16 August, 2026

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Il presidente della Regione Christian Solinas ha presieduto due riunioni urgenti del Centro Operativo Regionale della Protezione Civile, la struttura che coordina tutte le attività che concorrono alla realizzazione ed alla attuazione del piano per affrontare l’emergenza CoViD-19 in Sardegna, per affrontare la questione della dichiarata assenza dei dispositivi di protezione individuale nelle strutture ospedaliere ed in particolare a Sassari e Nuoro, dove il diffondersi dei contagi tra il personale medico è stato collegato a tale presunta mancanza.

Alla presenza dei responsabili delle diverse aziende sanitarie, degli assessorati coinvolti e del Prefetto di Cagliari, in qualità di coordinatore degli UTG della Regione, è emerso un dato di segno chiaramente inverso, in quanto al 18 marzo è stata certificata la giacenza presso le Aziende di oltre 36.000 mascherine. In particolare, è stato smentito dall’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari che il personale abbia mai operato in assenza di Dpi e questo è testimoniato anche da una presenza nei depositi della stessa AOU alla data del 18 marzo di ben 19.000 mascherine.

Situazione giacenze al 18.03.2020

La tutela e la protezione del nostro personale medico e sanitario è per noi una priorità inderogabile, ha affermato il Presidente Solinas, ed è mia ferma intenzione mettere in campo tutte le azioni necessarie in questo senso. Stiamo vivendo una grande emergenza mondiale. L’approvvigionamento di dispositivi e presidi è difficoltoso in tutto il Paese ma questo non deve diventare un terreno di polemica e di scontro ma semmai un motivo per richiamare tutti all’unità e serrare le fila. Ho dato disposizione di distribuire immediatamente anche le mascherine che in questi giorni abbiamo reperito con la Protezione Civile e proprio ieri sono stati consegnati altri 73.790 dispositivi.

La Regione sta facendo la propria parte, sempre in prima linea per tutelare la salute dei cittadini e fronteggiando spesso le difficoltà di un sistema sanitario che ha subito per troppi anni il logorio di tagli indiscriminati e scelte improvvide che non sono certo imputabili a queste settimane. Lavoriamo, senza fare polemiche, non è il momento.

Ho dato da tempo mandato agli uffici, ha proseguito il Presidente, di procedere al reperimento sul mercato di tutti i presidi sanitari necessari fino a concorrenza del fabbisogno dichiarato dalle strutture sanitarie. Dirigenti e funzionari sono impegnati senza sosta per dare risposte a queste esigenze. Fra mille difficoltà, non ultima la chiusura generalizzata delle frontiere in tutto il mondo. Nel frattempo, dobbiamo accontentarci anche delle mascherine “monovelo” inviateci dal Governo attraverso il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile: sono 44.800 pezzi, che abbiamo già distribuito e che tante polemiche hanno alimentato in altre Regioni e tra molti operatori. Anche qui, però, è inaccettabile che qualcuno strumentalizzi questo fatto attribuendo responsabilità inesistenti all’amministrazione regionale.

Accolgo per intero l’appello alla collaborazione del segretario del PD sardo Emanuele Cani e ringrazio per la responsabilità che stanno dimostrando i suoi consiglieri regionali, diversamente da alcuni membri dell’opposizione – fortunatamente pochi – che continuano nelle strumentalizzazioni e nella ricerca esasperata di sensazionalismi e scandali inesistenti. Noi vogliamo fare fronte comune per gestire una grave emergenza che non ha colore politico, ma se non ci sono posti a sufficienza nei reparti di terapia intensiva, se gli ospedali sono in condizioni inadeguate, se non c’è tutto il personale che ci vorrebbe non possiamo accettare il tentativo di dimenticare da dove nasca tutto questo o, peggio, di imputarlo al governo di questi mesi.

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L’on. Carla Cuccu (M5S), già presentatrice di 5 interrogazioni e 1 interpellanza al governatore Christian Solinas ed all’assessore Mario Nieddu, senza riscontro alcuno, oggi chiede la nomina di un commissario straordinario con pieni poteri per uscire subito dall’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Covid-19.

«Fin dal 26 febbraio – spiega Carla Cuccu – chiedevo l’acquisto di tamponi, test, D.P.I.; lo svolgimento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale non dirigenziale; il ripristino dell’ex struttura di terapia intensiva del presidio ospedaliero Santa Barbara di Iglesias; l’attivazione della funzione semi intensiva generale e l’istituzione della rianimazione nel presidio di Alghero-Ozieri col potenziamento della rianimazione di Sassari; il ripristino del reparto di rianimazione dell’ospedale Binaghi di Cagliari; di fornire alloggi al personale sanitario per limitare anche ai loro familiari la possibilità di contagio.»

«Le segnalazioni che tutti i giorni ricevo dai cittadini crescono in maniera esponenziale – aggiunge Carla Cuccu -. Oltre alle note già apparse sulla stampa, si aggiunge che nel polo petrolchimico di Sarroch gravitano migliaia di operai potenziali vettori di Covid-19 senza controlli; alcuni farmacisti non installano barriere separatorie di protezione al banco; le scellerate direttive dell’A.T.S. sul trasferimento del punto nascite dal C.T.O. di Iglesias (privo di emergenze Covid-19) al Brotzu (con positivi al Coronavirus); la direzione generale sanitaria che pretende dagli operatori sanitari che nel caso in cui vengano in contatto con un presunto paziente Covid-19 debbano terminare il turno e tornare a casa senza attendere l’esito del tampone ed il turno che sostituisce deve fare altrettanto col pericolo di contagiare anche i propri familiari, rischiando, così, che a breve potrebbe non esserci più  un operatore sano; i tanti sardi che non riescono a rientrare nell’isola.»

«Insomma, lo scenario kafkiano ci presenta un bollettino di guerra che ogni giorno si colora di tinte sempre più fosche, nonostante l’incalzare della primavera annunci il tempo della rinascita. C’è troppa confusione, paura, i cittadini sentono, ora più  che mai, la necessità di vedere una classe politica forte, unita, combattiva che si prenda cura di loro. C’è necessità impellente di sicurezze, di un’unica cabina di regia – attacca Carla Cuccu – ecco perché è necessario che si nomini immediatamente un COMMISSARIO STRAORDINARIO CON PIENI POTERI. Bisogna fare l’impossibile per far arrivare immediatamente le dotazioni necessarie di tamponi, reagenti e di tutti i presidi per la sicurezza di coloro che operano nelle strutture sanitarie e per l’intera popolazione. Stiamo rischiando di trovarci senza medici, infermieri, O.S.S., perché a causa della mancanza di tamponi e di presidi per la sicurezza è impossibile limitarne e controllarne il contagio. Chi ha ruoli operativi deve provvedere immediatamente e pretendere per la Sardegna tutto ciò che occorre per combattere questa emergenza. Non si può più perdere nemmeno un secondo. Si deve agire ed ottenere – conclude Carla Cuccu -. Dobbiamo rinvigorire quella speranza che sta vacillando per mancanza di programmazione tempestiva e mirata con risultati efficienti.»

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Oggi, 21 marzo 2020, è una data importante, perché è oggi che vengono ricordate tutte le vittime di mafia.
Una data importante che serve ancora una volta a scuotere le coscienze di tutti, per far sì che i delitti perpetrati dalla mafia non vadano nel dimenticatoio ma restino sempre impresse nella memoria.
Se dovessimo citare tutte le persone che sono state uccise dalla mafia, l’elenco sarebbe lunghissimo e tutti meriterebbero di essere citate e che si racconti la loro storia, come sono vissuti e, soprattutto, tenere presente il loro sacrificio e che, immolatisi per la difesa della Patria e delle Istituzioni, sono per noi un esempio di legalità.
Oggi voglio ricordare Peppino Impastato, ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978.
La data ci fa pensare, anche una strana casualità, all’uccisione di Aldo Moro, perpetrato dalle Brigate Rosse, il cui corpo venne fatto ritrovare in via Caetani, a Roma, il 9 maggio 1978.
Sì, forse una coincidenza, strade e storie che si intersecano per motivi diversi ma che hanno in comune sempre la Libertà, le Istituzioni, il vivere civile, valori che non possono essere messi in secondo piano, sempre freschi, trasparenti.
Oggi, a distanza di tanti anni, tutti lo ricordano e non a caso viene considerato alla stregua dei martiri. Peppino Impastato sapeva bene cosa fosse la mafia, certamente non quella delle coppole o delle lupare, bensì la mafia come potere, sistema, connubio e, soprattutto, prevaricazione dei diritti dei lavoratori e dei diritti dei cittadini. In questo caso, la memoria va all’eccidio di Portella della Ginestra, dove in quell’occasione gli agricoltori manifestavano il loro dissenso per un diritto che veniva loro disconosciuto.
Sapere cos’è la mafia è veramente il primo passo per contrastarla. Ecco questa era la mafia contro cui si batteva Peppino Impastato.
Molti si sono posti la domanda perché la sua voce sia rimasta inascoltata e solo oggi, a distanza di tanti anni, emerge forte il rammarico per aver perso l’occasione di ergere al suo fianco il dissenso di una comunità sorda e distante da un vivere becero ed inconcludente, invece di creare un argine di solidarietà, spargendo al suo fianco un nuovo profumo di libertà e democrazia.
Questo è quello che certamente avrebbe voluto Peppino Impastato, un grandissimo desiderio che alla fine si sarebbe arrivati a spezzare quel filo sinuoso e sottile nei confronti della mafia. Ma, a tutt’oggi, la strada della legalità è ancora lunga da percorrere e la lotta contro la mafia è irta di difficoltà ma, possiamo starne certi, si arriverà alla disintegrazione della stessa e questo potrà avvenire solo con il dissenso totale e la fermezza, il tutto coniugato con Democrazia, Libertà e Difesa delle Istituzioni.
Un pensiero va rivolto a tutte quelle persone che sono morte per valori così nobili e bellissimi: Legalità, Trasparenza e Democrazia.
A loro vada sempre e a perenne ricordo il nostro ringraziamento.
Armando Cusa

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Un’Agenzia formativa accreditata della Regione Piemonte ha predisposto un vademecum sull’utilizzo delle mascherine, contenente utili informazioni sull’utilizzo delle mascherine, a beneficio di tutto il personale, anche al di fuori dell’attività lavorativa.

Vademecum utilizzo mascherine: come sfruttare al meglio le mascherine sul nostro territorio. Vista la difficolta a reperirle, in attesa che le forniture siano disponibili per tutti, si consiglia di utilizzarle e sceglierle secondo queste priorità:

 

– FFP3 (con valvola di esalazione)

OSPEDALI Reparti Terapia Intensiva, (perché sono a contatto con pazienti certamente contagiati).

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– FFP2 (con valvola di esalazione)

SOCCORRITORI (perché sono a contatto con persone e/o pazienti potenzialmente contagiati).

***

– FFP2 (SENZA valvola)

FORZE DELL’ORDINE solo in caso di emergenza ed ausilio a Soccorritori (perché devono essere protetti ma non rischiare di contagiarsi tra di loro).

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FFP2 (SENZA valvola)

MEDICI di famiglia e GUARDIE MEDICHE. In alternativa con valvola (ma ricordiamo che la valvola è di aiuto a chi è costretto ad utilizzarla a LUNGO TEMPO in presenza di PAZIENTE POTENZIALMENTE MALATO); i medici potranno abbinare la mascherina chirurgica sopra alla MASCHERINA FFP2 con valvola per limitare la diffusione della loro esalazione dalla valvola.

***

MASCHERINE CHIRURGICHE o FATTE IN CASA,

devono usarle: tutta la POPOLAZIONE CIRCOLANTE, tutte le PERSONE CHE LAVORANO o SONO COSTRETTE A LAVORARE, le stesse FORZE dell’ORDINE, gli uffici aperti al pubblico, gli addetti alla vendita di alimentari ed, in ogni caso, tutte le persone o lavoratori in circolazione (si ricorda alla POPOLAZIONE che è MEGLIO RESTARE CASA).

Per gli addetti all’ospedale, infermieri e/o gli stessi medici, quando non in reparto si potrebbe consigliare di usare le chirurgiche (oppure se disponibili le FFP2 o FFP3 ma senza valvola o con aggiunta della MASCHERINA chirurgica davanti alla VALVOLA) per limitare al massimo la DIFFUSIONE del contagio.

ATTENZIONE: CHI NON DEVE utilizzare le FFP2 ed FFP3 con valvola

E’ importante sapere che: dalla VALVOLA della Mascherina fuoriescono le esalazioni (che equivale a DIFFONDERE il possibile contagio, è come non averle) quindi:

– Assolutamente sconsigliate per la popolazione, ci contamineremmo uno con l’altro.

Sono sconsigliate anche per le Forze dell’Ordine che sono costrette ad un contatto ravvicinato tra colleghi, si contaminerebbero l’uno con l’altro. -Sono sconsigliate anche per tutti i reparti di alimentari o banchi del fresco.

Sconsigliate a Uffici aperti al pubblico, si contaminerebbero uno con l’altro tra colleghi.

CHI DEVE avere le FFP2 ed FFP3 CON valvola:

Ospedali Reparti TERAPIA INTENSIVA ed INFETTOLOGIA

I SOCCORRITORI 118, CROCE VERDE, CROCE ROSSA, o assimilati.

(Queste categorie si presume che avranno contatti con persone o pazienti CERTAMENTE CONTAGIATI) devono fare sforzi e/o devono tenerle per lungo tempo.

CHI DEVE avere le FFP2 ed FFP3 SENZA valvola:

– Le FORZE DELL’ORDINE da usare solo ed esclusivamente per interventi di emergenza o interventi in assistenza ai soccorritori, in abbinamento ad OCCHIALI E GUANTI MONOUSO.

IN SINTESI:

– La CITTADINANZA NON deve usare le MASCHERINE CON VALVOLA perché possono diffondere il contagio.

– Gli ADDETTI alla vendita NON devono usare le MASCHERINE CON VALVOLA perché possono diffondere il contagio.

– QUESTE PERSONE devono usare mascherine SENZA VALVOLA o CHIRURGICHE o fatte in casa con tessuti pesanti che assorbano l’esalazione ed umidità trattenendola e non rilasciandola.

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«La situazione di emergenza e straordinarietà sanitaria dovuta al Covid-19 richiede con urgenza una risposta altrettanto forte.
Tutte le persone stanno compiendo in queste settimane grandi sacrifici che non possiamo disperdere.
Serve un commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 in Sardegna. Servono applicazioni e misure che liberino l’azione dalla troppa burocrazia.»

A dirlo è Fabio Usai, consigliere regionale del Partito Sardo d’Azione.

«La situazione di emergenza richiede una forte determinazione nel prendere ed attuare decisioni in maniera rapida ed efficiente – aggiunge Fabio Usai –. Non possiamo permetterci di fronteggiare questa emergenza sanitaria attraverso canoni procedurali stabiliti in condizioni di normalità.
Avere un commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 che si occupi solo e soltanto di:

  • REPERIRE QUANTO PRIMA E NELLA QUANTITÀ NECESSARIA I DISPOSITIVI DPI PER TUTTO L’ORGANICO CHE OPERA NEL CONTESTO SANITARIO;
  • VERE NELLA DISPONIBILITÀ DELLE AZIENDE QUANTI PIÙ TAMPONI, REAGENTI E MACCHINARI PER LO SCREENING;
  • VERIFICARE LA POSSIBILITÀ DI AVERE NELLA CONDIZIONE DI STRAORDINARIETÀ LOCALI PUBBLICI O STRUTTURE RICETTIVE PER METTERE IN SICUREZZA IL PERSONALE SANITARIO IN IPOTESI DI CONTAGIO COVID19 (e non lasciare all interno dei reparti il personale, causando non poche difficoltà agli operatori e bloccando i servizi. Come, purtroppo, è già accaduto nei presidi di Nuoro e di Sassari)
  • Procedere in misura costante e attraverso modalità consone alla situazione, a COMUNICARE alla pubblica opinione Sarda, ai sindaci, agli amministratori e ai dirigenti sanitari l’andamento della SITUAZIONE, come del resto avviene e sta avvenendo in molte altre regioni d’ITALIA.»

«Un commissario straordinario che abbia comprovata capacità ed esperienza, il cui nome deve essere il più possibile condiviso da tutte le forze politiche, sociali, sindacali e di rappresentanza. Serve un commissario straordinario. Questa richiesta – conclude Fabio Usai – è frutto di numerosissime interlocuzioni avute in queste lunghe e difficili giornate con medici, infermieri, oss, rappresentanti sindacali di base, Sindaci, rappresentanti della sicurezza nei presidi ospedalieri e cittadini.»

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I Sindaci dei Comuni del Sulcis Iglesiente, in relazione all’emergenza Covid-19, hanno inviato una lettera.appello al prefetto di Cagliari Bruno Corda, al presidente della Regione Christian Solinas, all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu e al direttore dell’ATS Sardegna Giorgio Carlo Steri, con la richiesta di un Piano strategico di attivazione progressiva di strutture di area critica in Regione Sardegna.
«Con la presente, i sottoscritti Sindaci del territorio del Sulcis Iglesiente, chiedono l’immediata modifica dell’atto in oggetto, nel quale, al fine di fronteggiare l’emergenza Covid-19, è prevista l’istituzione presso l’ATS-ASSL Carbonia di n. 33 posti letto di terapia intensiva e pneumologia, con il P.O. CTO di Iglesias come struttura ospedaliera di riferimento – si legge nella lettera-appello -. L’atto prosegue con il trasferimento del punto nascite dal P.O. CTO di Iglesias e del personale in servizio nella struttura, presso l’Ospedale Brotzu di Cagliari. Chiediamo che venga immediatamente individuato il P.O. Santa Barbara di Iglesias come presidio per la gestione di pazienti critici e non, poiché il reparto di terapia intensiva della struttura era operativo fino a poco tempo fa, e, come già proposto sin dall’inizio dal Sindaco e dall’assessore delle Politiche sociali del comune di Iglesias, questa sarebbe la scelta più adeguata per fronteggiare questo particolare momento di emergenza.»
«E’ stato comprovato da diversi esempi in tutta Italia e nella Regione Sardegna, come la gestione di pazienti Covid-19 sia incompatibile con la presenza di altri reparti operativi nei presidi ospedalieri, rendendo molto più elevati i rischi di contaminazioni e contagi – aggiungono i Sindaci dei Comuni del Sulcis Iglesiente -. Situazione ancora più evidente con riferimento al P.O. Sirai di Carbonia ed al punto nascita presente nel P.O. CTO di Iglesias, strutture nelle quali la mobilità degli operatori sanitari tra i due presidi sarebbe un possibile veicolo d’infezione.»
«In conclusione, troviamo inconcepibile la concentrazione di pazienti Covid-19 in un presidio ospedaliero operativo, quando è presente nel territorio una struttura adeguata alla gestione come il P.O. Santa Barbara di Iglesias.»

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C’è una quarta vittima di un paziente positivo al Covid-19 in Sardegna, un 75enne di Samassi morto per arresto cardiocircolatorio. Lo ha confermato all’ANSA il sindaco del paese, Enrico Pusceddu, che due giorni fa aveva annunciato, sulla pagina Facebook del Comune, il caso di positività al Covid-19.

La moglie della vittima, anche lei risultata positiva al Corinavirus, si trova attualmente ricoverata all’ospedale Santissima Trinità di Cagliari.

Anche a Samassi è stato attivato il protocollo di gestione dell’emergenza, in attuazione dei decreti del Governo e delle ordinanze della Regione.

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Le associazioni e le cooperative sociali che svolgono il servizio di Emergenza di base per il 118 sono pronte a interrompere la loro attività se non verranno dotate di opportune e adeguate scorte di dispositivi di protezione individuale contro il Coronavirus e se gli operatori del 118 non verranno equiparati agli operatori sanitari, con l’esecuzione dei tamponi per tutti i volontari e con l’adozione di adeguati protocolli d’emergenza per la gestione dei soccorsi previsti nella attuale situazione. Lo hanno comunicato ieri, al presidente della Regione Christian Solinas, all’assessore della Sanità Mario Nieddu, ai direttori generali della Protezione Civile Antonio Pasquale Belloi, dell’Areus Giorgio Lenzotti e dell’Ats Sardegna Giorgio Steri, i rappresentanti di otto sigle che assicurano, con 198 mezzi e cinquemila tra volontari e soci di cooperative sociali, un servizio capillare in tutta l’isola. La lettera è stata inoltre inviata per conoscenza ai prefetti e ai responsabili delle Sale Operative del 118 di Cagliari e Sassari.

«Come abbiamo sempre dichiarato, è nostra intenzione non voler abbandonare la popolazione in questo grave momento di crisi e ci viene da piangere doverlo solo immaginare, ma reputiamo impossibile dover operare così», scrivono nella nota Federico Pintus (rappresentante delle associazioni “Libere” afferenti alla Centrale operativa di Sassari), Pier Paolo Emmolo (associazioni Libere della Centrale operativa di Cagliari), Lucia Coi dell’Anpas, Giovanni Mura delle Misericordie, Antonio Dettori dell’Avis, Angelica Fresi della Croce Rossa Italiana, Francesco (delle cooperative sociali afferenti Centrale operativa di Sassari) e Marco Usai (delle cooperative sociali della Centrale operativa di Cagliari).

«Vi chiediamo semplicemente di immaginare lo stato d’animo dei nostri operatori, che, per forza di cose, sono soggetti a soccorrere persone contagiate dal Covid-19, come crediate possano sentirsi, dovendolo fare senza le adeguate protezioni.»

Le associazioni dichiarano inoltre di essere restate «attonite nell’apprendere della presenza di maschere protettive nelle giacenze delle Aziende Sanitarie», una dichiarazione resa nel corso di una trasmissione televisiva dall’assessore alla Sanità Mario Nieddu. «Da giorni, i nostri operatori sono mandati a svolgere le attività di soccorso senza le dovute ed adeguate protezioni, o con dispositivi ottenuti grazie all’approvvigionamento a prezzi inimmaginabili, a cui si provvede in proprio. Forniture, comunque, divenute difficoltose o impossibili», continua la nota.

«Non abbiamo ricevuto alcun supporto dalle aziende sanitarie, solo ieri alcune associazioni hanno ricevuto una fornitura minimale e ridicola di mascherine, altre, addirittura, non ne hanno avuto per niente, tutto ciò con criteri di distribuzione incomprensibili. Capite che per chi ha anche la responsabilità, di questi uomini e queste donne, la situazione non è più procrastinabile.»

Per questo motivo le associazioni e le cooperative sociali hanno chiesto al presidente Solinas e all’assessore Nieddu «l’immediata considerazione del problema sicurezza degli operatori 118, predisponendo la fornitura di opportune e adeguate scorte di dispositivi di protezione individuale e il trattamento degli operatori 118, alla stessa stregua degli operatori sanitari, con l’esecuzione per tutti i volontari, dei tamponi e degli adeguati protocolli d’emergenza per la gestione dei soccorsi previsti nella attuale situazione» 

«Ci duole davvero dirlo ma senza le garanzie richieste il nostro supporto non potrà essere garantito», concludono le associazioni.


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La Direzione dell’ATS Sardegna ha diramato oggi le nuove direttive per contrastare e prevenire la diffusione del Covid-19 negli ospedali sardi. Di seguito, la nuova organizzazione prevista nel Sud Sardegna.

Presso il Presidio Ospedaliero SS Trinità di Cagliari saranno attivati ulteriori 8 posti letto nell’Unità Operativa Malattie Infettive, che si sommano ai 7 posti letto dello scenario 1, per un totale di 15 posti letto. Presso il medesimo Presidio Ospedaliero saranno inoltre attivati 10 posti letto nell’Unità Operativa Pneumologia e 7 posti letto presso l’Unità Operativa Terapia Intensiva.

Presso la ASSL Carbonia Presidio Ospedaliero CTO saranno attivati 25 posti letto Covid+ Degenza Ordinaria presso l’Unità Operativa Piastra Chirurgica, 4 posti letto presso l’Unità Operativa Blocco Operatorio/Semi-Intensiva, 4 posti letto in Unità Operativa Terapia Intensiva. Il Punto Nascita del Presidio Ospedaliero CTO ed il personale in servizio presso tale struttura sarà temporaneamente trasferito presso l’Ospedale Brotzu di Cagliari.

Nella ASSL Oristano presso il Presidio Ospedaliero San Martino di Oristano, 4 posti letto saranno attivati nella “nuova” Terapia Intensiva, 8 posti letti saranno attivati presso la “vecchia” Terapia Intensiva e ulteriori 12 posti letto presso la “vecchia” Pediatria.

Infine, 2 posti letto saranno attivati presso la Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico “Duilio Casula” dell’AOU di Cagliari.

Il numero dei posti letto presso il SUD SARDEGNA sarà incrementato di ulteriori 84 unità, da sommarsi a quelli previsti per lo scenario 1.

Nel Sud Sardegna, il supporto operativo ai pazienti Covid- sarà garantito dall’Azienda Ospedaliera “Brotzu” di Cagliari che metterà 3 postazioni di ECMO, incluso backup, con le relative equipe, a disposizione dei P.O. Covid+.

Ancora, presso il Pronto Soccorso (PS) del Presidio Ospedaliero San Michele Brotzu saranno predisposte 2 stanze, con telecamere CCYD per l’isolamento dei casi sospetti relativi a pazienti che, inappropriatamente, si presentano direttamente in PS.

Nel Sud Sardegna, il supporto operativo ai pazienti Covid- sarà assicurato da:

  • Presidio Ospedaliero Marino di Cagliari
  • Presidio Ospedaliero Sirai di Carbonia;
  • Presidio Ospedaliero Nostra Signora di Bonaria di San Gavino Monreale.

 

 

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Il Coronavirus ha fatto una nuova vittima in Sardegna, la terza, alla Casa di riposo “Casa Serena” di Sassari. Lo ha annunciato pochi minuti fa il sindaco, Nanni Campus, nel corso di una conferenza stampa. Il primo cittadino – che, peraltro, è un medico – ha lanciato un accorato appello alla popolazione a rispettare tutte le disposizioni per contrastare e prevenire la diffusione del Covid-19, perché contrariamente a quanto credano ancora in tanti che il virus sia presente solo negli ospedali e nelle case di riposo – ormai il virus è presente dappertutto ed il rischio contagio è molto elevato. Nanni Campus ha ripetuto più volte l’invito a RESTARE A CASA.

Sassari è la Provincia della Sardegna dove si è finora registrata la più alta concentrazione di persone positive al Covid-19, ben 216 (su 293 complesive), 82 nella sola giornata di ieri 20 marzo.