16 August, 2026

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E’ stato pubblicato questa sera il nuovo decreto annunciato ieri sera dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, contenente nuove misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19.

Alleghiamo il testo integrale sia in formato pdf sia in formato jpg e l’elenco definitivo delle attività essenziali che restano aperte, sia in formato pdf sia in formato jpg.

dpcm 22 marzo 2020.pdf.

All. 1.pdf.

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Niente è semplice, al tempo del Coronavirus, meno che mai l’attività degli autotrasportatori e degli autisti che quotidianamente, spesso in silenzio, montano sugli autocarri e partono, non senza timore, per la loro preziosa missione, quella di garantire il funzionamento dell’intera catena logistica e distributiva in Italia e nella nostra isola.

«Vogliamo ringraziare l’Autotrasporto merci, che pur in difficoltà continua ad offrire il servizio essenziale di approvvigionamento dei beni, siano essi primari come quelli della filiera agroalimentare, dei farmaci, dei rifornimenti ospedalieri, siano essi necessari a sostenere l’intera popolazione in questo momento di emergenza estrema in tutto il Paese», afferma Valentina Codonesu, responsabile regionale CNA FITA, l’Unione dei Trasporti che monitora le attività delle imprese del comparto anche in questa emergenza Covid-19.

Numerose le crescenti criticità per gli autotrasportatori e per i loro autisti riscontrate dall’Associazione da quando ha avuto inizio l’incubo Coronavirus.

Tra queste: il blocco dell’attività per alcune tipologie di trasporto, legate a beni o attività sospese dai provvedimenti governativi; il caos nei porti e le difficoltà organizzative dei viaggi e degli imbarchi, prima del chiarimento sulla libera circolazione delle merci richiesto e ottenuto da CNA FITA alle ordinanze del presidente Christian Solinas n. 4 e 9/2020, nonché derivanti dalla riduzione delle tratte marittime passeggeri-merci; la difficoltà a trovare aree di servizio aperte, spazi di sosta dove potersi rifocillare e addirittura dove poter espletare i propri bisogni fisiologici lungo strade e autostrade, a seguito delle restrizioni governative sull’apertura delle attività di bar e ristorazione; i blocchi e rallentamenti da incubo lungo frontiera (es. Austria, Slovenia); le attese interminabili e pregiudizievoli nelle aziende committenti per carico e scarico delle merci; il rallentamento delle attività pubbliche funzionali allo svolgimento dell’attività di autotrasporto su strada (Motorizzazioni, CCIAA); la necessità di maggiori garanzie e sicurezze contro il rischio di contagio, tra cui quelle riguardanti la necessaria distanza sociale, nonché il reperimento di mascherine FPP2/3 – tutt’ora merce rara – come obbligatoriamente richiesto da alcuni depositi di smistamento delle merci.

A quest’ultimo proposito è stato finalmente emanato dal MIT nella serata di venerdì 20 marzo, il “Protocollo condiviso di regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid-19 nel settore del trasporto e della logistica”, un testo sollecitato da settimane da CNA FITA a tutela della sicurezza dei tanti autotrasportatori impegnati in prima linea a far andare avanti il Paese in questa emergenza. Il testo è stato condiviso dal ministro Paola De Micheli e le associazioni di committenti, del Trasporto e della Logistica, e dei Sindacati dei Lavoratori.

«Rappresentiamo uomini e donne coraggiosi, che rischiano in prima linea per garantire i servizi minimi e supportare i bisogni di aziende, famiglie e cittadini. Per questo è imprescindibile il senso di responsabilità e il rispetto delle norme di sicurezza da parte dell’intera filiera del Trasporto e della Logistica a tutela degli autistiafferma Franco Pinna, presidente regionale e vicepresidente nazionale CNA FITA –. Ci impegneremo perché gli sforzi di questa categoria non vengano dimenticati dai Governi e dalle Istituzioni nei futuri provvedimenti che dovranno sostenere la ripresa economica.»

 

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«Sono finalmente in Sardegna i lavoratori sardi che da alcuni giorni si trovavano in Corsica in attesa di ricongiungersi con le loro famiglie. Desidero perciò esprimere il più vivo apprezzamento e la mia riconoscenza nei confronti del presidente della Corsica Gilles Simeoni e del responsabile delle Relazioni Istituzionali della Regione francese e dei rapporti Sardegna-Corsica, Denis Luciani per aver lavorato incessantemente – in una situazione complessa e di oggettiva difficoltà – per creare le condizioni per il rientro a casa dei nostri concittadini. »

Lo ha detto questa sera il presidente della Regione, Christian Solinas.

«La collaborazione tra le strutture della Regione e la Corsica ha rafforzato ancora più la reciproca solidarietà e i comuni ideali e valori di amicizia tra i popoli, ancor più in questa situazione di emergenza», ha concluso Christian Solinas commentando il rientro in Sardegna dei lavoratori sardi appena sbarcati a Porto Torres.

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Una vera e propria eccellenza: questa è Malattie infettive, la struttura dell’Aou di Sassari in prima linea nella lotta al Covid-19. È la precisazione dell’Aou di Sassari che tiene a rimarcare come la struttura, situata nella palazzina a valle di viale San Pietro, non è al collasso, come riportato oggi da alcuni organi di stampa.

Dall’avvio dell’emergenza l’équipe guidata dal professor Sergio Babudieri è stata arricchita da 4 medici, 19 infermieri esperti, provenienti da altri reparti, e 9 operatori socio assistenziali.

E se questa è la prima dotazione, in questa fase iniziale dell’emergenza, un ulteriore apporto di personale è previsto, anche in considerazione del progressivo accorpamento degli altri reparti dell’Azienda.

«C’è un livello di assistenza che non ha egualiafferma il responsabile delle Professioni sanitarie, Piero Bullainoltre, abbiamo in Azienda richieste numerose da parte del personale infermieristico di andare a lavorare in Malattie infettive. Si tratta di domande che sono in corso di valutazione, anche perché è necessario, comunque, tenere aperti anche altri reparti».

Il personale, al momento, lavora in turni di 12 ore. E la spiegazione la fornisce ancora una volta il responsabile delle Professioni sanitarie: «Una scelta assolutamente concordataspiegae fatta anche con l’obiettivo, al momento, di lavorare in gruppi numerosi. Una strategia che consente così di addestrare al meglio il personale nuovo e non lasciarlo da solo in condizioni di criticità». Il personale di ruolo, infatti, già da tempo si addestra a questo tipo di emergenze ed è in grado di trasmettere ai nuovi arrivi le dovute conoscenze per operare in questo tipo di situazioni.»

La struttura di Malattie infettive ha destinato all’emergenza due piani dei tre disponibili nella palazzina (al piano terra c’è il laboratorio di Microbiologia e Virologia e al primo sottopiano aule e ambulatori). In questi due piani sono disponibili 40 posti letto, tra stanze ordinarie e stanze singole e doppie in “alto contenimento”, dotate di strumentazioni tecnologiche come video e telecamere che consentono al personale sanitario di monitorare e comunicare con il paziente. Attualmente sono 33 i posti letto occupati.

Al primo piano, dove sono presenti gli studi medici e sono stati spostati i locali di vestizione e svestizione, è già prevista l’apertura di ulteriori posti letto.

Intanto, come da piano regionale delle emergenze che a Sassari prevede 68 posti Covid+, oltre ai 40 più 2 di primo soccorso di Malattie infettive sono disponibili, gli 8 posti subintensivi più i 20 di degenza ordinaria della Pneumologia. A questi si aggiungono gli 8 posti di terapia intensiva della Rianimazione di viale San Pietro.

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«Una struttura sanitaria che ha una capacità di 40 posti letto e 3 posti in terapia sub intensiva, e nella quale sono impiegati 37 medici e infermieri militari.»

Lo rende noto il sottosegretario della Difesa, Giulio Calvisi, con delega alla sanità militare.

«Quest’ultima opera realizzata dal personale della Difesa, così come quella inaugurata lo scorso venerdì a Cremona, conferma lo straordinario impegno del personale militare nella gestione di un’emergenza senza precedenti dal secondo dopoguerra – aggiunge Giulio Calvisi –. La Difesa, attraverso la sua sanità militare, è in prima linea nel contrasto all’emergenza del Coronavirus fin dal rimpatrio dei nostri concittadini da Wuhan, avvenuto lo scorso gennaio. Sin dai primi giorni, diversi team del personale sanitario della Sanità militare sono stati inviati nelle aree più critiche, a sostegno dei colleghi del Servizio Sanitario Nazionale. I medici militari hanno supportato i loro colleghi dell’ospedale Maggiore di Lodi, i presidi di medicina generale nel Lodigiano, l’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo (Bergamo), la Medicina territoriale di Bergamo, l’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, l’Ospedale di Piario, l’ospedale Niguarda di Milano, la casa di riposo del comune di Cingoli (Macerata»

Al supporto alle strutture del Servizio Sanitario pubblico si aggiungono strutture realizzate ad hoc, come quella presso il Centro Sportivo Olimpico dell’Esercito a Roma e quella realizzata a Milano nell’ex Ospedale Militare a Baggio.

A giorni sarà, inoltre, operativa presso gli ospedali di Sassari e di Olbia una squadra di medici della Sanità Militare dell’Esercito Italiano che lavorerà in collaborazione con il personale sanitario militare della Brigata Sassari e di altri medici già presenti attualmente in Sardegna.

Al dispiegamento di forze della sanità militare già al lavoro, si aggiungerà l’assunzione straordinaria di 120 medici e 200 infermieri militari che saranno prossimamente destinati in tutto il territorio nazionale.

Il ruolo importante che la Difesa sta svolgendo nel fronteggiare la crisi della pandemia, coinvolge tutte le sue risorse e le sue strutture, a tutti i livelli. Nello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze si è avviata la produzione di 2.000 litri al giorno di disinfettanti che saranno distribuiti in tutto il Paese.

Altrettanto importante è il contributo alla produzione di dispositivi per le esigenze delle sale di terapia intensiva e sub intensiva a livello nazionale.

Inoltre, aerei, elicotteri ed equipaggi dell’Aeronautica e della Marina Militare sono mobilitati e sempre operativi per effettuare il trasporto di pazienti in bio-contenimento e di materiale sanitario, come avvenuto proprio ieri notte con un C-130 dell’Aeronautica proveniente da Dusseldorf e atterrato a Orio al Serio, con a bordo 16 letti di terapia intensiva. Attrezzature che saranno smistate negli ospedali più in difficoltà della provincia di Bergamo.

«Desidero, quindi, ringraziare i nostri medici e i nostri infermieri per lo straordinario lavoro che stanno facendo, così come tutte le Forze Armate che operano, anche in questa emergenza, confermando il ruolo fondamentale a presidio della sicurezza dei cittadini, della tutela sociale e della democrazia», ha concluso Giulio Calvisi.

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974 controlli effettuati oggi dagli agenti del Corpo Forestale della Regione che proseguono l’opera di controllo nelle zone costiere per vigilare sul rispetto delle regole di isolamento e di autodenuncia da parte delle persone che occupano le case al mare.
L’inosservanza delle ordinanze del presidente della Regione comporta le conseguenze previste dall’art. 650 del cp, con arresto fino a 3 mesi e sanzione.
Oggi 245 sono stati effettuati nell’area di Cagliari, 28 Iglesias, 119 Oristano, 172 Sassari, 135 Tempio, 186 Nuoro, 89 Lanusei.
Sono state sanzionate 12 persone, segnalate alla Magistratura.
Gli agenti della Regione sono inoltre presenti quotidianamente in tutti i porti dell’Isola.

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La Dinamo Banco di Sardegna e la Fondazione Dinamo hanno lanciato due giorni fa la campagna di raccolta fondi in favore degli ospedali di Sassari e della Sardegna: ad affiancare il club di via Roma in questa importante battaglia il main sponsor Banco di Sardegna, La Nuova Sardegna e quattro star isolane, eccellenze del mondo sportivo e dello spettacolo.

Con estrema soddisfazione la Fondazione comunica che, grazie all’ottima risposta dei cittadini, con donazioni arrivate anche dagli Stati Uniti, Inghilterra e altre parti del mondo, e alla generosità dei partner e degli sponsor che hanno aderito alla campagna, ad oggi la cifra raccolta – con i primi 50mila euro versati dalla Fondazione biancoblu – supera i 200mila euro. Questi fondi, che sono già stati messi a disposizione e sono in fase di utilizzo per le emergenze indicate dalla Prefettura, rappresentano un numero importante che riempie di orgoglio la Fondazione, nata nel 2011 e da allora sempre attenta alle necessità del territorio e in prima linea in aiuto di chi si trova in difficoltà. Ora più che mai il motto della Dinamo Ca semus prus de unu giogu si trasforma in realtà coinvolgendo, sotto la guida della società sassarese, una squadra composta da cittadini, tifosi, aziende, partner e appassionati a giocare un’importante partita: quella combattuta in tutto il mondo contro il Coronavirus.

Il risultato è già importante ma l’emergenza non si ferma e la Fondazione rilancia l’invito per partecipare alla raccolta fondi. Chiunque voglia fare un versamento potrà fare un bonifico alla Fondazione Dinamo tramite iban IT41J 01015 17200 0000 70314705 causale “Emergenza Covid-19 donazione” (BIC BPMOIT22XXX). In alternativa è possibile versare alla Fondazione Dinamo la cifra desiderata, attraverso l’e-commerce biancoblu www.dinamostore.it . Vista l’urgenza di fondi le donazioni verranno devolute in tempo reale secondo il fabbisogno indicato dalle Prefetture.

A partire da lunedì inoltre sarà disponibile un numero di telefono dedicato cui fare riferimento per i versamenti.

Ogni giorno saranno estratti due fortunati donatori che avranno, in esclusiva, la possibilità di fare una videochiamata social con uno tra i dodici giocatori della Dinamo Banco di Sardegna– o una delle star isolane che hanno aderito all’iniziativa Elisabetta CanalisGeppi Cucciari, Melissa Satta o Filippo Tortu. Ad avere l’opportunità di ricevere la chiamata saranno due donatori: uno estratto a sorte e il più generoso del giorno; si invita chi effettua le donazioni tramite bonifico ad inviare una mail con i propri dati (nome, cognome recapito telefonico o nick social media) all’indirizzo fondazione@dinamobasket.com per poter partecipare all’estrazione. Inoltre al termine della campagna fondi la società estrarrà altri 200 benefattori a cui saranno donati o un prodotto del merchandising biancoblu o un biglietto per assistere alle sfide interne della Dinamo Banco di Sardegna.

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No, così non va. Non è accettabile che si pretenda dalla componente infermieristica disponibilità, abnegazione, silenzio e poi si venga attaccati e tacciati di essere preoccupati rispetto a proposte lavorative quantomeno discutibili, e tra l’altro considerati irresponsabili (perché sostenere che il contagio non sia avvenuto nell’assistenza diretta significa considerare di fatto un professionista irresponsabile nella sua condotta).

È di poche ore fa la notizia di un reclutamento di figure mediche da parte della Protezione Civile, con un trattamento ben diverso da quello proposto alla parte infermieristica.

Non è certamente questo il momento di innescare o alimentare battaglie di nessun tipo, ma come professionisti ci sentiamo ancora una volta vilipesi da chi ha il dovere di riconoscere il sacrificio e la professionalità messa in campo al servizio dell’intera comunità. Il merito non lo si riconosce solo con una pacca sulla spalla e tantomeno lo pretendiamo con l’essere definiti “eroi”, tanto più oggi dove si prende atto della proposta fatta ad un’altra categoria sanitaria, paragonata alla cifra una tantum (100 euro) prevista per gli infermieri in servizio nel mese di marzo.

Forse è aumentato il rischio o il bisogno di una sola categoria? Forse è più elevato il rischio in una categoria piuttosto di un’altra? Ancora oggi in questa situazione dobbiamo accettare passivamente di essere discriminati in questo modo?

O forse chi ha la barra del timone per condurre la barca, in questo momento, dove tutti indistintamente siamo dentro, ha per un attimo dimenticato che esistiamo o, peggio ancora, non vuole consapevolmente rendersene conto?

Come infermieri abbiamo sempre sostenuto che nell’immediato l’unico pensiero fosse l’emergenza Covid-19 e ne siamo ancora convinti: ma non permettiamo che ci si tratti da servi silenziosi. A livello regionale si è più volte manifestata la disponibilità alla collaborazione nel coordinamento della attività delle professioni infermieristiche. Non è arrivata nessuna risposta.

Quello che sta avvenendo è sotto gli occhi di tutti: i pazienti che necessitano di assistenza sono sotto la responsabilità diretta dell’infermiere (e questo lo sostiene la norma), ma soprattutto a dimostrazione che la stessa professione va gestita e coordinata da infermieri che negli anni hanno sviluppato competenze e formazione per farlo.

Ripetiamo, in questa fase non ci si aspettava ringraziamenti ma quantomeno considerazione, e mai attacchi gratuiti su questa o quella preoccupazione. Poter pensare che un qualsiasi professionista possa mettersi a disposizione essendo considerato come l’ultimo dei sacrificabili denota poca conoscenza rispetto alle responsabilità e dei rischi a cui è esposto, ma soprattutto al suo percorso formativo che lo porta ad essere professionista della salute intellettuale e, rimarchiamo, responsabile dell’assistenza infermieristica.

Già, parliamo di rischi: gli infermieri si dice, sono preoccupati. Certo che sì, come tutti del resto, ma con una differenza: forse perché non sono messi nella condizione di prestare assistenza nella condizioni di sicurezza dovute e previste? Forse perché la poca informazione genera disinformazione e incertezza?

Chi non vive le situazioni odierne nelle varie realtà regionali non può avere la percezione dei pensieri di chi giornalmente deve comunque prendersi cura dei “suoi” pazienti, consapevole di non essere messo nelle condizioni di poterlo fare nel miglior modo possibile e in completa sicurezza.

Con nessun intento polemico ma sempre con atteggiamento collaborativo (lo dobbiamo ai cittadini e a noi stessi come professionisti), continuiamo a sostenere che si stanno cercando delle soluzioni con gli stessi strumenti con cui si son creati i problemi.

Per concludere, e anche questo lo dobbiamo come rappresentanti di Ordine ai nostri iscritti: garantiamo che passata la fase critica ci sarà molto da discutere sui modi con cui si è affrontata l’emergenza.

Ai colleghi un abbraccio virtuale, ai cittadini l’appello consueto ma mai cosi importante: aiutateci ad aiutarvi, state a casa.

Pierpaolo Pateri
Presidente Opi Cagliari

Piero Bulla
Presidente Opi Sassari

Raffaele Secci
Presidente Opi Oristano

Roberto Sogos
Presidente Opi Nuoro

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Presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile proseguono i lavori del Comitato Operativo al fine di assicurare il coordinamento degli interventi delle componenti e delle strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile. Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul territorio nazionale, al momento 46.638 persone risultano positive al virus, 5.560 oggi. In Italia sono stati 59.138 i casi totali.

Nel dettaglio: i casi attualmente positivi sono 17.885 in Lombardia, 6.390 in Emilia-Romagna, 4.644 in Veneto, 4.127 in Piemonte, 2.231 nelle Marche, 2.144 in Toscana, 1.351 in Liguria, 1.272 nel Lazio, 866 in Campania, 738 in Friuli Venezia Giulia, 885 nella Provincia autonoma di Trento, 648 nella Provincia autonoma di Bolzano, 748 in Puglia, 596 in Sicilia, 539 in Abruzzo, 500 in Umbria, 354 in Valle d’Aosta, 327 in Sardegna, 260 in Calabria, 81 in Basilicata e 52 in Molise.

Sono 7.024 le persone guarite (952 oggi). I deceduti sono 5.476 (oggi 651), ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso.

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Sono 339 i casi di positività al virus Covid-19 accertati in Sardegna dall’inizio dell’emergenza. È quanto rilevato dall’Unità di crisi regionale nell’ultimo aggiornamento. In totale nell’Isola sono stati eseguiti 2.402 test. I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 83, di cui 16 in terapia intensiva, mentre 244 sono le persone in isolamento domiciliare. Il dato progressivo dei casi positivi comprende due pazienti guariti, più altri tre guariti clinicamente. Salgono a sette i decessi.
Sul territorio, dei 339 casi positivi complessivamente accertati, 52 sono stati registrati nella Città Metropolitana di Cagliari (+5 rispetto all’ultimo aggiornamento di ieri sera) e 253 (+2) a Sassari. Invariati i numeri per il Sud Sardegna (8), Oristano (4) e Nuoro (22).

Oggi in Sardegna si è registrato il settimo decesso, un sacerdote 84enne di Nuoro.