24 June, 2026

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L’acqua destinata al consumo umano in via Catalani e nelle restanti vie del Distretto 2 Monte Cresia, a Iglesias, è nuovamente potabile. Lo ha annunciato il sindaco, Mauro Usai.

«In seguito alla nota della A.T.S. Sardegna (Azienda Tutela Salute), Dipartimento di Prevenzione Zona Sud– Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione, ASSL Carbonia, del 19/10/2020, avente ad oggetto “Giudizio di idoneità d’uso acque destinate al consumo umano – Revoca ordinanza non potabilità”, assunta al Protocollo Generale del Comune di Iglesias al n. 37031 in data 19/10/2020, nella quale si evidenzia come le analisi effettuate su un campione d’acqua prelevato in data 13/10/2020 dal gestore Abbanoa nel Comune di Iglesias, presso Via Catalani 20 siano risultate conformi agli standard di qualità previsti dal D. Lgs.vo 31/2001, considerato che a seguito di tali risultanze, nella nota di cui sopra è stato espresso un giudizio di idoneità dell’acqua destinata al consumo umano; l’acqua in distribuzione nella Via Catalani e nelle altre Vie del Distretto 2 Monte Cresia sotto elencate, è idonea al consumo umano.»

Elenco vie interessate – Distretto 2 Monte Cresia

▪️Via Alfredo Catalani,
▪️Via Amilcare Ponchielli,
▪️Via Antonio Canepa,
▪️Via Antonio Vivaldi,
▪️Via Arborea,
▪️Via Arrigo Boito,
▪️Via Belgio,
▪️Via Buon Cammino,
▪️Via Campidano,
▪️Via Claudio Monteverdi,
▪️Via Domenico Cimarosa,
▪️Via Domenico Scarlatti,
▪️Via Enea Marras,
▪️Via Ennio Porrino,
▪️Via Eva Mameli Calvino,
▪️Via Francesco Cilea,
▪️Via Francia,
▪️Via Gaetano Donizetti,
▪️Via Giacomo Puccini,
▪️Via Gioachino Rossini,
▪️Via Giovanni Antonio Pintus,
▪️Via Giovanni Battista Pergolesi,
▪️Via Giovanni Battista Viotti,
▪️Via Giovanni Pierluigi da Palestrina,
▪️Via Giuseppe Pietri,
▪️Via Grazia Deledda,
▪️Via Lao Silesu,
▪️Via Marco Tangheroni,
▪️Via Maria Montessori,
▪️Via Monteponi,
▪️Via Niccolo’ Paganini,
▪️Piazza Monsignor Enea Selis,
▪️Via Roberto Cattaneo,
▪️Via Ruggero Leoncavallo,
▪️Via Sant’Antioco,
▪️Via Saverio Mercadante,
▪️Via Svezia,
▪️Via Tenente Alessandro Maccio’,
▪️Via Trexenta,
▪️Via Ungheria,
▪️Via Villamarini,
▪️Via Vincenzo Bellini,
▪️Via Zardin,
▪️Viale Aligi Sassu,
▪️Vicolo 1° Trexenta,
▪️Vicolo 2° Trexenta,
▪️Vicolo Danimarca,
▪️Vicolo Domenico Scarlatti,
▪️Vicolo Francia,
▪️Vicolo Primo Vergine Maria,
▪️Vicolo Primo Zardin,
▪️Vicolo Quarto Vergine Maria,
▪️Vicolo Secondo Vergine Maria,
▪️Vicolo Terzo Vergine Maria,
▪️Vicolo Zardin.

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La sindaca di Sestu, Paola Secci, ha firmato un’ordinanza che prevede una serie di provvedimenti straordinari per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

«Care concittadine e cari concittadini – ha esordito Paola Secci in un post pubblicato nella pagina Facebook istituzionale -, oggi in tarda mattinata l’ATS mi ha presentato una situazione in netta evoluzione in merito all’emergenza sanitaria di Covid-19 nel territorio di Sestu.
Riunito il Centro Operativo Comunale, ho deciso di ordinare Ordinanza-n.149_19.10.2020 con decorrenza dal 20 ottobre 2020 e sino al 29 ottobre 2020 compreso:
– la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche in presenza nelle scuole comunali di ogni ordine e grado, pubbliche e private;
– la sospensione in tutto il territorio comunale delle attività sportive comprese palestre, piscine, centri sportivi, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi per ragazzi, pubblici e privati;
– la sospensione in tutto il territorio comunale di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati;
– la sospensione in tutto il territorio comunale di tutti gli eventi e attività culturali, di spettacolo e d’intrattenimento, in luoghi pubblici e privati;
– la chiusura al pubblico delle aree giochi di parchi e piazze;
– la chiusura al pubblico della biblioteca comunale.
In caso di mancata ottemperanza della presente ordinanza sono previste le sanzioni stabilite dai decreti ministeriali.
Sono arrivata a prendere questa importante e difficile decisione per garantire la salute della popolazione, consapevole dell’urgenza di arginare il numero di contagi e di evitare in futuro ulteriori misure restrittive più drastiche che avrebbero forti ripercussioni sociali ed economiche.
Secondo i dati ufficiali condivisi dalle autorità sanitarie le persone risultate positive sono 37, di cui 4 ricoverate in ospedale, a cui si aggiungono 21 persone in quarantena cautelare.
È stata disposta un’unità mobile sul territorio per effettuare i tamponi sui ragazzi delle scuole: si inizia dalle classi quinte elementari e dalle terze medie
L’attenzione rimane massima e l’evolversi dell’emergenza è costantemente monitorato dalle autorità sanitarie, in continuo contatto diretto con l’amministrazione comunale.
Il mio invito, nonostante la comprensibile preoccupazione, è di non farci prendere dal panico, attenendoci ai dati e alle comunicazioni ufficiali e non alle voci che circolano, spesso inattendibili e allarmistiche – ha concluso Paola Secci -.
Mi impegno a continuare a tenervi aggiornati passo passo sulla situazione.»

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Tornano nel Sulcis Iglesiente gli appuntamenti con Spazi di Frontiera, il festival organizzato da Cernita Teatro e Gruppo Teatro Albeschida. 
Il festival, diretto da Monica Porcedda, ha preso il via lo scorso giugno con incontri e performance attorno al tema della salute mentale e della salute nel suo complesso: un tema più che mai attuale in un momento come questo, in cui dobbiamo confrontarci con riflessioni e limiti che hanno cambiato le nostre vite, la percezione di noi stessi, la relazione con il mondo. Una visione universale calata però nella dimensione comunitaria di una realtà, quella del Sulcis Iglesiente, caratterizzata da un forte disagio socio-economico ed un alto tasso di dispersione scolastica e di disoccupazione giovanile. E’ qui dunque che si è concentrata l’azione di Cernita Teatro, nata nel 2009, con l’obiettivo di promuovere azioni di teatro sociale, e del Gruppo Teatro Albeschida, nato nel 2000 nel Centro Diurno di Salute mentale dell’Assl 7 Carbonia. “Spazi di frontiera” è l’ultimo progetto condiviso dalle due realtà. 
Il programma è iniziato sabato 17 ottobre, a Bacu Abis, nel cortile ex scuola elementare con “Vorrei essere libero come…”, spettacolo diretto da Monica Porcedda  per Cernita Teatro e Gruppo Teatro Albeschida (in replica il giorno dopo alle 16.30, a Iglesias, nella chiesa di San Salvatore). Di seguito andrà in scena Il Crogiuolo teatro con “Memorie dal sottosuolo” di Giorgio Todde, con Rita Atzeri e la violinista Barbara Sirigu. 
Fino a giovedì 22 ottobre Cernita e Albeschida terranno i laboratori teatrali Cantieri Creativi che saranno ospitati tra Bacu Abis, Fluminimaggore, San Gavino e Sanluri. 
Sabato 24 ottobre, alle 16.00, alla Tonnara Su Pranu di Portoscuso andrà in scena il Crogiuolo con “La capretta di Maria”, testo e regia di Rita Atzeri con Marta Gessa, Antonio Luciano, Daniela Vitellaro e la danzatrice Giulia Cannas, e a seguire il laboratorio per ragazzi ispirato a Maria Lai con Marco Nateri. 
Alle 17.00, al Teatro di Bacu Abis, “Madame La Thèrapie” con Albeschida. 
Il festival Spazi di Frontiera si chiuderà domenica 25 ottobre: alle 18.00, a Bacu Abis, gli attori dello spazio Lab saranno protagonisti di “Chaos parte terza”, per la regia di Monica Porcedda. 
Nel rispetto delle misure di contenimento del Covid-19 l’ingresso agli eventi potrà avvenire solo su prenotazione ai numeri 3897673106 – 3393380375
Il Festival è realizzato in collaborazione con l’Assessorato della Pubblica Istruzione e Beni Culturali della Regione Sardegna, l’ATS – Azienda per la Tutela della Salute in Sardegna, la Fondazione di Sardegna, i Comuni di Carbonia, Portoscuso, Iglesias, Fluminimaggiore, San Gavino Monreale e Sanluri e con il supporto del Coordinamento delle Associazioni di Bacu Abis, Anpi Carbonia, Rete Unitaria Antifascista del Sulcis Iglesiente, Primavera Resistente – Sulcis Iglesiente, Asce – Associazione sarda contro l’emarginazione.

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Il comune di Sant’Antioco ha pubblicato tre distinti bandi con l’obiettivo di sanare situazioni pregresse nell’ambito del PIP (Piano Insediamenti Produttivi), e assegnare nuovi lotti per ridare impulso all’attività di impresa cittadina. Nello specifico:

– Bando n. 1/2020 per l’assegnazione delle aree nel Piano per gli Insediamenti Produttivi (P.I.P.) in località “Su Girili de Gion Pau” riservato alla categoria dei “proprietari espropriati o espropriandi” che siano contestualmente proprietari di almeno il 30% di lotti edificabili”. Tutta la documentazione è rintracciabile al link: https://www.comune.santantioco.ca.it/articolo/bando-n-12020-lassegnazione-delle-aree-nel-piano-gli-insediamenti-produttivi-pip

– “Bando n. 2/2020 per l’assegnazione delle aree nel Piano per gli Insediamenti Produttivi (P.I.P.) in località “Su Girili de Gion Pau” – Bando generale per tutte le categorie ammissibili”. Tutta la documentazione è rintracciabile al link: https://www.comune.santantioco.ca.it/articolo/bando-n-22020-lassegnazione-delle-aree-nel-piano-gli-insediamenti-produttivi-pip

– “Bando n. 3/2020 per il consolidamento del diritto di superficie o di proprietà vincolata, già concessi e per la trasformazione del regime giuridico in piena proprietà nel Piano per gli Insediamenti Produttivi (P.I.P.) in località “Su Girili de Gion Pau”. Tutta la documentazione è rintracciabile al link: https://www.comune.santantioco.ca.it/articolo/bando-n-32020-consolidamento-del-diritto-superficie-proprieta-vincolata-gia-concessi

«L’Amministrazione comunale ha fatto un lungo e corposo lavorocommenta l’assessore dell’Urbanistica Francesco Garauper la risoluzione di un problema che andava avanti da anni. Basti pensare al fatto che il piano della zona PIP era ormai decaduto: si è quindi trattato di predisporre un programma per la riapprovazione del piano PIP, cui sono seguiti questi tre bandi, con i quali riusciamo a sistemare le situazioni poco chiare esistenti e mai risolte. Ma non solo, perché ci sono anche nuove opportunità di crescita e sviluppo: le aziende che ne hanno diritto, esistenti o di nuova formazione, possono richiedere nuove aree nell’ambito della zona prevista in ampliamento. Infine, gli assegnatari che posseggono i titoli potranno istruire l’istanza che gli permetterà di trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà.»

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La consigliera regionale e segretaria della commissione Sanità e Politiche sociali del Movimento Cinque Stelle, Carla Cuccu, ha presentato un’interrogazione al governatore, Christian Solinas, e all’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, sulla chiusura alle visite dei parenti agli ospiti delle Rsa.

«A mio modo di vedere – ha sottolineato Carla Cuccu – ritengo questa misura eccessiva visto e considerato che alcune Rsa, già dopo la riapertura alle visite, si erano dotate di tutti gli strumenti necessari, tra cui gli igienizzanti per le mani, il termoscanner per la misurazione della temperatura, l’installazione di barriere in plexiglass e l’uso della mascherina, per garantire il colloquio tra ospite e parenti in totale sicurezza».

Una situazione che riguarda anche il Sud Sardegna«Molte persone – ha concluso Carla Cuccu – mi hanno segnalato tutto il loro disagio e disappuntoAuspico che questa decisione venga rivista al più presto per non creare una sorta di muro divisorio tra gli ospiti e i loro familiari».

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Stamane ha preso avvio la demolizione di alcuni torrini raccogli acque nel territorio di San Giovanni Suergiu, nei medaus di Is Gannaus, Piscinnì, Is Imperas e Is Loccis Diana. Da tempo inutilizzati e divenuti pericolosi per la loro instabilità strutturale, questi torrini sono diventati, negli anni, un costante pericolo perché prossimi alle abitazioni.

«Con un finanziamento di circa 40mila euro spiega l’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Pinna abbiamo programmato l’intervento di demolizione e smaltimento dei 4 torrini; un’azione che gli abitanti chiedevano da alcuni anni vista la continua caduta di calcinacci e mattoni.»

«Si pone fine a un capitolo indecoroso del nostro Comunestigmatizza il sindaco Elvira Usaicioè anni di trascuratezza e disimpegno che hanno messo a rischio l’incolumità degli abitanti di quella porzione di territorio. I medaus e le campagne sono il paesaggio naturale di San Giovanni Suergiu, quindi meritano di essere sicuri e curati.»

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Con le favorevoli condizioni meteomarine, sono ripresi gli sbarchi di migranti sulle coste del Sulcis. La notte scorsa, intorno all’1.00, al largo di Capo Teulada, un pattugliatore della Guardia di Finanza ha rintracciato un barchino con 8 migranti a bordo, tutti adulti, verosimilmente algerini. Soccorsi e trasportati al porticciolo di Sant’Antioco, dopo l’identificazione, sono stati trasferiti al Centro di prima accoglienza di Monastir, scortati dai carabinieri della stazione di Giba.
Questo pomeriggio sono stati rintracciati 9 clandestini a Porto Pino, in località Corrumanciu, Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Tratalias. Identificati, sono stati trasferiti al Centro di prima accoglienza di Monastir.

  

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https://www.facebook.com/giampaolo.cirronis/videos/10224266278872564

Tre partite, una vittoria convincente nel derby d’esordio con la Torres, 2 a 0, e due pareggi esterni, sui campi del Lanusei e del Team Nuova Florida, con l’identico punteggio di 1 a 1. La quarta partita prevista dal calendario per la terza giornata, rinviata per l’emergenza sanitaria che ha investito la formazione campana della Gladiator di Santa Maria Capua Vetere.
L’impatto del Carbonia con la realtà del nuovo campionato di serie D è positivo, lo dicono i numeri, e la squadra biancoblù sta creando un clima di grande fiducia e ottimismo in tutto l’ambiente, nonostante i condizionamenti che arrivano dall’emergenza sanitaria che non ha ancora consentito lo svolgimento di una partita alla presenza del pubblico dei tifosi sulla tribuna dello stadio Comunale “Carlo Zoboli”. Salvo sorprese, al momento da escludere, il primo impatto tra squadra e tifosi ci sarà domenica 25 ottobre, in occasione della partita con il Savoia e tre giorni dopo dovrebbe esserci il bis con il recupero della partita con la Gladiator.
Stamane abbiamo intervistato il nuovo tecnico biancoblù, Marco Mariotti, “comandante” della nuova “nave biancoblù” che, domenica dopo domenica, sta iniziando ad orientarsi nel grande ed affascinante “mare della serie D”.

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Da oggi, lunedì 19 ottobre 2020, la Sanità del Sulcis Iglesiente è acefala. Ha perso la testa per strada, nell’accidentato percorso del Covid. Il Commissario-Direttore Generale si è dimesso e della Direzione Sanitaria si perdono le tracce.
Si può obiettare: «…ci sono sempre i Medici ed il personale Infermieristico ed Amministrativo…». No.
Non è così. Oggi il potere decisionale è concentrato in pochissime teste. E’ detenuto solo dai Direttori Generale e Sanitario. I Primari dei reparti ospedalieri non contano nulla. Il loro parere non è vincolante. Sono soltanto nella condizione di ricevere ordini ed eseguirli, in uno stato di obbedienza assoluta, contro la pena di procedimenti disciplinari per disobbedienza e sospensione dal ruolo di Primario alla fine dei 5 anni di incarico.
Prima non era così. I Primari venivano nominati in virtù di un’idoneità nazionale conseguita a Roma, dopo un durissimo concorso, basato sul merito e la preparazione, condotto sotto il controllo dei Carabinieri della Giudiziaria. Poi potevano essere assunti come Primari con contratto a tempo indeterminato; pertanto, erano difficilmente condizionabili dal potente di turno. Il Presidente dell’Ospedale, prima di deliberare, chiedeva il parere del Consiglio dei Sanitari. Questo era formato dai Primari e i rappresentanti degli Aiuti e degli Infermieri. Il parere del Consiglio dei sanitari era vincolante in materia organizzativa, di organico e di dotazione strumentale diagnostico terapeutica.
Oggi il Consiglio dei sanitari non ha alcun valore, pertanto, non può sopperire alla mancanza del Direttore generale.
Fino al 1978, il Presidente dell’Ospedale era anche Sindaco della città e rispondeva delle sue deliberazioni al Consiglio comunale. Immaginiamo cosa sarebbe successo allora se all’improvviso il Presidente avesse deciso, sentito il Consiglio comunale, di ridurre la Radiologia di 4 Radiologi specialisti, la Cardiologia di 3 Cardiologi, la Traumatologia di 3 Traumatologi, la Dialisi di 2 Nefrologi e la città di due Ospedali. Come minimo, avrebbe perso le elezioni. Oggi no. Il parere dei cittadini, il cui voto influenzava anche la gestione della Sanità pubblica territoriale, oggi non ha alcun peso.
Fino al 1978, i consiglieri comunali erano la “cinghia di trasmissione” tra i Cittadini ed il Presidente dell’Ospedale. Questa era l’organizzazione data alla Sanità pubblica dall’Alto Commissariato per l’Igiene e Sanità nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In quei tempi, non esisteva ancora il ministero della Sanità. Tale organizzazione venne perfezionata dalla Legge di Riforma Mariotti N° 128 del 1969.
Oggi, intorno al Direttore generale della ASL (o Commissario) e il Direttore sanitario, c’è il nulla decisionale, e i Sindaci non hanno alcun canale per incidere realmente sulla Gestione della Sanità territoriale. Hanno l’unica opzione di riunirsi nel Consiglio di Distretto per esprimere un loro parere, ma questo non vincola nessuno e cade nel nulla. Lo stesso trattamento è riservato ai cittadini i quali, privati dei loro rappresentanti nella ASL, non hanno il referente politico locale a cui rivolgersi.
Eppure dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla Riforma Mariotti del 1969, il dibattito sull’assistenza sanitaria non si era mai interrotto. Anzi, era diventato centrale in tutti i partiti politici in Parlamento. Eravamo ancora ai tempi delle epidemie di Difterite, Morbillo, Pertosse, e della terribile Poliomielite. Allora la gente, a 60 anni d’età, era già vecchissima e moriva per aver consumato l’aspettativa di vita del tempo.
Nacque un’utopia: «Lo Stato deve dare l’assistenza sanitaria a tutti indistintamente dalla culla alla tomba». C’era da realizzare l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti […]. La Legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della Persona umana».
Era evidente che, per realizzare un programma così intenso, non si potevano lasciare le redini della Sanità ad un gruppetto di oligarchi capaci di perpetuarsi, anche senza consenso, con tecniche autoreferenziali.
Tutte le parti politiche furono concordi nello stabilire che la gestione della Sanità pubblica dovesse avvenire col metodo democratico della “Partecipazione” dei cittadini tramite i loro delegati. I delegati naturali dei cittadini sono i Sindaci e i Consigli comunali. Così venne votata la più grande Riforma del Dopoguerra: la legge 833/78.
Fu la Riforma più ampia, capillare e radicale, mai varata in tutto il mondo occidentale in fatto di sanità. In essa, all’articolo 15, si disponeva che l’Amministrazione delle ASL, venisse affidata ad un Presidente, coadiuvato da un Direttore amministrativo e Sanitario, e fosse sotto il controllo del “Comitato di gestione”. Questo era composto fra gli eletti dei Consigli comunali del territorio competenti in materia sanitaria ed amministrativa.
Se in quei tempi fosse accaduta la disgregazione della dirigenza della ASL, come è avvenuto oggi, il Comitato di gestione avrebbe preso immediatamente le redini mantenendo il controllo del Sistema sanitario. La catena di raccordo che univa i cittadini al vertice della Sanità non si sarebbe interrotta, e le istanze popolari sarebbero state recepite sempre.
Oggi le istanze popolari, con la nuova organizzazione sanitaria, sono inefficaci, perché non hanno un referente.
La ridottissima dirigenza delle ASL fa riferimento ad un’altra ridottissima oligarchia regionale che si chiama ATS (Azienda Tutela Salute). E’ formata dal Direttore generale regionale, il Direttore sanitario, e il Direttore amministrativo. In tutto fanno 3 teste e 6 occhi. E’ evidente che l’“uomo solo al comando” è insufficiente per un tema così complesso.
Come si è arrivati a questo?
Il primo ad intaccare la Legge 833/78 fu il ministro Carlo Donat Cattin. Egli trovava che l’esistenza dell’“Assemblea generale” di tutti i Comuni, che doveva eleggere il Comitato di gestione, fosse un fardello eccessivo per la ASL e nel 1987 la eliminò. Rimasero però in piedi i “Comitati di gestione” che affiancavano il Presidente nell’allestire il programma sanitario e ne controllavano sia la realizzazione che la qualità percepita.
Successivamente nel 1992-93, negli anni della grande crisi politica e la fine dei grandi partiti, i Presidenti vennero sostituiti dai “Manager”, ma il “Comitati di gestione” rimasero in piedi. In quegli anni la Sanità funzionava oltremodo bene. Poi nel 1999, con la riforma Bindi, avvenne l’“aziendalizzazione” delle ASL. Fu il momento in cui vennero soppressi i Comitati di gestione e le ASL rimasero nelle mani dei Manager. La catena di trasmissione fra i cittadini e la dirigenza della ASL si era interrotta. Da allora i metodi di gestione ebbero un carattere puramente “aziendalistico”, cioè erano equiparati a quelli delle aziende private che, come si sa, hanno un fine: il bilancio deve chiudersi positivamente con un profitto economico, o col pareggio. La Sanità pubblica stava assumendo le connotazioni del “prodotto commerciale”.
Purtroppo, il pareggio di bilancio può, in certi casi, per necessità, essere raggiunto sacrificando l’interesse del lavoratore.
Per trasformare le prestazioni sanitarie in un prodotto commerciale aziendale, vennero adottati i “DRG”. Questi sono un sistema di valutazione economica che adottano le assicurazioni americane per quantificare il costo delle prestazioni sanitarie ottenute dai loro clienti.
Da quel momento, vennero tenuti corsi di gestione anche per i medici ospedalieri al fine di addestrarli al nuovo percorso privatistico della Sanità. Una delle prime cose che vennero insegnate fu che la parola “paziente” andava sostituita col termine “cliente”. Cioè il paziente diventava un generatore di profitto tramite l’incasso del DRG.
Ne derivò che le ASL anziché produrre le prestazioni sanitarie potevano anche comprarle da un altro Ospedale o da una Clinica privata, e poi passarle agli assistiti. Naturalmente bisognava che l’assistito dovesse abituarsi a mettersi in viaggio e portare il suo corpo malato in altri Ospedali, ai quali il proprio Ospedale l’aveva ceduto.
Lo scopo era: garantire l’assistenza tramite altri, pagarla con i fondi del proprio bilancio secondo il valore del DRG, per poi coprire il debito con il risparmio ottenuto, diminuendo il numero dei propri dipendenti, dei propri reparti, e dei propri Ospedali.
E’ sotto gli occhi di tutti il fallimento di questo metodo aziendalistico di gestione della Sanità pubblica. L’epidemia di Covid è oggi un test di prova inesorabile. Sono stati falliti due obiettivi fondamentali:
1°- Il bilancio è andato in negativo come non mai. La nostra ASL si è indebitata per i troppi DRG pagati ad Ospedali e Cliniche private cagliaritane. Per risparmiare, ha ulteriormente chiuso posti letto ospedalieri e non ha mai aperto i posti letto delle “Case della Salute” previste per il territorio.
2°- L’insoddisfazione dei cittadini è massima. Ormai essi ricorrono alla “mobilità passiva”, abbandonando gli Ospedali del luogo, impoveriti da questo genere di gestione, per altri.

Se fossero esistiti i “Comitati di gestione” previsti dalla 833/78, un fatto così grave, antieconomico e antidemocratico, non sarebbe mai avvenuto.
Oggi, in tempo di Pandemia, il Covid è diventato un’utile coperta per nascondere il fallimento dell’“Aziendalizzazione” delle ASL. Tutto ciò che stiamo provando: l’ impossibilità ad accedere liberamente agli Ospedali, la scarsa assistenza per le usuali patologie, l’atteggiamento respingente alle porte dell’Ospedale e al suo interno, passano come effetto del virus. In realtà, si tratta di una situazione che precede la Pandemia e che oggi è peggiorata.
A questo degrado organizzativo, maturato negli ultimi 20 anni, oggi si sta associando un decadimento della solidarietà pubblica. Il fenomeno più vistoso è la tendenza di suddividere la popolazione che ha diritto all’assistenza sanitaria in sottogruppi. Quello degli anziani è preso di mira per la sua intrinseca fragilità e sta maturando l’idea malsana che si debba lasciare al virus la funzione di selezionare i più forti dai più deboli. In assenza di una forte guida morale pubblica, si sta aprendo la strada a teorie sociali neodarwiniste. E’ l’effetto del diffuso oblio della cultura democratica per cui la cura della “Persona umana” è un diritto costituzionale ed il riconoscimento che “la salute è un diritto fondamentale dell’individuo”.
Se fosse ancora presente il controllo democratico e popolare delle ASL tramite i Sindaci, questo decadimento assistenziale, e anche morale, non sarebbe così vivido.

Mario Marroccu

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Sono 159 i nuovi casi di positività al Covid-19 accertati nelle ultime 24 ore in Sardegna, 2.306 i tamponi eseguiti. Salgono a 6.255 i casi di positività dall’inizio dell’emergenza. Dei 159 nuovi casi, 116 rilevati attraverso attività di screening e 43 da sospetto diagnostico. Non si registrano nuove vittime, in tutto 174.
In totale sono stati eseguiti 231.011 tamponi. Sono 210 i pazienti attualmente ricoverati in ospedale in reparti non intensivi (+2 rispetto al dato di ieri), 33 (+4) i pazienti in terapia intensiva. Le persone in isolamento domiciliare sono 3.259. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 2.533 (+45) pazienti guariti, più altri 46 guariti clinicamente.
Sul territorio, dei 6.255 casi positivi complessivamente accertati, 1044 (+46) sono stati rilevati nella Città Metropolitana di Cagliari, 896 (+32) nel Sud Sardegna, 486 (+2) a Oristano, 932 (+23) a Nuoro, 2.897 (+56) a Sassari.