazione del decreto del Governo da parte della Giunta. Il presidente Ganau ha chiarito che l’ordine del giorno è all’attenzione del Consiglio e domani sarà la conferenza dei capigruppo a decidere se metterlo in discussione. Gianfranco Ganau ha quindi chiuso la seduta e aggiornato i lavori dell’Aula a domani mattina, alle 10.30. 

 

   

Masua.

Il comune di Iglesias esclude che la spiaggia di Masua possa essere chiusa per l’inizio dell’estate. In una nota, l’Amministrazione comunale spiega che «gli accordi con l’impresa prevedono che i lavori per la sistemazione della strada si concluderanno entro il mese di aprile» e che «se le condizioni meteo lo consentiranno, subito dopo inizieranno anche i lavori di sistemazione dell’approdo che dovrebbero concludersi entro il mese di maggio. In questo caso l’impresa godrà del premio di accelerazione per aver concluso i lavori prima del previsto. Se ciò non sarà possibile, ovvero che i lavori non si potranno concludere prima dell’inizio della stagione balneare, gli stessi saranno interrotti e ripresi nel mese di ottobre».

Già per questa stagione la strada di accesso alla spiaggia sarà riqualificata con importanti ricadute soprattutto in termini di sicurezza e soccorso.

I lavori di valorizzazione dell’approdo minerario di Masua – nei programmi dell’Amministrazione comunale di Iglesias – permetteranno il recupero dell’opera marittima, oltre alla ristrutturazione delle strade di accesso. Il progetto fa parte del Piano Sulcis e prevede un investimento di 400mila euro.

Gualtiero Marchesi è diventato Ambassador di Expo Milano 2015. Il famoso chef milanese, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, entra così a far parte della grande famiglia dell’Esposizione Universale: le sue creazioni culinarie daranno un tocco di classe e qualità ad un evento che fa dell’alimentazione sana e consapevole il suo punto di forza.

In occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, Marchesi dimostra di credere fermamente in questa straordinaria avventura: «Expo è una grande occasione per dimostrare quello che possiamo fare. Sottolineo ‘possiamo’, perché basta che questo Paese lo voglia ed è capace di superare qualsiasi ostacolo. Solo così ritroveremo l’Italia che si fa rispettare».

Ed è significativo il prodotto scelto dal Maestro per rappresentare la sua cucina: «Io amo il grano e lo scelgo come emblema, perché appartiene alla prima grande rivoluzione umana, quella neolitica – dopo, ben inteso, l’essere scesi dagli alberi. I greci usavano una bellissima metafora, chiamando gli uomini: mangiatori di pane, il contrario di bruti. Anche se furono gli arabi a inventare i maccheroni, prima del Mille, a Palermo, la pasta è l’ingrediente che più ci caratterizza».

A Dolianova, all’interno del caseificio Argiolas formaggi, è nato il Museo del formaggio. Si tratta di un percorso in cui si colgono la storia, le tradizioni e la genuinità unite all’innovazione. Degustazione conclusiva con i vini locali. Inaugurato a fine 2014, ha già riscosso gli apprezzamenti di tanti visitatori. Il Museo del formaggio ha un compito preciso: conservare e tramandare reperti e tradizioni legate alla produzione del formaggio. Il Museo  offre una spaccato del mondo agropastorale del passato, con un viaggio semplice ma significativo nel mondo delle antiche tradizioni casearie sarde, raccontate attraverso gli strumenti di lavorazione e produzione del formaggio. Inoltre, la struttura offre l’opportunità ai visitatori di approfondire lo stretto legame tra le antiche tradizioni e la produzione casearia moderna sia alla base del successo del formaggio sardo in tutto il mondo.

Al Museo si possono vedere attrezzi e utensili usati in passato nei caseifici o dai pastori per la lavorazione del latte e produzione del formaggio, tra tutti su caddaxiu, i calderoni in rame utilizzati per la coagulazione del latte o su murigu, strumento in legno utilizzato per rompere la cagliata. Un viaggio particolare, in compagnia di una guida aziendale, che permette la comprensione dell’evoluzione nel tempo dei materiali e delle fasi di lavorazione e produzione del formaggio.

Argiolas formaggi, oltre alle esposizioni del Museo del formaggio, prevede per gli ospiti un pacchetto che comprende anche la visita al caseificio. Un percorso che porta i visitatori a scoprire i  macchinari e le moderne  tecniche di produzione del formaggio, dalla produzione alla spedizione, passando per la fase della salatura fino a quella della stagionatura. Inoltre, sarà possibile visitare le sale dove viene prodotta la ricotta, che viene ancora raccolta a mano nel rispetto della tradizione sarda.

Sono visitabili anche i numerosi laboratori all’avanguardia. Da quello inerente la caseificazione, per imparare a fare il formaggio con le proprie mani, fino al laboratorio del gusto dove agli ospiti vengono presentate alcune tecniche di analisi olfattivo sensoriali dei formaggi e i giusti abbinamenti con altri prodotti tipici sardi o da una degustazione di formaggi unita a un buon bicchiere di vino.

Il Crogiuolo presenta domani a Cagliari, all’Arco Studio di via Portoscalas 17, Amianto, un racconto in musica liberamente tratto dal romanzo di Alberto Prunetti edito da Alegre, con Felice Montervino (voce narrante) e Alessandro Muroni (pianoforte e voce).

«Non è un noir e nemmeno c’è giustizia, per le vittime dell’amianto e del profitto. Più facile far pagare alla collettività, attraverso un obolo sulla reversibilità Inps a vedove e orfani, che ai colpevoli. …un libro che fa arrabbiare, e questo si capisce. Ma fa anche ridere. Perché, spiega Prunetti, lui nel raccontare onora il testamento del babbo Renato, tubista e saldatore, che con i calli aveva ereditato la grande arma della dissacrazione, quell’umorismo spontaneo che in una battuta fa ribaltare il mondo. Insomma, ti aspetti vittime e trovi supereroi, operai che da tutta Italia, Taranto, Sardegna, Veneto, portano una prospettiva dissacrante, mettono in discussione tutto…»

Amianto è la storia di Renato, un operaio cresciuto nel dopoguerra che ha iniziato a lavorare a quattordici anni. Un lavoratore che scioglieva elettrodi in mille scintille di fuoco a pochi passi da gigantesche cisterne di petrolio. Un uomo che ha lavorato duramente e respirato per anni le polveri dei metalli più nocivi. Amianto è un racconto nella memoria tra le acciaierie, le raffinerie e gli stabilimenti di tutta l’Italia, tra i ricordi d’infanzia e la vita dimenticata di provincia. Un racconto popolare con cavi elettrici impazziti e sarcastici aneddoti dal mondo operaio, ma anche un’inchiesta che riapre una ferita sociale, ancora dolorosa che reclama attenzione.

Locandina AMIANTO