18 June, 2026

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Clamorosa operazione di mercato al Carbonia: Samuele Curreli ritorna alla Monteponi, in Promozione, al suo posto arriva Giuseppe Meloni, l’attaccante più ambito dalle grandi del campionato di Eccellenza, autore di 51 goal lo scorso anno con la maglia del Muravera.

L’operazione di mercato che ha portato Giuseppe Meloni, 34 anni, originario di Nuoro, alla corte di Andrea Marongiu, è maturata negli ultimi giorni. Il calciatore era inseguito con decisione anche dal Castiadas ed i dirigenti del Carbonia, con il direttore sportivo Sebastian Puddu e l’amministratore delegato Checco Fele letteralmente scatenati, hanno bruciato la concorrenza. L’arrivo di Giuseppe Meloni, inevitabilmente, ha aperto la strada alla partenza di Samuele Curreli, inseguito da diverse società e, in particolare, dalla Monteponi, dove non sono state dimenticate le prodezze ed i 19 goal che un anno fa trascinarono la squadra rossoblu dall’ultimo al quarto posto in classifica, sotto la guida di Andrea Marongiu.

Samuele Curreli lascia il Carbonia con un bilancio di 15 goal, 10 realizzati in 6 partite di Coppa Italia, 5 in 11 partite di campionato, dove ha saltato tre partite per squalifica.

Giuseppe Meloni arriva a Carbonia con un curriculum di assoluto prestigio. Lo scorso anno è stato protagonista della cavalcata vincente del Muravera, promosso dall’Eccellenza alla serie D, realizzando 42 goal in campionato e 9 in Coppa Italia. In precedenza ha giocato tre campionato in C1, con la maglia della Spal; 1 in C2 con il Savona; 9 campionati in serie D e 6 in Eccellenza. In serie D ha raggiunto il top con l’Arzachena nella stagione 2008/2009 (31 partite e 24 goal), Torres 2012/2013 (31 partite e 22 goal), Savoia 2013/2014 (30 partite e 16 goal), Akragas 2014/2015 (27 partite e 19 goal), Fondi Calcio 2015/2016 (28 partite e 27 goal), Muravera 2018/2019 (dove ha segnato 42 dei 111 goal complessivi della squadra).

Giuseppe Meloni sarà a Carbonia già questo pomeriggio, agli ordini di Andrea Marongiu, e farà il suo esordio domenica 22 dicembre, nel big match di Castiadas.

Giampaolo Cirronis

 

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«Un’iniziativa che ha fatto conoscere la realtà europea a venti giovani, provenienti da piccoli comuni dell’Isola, consentendogli di vedere l’Europa come un’opportunità per la crescita della nostra Isola.»

Lo ha detto l’assessore regionale degli Enti locali, Quirico Sanna, durante la presentazione dei risultati del progetto “Young work and territory in Sardinia”, curato dall’associazione Focus Europe, rappresentata dal presidente Giuseppe Cappai e da Efisio De Muru. Il progetto aveva l’obiettivo di formare sugli strumenti che l’Unione europea mette a disposizione degli enti locali e si è concluso con uno stage nell’ufficio della Regione a Bruxelles.

«Dobbiamo investire sulla formazione – ha aggiunto l’assessore Quirico Sanna -. Farlo anche con ragazzi di piccole realtà locali, che spesso non hanno la possibilità di finanziare la formazione dei propri giovani, è un’opportunità per far conoscere strumenti e risorse che l’Europa mette a disposizione e che non sempre vengono utilizzate al meglio. Oltre ad essere uno strumento di crescita per le professionalità nel campo delle attività di europrogettazione a supporto degli enti locali. Nei prossimi anni ci saranno grandi risorse disponibili e per non lasciarsi sfuggire questa occasione servono professionalità, capacità e competenze. Sono risorse di cui la Sardegna ha enorme bisogno – ha concluso Quirico Sanna -, perciò valuteremo la ripetizione del progetto, eventualmente coinvolgendo più comuni.»

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Il governatore Christian Solinas commenta positivamente l’intesa raggiunta oggi a Roma sul Patto per la salute, nel corso della Conferenza delle Regioni alla quale ha partecipato l’assessore dell’Industria, Anita Pili.

«Per la tutela della salute dei sardi non avremmo mai potuto accettare un Patto al ribasso, che non garantisse adeguati livelli di efficienza dei servizi – ha detto Christian Solinas –. Abbiamo tenuto sempre una posizione chiara, improntata alla massima attenzione verso i malati, e alla fine le nostre richieste più importanti sono state ascoltate e recepite. Si è raggiunto così un accordo che riafferma il ruolo e l’autonomia delle Regioni e, in un quadro nazionale, rappresenta un contributo alla crescita di un sistema sanitario moderno.»

«Le nostre sono proposte di buon senso, che hanno trovato il favore della maggior parte delle Regioni – sottolinea l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu -. Abbiamo mostrato fermezza davanti all’ipotesi di un’intesa che non tenesse conto dei bisogni dei territori e la nuova formulazione del Patto dimostra che non ci sbagliavamo. Per rispondere alla carenza di personale abbiamo chiesto che i medici possano continuare a lavorare sino ai settant’anni d’età, anche dopo aver raggiunto i quarant’anni di contribuzione, e proposto l’impiego degli specializzandi nei reparti ospedalieri a partire dal terzo anno. Abbiamo ottenuto un impegno preciso anche per la revisione del DM 70, che stabilisce standard e criteri troppo rigidi per la sopravvivenza dei servizi sanitari, senza considerare – conclude l’assessore della Sanità – le esigenze e le peculiarità del territorio.»

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La V commissione del Consiglio regionale ha avviato ieri il primo ciclo di audizioni sulla proposta di legge di istituzione dell’imposta regionale di sbarco presentata da alcuni consiglieri del centrodestra, primo firmatario Antonello Peru (Cambiamo).

La commissione presieduta da Piero Maieli (Psd’Az) ha sentito l’assessore al turismo Gianni Chessa, il presidente di Anci Sardegna Emiliano Deiana e il presidente di Unioncamere Gavino Sini.

La proposta di legge prevede l’istituzione di un’imposta minima (dai due ai 5 euro) da richiedere a tutti i turisti in arrivo nell’Isola con un gettito stimato di circa 50 milioni all’anno.

«Si tratta di risorse che potrebbero essere investite per migliorare i servizi turistici e finanziare le politiche di settore – ha spiegato il primo firmatario della proposta Antonello Peru – non è una tassa, ma un contributo che si chiede ai turisti per rendere più accoglienti ed efficienti le località di vacanza. E’ una misura completamente diversa dalla tassa di soggiorno applicata oggi da pochi comuni della Sardegna. In questo caso, i turisti pagheranno una sola volta con la certezza di vedere i loro denari destinati al miglioramento dei servizi. L’imposta di sbarco mira inoltre a disinnescare la tassa di soggiorno che oggi fa incassare soltanto 3,6 milioni di euro a pochi comuni costieri.»

Favorevole all’istituzione dell’imposta di soggiorno l’assessore al Turismo Gianni Chessa: «E’ arrivato il momento di prevedere un contributo d’ingresso come avviene in tutto il mondo – ha detto Gianni Chessa – non bisogna aver paura. I turisti sono contenti di pagare se hanno servizi efficienti. Ciò che deve preoccuparci è invece la precarietà del sistema dei trasporti». Secondo l’assessore, l’imposta garantirebbe risorse importanti per la programmazione turistica: «Occorre però evitare equivoci – ha aggiunto Gianni Chessa – l’imposta di sbarco non si deve sovrapporre alla tassa di soggiorno. I comuni che attualmente la applicano dovranno avere delle compensazioni».

Positivo anche il giudizio di Anci Sardegna. «Siamo favorevoli all’operazione che ribadisce un principio sacrosanto: la capacità impositiva della Regione – ha detto Emiliano Deiana – un principio che consente alla Sardegna di decidere autonomamente come reperire le risorse per garantire i servizi ai cittadini». Per il presidente di Anci non ci sono controindicazioni all’adozione della nuova imposta: «L’importante è accordarsi con i comuni costieri che attualmente applicano la tassa di soggiorno e garantire loro gli stessi introiti. La nuova legge dovrà essere concordata con tutti gli operatori del sistema turistico in modo da evitare errori di comunicazione come avvenuto in passato con l’istituzione della tassa sul lusso. La Regione ha il dovere di trovare nuove risorse che potrebbero essere investite anche a favore dei piccoli comuni».

Un plauso all’iniziativa anche dal presidente di Unioncamere Gavino Sini: «Siamo favorevoli a una tassa di scopo che lasci le risorse sul territorio – ha detto Gavino Sini – un’operazione che solleverebbe le imprese dal ruolo di esattore ricoperto con l’attuale tassa di soggiorno. L’importante è che non ci siano sovrapposizioni. L’imposta di sbarco deve spazzare via la tassa di soggiorno. Altra questione riguarda la destinazione delle risorse: i soldi incassati devono essere reinvestiti per il miglioramento dei servizi ai cittadini e alle imprese». Ampia disponibilità a discutere è arrivata anche dai consiglieri di minoranza che si sono espressi a favore della imposta di sbarco chiedendo però di approfondire tutte le questioni in campo per evitare di commettere errori.

Disponibilità accolta con favore dal presidente della commissione Piero Maieli: «In questa Commissione si lavora con grande spirito di collaborazione. Il clima è favorevole, le audizioni serviranno a chiarire alcune perplessità e, se necessario, ad apportare qualche modifica migliorativa al testo di legge».

La seduta della Commissione proseguirà nel pomeriggio alle 16,00 con le audizioni dell’assessore della Programmazione Giuseppe Fasolino e dei rappresentanti di Federalberghi e Asshotel.

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In una risoluzione approvata oggi, il Parlamento europeo sottolinea che l’Iniziativa dell’UE per gli impollinatori, nella sua forma attuale, non affronta in maniera sufficiente le numerose cause della diminuzione degli impollinatori, che comprendono i cambiamenti nell’uso del suolo, le pratiche di gestione agricola intensiva, l’inquinamento ambientale, i cambiamenti climatici e le specie esotiche invasive.

Dal momento che gli impollinatori sono una componente essenziale della biodiversità e sono indispensabili per la riproduzione della maggioranza delle specie vegetali, i deputati chiedono alla Commissione di trasformare le intenzioni contenute nell’Iniziativa in un programma di azione su vasta scala per gli impollinatori, dotato di risorse sufficienti.

Necessario ridurre l’uso di pesticidi

Per favorire l’aumento della qualità degli habitat degli impollinatori sui terreni agricoli, la riduzione dell’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti minerali dovrebbe diventare un obiettivo chiave della futura Politica Agricola Comune (PAC).

Inoltre, i deputati chiedono obiettivi di riduzione obbligatori in tutta l’UE, da includere nella prossima revisione della direttiva sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi.

Infine, il Parlamento chiede maggiori fondi per sostenere la ricerca sulle cause della diminuzione degli impollinatori, al fine di proteggere la diversità delle specie.

La risoluzione è stata approvata per alzata di mano.

Contesto

Ad aprile 2018 l’UE ha deciso di vietare completamente l’uso, in ambienti esterni, di imidacloprid, clothianidin e tiametoxam, noti come neonicotinoidi. Tuttavia, vari Stati membri hanno notificato delle esenzioni di emergenza per il loro uso sul territorio.

Dopo gli appelli di Parlamento e Consiglio ad agire per proteggere le api e gli altri impollinatori, il 1° giugno 2018 la Commissione ha presentato la sua Comunicazione sull’Iniziativa dell’UE per gli impollinatori.

Secondo la Commissione, circa l’84% delle specie coltivate e il 78% delle specie di fiori selvatici nella sola UE dipendono, almeno in parte, dall’impollinazione animale. Fino a quasi 15 miliardi di euro della produzione agricola annuale dell’UE sono direttamente attribuiti agli insetti impollinatori.

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Ha preso il via ieri la consegna dei nuovi 87 letti a movimentazione elettrica che andranno a coprire le esigenze delle degenze ospedaliere dei presidi Santissima Annunziata, Stecche bianche e Materno infantile. A questi letti si aggiungono altri 12 che andranno a rendere più confortevole la degenza dei bimbi della Pediatria. L’azienda ha investito circa 156mila euro per l’acquisto dei nuovi letti.

«Si tratta di importanti migliorie – afferma il direttore sanitario Bruno Contu – che garantiranno un miglior comfort alberghiero all’utenza e faciliteranno il lavoro degli operatori sanitari. A breve saranno disponibili ulteriori forniture che ci consentiranno di rinnovare altri letti per le degenze.»

In accordo con la Direzione medica di presidio, l’Ufficio tecnico, che ha curato il capitolato per i nuovi letti, ha predisposto il calendario delle consegne.

E così, le prime sono avvenute ieri, 17 dicembre, in alcuni reparti del Santissima Annunziata. In particolare, in Cardiologia e Utic al primo piano dell’ospedale civile ne sono stati posizionati 15, in Chirurgia generale 10, in Neurochirurgia 7 e nella Stroke Unit 1.

Oggi 18 dicembre è stata effettuata la consegna più consistente: 52 i letti che sono stati portati nella palazzina del Materno infantile. E così 30 sono andati ai reparti di Ostetricia e Ginecologia a disposizione delle donne ricoverate, quindi 10 per l’Ematologia e 12 alla Pediatria.

Domani 19 dicembre, infine, le ultime consegne alle Stecche bianche. Sono 5 i letti che andranno all’Otorinolaringoiatria, ancora 5 alla Maxillo-Facciale e 4 all’Oculistica.

Nei mesi scorsi, intanto, nell’ambito dell’attività di ammodernamento degli arredi ospedalieri, erano stati già consegnati all’Ortopedia del Santissima Annunziata 20 nuovi letti. Le gare per la fornitura letti sono state curate dalle strutture Acquisizione beni e servizi e dall’Ingegneria clinica

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Il segretario regionale di Articolo 1 Luca Pizzuto ed i consiglieri regionali di LeU Eugenio Lai e Daniele Cocco attaccano la Giunta sulle nomine dei dirigenti.
«La legge del più forte non è legge. La maggioranza regionale della Sardegna sta ben pensando di dedicare il suo tempo prefestivo per fare un bel regalo a tutti i cittadini: non dedicarsi a loro ma a interessi che riguardano pochi e che potrebbero creare a danni a molti. Partiamo dal principio. Sin dal suo insediamento la maggioranza ha ben pensato di conferire incarichi dirigenziali carenti dei requisiti previsti dalla legge. Questo gli è stato fatto notare in più di un’occasione. Avevano tutto il potere di rimandare le proteste al mittente dicendo che le nomine erano corrette. Invece, udite udite, cosa hanno pensato? Di portare in aula un’interpretazione autentica che regola le caratteristiche che devono avere i direttori generali per essere nominati tali. Ora è chiaro a tutti che se loro avessero agito correttamente non ci sarebbe stato bisogno di alcun provvedimento di tal misura. Così facendo invece vogliono provare a sanare palesi illegittimità.»

«C’è un fatto da non sottovalutare però – aggiungono Luca Pizzuto, Eugenio Lai e Daniele Cocco -: se anche il provvedimento di interpretazione autentica venisse votato ma poi dichiarato illegittimo anch’esso si inficerebbe il valore di molti atti approvati dai dirigenti mettendo in ginocchio la vita amministrativa regionale e quindi quella di tutti i sardi. Tra l’altro da non trascurare che il Consiglio è stato convocato di sabato con maggiori costi per i sardi, non per politiche che interessano lavoro o cose strutturali per la Sardegna ma per tentare di sanare storture relative a posti di potere.»

«Riteniamo questo provvedimento di una gravità inaudita – concludono Luca Pizzuto, Eugenio Lai e Daniele Cocco -. Ci piacerebbe che l’impegno della maggioranza si concentrasse per risolvere i problemi di tutta la popolazione e non invece su provvedimenti che riguardano gli interessi di pochi scaricando le conseguenze su tutti.»

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Una mozione per scongiurare l’aumento delle tariffe del trasporto marittimo merci, previsto dal primo gennaio 2020, per effetto dell’entrata in vigore della direttiva dell’Unione Europea emanata tre anni fa (2016/182) in materia di riduzione delle emissioni di zolfo in atmosfera: è questa l’iniziativa consiliare assunta dai gruppi della maggioranza (primo firmatario il consigliere del Psd’Az, Giovanni Satta) e sottoscritta anche dal capogruppo di Leu, Daniele Cocco, per evitare quella che è stata definita, dagli stessi proponenti, «un autentico dramma per la Sardegna».

Nel documento, non ancora inserito all’ordine del giorno dei lavori dell’Aula, è indicato l’impegno rivolto al presidente della Giunta regionale, Christian Solinas,  perché assuma le opportune iniziative in sede governativa ed europea «al fine di scongiurare un aggravio dei costi dei trasporti via mare» ed un ulteriore impegno è rivolto ad ottenere un rinvio dell’entrata in vigore del regolamento europeo e a «portare avanti con maggiore forza le azioni tese al concreto riconoscimento delle legittime rivendicazioni del popolo sardo». Mentre al presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, è rivolto l’invito perché proceda con la convocazione di una seduta straordinaria dell’Assemblea sarda, aperta anche ai parlamentari eletti nell’Isola e ai rappresentanti delle autonomie locali e delle parti sociali ed economiche.

Ma i capigruppo del centrodestra, nel corso dell’incontro con i giornalisti, non hanno escluso immediate azioni di protesta, compreso un sit-in a Roma, davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per condurre una battaglia unitaria contro «una sciagura per il sistema del trasporto e l’intera economia sarda».

«Gli aumenti derivanti dall’applicazione della direttiva europea per la riduzione delle emissioni di zolfo nei combustibili utilizzati dalle grandi navi – ha attaccato Giovanni Satta – rischiano di distruggere la nostra economia e l’incremento di circa il 30% delle tariffe del trasporto merci si abbatterà sui costi di tutte le produzioni isolane e sui consumi dei sardi.»

«Le compagnie marittime – ha aggiunto il capogruppo della Lega, Dario Giagoni – hanno innalzato i prezzi dei loro listini per un importo che va dai 5 agli 8 euro per metro lineare e i sardi pagheranno un prezzo intollerabile e insostenibile».»

Significa che un autoarticolato, lungo 13,60 metri,  imbarcato sulla tratta merci Olbia-Livorno dal primo gennaio pagherà circa 470 euro, invece degli attuali 320 euro.

«Le più penalizzate – ha aggiunto il capogruppo del Psd’Az, Franco Mula – risulteranno le aziende del marmo che quotidianamente trasferiscono in Continente enormi e ingombranti quantitativi, con conseguenze drammatiche per il futuro del comparto.»

«L’intera vicenda, unita alle deroghe comunitarie riconosciute solo alle regioni ultraperiferiche (Canarie, Azzorre e Madeira) – ha sottolineato il capogruppo dei Riformatori, Aldo Salaris – dimostrano le penalizzazioni che derivano alla Sardegna per il mancato riconoscimento del principio di insularità.»

I consiglieri della maggioranza, in conclusione dei rispettivi interventi e stimolati anche dalle domande dei giornalisti, non hanno nascosto la complessità del problema ed hanno però avanzato alcune proposte: un rinvio dell’entrata in vigore delle norme contenute nella direttiva europea, almeno fino al prossimo luglio, in tempo cioè per la definizione del nuovo bando per la continuità marittima (quello con Tirrenia scadrà il il 18 luglio 2020); o, in alternativa ed in accordo con lo Stato, ridurre, attraverso un contributo pubblico, l’aumento delle tariffe del trasporto marittimo (intervento previsto anche nella direttiva Ue) fino alla stipula di una nuova convenzione per i collegamenti navali.

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La vertenza AIAS non si sblocca ed i lavoratori incrociano nuovamente le braccia con una giornata di sciopero, domani, giovedì 19 dicembre.

«In questi ultimi giorni da diverse strutture AIAS di tutta la Sardegna, ci stanno arrivando delle segnalazioni secondo le quali, alcuni solerti coordinatori e direttori sanitari, abbiano stilato delle circolari per stabilire i contingenti minimi essenziali per la giornata di sciopero, proclamata per il 19 dicembre – scrivono in una nota i segretari FP CGIL Roberta Gessa, FP CISL Davide Paderi e UIL FPL Fulvia Murru –. Il tutto in barba alle vigenti normative in materia di sciopero e di contingenti minimi. Sì, perché la maggior parte di queste strutture che erogano prestazioni di riabilitazione ambulatoriale e domiciliare che non devono garantire un’assistenza h24. Se ciò non bastasse, in questi giorni, anche uno dei legali del concordato sta facendo il giro delle maggiori strutture a ciclo continuativo per convincere i lavoratori che lo sciopero è sbagliato e che danneggia i lavoro che loro stanno facendo per evitare il fallimento. Tutto ciò sta creando forte sconcerto e confusione perché molti di questi lavoratori, per paura di incorrere in sanzioni disciplinari che in AIAS sono la norma, stanno decidendo di non aderire più allo sciopero.»

«Per fare un po’ di chiarezza ribadiamo che, così come ha scritto la Commissione Nazionale di Garanzia sullo sciopero nella nota prot. n. 0016804/SNT/PVT del 30/10/2019 inviata alle segreterie regionali di categoria, in cui nella stessa si dice che l’accordo di regolamentazione dell’esercizio del diritto di sciopero nel comparto del Servizio Sanitario Pubblico del 20/09/2001, è applicabile anche al settore Sanità Privata, come da delibera n. 04/612 del 11 novembre 2004 – aggiungono Roberta Gessa, Davide Paderi e Fulvia Murru -. In modo particolare l’art. 2 chiarisce quali sono i servizi che si possono considerare servizi essenziali e ancora meglio l’art. 3 comma 3 recita testualmente quanto segue “per contingenti di personale da impegnare nelle altre prestazioni indispensabili, va fatto riferimento ai contingenti impiegati nei giorni festivi, ove si tratti di prestazioni normalmente garantista in tali giorni”. Quindi vanno garantiti solo i servizi H24 ed il personale individuato per i contingenti minimi, e quindi esonerato dallo sciopero, deve essere individuato di norma, e di volta in volta, con criterio di rotazione.»

Roberta Gessa, Davide Paderi e Fulvia Murru hanno chiesto al prefetto di Cagliari, Bruno Corda, al presidente della Regione Christian Solinas e all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu, «un immediato intervento affinché vengano a cessare queste azioni di ostruzionismo/terrorismo messe in campo da AIAS e che si dia piena libertà ai lavoratori di decidere se aderire o meno allo sciopero regionale del 19 dicembre, con manifestazione sotto l’assessorato regionale alla Sanità di via Roma, a Cagliari. Si evidenzia, purtroppo, una continua e mai cessata ingerenza ed attività gestionale diretta dei vertici Aias e dei loro fiduciari, nonostante siano in atto procedure formali che avrebbero richiesto atteggiamenti diversi e più rispettosi di una disperazione dei lavoratori ormai certificata e oggettiva, negata per anni».

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Anche la Lega scende in campo e chiede chiarezza sulla vicenda dell’impianto di Magomadas. Lo fa attraverso un’interrogazione, prima firmataria Annalisa Mele, che, come si legge nel testo, richiede accertamenti sul rispetto delle prescrizioni previste e se le attività di stoccaggio risultino autorizzate, considerata la provenienza peraltro extra regionale. «Il grido lanciato dalla popolazione locale esasperata da un crescente disagio provocato da miasmi maleodoranti e un’aria sempre più irrespirabile non è, quindi, caduto nel vuoto.»

I consiglieri del Carroccio concordano all’unisono «sull’inaccettabilità di questa situazione che, a causa di scellerate scelte perpetrate nel passato, rischia di trasformare la nostra isola nella discarica d’Italia in barba a tutti i programmi di risanamento e recupero ambientale di territori compromessi».

La vicenda è balzata all’attenzione generale sui social e, conseguentemente, su quasi tutti i media regionali e nazionali, a seguito dell’iniziativa dell’ex presidente della Regione Mauro Pili che ha documentato con video e fotografie le fasi dello scarico dei rifiuti.