16 August, 2026

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La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica lancia alla Giunta regionale ed a tutte le istituzioni un messaggio forte e chiaro con l’hashtag #RIVOGLIOILMIOOSPEDALE

«Chiediamo la riapertura immediata di tutti i reparti chiusi in questi anni: una situazione che non è più sostenibile.

Il recupero di questi servizi essenziali costituisce per tutti i sardi:

– La garanzia di poter fronteggiare in sicurezza l’attuale emergenza pandemica;

– Il giusto riconoscimento dell’ineludibile ruolo della sanità pubblica;

– La preservazione della dignità dei territori disagiati;

– La tenuta qualitativa dei servizi sanitari nelle grandi città;

– Il rispetto dei diritti dei pazienti, degli operatori e dei diritti sociali;

E’ giunto il momento che l’era dei tagli indiscriminati che hanno smantellato il Sistema sanitario regionale abbia fine!

È ora che la Giunta regionale mantenga le promesse elettorali sul ripristino della Sanità territoriale. Non c’è più tempo per le chiacchiere: vogliamo i fatti!

#RIVOGLIOILMIOOSPEDALE è la voce del popolo che non è più disposto ad attendere.

#RIVOGLIOILMIOOSPEDALE è la volontà di ripristinare le grandi eccellenze ospedaliere sarde, annichilite dagli accorpamenti, svilite dai tagli dei posti letto, private di risorse ed investimenti essenziali;

#RIVOGLIOILMIOOSPEDALE è il recupero dei livelli di intensità di cura e di complessità chirurgica che anche i piccoli ospedali potevano vantare fino a pochi anni fa;

#RIVOGLIOILMIOOSPEDALE è la garanzia che i nostri figli possano nascere in sicurezza nell’ospedale a loro più vicino, nei punti nascita chiusi scriteriatamente in questi anni, portando ad un ulteriore calo della natalità, all’assenza di percorsi pubblici per la salute globale delle donne, alla carenza di sicurezza per le partorienti ed il nascituro;

#RIVOGLIOILMIOOSPEDALE è la richiesta degli operatori sanitari lasciati soli in prima linea, a combattere senza armi la battaglia contro il Covid-19, in preda al caos ed all’assenza di direttive chiare, sotto il costante ricatto di “norme-bavaglio” che hanno distrutto la democrazia nei luoghi di lavoro e impedito l’emergere di una governance trasparente, partecipata ed efficiente;

#RIVOGLIOILMIOOSPEDALE è il grido della Sanità Pubblica, di Qualità e Gratuita, scardinata dai poteri forti e da governanti ossequiosi, che hanno sacrificato una delle più grandi conquiste sociali dell’essere umano sull’altare dei profitti per pochi e dei privilegi di casta;

Tutta la Sardegna – conclude la Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica -, in questo momento è unita con unica voce: #RIVOGLIOILMIOOSPEDALE.»

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Il vicepresidente nazionale dello Snami Domenico Salvago lancia un appello forte ai Medici di medicina Generale di tutta Italia: «Mettiamoci subito in quarantena dai nostri familiari! L’isolamento sociale che indichiamo ai nostri pazienti di attuare in maniera severa deve valere anche per noi come isolamento familiare – aggiunge Domenico Salvago – perché i dati dimostrano che il medico di medicina generale può essere contagiato anche perché scoperto delle dotazioni minime di protezione individuale, diventare a sua volta portatore senza sintomi e quindi “untore” verso terzi, può purtroppo ammalarsi morire come sta succedendo a tanti medici che hanno continuato a svolgere la loro missione.»

«In un comunicato di ieri, dal titolo “L’ASINTOMATICO PUO’ ESSERE CONTAGIOSO? ASSOLUTAMENTE SI’, SENZA SE E SENZA MA”di Angelo Testa, presidente nazionale dello Snamiabbiamo ribadito come la grande maggioranza delle persone infettate da Covid-19, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica ma rappresenta una formidabile fonte di contagio. Questo vale anche per la nostra categoria, da qui la raccomandazione all’isolamento dai familiari – conclude Domenico Salvago –. Ci si trasferisca subito, in alternativa si utilizzino camere e servizi separati e si stia comunque in maniera ferma lontano dai familiari. Non possiamo pagare il prezzo estremo che si possano ammalare i nostri cari perché contagiati da Noi. Un piccolo sacrifico per ottenere il massimo dei risultati in un ribattezzato: LONTANO DAGLI OCCHI MA PIU’ VICINO AL CUORE!»

 

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Nell’ambito delle attività di monitoraggio del rispetto dei decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di prevenzione e contenimento del contagio da Coronavirus, dal 12 marzo al 20 marzo la Polizia locale di Carbonia ha eseguito in totale 552 controlli, così suddivisi:

• 229 sullo spostamento di persone e mezzi nel territorio comunale;
• 323 sulle attività commerciali.

Gli accertamenti della Polizia locale hanno comportato 3 denunce totali (ex articolo 650 del Codice penale): 2 a carico di persone e 1 a carico del titolare di un’attività commerciale, segnatamente un bar.

A seguito della trasmissione dei risultati delle verifiche effettuate alla prefettura di Cagliari, il prefetto Bruno Corda si è complimentato personalmente con il sindaco Paola Massidda, encomiando l’operato del Comando della Polizia locale di Carbonia.

I controlli della Polizia locale, unitamente a quelli messi in campo dalle altre Forze dell’ordine, proseguono e si intensificano quotidianamente per garantire il rispetto delle prescrizioni governative.

È richiesto a tutti noi senso di responsabilità, civismo e collaborazione.

Si ricorda che gli spostamenti sono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative, di salute e per fare la spesa. A questo proposito, si raccomanda di concentrare gli acquisti in modo da recarsi nei supermercati con la minore frequenza possibile.

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«Apprendo in questo momento le nuove direttive ATS che riguarderebbero un ipotetico trasferimento del PUNTO NASCITA dal CTO di Iglesias al presidio ospedaliero Brotzu… Questa decisione presa in totale solitudine da parte di alcuni dirigenti ATS non tiene in considerazione la situazione territoriale del Sulcis iglesiente, in quanto, il trasferimento esporrebbe le pazienti ad un rischio nettamente superiore rispetto all’espletamento del parto e delle relative cure ad esso connesse che si effettuerebbero nello stesso territorio di appartenenza con minore distanza e minori rischi. L’altro aspetto da considerare, consiste nel fatto che presso il P.O. SIRAI (non centro di riferimento Covid-19) è presente lo spazio adeguato per accogliere il punto nascita. Ulteriore aspetto da considerare consiste nel fatto che il personale medico, ostetrico ed infermieristico, sarebbe costretto a spostamenti continui di oltre 100 km… (andata e ritorno)… Per coprire i turni di servizio… Dobbiamo rilevare inoltre una criticità dovuta al fatto che alcuni operatori sanitari presentano limitazioni legate ad alcune patologie ed esigenze che rappresenterebbero per essi un ostacolo ulteriore nell’espletamento della loro attività professionale.»

Lo scrive, in una nota, Fabio Usai, consigliere regionale del Partito Sardo d’Azione.

«Oggi più che mai – aggiunge Fabio Usai – bisogna essere uniti per affrontare questa grave emergenza. Questo ipotetico trasferimento del punto nascita dal sul Sulcis Iglesiente al Cagliaritano mi vedrà con tutte le forze impegnato affinché il nostro territorio non debba subire l’ ennesima perdita anche temporanea di un servizio essenziale. Ribadisco con forza il nostro NO al trasferimento del punto nascita…il Sulcis Iglesiente ha bisogno di aumentare…Incrementare…I servizi…se vogliamo rappresentare il nostro territorio senza logiche di appartenenza politica, partitica, sindacale – conclude Fabio Usai -. Possiamo farlo… NO AL TRASFERIMENTO DEL PUNTO NASCITA.»

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Ieri abbiamo dato notizia dell’iniziativa del team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu per la produzione di mascherine utili a fronteggiare l’emergenza Coronavirus e a contenere il pericolo di contagio, in una fase molto difficile e particolarmente delicata proprio per la carenza dei dispositivi di difesa.

Il team di lavoro Salidu-Pinna-Marroccu fornisce oggi i dati sulle nuove mascherine chirurgiche che ha realizzato e provato.

Materiali:

• 2 strati (misure 20×21 cm) di cotone a trama fitta

• 1 strato di cotone cinzato idrorepellente delle stesse misure dei primi, che verrà posizionato come strato “esterno” della mascherina.

Piegare la mascherina seguendo il lato da 21 cm per ottenere una dimensione finita nel lato corto di 10 cm, questa è una misura standard adattabile a tutti i visi.

Le fettuccine nel lato con dimensioni maggiori misurano 1 metro, quindi si otterranno 40 cm di legacci a lato.

Mascherina chirurgica in triplo strato di cotone a trama fitta, fornita di 4 lacci, sterilizzabile e riusabile.

Nota bene: le mascherine in TNT, oltre ad essere introvabili, non sono sterilizzabili, e vanno smaltite, inoltre se ne dovrebbero usare da 4 a 6 al giorno. Queste mascherine, in quanto sterilizzabili a fine giornata (varecchina diluita al 10%, 1 bicchiere in 1 litro d’acqua) sono riutilizzabili il giorno dopo. Supposto che se nebutilizzino due al giorno, con due mascherine in cotone si è autosufficienti per due mesi.

Alleghiamo le fotografie del modello definitivo ed il filmato del processo di confezionamento.

Da un’idea di Mario Marroccu, Giorgio Salidu, Luisella Pinna. Realizzata da Luigi Marroccu, montaggio di Loretta Piras.

«Non abbiamo stoffa cerata né fettuccine per poterne fabbricare altre – spiega il medico chirurgo Mario Marroccu -. Ci stiamo adoperando per stabilire un contatto con una ditta di Como e con il laboratorio che può resinare la tela di cotone. Il laboratorio dovrebbe essere lo stesso che sta trattando con resina il cotone destinato alle mascherine approvate dalla Regione Piemonte e dalla Lombardia. Ne riparleremo presto.»
«Nel frattempo – raccomanda Mario Marroccu -: ponete grande attenzione ai contatti umani, anche i più fidati. Tenete lontani coloro che negano l’esistenza dell’epidemia e, non proteggendosi, sono pericolosi per il prossimo. State distanti da coloro che indossano maschere con valvole perché la valvola fa uscire il fiato non filtrato e potenzialmente pericoloso.»

«Il nostro è un impegno sociale, privo di interesse commerciale – ribadisce e conclude Mario Marroccu -. Noi suggeriremo il metodo. Chi crede lo può applicare autarchicamente.»

 

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«Pieno supporto alla posizione assunta dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in merito al presunto effetto di terapie a base di medicinali anti-ipertensivi appartenenti alla classe degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE inibitori), o degli antagonisti del recettore per l’angiotensina II (sartani), sulla trasmissione e sull’evoluzione in termini di gravità della malattia da SARS-CoV-2 (Covid-19).»

Lo scrive, in una nota, il Comitato tecnico scientifico.

«Nello specifico – prosegue la nota – si ribadisce che, ad oggi, non esistono in merito evidenze scientifiche derivate da studi clinici o epidemiologici, ma solo ipotesi molecolari verificate con studi in vitro. Pertanto, in base alle conoscenze attuali, il CTS raccomanda di non modificare la terapia in atto con anti-ipertensivi (qualunque sia la classe terapeutica) nei pazienti ipertesi, in quanto esporre pazienti fragili a potenziali nuovi effetti collaterali o a un aumento di rischio di eventi avversi cardiovascolari non appare giustificato.»

«Per le stesse motivazioni, rispetto all’ipotesi di utilizzare farmaci ACE-inibitori e sartani anche in persone sane a fini profilattici, il CTS ritiene opportuno ricordare che questi farmaci vanno utilizzati esclusivamente per il trattamento delle patologie per le quali esiste un’autorizzazione all’immissione in commercio. Il CTS, infine, sottolinea che non vi sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’impiego d’ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID-19. Studi epidemiologici nel merito potranno fornire utili informazioni a meglio definire l’eventuale effetto, semmai esistente, sia d’ibuprofene, sia di altri farmaci anti-infiammatori non-steroidei, sulla severità dei quadri di Covud-19», conclude la nota stampa.

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Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha emanato questa sera una nuova ordinanza contenente, all’art. 1 “Ulteriori misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”.

1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19 sono adottàte, sull’intero territorio nazionale, le ulteriori seguenti misure:

a) è vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici;

b) non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; resta consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona;

c) sono chiusi gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, posti all’interno delle stazioni ferroviarie e lacustri, nonché nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali; restano aperti quelli siti negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro;

d) nei giorni festivi e prefestivi, nonché in quegli altri che immediatamente precedono o seguono tali giorni, è vietato ogni spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza.

Art. 2 (Disposizioni finali)

1. Le disposizioni della presente ordinanza producono effetto dalla data del 21 marzo 2020 e sono efficaci fino al 25 marzo 2020.

2. Le disposizioni della presente ordinanza si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

La presente ordinanza è trasmessa ai competenti organi di controllo per la registrazione e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

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«Dobbiamo fare di tutto per limitare gli spostamenti e ridurre la diffusione del virus Covid-19. Puntiamo con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono. Un passo avanti tecnologico che rende più efficiente tutto il sistema sanitario nazionale.»

Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, commenta la firma, in queste ore, da parte del Capo Dipartimento della Protezione Civile di un’ordinanza che consente ai cittadini di ottenere dal proprio medico il “Numero di ricetta elettronica” senza più la necessità di ritirare fisicamente, e portare in farmacia, il promemoria cartaceo. Si tratta di un’ulteriore misura che viene incontro alla necessità di limitare la circolazione dei cittadini e di arrestare i contagi del nuovo Coronavirus.

«Al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico prescrittore – si legge nell’ordinanza – l’assistito può chiedere al medico il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero l’acquisizione del Numero di Ricetta Elettronica tramite:

  • trasmissione del promemoria in allegato a messaggio di posta elettronica, laddove l’assistito indichi al medico prescrittore la casella di posta elettronica certificata (PEC) o quella di posta elettronica ordinaria (PEO);
  • comunicazione del Numero di Ricetta Elettronica con SMS o con applicazione per telefonia mobile che consente lo scambio di messaggi e immagini, laddove l’assistito indichi al medico prescrittore il numero di telefono mobile;
  • comunicazione telefonica da parte del medico prescrittore del Numero di Ricetta Elettronica laddove l’assistito indichi al medesimo medico il numero telefonico.»

Nella stessa ordinanza, disposta di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze e con l’intesa del presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, vengono disciplinate anche tutte le modalità operative per farmacie e ASL per i farmaci distribuiti in modalità diverse dal regime convenzionale e per i medicinali che richiedono un controllo ricorrente dei pazienti.

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La chiusura di porti e aeroporti sardi è una necessità anche se decreti non ben definiti consentono il trasporto marittimo delle merci paradossalmente con autisti provenienti spesso da zone a rischio. Il presidente della Regione, in veste di Autorità sanitaria, infatti, ha autorizzato il “traffico” di lavoratori, “potenziali vettori del virus”, dalle aree maggiormente interessate dall’epidemia alla Sardegna, senza che venga imposta la quarantena e gli opportuni controlli.

Anche stamane sono sbarcati carichi di merci provenienti da zone ad alto rischio con relativi autisti. Arrivano da fabbriche metallurgiche e dal mercato agro-alimentare. Per contrastare e limitare la diffusione del virus non è sufficiente sospendere i trasporti ordinari dei passeggeri, se le stesse misure e controllo non vengono adottati per tutte le persone che operano nei trasporti.

Lo stesso problema si pone anche in altri settori produttivi.

A oggi, sarebbero 6.668 i tecnici delle 416 società che accedono al Petrolchimico di Sarroch. In questo settore vi lavorano 3.100 persone di cui 700 non sardi che sarebbero giunti in gran parte in Sardegna dopo il 24 febbraio. Si tratta di lavoratori che nel rispetto dell’ordinanza regionale n. 5 del 9 marzo avrebbero l’obbligo di osservare la permanenza a domicilio per 14 giorni. Ma la salute non è sempre prioritaria.

Dal 20 febbraio in poi sarebbero giunti in Sardegna 3.000 addetti alla manutenzione di questi impianti. Con la nota esplicativa del presidente Christian Solinas, all’ordinanza n. 5 del 09 marzo 2020, sarebbero infatti ammessi “gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative”. Questo provvedimento non impone a questi lavoratori, “potenziali vettori di coronavirus”, l’obbligo della quarantena preventiva, anzi, li autorizza alla libera circolazione.

L’accrescere del numero dei contagi da Covid-19 in Sardegna, imprevedibile nella sua manifestazione, richiede da parte della Regione Autonoma provvedimenti istituzionali urgenti, chiari ed efficaci a cui chiunque arrivi è soggetto al rispetto.

Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera

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Presso la sede del Dipartimento della Protezione Civile proseguono i lavori del Comitato Operativo al fine di assicurare il coordinamento degli interventi delle componenti e delle strutture operative del Servizio Nazionale della protezione civile.  Nell’ambito del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del Coronavirus sul territorio nazionale, al momento 37.860 persone risultano positive al virus. Ad oggi, in Italia sono stati 47.021 i casi totali.

Nel dettaglio: i casi attualmente positivi sono 15.420 in Lombardia, 5.089 in Emilia-Romagna, 3.677 in Veneto, 3.244 in Piemonte, 1.844 nelle Marche, 1.713 in Toscana, 1.001 in Liguria, 912 nel Lazio, 702 in Campania, 555 in Friuli Venezia Giulia, 600 nella Provincia autonoma di Trento, 530 nella Provincia autonoma di Bolzano, 551 in Puglia, 379 in Sicilia, 422 in Abruzzo, 384 in Umbria, 257 in Valle d’Aosta, 288 in Sardegna, 201 in Calabria, 39 in Molise e 52 in Basilicata.

Sono 5.129 le persone guarite. I deceduti sono 4.032 (oggi 627), ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso.