Teulada torna a ottenere le Bandiere Blu per le spiagge di Tuerredda, Portu Tramatzu e Is Arenas Biancas








Per l’ottavo anno consecutivo Maladroxia e per il quinto Coa Cuaddus saranno spiagge Bandiera Blu: Sant’Antioco si conferma meta turistica di qualità, tra le eccellenze d’Italia che nel corso della stagione estiva 2026 potrà sventolare l’ambito vessillo, riconoscimento internazionale attribuito da Fee Italia, sinonimo di salubrità delle acque, di accessibilità e sostenibilità. Due spiagge antiochensi che restano ben salde nel prestigioso elenco delle località balneari che valgono, nell’èlite.
Questa mattina, a Roma, si è tenuta la cerimonia di assegnazione delle Bandiere a cui ha preso parte l’Assessore comunale Pasquale Renna: «Siamo felici di questa conferma – commenta Pasquale Renna – certifica il grande lavoro avviato dall’Amministrazione in collaborazione con gli Uffici comunali. Mentre i criteri per ottenere l’insegna diventano ogni anno sempre più rigorosi, i nostri coefficienti si confermano ottimi. Colgo l’occasione per ringraziare gli Uffici comunali per l’impegno che profondono prima per portare a casa la bandiera e poi per conservarla».
«Anche se sono anni che raggiungiamo questo traguardo, giungerci non è per nulla scontato – commenta il sindaco Ignazio Locci – è, infatti, un risultato che viviamo con grande gioia perché i requisiti per conquistare la bandiera cambiano di anno e si fanno sempre più complessi. Ecco perché ottenerla non è un semplice riconoscimento, bensì uno stimolo aggiuntivo a fare sempre meglio in termini di ambiente, sostenibilità e servizi.»
Come da tradizione Maladroxia e Coa Cuaddus vedranno l’avvio della stagione Bandiera Blu il primo luglio (con il consueto rito di apertura) per poi concludersi il 31 agosto.


Da anni la strada circumlacuale del Lago Corsi, nei pressi della diga di Punta Gennarta, rappresenta per Iglesias un luogo di forte valore sociale, ambientale e identitario: un percorso frequentato da cittadini, famiglie, sportivi e visitatori per passeggiate, attività all’aria aperta e momenti di svago immersi nel verde. La sua attuale chiusura, motivata da presunte criticità di sicurezza, rischia però di sottrarre alla comunità uno spazio storico e molto amato, per il quale appare oggi necessario individuare, con urgenza e senso di responsabilità, una soluzione che coniughi la tutela dell’incolumità pubblica con la piena restituzione dell’area alla fruizione collettiva.
Ho presentato in queste ore un’interrogazione all’assessore regionale dei Lavori pubblici per richiamare l’attenzione sulla chiusura della strada circumlacuale del Lago Corsi, presso la diga di Punta Gennarta, nel territorio del comune di Iglesias, con l’obiettivo di favorirne la restituzione alla fruizione pubblica in condizioni di piena sicurezza.
Per decenni quel percorso ha rappresentato un luogo prezioso per la comunità iglesiente: uno spazio di passeggio, sport, socialità e contatto con il verde, frequentato da famiglie, cittadini, sportivi e visitatori. La sua riapertura, naturalmente nel rispetto di tutte le necessarie verifiche tecniche, sarebbe un segnale importante per il territorio e per la qualità della vita di chi vive Iglesias.
Nell’interrogazione chiedo alla Regione di acquisire un aggiornamento chiaro sulle criticità segnalate da ENAS e di valutare, insieme al comune di Iglesias, soluzioni concrete che consentano di superare l’attuale chiusura attraverso interventi di messa in sicurezza, riqualificazione e, se necessario, accessi regolamentati.
La priorità deve essere una sola: garantire la sicurezza delle persone senza rinunciare a un bene che per la città ha un forte valore sociale, ambientale e identitario. È un tema che merita attenzione, responsabilità e collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di restituire agli iglesienti e a tutti i frequentatori un luogo bello, utile e davvero vivibile.
Gianluigi Rubiu
Consigliere regionale Fratelli d’Italia
Domani 15 e sabato 16 maggio, Pozzo Sella, nella Miniera di Monteponi a Iglesias, ospiterà la seconda edizione degli Stati Generali del Cammino Minerario di Santa Barbara, appuntamento dedicato al confronto tra istituzioni, operatori, imprese, esperti e protagonisti del turismo lento e sostenibile.
Due giornate di incontri, tavole rotonde e approfondimenti per riflettere sulle prospettive di crescita del Cammino Minerario di Santa Barbara, oggi sempre più riconosciuto come modello di valorizzazione territoriale capace di generare sviluppo economico, coesione sociale e nuove opportunità per le comunità locali.
Al centro dell’edizione 2026 ci saranno i temi degli investimenti, dell’accoglienza, della costruzione di una rete territoriale di operatori e della crescita del turismo esperienziale lungo il Cammino. Un focus particolare sarà dedicato alle opportunità di sviluppo per imprese, strutture ricettive, servizi e attività locali legate ai percorsi del turismo lento.
La manifestazione si aprirà con una sessione dedicata agli investimenti e ai progetti realizzati per il territorio, con gli interventi del presidente della Fondazione CMSB Mauro Usai, dell’assessore regionale della Programmazione Giuseppe Meloni e dei rappresentanti tecnici e amministrativi della Fondazione.
Ampio spazio sarà riservato anche al racconto dei cammini come strumento di rigenerazione culturale e sociale, attraverso il confronto con esperti del settore, divulgatori, amministratori e protagonisti del turismo lento nazionale ed europeo.
Tra gli ospiti attesi figurano il divulgatore e conduttore Rai Federico Quaranta, il conduttore e autore di programmi tv Roberto Giacobbo, il giornalista e narratore del territorio Andrea Amadei, il creator internazionale del turismo lento Tom Search insieme a tanti altri professionisti del turismo, studiosi e rappresentanti delle reti dei cammini italiani ed europei.
Le tavole rotonde affronteranno temi centrali per il futuro del settore: accoglienza e comunità, inclusione e accessibilità, turismo lento e rigenerazione culturale, narrazione dei territori, promozione digitale e sviluppo delle reti europee dei cammini minerari.
La seconda edizione degli Stati Generali conferma così il ruolo del Cammino Minerario di Santa Barbara come laboratorio di innovazione territoriale e turismo sostenibile, capace di mettere in relazione patrimonio ambientale, memoria mineraria, identità culturale e nuove economie locali.
L’evento si svolgerà nella suggestiva cornice di Pozzo Sella, simbolo della storia mineraria del Sulcis Iglesiente e luogo emblematico della trasformazione del patrimonio industriale in spazio di cultura, incontro e sviluppo.
«Oggi il Cammino rappresenta molto più di un itinerario escursionistico: è una vera infrastruttura culturale e sociale capace di mettere in rete territori, comunità, amministrazioni, associazioni e operatori economici. Attorno al Cammino si sta consolidando un sistema che crea opportunità, valorizza identità e patrimoni locali e genera nuove prospettive di sviluppo sostenibile per tutto il territorio. Gli Stati Generali ruotano proprio intorno a questo obiettivo: costruire confronto, condividere esperienze e rafforzare una visione comune per il futuro del turismo lento in Sardegna»,dichiara il presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, Mauro Usai.
«Questa seconda edizione rappresenta anche un momento importante di ascolto e programmazione. Vogliamo consolidare la rete degli operatori che ogni giorno contribuiscono alla crescita del Cammino – strutture ricettive, guide, imprese, associazioni, produttori locali e amministrazioni – perché il valore di questo progetto risiede soprattutto nella capacità di generare partecipazione e comunità. Investire sul Cammino significa investire sulla qualità dell’accoglienza, sull’occupazione, sulla permanenza dei giovani nei territori e sulla valorizzazione di un patrimonio unico dal punto di vista ambientale, storico e culturale.»
«Il Cammino Minerario di Santa Barbara è oggi riconosciuto come una delle esperienze più significative del turismo lento in Italia e in Europa. Il nostro obiettivo – conclude il presidente della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, Mauro Usai – è continuare a crescere attraverso una strategia che unisca sostenibilità, innovazione, accessibilità e promozione internazionale, mantenendo sempre al centro l’identità autentica dei luoghi e delle comunità che li abitano.»
Il presidente Federico Fantinel ha convocato il Consiglio comunale di Carbonia presso la sala consiliare del Centro Polifunzionale di Piazza Roma in seduta ordinaria e pubblica per la giornata di mercoledì 20 maggio, alle ore 15,00, per la trattazione del seguente ordine del giorno:
1. Surroga del consigliere Gian Luca Lai e contestuale convalida dell’elezione a consigliere comunale di Giovanni Nicolò Murgioni;
2. Interrogazioni e interpellanze e a seguire mozioni e ordini del giorno (per un tempo massimo di due ore);
3. Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale: nomina del vice presidente vicario;
4. Estinzione anticipata mutui cassa depositi e prestiti con decorrenza esercizio 2026.
Cultura, spettacolo e scoperta del territorio caratterizzeranno il prossimo fine settimana di Nuxis, sabato 16 maggio 2026 e domenica 17, con 3 eventi.
Alle ore 10.00 di sabato avrà inizio la 3ª edizione di Monumenti aperti. I siti nei quali gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado del paese faranno da guida sono due. In località Tattinu – non molto lontano dal pozzo sacro nuragico che nel suo genere presenta caratteristiche uniche, come ha messo in evidenza nei suoi studi l’archeologo e divulgatore scientifico Nicola Dessì, in quanto vi sono ben due lastre pseudo architravi che non sono presenti negli altri pozzi sacri nuragici della Sardegna – sarà visitabile la chiesa campestre di Sant’Elia, risalente all’epoca bizantina e caratterizzata dalla pianta a croce greca.
Il secondo sito è situato dalla parte opposta del paese, presso Acquacadda, in località Sa Marchesa, dove sarà possibile ammirare la grotta oggetto di importanti scavi archeologici e riconosciuta geosito di interesse nazionale dall’ISPRA. Oltre alla grotta, a Sa Marchesa si può visitare il museo allestito dal locale Speleo Club, in cui sono esposte diverse collezioni: tra le più ragguardevoli vi è la collezione di calchi di teschi che testimoniano il processo evolutivo di ominazione, da Australopithecus a Homo sapiens; ivi, inoltre, è presente una ricchissima raccolta di rocce e minerali, interessanti sotto il profilo geologico ed estetico, per la varietà delle strutture e dei colori.
Siamo soliti pensare alla Sardegna come a una terra in cui le uniche attività produttive siano state l’agricoltura e l’allevamento. Dal XIX secolo si è avuto, invece, nel Sulcis, un importante sviluppo dell’industria mineraria con l’estrazione, lavorazione e fusione dei metalli, come ha messo in evidenza il professor Roberto Curreli, geologo, speleologo e commissario straordinario del Parco Geominerario – nel suo libro Storia geomineraria della Sardegna. Anche il territorio di Acquacadda ne è stato protagonista con un sottosuolo da cui, dal 1891, si estraevano piombo, zinco e rame (vedi foto allegate).
Sempre a Sa Marchesa, alle ore 19.00, si terrà il concerto della OMA Big Band, l’orchestra costituita da numerosi musicisti sulcitani che eseguono grandi successi nazionali e internazionali sotto la direzione del maestro Paolo De Liso. L’evento è stato voluto fortemente dall’Amministrazione comunale per ricordare l’assessore Dario Melis, ad un anno dalla tragica scomparsa.
Domenica 17 è in programma il Tamara Day 3, evento organizzato dall’ASD Full Metal Bike, che ha preparato due percorsi: uno lungo, di 25 km, con 900 metri di dislivello; uno corto, di 20 km, con 400 metri di dislivello. Proseguirà, inoltre, Monumenti aperti e presso i locali di Sa Marchesa sarà visitabile un erbario della flora di Nuxis, costituito da una cinquantina di piante, realizzato tanti anni fa dalla professoressa Anna Maria Caterina Pirosu, biologa e naturalista, per l’esame universitario di Botanica Sistematica.
Gli ingressi per Monumenti aperti e per il concerto della OMA Big Band sono gratuiti, mentre per partecipare alle escursioni in mountain bike bisogna contattare i numeri di Barbara: 3488290995, Manuel: 3469517978 o Simone: 3792910890.
Simona Pirosu











Venerdì 15 maggio 2026, dalle ore 8.00 alle ore 9.30, presso i cancelli dello stabilimento ex Alcoa, si terrà l’assemblea generale delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, delle aziende SiderAlloys e GMS, insieme ai lavoratori in mobilità per discutere dei seguenti punti all’ordine del giorno: vertenza Ex Alcoa, prospettive; crisi aziendali mancati, pagamenti; ammortizzatori sociali, obblighi e rinnovi; azioni da intraprendere.
L’assemblea va considerata retribuita.
Una residenza artistica in grado di raccontare il ruolo della donna nella Sardegna contemporanea, ma anche un tentativo di indagare le odierne forme di autodeterminazione collettiva e organizzazione del potere. Sono gli obiettivi di Giudicesse 2030, il progetto di residenza artistica promosso dal CSC Carbonia della Società Umanitaria, e realizzato da U-BOOT Lab in collaborazione con Ottovolante Sulcis.
Venerdì 15 maggio apre il bando per quarta edizione del progetto, che torna a Sant’Antioco dal 22 luglio al 4 agosto 2026, con restituzione pubblica il 5 agosto nell’ambito della rassegna cinematografica Cinesulky, promossa dal circolo Arci Il Calederone.
Scopo della residenza è la realizzazione di un’opera audiovisiva della durata compresa tra 15 e 30 minuti, pensata per la proiezione su schermo. La call resterà aperta sino al 14 giugno, ed è rivolta a registi, filmmaker e artisti visivi con esperienza in ambito filmico e della videoarte, che potranno candidarsi in duo o singolarmente affiancati da un operatore o un’operatrice.
Il compenso previsto è di 5.000 euro complessivi, a cui si aggiungono rimborsi per viaggio e alloggio. La partecipazione alla selezione è gratuita e avviene tramite compilazione del form online disponibile sul sito della Società Umanitaria – CSC Carbonia.
Giudicesse 2030 è un progetto ispirato alla figura delle “regine” giudicali della Sardegna medioevale, non come semplici oggetti di narrazione ma come modelli attraverso cui interrogare il presente. Le loro pratiche di governo diventano un punto di partenza per attivare nuove letture critiche dei processi sociali, in relazione ai temi della sostenibilità, della giustizia sociale e dell’organizzazione del potere.
Il tema dell’edizione 2026 è dedicato a una “politica fuori dalla politica”: un insieme di pratiche, relazioni e forme di azione che emergono al di fuori dei dispositivi istituzionali e che contribuiscono a ridefinire i rapporti di potere e i processi decisionali. La residenza invita a indagare queste forme di autodeterminazione e organizzazione collettiva, capaci di trasformare il modo in cui individui e comunità abitano e interpretano il territorio.
In questo contesto, il territorio di Sant’Antioco non è inteso come semplice sfondo, ma come spazio di relazione e co-produzione. La residenza si svolgerà negli spazi del MuseoDiffuso.exe – Centro Esperienze Creative ex Monte Granatico, attivando un dialogo diretto con la comunità locale e con le dinamiche sociali e culturali dell’isola.
Particolare attenzione è rivolta ai temi dell’accessibilità e dell’inclusione, intesi non solo come requisiti tecnici, ma come pratiche capaci di incidere sulle modalità di partecipazione e sulle forme di produzione artistica. L’opera finale dovrà essere pensata come un dispositivo aperto e plurale, capace di accogliere diversi livelli di fruizione. L’evento pubblico di restituzione sarà accessibile, con traduzione in LIS e sottotitolazione in tempo reale.
Tutti i dettagli, il regolamento completo e i termini di partecipazione sono consultabili sul sito ufficiale della Società Umanitaria – CSC Carbonia.
Il progetto Giudicesse2030 è finanziato ai sensi della legge regionale 28 dicembre 2018, n. 48, art. 11, comma 26 della Regione Autonoma della Sardegna.
L’edizione 2026 è realizzata con il patrocinio del comune di Sant’Antioco e la collaborazione di Arci Il Calderone APS.


Il 22 aprile 1976, cinquant’anni fa, il quinto governo presieduto da Aldo Moro emanò il decreto legge n. 127, poi convertito in legge, la n. 320, il 10 maggio 1976, con il quale si autorizzava un progetto per la riattivazione del bacino carbonifero del Sulcis. Il 30 settembre dello stesso anno, con la partecipazione di EGAM (Ente Gestione Attività Minerarie) e dell’Ente Minerario Sardo (EMSA), veniva costituita formalmente la Carbosulcis.
Quella decisione era l’esito di un processo di iniziativa e di lotta, iniziato negli anni precedenti, anche a seguito dello choc energetico provocato dalla “Guerra del Kippur” del 1973, l’ennesimo dei conflitti che hanno insanguinato il Medio Oriente dall’immediato dopoguerra ad oggi.
Le Istituzioni locali del Sulcis Iglesiente, le rappresentanze politiche e sociali del territorio di allora, non avevano accettato di buon grado la decisione dell’ENEL di chiudere le miniere di Seruci e Nuraxi Figus e le difficoltà derivate dalla crisi petrolifera e dalla conseguente scelta dell’Austerità, incoraggiarono la ripresa di una nuova stagione di lotte.
Nel 1974 in particolare, ci furono due momenti significativi di ripresa dell’impegno politico, sul versante istituzionale attraverso la mobilitazione dei Consigli comunali e delle rappresentanze dei Sindacati, guidato dal sindaco di Carbonia Pietro Cocco e sempre nell’estate del 1974 un presidio permanente di giovani disoccupati del territorio, organizzato dall’allora segretario della Federazione Giovanile Comunista del Sulcis Gianfranco Fantinel, nello spiazzo attiguo al bivio della Miniera di Seruci che costeggia la strada per Portoscuso.
La ripresa di una vasta mobilitazione unitaria dei territori e del nascente Polo industriale di Portovesme, favorita dall’avvio di un dialogo produttivo tra tutte le forze politiche regionali, contribuì in maniera decisiva alla chiamata al lavoro il 15 settembre del 1975 di duecento nuovi lavoratori che furono successivamente avviati ad un ciclo di formazione presso le miniere di carbone francesi.
L’avvio di questa nuova intrapresa non fu particolarmente agevole, essendo stata parzialmente dispersa la professionalità creatasi con la gestione mineraria Carbonifera Sarda ed ENEL, nonché per l’assenza di una direzione chiara del progetto industriale da perseguire e l’individuazione delle risorse finanziarie per attuarlo.
Per ragioni di tempo e spazio, mi limiterò a segnalare soltanto alcuni dei momenti salienti della vicenda Carbosulcis, la cui storia è stata accompagnata nel tempo da limiti e difficoltà oggettive, ma anche da ostacoli e pregiudizi che sono stati frapposti costantemente nel suo cammino; per un approfondimento più puntuale di alcuni passaggi cruciali della sua storia, suggerisco la lettura di un pregevole e documentato lavoro di ricerca a cura di Carlo Panio dal titolo: “Dall’Enel alla Carbosulcis. Cinquant’anni di lotte operaie, sindacali e politiche per un progetto minerario tradito o inattuabile”.
Nei primi anni ’80 si registra una lenta ripresa dell’azione formativa con l’assunzione di nuove unità lavorative, delle quali va segnalata la novità dell’ingresso delle donne in miniera, ma un primo momento particolarmente significativo fu rappresentato dalla visita nel gennaio del 1984 del segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer, che contribuì concretamente a far assumere ad una dimensione nazionale il tema del riavvio della estrazione del carbone sardo. L
’anno successivo alla sua drammatica scomparsa a Padova, venne approvata dal Parlamento, la legge del 27 giugno 1985 n. 351: “Norme per la riattivazione del Bacino Carbonifero del Sulcis” con la quale si dava congiuntamente avvio alla costituzione della Sotacarbo (Società Tecnologie Avanzate Carbone) – un’intuizione felice – che era composta da azionisti di massimo rilievo nel panorama nazionale ed internazionale: Eni, Enel, Enea e Regione Sardegna.
Il rilancio del progetto carbonifero, infatti, era strettamente connesso all’ipotesi di un progetto integrato, e alla realizzazione da parte dell’Enel di un impianto di generazione a ciclo combinato con gassificazione del carbone del Sulcis.
La decisione dell’Enel di uscire dal progetto nel 1992 costituì una prima dura battuta d’arresto; mentre contestualmente maturava da parte della Saras la decisione di realizzare a Sarroch un’analoga centrale elettrica a ciclo combinato che gassificava i residui, gli scarti delle lavorazioni dell’industria petrolifera (TAR) prodotti in ogni dove, e che di fatto costituiva oggettivamente, come si manifestò chiaramente in seguito, il “de profundis” per il progetto Carbosulcis.
Questo primo ostacolo, non scoraggiò l’iniziativa e la capacità di mobilitazione dei lavoratori e del territorio e la positiva azione di raccordo realizzata con il governo della Regione Sardegna e dei parlamentari nazionali, trovò uno sbocco politico importante con l’adozione del DPR 28 gennaio 1994.
Il DPR del gennaio del 1994 aveva come titolo “Attuazione del piano di disinquinamento del territorio del Sullcis Iglesiente” ma nella sostanza conteneva principalmente misure puntuali a sostegno di una soluzione strutturale del problema dell’energia, con la previsione di uno sviluppo minerario energetico, alimentato con carbone Sulcis attraverso una “concessione integrata per la gestione della miniera di carbone e produzione di energia elettrica e cogenerazione di fluidi caldi mediante gassificazione”; lo stesso provvedimento prevedeva delle misure specifiche per l’adeguamento degli impianti Enel del Sulcis con gruppi dotati di desolforatori e Centrale Portoscuso che doveva essere posta in riserva fredda.
Sono questi temi su cui si sviluppa una seconda fase del progetto e attorno a questi punti, a giudizio di chi scrive questa nota si è consumata in parte la sorte del polo industriale di Portovesme, con gli esiti che ci sono tristemente noti, è lecito quindi interrogarsi su ciò che è stato e su come, anche noi, tra le molteplici avversità, siamo stati, seppure parzialmente, responsabili del nostro destino.
E’ indiscutibile che il DPR del ’94 offrisse sia sul piano dell’opzione tecnologica (progetto minerario e gassificazione) e delle potenziali risorse finanziarie previste, un’occasione unica per percorrere la via di uno sviluppo industriale sostenibile, ma è altrettanto opportuno riflettere su come lo stesso DPR abbia, aldilà delle intenzioni che lo hanno ispirato in origine, prodotto una condizione oggettiva nella quale si sono scontate, insieme, nostre ingenuità, velleità e, infine, divisioni territoriali che ci hanno visto protagonisti.
Mi riferisco alle azioni ostili alla realizzazione dell’impianto di gassificazione, ma anche all’assenza di una scelta univoca e decisa in questa direzione, poiché nella piattaforma rivendicativa delle confederazioni sindacali, parallelamente permaneva anche l’opzione dell’installazione di gruppi con i desolforatori (allegato D del DPR 1994).
Nei documenti inviati dalla Commissione Europea al governo italiano sul tema degli “aiuti di Stato”, nei primi dieci anni del 2000, in particolare nei rilievi riguardanti il settore energetico e la Sardegna, ricorre spesso l’accento su sovra capacità ed eccedenza di generazione di energia elettrica, cosa che non fu assunta per intero nelle nostre piattaforme di rivendicazione e di sviluppo.
Per essere più chiaro ed esplicito, sino alla realizzazione del Sapei, il sistema di interconnessione elettrica con l’Italia era assicurato dal solo Sa. Co.I., il quale sistema era insufficiente a garantire la cessione in rete delle potenziali eccedenze di energia prodotta, dalle attività previste su Portovesme, Portotorres, dallo stesso progetto integrato del Carbone Sulcis e dall’impianto di Sarlux di Sarroch (vera ragione a mio avviso del fallimento del progetto IGCC del Sulcis).
Occorreva considerare realisticamente una scala di priorità che, purtroppo, non si è realizzata, questo equivoco si è protratto nel tempo ed è stato uno dei fattori – non l’unico evidentemente – che ha principalmente inciso sulle scelte che hanno anticipato la crisi del Polo Industriale di Portovesme e successivamente l’abbandono dell’impianto da parte di Alcoa.
Nel corso della seconda metà de-gli anni ’90 va segnalato un altro evento dirimente costituito dall’uscita dell’ENI da Carbosulcis, con il conseguente passaggio di testimone alla Regione Sardegna che ne assegnò la responsabilità gestionale all’Ente Minerario Sardo.
Ho sempre ritenuto, in egual misura per quanto avvenne analogamente nel settore minerario metallifero, questa decisione frettolosa e poco ponderata. Fu consentito all’ENI di abbandonare il settore minerario senza pagare pegno, ancora oggi registriamo l’eredità di questioni irrisolte soprattutto in relazione alle problematiche di recupero ambientale e di messa in sicurezza dei siti minerari dismessi.
Gli sforzi successivi di rilancio del progetto estrattivo, purtroppo, erano destinati a rivelarsi infruttuosi, un ultimo tentativo significativo, fu costituito dall’approvazione della legge n. 80 del 2005 che fu adottato per dare una soluzione strutturale alla produzione dell’energia e allo scopo di ridurre i costi di fornitura dell’energia elettrica alle imprese e in generale ai clienti finali sfruttando le risorse del bacino carbonifero del Sulcis.
Il provvedimento al di là delle buone intenzioni dei proponenti, non sortì alcun effetto, per dei vizi di notifica in sede Europea e per un equivoco di fondo che lo rendeva inefficace ai fini della soluzione del problema, poiché nello specifico contava di beneficiare degli strumenti del DPR del 28 gennaio del 1994, senza dimostrarne però la continuità giuridica con la citata legge 80/05, come osservato dalla DG Concorrenza della Commissione Europea nella motivazione del suo diniego.
Da questo ultimo approccio, negli anni a seguire è iniziato l’iter che porterà a calare il sipario sulla controversa vicenda di una fonte energetica nazionale che nella sua importante storia, ha alimentato attese e delusioni.
Il 21 novembre 2012, inoltre, l’av-vio da parte della UE delle due procedure d’indagine SA.33424 (2012/C) (ex 2011/N) e SA.20867 (2012/C) (ex 2012/NN) ha di fatto bloccato le erogazioni finanziarie del socio Regione Sardegna e del Ministero dello Sviluppo Economico a favore di Carbosulcis che dal gennaio 2013 e fino all’approvazione del “piano di chiusura” ha esercito unicamente le sole attività necessarie al mantenimento in sicurezza e al buon governo della miniera. Ciò ha comportato per lo Stato Italiano la necessità di predisporre il “piano di chiusura della miniera”, socialmente compatibile, in accordo con quanto previsto dalla Decisione del Consiglio dell’Unione Europea n. 2010/787/EU al fine di portare ad una fermata graduale dell’estrazione sino al 31/12/2018 e alle operazioni di recupero materiali dal sottosuolo, chiusura dei pozzi e della discenderia entro al 31/12/2026 oltre una attività di formazione rivolta agli ultimi dipendenti nel corso del 2027 per poi essere “espulsi” dal ciclo produttivo.
Questa per sommi capi, la storia che ha portato al fallimento di un progetto e alla chiusura dell’attività mineraria prevista per il 31 dicembre 2026.
Nel corso del dicembre 2023 l’assessorato regionale dell’Industria ha informato, mediante una nota, la Commissione Europea di un aggiornamento del piano di chiusura della miniera, con il quale la Regione Sardegna intendeva garantire la prosecuzione dell’utilizzo di parte dell’infrastruttura mineraria sotterranea, a seguito della definitiva chiusura dell’estrazione e commercializzazione di carbone avvenuta il 31.12.2018.
Il fine ultimo della nota è stato quello di condividere formalmente con la Commissione Europea la necessità di mantenere aperti i pozzi principali e le gallerie principali dell’ex miniera, diversamene da quanto previsto nel piano di chiusura, al fine di consentirne il riutilizzo per attività differenti rispetto a quelle della produzione di carbone.
Nel mese di marzo 2024, la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea informava la Regione Sardegna che la modifica al piano di chiusura, con riduzione dell’ammontare degli aiuti a favore di Carbosulcis, non rappresenta una modifica sostanziale e, pertanto, non richiede un emendamento formale alla decisione con l’avvertenza che gli aiuti di stato ricevuti per la chiusura della miniera non possono essere utilizzati in alcun caso per sovvenzionare altre attività economiche.
Nel corso di quest’ultimo decennio, seppure tra le difficoltà, diversi attori hanno cercato di ragionare sul futuro dell’Azienda, poiché se è vero come è vero che l’ipotesi dell’attività estrattiva appartiene al passato, ciò che rimane è un’infrastruttura che può ospitare nuove opportunità di sviluppo.
E’ una sfida a cui sono chiamati gli amministratori regionali (il capitale di Carbosulcis è interamente regionale) ed il nuovo Amministratore della società insediatosi di recente al quale spetta il compito di presentare un Piano di Risanamento e di rilancio della società. Una sfida questa, non semplice.
Il dibattito di questi anni, ci ha offerto diverse suggestioni interessanti in merito a nuove possibili intraprese, delle quali occorre verificare sostenibilità tecnica ed economica.
Mi riferisco innanzitutto al Progetto Aria, nato grazie al Protocollo d’Intesa sottoscritto dalla Regione Sardegna con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per la realizzazione di un’infrastruttura dedicata alla ricerca di base per la produzione di isotopi stabili, mediante distillazione criogenica, presso il complesso minerario di Seruci gestito dalla Carbosulcis.
L’impianto consiste nell’installazione di una torre di distillazione alta circa 350 metri all’interno del pozzo minerario. L’obiettivo della collaborazione è quello di produrre l’isotopo stabile 40Ar, d’interesse per i programmi di ricerca sulla materia oscura svolti presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso oltre altri isotopi.
Oltre ai pozzi di principali di Seruci, per poter realizzare in sicurezza il progetto è necessario mantenere operativi anche i pozzi principali di Nuraxi Figus, la discenderia e i due tratti di galleria che collegano i pozzi principali di Nuraxi con quelli di Seruci per complessivi 12 km di sviluppo circa.
Altre opportunità interessanti sono offerte dal riutilizzo dell’infrastruttura mineraria per la realizzazione di un sistema di stoccaggio gravimetrico dell’energia in eccesso prodotto da fonti energetiche rinnovabili e non programmabili, da realizzare anch’esse presso le vecchie discariche minerarie del sito di Seruci, nella discarica sita presso il cantiere di Nuraxi Figus e nelle aree in cui un tempo veniva abbancato il carbone prima della vendita, oltre la realizzazione di Data Center proposto da un’azienda americana “Energy Vault”, in superficie e in sottosuolo.
Ultimo, ma non ultimo, la realizzazione di un impianto per la produzione di fertilizzanti, mediante un brevetto proprietario, con il riutilizzo dei finissimi di carbone abbancati nella diga fini.
Siamo in presenza nel nostro paese e nel mondo, di una rinnovata attenzione verso le tematiche minerarie e più in generale su un utilizzo dei siti e delle infrastrutture per nuove attività, valga per tutti l’esempio rappresentato dalla candidatura di Sos Enattos per ospitare “Einstein Telescope”, progetto concepito per lo studio delle onde gravitazionali, questo ultimo argomento, suggerirebbe di considerare l’importanza delle attività di formazione, al fine di preservare un presidio di competenze tecniche e professionali che possono all’occorrenza rivelarsi utili persino su una scala più ampia.
Il tempo imposto dalle scadenze normative, non gioca a nostro favore e nel contempo occorre superare impedimenti (vedi legge Madia) che hanno pregiudicato opportunità che si sarebbero potute cogliere attraverso l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dal JTF e da altri strumenti.
Questa riflessione, mentre “celebriamo” la conclusione di una sfortunata vicenda industriale vuole es-sere un’esortazione a guardare al futuro e alle opportunità che possono essere ancora colte, la rivolgo a tutti indistintamente, non solo a chi ha responsabilità politica e decisionale, proviamo ancora una volta a mettere in campo attraverso il confronto e la mobilitazione democratica una proposta responsabile e un’azione concreta che possa scongiurare il declino e aprire la speranza a nuove opportunità. Non sarà semplice, ma abbiamo l’obbligo di provarci.
Antonangelo Casula