8 November, 2026

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Strade quasi deserte, bar, ristoranti e pub chiusi, poche persone in giro con le mascherine sul volto (quando riescono a trovarle) e a debita distanza tra loro, file ai supermercati. L’emergenza Coronavirus ha completamente stravolto la nostra vita quotidiana, creando una situazione mai vissuta prima, dal dopoguerra ad oggi… I telegiornali e, soprattutto, i giornali online e i social network, aggiornati in tempo reale, scandiscono un vero e proprio bollettino di guerra senza soluzione di continuità… Le regioni del Nord Italia vivono il dramma più violento, alcune città, Bergamo e Brescia in testa, sono letteralmente in ginocchio… Le vittime non si contano più, 475 nella sola giornata odierna, un numero mai raggiunto neanche in Cina in 24 ore… La paura si sta espandendo anche nelle altre regioni, anche perché il rischio di contagio è alimentato dall’esodo incontrollato di migliaia di residenti delle regioni più colpite verso le regioni del centro e sud Italia, tra queste anche la Sardegna, dove la Regione ha avviato il censimento di coloro che sono arrivati nelle ultime settimane, imponendo loro la quarantena…

In una situazione così critica, la prima arma di difesa dal contagio è l’isolamento e quindi diventa sempre più fondamentale restare a casa, salvo i casi di estrema necessità. RESTIAMO A CASA.

Per capire come l’emergenza Coronavirus sta condizionando le persone anche nelle nostre città, dove pure i contagi sono stati fortunatamente fin qui assai limitati (5 nei 107 Comuni della provincia del Sud Sardegna, tra i quali uno a Iglesias e uno a Sant’Antioco), è estremamente significativa la fotografia allegata, scattata stamane in piazza Rinascita, davanti all’ufficio postale di Carbonia Centro. Le persone fanno la fila sul marciapiede, a distanza di diversi metri l’una dall’altra… Se qualcuno ci avesse detto appena due mesi fa, che sarebbe accaduto un evento “calamitoso” che avrebbe stravolto in maniera così radicale i nostri comportamenti, lo avremmo preso per pazzo… Purtroppo, è una realtà con la quale dobbiamo fare i conti e rispettarla, per evitare che la situazione precipiti come è accaduto nelle regioni del Nord Italia. DOBBIAMO RESTARE A CASA e quando proprio non possiamo fare a meno di lasciare le nostre abitazioni, dobbiamo farlo rispettando tutte le disposizioni ricevute, per evitare qualsiasi possibilità di contagio.

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Da lunedì 23 marzo, l’Ordine Professioni Infermieristiche Carbonia Iglesias metterà in produzione 20.000 mascherine protettive in polipropilene, per la distribuzione e nella disponibilità di cittadini del Sulcis Iglesiente e infermieri della sanità pubblica e privata, ospedaliera e territoriale.

«Nella lotta al Covid-19 – dice Graziano Lebiu, presidente dell’Ordine Professioni Infermieristiche Carbonia Iglesias -, ancora una volta scegliamo l’ambito della fattibilità e non della lamentazione, producendo nel nostro territorio quanto utile. Agire adesso significa proteggere la salute di chi è in prima fila con senso di responsabilità e limitare la diffusione del virus tra la popolazione.»

«La mascherine protettive in tessuto spundbond-polipropilene dell’Azienda “Nvolutia” in arrivo da Valencia (Spagna) – conclude Graziano Lebiu – saranno prodotte e confezionate da artigiane volontarie del comune di Calasetta in stretta collaborazione con la Pro Loco calasettana, e distribuite gratuitamente e direttamente dall’OPI Carbonia Iglesias nei luoghi di lavoro e delle risposte di cura ed assistenza. Garantiamo tutto il nostro supporto per il buon fine dell’iniziativa. Seguiranno suggerimenti»

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“Con tutto il cuore” è la campagna Conad 2019 che consentirà al reparto di Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite dell’Azienda ospedaliera “G. Brotzu” di Cagliari, unico centro di riferimento in Sardegna, che ad oggi segue circa 8mila pazienti per procedure diagnostiche e terapeutiche, di acquistare un sistema di analisi degli elettrocardiogrammi, per mettere in rete tutti gli elettrocardiogrammi dei pazienti. Questo consentirà la gestione, la registrazione e l’interpretazione personalizzata di elettrocardiogrammi neonatali, pediatrici ed adulti, l’archiviazione di elettrocardiogrammi provenienti da altri elettrocardiografi, evitando così il consumo di carta termica deteriorabile nel tempo e relativi archivi fisici, nonché la gestione di una grande quantità di informazioni cardiologiche provenienti da un unico sito o da siti multipli, anche attraverso VPN: una soluzione aperta per integrarsi con piattaforme informatiche ospedaliere. Lo scorso anno era stato acquistato un sofisticatissimo ecocolordoppler.

Quest’anno, sono bastati 50 centesimi ed ognuno di noi è stato la goccia che ha poi dato vita ad un mare di contributi.

Grazie alla generosità di tanti, con questa bellissima iniziativa, è stato possibile raccogliere la somma di 621mila euro…un traguardo straordinario…da batticuore per tutti!

Nadia Pische

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Al fine di contribuire alla diffusione dei servizi a domicilio, offerti dalle attività presenti nel territorio comunale, il comune di Iglesias sta predisponendo un elenco delle attività che offrono tale servizio con i relativi contatti telefonici e telematici, con lo scopo di agevolare gli utenti.

Chiunque voglia comunicare la propria disponibilità a offrire servizi di spesa e consegna acquisti a domicilio, può inviare il nome della propria attività, il proprio recapito telefonico ed il proprio contatto telematico al seguente indirizzo mail: emergenza.domicilio@comune.iglesias.ca.it .

L’elenco delle attività consentite dai decreti ministeriali, che invieranno la propria disponibilità, analogamente a quanto fatto da altre Amministrazione comunali, sarà pubblicato sui canali del comune di Iglesias ed aggiornato periodicamente.

La possibilità di essere inseriti nell’elenco è aperta a tutte le attività consentite dai decreti ministeriali in tema di prevenzione e contenimento dell’infezione Covid-19.

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Gli agenti del Corpo Forestale della Regione proseguono i controlli nelle campagne e nelle zone costiere per vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza, in modo particolare da parte di coloro che nelle settimane scorse sono giunti in Sardegna per riversarsi nelle case al mare.

L’inosservanza delle ordinanze del presidente della Regione comporta le conseguenze previste dall’art. 650 del cp, con arresto fino a 3 mesi e sanzione. Oggi sono stati effettuati 557 controlli, oltre 100 più di ieri, 28 in area Cagliari, 23 Iglesias, 88 Oristano, 138 Sassari, 91 Tempio, 119 Nuoro, 47 Lanusei. Sono state sanzionate 6 persone. Un controllo svolto a Platamona ha comportato anche l’inseguimento di un automobilista che non si è fermato all’alt degli agenti, e che ha accelerato cercando di far perdere le proprie tracce in una strada di campagna. E’ stato denunciato.

«Quella svolta dai forestali è un’opera preziosa – ha sottolineato ancora una volta il presidente della Regione Christian Solinas -. E’ fondamentale che tutti rispettino le regole e i nostri agenti forestali saranno giustamente inflessibili.»

 

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Cresce ancora il numero dei positivi al Coronavirus in Sardegna, i casi dall’inizio dell’emergenza sono 134 (compresi i due deceduti). Nell’Isola sono stati eseguiti complessivamente 1.135 test, 987 dei quali sono risultati negativi e 14 sono ancora in corso d’accertamento. I ricoverati in ospedale sono 49, dei quali 7 si trovano in terapia intensiva, 83 in isolamento domiciliare.
32 casi sono stati riscontrati nella Città Metropolitana di Cagliari, 5 nella provincia del Sud Sardegna, 3 in quella di Oristano, 20 in provincia di Nuoro e 74, infine, in provincia di Sassari.

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Il sindaco di San Giovanni Suergiu, Elvira Usai, al fine di tutelare la salute di tutta la comunità, ha emanato un’ordinanza volta ad evitare assembramenti che ancora persistono per attività di tipo motorio e ricreativo all’aperto.
Con l’ordinanza, in vigore da oggi, è fatto divieto assoluto di passeggio pubblico o attività sportiva, non rientrante tra gli spostamenti per ragioni di lavoro, di salute o di necessità prescritte dai D.P.C.M. dell’8 ed 11 marzo 2020 e non rispondente a comprovate e non rinviabili esigenze primarie di cui alla omogenea circolare del ministero dell’Interno.
In allegato il testo del documento.

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Questa è solo una fotografia come tante di questo momento che ci vede tutti in apnea, congelati in attesa di capire cosa succederà.
Questo è un pezzo della storia di mio padre, una vita passata tra i negozi di alimentari a vendere surgelati, che 10 anni fa ha deciso di acquisire e gestire una sua attività che oggi, dopo tanti anni di incertezza e sacrifici, porta avanti. E di mia madre, 41 anni di onorato servizio al Sistema sanitario nazionale come infermiera professionale a fare prelievi e trasfusioni, arrivata alla pensione a 61 anni ha imparato un nuovo mestiere e fa la cassiera nel piccolo negozio di vicinato che mio padre gestisce, per contribuire a tagliare un po’ i costi del personale in questa Italia che non agevola chi cerca di fare impresa. I clienti e le dipendenti la adorano. Anche lì lei sta lasciando la sua impronta: è come se la sua aura avesse un qualcosa di veramente speciale che fa venire voglia a tutti di volerle bene e di volersi più bene. È sempre stata un fulcro di grande amore e unione per tutta la mia grande famiglia, sia dalla parte di mio padre che dalla sua parte. «La mia perla», diceva mia nonna.
I primi giorni della scorsa settimana sono stati un inferno. Ho avvertito l’incombere di una grande minaccia, un pericolo in arrivo che mi ha procurato uno stato di allarme che ho fatto fatica a gestire. E non tanto per me stessa, quanto per i miei genitori e mio fratello, anche lui lavoratore in un grande supermercato. La mia preoccupazione era data, soprattutto, dal fatto che loro non avessero del tutto capito la gravità della situazione.
I primi giorni ho fatto del vero e proprio terrorismo psicologico: ho passato la maggior parte del mio tempo ad informarmi e a leggere qualsiasi cosa che potesse essere utile a preservarli e a proteggersi, visto che loro non hanno la possibilità di #restareacasa e non ce l’avranno nemmeno se la situazione in Sardegna dovesse peggiorare ed il Governo o la Regione dovessero adottare misure ancora più restrittive. La notte non riuscivo ad addormentarmi, mentre loro dormivano distrutti davanti alla tv, li osservavo preoccupata. Non dimenticherò mai lo sguardo di mia madre alla sigla dell’edizione straordinaria del TG1 che annunciava l’estensione della zona rossa a tutta Italia; non dimenticherò mai la sensazione di impotenza ed ansia che provo quando tornano a casa, ogni giorno più stanchi e preoccupati, e li vedo espletare quello che abbiamo ormai protocollato come un lungo ed estenuante rito di disinfezione e igienizzazione: la mascherina qui, le scarpe qui, il gel disinfettante prima di toccare qualsiasi cosa in casa, la disinfezione di chiavi e cellulare, poi il lavaggio accurato delle mani e del viso.

Ho visto video girati in Cina che mi hanno fatto capire quanto le nostre precauzioni non fossero sufficienti. E ho pensato che prima loro si sarebbero abituati a prestare la massima attenzione e a non abbassare mai la guardia, prima sarei riuscita io a non perdere la testa e a dedicarmi a quello che devo fare in modalità “lavoro agile”, visto che di agile ultimamente c’è stato ben poco. Ho provato a sfruttare il fatto che i miei genitori hanno fatto tanti sacrifici per farmi studiare e laureare e, anche se vengo da studi diversi, ho cercato di mettermi al loro servizio, informandomi attraverso i canali di informazione corretti: mi sono fatta una cultura su mascherine, disinfettanti (ho anche preparato qualche soluzione a casa seguendo i consigli dell’OMS e del CNR) e su come minimizzare il rischio di contagio. Ho rischiato di entrare in un tunnel di ansia autoalimentante, ho chiesto ai miei genitori di chiudere il negozio e buttare la chiave e poi, in un momento di lucidità, mi sono resa conto di una cosa: anche loro hanno paura. Anche loro sono preoccupati. Ma non possono permettersi di chiudere, né tanto meno di crollare. E per non farlo, hanno bisogno che io mantenga la calma.
Penso a chi lavora negli ospedali e si ritrova ancora più esposto e coinvolto, spesso privo dei dispositivi di protezione adeguati. Penso alla preoccupazione loro e delle loro famiglie. Penso a chi ha un’attività che si è trovato costretto a chiudere e ha dei dipendenti da pagare. Penso a chi già stava male e si ritrova a combattere con una grande minaccia in più. Penso a chi in questo momento assurdo aspetta un figlio. Penso a chi è costretto a rimanere a casa e “casa” non è un posto affatto sicuro, e non per via del virus. Penso a chi una casa non ce l’ha. Penso a chi ha perso qualcuno e non ha potuto nemmeno stargli vicino. Poi penso a tutte quelle persone che si lamentano di non poter uscire, e penso a quanto vorrei che mio fratello ed i miei genitori avessero la stessa possibilità. Di rimanere a casa. Penso alle mascherine che mia madre sta facendo con la carta forno, con l’illusione che servano a qualcosa, visto che in giro non se ne trovano altre e in un negozio al momento del pagamento è difficile mantenere la distanza di sicurezza (e i clienti non sempre sono disciplinati). Penso a quanto ci ritroviamo impreparati a tutto questo. Penso al terrore che ho che mio padre si distragga e durante i suoi mille giri tra i mercati all’ingrosso per ricaricare gli scaffali del negozio assecondi il vizio di toccarsi la faccia in continuazione proprio nel momento sbagliato. Penso a mio fratello che fuma da 20 anni e ha avuto due broncopolmoniti, e a uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità che dice che per i fumatori il rischio di finire in terapia intensiva per infezione da Covid-19 è più del doppio.
I medici, gli infermieri, gli oss, i tecnici, i volontari, tutta la catena che costituisce il sistema sanitario, è fatta degli eroi dei nostri giorni. I soldati al fronte. Ma lo sono anche tutti coloro che lavorano affinché la nostra società non soccomba in questo momento storico senza precedenti: chi produce, trasporta e distribuisce i beni di prima necessità, chi raccoglie i nostri rifiuti e li gestisce, chi fa in modo che nelle nostre case continuino ad arrivare acqua potabile ed elettricità. Tutti coloro che, qualunque piega prenda questa situazione, non si potranno fermare. La mia famiglia è coinvolta in prima linea. Se da una parte siamo fortunati perché i nostri incassi non sono calati, dall’altra ogni giorno la preoccupazione è enorme, perché non sappiamo quanti positivi asintomatici ci siano in giro. Soprattutto qui in Sardegna, dopo il grande esodo dalle ex zone rosse. Se scoppiasse l’emergenza il nostro sistema sanitario regionale non reggerebbe.
Perciò, se qualcuno fosse arrivato alla fine di questo lungo flusso di pensieri che hanno affollato la mia mente negli ultimi giorni, anche il mio appello è questo: chi può, resti a casa. Preservate voi stessi e gli altri. Siamo nella fase più delicata e cruciale di questo incubo che un giorno spero non lontano finirà. Ma adesso restate a casa: fatelo per chi non può permettersi di farlo. Ci sarà il tempo per le passeggiate all’aria aperta e per tornare alla vita di prima… Anche se forse la vita com’era prima non sarà più possibile, perché tutti noi non saremo più come eravamo. Ed è giusto così.

Valentina

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Desidero ringraziare i colleghi per la comprensione dimostrata nei confronti della decisione di chiudere al pubblico dal 16 marzo u.s. gli uffici di Cagliari dell’Ordine dei giornalisti e dell’Associazione della stampa sarda, assunta per l’aggravarsi dell’epidemia del “Coronavirus” (Covid19), in ottemperanza ai Dpcm (4 marzo – G.U. n. 55; 8 marzo – G.U. n. 59; 9 marzo – G.U. n. 62).

Ringrazio anche, con grande stima, i dipendenti che, nonostante la chiusura, garantiscono comunque agli iscritti e a tutti gli interessati, via cellulare e/o e-mail, la funzionalità dei servizi dell’Ordine dei giornalisti, dell’Associazione della Stampa Sarda, dell’Inpgi e della Casagit, dal lunedì al venerdì, fino alle ore 13.00.

Sarete tempestivamente informati se i provvedimenti presi dovessero essere rimodulati nei prossimi giorni sulla base di eventuali disposizioni da parte del Governo. Gli iscritti sono pertanto invitati a monitorare costantemente i canali di comunicazione di Ordine e Assostampa per essere sempre aggiornati.
Assemblee, incontri, riunioni degli organi di categoria o degli iscritti sono rinviati a data da destinarsi. Sarà certamente rinviata anche l’assemblea per l’esame dei bilanci dell’Ordine già convocata per il 30 marzo prossimo. La nuova data verrà comunicata per tempo.

Ricordo i numeri di telefono e gli indirizzi mail ai quali ci si può rivolgere in orario d’ufficio:

Ordine dei giornalisti della Sardegna www.odg.sardegna.it
3450562966 Cellulare ODG
E-mail: segreteria@odg.sardegna.it

Associazione Stampa Sarda www.stampasarda.it
3425248960 Cellulare ASS
E-mail: segreteria@stampasarda.it

Francesco Birocchi

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«Siamo un popolo capace di esaltare, nei momenti di difficoltà, i valori più alti del nostro carattere, a partire dal sentimento di altruismo che spinge ciascuno di noi a sostenere le persone e le strutture che sono in prima linea nella lotta al Coronavirus e nella difesa della salute dei sardi.»

Così il presidente della Regione, Christian Solinas, annuncia la possibilità da oggi di effettuare una donazione con la specifica destinazione delle risorse dedicate all’emergenza, attraverso un versamento sul conto corrente intestato alla Regione con la causale “Emergenza Coronavirus – Donazione” – IBAN IT72L0101504999000070673111 Tesoreria del Banco di Sardegna. 

«Vogliamo rispondere a questa mobilitazione spontanea e positiva – ha aggiunto il presidente della Regione – assicurando una procedura che garantisca piena trasparenza e destinazione delle somme raccolte. La Giunta ha deliberato l’istituzione di un apposito capitolo denominato “Entrate da donazioni Covid-19”, destinato al finanziamento di spese di parte corrente e in conto capitale necessarie al sostegno delle attività per la prevenzione ed il contenimento della diffusione nel territorio del Covid-19, nonché per il sostegno delle strutture e di tutto il personale impiegato nella gestione dell’emergenza.»