La Lega Sardegna ha presentato una proposta di legge per l’istituzione dell’infermiere di famiglia
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Proseguono le operazioni rientranti nel protocollo “Sant’Antioco Destinazione Turistica Serena, Sana, Sicura”. Sono stati avviati, infatti, i lavori di posizionamento dei cartelli contenenti le norme di comportamento per la fruizione delle spiagge antiochensi, che saranno libere, nonché delle colonnine per la distribuzione di gel igienizzante. Queste ultime saranno presenti sia nei punti di maggiore afflusso della città, sia nelle spiagge. Nel contempo, prosegue un ampio progetto di riqualificazione del litorale di Is Pruinis, troppo a lungo dimenticato, nonché della spiaggetta de “Su Forru’a Macchina”, consacrato alla salvaguardia delle due zone e al recupero degli spazi dedicati a cittadini e turisti.
In particolare, nella località di Is Pruinis si è provveduto a spostare, così come previsto dalla normativa regionale, i cumuli di posidonia, recuperando ampi tratti di spiaggia. Inoltre, sono stati chiusi gli accessi alle auto diretti nel litorale, e sono state ricavate nuove aree parcheggio, con il posizionamento della cartellonistica verticale. A “Su Forru a’ Macchina”, oltre allo spostamento della posidonia, sono in corso le operazioni di costruzione di una staccionata in castagno che delimita l’area destinata ai bagnanti: un’operazione, questa, che ha aumentato sensibilmente la spiaggia libera, impedendo alle automobili di parcheggiare in prossimità dell’arenile.
Il protocollo, la cui realizzazione ha potuto contare sul prezioso contributo della Fondazione di Sardegna, prevede, infine, il presidio sulle quattro principali spiagge. Ovvero Maladroxia (Bandiera Blu 2020), Coe Cuaddus, Cala Lunga e Cala Sapone: saranno posizionati gazebo nei quali troveranno alloggio i rappresentanti delle diverse associazioni antiochensi, i quali verificheranno sul rispetto delle regole di comportamento e forniranno tutte le informazioni del caso. E per ben due volte al giorno, grazie a una WebApp, verranno forniti i numeri dei posti disponibili nelle spiagge elencate.
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I primi di gennaio, la copertura lignea che proteggeva il pozzo sacro di Tattinu, nel comune di Nuxis, è crollata in seguito a condizioni meteorologiche avverse. La tettoia, che era stata eretta diversi anni fa per impedire che le acque piovane rovinassero la struttura del monumento – tra i più noti ed importanti della Sardegna – non ha retto al forte vento di levante ed è implosa su se stessa, andando a coprire completamente il pozzo sacro.
Il sindaco di Nuxis, Pier Andrea Deias, non ha perso tempo e, dopo un primo sopralluogo, ha immediatamente allertato la soprintendenza per i Beni Archeologici di Cagliari. «Ci siamo attivati immediatamente, il giorno dopo stesso, per informare la Soprintendenza dell’accaduto. Hanno organizzato un sopralluogo nel sito a metà febbraio, dopodiché sarebbero dovuti tornare per un secondo sopralluogo, al fine di valutare il tipo di intervento da eseguire e indicarci le modalità per mettere in sicurezza e consolidare il monumento.»
Nel frattempo, però, il blocco relativo al Covid ha impedito di procedere con questa seconda visita da parte della Soprintendenza, ritardando quindi i lavori di ritiro delle macerie e ripristino dei luoghi, causando di fatto quella che è l’attuale situazione, ovvero un sito che appare ancora non fruibile e, apparentemente, abbandonato a se stesso.
La realtà, tuttavia, è ben diversa, come spiega Pier Andrea Deias: «La settimana scorsa ho preso nuovamente contatto con la dottoressa Sabrina Cixi, archeologa della soprintendenza di Cagliari, che mi ha assicurato che entro una quindicina di giorni effettueranno il secondo sopralluogo. Questo dovrebbe essere quello risolutivo, che ci fornirà le indicazioni in merito all’intervento da porre in essere. Dopodiché siamo pronti a muoverci con una progettazione, mettendo in campo un intervento finanziario con i nostri mezzi, direttamente dal nostro bilancio. Non solo. Abbiamo anche contattato l’assessorato regionale alla Pubblica istruzione per vedere se è possibile ottenere un aiuto. Faremo di tutto per rendere il sito di nuovo fruibile al pubblico. È nostro interesse e ci teniamo assolutamente».
Si smorzano così le polemiche nate nei giorni scorsi sui social, riguardanti la triste situazione del pozzo sacro, un unicum a livello regionale, nonché tra i più antichi templi a pozzo della Sardegna. Il monumento, immerso nelle campagne a ridosso del paese, fa parte di un circuito culturale che comprende anche la piccola chiesa campestre di Sant’Elia e la miniera di Sa Marchesa.
«Nuxis gode di un discreto patrimonio archeologico, paesaggistico e ambientale – afferma il sindaco -. A partire dal pozzo sacro per arrivare alla chiesa di Sant’Elia, fino alla miniera di Sa Marchesa, con la sua grotta archeologica. Sono tutte risorse che siamo assolutamente intenzionati a sfruttare e mettere in rete per far sì che diventino anche fonte di sviluppo turistico ed economico per la nostra comunità e per il territorio in genere – conclude Pier Andrea Deias -. Perché le risorse e le bellezze che sono presenti a Nuxis sono del territorio e tutti assieme dobbiamo remare in quella direzione.»
Federica Selis
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Si è tenuta in data odierna presso la VI Commissione Sanità del Consiglio regionale della Sardegna, l’audizione dell’Ordine Infermieristico sul DL 112. A tutela del cittadino/utente che ha il diritto di ricevere adeguate prestazioni sanitarie dal SSR, abbiamo affrontato il tema della “riforma del sistema sanitario” con finalità costruttiva, responsabilmente, con autorevolezza, con pertinenza, con argomentazioni, nel rispetto dei ruoli e delle ragioni dei nostri interlocutori, ed entrando nel dettaglio della proposta articolo per articolo e suggerendo correttivi e miglioramenti soprattutto nei passaggi che per le attese e le ricadute complessive della previsione del DL 112 in oggetto, più impattano per il Sulcis Iglesiente.
Sottolineiamo che l’intendimento che «la Regione autonoma della Sardegna eserciti la propria potestà Legislativa in materia di tutela della salute» e che «il ruolo di guida e il controllo del sistema sia assicurato dal decisore politico rappresentato dalla Giunta regionale e dall’assessore della Sanità» è da ritenersi non solo doveroso ma addirittura in leggero ritardo sulla tabella di marcia, avendo le forze politiche ed i consiglieri che compongono la Giunta regionale, preso impegni elettorali importanti e che ad oltre un anno dal rinnovo del Consiglio, le aspettative dei cittadini che hanno sostenuto il cambio di passo e di guida politica non vanno in lock-down e tutto scorre esattamente come anni orsono nei rapporti di forza e nella gestione di ATS Sardegna e delle Aree Socio Sanitarie Locali.
E’ necessaria continuità gestionale e sulla scomposizione dell’Azienda per la tutela della salute in otto aziende socio-sanitarie, a nostro parere, è da prevedere che le 8 aziende istituende sia effettivamente «dotate di autonomia gestionale ed organizzativa», mantenendo quindi significative attività amministrative e senza esitazione delegare ai manager di occuparsi del reclutamento e gestione degli aspetti amministrativi inerenti il personale, per favorire che le aree socio-sanitarie «siano grado di svolgere la loro funzione di intercettazione e facilitazione dei processi di riorganizzazione», e capaci di preservare e tutelare la risorsa umana rappresentata dal personale sanitario tecnico amministrativo e di supporto.
Se le nuove aziende possono essere immediatamente operative all’atto della loro costituzione e garantire l’operatività del sistema, quel sistema deve essere assistenziale e gestionale senza passare per vie traverse. E’ stato approfondito il futuro e la funzione degli ospedali del Sulcis Iglesiente e dibattuto sull’ospedale unico e sul progetto di edificarlo nel territorio del comune di Villamasargia, come da atti e delibere consiliari e dai prospetti tecnici e planimetrie preliminari allegati al documento consegnato al presidente della VI Commissione.
Graziano Lebiu
Presidente OPI Carbonia Iglesias
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Al termine di un’articolata indagine durata oltre un anno, la Polizia di Stato è riuscita a dare un volto ad alcuni componenti di un sodalizio criminale dedito ai reati di abusiva attività finanziaria, truffa, riciclaggio ed estorsione.
L’attività investigativa, svolta dal Compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni per la Sardegna e coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, è nata dalla denuncia sporta nel 2018 da un cittadino sardo il quale, dietro la garanzia di cospicui rendimenti è stato convinto da sedicenti promotori finanziari ad eseguire cospicui investimenti su una falsa piattaforma di trading on line.
La vittima che operava su una piattaforma raggiungibile all’indirizzo internet https://globalfxm.com , pensando di effettuare l’acquisto di cripto valuta ha investito somme per un importo pari ad € 380.000,00, attraverso l’esecuzione di bonifici bancari a favore di un conto corrente estero in essere presso ubicato nella Repubblica Ceca.
Resosi conto del raggiro, il denunciante ha manifestato ai pseudo broker finanziari la volontà di rientrare del capitale investito, ed a questo punto è stato anche oggetto di vere e proprie minacce per indurlo a versare ulteriori somme per sbloccare il rimborso.
Il coordinamento internazionale posto in essere dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha permesso nell’immediatezza della denuncia, attraverso l’indispensabile cooperazione di Europol presso la quale è stato attivato il gruppo di lavoro J-CAT (Joint Cybercrime Action Taskforce), di interessare il collaterale Organo di polizia ceca che ha accertato come il danaro in questione fosse stato trasferito ad altri due conti correnti bancari, in essere sempre presso istituti di credito cechi, sui quali è stato possibile reperire la somma totale di circa € 226.000,00, ancora giacente, che è stata prontamente bloccata.
Di concerto con la Procura della Repubblica di Cagliari, nell’ambito della cooperazione in materia di assistenza giudiziaria penale tra i Paesi membri della UE, è stata avviata la procedura per l’inoltro di un Ordine di Indagine Europeo diretto all’A.G. della Repubblica Ceca, al fine di acquisire elementi di prova all’estero da utilizzare per le indagini in corso, che ha permesso di identificare e segnalare due donne di nazionalità ucraina e armena, risultate le amministratrici delle società intestatarie dei conti correnti esteri e titolate a disporre degli stessi, e di ottenere il sequestro preventivo della somma di danaro disposto dal G.I.P. di Cagliari, inoltrato alle Autorità ceche.
La Polizia Postale al riguardo consiglia:
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La commissione sanità, presieduta da Domenico Gallus (Udc-Cambiamo) ha proseguito le audizioni sulla riforma ascoltando Anci, organizzazioni sindacali confederali ed autonome, Università, Ordini dei Medici e degli Psicologi, Ordine delle professioni Infermieristiche e sindacati dei dirigenti amministrativi.
Per i Comuni, come ha evidenziato il presidente dell’Anci Emiliano Deiana che ha annunciato un documento articolato sui testi all’esame della commissione, occorre che la riforma tenga conto delle caratteristiche dell’intero territorio regionale e di un diritto alla salute che proietti una visione nuova oltre l’aspetto tipicamente sanitario (Rsa, sport e scuola, ad esempio), in un sistema di strutture coordinate fra loro. Gli atti aziendali, inoltre, non dovranno più essere solo una espressione dell’alta burocrazia ma il frutto di un processo di condivisione con i territori.
I sindacati invece, dopo aver ricordato il contributo determinante di tutto il personale sanitario (che, nonostante ciò, non ha avuto alcun riconoscimento) durante l’emergenza Covid, hanno insistito molto sulla necessità di colmare gli enormi vuoti di organico con un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni. Inoltre, sempre in materia di personale, le organizzazioni sindacali hanno criticato a fondo la precedente esperienza dell’Ats avvertendo le istituzioni che, nei diversi progetti di riforma, sembra che con l’Ares si voglia ripercorrere la stessa strada, vanificando ogni azione di potenziamento della sanità territoriale. Infine, dai rappresentanti dei lavoratori, è arrivato un appello per la rapida ripartenza del servizio sanitario, rimasto sostanzialmente bloccato a causa dalla pandemia.
Soffermandosi sul tema del rapporto fra Università, sanità e formazione, il rettore dell’Università di Cagliari Maria Del Zompo (anche a nome del collega di Sassari), ha messo in luce che sia il rating che la capacità di attrarre finanziamenti delle aziende ospedaliero universitarie dipendono anche dal ruolo svolto da queste strutture nel campo dell’assistenza, che però non è governato dagli atenei ma dipende dalla sanità. Senza finanziamenti adeguati e senza un numero di posti letto in linea con norme attuali, ha paventato la Del Zompo, le aziende rischiano di perdere opportunità importanti a livello finanziario e professionale.
I problemi del personale, dei sistemi informatici e della sanità territoriale sono stati al centro degli interventi dei rappresentanti degli Ordini dei Medici, secondo i quali in questa prima fase post-Covid è necessario anche accelerare i processi di riforma. Va superata, secondo i medici, l’esperienza “centralista” precedente che ha caratterizzato l’azione dell’Ats, senza cedere a tentazioni di continuità con l’Ares e tornando semmai alla visione di una sanità “universale” che è stata, assieme alla prevenzione, il principio cardine della legge istitutiva del servizio sanitario nazionale.
Gli psicologi hanno messo l’accento sul fatto che, proprio l’esperienza della pandemia, anche in Sardegna, consegna una “domanda” di questo specifico supporto, soprattutto a livello di base. Mentre gli infermieri (era presente l’Ordine di Carbonia Iglesias) hanno suggerito di definire con chiarezza le funzioni dell’Ares, limitandole a quelle amministrative.
Ancora di Ares ha parlato il sindacato dei dirigenti Fedirets che ha espresso una ulteriore valutazione negativa sull’esperienza dell’Ats, anche nel capo negli acquisti che doveva essere il fulcro della sua missione. Per questo, ad avviso dei dirigenti, bisogna decidere se si vuole davvero il decentramento perché, se come pare si intende restare a metà strada con l’Ares, il sistema non funzionerà.
Nel dibattito hanno preso la parola Gianfranco Ganau del Pd, Annalisa Mele della Lega, Giovanni Antonio Satta dei Riformatori sardi, Daniele Cocco di Leu, Francesco Agus dei Progressisti, Antonello Peru e Giorgio Oppi di Udc-Cambiamo.
La commissione ha inoltre approvato all’unanimità la Pl n.161 in materia di borse di studio nominando relatore per l’Aula la consigliera della Lega Annalisa Mele. Inoltre, su sollecitazione del consigliere Giovanni Antonio Satta poi condivisa anche dal vice presidente Daniele Cocco e dal capogruppo della Lega Dario Giagoni, sarà programmata a breve una audizione dell’Unità di progetto della Regione sulle problematiche del precariato del personale veterinario che sta operando nel settore della prevenzione e del contrato dalla blue tongue e della peste suina.
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Si riaccende la protesta dei dipendenti della Casa Famiglia “Perd’e Fogu” di Fluminimaggiore, dopo il prolungamento dei ritardi nell’apertura del centro, che accoglie pazienti sofferenti di disagio psichico. La struttura, fortemente voluta dagli abitanti della cittadina dell’Iglesiente, rimane ancora chiusa, lasciando a casa 13 persone, tra educatori, operatori socio sanitari e volontari. I pazienti, provenienti dal bacino del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano, sono stati distribuiti in istituti privati o affidati alle cure dei familiari. Ma la situazione, che nonostante le tante promesse, ancora non si è sbloccata, sta diventando sempre più insostenibile, soprattutto per i dipendenti, che provengono non solo da Fluminimaggiore ma anche da Carbonia e Iglesias.
«Noi chiediamo di riavere il nostro posto di lavoro – esordisce Maria Giuseppina Lampis, educatrice professionale – perché abbiamo lavorato qua per 12 anni e vantiamo quindi un’esperienza importante. Non vogliamo essere pagati per stare a casa.»
Ombretta Casula, anche lei dipendente della casa famiglia, pone invece l’accento sulle promesse non mantenute. «Inizialmente, le garanzie le avevamo, perché c’era stato promesso che, al termine dei restauri, avremmo ripreso il nostro posto di lavoro. Si parlava di un mese e mezzo, massimo due mesi. È passato un anno e mezzo e noi siamo ancora a casa. E la Naspi, la nostra cassa integrazione, sta terminando.»
Aldo Tupante ci regala un breve cenno storico sulle origini dell’istituto: «La struttura è stata aperta nel 2002 come centro diurno. Nel territorio non ci sono altri centri residenziali simili. Sono stati chiusi, quindi i pazienti psichiatrici sono abbandonati a se stessi, alle famiglie o rinchiusi in altri tipi di strutture».
Vittime di questa situazione non sono solo dipendenti e pazienti ma anche gli stessi familiari di questi ultimi, sui quali ricadono costi e cure dei degenti. Giuseppe Todde fa parte dell’associazione di volontariato “Muntangia”, che rappresenta i parenti dei disabili mentali ospitati all’interno della casa famiglia.
«La nostra associazione nasce per offrire un sostegno ai sofferenti psichici e alle loro famiglie. In tanti abbiamo creduto a questo progetto. La struttura c’è. Non può esistere che i pazienti di Flumini vengano mandati a Nuxis, con costi esorbitanti. Ciò crea un disagio anche per i parenti che devono andare a trovarli. Viviamo in una zona svantaggiata.»
I sindacati sostengono la causa della riapertura. Roberto Fallo, della CISL: «Noi siamo qua perché su questa vertenza ci siamo spesi in prima persona. Abbiamo accettato la chiusura momentanea, e ribadisco momentanea, perché l’edificio necessitava di urgenti lavori di messa in sicurezza. Con l’impegno di riaprirlo immediatamente, una volta terminata la ristrutturazione. Abbiamo avuto la sfortuna che i lavori siano finiti a cavallo tra un’amministrazione regionale e l’altra. Dopodiché ci siamo trovati di fronte al deserto. Tante promesse ma a tutt’oggi la struttura rimane chiusa. Noi siamo disposti anche a mobilitarci e a mettere le tende sotto la regione, se questo dovesse essere necessario».
Giovanni Zedde, della Funzione pubblica CGIL, focalizza l’attenzione sui danni arrecati alle persone. «Il territorio rimane isolato e i pazienti si trovano nella situazione di non ricevere la giusta assistenza. Noi avevamo fatto un accordo, che prevedeva una sospensione del servizio e una riapertura immediata. I dipendenti sarebbero stati riassunti dalla cooperativa. I vecchi amministratori hanno fatto in tempo ad andare via senza fare assolutamente niente. Questi nuovi amministratori sfuggono. Non è possibile che se un’amministrazione cambia gli impegni presi non vengano più rispettati. Non siamo più disposti ad accettare che dei pazienti vengano trasferiti in strutture private quando abbiamo una struttura pubblica di eccellenza che deve funzionare.»
Anche il sindaco, Marco Corrias, si schiera dalla parte di pazienti e lavoratori e chiede che venga rispettata la parola data. «Questa struttura funzionava perfettamente. Accoglieva oltre 8 ospiti con patologie psichiche, che in questo paese si trovavano benissimo. Improvvisamente si sono ritrovati ad essere deportati, letteralmente. Tutto questo accadeva nel dicembre del 2018. Abbiamo protestato, ci siamo opposti con tutte le nostre forze e finalmente, a Cagliari, hanno firmato una lettera in cui ci garantivano che, nel giro di pochi mesi, terminati i lavori di ristrutturazione, avrebbero riaperto. Hanno mancato alla parola data e gli amministratori che sono arrivati dopo continuano a farlo. Questa struttura è costata allo stato 50mila euro ed oltre. Hanno fatto le ristrutturazioni e l’hanno lasciata abbandonata, mandando a casa 13 operatori, a cui sta per scadere la cassa integrazione. Noi chiediamo all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, al presidente Christian Solinas, ma soprattutto al commissario dell’ATS Giorgio Steri, che intervengano e facciano riaprire il centro. Non molleremo fino a quando la parola data non verrà confermata con i fatti.»
Federica Selis
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2 nuovi casi positivi al Covid-19 nella provincia di Sassari, nelle ultime 24 ore in Sardegna. Sono complessivamente 1.362 i casi accertati in Sardegna dall’inizio dell’emergenza. Nell’ultimo bollettino dell’Unità di crisi regionale si rilevano due casi nella provincia di Sassari, mentre i casi della provincia di Oristano scendono da 60 a 59 in seguito a verifiche che portano all’aggiornamento del dato. In totale nell’Isola sono stati eseguiti 66.133 tamponi (958 nelle ultime 24 ore). I pazienti ricoverati in ospedale sono in tutto 11, di cui 1 in terapia intensiva, mentre 32 sono le persone in isolamento domiciliare, 43 gli attualmente positivi. Il dato progressivo dei casi positivi comprende 1.168 pazienti guariti (+30 rispetto al dato precedente), più altri 20 guariti clinicamente. Nel bollettino odierno non si registrano nuove vittime, 131 in tutto.
Sul territorio, dei 1.362 casi positivi complessivamente accertati, 252 sono stati accertati nella Città Metropolitana di Cagliari, 98 nel Sud Sardegna, 59 (-1 rispetto all’ultimo aggiornamento) a Oristano, 79 a Nuoro, 874 (+2) a Sassari.
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Il Tar della Sardegna ha rinviato a dicembre la decisione su alcuni ricorsi riguardanti l’applicazione della legge che prevede il passaggio degli ex lavoratori Aras all’Agenzia Laore. Per gli altri ricorsi proposti, invece, è attesa a breve la decisione del Tribunale amministrativo regionale.
«E’ obiettivo dell’Amministrazione regionale individuare una risposta definitiva che possa conciliare le diverse esigenze, ponendo fine alla lunga vertenza – ha detto l’assessore regionale del Personale, Valeria Satta -. Completando sia il concorso riservato che le procedure concorsuali interne e procedendo, nel contempo, all’espletamento del concorso pubblico previsto dalla legge regionale.»
«Stiamo lavorando per una soluzione che salvaguardi l’occupazione di oltre 200 lavoratori, che altrimenti, a dicembre 2020, rischierebbero il licenziamento – ha aggiunto l’assessore Valeria Satta -. Così da garantire alla Regione un patrimonio di professionalità, prezioso per gli allevatori sardi, che non deve essere assolutamente disperso.»