12 October, 2026

Alcune settimane fa il Governo ha decretato la proroga al 2038 dell’impiego di carbon fossile nella Centrale Elettrica del Sulcis, a Portovesme. Le centrali che producono energia elettrica dal carbone per l’Italia sono quattro. La più grande è nel Sulcis. Ne era stata decisa l’interruzione con un programma di “decarbonizzazione”. La revoca di tale decisione è avvenuta come effetto collaterale ai fatti della guerra in Iran.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, ha generato una crisi del mercato del petrolio inducendo il mondo al riutilizzo del carbone per produrre energia. Paesi enormi come la Cina e l’India, popolati da un terzo dell’umanità utilizzano quasi esclusivamente carbon fossile; con essi in futuro dovremo suddividere le risorse minerarie mondiali per produrre energia. La crisi dell’energia durerà molti anni ancora dopo la fine della guerra attuale e l’Europa dovrà spartire con l’Asia orientale il petrolio messo a disposizione dal mercato. Gli Americani, i più ricchi produttori di petrolio, lo hanno capito subito e sono tornati immediatamente all’impiego del carbon fossile per le loro centrali: ne accettano l’inquinamento ambientale pur di ottenere energia a basso prezzo e risparmiare le altre fonti.
L’Italia, per le sue esigenze energetiche aumentate, sarà costretta ad impiantare centrali nucleari per raggiungere l’autonomia energetica. Vedremo in quali regioni le collocherà.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha decretato anch’egli il ritorno al carbon fossile per le centrali elettriche però, a differenza dell’Italia, non ha posto limiti di tempo all’impiego del carbone, essendo poco fiducioso sul futuro del petrolio e del gas. Nel caso in cui il pessimista Friedrich Merz avesse ragione, anche la centrale elettrica del Sulcis dovrà produrre corrente per molti anni a venire. Di fatto, noi sulcitani siamo rientrati stabilmente nell’era del carbon fossile e siamo destinati a rivivere esperienze del passato. Se questa supposizione fosse vicina al vero, ci sarebbe da supporre anche che il Sulcis possa essere già nella lista delle sedi in cui collocare una centrale nucleare.
Il danno ambientale dell’“area ex mineraria” del Sulcis Iglesiente potrebbe diventare molto serio.
Per coincidenza, sul tema dell’inquinamento ambientale con danni alla salute umana, ultimamente la rete televisiva “Netflix” ha messo a disposizione dei telespettatori un film polacco intitolato “Bambini di piombo”. Parla di una storia vera: quella dell’inquinamento ambientale da piombo prodotto vicino alla città di Katowice, la città natale di papa Wojtila. E’ da vedere. Per chi non conosce la storia dell’inquinamento da piombo nel Sulcis Iglesiente il film fa capire molte cose. Una terza recente notizia, che correla con le due precedenti, è la diffusione al pubblico di un intervento eseguito dal dottor Antonio Macciò a Cagliari.
Si è trattato dell’escissione di un tumore ginecologico che si era esteso dall’utero all’intestino tenue, al colon, all’uretere, alla vescica, alla milza, al fegato, e a vari linfonodi. L’eccezionalità dell’intervento è data dall’estrema estensione degli organi colpiti, soprattutto, dal fatto che un intervento di tale portata viene sempre eseguito con la collaborazione di più chirurghi di diverse specialità; in questo caso è stato eseguito da un’unica persona: il dottor Antonio Macciò, appunto. C’è da chiedersi come sia stato possibile.
Il Sulcis dovrà continuare a produrre energia elettrica dal carbon fossile, per molti anni, a beneficio di tutta la Sardegna e di parte dell’Italia. Ciò determinerà la persistenza di un danno ambientale che dura nel Sulcis da un secolo.
Nei primi tempi della “carbonizzazione”, iniziata nel 1936-1938, che dette origine alla città di Carbonia, si provvide a curare la popolazione del Sulcis dagli effetti patologici dovuti all’inquinamento ambientale. A tal fine, venne costruito un ospedale, il Sirai, attrezzato per assistere i dipendenti della Società Carbonifera; in seguito la protezione ospedaliera fu estesa a tutta la popolazione. Adesso, con la ripresa dell’impiego intensivo di carbone, sarebbe opportuno chiedere che vengano ripristinati gli standard di protezione sanitaria per la popolazione del Sulcis e dell’Iglesiente. I nostri ospedali divennero centrali per il trattamento di malattie come il saturnismo, la silicosi, la TBC, gli enfisemi polmonari, le insufficienze respiratorie da broncopneumopatie croniche, i tumori polmonari e una moltitudine di altri tumori che colpivano vari organi e apparati. Nei nostri ospedali si operavano i cancri allo stomaco, al colon, al fegato, all’intestino, all’utero, alla vescica, ai reni e allo scheletro. Il più frequente tumore dell’apparato urinario nel Sulcis è il carcinoma uroteliale che si localizza prevalentemente nella vescica. Viene considerata eccezionale la localizzazione di questo tumore nell’uretere e nel rene. Le pubblicazioni scientifiche sostengono che questa rara localizzazione alta del tumore uroteliale rappresenti solo il 2,5 % di tutti i tumori uroteliali dell’intera via escretrice urinaria.
Invece qui, nell’ospedale di Carbonia, se ne registravano un numero altissimo, intorno al 20-25% di tutti i tumori uroteliali dell’apparato urinario; otto-dieci volte più frequente di quanto avviene nelle altre regioni italiane. Si aggiunga che questo tumore, derivato da inquinamento ambientale, è altamente maligno e quando viene diagnosticato, per l’improvvisa comparsa di sangue nelle urine, in genere ha già dato metastasi.
La scienza ha dimostrato che una sostanza chimica che si chiama “anilina” provoca il carcinoma uroteliale della vescica e dell’alta via escretrice, dai reni fin giù. L’“anilina” è strettamente legata alla lavorazione del carbon fossile. Essa è un sottoprodotto di questo materiale. Viene assorbita per inalazione o per via cutanea. Dal sangue passa al fegato, il quale produce metaboliti intermedi altamente reattivi. Questi composti vengono filtrati dai reni e si accumulano nella vescica prima dell’espulsione.
Il contatto prolungato e ripetuto di queste sostanze con le pareti vescicali e dell’uretere può causare mutazioni cellulari portando al carcinoma uroteliale. Le prime osservazioni di questo fenomeno iniziarono alla fine del 1800. Gli esperimenti degli scienziati sugli animali da laboratorio dimostrarono che esponendoli all’anilina da carbon fossile, avveniva la degenerazione neoplastica nelle loro vie urinarie. Si può, dunque, ragionevolmente desumere che tra il carbone e l’aumento dell’incidenza dei tumori, esista un diretto rapporto causa-effetto. Nonostante questo inquinante ambientale sia stato monitorato con cura, il Sulcis ha avuto un notevole numero di pazienti con carcinomi uroteliali della vescica e dell’alta via escretrice.
Il fatto che si prolunghi l’utilizzo del carbon fossile nel nostro territorio, va considerato un impegno doveroso per il beneficio energetico della Nazione, tuttavia ne deve anche conseguire che a quel decreto se ne debba associare un secondo che impegni lo Stato ad aumentare l’efficienza dell’apparato sanitario del territorio del Sulcis Iglesiente. Si tratta della salvaguardia oncologica della popolazione.
Per capire meglio il concetto che si vuole esprimere, sarebbe opportuna la visione del film polacco “Bambini di piombo”.
A questi due spunti se ne associa un altro molto esplicativo: il perché sia stato possibile l’intervento eseguito dal dottor Antonio Macciò. Pochissimi chirurghi sanno eseguire in autonomia un intervento “commandos” come quello. Per fare interventi di altissima complessità non è sufficiente la vasta preparazione culturale ma è necessaria anche l’esperienza concreta sul campo. Quel chirurgo aveva maturato la sua esperienza nei nostri ospedali operando tanti tumori molto complessi quando Carbonia ed Iglesias erano ancora città ospedaliere. Si tratta, dunque, di un’ulteriore conferma indiretta che noi siamo grandi produttori di tumori.
Oggi quei tumori non vengono più curati nei nostri ospedali. Nella nostra Provincia chi ha necessità di curarsi deve fare la fila nelle liste d’attesa degli ospedali cagliaritani, oppure deve prendere l’aereo per i grandi ospedali del Nord Italia.
Con il decreto governativo che reintroduce l’utilizzo del carbon fossile nella Centrale elettrica del Sulcis, i nostri politici territoriali potrebbero chiedere l’immediata riattivazione degli ospedali di Carbonia ed Iglesias come erano nel passato.
Non sarebbe una novità. Storicamente è già avvenuto: nel 1936, per la stessa ragione, vennero attivati il Sirai, il Santa Barbara e il CTO, dedicati alla protezione della popolazione dal pericolo insito nella diffusione di prodotti fossili patogeni (carbone e metalli pesanti).

Mario Marroccu

Nella foto di copertina l’ospedale Sirai di Carbonia negli anni Cinquanta del secolo scorso

Margherita Canè è l’ottava centenaria di San Giovanni Suergiu. La nonnina ha raggiunto il suo secolo di vita il 25 aprile, giorno in cui si celebra la Festa della Liberazione. Circondata dalla sua numerosa famiglia, la signora Margherita ha ricevuto anche gli auguri speciali della sindaca Elvira Usai che a nome della sua amministrazione le ha donato una targa ricordo per questo compleanno speciale.

Una vita di lavoro e sacrifici per Margherita Canè, nata a Tratalias il 25 aprile 1926 e arrivata a San Giovanni Suergiu per sposarsi con Mario Mei il 7 novembre 1947. Dal loro amore sono nati 8 figli, di cui 6 sono in vita, 15 nipoti e 9 pronipoti. Nel 2018 nonna Margherita è rimasta vedova ma ha sempre continuato a vivere una vita attiva. Per oltre vent’anni ha lavorato come commerciante e mentre cresceva i suoi figli aiutava il marito nella storica rivendita di polli.

«Mi svegliavo alle tre del mattino – racconta Margherita Canè – per spennare e pulire i polli da vendere al mercato comunale.»

Una donna forte, determinata e con la passione del cucito e del ricamo: sino a due anni fa svolgeva le pulizie di casa e si dedicava alla realizzazione di tovagliato e biancheria varia interamente ricamati a mano.

La Regione Sardegna ha avviato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano per l’individuazione delle zone di accelerazione terrestri, in attuazione del D.Lgs. n. 190/2024 che recepisce la Direttiva RED III. Il Piano è uno strumento rilevante per promuovere lo sviluppo degli impianti da fonti di energia rinnovabile (FER), prevedendo procedure autorizzative semplificate nelle aree ritenute idonee.
Le aree di accelerazione sono individuate principalmente in contesti già compromessi, come aree industriali, brownfield, parcheggi e coperture di edifici, escludendo i territori sottoposti a tutela ambientale, tra cui parchi, IBA e siti della rete Natura 2000.
Nell’ambito della VAS, Italia Nostra Sardegna ha espresso apprezzamento per l’impostazione generale del Piano, condividendo in particolare la scelta di limitare le procedure semplificate ai soli impianti fotovoltaici e di escludere le aree protette, in coerenza con la normativa nazionale ed europea.
Allo stesso tempo, l’associazione ha presentato alcune osservazioni migliorative, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la tutela ambientale e paesaggistica.
Tra le principali proposte:
• l’introduzione di una fascia di rispetto (buffer) non inferiore a 500 metri dalle aree naturali protette e dai siti con presenza di beni culturali, quale misura minima di salvaguardia preventiva;
• la previsione esplicita che, nei siti inquinati inclusi tra le aree di accelerazione, le autorizzazioni siano subordinate alla preventiva realizzazione degli interventi di bonifica e decontaminazione.
Italia Nostra Sardegna ha inoltre formulato osservazioni puntuali sul sito ex Sardamag nel comune di Sant’Antioco, chiedendone lo stralcio dalle aree di accelerazione in considerazione della sua prossimità al centro abitato, al porto e a una Zona Speciale di Conservazione.
Le aree di accelerazione possono rappresentare uno strumento efficace per la transizione energetica solo se individuate in modo rigoroso e coerente con i valori ambientali e paesaggistici dei territori. In questa prospettiva, le osservazioni presentate mirano a migliorare il Piano regionale, garantendo uno sviluppo delle energie rinnovabili realmente sostenibile.

Graziano Bullegas

Italia Nostra Sardegna

Nella foto di copertina l0 stabilimento ex Sardamag prima della demolizione

Il 27 aprile 2026 il gruppo rock elettronico trigaríu, attivo a Sant’Antioco dal 2022, autore dell’EP il tempo che ci vuole, partirà dalla Sardegna alla volta della Grecia per prendere parte al CoFestival, rassegna internazionale promossa dall’associazione CoTranspose, in programma a Dikaia, al confine tra Grecia, Turchia e Bulgaria, dal 30 aprile al 3 maggio.
L’iniziativa è sostenuta dall’associazione Su Logu di Sant’Antioco, in collaborazione con Cherimus di Perdaxius, realtà attive nella promozione culturale del territorio del Sulcis. Il viaggio rappresenta al tempo stesso un gesto simbolico e concreto: oltre 2000 chilometri percorsi in pulmino, attraversando territori e culture diverse, con l’obiettivo di costruire connessioni e rafforzare reti artistiche internazionali.
La collaborazione tra Cherimus e CoTranspose nasce all’interno del progetto europeo FLIP, volto a favorire lo scambio tra eccellenze culturali. Un momento chiave di questo percorso è stato l’incontro, nel novembre 2025, con la danzatrice Nina Michailidou, che ha avviato un dialogo sfociato nell’invito ufficiale ai trigaríu.
La formazione, composta da Francesco Portas (voce e synth), Elia Longu (chitarra) e Makika (batteria e launeddas), porterà sul palco del CoFestival una proposta musicale che unisce tradizione e sperimentazione, contribuendo alla diffusione del patrimonio sonoro sardo in un contesto europeo.
A documentare il viaggio sarà la filmmaker Gioia Matta, affiancata da Laura Ennas e Anna Auricchio.
Il progetto darà vita a un documentario prodotto dall’Università di Cagliari nell’ambito del master in regia e produzione di documentari, raccontando non solo l’esperienza artistica ma anche il percorso umano e relazionale che accompagnerà questa spedizione.
«La partecipazione al CoFestival rappresenta un’importante occasione di confronto per gli artisti coinvolti – afferma Emiliana Sabiu, cofondatrice di Cherimus – inserendosi in un contesto di confine ricco di stratificazioni culturali. Per il Sulcis, territorio spesso marginale, iniziative come questa sono fondamentali per aprirsi a nuove prospettive, costruire reti internazionali e sviluppare pratiche condivise capaci di valorizzare le realtà artistiche emergenti.»

Il Carbonia gioca questo pomeriggio sul campo della vicecapolista Ilvaaddalena, in caso di vittoria potrebbe chiudere il campionato al 5° posto. Graziano Mannu deve fare a meno degli squalificati Fabricio Ponzo e Rosario Gurzeni ma recupera Tomas Pavone che ha scontato una giornata di squalifica domenica scorsa con l’Atletico Uri. L’Ilvamaddalena ha perso il treno della promozione diretta con la sconfitta di Villasimius e nella partita odierna non ha interessi diretti di classifica, essendo già qualificata per la finale playoff che il 17 maggio la vedrà opposta alla vincente della semifinale tra Nuorese e Tempio. Dirige Francesco Isnardi di Albenga, assistenti di linea Augusto Giovanni Scanu e Mario Puggioni di Sassari.

 

 

Nonostante il mancato raggiungimento dei playoff, primo obiettivo di inizio stagione, l’Iglesias conclude oggi il campionato di Eccellenza regionale in un clima di grande festa.
Alle ore 15.00, prima della partita con il Villasimius, al Monteponi verranno presentati al pubblico i tre trofei vinti dalle squadre rossoblù nel corso della stagione che va in archivio:
– la Coppa Italia Dilettanti della prima squadra;
– la Coppa Santa Barbara della squadra allievi promossa in A1
– la Coppa Capodanno della squadra giovanissimi
«Un momento speciale per condividere insieme l’orgoglio di questi successi e il lavoro di tutta la nostra famiglia sportiva, Per l’occasione il presidente Giorgio Ciccu ha deciso di regalare un momento speciale a tutte le famiglie. A fine partita verrà effettuata l’estrazione di una matrice di un biglietto: il genitore fortunato vincerà l’iscrizione gratuita del proprio figlio al nostro settore giovanile per la prossima stagione sportiva! Un motivo in più per essere presenti e festeggiare insieme questo bellissimo anno di sport. Vi aspettiamo numerosi!»

Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale di Carbonia è stata bocciata una proposta semplice e concreta: garantire una presenza minima della Polizia Municipale nella frazione di Cortoghiana, in momenti specifici come il mercatino e gli orari di ingresso e uscita dalle scuole.

La risposta dell’Amministrazione è stata che il potenziamento del servizio è già in corso, tra assunzioni, graduatorie e programmazione futura. Un percorso importante, che nessuno mette in discussione.

Ma proprio per questo la domanda resta: se il rafforzamento è già avviato, perché respingere una proposta che chiedeva solo di renderlo immediatamente visibile e mirato dove serve?
Quella mozione non era alternativa alla pianificazione. Era il modo per affiancarla con un intervento concreto, subito attuabile.

Perché il punto, nelle frazioni come Cortoghiana e Bacu Abis, non è solo organizzativo. È una questione di presenza.
I cittadini non percepiscono graduatorie o atti amministrativi. Percepiscono la presenza (o l’assenza) sul territorio, nella quotidianità.

È da qui che nasce la fiducia o la sfiducia nelle istituzioni.

A nostro avviso averla respinta significa aver perso un’occasione: quella di dare una risposta immediata a un’esigenza reale, senza entrare in contraddizione con quanto già programmato.
Perché pianificare è fondamentale. Ma senza segnali concreti, visibili ogni giorno, il rischio è che tutto resti sulla carta.
E che le frazioni si sentano, ancora una volta, più lontane dal resto della città.

Luisa Poggi
Segretaria Cittadina Sinistra Futura Carbonia

Torna nel Parco di Villa Sulcis, a Carbonia, dopo sette anni di assenza e l’interruzione dovuta all’emergenza Covid, il concerto del 25 aprile, quest’anno promosso da Anpi Carbonia, Casa del Popolo, Arci e Associazione Memoratu. La nuova edizione della Festa del 25 aprile nel Parco di Villa Sulcis a Carbonia vuole essere un momento di socialità e incontro, e di festa, ma anche di chiamata a raccolta delle energie e delle forze antifasciste del territorio in un momento storico in cui le democrazie mondiali soffrono di una sindrome declinante. L’incontrarsi vuole essere anche il modo per prendere consapevolezza della capacità di reagire alle derive autoritarie e, in Italia, ai tentativi di attacco alla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, che ancora oggi di rappresenta il miglior momento della storia italiana in cui cittadine e cittadini liberi si sono uniti per rivendicare i valori di giustizia, uguaglianza e libertà. Per dare spazio e anima a tutto questo l’iniziativa prevede musica e socialità dall’ora di pranzo fino a sera nel centralissimo Parco di Villa Sulcis.

Sul palco del 25 aprile si alterneranno band e artisti rock, punk e rap del territorio. Tra questi i sulcitani B745 che ispirano il proprio immaginario all’epopea mineraria del territorio e che recentemente hanno licenziato il loro primo album dal titolo “Sospesi sopra il nulla”. Ad aprire la kermesse saranno Enrico e Federica Putzolu. che eseguiranno in lingua sarda canti di protesta ispirati, ai racconti delle lotte dei minatori, contro il fascismo, la guerra, per il riscatto della classe operaia. A seguire Ily – G, rapper carboniense di origini marocchine la cui musica richiama sonorità mediterranee e orientali e debutterà live in esclusiva sul palco del 25 aprile. Il rap sarà al centro anche del live set di Edgar Zeta Tilt, musicista, dj e paroliere che incarna la vecchia scuola rap che ha scritto un pezzo di storia hip hop dell’Isola. Tutte altre atmosfere nel live dei Phantomized, band nata nell isola nel 2024, che si distingue per un suono crudo, diretto e senza fronzoli, caratterizzato da distorsioni, ritmi urgenti e un attitudine DIY che richiama le radici del punk più selvaggio degli anni ’60 e ’70 con qualche sfumatura “spettrale” suggerita dal nome stesso. Punk rock che sarà presente anche nel live dei Dawzz, power trio sulcitano che propone un miscela di noise post punk polveroso e pop rock.

A chiudere l’evento saranno Le Mele Marce: tra i pionieri della scena Oi! italiana, il gruppo punk reggiano nato nel 1996 si distingue per i testi socialmente impegnati e per un’attitudine antifasciste e antagonista. Suoneranno per la seconda volta in terra Sarda e per la prima volta a Carbonia. Durante tutta la manifestazione gli intermezzi musicali saranno affidati al dj-set di Riccardo Massidda, artista e performer carboniense con radici sparse ovunque nel mondo ha creato il personaggio della Drag Ava Hangar. Come DJ collabora con Masseria Wave e Spyral Fest, due realtà salentine legate alla musica indipendente e alla sperimentazione e ha creato a Firenze, in collaborazione con Arcigay, The Shade, format originale che unisce talk, cabaret queer e clubbing.

Il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai, ha approvato tre decreti deliberativi riguardanti altrettanti progetti di fattibilità tecnico-economica per interventi di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza della rete viaria provinciale.
Gli interventi, finanziati riguardano in particolare:
– la SP 2 – tratto Villamassargia, per un investimento complessivo di 500.000 euro
– la SP 1 – Santadi per un importo di 100.000 euro
– la SP 82 – tratto bivio SS 126 Gonnesa – bivio SP 2 Portoscuso, con un finanziamento complessivo di oltre 411.000 euro
Si tratta di opere fondamentali per migliorare la sicurezza stradale, la percorribilità e la qualità delle infrastrutture in un territorio strategico per mobilità, sviluppo e collegamenti tra i centri urbani.
«Con questi provvedimenti proseguiamo con determinazione nel lavoro di messa in sicurezza della nostra rete viaria. Investire sulle strade significa tutelare i cittadini, sostenere le attività produttive e garantire collegamenti più efficienti tra i territori. Questi interventi rappresentano un passo concreto verso una viabilità più moderna e sicura», ha detto il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente, Mauro Usai.
«L’approvazione dei progetti di fattibilità è un passaggio fondamentale che ci consente di accelerare verso la realizzazione delle opere. Abbiamo individuato interventi prioritari su tratti particolarmente critici, con l’obiettivo di migliorare la sicurezza e rispondere alle esigenze delle comunità locali», ha aggiunto il consigliere delegato alla Viabilità, Sasha Sais.

Dal 28 aprile al 26 maggio il Club Jane Austen Sardegna porta il laboratorio “Abitare Grazia” in tre tappe tra L’Aquila e la Sardegna – Villacidro, Guspini -, costruendo intorno alla scrittura di Grazia Deledda un percorso interattivo e non convenzionale che lega il centenario del Premio Nobel a contesti vivi, diversi, capaci di riceverla. Tre appuntamenti pensati come spazi da attraversare: non l’analisi di un’opera, ma l’incontro con una voce che, a cento anni dal riconoscimento più alto, continua a generare domande. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti per i partecipanti; il ciclo viene realizzato senza alcun costo per gli istituti coinvolti.

Il ciclo è già avviato: il primo appuntamento si è tenuto il 14 aprile al Convitto Nazionale di Cagliari, aprendo il lavoro con gli studenti dell’isola. Il secondo il 20 aprile all’IIS Asproni di Iglesias – un incontro riservato agli studenti, costruito intorno alla formula #sfidaconGrazia, che mette la scrittura di Deledda al centro di un confronto diretto, partecipato, senza mediazioni.

Il laboratorio – nato all’interno del festival Dicembre Letterario e diventato nel tempo una linea di lavoro autonoma del Club – si muove attraverso strumenti e modalità non ordinari: non la spiegazione di un testo, ma l’esperienza di entrarci. Un passaggio umano, un’immagine che resta, un punto in cui riconoscersi. «Scegliere un libro, leggerlo, e poi entrarci dentro – sintetizzano la direttrice artistica Giuditta Sireus e la presidente Gabriela Podda -: Fare della lettura un’esperienza capace di lasciare qualcosa di umano, di vivo, di condivisibile. È questo che cerchiamo ogni volta».

Martedì 28 aprile – CONVITTO NAZIONALE DELL’AQUILA

Apre il ciclo la tappa aquilana, la prima fuori dall’isola. “Abitare Grazia” arriva a L’Aquila in una congiuntura precisa: il centenario del Nobel a Grazia Deledda incontra una città che si prepara a essere Capitale italiana della Cultura 2026, in un luogo che guarda alla cultura come pratica e non come vetrina. Il laboratorio non entra qui per lavorare sul dramma, ma per portare la forza della lettura: la sua capacità di creare incontro, immaginazione, movimento. «Portare Grazia a L’Aquila significa inserirla in un contesto importante e restituirla come autrice pienamente contemporanea, capace di parlare fuori dall’isola con energia nuova», osservano Sireus e Podda. Una voce che attraversa l’isola e continua a parlare, oltre ogni confine. Non una figura da celebrare: un’autrice che entra nelle vite.

Sabato 23 maggio – LICEO CLASSICO E LINGUISTICO DI VILLACIDRO

Martedì 26 maggio – IIS VOLTA DI GUSPINI

Le due tappe sarde completano il ciclo dentro le scuole dell’isola: contesti diversi, stesso metodo. Il laboratorio non entra nelle aule come lezione aggiuntiva, ma come passaggio – “un luogo in cui le parole incontrano l’esperienza e diventano domanda”. Il percorso viene portato avanti senza alcun costo per gli istituti, come parte di un impegno che il Club Jane Austen Sardegna ha scelto di assumere con continuità: portare Grazia Deledda ovunque le venga chiesta, dentro situazioni nuove, con la freschezza e la sorpresa che la lettura può ancora generare.