5 November, 2026
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Il Consiglio regionale stamane ha approvato il bilancio di previsione triennale 2017-2019 e 2018-2020.

Il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno affrontando come primo punto il documento relativo allo schema n. 5 delle norme attuazione che prevede l’istituzione del Collegio revisori dei conti.

Prima di procedere alla discussione del testo la consigliera del Pd Daniela Forma, sull’ordine dei lavori, ha chiesto che l’assessore dell’Agricoltura Pierluigi Caria possa riferire nel pomeriggio sulla situazione degli ippodromi sardi, per i quali si attendeva un decreto ministeriale che ne evitasse il declassamento.

Sempre sull’ordine dei lavori il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha rilanciato il tema dei lavoratori del progetto lavor@bile che il presidente Gianfranco Ganau ha recentemente incontrato, per sollecitare un nuovo incontro con l’assessore che faccia chiarezza sulle motivazioni che ancora impediscono la copertura dei posti riservati agli invalidi se non in minima parte.

Il presidente Gianfranco Ganau ha accolto la proposta.

Ancora sull’ordine dei lavori, il consigliere Mariano Contu, dichiarando conclusa la sua adesione tecnica al gruppo Sardegna, ha annunciato il suo ritorno in Forza Italia.

Per Forza Italia Alessandra Zedda ha ricordato l’imminente scadenza della riorganizzazione delle strutture Aras e Anpa, i tempi stringenti e l’impegno di incontrare ancora l’assessore sia per fare il punto sulle attività gestionali che per verificare i contenuti del nuovo disegno di legge annunciato per il prossimo 7 maggio. Su questi argomenti, ha concluso, è opportuno sentire l’assessore Pierluigi Caria.

Iniziando la discussione sullo schema delle norme di attuazione che prevedono l’istituzione del Collegio dei revisori dei conti, il presidente della prima commissione Francesco Agus (Misto-Cp) ha affermato che, nella riunione congiunta della prima commissione e della terza commissione «è stata sentita la commissione paritetica per chiarire alcuni aspetti, sia sul raccordo Corte dei conti che sull’autonomia del Consiglio il quale peraltro non ha ancora una legge statutaria». Agus ha proposto infine un ordine del giorno nel quale, dopo il parere favorevole sulle norme di attuazione e l’istituzione del Collegio, si introducono alcune modifiche impegnando il presidente Pigliaru a sostenerle presso il Governo centrale.

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni ha affermato di essere rimato in dubbio prima di aderire al documento «dopo aver sentito l’assessore Raffaele Paci in commissione che spesso ha dimenticato di difendere autonomia della Sardegna ritirando i ricorsi senza chiedere permesso al Consiglio ed anche in questa circostanza ha agito all’ultimo momento: non so quindi quale Raffaele Paci bisogna prendere per buono». So però, ha aggiunto, «che in questo caso ha sostenuto la posizione della Corte dei conti come aveva sostenuto la posizione dello Stato sugli accantonamenti nonostante la Val d’Aosta, fin dal 2015, ne abbia ottenuto la totale cancellazione dopo aver vinto un ricorso, con la motivazione che si paga la sanità; se è per questo anche la Sardegna se la paga eppure versa allo Stato più di 700 milioni l’anno di accantonamenti, per cui anche noi dobbiamo chiedere l’annullamento totale ed è strano che su questo tema le componenti più autonomistiche della maggioranza non si facciano sentire».

Il vice capogruppo del Pd Roberto Deriu ha paragonato il provvedimento al canto del cigno con il quale la terza commissione ha preso atto «dell’introduzione da parte dello Stato della ennesima misura di coordinamento della finanza pubblica che lo stesso Stato, con l’avallo della Corte costituzionale, utilizza da tempo come grimaldello per bypassare l’autonomia regionale, eppure si tratta di un dato strutturale molto preoccupante». La prima commissione, ha sostenuto, «si è lavata la coscienza con una osservazione quando ha detto che la commissione paritetica non sacrifica le prerogative dell’autonomia e quindi siamo tranquilli, mentre la terza ha sottolineato che il Consiglio regionale è una specie di parlamento e quindi nella prassi si è mosso quasi esercitando una autodichìa ed infatti ha precisato di voler tutelare questa autonomia; poi per non appesantire il procedimento abbiamo soprasseduto ammainando la bandiera, io almeno l’ho detto».

A nome della Giunta l’assessore della Programmazione Raffaele ha condiviso le deliberazioni delle commissioni congiunte comprese integrazioni e modifiche, precisando che «il Collegio dei revisori è fondamentale per trasparenza della Regione e non averlo ci priva di organo fondamentale per la nostra autonomia».

Successivamente il Consiglio ha approvato l’ordine del giorno proposto dal presidente della commissione Bilancio Franco Sabatini.

Dopo lo scrutinio il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, recentemente eletto alla Camera dei deputati, ha annunciato le sue dimissioni dalla carica consigliere regionale dove, ha ricordato, «ho trascorso quasi cinque lustri scanditi spesso da passioni ed irruenze improntate sempre alla volontà di servire il popolo sardo». Forse non sempre riusciti nei nostri intendi, ha proseguito, «come testimoniano tante questioni ancora aperte come quelle di disoccupati, precari e poveri per i quali bisogna fare molto di più in Sardegna come a Roma». Pietro Pittalis ha infine ringraziato il presidente Ganau, tutti i consiglieri, il personale del Consiglio, il presidente della Giunta Pigliaru e tutto l’esecutivo ed i giornalisti delle testate sarde. Un ringraziamento particolare, infine, lo ha rivolto al gruppo di Forza Italia ed alla collega Alessandra Zedda, che sarà il nuovo capogruppo.

Il presidente Gianfranco Ganau ha formulato a Pietro Pittalis i migliori auguri di buon lavoro ed ha sospeso brevemente la seduta.

Alla ripresa dei lavori il Consiglio ha iniziato la discussione del Disegno di legge n.499 (Giunta regionale) ed il presidente ha dato la parola al relatore di maggioranza Franco Sabatini (Pd).

Sabatini ha ricordato che il provvedimento, che non comporta aumenti di spesa, ha lo scopo di recepire le indicazioni della Core dei conti sulla corretta contabilizzazione delle anticipazioni di liquidità all’interno del bilancio, attraverso la costituzione di un apposito fondo.

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha auspicato che, al di là delle questioni tecniche, siano finalmente superate le difficoltà nella parifica dei bilanci della Regione da parte della Corte.

Per l’Esecutivo, l’assessore della Programmazione Raffaele Paci ha affermato che «la recente deliberazione della Corte dei conti ha tracciato un percorso preciso per inserire nei bilanci le anticipazioni di liquidità per cui abbiamo adeguato i bilanci 2017 e 2018 per evitare problemi interpretativi».

Successivamente il Consiglio ha approvato la legge, composta da 3 articoli e 15 allegati, con 45 voti.

Subito dopo l’Assemblea ha iniziato la discussione del disegno di legge n. 501 che prevede l’esenzione Irap per le Onlus nei limiti degli aiuti de minimis disciplinati dalla normativa europea.

Il relatore di maggioranza Franco Sabatini (Pd) ha sottolineato che la legge lascia invariati i saldi finanziari ed introduce alcune variazioni bilancio a parziale correzione della finanziaria 2018.

A nome della minoranza, Alessandra Zedda di Forza Italia ha osservato che «l’esenzione Irap per le Onlus sarde risale al 2004 libera da normativa Ue, quindi la modifica proposta è peggiorativa e potrebbe avere ricadute negative sulle Onlus; mancano poi indicazioni precise sulla platea dei beneficiari, la stima degli effetti finanziari e degli oneri sulla finanza regionale». Lo Statuto, ha aggiunto, «riconosce peraltro alla Regione il potere di introdurre agevolazioni fiscali che quindi potrebbero continuare fermo restando obbligo di notifica alla Ue ed inoltre, in generale, va tenuto conto che l’albo nazionale delle associazioni non è ancora completo per cui la legge appare un salto in avanti di dubbia efficacia, mentre sarebbe necessario accompagnare le Onlus verso il nuovo regime favorendone la crescita».

L’assessore della Programmazione Raffaele Paci ha comunicato che la Giunta ha presentato un emendamento per abrogare art.1 «proprio per sgombrare il campo da questioni interpretative, nel merito però deve essere chiaro che il de minimis sarà applicato in via amministrativa pena la responsabilità dei funzionari e delle stesse associazioni, e del resto non possiamo fare diversamente in base ad una legge dello Stato». Dal 2017, ha concluso Raffaele Paci, «c’è l’albo nazionale delle associazioni ammesse a questo beneficio che recepisce la riforma del codice del Terzo settore che definisce una platea più ampia consentendo quindi di inserire nuovi soggetti, così come stanno facendo tutte le Regioni: faremo i calcoli con esattezza e in finanziaria presenteremo un adeguamento dettagliato». 

Per l’on. Gianfranco Congiu (PDS) “ci stiamo adeguando a un testo unico che ha avuto nel suo processo di gestazione una motivazione del tutto avulsa dal diritto dell’Unione europea. Caro assessore Paci, non posso accettare che la Sardegna si pieghi a un diktat nazionale, che se ne frega delle regioni che sul terzo settore hanno una disciplina propria. Noi siamo titolari di una prerogativa statutaria”.

L’on. Franco Sabatini, presidente della commissione Bilancio, ha detto che “è importante che la Giunta con l’assessore Raffaele Paci annunci il ritiro dell’articolo 1, ne riparleremo in commissione Bilancio quanto prima e non aprirei qui oggi ulteriori discussioni. Valuteremo se è necessario un disegno di legge regionale a favore delle onlus sarde”.

Sulla stessa posizione anche l’on. Attilio Dedoni (Riformatori), che ha detto: “Bene ha fatto l’assessore a ritirare l’articolo 1, non dobbiamo essere soggetti passivi ma tra coloro che mettono davanti a tutto gli interessi della Sardegna”.

L’Aula ha votato il passaggio agli articoli e la commissione e la giunta si sono espresse sugli emendamenti presentati.

Approvati l’emendamento soppressivo all’articolo 1 e poi di seguito l’articolo 1 bis, 1 ter, 1 quater. Approvato l’emendamento aggiuntivo 1 all’articolo 1 quinquies e poi l’articolo 1 quinquies.

Approvato a seguire anche l’articolo 2, l’articolo 3 e l’allegato 1 come modificato dall’emendamento 2.

Il Consiglio regionale ha approvato anche l’allegato 2 il testo definitivo della legge. 

L’on. Agus, presidente della commissione Autonomia, ha illustrato il Dl 489 (interventi regionali in materia di protezione civile) e ha aggiunto: “E’ un tema sollecitato dall’assessore Spano nel corso di una seduta della commissione della scorsa settimana. Dobbiamo facilitare la procedura di adozione del piano regionale di protezione civile”.

Il presidente ha messo in votazione l’articolo 1 e poi il 2, il 3. A seguire è stato approvato anche il testo della legge.

Il presidente Gianfranco Ganau ha dichiarato conclusa la seduta per consentire nell’immediato l’apertura dei lavori della Giunta per le elezioni e in contemporanea quelli della Prima commissione.

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Un ordine del giorno rivolto al Consiglio dei ministri accoglierà lo schema di norme di attuazione dello Statuto predisposto dalla commissione paritetica ma ribadirà i fondamenti della specialità della Regione Sardegna.

E’ il risultato della seduta congiunta delle commissioni Prima (Autonomia) e Terza (Bilancio) che si sono riunite questo pomeriggio in Consiglio regionale per approfondire lo schema di norme di attuazione 5 XV Collegio dei revisori dei conti.

Nel corso della lunga seduta sono stati auditi i componenti della Commissione paritetica sulle norme di attuazione, presieduta dall’on. Francesco Sanna e rappresentativa tanto del Governo quanto della Regione. L’on. Francesco Sanna ha ribadito che lo schema di norme di attuazione «è maturato davvero in modo congiunto sfociando con la proposta in esame, che sotto il profilo della gerarchia delle fonti è rafforzata rispetto alla legge ordinaria e mette al riparo davanti al rischio che il Governo sollevi la questione di legittimità costituzionale».

Al termine dell’audizione e del confronto con i commissari e con l’assessore Raffaele Paci, i presidenti delle commissioni Franco Sabatini e Francesco Agus hanno ribadito «la necessità di riaffermare anche in questa sede il valore dei principi costituzionali posti a fondamento dell’Autonomia e dello Statuto speciale della Sardegna. Nell’ordine del giorno che presenteremo all’Aula aggiungeremo alcune integrazioni, nel segno della specialità della Sardegna che non ostacoleranno il cammino delle norme di attuazione come redatte dalla Paritetica».

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La settimana di lavoro delle commissioni sarà aperta domani (mercoledì 4 aprile), alle 10.30, dalla riunione della V (Agricoltura e attività produttive), presieduta da Luigi Lotto (Pd). In programma l’audizione della sezione scienze zootecniche della Facoltà di Agraria di Sassari sulla proposta di legge n. 495 (Lotto e più) – Disposizioni per la valorizzazione della suinicoltura sarda.

Sempre domani alle 10.30 la IV commissione (Governo del territorio) presieduta da Antonio Solinas (Pd) proseguirà l’esame del testo unificato sull’urbanistica.

Ancora domani ma nel pomeriggio, con inizio alle 15.30, riunione per la sesta commissione (Sanità e Politiche sociali) presieduta da Raimondo Perra (Cps-Psi). All’ordine del giorno l’audizione del Coni Sardegna collegata all’esame delle proposte di legge in materia di sport n. 116 (Deriu e più) e 317 (Busia e più). La commissione si occuperà anche delle proposte di legge riguardanti i servizi funebri e cimiteriali n. 223 (Comandini e più) e 466 (Perra e più).

Nel caso pervenisse dall’assessorato della Sanità la necessaria documentazione, la commissione esaminerà poi la proposta n. 189 riguardante il Tariffario unico regionale per le prestazioni nell’interesse di privati rese dall’area Igiene e Sanità pubblica veterinaria e della sicurezza alimentare.

Nella giornata di giovedì 5, alle ore 12.00, sono previste, davanti alla I commissione (Autonomia) presieduta da Francesco Agus (Cp) le audizioni degli assessori degli Affari generali Filippo Spanu e dell’Ambiente Donatella Spano per riferire sui risultati dei tavoli tecnici attivati per il nuovo contratto del personale dell’Agenzia Forestas. Sull’argomento sono state presentate diverse proposte: il Dl n. 416 della Giunta e le proposte di legge n. 274 (Moriconi e più), 304 (Pittalis e più), 358 (Lai e più) e 485 (Comandini e più).

La commissione, inoltre, dovrà esprimere un parere sulla proposta di legge n. 164 (Pinna e più) relativa ad Interventi per la promozione e la valorizzazione dell’amministratore di sostegno a tutela dei soggetti deboli.

Infine, sul tavolo della commissione Autonomia, anche l’ipotesi di un adeguamento della procedura elettorale alle modifiche apportate dalla legge Statutaria 1/2018 che ha introdotto la doppia preferenza di genere.

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«Il tempo è poco, data la possibilità che la legge statutaria sia sottoposta a referendum e l’obbligo di rispettare i conseguenti tempi tecnici, ma penso possa essere sufficiente a portare avanti un lavoro di aggiornamento degli aspetti più urgenti orientato in due direzioni: da un lato l’introduzione di norme che aggiungano chiarezza e certezza alla legge in vigore e individuino una soglia di sbarramento interna alle coalizioni, ragionevolmente limitata ma certa e non lasciata fluttuare in virtù dei quozienti, in modo tale da evitare il fenomeno del cosiddetto “Consiglio con le porte girevoli” a cui abbiamo assistito in questa legislatura che ha reso difficili i lavori dell’aula e non ha ben disposto a favore della credibilità esterna dell’istituzione. Dall’altro l’inserimento di opportune modifiche per consentire l’accesso alla rappresentanza consiliare delle minoranze politiche oggi colpevolmente escluse dagli effetti dell’attuale normativa, nel solco di quanto già approvato dal Consiglio regionale nel novembre scorso quando, a larghissima maggioranza, si introdusse nel nostro ordinamento la doppia preferenza di genere per evitare che anche in futuro si potesse assistere alla vergogna di un Consiglio con solo il 6% di elette.»

Lo scrive, in una nota, Francesco Agus, presidente della 1ª commissione Autonomia del Consiglio regionale.

«Queste revisioni, possibili solo con un ampia sintesi tra le forze politiche apparentemente ancora lontana, risolverebbero a monte due dei principali problemi democratici che questa legge ha mostrato nella sua applicazione pratica – aggiunge Francesco Agus -. Avventurarsi in altri pensieri ora, a pochi mesi dalla fine della legislatura, sarebbe un errore. Ragionare, così come fanno autorevoli proposte presentate da comitati civici e da gruppi consiliari, di un cambio della forma di governo, avvenga esso in maniera palese o surrettizia, sarebbe a mio giudizio totalmente fuori luogo, fuori contesto e fuori tempo. Sottrarre ai cittadini quanto ora è in loro potere, la scelta del presidente della Regione e l’attribuzione a questo di un adeguato sostegno consiliare così come avviene per i Sindaci, con lo scopo di riportare la decisione nelle paludi del Consiglio sarebbe un errore storico e rischierebbe di segnare un’ulteriore distanza tra le istituzioni sarde (e i suoi attuali protagonisti) e i cittadini elettori.»

«L’istituzione regionale ha tanti problemi che si traducono in una crescente disaffezione alla politica e al voto: una burocrazia difficilmente controllabile anche da parte dell’organo politico, un’organizzazione da ridisegnare, una ripartizione dei poteri tra Consiglio, Giunta e Presidente che necessita di nuove regole – sottolinea ancora Francesco Agus -. Questi problemi aperti si possono risolvere solo con un salto in avanti, con un riequilibrio complessivo dei rapporti tra esecutivo, organo legislativo, apparato amministrativo, enti locali e con un aumento degli strumenti di partecipazione. Non con un ritorno indietro al passato.»

«Auspico che il lavoro istruttorio dei capigruppo durante la prossima seduta, così come annunciato due giorni fa dal presidente del Consiglio, sia orientato nella direzione della trasparenza e della democrazia – conclude il presidente della 1ª commissione Autonomia del Consiglio regionale – e do in questo senso la più ampia disponibilità a mettere a disposizione della conferenza il lavoro portato avanti in questi anni dalla Prima commissione in materia di revisione della legge elettorale.»

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Un dibattito pubblico per discutere del futuro dell’Ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari. E’ la richiesta avanzata in una mozione sottoscritta dai consiglieri regionali Francesco Agus, primo firmatario, Raimondo Perra, Anna Maria Busia, Pierfranco Zanchetta, Piero Comandini, Lorenzo Cozzolino, Alessandro Collu, Paolo Zedda, Emilio Usula, rivolta al presidente della Regione per decidere insieme ai residenti del centro storico della città, l’amministrazione comunale e l’Università di Cagliari il destino dell’ospedale cagliaritano, la cui futura destinazione d’uso non è stata stabilita nella riorganizzazione delle rete ospedaliera regionale.

Recentemente, con una petizione sottoscritta da 1.500 cittadini, i residenti del quartiere hanno espresso al sindaco di Cagliari le loro preoccupazioni sul futuro dell’ospedale.

Così Francesco Agus illustra le motivazioni contenute nella mozione:  «La completa soppressione dei servizi sanitari nel centro storico di Cagliari sarebbe un grave danno non solo nei confronti dei numerosi residenti dei quartieri limitrofi, ma per tutta la città. L’area è frequentata quotidianamente da migliaia di persone che accedono a servizi e attività commerciali, e l’imponente aumento dei flussi turistici riscontrato in città negli ultimi anni ci obbliga a ragionare tutti insieme se un’ utenza così consistente possa avere bisogno di un presidio sanitario stabile nel centro di Cagliari, mantenendo alcuni servizi indispensabili per la sicurezza e l’emergenza sanitaria».

A mettere in allarme l’esponente di Campo Progressista Sardegna è anche la possibilità che in futuro possa ripetersi un nuovo caso “ex ospedale marino”,  questa volta nel centro storico della città.

«In passato la scarsa sinergia tra le istituzioni ha trasformato la vicenda dell’ex ospedale marino di Cagliari in un emblema dell’inefficienza dell’azione politica e amministrativa, una brutta storia che solo dopo tanti anni di totale abbandono e  interminabili contenziosi finalmente sembra avviata verso una soluzione positiva – conclude Francesco Agus -. Ora stabiliamo insieme, quanto prima, il futuro dell’Ospedale San Giovanni di Dio evitando che la struttura possa nel tempo decadere e divenire un rudere su cui, in futuro, dover dibattere solo per deciderne la demolizione.»

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Naturalmente in questi giorni post voto, le analisi e le dichiarazioni dei rappresentanti della politica nella nostra Regione riempiono pagine e pagine dei nostri giornali. La cosa è chiaramente interessante anche se spesso le analisi e le dichiarazioni dicono poco e niente e lasciano aperti tanti, troppi interrogativi senza risposta.

Tuttavia, su L’Unione Sarda del 15 marzo 2018, le dichiarazioni del consigliere regionale di Campo progressista, movimento che ha partecipato alle elezioni politiche all’interno delle liste del Partito democratico, Francesco Agus, presidente della commissione Riforme del Consiglio regionale, dicono con chiarezza cose importanti e che tutti ormai ben conosciamo.

La conclusione delle sue dichiarazioni riconosce gli errori fatti in particolare su alcune riforme come quella della Sanità. Dice Francesco Agus: «La riforma della sanità è sbagliata, ha scontentato tutti, pazienti, dirigenti, medici, infermieri sia nelle città sia nelle campagne e quindi bisogna riconoscere che abbiamo sbagliato e cambiare».

Sono d’accordo che va profondamente cambiata ma non possono farlo certamente loro che stanno governando questa regione e che hanno presentato, votato, difeso in giro per i territori della Sardegna questa riforma, salutata come storica e in grado di garantire servizi di qualità a tutti anche spendendo meno.

Da diversi giorni leggiamo che, nell’ambito della maggioranza che governa la Regione che, ricordiamolo, è composta da Sinistra, Partito democratico, Centro democratico, Partito dei sardi, si ipotizza un ulteriore rimpasto in Giunta e si punterebbe a sostituire ovviamente l’assessore della Sanità, Luigi Arru, più l’assessore dell’Agricoltura Pierluigi Caria e quello dell’Industria Maria Grazia Piras.

Forse cosi si riconosce finalmente il fallimento delle scelte operate sulla sanità, nel mondo delle campagne, nei settori dell’industria  della nostra Regione ma certo non si pone rimedio a tale fallimento.

Suggerisco una cosa semplice da fare: chiudere subito questa legislatura che non aveva bisogno del voto del 4 marzo scorso per mettere in rilievo il totale fallimento dei professori e dei partiti della maggioranza.

Il presidente della commissione Riforme può dare un contributo in questa direzione: prima di tornare alle urne per la Regione, è necessario tenere fede agli impegni presi subito dopo le scorse elezioni, per rimediare alle storture della legge elettorale regionale che erano apparse chiare a tutti. Qualche mese fa si è introdotta una modifica per prevedere la doppia preferenza di genere e si è deciso di rinviare gli altri punti da correggere. Ci sono le proposte, sono state già discusse, per cui non dovrebbe occorrere molto tempo. Due settimane nelle commissioni e due tre giorni in Aula, possono essere più che sufficienti per fare le modifiche necessarie per dare certezza di rappresentanza al voto dei cittadini e dei territori. Naturalmente, dovrebbe essere ufficializzato che, subito dopo, si scioglierà il Consiglio. Quindi al voto per il rinnovo del Consiglio regionale senza aspettare la scadenza naturale di febbraio 2019. Sarebbe troppo  tempo perso per la Sardegna e i problemi potrebbero solo aggravarsi.

Carbonia, 15 marzo 2018

Peppino La Rosa

Dirigente Riformatori sardi

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Il Consiglio regionale ha approvato la legge contenente “Misure urgenti in materia di reclutamento del personale” e le nuove norme in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.

In apertura della seduta pomeridiana, il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau, ha comunicato all’Aula la decisione della Conferenza dei capigruppo di portare in discussione, con la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 102 del Regolamento, il disegno di legge n. 494 della Giunta “Misure urgenti in materia di reclutamento del personale”.

Ha quindi preso la parola l’assessore agli Affari Generali Filippo Spanu che ha spiegato le ragioni che hanno determinato il ricorso alla procedura d’urgenza. «La Giunta ha approvato ieri questo provvedimento per far fronte alla situazione creatasi a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’inquadramento nell’Amministrazione regionale del personale delle società Hydrocontrol e Sigma Invest – ha spiegato Filippo Spanu – si tratta di personale che per oltre 10 anni ha svolto la propria attività all’interno del Distretto idrografico con funzioni di protezione civile. La Consulta ha ritenuto che questo personale non possa essere stabilizzato ma reclutato attraverso un concorso pubblico. La sentenza non è stata ancora pubblicata in Gazzetta ufficiale. Nel momento in cui arriverà la pubblicazione i lavoratori decadranno. Per questo la Giunta ha ritenuto opportuno sanare la situazione con la modalità più veloce attraverso le norme del decreto “Madia”. Non ci sono nuovi oneri per la Regione perché i lavoratori sono già in carico all’amministrazione. Viste l’urgenza chiediamo che la norma entri in vigore al momento della pubblicazione. In questo modo sarebbe garantita la continuità lavorativa»

Il consigliere Stefano Tunis (Forza Italia) ha chiesto una sospensione di 10 minuti per chiarire meglio alcuni aspetti della questione: « Essendo alta la preoccupazione per il periodo transitorio vorrei verificare se fosse possibile gestire questa fase con un contratto a termine».

L’assessore Filippo Spanu ha chiarito che la procedura individuata è quella del concorso riservato ad una platea precisa di destinatari. «Gli uffici sono già in moto perché le procedure siano il più veloci possibili. Anche per il contratto a tempo determinato occorre seguire un iter e sarebbe un vulnus rispetto ai rilievi della Corte Costituzionale. Sanare la situazione accelera al massimo i tempi».

Stefano Tunis, sostenuto dalla collega di partito Alessandra Zedda, ha ribadito la richiesta di sospensione della seduta.  Richiesta non accolta dal presidente Ganau: «La questione è stata affrontata dalla Conferenza dei Capigruppo che ha deciso per il 102. Non mi sembra il caso di interrompere».

Gianfranco Congiu (Pds) ha detto di comprendere le ragioni del collega Stefano Tunis: «Ho manifestato la stessa preoccupazione in Conferenza dei Capigruppo annunciando la presentazione di un emendamento per garantire la continuità lavorativa. L’assessore, per accelerare al massimo i tempi, ha suggerito l’immediata approvazione del disegno di legge».

Anche Giorgio Oppi (Udc) si è detto d’accordo per approvare immediatamente il provvedimento: «In Conferenza dei Capigruppo abbiamo superato le nostre perplessità e dato via libera al 102. Per questo si è deciso di interrompere la discussione di un’altra legge. Non è opportuno perdere altro tempo».

Stessa giudizio da parte di Pietro Cocco (Pd): «Sono d’accordo con l’on. Giorgio Oppi. Si è condiviso un percorso in Conferenza Capigruppo e ora bisogna andare avanti».

Alessandra Zedda (Forza Italia) ha spiegato i motivi della richiesta: «Era nostra intento avere maggiori chiarimenti anche per affinare le procedure. Abbiamo concesso il 102 per cercare di aiutare i lavoratori».

Per Stefano Tunis (Forza Italia) occorre sapere cosa si vota: «Il rapporto di lavoro del personale in questione con la Regione dura da oltre dieci anni. La sentenza della Corte Costituzionale è una sconfitta eppure si continua ad affrontare il tema con leggerezza e assoluta impreparazione».

Secondo Alessandra Zedda i lavoratori Hydrocontrol e Sigma Invest sono vittime dei provvedimenti amministrativi. «Non si doveva arrivare a questo punto – ha detto la consigliera azzurra – altre anomalie potrebbero presentarsi in futuro. Il provvedimento è riduttivo, chiediamo di essere sensibili nel prevedere procedure urgenti anche per situazioni analoghe e l’applicazione di principi di equità e uguaglianza anche per chi è entrato con concorso pubblico».

L’assessore Spanu si è detto pronto ad accogliere positivamente tutte le proposte dell’on. Alessandra Zedda. «La Giunta ha predisposto un Piano di reclutamento che alla luce di questo provvedimento dovrà essere aggiornato. Non ci saranno aggravi per l’amministrazione. Aggiungeremo altri 37 posti nel piano di reclutamento».

Stefano Tunis ha contestato i dati dell’assessore: «L’assessore ha detto che si liberano 37 posti,  forse non sa che non dobbiamo tenere conto di 37 lavoratori ma di 41».

A Stefano Tunis ha replicato l’assessore Filippo Spanu: «Le posizioni in verità sono 34, ne abbiamo previsto ulteriori 3 o 4 che sono quelle che hanno generato il ricorso alla Corte Costituzionale. La posizione a cui accennava Tunis è in esame. Noi abbiamo valutato che il provvedimento in discussione non potesse incidere in modo negativo sull’intero processo».

Per dichiarazioni di voto è nuovamente intervenuto Stefano Tunis (Fi): «Deve rimanere agli atti che si sta mettendo una pietra tombale su una decisione della Regione che si ripercuote sul lavoro e su questioni nevralgiche dell’amministrazione».

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo in votazione il passaggio agli articoli che è stato approvato. Successivamente sono stati approvati i due articoli della legge e il testo finale che ha ottenuto 38 voti a favore e uno contrario.

Come disposto dalla Conferenza dei capigruppo, il presidente Gianfranco Ganau ha poi invitato l’Aula a riprendere l’esame del ddl 417 del 13.04.2017.

Sull’articolo 5 l’on. Marco Tedde (FI) Ha detto: “La maggioranza su questo tema vuole correre troppo ma non si sa dove voglia andare. Pagheremo questo errore, ne sentiremo parlare. I professionisti ci stanno chiamando in queste ore e ci chiedo nodi intervenire in Aula per farvi capire che state sbagliando”.

Per l’on. Gianfranco Congiu (Pds) “certo che la riforma porterà un grande risultato: la Regione si riappropria della sua funzione programmatoria sulle grandi opere. E’ una novità epocale allineata alla normativa europea”.

Approvati gli emendamenti 102 della Giunta e 52 (Agus e Busia), entrambi relativi alla attuazione dei lavori di competenza regionale con delegazione amministrativa. A seguire l’Aula ha approvato l’articolo 5.

All’articolo 5bis sono stati presentati emendamenti. L’on. Marco Tedde (FI) ha annunciato il suo voto contrario alla costituzione di un’agenzia pubblica che si occupi della redazione dei documenti di indirizzo della progettazione e della gestione di opere pubbliche di interesse regionale. “Questa norma viola il principio della libertà di concorrenza, operando slealmente rispetto alle imprese sarde. Noi non possiamo non stare a fianco delle imprese private. Prendetevi l’onere di votare un provvedimento di questo tipo”.

L’on. Antonio Gaia (Upc) ha annunciato il voto favorevole su alcuni emendamenti e ha aggiunto: “E’ aberrante insistere su questo argomento, posto che la Corte dei Conti si è già espressa a sezioni unite contro le municipalizzate. Che bisogno c’è di costituire questa Agenzia? Sono favorevole agli emendamenti Agus e Busia sul punto”.

Per il riformatore Luigi Crisponi “è del tutto sbagliato che un soggetto terzo di proprietà della Regione faccia concorrenza ai privati nel libero mercato. E’ impensabile mettere in mano a questa agenzia pubblica un servizio che già oggi è lento e che andrebbe invece del tutto sburocratizzato”.

E’ intervenuto l’on. Annamaria Busia (CpS), che ha annunciato il voto contrario alla norma e ha annunciato un possibile emendamento orale.

Per il Psdaz ha preso la parola l’on. Angelo Carta che si è detto favorevole alla nascita dell’Agenzia: “A volte la progettazione dura anche due anni. L’Agenzia non toglierà il pane ai progettisti e non lederà la libera concorrenza ma otterrà invece una seria accelerazione dei processi di progettazione nel caso di opere di rilevanza strategica. Noi in 4 anni non riusciamo a chiudere una gara: in Germania in 4 anni passano dalla progettazione alla consegna. Anche la Regione Lombardia ha una società analoga e sta lavorando bene”.

Favorevole anche il Pds con l’on. Gianfranco Congiu: “Sottoscrivo ogni parola dell’on. Angelo Carta, si fa fatica a cogliere quanti ritardi ci sono nella progettazione e quanti danni facciano questi ritardi rispetto alla spesa del denaro pubblico”.

L’on. Alessandra Zedda ha annunciato il voto contrario e ha detto: “Non è rispettata una pari condizione di partecipazione e mi sembra invece che questa Agenzia rischi di generare lavoratori precari della Regione. Non è un percorso corretto, anche rispetto al settore dell’edilizia”.

L’assessore Balzarini è poi intervenuto: “La proposta dell’esecutivo è il frutto di un’esperienza maturata nel campo dei lavori pubblici. Il collo di bottiglia nei finanziamenti pubblici è tutto nella mancata progettazione delle opere, questo lo abbiamo riscontrato negli anni di lavoro e di esperienza. Serve, dunque, una società di servizi che non farà concorrenza al libero mercato ma si occuperà solo delle opere strategiche”.

L’on. Piero Comandini (Pd) ha ritirato l‘emendamento 10 mentre l’on. Francesco Agus (CpS) ha confermato il 95, che prevede una commissione tecnico giuridica presso la Direzione generale della Presidenza al posto della società di capitali. L’emendamento è stato respinto.

Per dichiarazione di voto l’on. Antonio Gaia (Upc) ha detto: “Mi chiedo come sia possibile che in Regione non ci siano professionisti capaci di gestire la programmazione delle opere pubbliche”. Si è dichiarata “molto perplessa” anche l’on. Annamaria Busia (CpS).

L’articolo 5 bis è stato approvato. Respinti gli emendamenti 53 (Agus e Busia).

L’Aula è passata poi all’esame dell’articolo 6, che disciplina i lavori di competenza delle altre stazioni appaltanti. Respinto l’emendamento 56 e così anche il 55.

Approvato il testo dell’articolo 6.

Il Consiglio ha quindi approvato l’art. 7 (Premialità nella concessione dei finanziamenti regionali), integrandone il testo con gli emendamenti n. 57 e n.2; il n. 57 (Agus-Busia) prevede la premialità “per le amministrazioni giudicatrici che adottino le linee guida e il codice regionale della buone pratiche”, il n. 2 (Ruggeri) l’attenzione per gli Enti locali a basso indice di dotazione infrastrutturale.

A seguire, è stato approvato anche l’art. 8 (infrastrutture strategiche di preminente interesse regionale), assieme agli emendamenti n. 60 (Agus-Busia) che contiene il dettaglio dei requisiti necessari per la definizione di opera strategica e 61 (Agus-Busia), che prescrive la pubblicità dell’elenco delle opere strategiche.

Dopo l’avvio della discussione sull’art. 9 (Piano triennale della qualità architettonica delle opere pubbliche) la seduta è stata sospesa.

Alla ripresa dei lavori l’articolo è stato approvato, insieme agli articoli 10 (Elenco speciale delle opere di interesse regionale di particolare rilevanza), 11 (Principi, finalità e linee di intervento), 12 (Promozione del concorso di idee e di progettazione) e 13 (Borse di studio regionali per la qualità architettonica).

Il testo dell’art. 14 (Inserimento di opere d’arte e dell’artigianato artistico e tradizionale degli edifici pubblici) è stato integrato dagli emendamenti n. 20 (Agus-Busia) che allarga le commissioni di valutazione dei progetti ad esperti d’arte indicati dalle università sarde, e n. 21 (Agus-Busia) sul compenso dei componenti delle commissioni.

Approvato, inoltre, l’art. 15 (Istituzione e articolazione dell’unità tecnica regionale dei lavori pubblici-UTR).

L’art.16 (Composizione e funzionamento dell’UTR) è stato modificato dall’approvazione degli emendamenti n.66, 67, 23 e 65. Il n. 66 (Agus-Busia) prevede i requisiti degli esperti esterni, il n. 67 (Agus-Busia) indica i tetti di spesa per i compensi), il 23 (Agus-Busia) descrive le figure professionali di segreteria ed assistenza tecnica, il 65 (Agus-Busia) amplia le competenze dell’UTR alla materia paesaggistica ed alla valutazione di impatto ambientale.

Successivamente il Consiglio ha approvato gli articoli 17 (Competenze delle sezioni dell’UTR), 18 (Approvazione dei progetti) e 19 (Osservatorio regionale dei contratti pubblici).

L’art. 20 (Prezziario regionale dei lavori pubblici) è stato integrato dall’emendamento n. 69 (Agus-Busia) che riguarda l’aggiornamento dell’elenco.

L’art. 21 (Elenco operatori economici per i servizi di ingegneria e architettura) è stato modificato in parte dagli emendamenti 104 (Giunta regionale) che tende a favorire l’accesso dei giovani professionisti e 15 (Valerio Meloni) che prevede la consultazione degli ordini professionali.

Sull’articolo si è sviluppato un ampio dibattito nel corso del quale hanno preso la parola diversi consiglieri regionali.

La consigliera Annamaria Busia (Misto) ha sottolineato il rischio di impugnazione della legge per l’evidente contrasto sulle competenze Stato-Regione, che in altre realtà è stato risolto seguendo procedure corrette nel quadro costituzionale. Inoltre, ha proseguito, «la parte relativa alla preferenza per i giovani professionisti crea una distorsione della concorrenza».

Il vice capogruppo di Forza Italia Marco Tedde, condividendo molte delle argomentazioni della collega Busia, si è soffermato sul contrasto della norma regionale anche con normativa nazionale prevista dal Dlgs n.50.

Il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu, invece, ha parlato di «passaggio qualificante della riforma, che fra l’altro fornisce un solo elenco appaltatori anziché 377 in ogni Comune (accessibile telematicamente) e in secondo luogo risponde alle attese di lavoro dei giovani professionisti.

La vice capogruppo di Forza Italia Alessandra Zedda ha invitato a prestare attenzione a diverse disposizioni della legge, alcune della quali evidenzierebbero contrasti con i contenuti dell’art 5/bis sulla società in house, precedentemente approvato.

In sede di replica, l’assessore dei Lavori pubblici Edoardo Balzarini ha sostenuto che la legge introduce una organizzazione efficiente nel settore sulla scorta di altre buone pratiche regionali, con strumenti semplificati a disposizione degli Enti locali. Inoltre, ha precisato, «abbassando gli importi di alcune opere si è deciso di venire incontro ai giovani professionisti come sollecitato dalla categoria».

Per dichiarazione di voto il consigliere del Pds Roberto Desini, favorevole, ha messo l’accento sulla della necessità di coinvolgere Comuni ed enti intermedi nel processo legislativo, «sia per poter verificare concretamente le difficoltà delle autonomie nel settore delle opere pubbliche che per cogliere le opportunità della legge in materia di semplificazione».

Subito dopo l’Assemblea ha approvato l’art. 22 (Elenco degli operatori economici per l’affidamenti di contratti pubblici di lavori).

La consigliera Annamaria Busia (Misto) ha comunicato la sua decisione di abbandonare l’Aula dopo aver riscontrato che sono caduti nel vuoto i suoi appelli ad una riflessione su profili di illegittimità della legge evidenziati peraltro, su alcune parti, anche dall’ufficio legale della Regione e dall’Anaac.

A seguire il Consiglio ha approvato anche gli articoli 23 (Interventi di volontariato nei lavori pubblici, premialità e sussidiarietà orizzontale) e 24 (Affidamenti diretti e misure promozionali nei contratti pubblici).

L’art. 25 (Sostenibilità ambientale) è stato integrato dagli emendamenti n.76 (Agus-Busia) che introduce il riferimento alle green public procurement-acquisti verdi e 77 (Agus-Busia) relativo alle linee-guida per gli stessi acquisti.

Approvati inoltre gli articoli 26 (Monitoraggio degli acquisti Verdi) e 27 (Incentivi agli operatori economici per le certificazioni di qualità)

L’art. 28 (Misure di razionalizzazione nella progettazione) è stato modificato dall’emendamento n.81 (Agus-Busia) che agevola la circolazione degli elaborate progettuali fra tutti gli uffici interessati.

A seguire, approvati gli articoli 29 (Misure di promozione dei giovani professionisti) e 30 (Determinazione del corrispettivo a base d’asta e categorie di lavori).

Aperta la discussione sull’articolo 31 (incentivi per le funzioni tecniche) il presidente ha annunciato gli emendamenti ad esso presentati ed il relatore della maggioranza prima e la Giunta poi hanno espresso i relativi pareri, rimettendosi alle valutazioni dell’Aula (emendamenti 3 e 101). Il consigliere del Pd, Luigi Ruggeri,  ha quindi illustrato le finalità dell’emendamento da lui presentato, il n. 3 (incentivi per le funzioni tecniche) evidenziando la necessità di adottare dei criteri guida per le amministrazioni locali per la ripartizione degli incentivi ed ha spiegato anche la ratio dell’emendamento 101 (Comandini) per il superamento del tetto previsto per gli incentivi.

L’Aula ha approvato con successive e distinte votazioni l’articolo 31 e i due emendamenti (101 e 3) ed anche l’articolo 32 (Capo II, responsabile di progetto e responsabile per fasi, Nomina e requisiti), l’articolo 33 (Funzioni e compiti del responsabile di progetto) e l’articolo 34 (Attività di supporto).

Via libera anche all’articolo 34 (Attività di supporto) e all’articolo 35 (Capo III, Attività contrattuale e semplificazione, Commissione giudicatrice) insieme con l’emendamento n. 85 (Agus-Busia) inerente le spese e i compensi. Approvato quindi l’articolo 36 (Ufficiale rogante) e l’articolo 37 (Linee guida e codice regionale di buone pratiche). Sul punto è intervenuto l’onorevole Luigi Ruggeri (Pd) che ha evidenziato l’opportunità di norme che tengano nella dovuta considerazione la cosiddetta responsabilità sociale delle imprese. L’assessore dei Lavori pubblici, Edoardo Balzarini, ha rassicurato il consigliere del partito democratico («le buone pratiche non riguardano solo gli acquisti e le forniture ma prendono in considerazione i parametri di responsabilità sociale delle imprese» e così ha fatto anche il capogruppo del Pds, Gianfranco Congiu: «Le istanze avanzate dal collega Luigi Ruggeri sono ben presenti nel testo di legge ed in particolare agli articoli 37 e 38». Si è quindi passati alla votazione ed all’approvazione degli emendamenti aggiuntivi n. 6 (Ruggeri) e n. 7 (Ruggeri) inerenti appunto la responsabilità sociale delle imprese. Via libera, dunque, all’articolo 38 (Pagamenti nei subappalti, nei subcontratti di forniture e in casi particolari) e all’articolo 39 (Aspetti sociali e ambientali) con l’emendamento n. 88 (Agus), n. 8 (Ruggeri) e n. 9 (Ruggeri). Approvato l’articolo 40 (Qualità dei servizi di ristorazione collettiva) con l’emendamento n. 91 (Agus-Busia) in materia di lotta allo spreco alimentare; l’articolo 41 (Sopralluogo); l’articolo 42 (Soccorso istruttorio); l’articolo 43 (Titolo VII, razionalizzazione e qualificazione della committenza, Qualificazione delle stazioni appaltanti e l’articolo 44 (Centrale regionale di committenza).

Sempre per alzata di mano il Consiglio ha approvato l’articolo 45 (Promozione dei sistemi e degli strumenti telematici) con l’emendamento n. 93 (Agus-Busia) e l’articolo 46 (Piattaforma telematica regionale di negoziazione). Via libera all’articolo 47 (Esercizio associato delle funzioni e avvalimento) con l’emendamento aggiuntivo n. 97 (Agus-Busia); all’articolo n. 48 (Titolo VIII, Misure a tutela della sicurezza degli immobili pubblici, Fascicolo degli immobili pubblici); all’articolo 49 (Dichiarazione di conformità ); al 50 (Schema tipo del fascicolo del fabbricato); al 51 (Titolo IX, Disposizioni finanziarie, transitorie e finali) al 52 (Abrogazioni) e al 53 (Entrata in vigore).

La capogruppo di Fi, Alessandra Zedda, ha annunciato il voto di astensione a nome del suo gruppo ed ha evidenziato il rischio “impugnazione di alcune parti della norma, nonostante i consiglieri di Forza Italia abbiano offerto occasioni di riflessione e approfondimento per scongiurare tale eventualità”.

Posta in votazione la legge è stata approvata con 27 voti favorevoli su 34 presenti e il presidente Gianfranco Ganau ha quindi dichiarato conclusi i lavori del Consiglio ed ha annunciato la convocazione della conferenza dei presidenti dei gruppi per domani (giovedì 8 marzo) alle 13.00 con all’ordine del giorno la programmazione dei lavori dell’Aula.

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Il Consiglio regionale ha concluso la discussione regionale della nuova legge sugli appalti e ha dato via libera al passaggio agli articoli.

Per illustrare il provvedimento il presidente ha dato la parola al relatore Eugenio Lai (Art. 1 – Mdp). Lai ha ricordato in apertura il lavoro della commissione che ha sostanzialmente condiviso il testo apprezzando in particolare «la centralità della fase programmatoria, sia per le opere di competenza della Regione che per quelle di altri enti, esprimendo inoltre apprezzamento per l’autorizzazione unica che riduce e snellisce i tempi di progettazione ed esecuzione e per il riferimento alla qualità architettonica delle costruzioni pubbliche». Altre parti giudicate positivamente dalla commissione, secondo Lai, «l’introduzione dei principi di sostenibilità ambientale, la valorizzazione dell’importanza dei sopralluoghi, la semplificazione delle fasi di gara e la produzione di capitolati-tipo». «Rispetto al testo – ha proseguito Eugenio Lai – è stato introdotto un nuovo articolo, il 5/bis, che prevede la costituzione di una società di scopo per agevolare l’iter di realizzazione delle opere pubbliche ed infine, va sottolineato che il testo ha ottenuto dai capigruppo la corsia preferenziale, scelta giusta perché interviene in un momento di grande difficoltà per quanto concerne l’andamento dei lavori pubblici».

Il consigliere di Campo Progressista Francesco Agus, presidente della commissione Autonomia, ha parlato di «legge lungamente attesa e forse in notevole ritardo rispetto all’urgenza che il settore delle costruzioni pubbliche richiede». «La prima commissione – ha affermato Agus – ha discusso a lungo della materia anche per le sue ripercussioni sul sistema degli enti locali e sugli ordini professionali, per cui da un lato era necessaria una accelerazione, anche se probabilmente servivano passaggi di confronto ulteriori che, in Aula, consentirebbero di evitare errori». «Ci sono diversi emendamenti – ha spiegato Agus – che meritano di essere esaminati con attenzione; in particolare uno riguarda il fondo unico per gli Enti locali ed l’altro, quello della costituzione della società, sul quale ho alcune riserve perché a livello nazionale c’è una tendenza al contenimento e non all’espansione delle società pubbliche, per cui occorre riflettere ancora, auspico perciò un ragionamento allargato a soggetti esterni al Consiglio».

Per i Riformatori sardi, Luigi Crisponi ha definito il disegno di legge «una sfida su una materia importante e delicatissima per tutta la Sardegna, per le amministrazioni come per le categorie produttive ed i professionisti; le criticità sono e restano tante perché le questioni in ballo non sono da poco e già si parla di possibili impugnazioni da parte del Governo con riferimento al codice nazionale degli appalti e, sul piano interno, allo stesso ufficio legale della Regione». «In particolare – secondo Crisponi – emergono le lacune del confronto nelle commissioni, che è stato molto parziale, e potrebbero riservare sorprese negative: alla luce di queste considerazioni una accelerazione, che peraltro non ha precedenti nella storia del Consiglio, è quanto mai sconsigliabile per i rischi che comporta».

Parlando per il Pd, il consigliere Luigi Ruggeri ha manifestato apprezzamento per gli approfondimenti forniti dalla Giunta regionale «che ha ben dimostrato la difficoltà degli Enti locali di operare in un contesto così complesso richiedendo, appunto, una nuova legge organica; bene, inoltre, i riferimenti alla qualità architettonica, alla semplificazione del sistema, al migliore accesso sia ai lavori per le imprese attraverso la telematica che alle certificazioni richieste dalle gare, e bene anche il fondo di progettazione ed il recepimento di buone pratiche con un catalogo dettagliato per la predisposizione dei bandi». Luigi Ruggeri si è poi soffermato su altri passaggi della legge, dalla sensibilità ambientale all’uso di materiali locali per la realizzazione di interventi eco-compatibili. «Piuttosto – ha osservato in conclusione Ruggeri – la legge appare un po’ debole sul tema della responsabilità sociale dell’impresa, mentre ci sarebbe voluto più coraggio sia pure operando dentro gli spazi Ue; non basta limitarsi ad agevolare il cosiddetto lavoro difficile di soggetti ai margini del mercato ma occorreva il riferimento al ricorso eccessivo agli interinali e a meccanismi di contrasto alla concorrenza sleale anche di altri Paesi Ue, sulla scorta di positive esperienze nazionali ed europee».

La consigliera del gruppo Misto Annamaria Busia, ricordando la sua astensione in sede di commissione, l’ha motivata col mancato rispetto di alcune procedure legislative e soprattutto col mancato aggancio del testo al quadro normativo esistente, sostenendo fra l’altro che «la legge richiede un approfondimento con tutti i portatori di interesse, sia per alcune debolezze rilevate dall’ufficio legale della Regione, che per l’incertezza sullo strumento della centralizzazione degli acquisti, elementi che si inseriscono inoltre in un quadro nazionale in piena evoluzione». «Il mio non vuole essere un freno – ha chiarito Annamaria Busia – ma un rallentamento sarebbe opportuno, anche per evitare ulteriore confusione sul tema delle stazioni appaltanti alimentando ancora il contenzioso amministrativo; mi riservo l’esame di merito, in sede di dibattito, articoli ed emendamenti».

Il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu ha sostenuto che «la legge, da troppo tempo attesa da quanti hanno subito oggettivamente i danni della normativa precedente che ha ulteriormente aggravato la crisi del settore delle costruzione, è quanto mai necessaria perché, dal 2005, il Consiglio ha tentato più volte di intervenire su un universo di imprese e persone che lavorano con la pubblica amministrazione con difficoltà enormi, aggravate da una giurisprudenza estremamente volubile e da regole differenti da una stazione appaltante all’altra». Quindi, a suo avviso, «questo è il momento migliore per fare una nuova legge al servizio della Sardegna, per usare con coraggio i poteri della Regione perchè oggi abbiamo un vissuto legislativo che prima non c’era e ci siamo mossi nei paletti fissati dall’Anac, per stare vicino alle imprese sarde comprese quelle micro, ai nostri progettisti e ai nostri fornitori, tutti soggetti senza tutele». «La legge – ha detto ancora Gianfranco Congiu – è anche n esperimento anche sotto il profilo etico perché molto condivisa con la società civile, che ha partecipato ad un dibattito pubblico secondo il modello francese, inviando numerose indicazioni esterne attraverso internet; certamente si può migliorare, ma il passaggio in commissione Bilancio non serve perché non ci sono impegni di spesa rispetto alla legge di stabilità e siamo in presenza di una norma programmatica».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco, dopo aver ricordato che la legge «è arrivata in Aula al termine della conferenza capigruppo nella quale sono stati concordati i passaggi successivi» ha parlato di una «legge importante che bisogna fare perché quella esistente risale al 2005 e, nel frattempo, il settore delle costruzioni è cambiato più volte ed ha vissuto una delle crisi più dure della sua storia».«Il nostro problema – ha proseguito il capogruppo del Pd – è quello della burocrazia, nel senso che non demonizziamo nessuno e nemmeno vogliamo sostituire il liberismo spinto ma piuttosto tenere conto di un quadro normativo avanzato, anche se l’Aula resta sovrana». «Tutti abbiamo ricevuto sollecitazioni dal mondo delle imprese – ha aggiunto Pietro Cocco – mettiamole a frutto con apertura e spirito costruttivo, fermo restando che nella legge ci sono molte cose buone, riordino della programmazione regionale semplificazione e snellimento delle procedure, attenzione alla qualità delle opere e degli interventi architettonici, ridefinizione del ruolo dell’ufficio tecnico regionale che a volte rende più complicati i piani urbanistici dei Comuni, attenzione ai nuovi professionisti».

Dopo Pietro Cocco, è intervenuta Alessandra Zedda (Forza Italia). «Avremmo gradito – ha detto la vicecapogruppo di Forza Italia – che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avesse, stamattina, almeno detto due parole sullo Statuto». Nel merito del disegno di legge la consigliera è stata chiara: «Su questo provvedimento è necessaria la massima condivisione e la massima partecipazione della minoranza». Per Alessandra Zedda questa legge è importante e va fatta, ma c’è l’esigenza  di limare la parte burocratica, semplificare le parti non chiare in modo da approvare un testo che sia uno  strumento per lo sviluppo della nostra Regione.

Per la Giunta regionale è intervenuto l’assessore regionale ai lavori pubblici Edoardo Balzarini che ha detto: «Il filo comune tra tutti è il notevole interesse verso questa legge. Si tratta di una legge  innovativa, originale che non  vuole fare concorrenza ai testi normativi nazionali ma che anzi  sviluppa aspetti che sono di competenza regionale. Quindi non è una  sfida al governo centrale. Anzi, colma un vuoto legislativo. Certo, essendo una legge innovativa, è una legge che osa, ma questo non vuol dire entrare in competizione con lo Stato».

Il presidente Gianfranco Ganau ha messo in votazione (per alzata di mano) il passaggio agli articoli che è stato approvato. La seduta è stata tolta. Il Consiglio sarà convocato a domicilio.

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Hanno giurato oggi nell’Aula di via Roma, due nuovi consiglieri regionali: Valerio Meloni (Pd) e Gian Filippo Sechi (Udc). La seduta è stata aperta dal presidente Gianfranco Ganau. Dopo le formalità di rito, il Consiglio ha proceduto alla surroga del consigliere dell’Udc Giuseppino Pinna, recentemente deceduto. Al suo posto è subentrato il primo dei non eletti Gian Filippo Sechi. Successivamente l’Assemblea ha esaminato le dimissioni del consigliere del Pd Salvatore Demontis. Le sue dimissioni sono state accolte con votazione a scrutinio segreto, nella quale si sono espressi a favore 25 consiglieri, 20 hanno votato contro e 3 sono stati gli astenuti, i consiglieri Christian Solinas del Psd’az, Paolo Dessì del Misto e Alessandro Unali del Pds. Al termine dello scrutinio il presidente Gianfranco Ganau ha sospeso la seduta per convocare la Giunta per le elezioni che dovrà indicare il sostituto di Salvatore Demontis.

Alla ripresa dei lavori, il presidente ha dato lettura della delibera della Giunta per le elezioni cui è stato indicato Valerio Meloni come subentrante.

Conclusi gli adempimenti legati alla composizione dell’Assemblea,il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con il disegno di legge n. 483 (disposizioni urgenti in materia di elezioni dei presidenti delle Province e dei Consigli provinciali).

Poco dopo, prendendo la parola sull’ordine dei lavori, il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha espresso la sua difficoltà a stare in Aula, «come tanti altri consiglieri impegnati in campagna elettorale», senza la presenza dell’assessore dell’Agricoltura «che deve riferire all’Aula la situazione dell’Aras, il mancato trasferimento dei fondi a Laore, e le difficoltà dei lavoratori Apa 7 dei quali, in queste ore, hanno ricevuto lettere di licenziamento, fatto di inaudita gravità». Su questi temi, ha sostenuto, «c’è la sensibilità dei colleghi di tutti gli schieramenti per cui il Consiglio deve occuparsene con urgenza e dare risposte chiare». Chiedo quindi, ha concluso, «un incontro dell’assessore con i lavoratori, anche dopo i lavori del Consiglio».

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha affermato che «sui problemi di Aras il Consiglio ha lungamente dibattuto e c’è anche una proposta di legge del Pd sulla stabilizzazione, per cui nostro orientamento è da sempre favorevole come abbiamo ribadito anche recentemente in sede di conferenza dei capigruppo». Stiamo parlando, ha aggiunto Cocco, «di un patrimonio professionale notevole della Regione che opera in tutti i territori della Sardegna, i cui costi sono sostenuti da fondi regionali così come per l’Apa; il problema riguarda la definizione delle procedure, in tempi molto rapidi, tenendo conto delle novità normative nel frattempo intervenute anche a livello nazionale».

Il capogruppo di Art. 1 – Mdp Daniele Cocco ha ricordato che, sulla vicenda, «ci sono percorsi avviati ma non conclusi da troppo tempo; ora occorre accelerare nel rispetto della volontà di tutto il Consiglio perché non si tratta di argomenti da campagna elettorale ma di problemi seri che riguardano la comunità regionale».

Il capogruppo dei Riformatori sardi Attilio Dedoni ha affermato che «è il momento di mettere a regime quei lavoratori che hanno fornito alla Regione un servizio fondamentale per la tenuta del sistema agricolo sardo; ne parliamo da molte legislature senza risultati ed è giunto il momento di decidere, senza dimenticare la riforma complessiva degli enti regionali agricoli che ad oggi producono solo burocrazia».

La consigliera Annamaria Busia (Misto) ha ricordato che, oltre alla legge che va applicata, «vi sono comportamenti adottati in senso positivo in altre situazione uguali e simili, come per esempio i lavoratori del San Giovanni Battista di Ploaghe, questi lavoratori sono retribuiti quindi l’intervento è a costo zero per la Regione».

Il presidente della commissione Agricoltura Luigi Lotto (Pd) ha manifestato il suo  dispiacere nel vedere il Consiglio regionale continuare una discussione «a 9 anni dall’applicazione della legge che prevedeva la stabilizzazione di questi lavoratori all’interno di Laore; non è giusto, insomma, che un problema del genere si lasci morire nella disattenzione di ben due esecutivi, a questo punto se la legge non va bene si cambi, altrimenti la si applichi, in modo che ognuno si assuma le proprie responsabilità».

Per il Pds il consigliere Piermario Manca ha condiviso la richiesta di un confronto con l’assessore dell’Agricoltura in Aula, ricordando che Consiglio ha fatto grandi sforzi per approvare il bilancio in tempi regolari mentre poi, da 2 mesi, i lavoratori non ricevono lo stipendio». L’Unione europea, ha proseguito, «ha cambiato alcune normative sugli alberi genealogici e può essere una buona occasione per decentrare tutte le competenze in Sardegna».

Il neo consigliere Valerio Meloni ha dichiarato che «l’ampio consenso sui problemi dei lavoratori Aras ed Apa, manifestato in numerose occasioni, riguarda in realtà un percorso (attraverso interlocuzioni con associazioni di categoria e lavoratori) per la ricerca delle migliori soluzioni». In altre parole, a giudizio di Valerio Meloni, «la volontà comune c’è ma occorre stare dentro il tetto delle assunzioni imposto dal Governo nazionale».

Giovanni Satta, del gruppo Misto, si è detto «allibito perché su questo argomento non c’è niente di politico, Pietro Pittalis ha parlato di 7 lettere di licenziamento e vorremmo che fosse data una risposta a questi lavoratori che, come tanti altri, hanno operato al servizio della Regione per decine di anni: la Regione è in ritardo, anche rispetto lle tendenze nazionali di riforma e non c’è dubbio che gli assessori Raffaele Paci e Pierluigi Caria debbano dare risposte chiare».

Il capogruppo del Pds Gianfranco Congiu ha criticato in modo forte la «rincorsa ai licenziamenti fino a portare in Aula in modo inaccettabile il dibattito; è necessaria la presenza del’assessore e c’è anche una nostra mozione sulla quale non torniamo indietro e riguarda la mancata disponibilità di fondi presso Laore». La cosa più grave, secondo Congiu, «è che i licenziamenti vengono pensati altrove e questo mi fa rabbrividire, pur essendo la Regione una sorta di socio di maggioranza». «Oggi – ha concluso Gianfranco Congiu – il quadro legislativo consente di accentrare in Sardegna queste competenze e io sono stufo di subirle».

A nome della Giunta il vice presidente Raffaele Paci, dopo aver annunciato la disponibilità dell’assessore Caria al confronto in Aula, ha annunciato che «i pagamenti destinati a Laore per il pagamento degli stipendi ai lavoratori sono stati formalizzati il 13 febbraio scorso, per cui gli stipendi arriveranno con sollecitudine, fermo restando che i tempi tecnici del dopo finanziaria sono quelli che sono». «Per il resto – ha aggiunto Raffaele Paci – si sta lavorando ad una riforma complessiva di unificazione di Ara ed Apa nel cui ambito sarà affrontato il problema delle stabilizzazioni».

Il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis ha ribadito di non aver detto niente sul merito delle questioni insistendo però sulla richiesta di confronto con l’assessore perché, ha nuovamente sottolineato, «in ballo ci sono 350 posti in organico che non vorrei fossero già assegnati in altri settori, a parte il fatto che commissari gestiscono la situazione da Roma mentre qui i licenziamenti intanto vanno avanti».

Il presidente Gianfranco Ganau ha comunicato che gli uffici stanno verificando la disponibilità dell’assessore Pierluigi Caria a partecipare ai lavori dell’Aula.

Poco dopo il Consiglio ha cominciato l’esame del disegno di legge 483 sulle elezioni delle Province e dei Consiglio provinciali, sulla base dell’art. 102 del regolamento e di un accordo unitario dei capigruppo.

Il capogruppo del Pd Pietro Cocco ha brevemente riassunto i termini della questione ricordando che, rispetto alla prima scadenza del 31 dicembre 2017, «si è registrato il ricorso di alcuni Sindaci i quali, di fronte alla scadenza, hanno sostenuto che non avrebbero potuto partecipare e quindi essere rappresentanti; per questo spostare termine è quanto mai opportuno, magari prolungando la scadenza di 45-120 giorni». Per il capogruppo dell’Udc Gianluigi Rubiu è condivisibile la proposta all’attenzione del Consiglio «che rende giustizia e riporta la democrazia nel sistema Province che era venuta meno con lunghi commissariamenti». Abbiamo contrastato la scadenza del 31 dicembre, ha affermato, «a favore di una norma sulla rappresentanza che di fatto reinserisce il 50% dei Comuni sardi; siamo poi disponibili ad individuare di comune accordo un ulteriore allungamento del termine».

Il presidente della commissione Autonomia Francesco Agus (Campo progressista) ha osservato che «è preferibile arrivare ad un accordo con tutti i Comuni per prolungare il termine; è vero poi che questo è un piccolo intervento su legge riforma che non deve far dimenticare la necessità di riprenderla in mano, soprattutto perché è una legge modellata sulla Delrio e sul referendum costituzionale ma le cose poi sono andate diversamente e bisogna prenderne atto con nuovi contenuti e nuove risorse».

Per il Pds il consigliere Roberto Desini ha parlato di «piccoli accorgimenti giusti per togliere le Province dalla mano dei burocrati ma è opportuno che, da qui a giugno, ci si metta al lavoro per rivedere il sistema regionale delle Province e la riforma del 2016, ormai completamente superata ma formalmente in vigore e rilevante anche dal punto di vista finanziario, perché costringe la Regione a forti interventi finanziari per consentire agli enti intermedi di chiudere i bilancio». Sono contro le elezioni di secondo livello, ha aggiunto, «perché sono una grande ipocrisia mentre tutti sanno che un Sindaco fare bene nel suo Comune e contemporaneamente nell’esecutivo provinciale».

Il capogruppo dei Riformatori Attilio Dedoni, ha espresso la posizione favorevole del suo gruppo per uno spostamento dei termini ma, ha avvertito, «senza andare troppo in là».

L’assessore Cristiano Erriu si è detto favorevole alla proposta di rinvio delle elezioni ma ha suggerito un differimento della data. «C’è la necessità di alcuni adempimenti organizzativi. Sarebbe meglio fissare le elezioni dopo il 45° giorno dal voto per il rinnovo dei consigli comunali stabilendo come termine ultimo il 15 ottobre 2018.

Luca Pizzuto (Art. 1 – Mdp) ha annunciato il suo voto favorevole al provvedimento ma, allo stesso tempo, ha invocato una modifica della legge di riordino degli enti locali. «L’assetto delle province deve essere rivisto alla luce dell’esito del referendum sulle province e delle indicazioni dell’Unione Europea che ha sottolineato la necessità di scegliere gli organi rappresentativi attraverso elezioni dirette e non di secondo livello. Oggi noi votiamo la proroga ma chiediamo di rimettere in discussione la legge. Le province non stanno funzionando».

La consigliere di Forza Italia Alessandra Zedda ha invece annunciato la sua decisione di uscire dall’Aula e di non partecipare al voto.

Il presidente Gianfranco Ganau ha quindi messo mette in votazione il passaggio agli articoli. Il Consiglio ha approvato in rapida successione gli articoli 1” Modifiche all’articolo 26 della legge regionale n. 2 del 2016 (presidente della provincia)” e 2 “Modifiche all’articolo 27 della legge regionale n. 2 del 2016 (Consiglio provinciale). Via libera anche all’emendamento orale proposto dall’assessore Erriu con il quale si stabilisce che la data delle elezioni dei nuovi consigli provinciali sarà fissata a partire dal 45° giorno dalla elezione dei consigli comunali e non oltre il 15 ottobre 2018.

Successivamente sono stati approvati anche gli articoli 3 “Norma finanziaria” e 4 “Entrata in vigore”. Si è poi passati alla votazione del testo finale della legge che è stato approvato all’unanimità (46 favorevoli su 46 votanti).

Ha quindi chiesto la parola il capogruppo di Forza Italia Pietro Pittalis, per sollecitare ancora una volta la presenza in aula dell’assessore all’agricoltura Pierluigi Caria.

All’esponente della minoranza ha risposto il presidente Gianfranco Ganau: «L’assessore Caria si trova fuori Cagliari, gli uffici stanno contattando la sua segreteria per verificare la disponibilità ad essere presente in Aula prima della conclusione dei lavori».

Il Consiglio è quindi passato all’esame della proposta di legge n. 482 “Disposizioni varie in materia sanitaria”.

Pietro Cocco, capogruppo del Pd e primo firmatario del provvedimento, ha spiegato gli obiettivi della proposta. «Interveniamo sulla sanità convenzionata che costituisce il perno della riforma delle cure primarie. Questa proposta mette ordine sul tema delle indennità da corrispondere ai medici del 118 e di continuità assistenziale. Il comma 3 dell’art. 1 ha lo scopo di adeguare gli stanziamenti destinati al finanziamento delle indennità aggiuntive della continuità assistenziale che, nei precedenti accordi integrativi sono stati fortemente sottodimensionati».

Pietro Cocco ha quindi annunciato la presentazione di un emendamento, firmato da tutti i capigruppo, che interviene sulle aziende ospedaliere e l’Ats per garantire il funzionamento dei servizi.

Augusto Cherchi (Pds)  pur riconoscendo l’urgenza di sanare una situazione sul fonte delle indennità dei medici in continuità assistenziale ha posto un problema per il futuro. «Cosa succederà da dicembre in poi? Questa legge sana una situazione pregressa. Il rischio è di pagare le prestazioni solo se effettivamente svolte. Verrà pagato solo l’atto di salire in ambulanza. Così si sminuisce il lavoro dei medici».

Per Marco Tedde (Fi) la sanità sarda attraversa un momento molto difficile. «Mancano i farmaci, gli strumenti per le sale operatorie, l’acqua calda nel reparto di neurochirurgia a Sassari. E’ un disastro totale. Da novembre dello scorso anno ci sono problemi anche nella sanità convenzionata che è un perno del sistema. Da allora l’Ats ha comunicato ai medici di base e di guardia medica la sospensione delle loro indennità. Oggi si cerca di fare una sorta di condono intervenendo sull’autonomia privata con una legge. Il problema va risolto ma con gli strumenti giusti. Intervenire con una legge su un contratto collettivo non è possibile. La Regione Sardegna non ha queste competenze».

Sulla stessa lunghezza d’onda Edoardo Tocco (Forza Italia). «La sanità convenzionata ha un ruolo importante, in alcuni casi sta implodendo per una problematica di sistema – ha detto Tocco – la riforma ha creato un distacco completo dai territori. Perché si va avanti con gli atti aziendali senza attendere la risposta del Mef? E’ vero che si vogliono tagliare le guardie armate nelle guardie mediche?».

Critico anche l’intervento di Giorgio Oppi (Udc): «Sarebbe stato opportuno andare in Commissione prima di portare la legge in aula – ha detto Oppi – i problemi della sanità sono sotto gli occhi di tutti, da dicembre la situazione peggiorerà. Sul Mater Olbia, volete dire qualcosa? A oggi non esiste nessuna deroga, è solo un “pour parler”. Dire che si partirà a giugno è una buffonata».

Ha quindi preso la parola per la replica l’assessore alla sanità Luigi Arru: «Stiamo cercando di porre rimedio a una situazione partita nel 2017 che riguarda sia il contratto collettivo nazionale che l’integrativo regionale. La delibera vuole dare un’interpretazione corretta su ambedue. Le regioni sono state sollecitate a farlo. Riteniamo strategico il ruolo dei medici di continuità e del 118 nell’ottica dell’integrazione dei servizi territoriali e di quelli ospedalieri». L’assessore ha poi indicato gli obiettivi dell’azione della Giunta: «Vogliamo impegnare e valorizzare i giovani medici anche nelle forme contrattuali, si vuole fare ragionamento con i sindacati per valorizzare le guardie mediche nella Case delle salute. Ci interessa cambiare la modalità di fare medicina. Il disegno di legge ci permette di dare un’interpretazione alla norma nazionale. La delibera consente di chiarire molti punti e di tranquillizzare operatori che svolgono ruolo importante».

Il presidente Ganau ha quindi messo in votazione il passaggio agli articoli che ha ottenuto il via libera dall’Aula.

Successivamente sono stati approvati gli articoli 1 “Disposizioni in materia di sanità convenzionata” e 2 “Norma finanziaria” e i relativi emendamenti.

Il testo finale è stato approvato con 30 voti a favore su 30 votanti. 16 gli astenuti

Il presidente Ganau ha quindi dichiarato conclusa la seduta annunciando che l’assessore all’agricoltura Pierluigi Caria parteciperà alla Conferenza dei capigruppo convocata per le 13.30.

Il Consiglio si riunirà il prossimo 26 febbraio alle 10.30, in seduta solenne, per le celebrazioni del 70° anniversario dell’approvazione dello Statuto speciale alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. 

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I consiglieri regionali Francesco Agus, primo firmatario, Piero Comandini e Antonio Gaia, hanno presentato una mozione per impegnare Regione ed AREA a garantire la qualità dei nuovi edifici e del futuro assetto urbanistico dell’area di Sant’Elia a Cagliari, e a far chiarezza sul problema del trasferimento di residenti fuori dal quartiere. In particolare chiedono l’intervento della Regione per evitare il protrarsi dell’incertezza che grava sul futuro degli abitanti del quartiere.

«Gli interventi di riqualificazione degli alloggi AREA sono urgenti e non rimandabili – spiega Francesco Agus -. Su questo siamo tutti d’accordo, a partire dagli stessi residenti del quartiere. I lavori garantiranno a centinaia  di abitanti nuovi alloggi, accoglienti e rispettosi degli standard edilizi. Occorre però un po’ chiarezza su come verrà gestito il problema dello spostamento di quegli abitanti costretti a lasciare le case che verranno demolite e ricostruite. Parliamo di 256 famiglie, spesso con persone anziane e con problemi di deambulazione,  che oggi non sanno quale sarà il loro destino, dove e per quanto tempo saranno trasferiti. Sono sicuro che coinvolgendo gli abitanti nelle scelte che riguardano il loro futuro e quello del quartiere sia possibile trovare con AREA una soluzione che limiti al minimo i disagi.»

L’ipotesi di trasferimento di una parte degli abitanti è stato confermata dall’Agenzia AREA, che ha pubblicato un bando per la ricerca di alloggi nei comuni dell’area metropolitana di Cagliari da utilizzare per effettuare il trasferimento temporaneo degli abitanti.

«Il timore degli abitanti del quartiere di non poter far ritorno nel proprio quartiere è comprensibile – aggiunge Francesco Agus -. In tanti sono nati e cresciuti a Sant’Elia, e proprio ora che il quartiere si sta trasformando in uno spazio vivibile e decoroso, non vorrebbero sentirsi esclusi senza essere  interpellati.»

L’esponente di Campo Progressista Sardegna si sofferma sulle esigenze di chi vorrebbe continuare a vivere nel quartiere: «La scelta deve essere volontaria, il trasferimento non deve essere imposto. La mia proposta è che si faccia un censimento dove a ciascun residente si chiede se, una volta conclusi i lavori di AREA, intende voler ritornare nel quartiere.. Solo dopo si pianifichino tutte le altre attività, informando la popolazione del quartiere su tempi e modalità dei lavori previsti, così da poter dare risposte certe alla famiglie che potranno per tempo programmare la propria vita».

«Con la mozione – conclude Francesco Agus – chiediamo che gli sforzi finora fatti per la riqualificazione del quartiere, come il Parco degli Anelli e il prossimo passaggio della Metropolitana leggera, non vengano vanificati, e che AREA coinvolga i residenti di Sant’Elia nelle decisioni sul futuro del quartiere.»