26 July, 2026

Il consigliere regionale Fabio Usai ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale della Sanità, Carlo Doria, sulla chiusura di Rianimazione e la carenza di personale negli ospedali del Sulcis Iglesiente.

«Da molti anni oramaiha evidenziato Fabio Usaila funzionalità delle strutture ospedaliere del Sulcis Iglesiente risente costantemente della carenza negli organici del personale medico-infermieristico, e ciò influisce negativamente nell’espletamento dei servizi sanitari e nel normale funzionamento dei reparti e degli ambulatori, sia per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera d’emergenza-urgenza che per quella ordinaria e programmata e/o l’attività ambulatoriale. Nondimeno, nelle scorse ore, ancora una volta, come nelle settimane e nei mesi precedenti per ciò che ha riguardato l’attività di chirurgia, è stata sospesa l’attività ordinaria del servizio di rianimazione, garantendo solo le urgenze e provvedendo a trasferire i pazienti nelle strutture ospedaliere del capoluogo regionale.»

«Questo accadeha aggiunto Fabio Usai in conseguenza della mancata programmazione nel passato, e in virtù di normative, regolamenti, prassi, penalizzanti nel reclutamento del personale, soprattutto per le realtà territoriali periferiche-decentrate. Nonché per la decrescente appetibilità delle sedi territoriali, a causa (come in un circolo vizioso) del progressivo depauperamento dei servizi e delle risorse destinate alle stesse, per ogni potenziale professionista sanitario da reclutare o già reclutato per il territorio. A tal proposito, appare sempre più ingiustificata qualsiasi autorizzazione alla mobilità orizzontale, ovvero al trasferimento, di personale dalle strutture ospedaliere del Sulcis Iglesiente ad altre sedi dell’isola.»

«Si vive una situazione di costante incertezza e continua inaffidabilità della sanità territoriale che getta nello sconforto i cittadini del Sulcis Iglesiente e, nel contempo, genera evidenti criticità nei livelli essenziali di assistenza e, di conseguenza, nella qualità di vita generale delle persone ha concluso Fabio Usai -. Si intervenga subito, considerata la situazione d’emergenza insita nelle strutture ospedaliere del Sulcis Iglesiente, per ciò che riguarda la carenza di personale medico-infermieristico e le relative conseguenze nei livelli essenziali d’assistenza, nello specifico in Rianimazione ma recentemente anche in chirurgia e altri reparti, per promuovere ogni possibile azione propedeutica all’implementazione del personale mancante e dunque alla preservazione dei servizi sanitari.»

Sarà che ho appena sentito di un paziente, operato al cervello, che ha perso la PEG (il tubino per nutrirsi) e gli è stato negata l’assistenza immediata in una struttura ospedaliera. Sarà che tutti abbiamo appena sentito che sono stata chiuse le Rianimazioni del Sirai e del CTO. Sarà che con questa storia del disegno di legge sull’“autonomia differenziata” si ha la sensazione che alcune ricche regioni vogliano rompere i ponti di condivisione della Sanità pubblica e dell’Istruzione con le altre regioni meno forti. Saranno solo suggestioni ma la sensazione che intorno ai nostri Ospedali sia stia facendo terra bruciata è forte.
Tutto iniziò nel 1992 quando il ministro Francesco De Lorenzo fece approvare una legge che avrebbe trasformato gli Ospedali da Aziende sanitarie pubbliche in Aziende sanitarie di Diritto privato. Quella legge allontanò i Sindaci dalla gestione diretta della Sanità dei loro territori per darla in gestione ad apparati di tipo privatistico, con tanto di Manager, finalizzati al freddo controllo del bilancio. Non si tenne conto che la sola cura del Bilancio, confliggeva con il fatto che l’oggetto amministrato non era fatto di soli numeri ma, sopratutto, di “valori umani” contenuti dentro esseri umani.
Questa trasformazione in pura macchina burocratica dello stabilimento ospedale si aggravò ulteriormente rispetto al peggioramento che aveva sofferto tra il 1992 ed il 2020, con l’avvento del Covid, e fece definitivamente terra bruciata tra l’utenza umana bisognosa di cure ed il Sistema sanitario.
Abbiamo visto la disumanizzazione rappresentata dalle file di persone respinte fuori dagli ospedali durante la pandemia. Certamente era necessario frapporre distanziamenti tra utenti ed apparato sanitario per motivi di igiene, ma non abbiamo visto l’umanizzazione del rigore, anzi abbiamo visto l’assenza di un reale isolamento dal contagio, di sbarramenti al virus, e la messa in pericolo degli altri malati inermi e del personale d’assistenza. Secondo certi calcoli pare che il numero di morti/anno in più per malattie non-Covid, come tumori ed infarti, sia stato pari alle morti da Covid. Eppure la valutazione contabile del Sistema sanitario, basato su una complessa macchina fatta di leggi, regolamenti, norme, piani nazionali e regionali ed un’immensa, complessa burocrazia amministrativa, ha dimostrato con formule matematiche che i risultati sono stati soddisfacenti. E’ necessario precisare che la soddisfazione si divide in due varianti; esiste la soddisfazione dell’apparato contabile e quella ben diversa dei cittadini. Mentre la prima è basata su “numeri”, la seconda è basata sulla percezione del rispetto di “valori”.
Questa differenza, insistentemente ignorata, è all’origine dei fallimenti delle numerose riforme nazionali e regionali della Sanità. Oggi sta per giungere una nuova riforma: quella della digitalizzazione della Sanità. Va molto bene ma ha un difetto: non è stato previsto, nel PNRR missione 6, un capitolo per l’assunzione di personale Medico, Infermieristico e Tecnico degli ospedali. Cioè sono state previste macchine e strutture ma non è stata prevista la ricostituzione della componente umana della Sanità che deve utilizzare quelle macchine e quelle strutture.
La Sanità è un grande contenitore formato dalla tecnostruttura degli ospedali e dall’apparato burocratico che, sebbene fatto di persone, risponde a rigide esigenze di leggi e strumenti digitali. Tale contenitore, tuttavia, dovrà contenere persone con il loro carico di valori. I valori non sono misurabili né monetizzabili. Sono un’entità prodotta dal cervello umano: si tratta di ragionamenti, sentimenti, istinti, che vengono integrati insieme per produrre “giudizi” e i giudizi regolano la vita dell’Uomo, il quale agisce di conseguenza, allo scopo di raggiungere la “felicità”. Il sistema digitale tecnocratico non può capire il sistema delle astrazioni valoriali umane come: la paura, la fiducia, l’ansia, la solidarietà, la compassione, il desiderio, la giustizia, l’equità, il rispetto, l’uguaglianza e la democrazia; quest’ultima è la somma dei valori e rappresenta il riconoscimento condiviso dei valori che una comunità deve rispettare. In questo momento, non ci sono intermediari fra il “sistema dei valori” e l’apparato tecnoburocratico che governa la Sanità. Ecco perché i sindaci, che sono l’entità da tutti riconosciuta come intermediaria fra noi e la macchina amministrativa dello Stato, sono oggi gli unici referenti delle comunità destinati a mantenere i valori umani indenni da ogni forma di offesa. L’offesa nel nostro caso consiste nel non rispondere con empatia al sofferente che si rivolge con animo empatico alla struttura sanitaria chiedendo d’essere preso in cura. Se ai valori non si risponde con altri valori nascono la frustrazione ed il conflitto.
Dagli anni ‘90, con la fine della legge 833/78, esiste l’errore di considerare l’ospedale come un’officina che ripara malati. Ma c’è differenza. Le macchine guaste possono essere sistemate in attesa nel parcheggio al di fuori dell’officina, in una lista d’attesa senz’anima, ma ciò non vale per l’uomo. Il malato non ha bisogno solo d’essere curato; ha bisogno che altri esseri umani se ne “prendano cura”. La materia di cui è costituito il “prendersi cura dell’altro” è formata dal “tempo di dedizione”, dall’“empatia” e dalla “comunicazione”. Proprio questo è il punto: la macchina amministrativa di diritto privato e la macchina tecnologica supportata dall’intelligenza artificiale, ma con deficit di umanità, obbedisce ad algoritmi regolati dalla matematica e non entra in “comunicazione” con il sistema dei valori umani. Stiamo vedendo come siano ignorati.
L’incontro tra chi “si prende cura” e colui che viene “preso in cura” è un fenomeno estremamente complesso ed ha lo scopo di generare “soddisfazione”. La soddisfazione verrà a sua volta elaborata dai centri cerebrali della “ricompensa”, attraverso molecole chimiche dedicate. Questo sistema complesso della “ricompensa” è stato elaborato in milioni di anni, attraverso mutazioni genetiche molecolari, tutt’oggi in corso, che sono capaci di cambiarci ad ogni secondo che passa.
E’ un argomento estremamente difficile che riguarda il quesito del perché esistiamo e come comunichiamo, e che oggi è oggetto di studio delle Neuroscienze. Un quesito che 2.500 anni fa indusse i primi filosofi ad identificare l’esistenza di tre fattori della natura umana che non possono esistere in nessuna macchina, cioè: il Pathos, il Logos, l’Ethos (il sentimento, la conoscenza, e l’etica). Su questi elementi il primo medico, Ippocrate, formulò il suo giuramento.
Dopo filosofi e medici dei primi secoli intervenne il Cristianesimo, che assimilò i corpi dei malati al corpo martoriato di Cristo e sul concetto di “compassione” dette inizio alla fondazione degli ospedali in tutto il mondo occidentale. Millecinquecento anni dopo, gli scienziati Galileo, Cartesio e Leibniz posero le basi del calcolo matematico infinitesimale e furono i progenitori dell’odierna tecnologia digitale.
Uno di questi, Cartesio, oltre al calcolo matematico condusse studi sul significato ontologico del “prendersi cura di se stessi e dell’altro” sviluppando concetti messi a punto da Sant’Agostino. Nei secoli successivi, fino ad oggi, i filosofi-antropologi hanno elaborato il concetto che l’“essere” ed il “prendersi cura” sono fra loro indissolubili, e l’esistenza dell’“essere” è sintetizzato nella formula: «Io esisto perché mi prendo cura». Questo è l’essenza del significato dell’esistere degli ospedali pubblici e della stessa comunità umana.

E’ stato recentemente pubblicato un libro su questo tema straordinario scritto dalla scienziata antropologa Paola Atzeni. Il problema è talmente complesso che si comprende come non possa essere risolto da banali tecnici dell’ingegneria sociale. Platone, che fu il primo a scriverlo su “La Repubblica”, concluse che il governo delle cose umane dovesse essere affidato ai filosofi (escludendo i burocrati).
Questa digressione serve a dimostrare ciò che stiamo vedendo, e cioè che l’uomo malato non è amministrabile con la sola contabilità burocratica potenziata dall’apporto della migliore tecnologia dell’intelligenza artificiale, necessita dell’intervento della parte umana del sistema politico sanitario, con tutti i suoi valori.
E’ necessario prenderne coscienza e tornare allo spirito della legge di riforma sanitaria 833/78 che conteneva tre principi ampiamente inapplicati: Universalità, Uguaglianza, Equità. Tutti valori umani non trasferibili alla tecnocrazia.
Bisogna farlo prima che si faccia terra bruciata intorno agli ospedali di Carbonia e di Iglesias. Soprattutto, bisogna farlo prima che un’inopportuna legge in gestazione sull’“autonomia differenziata” tagli i ponti fra noi e la Nazione.
Bisogna che la Politica, stimolata dall’opinione pubblica, e tramite i sindaci capaci, riprenda in mano la gestione della Sanità ed impedisca che il mercato della salute senza Stato prenda il sopravvento.

Mario Marroccu

Sabato 4 febbraio 2023, presso il Lu Hotel di Carbonia, si è svolta la cerimonia di consegna della borsa di studio messa in palio dai Lions Club di Carbonia ed assegnata al giovane nostro concittadino Mattia Pia, diplomatosi con il massimo dei voti, 100 e lode, presso il Liceo delle Scienze Applicate.
La borsa di studio consentirà a Mattia di potersi formare e perfezionare i suoi studi presso la Facoltà di Economia dell’Università Luigi Bocconi di Milano.
Alla cerimonia di premiazione erano presenti il presidente del Lions Club di Carbonia, Attilio Burdi, la dirigente scolastica dell’Istituto Angioy Teresa Florio, don Giampaolo Rosso e, per l’Amministrazione comunale, il sindaco Pietro Morittu e l’assessora della Pubblica istruzione Antonietta Melas.
Il sindaco Pietro Morittu si è congratulato con Mattia Pia per gli eccellenti risultati scolastici conseguiti, augurandogli i migliori successi anche nella formazione universitaria in una prestigiosa università come la Bocconi di Milano. Il primo cittadino ha ringraziato il Lions Club Carbonia per il costante impegno e l’attenzione da sempre rivolta alla valorizzazione della cultura e dei giovani nella nostra città.
A complimentarsi con il giovane studente è stata anche l’assessora della Pubblica istruzione, Antonietta Melas: «Il riconoscimento e l’encomio per l’impegno profuso e per gli ottimi risultati conseguiti da Mattia sono un esempio positivo che speriamo sia “imitato” da tanti giovani che frequentano la scuola. Mattia, come altri studenti che si sono impegnati nello studio, rappresenta un incoraggiamento anche nella direzione della prosecuzione degli studi. La comunità carboniense ha bisogno del contributo di giovani  capaci, competenti e con una buona formazione».

 

Renato Scanu, il giornalista sportivo inviato speciale contro la SLA, non si arrende alla gravissima malattia che lo ha colpito improvvisamente tre anni fa.

Trent’anni in giro per l’Italia e l’Europa, inviato speciale per emittenti radio, cronista sportivo di calcio, basket e volley, ha saputo costruire una carriera professionale folgorante per passione e determinazione, per il raggiungimento dei suoi obiettivi ed il coronamento dei suoi sogni. Fin da bambino Renato Scanu sognava un giorno di diventare un nuovo Enrico Ameri o Sandro Ciotti, i grandi pionieri, della mitica trasmissione radiofonica tutto il calcio minuto per minuto.

Nel settembre 1991 il suo sogno s’è avverato, con l’esordio, in qualità d’inviato di Radio Sulcis Centro Carbonia, nel derby di Coppa Italia regionale, nello storico stadio Monteponi di Iglesias, Iglesias-Carbonia, partita di cartello.

Da quel momento Renato Scanu ha iniziato a girare per tutti gli stadi della Sardegna, al seguito dei minerari bianco blu.

L’inviato speciale contro la SLA, toccò il cielo con un dito, nella stagione successiva, con l’esordio nella tribuna stampa dello stadio Adriatico di Pescara, per la radiocronaca integrale della partita di serie A, con la vittoria del Cagliari, con la rete decisiva, a 15’ dalla fine, del laterale destro Checco Moriero, che in contropiede, batté l’estremo difensore abruzzese, lanciando i rossoblu di Carletto Mazzone, verso la clamorosa qualificazione in coppa Uefa. Ebbe inizio così una lunga carriera professionale trentennale.

Renato Scanu, non pago del campionato italiano, inventò 9 anni fa, un format radiotelevisivo, “Il calcio on the road”, commentando in diretta su Radio Star prima, e successivamente su Radio Luna, le partite internazionali, principalmente dei campionati inglese, tedesco, spagnolo e francese. Un’esperienza esaltante. Soprattutto in Inghilterra, ha maturato una cultura calcistica completamente differente, al seguito di Chelsea, Tottenham, West Ham, Liverpool, Everton, Manchester; in Scozia gli scontri fantastici tra Celtic e Rangers Glasgow, derby infuocati; del Real Madrid di Cristiano Ronaldo, nello stadio che gli ha regalato le più grandi emozioni: il Santiago Bernabeu di Madrid.

Renato Scanu, sempre in aereo per raggiungere i principali stadi d’Europa, per cinque anni ha soddisfatto la sua meravigliosa professione: la sorte ed un destino crudele, gli hanno voltato le spalle, nel momento più folgorante della sua vita, dedicata, con amore sfrenato, quasi maniacale allo sport ed al calcio in particolare.

Un giorno di tre anni fa, il giornalista sulcitano, dopo una visita specialistica chiamata elettromiografia, ha ricevuto una diagnosi terribile e drammatica: SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, praticamente una sentenza di condanna a morte. Renato è rimasto impietrito, davanti ad un verdetto così spietato, non ha detto una parola davanti allo specialista, tenendo fortemente la mano della moglie Lilli.

Da quel momento è iniziato il calvario del giornalista di Carbonia, che ha visto in faccia la morte a fine dicembre 2021, incapace ormai di respirare autonomamente, e non in grado di mangiare e bere. Immediato il ricovero al reparto di rianimazione dell’Ospedale Sirai di Carbonia, dove un angelo salvatore, il dottor Leonardo Tola, in collaborazione con la sua straordinaria equipe, lo ha salvato, con l’intervento di tracheotomia che consiste nel collegare il paziente ad una macchina che, attraverso un tubo diretto in trachea, permette di tornare a respirare e quindi ad una nuova vita.

Renato Scanu, ormai a casa da un anno, paralizzato totalmente, continua imperterrito nel suo lavoro quotidiano nella produzione di “eroici” servizi sportivi speciali per Radio Luna Carbonia.

Nel frattempo, Renato Scanu ha pensato bene di ideare un’azione benefica, in favore della ricerca scientifica italiana, ritenendo che il mondo sportivo e, soprattutto, il calcio, che ha frequentato per oltre trent’anni, potessero rispondere positivamente al suo appello.

Trascorsi tre mesi dalla richiesta di aiuto, le società sportive, sempre attente alle problematiche sociali, hanno aperto un filo diretto, attraverso un sintetizzatore vocale, che permette a Renato di poter comunicare col mondo intero.

Le società non hanno perso tempo ed hanno iniziato, sempre più numerose, a spedirgli le maglie personalizzate, aderendo così con grandissima solidarietà cristiana, all’iniziativa di Renato, denominata “UNA MAGLIA PER LA SLA”.

Una volta raggiunto il massimo di maglie personalizzate, tramite la comunicazione con le stesse società sportive, si terrà un’asta benefica, il cui ricavato sarà devoluto da Renato Scanu completamente ai più importanti centri di ricerca scientifica italiana, di Roma, Milano e Torino.

Al momento Renato Scanu ha totalizzato 130 maglie personalizzate, raccolte da società sportive regionali, nazionali ed internazionali. L’obiettivo è raggiungere quota 200 maglie, anche di campioni del passato!

Renato Scanu, l’inviato speciale contro la SLA, non molla mai, continua la sua battaglia contro il mostro maledetto che lo ha colpito, e chiede di partecipare al suo progetto “UNA MAGLIA PER LA SLA”!

   

Mentre una start-up olandese, SpaceLife Origins, ipotizza di inviare in orbita terrestre, a 400 km dal nostro pianeta, una donna con gravidanza a termine, per testare la possibilità, per la nostra specie, di riprodursi al di fuori del pianeta, e proseguire anche quando, della Terra, non rimarrà più nulla di abitabile, è importante rimanere con i piedi per terra e cercare di capire perché le donne del Sulcis Iglesiente, per partorire, scelgono altre strutture sanitarie.
Le strutture pubbliche o private accreditate che nella Regione Sardegna effettuano parti sono 13. Il 23,1% rispetta il valore di riferimento fissato a 1.000 parti mentre il 38,5% non rispetta il valore minimo di 500 parti l’anno.
Le 5 strutture che in Sardegna effettuano un maggior numero di parti sono oggi:
1. Policlinico di Monserrato di Cagliari
2. Ospedale SS. Trinità di Cagliari
3. Stabilimento Cliniche di San Pietro – AOU di Sassari
4. Ospedale Giovanni Paolo II di Olbia (SS)
5. Ospedale San Francesco di Nuoro
ll regolamento del ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell’assistenza ospedaliera fissa i valori massimi relativi ai tagli cesarei primari al 25% (per gli ospedali che eseguono più di 1000 parti annui) e al 15% (per gli ospedali che effettuano meno di 1000 parti annui).
Prima di poter affermare, sic et simpliciter, che le donne del nostro territorio non scelgono la nostra struttura perché non si pratica la parto analgesia, sarebbe utile condurre almeno un’indagine qualitativa più approfondita con i soggetti interessati (le donne che devono partorire e/o le donne che hanno già partorito).
Le donne, in genere, hanno aspettative precise riguardo al momento della nascita del loro bambino: c’è chi ci tiene a partorire nel modo più naturale possibile, chi vuole assolutamente contenere il dolore, chi desidera il neonato con sé 24 ore su 24 e chi chiede di conservare il sangue del cordone ombelicale. Non si può prescindere, poi, dall’andamento della gravidanza: se insorgono patologie a carico della donna o del nascituro durante l’attesa bisogna necessariamente puntare su un centro hub di II livello che disponga di strumentazione adeguata e di una Terapia Intensiva Neonatale. Invece, se la gravidanza è fisiologica, la futura mamma può scegliere di farsi seguire presso i consultori e di partorire negli ospedali spoke di 1° livello – ben collegati ai centri hub di 2° – purché vantino adeguati volumi di attività.
È fondamentale, quindi, informarsi per tempo per capire se la struttura prescelta risponde alle proprie esigenze: se dispone cioè di un servizio di analgesia epidurale gratuita h24 7 giorni su 7, di una vasca per il parto in acqua e di un servizio di rooming-in 24 ore su 24. E ancora: se è un centro di raccolta del sangue del cordone ombelicale o se è presente una Terapia Intensiva Neonatale.
Tutte queste informazioni sono oggi disponibili su www.doveecomemicuro.it, portale che vanta un database di oltre 2.300 strutture: tra ospedali pubblici, strutture ospedaliere territoriali, case di cura accreditate, poliambulatori, centri diagnostici e centri specialistici.
Per confrontare le strutture è sufficiente inserire nel “cerca” la parola desiderata, ad esempio “parto” e selezionare la voce che interessa tra quelle suggerite. In cima alla pagina dei risultati compariranno i centri ordinati per volume di attività, per vicinanza o in base ad altri criteri selezionabili. Il semaforo verde indica il rispetto delle soglie ministeriali mentre la barra di scorrimento mostra il posizionamento delle singole strutture nel panorama nazionale.
La valutazione viene fatta considerando indicatori istituzionali di qualità come volumi di attività (dati validati e diffusi dal PNE – Programma Nazionale Esiti gestito dall’Agenas per conto del Ministero della Salute). È possibile inserire nel “cerca” anche un trattamento (analgesia epidurale gratuita h24 7 giorni su 7, parto in acqua, centro raccolta sangue del cordone ombelicale), o un’area specialistica (Terapia Intensiva Neonatale), quindi restringere il campo alla regione o alla città di appartenenza. Per filtrare ulteriormente i risultati, basta spuntare le caselle della colonnina a sinistra relative, ad esempio, ai Bollini Rosa, il premio assegnato agli ospedali attenti alle esigenze femminili.
Per evitare di farsi prendere dallo sconforto è necessario procedere con un approccio interpretativo del fenomeno, nel suo contesto naturale, con i significati assegnati dalla gente. Una ricerca qualitativa fenomenologica potrebbe consentirci di comprendere i fenomeni e chiarire le percezioni di differenti gruppi, atteggiamenti, preferenze, opinioni.
Uno strumento di facile applicazione è costituito dalla tecnica del focus group. Si tratta di una forma di ricerca qualitativa, in cui un piccolo gruppo, omogeneo e informale di individui si riunisce per discutere un tema specifico sotto la guida di un moderatore.
I partecipanti da reclutare per il focus possono essere diversi: donne che devono ancora partorire, donne che hanno già partorito, operatori sanitari dei consultori, operatori dell’UO di Ginecologia e Ostetricia, ai quali vengono sottoposte una serie di domande sulle motivazioni che influiscono nella scelta del punto nascita.
Attraverso questa tecnica basata sulla libertà di espressione dei membri del gruppo può accadere che emergano aspetti del tema dibattuto non ancora considerati.
L’analisi dei dati emersi potrà portare a possibili modifiche organizzative e/o strutturali, compresa l’eventuale ricollocazione dell’attuale struttura di Ginecologia e Ostetricia in altro Presidio.

Antonello Cuccuru

«Le chiedo di convocare un incontro per la giornata di mercoledì 8 febbraio, alla presenza di tutti i Sindaci del Sulcis Iglesiente, per discutere delle criticità della sanità nel territorio.»

E’ la richiesta fatta oggi da Pietro Morittu, sindaco di Carbonia, all’assessore regionale della Sanità, Carlo Doria, dopo la chiusura del Reparto di Rianimazione del P.O. Sirai di Carbonia e del CTO di Iglesias.

«Siamo in presenza di una situazione grave, sulla quale fare luce immediatamente per correre ai ripari e garantire a tutti i cittadini di Carbonia e del territorio il sacrosanto rispetto del diritto alla salute, così come sancito dall’art. 32 della Costituzionedice Pietro Morittu. Stando alle informazioni che trapelano, sembrerebbe che 3 rianimatori dell’azienda sanitaria locale sarebbero contemporaneamente in malattia, comportando così una situazione di difficoltà nella definizione dei turni non riuscendo, pertanto, a garantire la normale attività.»

«Ho trasferito alla Direttrice generale della ASL Sulcis, la dottoressa Giuliana Campus, e all’assessore regionale della Sanità, prof. Carlo Doriaaggiunge Pietro Morittula necessità di interloquire con Ares per mettere in campo tutte le soluzioni atte a garantire alla ASL Sulcis il personale necessario per assicurare il mantenimento dei servizi essenziali, pur consapevole dell’attuale cronica situazione di difficoltà nel reperire medici a cui richiedere prestazioni aggiuntive. Ho ribadito con fermezza alla dottoressa Campus e al prof. Carlo Doria, la necessità di intervenire prontamente per aumentare la dotazione organica per garantire al P.O. Sirai e al CTO di Iglesias risorse umane e professionalità tali da salvaguardare il rispetto dei livelli essenziali di sanità.»

Giampaolo Cirronis

«La chiusura della rianimazione del CTO e del Sirai mette in pericolo l’assistenza sanitaria del nostro territorio.» I segretari della FP CGIL della Sardegna Sud Occidentale Monica Secci, della FP CISL Claudio Nuscis e della FP UIL Efisio Aresti, hanno chiesto al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore della Sanità Carlo Doria di intervenire immediatamente per il ripristino dei livelli minimi essenziali nella Asl Sulcis, dopo la decisione – definita nefasta – assunta dalla direttrice Giuliana Campus. «Nella speranza di non essere costretti a trasferimenti fuori Regione non ci resta che gridare al disastro informando cittadini ed istituzioni», aggiungono Monica Secci, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti.

«Nella giornata del 3 febbraio 2023 i quattro pazienti ricoverati nel Presidio Ospedaliero CTO sono stati trasferiti rispettivamente, uno alla RSA Rosa del Marganai e tre nel P.O. Sirai, uno dei quali nell’unità coronarica e gli altri due, in sovrannumero, nel reparto Rianimazionescrivono in una nota i tre segretari -. Dopo questo primo spostamento, terminato nelle prime ore del mattino seguente, è iniziato in modo scientifico lo svuotamento totale della rianimazione del Sirai che si prevede avrà termine nella giornata odierna. Tutto si svolge in un clima surreale vista l’estrema velocità con la quale si procede alla traslazione dei pazienti presso altre strutture ospedaliere localizzate in tutta la Regione, al termine della quale, sarà dichiarata la chiusura totale della rianimazione che, a dir loro, sarebbe temporanea. Si fa presente che taluni trasferimenti, sia in ambulanza che con l’elisoccorso, sono ad alto rischio sia per la criticità dei pazienti che per i rischi generici che un trasporto in urgenza comporta.»
«Questa operazione riporta indietro di decenni laSanità del Sulcis Iglesiente e se possibile chiudere un reparto di vitale importanza come la Rianimazione vuol dire che in futuro tutte le chiusure saranno possibili concludono Monica Secci, Claudio Nuscis ed Efisio Aresti -. Da questa sera i circa 130.000 abitanti del Sulcis Iglesiente non avranno più un posto letto disponibile e saranno trasferiti in altri presidi ospedalieri della regione, occupando dei posti letto che risultano essere appena sufficienti.»

Da martedì 7 febbraio 2023 gli uffici comunali ubicati nelle sedi delle ex circoscrizioni di Cortoghiana e Bacu Abis osserveranno i seguenti orari di apertura:

Cortoghiana
Lunedì 10.30-13.00 (dal 13 febbraio 2023)

Martedì 10.30-13.00 e 16.30-17.30
Mercoledì 10.30-13.00
Giovedì 10.30-13.00
Venerdì 10.30-13.00

Bacu Abis
Martedì 8.00-10.00 e 15.00-17.00
Mercoledì 8.00-10.00
Giovedì 8.00-10.00
Venerdì 8.00-10.00

«Riteniamo fondamentale garantire un’ampia fascia di apertura al pubblico degli uffici comunali di Cortoghiana e Bacu Abis, in linea con la nostra azione politico-amministrativa volta al potenziamento dei servizi ai cittadini delle frazioni, così come delineato nella deliberazione di Giunta comunale n. 168 dell’11 agosto 2022. Gli uffici situati a Cortoghiana e Bacu Abis svolgono una funzione importante come presidi comunali vicini alla cittadinanza, consentendo ai tanti abitanti delle due frazioni – complessivamente circa 4.100 persone – di usufruire di servizi di prossimità con un accesso agevole, nel contempo evitando loro di doversi spostare in macchina o in pullman per raggiungere gli uffici comunali della città di Carbonia», ha commentato l’assessora degli Affari generali, Katia Puddu.

L’ufficio tecnico del comune di Carbonia, nell’ambito del progetto Iscol@ della RAS per la messa in sicurezza e la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico della Sardegna, attualmente finanziato con risorse del PNNR, specificamente dalla missione inerente il “potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione”, ha presentato la propria candidatura a un nuovo bando per un intervento complessivo di 2.200.000 euro (di cui 225.000 di cofinanziamento comunale) per l’attuazione dei lavori di efficientamento energetico nella scuola secondaria di primo grado Pascoli, sita in via Balilla.

«La finalità di questa candidatura spiega l’assessore dei Lavori pubblici, Manolo Mureddu -, è quella di reperire importanti risorse per l’efficientamento energetico dell’istituto scolastico Pascoli, in particolare per l’abbassamento delle classi energetiche, la conseguente riduzione di consumi e oneri e, in generale, per la riqualificazione architettonica dell’edificio, nonché per il miglioramento delle condizioni di sicurezza: senza dimenticare, ovviamente, la riduzione delle emissioni climalteranti. In generale per realizzare degli ambienti che siano sempre più funzionali alle esigenze degli studenti e del personale scolastico.»

«Parliamo di interventi sulla scuolaaggiunge l’assessora dell’Istruzione, Antonietta Melas -, tesi al miglioramento della vivibilità degli ambienti di apprendimento, fondamentali nei percorsi di innovazione metodologico-didattica. In tal modo, si migliora l’efficacia dell’azione educativa e d’istruzione con ricadute positive sui ragazzi e più in generale sulla nostra comunità.»

Soddisfazione per questa nuova candidatura è stata espressa dal sindaco, Pietro Morittu: «Prosegue, incessante, l’attività di partecipazione ai bandi del PNRR, commenta il Primo cittadino, e quindi di potenziamento delle infrastrutture comunali a partire dalle scuole, sulle quali come Amministrazione stiamo fortemente investendo allo scopo di migliorare l’offerta educativa per i nostri giovani. Nella consapevolezza che investire sulla formazione delle nuove generazioni oggi, equivale ad erigere le basi sulle quali si fonderà la società del domani».

Il riavvio della fonderia che ha sfornato le prime placche di alluminio, è un segnale di speranza per il rilancio della produzione allo stabilimento della Sider Alloys di Portovesme.

«Dopo dieci anni dalla chiusura dello stabilimento ex Alcoadice Eros Brega, responsabile delle Relazioni Industriali dello stabilimento Sider Alloys di Portovesme -, una parte della fabbrica, la fonderia, ha ripreso la sua attività produttiva. Inizialmente la produzione si attesta sulle 2-3mila tonnellate, ma la sua capacità produttiva aumenterà sino a circa 200mila tonnellate all’anno. Va anche sottolineato che il revamping delle celle elettrolitiche, fulcro vitale della produzione, prosegue ininterrottamente.»

«Per quanto attiene la forza lavoro, attualmente i lavoratori diretti sono 106, ai qualiprosegue Eros Bregasono da aggiungere i lavoratori delle ditte esterne, per un totale di 204 lavoratori che operano all’interno dello stabilimento. Ora possiamo veramente affermare che il Polo industriale dell’alluminio di Portovesme è una realtà da cui non si può prescindere e, soprattutto, per quanto attiene il territorio, le prospettive di una ricaduta importante diventeranno una certezza.»

«Un sentito ringraziamento va ai lavoratori che hanno sempre creduto nella ripresa produttiva ed anche al sindacato che non ha mai mancato di sostenere i lavoratori in tutti questi anni conclude Eros Brega –. Dobbiamo proseguire nel lavoro intrapreso, con il supporto di tutti, la Sider Alloys è viva e vegeta ma non bisogna abbassare la guardia.»
Armando Cusa