8 September, 2026

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Un investimento di 43mila euro per rifare la rete idrica in via della Decima. Proseguono gli interventi di efficientamento del servizio idrico programmati da Abbanoa nella città di Iglesias. L’ultimo cantiere riguarda una zona del centro storico dove complessivamente sono stati appena sostituiti ben 120 metri di vecchi tubature colabrodo. Le nuove sono state realizzate in ghisa sferoidale, materiale che garantisce la migliore tenuta. Sono stati sostituiti anche tutti gli allacci alle utenze servite. Lunedì la nuova rete idrica sarà collegata alle condotte esistenti per renderla operativa.

Per consentire l’esecuzione dell’intervento sarà necessario interrompere l’erogazione idrica dalle 8.00 alle 16.00 alle utenze ubicate nelle seguenti vie del centro storico: via Della Decima, via Rolfi, via Della Zecca, via Amsicora e via Angioy. Il servizio verrà ripristinato anticipatamente in caso gli interventi dovessero essere completati in tempi minori rispetto a quelli previsti.

Eventuali fenomeni di torbidità in fase di riavvio, dovuti allo svuotamento e successivo riempimento delle reti, saranno contrastati con operazioni di spurgo e pulizia dei tratti interessati. Qualsiasi anomalia può essere segnalata al servizio di segnalazione guasti di Abbanoa, tramite il numero verde 800.022.040 attivo 24 ore su 24.

 

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La Sardegna è stata premiata, alla terza edizione Italia Travel Awards, come Regione italiana preferita dai viaggiatori. Il riconoscimento è stato consegnato ieri sera, a Roma, all’assessore del Turismo, Artigianato e Commercio Barbara Argiolas. «Il valore dell’ospitalità delle nostre comunità, del nostro paesaggio e della nostra cultura: questo – commenta Barbara Argiolas – è per noi il senso di un premio che riceviamo grazie ai voti dei viaggiatori e che è un riconoscimento soprattutto al lavoro e all’impegno di aziende e operatori turistici sardi».

Nelle votazioni sul sito www.italiatraverlawards.it, cui hanno partecipato oltre 22.755 utenti registrati tra di agenti di viaggio, operatori del settore e viaggiatori, la Sardegna ha prevalso su altre due regioni di grande richiamo turistico come Sicilia e Toscana. «La Sardegna – dice Barbara Argiolas – è una meta sempre ambita: lo confermano questo premio e i numeri in costante crescita delle presenze turistiche nazionale e internazionali. Questo successo, che acquista più valore soprattutto perché arriva da chi la Sardegna l’ha visitata e apprezzata, ci sprona a lavorare ancora meglio affinché la nostra isola possa essere sempre più un’esperienza unica ed irripetibile».

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Secondo una prima valutazione operata dal Mipaaf 9 Comuni sardi, e quindi le aziende agricole operanti su quei territori, sono stati esclusi dalla condizione di svantaggio. Niente di definitivo, ma solo una analisi iniziale a cui la Regione Sardegna ha già risposto inviando documentazione dettagliata che attesta l’effettivo svantaggio delle aree in questione.

L’azione di monitoraggio sulle realtà agricole isolane per la classificazione delle aree colpite da svantaggi naturali, dove operano le aziende, sta interessando tutte le regioni dell’Unione europea. Un iter che vede impegnati in una lunga collaborazione con il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) gli uffici dell’Assessorato dell’Agricoltura e dell’Agenzia Laore Sardegna già dal 2005. È da allora, infatti, che si è iniziato a discutere di una possibile revisione della mappatura originaria, stilata a metà anni ’70, e sostanzialmente mai riaggiornata. Il primo report realizzato da Laore risale al 2008, mentre l’ultimo è stato chiuso nei giorni scorsi grazie alla collaborazione delle amministrazioni comunali con cui i tecnici dell’Agenzia regionale hanno effettuato anche i rilievi sul campo. Tale documentazione, trasmessa oggi al Mipaaf, è stata elaborata dopo un lavoro congiunto in cui sono state coinvolte l’Arpas (Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente) e il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). Nonostante siano passati 13 anni da quando si è iniziato a pensare a una riforma, le ultime due programmazioni agricole (2007-2013 e 2014-2020) sono state attivate con la classificazione del 1975 con i 377 Comuni sardi così suddivisi: 64 montani, di cui 9 solo parzialmente; 270 svantaggiati, di cui 6 solo parzialmente svantaggiati. Sono invece 48 i territori comunali dell’Isola che non godono di condizione di svantaggio.
Secondo una prima valutazione operata dal Mipaaf 9 Comuni sardi, e quindi le aziende agricole operanti su quei territori, sono stati esclusi dalla condizione di svantaggio. Niente di definitivo, ma solo una analisi iniziale a cui la Regione Sardegna ha già risposto inviando documentazione dettagliata che attesta l’effettivo svantaggio delle aree in questione. I Comuni interessati sono: Aidomaggiore, Boroneddu, Dualchi, Ghilarza, Noragugume, Ottana, Sedilo, Soddì e Tadasuni. In questa fase di revisione delle aree erano stati esclusi, in un primo step, dalla mappatura delle zone svantaggiate ben 35 Comuni. A seguito delle interlocuzioni e delle controdeduzioni inviate dall’Assessorato al Mipaaf si è scesi a 9 e proprio sul recupero di questi ultimi si sta lavorando adesso.
«Con il lavoro svolto dalla Regione nel 2010, dove i parametri biofisici determinavano svantaggi significativi, si ritiene che anche in questa fase esistano le condizioni per poter riconoscere lo svantaggio anche per questi ultimi 9 Comuni». Così l’assessore dell’Agricoltura, Pierluigi Caria, che ha aggiunto: «È importante ricordare che tutti i Comuni classificati svantaggiati sulla base dei parametri biofisici dovranno essere sottoposti a una seconda fase di controllo, detta ‘fine tuning’, che è tesa a verificare se l’azione dell’uomo ha consentito la realizzazione di redditi aziendali tali da superare lo svantaggio naturale». 
Le imprese che operano su territori svantaggiati possono godere, proprio per superare tale handicap, di misure di integrazione al reddito come l’Indennità compensativa (fino a un massimo di 4.520 euro annui per aziende di almeno 70ettari di superficie agricola utilizzabile), di sgravi fiscali e previdenziali, di un maggior punteggio nei bandi attivati dalla Regione e di un cofinanziamento pubblico che solitamente è maggiorato del 20% negli interventi previsti dal Programma di sviluppo rurale.

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La Giunta regionale ha stanziato 1,65 milioni di euro quali contributi 2018 per le organizzazioni di volontariato di Protezione civile.
«I criteri per l’assegnazione delle risorse – ha detto l’assessore della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano – sono stati definiti dalla Direzione generale della Protezione concordando una serie di aspetti con la Rappresentanza del volontariato, secondo la scelta di condivisione che abbiamo impostato con l’organismo che porta dentro l’istituzione regionale la voce e le idee del generoso mondo dei volontari sardi.»
Degli stanziamenti messi in campo la maggior parte, la cifra di 1,51 milioni di euro, è destinata all’acquisto di mezzi, materiali, attrezzature e/o equipaggiamenti. Il contributo non potrà essere superiore al 90 per cento della richiesta di finanziamento e non oltre i 15mila euro. Altri 80mila vanno alle spese di manutenzione di mezzi e delle attrezzature (esclusa l’installazione di nuovi componenti e accessori). In questo caso il contributo sarà erogato in misura non superiore al 90 per cento dell’importo richiesto e, in ogni caso, non superiore a 4mila euro in caso di quattro o più mezzi da sottoporre a manutenzione. Infine, 60 milaeuro sono dedicati al rimborso delle spese del 2017 per assicurazione contro gli infortuni.
Significativo l’incontro dello scorso aprile con la Rappresentanza regionale del volontariato di protezione civile, l’organismo con funzione consultiva istituito due anni fa con delibera dell’Esecutivo Pigliaru. Tra le principali novità, introdotte sulle proposte del confronto, grazie al fatto che nel triennio sono stati assegnati contributi per l’acquisto di un automezzo a tutte le organizzazioni che ne hanno fatto richiesta, è stato possibile ridurre il massimale per l’acquisto di mezzi, materiali, attrezzature ed equipaggiamenti, da 35mila a 15mila euro. Ciò consentirà di ampliare la platea delle Organizzazioni di volontariato che accederanno al contributo e la più ampia acquisizione di altre tipologie di attrezzare utili alle attività di protezione civili. Su espressa richiesta della Rappresentanza, è stata inoltre introdotta una priorità a favore delle associazioni mai finanziate prima per l’acquisto di mezzi, attrezzature ed equipaggiamenti o che non ne abbiano beneficiato di recente.

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La notte scorsa i carabinieri della stazione di Pirri, dipendente della compagnia CC di Cagliari, hanno arrestato un uomo di origine nigeriana, classe 1984, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’attività è stata avviata dai carabinieri di Pirri su indicazione della moglie del pregiudicato che ha denunciato il marito convivente per il ritrovamento in casa di due dosi di eroina per un totale di circa 20 grammi. I carabinieri intervenuti presso l’abitazione subito dopo la denuncia della signora, hanno sottoposto l’uomo a perquisizione personale domiciliare rimanendo nella sua disponibilità ulteriori quattro confezioni di eroina, circa 400 € in contanti, nonché diverso materiale per il confezionamento della sostanza stupefacente, con molta probabilità destinata alla vendita al dettaglio.

I carabinieri hanno proceduto immediatamente all’arresto dell’uomo, che è stato tradotto presso le camere di sicurezza del comando provinciale, ed al contestuale sequestro di quanto ritrovato.

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Questo pomeriggio i carabinieri della stazione di Iglesias hanno arrestato P.M., classe ‘93, già noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e stupefacenti, con l’accusa di lesioni gravissime e maltrattamenti in famiglia; le indagini dei militari hanno consentito all’Autorità Giudiziaria di emettere un ordine di esecuzione di misura cautelare per i fatti avvenuti una settimana prima.

Lo scorso 18 maggio la mamma dell’arrestato aveva contattato il 118, chiedendo di essere soccorsa per delle gravi lesioni subite, senta tuttavia specificarne la natura; quando il personale del CTO di Iglesias è intervenuto nell’abitazione in zona Serra Perdosa, ha trovato P.M. ad attenderli, lo stesso ha vietato loro di entrare in casa e prestare le cure alla richiedente. A quel punto, sono stati contattati i carabinieri della stazione di Iglesias che sono riusciti a far soccorrere la donna e porre in essere le prime indagini: la donna, fortemente depressa, dolorante e con un occhio livido, ha riferito che a picchiarla fosse stato proprio il figlio nella giornata precedente. La vittima è stata poi costretta al ricovero con 40 giorni di prognosi per le lesioni subite, mentre gli accertamenti dei militari sono andate avanti, facendo emergere dettagli sempre più significativi.

Il 25enne ormai da tempo maltrattava la madre che non aveva mai avuto il coraggio di denunciare proprio per paura di aggressioni anche più violente; di più, anche la sorella dell’arrestato in una occasione, mentre era incinta, è stata aggredita fisicamente. Il deferimento, poi avvalorato dalle indagini dei militari, hanno portato al provvedimento odierno: P.M. è stato accompagnato in carcere ad Uta, al fine di evitare che lo stesso reiteri le proprie condotte violente nei confronti dei familiari.

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Un fucile doppietta TFC Flobert, cal. 9, provento di furto è un machete marca Ausonia stainless steel della lunghezza di cm 50, di cui 33 di lama. Questo è quanto è stato rinvenuto e sequestrato questa mattina dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Carbonia che ha portato all’arresto di G.M., 46enne originario di Iglesias. A seguito di mirata attività info-investigativa i carabinieri questa mattina hanno eseguito una perquisizione a casa dell’uomo, al termine della quale hanno hanno rinvenuto le citate armi occultate in un piccolo intercapedine ricavato nel sottotetto. In particolare, dagli immediati accertamenti è emerso che il fucile era stato asportato a seguito di furto in abitazione, denunciato a dicembre 2015. Il 46enne, al termine delle formalità di rito, dunque, è stato arrestato per detenzione illegale di armi e ricettazione. Continuano le indagini da parte dei carabinieri per stabilire l’eventuale utilizzo del fucile per fini illeciti.

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Il sindaco di Carbonia Paola Massidda, l’assessore adell’Ambiente Gian Luca Lai e l’assessore del Turismo Sabrina Sabiu rappresentano l’Amministrazione comunale di Carbonia, a Sassari, nella seconda tappa del Road Show organizzato dall’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

Un evento incentrato sul ruolo svolto dalle città medie, il cui potenziale è decisivo per lo sviluppo del Sistema Italia.
L’incontro pubblico è stato promosso dall’ANCI, al fine di conoscere, valorizzare e promuovere lo sviluppo sostenibile e l’eccellenza dei territori. Il focus dell’attenzione si catalizza su un tema cardine come la gestione dei servizi energetici locali.
Al Road Show partecipano le città di Carbonia, Arezzo, Bolzano, Campobasso, Cosenza, Foggia, Latina, Olbia, Oristano, Nuoro, Parma, Sassari e Tempio Pausania.
Un’occasione utile per condividere conoscenze, esperienze e best practices nella gestione politico-amministrativa degli Enti locali.

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Il capogruppo dell’Udc in Consiglio regionale, Gianluigi Rubiu, sollecita un intervento per la messa in sicurezza della rete stradale del Sulcis Iglesiente. 

In una nota, Gianluigi Rubiu evidenzia come la segnaletica ai bordi della carreggiata della strada statale che da San Giovanni Suergiu porta a Giba e Masainas sia nascosta dalle erbacce ed i limiti delle strade siano invasi di sterpaglie alte un metro. Situazione analoga sulla strada che da Villamassargia conduce verso Iglesias, con la periferia della città che si riempie di gramigna, aumentando i pericoli per gli automobilisti ed i centauri. Percorrendo il collegamento da Carbonia a Portoscuso, le insidie aumentano con il passare dei giorni e la vegetazione si espande incontrollata. Sicurezza a rischio, dunque, lungo le strade provinciali del Sulcis Iglesiente. Erbacce che si aggiungono alle trappole dovute da voragini e buche lungo i percorsi.

«E’ una situazione davvero critica – denuncia Gianluigi Rubiu -. E’ indiscutibile che questa è una stagione particolare con piogge abbondanti e ancora frequenti ma non si può arrivare a maggio in questo stato di degrado. Con un abbandono senza precedenti della rete stradale che si allunga sul territorio. Non immaginiamo cosa potrebbe accadere con le alte temperature, visto il pericolo che le erbacce possano diventare un’esca per gli incendi. Di sicuro, le sforbiciate delle risorse hanno provocato la scarsa manutenzione delle infrastrutture. Auspichiamo un intervento della Regione – conclude Gianluigi Rubiu – per supportare gli interventi degli enti locali atti a mettere in sicurezza le strade del Sulcis Iglesiente.» 

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Mercoledì 23 maggio, il Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna e le comunità minerarie di Guspini ed Arbus, hanno recuperato, grazie all’intervento dell’assessora dell’Industria e della Società Igea, la Galleria Anglo Sarda a Montevecchio.

Galleria storica, tra le prime aperte lungo il filone minerario del Guspinese – Arburese, deve il suo nome allo sfruttamento  affidato dalla “Montevecchio” alla compagnia “La Piemontese – Compagnia Reale Anglosarda” con l’obbiettivo di accelerare i lavori ed aumentare il profitto.

L’avvio del cantiere è datato 1852 a levante del filone Sant’Antonio, intersecando concentrazioni eccezionali di galena. L’Anglo Sarda per questa sua caratteristica venne usata come location per l’accoglienza del Principe Tomaso di Savoia, giunto nel 1877 a Montevecchio, per inaugurare  la nuova laveria che ancora oggi porta il suo nome. Le cronache dell’epoca riportano dell’allestimento di un sontuoso pranzo in suo onore entro la Anglo Sarda, presso un gradino sfavillante di galena argentifera.

Di quella sontuosità mineraria oggi rimangono poco più di frammenti di filone che si possono ancora scoprire fra le concrezioni  minerali, con aggregati cristallini che passano dal giallo paglierino, al rosso bruno, sino  al verde azzurro. Interessanti risultano tutte le tecniche di armature della galleria ancora presenti in legno di castagno, ma si trovano anche quelle più recenti con le centine in acciaio. Lungo il percorso si può osservare il fornello di areazione, il fornello di riempimento e di scarico. Sono ancora visibili i così detti “traverso banco”, le gallerie di coltivazione che raggiungevano  il filone minerario disteso verticalmente, con una inclinazione di 30° .

Il percorso di visita raggiunge anche la canna del Pozzo Sant’Antonio, a meno 25, che in superficie è sormontata dalla splendida  struttura mineraria che racchiude il castello del pozzo, con le sue splendide ed ampie finestre lignee di richiamo gotico e la merlatura di richiamo medioevale.

Oggi certamente non riecheggiano più il frastuono dei locomotori, alcuni ancora in situ, o le perforatrici di varia natura e dimensioni, spesso portate a spalle da uomini grondanti di polveroso sudore. La più simpatica e maneggevole la chiamavano amorevolmente “Sa Pisitedda”, “La Gattina”. Possiamo solo immaginare il duro lavoro entro quegli spazi quasi a misura d’uomo, senza  il  consumo di altra roccia che non fosse necessaria per strappare le vene d’argento dalle viscere della terra. Bisogna attraversare la galleria in silenzio, pensando alle centinaia di uomini che vi hanno speso la vita, in particolare quando le perforatrici lavoravano a secco e la meccanizzazione non aveva fatto ancora capolino in miniera. La fatica delle braccia era l’unica forza e per bucare la montagna si faceva ricorso all’esplosivo, mentre le gallerie diventavano canne di fucile dalle quali bisognava proteggersi, in angoli appositi o in bracci di altre gallerie che non fossero sulla verticale, dove la forza esplosiva della volata rigurgitava detriti e forza d’urto.

Un mondo sotterraneo fatto di pericolo e di sudore, ma anche di solidarietà e di conquiste sociali che meritano d’essere conosciute, perché la storia di quegli antri non può esser disgiunta dalla storia degli uomini, donne e bambini che vi hanno operato, dentro e fuori la miniera.

Il Presidente

Prof. Tarcisio Agus