18 August, 2026

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«Stiamo monitorando la situazione e siamo pronti a sostenere in ogni modo il nostro comparto agroalimentare, dai vini ai formaggi, che con le sue eccellenze rappresenta un’attività trainante dell’intera economia sarda.»
Lo dichiara l’assessore regionale dell’Agricoltura, Gabriella Murgia, in vista della conclusione della procedura di consultazione avviata dal Dipartimento del commercio degli Stati Uniti, che potrebbe introdurre nuovi dazi sulle importazioni.

«Grazie alle loro indiscusse qualità – commenta l’assessore regionale dell’Agricoltura – i prodotti sardi stanno conquistando fette di mercato sempre più ampie affermandosi in tutto il mondo. Non possiamo certo permettere che lo sviluppo delle nostre aziende venga messo a rischio ed è per questo che stiamo seguendo con attenzione l’evolversi degli avvenimenti che si susseguono in uno scenario internazionale difficile. E siamo pronti a intraprendere tutte le procedure, sollecitando anche l’intervento del Governo, per tutelare le nostre imprese e i nostri lavoratori.»

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Sardegna e Sicilia unite nel sostenere le grandi battaglie delle Isole in Europa. Un percorso che vede le regioni insulari coinvolte in sinergia per trasferire nel Parlamento e nella Commissione Europea le rivendicazioni legate alla condizione di insularità. Dai trasporti alla continuità territoriale alla disciplina degli aiuti di Stato, alla predisposizione del nuovo Piano di Sviluppo Rurale. Su questi temi si sono concentrati in un incontro a Villa Devoto il presidente della Regione Christian Solinas e l’eurodeputato del Collegio Insulare Francesca Donato, membro della Commissione Economia, coordinatrice Commissione Sviluppo Regionale e della Commissione Agricoltura.

«Crediamo in un’Europa dei popoli, vicina ai cittadini, capace di ascoltare le proposte e le richieste che vengono da tutti i territori, e in modo particolare dalle Isole, ha detto il Presidente Solinas. Già dall’ottobre scorso, la Sardegna si è fatta promotrice di un’alleanza politica e strategica a difesa dei diritti e degli interessi delle Isole del Mediterraneo, che ha portato alla stesura di un documento stilato dai rappresentanti delle regioni insulari mediterranee d’Europa, che pone le basi per una nuova stagione di rivendicazioni delle isole, unite in una strategia comune per ottenere dall’Unione e dalla Commissione provvedimenti immediati per contrastare gli svantaggi naturali e strutturali dell’insularità, come riconosciuto dall’art. 174 del TFUE e dalla risoluzione del Parlamento europeo del 24 febbraio 2016. Le isole d’Europa, sottolinea il presidente Christian Solinas, hanno costituito una piattaforma di cooperazione per presentarsi unite alle istituzioni dell’Unione europea, con precise e urgenti rivendicazioni. Partendo dalla definizione chiara degli svantaggi geografici, naturali e demografici delle isole, occorre individuare le misure compensative per superare le sfide e i vincoli derivanti dall’insularità. Chiediamo, dunque, anche attraverso i nostri rappresentanti nelle Istituzioni Europee, un impegno preciso della Commissione sulle misure che si intendono adottare nel breve e medio termine.»

Argomenti recepiti e condivisi dall’europarlamentare Francesca Donato, che ha espresso la volontà di avviare a breve un tavolo di lavoro sui temi dei trasporti, dell’insularità, della competitività delle isole, della disciplina degli aiuti di Stato.

«Con il presidente Christian Solinas abbiamo già stabilito un confronto costante e un rapporto di piena collaborazione, ha detto l’europarlamentare, con la individuazione dei temi più urgenti da trattare in sede europea a tutela dell’economia della Sardegna. Nei prossimi mesi, ha aggiunto Francesca Donato, si trasferirà in Sardegna per una sessione di lavoro interamente dedicata all’Isola la Commissione REGI, l’organismo parlamentare che valuta l’incidenza delle politiche dell’Unione europea sulla coesione economica e sociale e coordina gli strumenti strutturali dell’Unione. C’è grande attenzione nei confronti della Sardegna, grazie all’impegno con il quale il presidente Christian Solinas sta portando all’attenzione dell’Europa le rivendicazioni della Sardegna·»

 

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La Regione amplia la propria competenza legislativa in materia di lavori pubblici. La Giunta regionale ha approvato i due schemi di decreto legislativo attraverso cui vengono individuate le “Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Sardegna in materia di strade, porti, aeroporti e opere idrauliche e di edilizia pubblica e, in generale, di infrastrutturazione del territorio regionale nonché in materia di contratti pubblici”.

«L’adeguamento delle attribuzioni statutarie in questo settore strategico consente l’individuazione e l’ampliamento delle competenze sui lavori pubblici in capo alla Regione – spiega il presidente Christian Solinas -. Mettiamo in atto una forte affermazione della nostra Autonomia regionale, che anche in questo caso si traduce in atti concreti finalizzati al pieno riconoscimento di una potestà primaria fissata dallo Statuto e che ci consentirà, nei fatti, di sostenere concretamente importanti segmenti dell’economia sarda.»

Con le norme di attuazione dello Statuto vengono individuati come “lavori di esclusivo interesse della regione” quelli relativi alle strade, porti, aeroporti, opere idrauliche e di edilizia pubblica e in generale gli interventi di infrastrutturazione del territorio regionale. Grazie a queste modifiche viene anche attribuita alla Regione la competenza a disciplinare le procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, compresa la fase della loro esecuzione, relative a lavori, servizi, forniture. La Regione potrà anche prevedere misure per ampliare la partecipazione agli appalti pubblici delle Piccole e Medie Imprese (PMI) in quanto importanti fonti di competenze imprenditoriali nell’innovazione, efficientamento e risparmio energetico, nella bioedilizia e nell’occupazione.

«Attualizzare lo Statuto – commenta il presidente Christian Solinas – significa esercitare concretamente la nostra autonomia intervenendo su settori vitali per lo sviluppo della Sardegna.»

«Stiamo compiendo un ulteriore e determinante passo in avanti, teso a tutelare la nostra autonomia. Con queste importanti novità di carattere legislativo poniamo i sardi davanti a un tema di fondamentale importanza per la Sardegna, che va finalmente ad ampliare i contorni della competenza legislativa regionale in materia di lavori pubblici – spiega l’assessore dei Lavori pubblici, Roberto Frongia, che ha proposto alla Giunta i due schemi di decreto legislativo -. Oggi le procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici, compresa la fase della loro esecuzione, relative a lavori, servizi e forniture, restano incagliate nelle maglie della burocrazia procurando ritardi non più tollerabili. Quelle procedure devono essere ricondotte alla competenza legislativa esclusiva della Regione così come previsto dall’Articolo 3 dello Statuto, che attribuisce alla Sardegna la competenza esclusiva in materia.»

«Si tratta di un risultato straordinario – aggiunge Roberto Frongia – che consentirà alla Sardegna di superare quegli ostacoli, primi fra tutti quelli burocratici, che fino a oggi hanno bloccato le opere pubbliche. Le necessità di un’Isola che sconta un gap enorme in termini infrastrutturali sono evidenti a tutti, riprenderci ciò che ci spetta per legge è il primo passo che ci porterà a compiere una vera rivoluzione.»

In seguito all’approvazione degli schemi di decreto legislativo da parte della Giunta regionale la delibera verrà ora trasmessa alla Commissione paritetica Stato-Regione per le procedure di legge.

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E’ stato inaugurato questa mattina, in via Roma, a Carbonia, il laboratorio per la lavorazione di carni di allevamenti locali realizzato dalla Società Cooperativa Sociale “A manu pigara”.

«Il nostro proposito – spiega Susanna Lenzu, socia della cooperativa – è quello di definire un modello che coinvolga l’intera filiera di produzione e ripensi i processi di lavorazione e diffusione del prodotto. Si farà particolare riferimento alle linee guida sulle certificazioni di qualità delle materie prime e su un ampio utilizzo di tecnologie innovative per la promozione del prodotto finale, del territorio dal quale proviene e dell’impatto sociale che la cooperativa intende avere. È un modello che si distanzia dall’industria e si prefigge di sviluppare un settore ancora non pienamente valorizzato: la filiera dell’agroalimentare integrata con l’ICT (realtà aumentata, e-commerce, ecc.) che sposa l’attenzione verso il prossimo.»

Il progetto fa leva sull’esperienza e la professionialità maturate in tanti anni di attività nel settore da Fabrizio Lenzu, e mira, in sinergia con i partner, la “Cooperativa Ponte” guidata dal dottor Paolo Laudicina e “Medau Mannu”, a costruire percorsi integrati, tesi a valorizzare e consentire alle persone svantaggiate coinvolte, di essere nuovamente protagoniste nel loro progetto di vita e senza sostegni assistenziali permanenti. La Società Cooperativa Sociale “A manu pigara” si configura come una sorta di impresa di transizione e cioè strumento di integrazione tra la attività formativa e lavorativa per l’inclusione sociale dei soggetti svantaggiati (tra i quali coloro che hanno ultimato il proprio percorso terapeutico all’interno della comunità di recupero, la“Cooperativa Ponte”). Essa dovrà essere in grado di supportare questi ultimi, attraverso la definizione di percorsi di rieducazione al lavoro, articolati secondo una fase di formazione interna personalizzata integrata, con una successiva attività lavorativa inerente al progetto sociale della cooperativa. Lo strumento operativo per l’attuazione di tali percorsi è un laboratorio di nuova realizzazione per la lavorazione e trasformazione, secondo pratiche tradizionali riviste in chiave innovativa, di carni provenienti unicamente da allevamenti locali. Il processo produttivo sarà portato avanti da esperti del settore, anche tramite l’inserimento lavorativo di soggetti a vario titolo esclusi dal mondo del lavoro e motivati, con una grande sete di riscatto, che attendono una seconda possibilità (ex tossicodipendenti, detenuti o ex detenuti, sofferenti psichici, ecc.).

All’inaugurazione, erano presenti, tra gli altri, il sindaco Paola Massidda e la presidente del Consiglio comunale di Carbonia Daniela Marras; Graziano Milia, responsabile pubbliche relazioni e comunicazione della Fondazione di Sardegna, ente che ha finanziato il progetto con la Fondazione con il Sud; i segretari regionali del Partito democratico Emanuele Cani e di Articolo 1 Luca Pizzuto; don Massimiliano Congia, parroco della chiesa di Cristo Re, che ha benedetto il laboratorio prima del taglio del nastro che è stato poi affidato ad un bambino.

Alleghiamo l’album fotografico dell’inaugurazione e, a breve, i filmati della presentazione, della benedizione con il taglio del nastro e le interviste a Susanna Lenzu e Paolo Laudicina.

                                                                                             

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Un Museo capace di trasportare il visitatore dentro il “cerchio magico” corale dei tenores, o ancora di scoprire le regole del ballo sardo attraverso un gioco interattivo che guida i passi a ritmo di su ballu lestru, su dillu, e su passu torrau. Il Museo Multimediale del Canto a Tenore di Bitti diventa sempre più interattivo: una convenzionale visita museale si trasforma così in una vera e propria giornata esperienziale, all’interno di un’arte come quella del Canto a Tenore, inserita dall’Unesco tra i patrimoni orali e immateriali dell’umanità.

Il progetto. Obiettivo degli autori del rinnovato Museo Multimediale del Canto a Tenore è stato quello di ampliare il già esistente museo multimediale, grazie a nuove tecnologie che rendessero ancora più tangibile ed esperibile per il visitatore ciò che succede dentro il cerchio del canto e del ballo. L’esperienza si arricchisce con la possibilità di ritrovarsi virtualmente dentro le vie del paese, durante le ricorrenze nelle quali queste manifestazioni canore avvengono. Una vera e propria app georeferenziata infatti – tra le novità del Museo – porterà il visitatore tra le vie del paese dove il canto a tenore raggiunge le finestre nelle serenate notturne. Il progetto prevede quattro ambienti interattivi e un’applicazione mobile: Sala Tenores Interattivi; Sala Cantos e Ballos; Aula didattica interattiva; I luoghi del canto con Visore Oculus; Applicazione Mobile Genius Loci.

L’Installazione Tenores Interattivi, realizzata grazie al coinvolgimento dell’Associazione Tenores Sardegna, rende possibile la selezione e quindi l’audio-visualizzazione di numerosi gruppi tenores, e nello specifico i tenores di: Abbasanta, Bitti (Remunnu e Locu e Mialinu Pira), Bono, Fonni, Illorai, Lodè, Mamoiada, Nuoro, Oliena, Oniferi, Orgosolo, Orosei, Orune, Ottana, Scano Montiferru, Seneghe, Silanus, Siniscola, Pattada e Thiesi.

L’ideazione e la realizzazione dei nuovi contenuti e delle nuove installazioni, sono stati possibili grazie al bando regionale Domos de sa Cultura, destinato ai progetti mirati alla valorizzazione degli elementi ed espressioni del patrimonio culturale immateriale della Sardegna, e finanziato attraverso il POR FESR 2014- 2020 Azione: 3.3.2.

Il progetto è stato promosso e gestito da tre partner: Mommotty srl (giovane casa di produzione cagliaritana attiva nel mondo dell’audiovisivo e del cinema), Istelai società cooperativa (opera nel settore dei servizi turistico culturali portando avanti attività volte al recupero delle tradizioni di Bitti ed è gestore del Museo), e Produzioni Sardegna di Nicole

Nieddu (ditta specializzata nelle produzioni audiovisive e multimediali e nell’organizzazione e gestione di eventi di carattere culturale e folklorico). La direzione artistica è di Francesco Casu, mentre Marco Lutzu è responsabile scientifico del progetto, entrambi autori del precedente museo multimediale.

L’inaugurazione del Museo. E’ prevista l’apertura al pubblico del Museo di Bitti il giorno 15 gennaio: la mattina sarà dedicata agli studenti delle scuole, mentre il pomeriggio a tutti i visitatori. (Per maggiori dettagli si rimanda alla locandina in cartella stampa e all’evento FB).

Il responsabile scientifico ed etnomusicologo Marco Lutzu. «Il mio compito in qualità di responsabile scientifico è stato quello di garantire che i contenuti veicolati dal Museo rispondessero a requisiti di scientificità e rendessero conto dei più recenti studi sulla cultura musicale della Sardegna e sul canto a tenore in particolare. Di fondamentale importanza è stato il lavoro di squadra: insieme alle altre figure professionali coinvolte nel progetto abbiamo cercato di sfruttare al meglio le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie per proporre ai visitatori una divulgazione scientifica accattivante nelle modalità di presentazione, rigorosa, nei contenuti. I visitatori del Museo – ha concluso Marco Lutzu – potranno fare un viaggio alla scoperta della storia e delle peculiarità musicali del canto a tenore, del suo rapporto con la poesia e con la danza, dell’importanza sociale che questo affascinante genere di canto riveste a Bitti e in tutte le comunità dell’isola in cui viene ancora oggi praticato».

Il direttore artistico Francesco Casu. «Il primo segnale della nuova Domo del Museo multimediale del canto a tenore è proprio la dichiarazione Unesco del “canto a tenore come patrimonio dell’umanità”. La parola Domo, “Casa”, si unisce e si fonde nell’espressione “Domo de sos tenores”, la casa dei tenores, di tutti i tenores della Sardegna. Una casa dove abita un bene immateriale di inestimabile valore, una casa sarda, ma al contempo europea che parla i linguaggi della contemporaneità attraverso un articolato sistema di installazioni interattive. Così la Domo si articolerà in un percorso immersivo einterattivo dove il visitatore al contempo farà esperienza del canto, comprendendone il linguaggio fonico, ritmico e le strutture musicali, saperi tramandati oralmente in una continua pratica di apprendistato diretto».

Come funziona il rinnovato Museo di Bitti. I Tenores oggi diventano ancora più interattivi grazie all’evolversi delle tecnologie e il visitatore può esperire il canto corale a quattro voci maschili entrando nel cerchio del canto. All’interno del Museo si trovano quattro grandi schermi verticali, montati su una struttura di design, che richiama la postura dei quattro cantori, che trasmettono attraverso una interfaccia touch selezionabile una antologia di repertori e di diversi gruppi rappresentativi di tutta l’area geografica dove questa particolarissima forma canora ha tradizione. Una volta selezionato il canto attraverso un touch-pad compaiono sui quattro schermi – disposti intorno al visitatore – i quattro cantori che intonano il canto con un effetto audiovisivo avvolgente. Non solo: vi è la possibilità di selezionare come una sorta di direttore d’orchestra le singole parti di ciascuna voce.  Sa oche, su bassu, sa contra e sa mesa oche vivono sia separatamente sia “in ensemble” in tempo reale, attraverso gli schermi touch-screen, dove si può attivare o fermare la traccia audiovisiva sempre sincronizzata. Così si scompone e si ricompone la tessitura delle voci esplorandone le peculiarità delle modalità esecutive.

Il legame tra il canto a tenore e la comunità: cantos e ballos, la festa. Esiste un legame profondissimo e indissolubile tra il canto a tenore e la comunità, le sue feste, la dimensione del ballo. Infatti, nella tradizione bittese, durante le feste solenni come su Meraculu o sa Annossata i tenores animavano con le loro voci ritmate i passi del ballo: su ballu lestru, su dillu, su passu torrau, che rivivono in una delle sezioni dedicate del museo, attraverso una installazione dotata di un sistema appositamente progettato di ballo interattivo. Una pedana dà la possibilità di delimitare un’area per il ballo, e si invita il visitatore a entrare nei passi. I tenores di Bitti cominciano a cantare scandendo ritmicamente la danza che compare visivamente: una coppia di ballerini interpreta i passi tipici del ballo tradizionale. Il visitatore, grazie a una apposita interfaccia, è invitato a imitare i passi all’interno della struttura fonico-ritmica dell’esecuzione. Ma non finisce qui, infatti, il sistema digitale interattivo rileva i passi e le posture del ballerino-visitatore, e attribuisce uno “score”, un punteggio, che compare in tempo reale creando una dinamica di messa alla prova condivisa.

I luoghi del canto e il Sistema Oculus. Il canto a tenore non nasce sui palchi, ma nel gusto di stare insieme, è un linguaggio intimo di partecipazione. Il Museo multimediale da oggi la possibilità di essere come “teletrasportati” nei contesti originari del canto attraverso il sistema immersivo oculus. Il visitatore potrà indossare il visore oculus e selezionare differenti occasioni di canto.Il bar con gli amici dove abitualmente si canta tra un bicchiere e l’altro di buon vino da degustare, “lo spuntino” che generalmente trova spazio nella casa in campagna o nell’azienda agricola di uno degli stessi tenores o dei loro amici, dove tra una prelibatezza e l’altra si canta. Sono stati registrati anche i Tenores nelle strade del paese, in sas cantonadas de sa bidda, dove non è raro trovare i tenores che cantano le serenate alle innamorate o il canto festoso durante la notte.

App georeferenziata. Una app dedicata al canto a Tenore dove il racconto dei canto si snoda tra le viuzze del paese. Un viaggio diacronico e sincronico dove il visitatore esce dal museo e respira il canto e i luoghi più belli del paese. Ma anche i personaggi del passato bittese rivivono in questa app con Bachisio Bandinu che ci racconta il grande antropologo Michelangelo Pira di fronte alla sua casa natale.

Il sindaco di Bitti, Giuseppe Ciccolini. «Bitti si conferma punto di riferimento importantissimo per la valorizzazione del canto a tenore. Questo intervento è un primo passo che ci porterà all’apertura, entro i prossimi 12 o 15 mesi, di un polo museale dedicato alle sonorità e dove l’antico canto dei pastori avrà un ruolo centrale. La mia comunità, grazie ai tanti gruppi di cantori che negli ultimi decenni hanno portato il canto a tenore nelle più grandi città del mondo, ha sempre lavorato per tutelare e tramandare un pezzo importante della nostra storia collaborando insieme ad altri soggetti affinché le millenarie sonorità del centro Sardegna divenissero patrimonio dell’Unesco. Oltre 25 anni fa – ha proseguito il sindaco – siamo stati i primi ad aprire la scuola di canto a tenore, frequentata da decine di giovani e appassionati che hanno permesso alla tradizione di andare avanti. Conservare una ricchezza significa anche avere la forza di condividerla con il mondo e così abbiamo deciso, sempre una ventina di anni fa, di allestire il primo museo del canto a tenore. Ci credevamo allora e continuiamo a crederci oggi».

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«Dove sono finite le risorse Saremar? Ricordate la flotta Sarda? Ricordate chi era l’assessore regionale dei trasporti ai tempi di quella strabiliante proposta? Ricordate gli effetti disastrosi per i dipendenti Saremar? Noi ricordiamo tutto. L’allora assessore regionale, Cristian Solinas, oggi presidente della Regione, annunciò con giubilo il ritorno della “Regione Armatrice”. Questo sogno si infranse poco dopo non solo con il fallimento di quest’epica avventura ma anche, cosa ancor più grave, con il fallimento della Saremar e la messa a terra di circa 170 dipendenti.»

Lo scrive, in una nota, Luca Pizzuto, segretario regionale di Articolo 1.

«Questo “regalo” se lo trovò tra le mani la Giunta guidata da Francesco Pigliaru che si impegnò per salvaguardare tutti i lavoratori – aggiunge Luca Pizzuto -. L’ultima partita rimasta aperta la passata Giunta la chiuse con la deliberazione 8/30 del 19 febbraio 2019 che integrava precedenti delibere del 2018. Questa delibera permetteva di salvare i “dipendenti con ruolo dirigenziale, operatori delle biglietterie e titolati impiegati nei servizi esterni, lavoratori precari con almeno dieci anni di anzianità presso la ex SAREMAR”. Per ottenere questo ci si avvaleva dell’Agenzia Sarda per le politiche attive – ASPAL, con un finanziamento superiore ai 355mila euro

«Ad oggi tutto tace e ci chiediamo che intenzioni abbiano l’attuale Giunta ed il presidente della Regione. É assurdo che un piano trovato pronto per dare dignità ai lavoratori non venga portato a compimento – conclude il segretario regionale di Articolo 1 -. Chissà, forse i problemi legati alle nomine li sta impegnando troppo distraendoli da quello che per noi rimane il tema più importante di tutti: il lavoro.»

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Gioni Biagioni, 59 anni, originario di Prato, è il nuovo comandante della Polizia locale di Carbonia. Dopo essersi aggiudicato il bando di concorso recentemente indetto dall’Amministrazione comunale, Gioni Biagioni stamattina è arrivato in città, dove è stato accolto dal sindaco Paola Massidda, che ha dato il saluto di benvenuto al nuovo dirigente della Polizia municipale e ha lodato la pluridecennale esperienza da lui acquisita nel settore, occupandosi in particolar modo di tematiche cruciali quali la sicurezza, la protezione civile, la violenza contro le donne, il pronto intervento e l’educazione stradale.

Il nuovo comandante della Polizia locale di Carbonia è in possesso di una laurea magistrale in Giurisprudenza e ha ricoperto incarichi di rilievo e responsabilità come quelli di Comandante del Corpo di Polizia municipale e responsabile dell’Unità Operativa di protezione cvile del comune di Montemurlo, in provincia di Prato.

Il sindaco Paola Massidda e l’intera Amministrazione comunale di Carbonia formulano i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Comandante.

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La 29ª Coppa Capodanno organizzata dalla delegazione provinciale di Carbonia della FIGC, ha riproposto la stessa finale e lo stesso risultato della 28ª edizione, con la vittoria del Carbonia sulla Monteponi per 4 a 0. E, come un anno fa a Masainas, quest’anno a Santadi, il Carbonia ha unito la vittoria della Coppa Capodanno a quella della Coppa Santa Barbara. La squadra giovanissimi allenata da Floriano Congiu s’è imposta con due goal per tempo: di Alessio Pusceddu e Loris Padricelli nel primo tempo; di Nicola Muscas, autore di una doppietta, nel secondo tempo.

Al termine, sono state premiate le squadre finaliste; il miglior giocatore, Basciu del Carbonia; il miglior portiere, Doneddu della Monteponi.

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L’influenza nell’isola è sempre in ritardo rispetto a quanto avviene nel resto della penisola. Se poi si aggiungono anche le buone condizioni meteorologiche, con temperature miti, si spiega perché il picco influenzale tende a spostarsi a febbraio quando, solitamente sono attese basse temperature e, spesso, gelate.

E sono proprio le temperature gli elementi in grado di facilitare la trasmissibilità del virus.

«Il rischio è quello del raffreddamento – spiega il professore Paolo Castiglia, della struttura di Direzione Igiene e controllo delle infezioni ospedaliere dell’Aou di Sassari – che da un lato abbassa le nostre difese immunitarie e ci spinge ad una vita in ambienti confinati dove i contatti interumani sono più efficienti, dall’altro preserva nell’ambiente il virus che una volta eliminato da un soggetto infetto mantiene elevato il suo potere infettante . Ecco perché è ancora consigliabile vaccinarsi.»

In Sardegna il livello di malattia è ancora sotto la soglia epidemica. Pertanto, chi non lo avesse già fatto è ancora in tempo per vaccinarsi, ma dovrà prestare maggiore attenzione.

«Il vaccino – spiega ancora l’esperto – per essere efficace ha infatti necessità di una finestra di 12 giorni circa. Si dovranno seguire con cura, allora, quelle semplici regole che aiutano a prevenire l’influenza.»

A esempio, lavarsi le mani spesso con acqua e sapone e utilizzare gel antisettici; evitare luoghi affollati; attenzione al contatto delle mani con naso bocca e occhi che sono facili vie di accesso per il virus; inoltre è raccomandato per chi ha sintomi da raffreddamento, per evitare di contagiare altri, di utilizzare fazzoletti di carta monouso quindi gettarli nel cestino evitando di lasciarli per casa. E ancora, coprire naso e bocca quando si tossisce o si starnutisce; aiutare le difese del proprio organismo con una alimentazione corretta e bilanciata, ricca di frutta e verdura di stagione.

Quest’anno, intanto, il professor Paolo Castiglia fa notare come sia stata registrata una maggiore adesione alla vaccinazione degli operatori in ospedale e che, in considerazione del fatto che l’influenza è stata individuata in soggetti ricoverati, è altamente consigliata per evitare la trasmissione nelle strutture nosocomiali.

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L’influenza è arrivata in Sardegna e i primi tre campioni positivi al virus influenzale della stagione 2019-2020 sono stati identificati nella prima settimana del nuovo anno dal laboratorio di Virologia Speciale dell’Aou di Sassari. Si tratta di due campioni identificati su due pazienti ricoverati nei reparti dell’Aou di Sassari e uno in un paziente che si trova in una struttura ospedaliera gallurese.

Tutti e tre i campioni – fa sapere il laboratorio di Virologia Speciale – sono risultati positivi per il virus influenzale di tipo A sottotipo “H1N1 pdm09”. Al momento non sono stati identificati campioni positivi per virus influenzale di tipo A sottotipo H3N2, e di tipo B già segnalati a livello nazionale.

Il laboratorio di Virologia Speciale, che fa parte della struttura complessa di Microbiologia e Virologia diretta dal professor Salvatore Rubino, è coordinato dalla professoressa Caterina Serra. Dal 1999, prima con la dottoressa Antonina Dolei, è centro certificato di riferimento per la diagnosi e la sorveglianza dell’influenza nella regione Sardegna e lavora in stretto collegamento con il Centro nazionale Oms influenza.

«In Sardegna – afferma Salvatore Rubino, direttore della Microbiologia e Virologia dell’Aou di Sassari – la stagione influenzale in genere inizia con un certo ritardo rispetto all’andamento nazionale. Sino a ora, a livello nazionale, la stagione influenzale è stata caratterizzata da una moderata circolazione dei virus A/H3N2, A/H1N1 pdm09 e B , come anche riportato nell’ultimo aggiornamento Influnet per sorveglianza virologica. Da noi il picco è atteso tra fine gennaio e metà febbraio.»

La raccolta dei campioni da analizzare viene effettuata dai medici sentinella che, distribuiti in tutto il territorio della Sardegna, hanno manifestato la disponibilità alla sorveglianza virologica. A questi si aggiungono i medici delle strutture ospedaliere regionali. Al momento – fanno sapere dal laboratorio di Virologia Speciale – la maggioranza dei campioni proviene dai medici dei reparti ospedalieri, principalmente dai reparti di Pediatria, Medicina e Terapia intensiva.

Così come è avvenuto per i tre campioni identificati nel laboratorio dell’Aou e che riguardavano un bambino e due adulti.

«I campioni clinici utilizzati per la ricerca del virus influenzale o dei suoi componenti – spiega la professoressa Caterina Serra del laboratorio di Virologia Speciale –– sono stati testati con metodiche molecolari per individuare tipo e sottotipo del virus influenzale circolante. I dati ottenuti vengono inviati settimanalmente, per via telematica, al Centro di coordinamento nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità per monitorare l’efficacia della campagna vaccinale e la comparsa di eventuali mutazioni virali.»

I virus influenzali individuati in Italia

A livello nazionale, i primi due campioni positivi al virus influenzale, uno di tipo A sottotipo “H1N1 pdm09” e uno di tipo B, lineaggio Victoria, sono stati segnalati attraverso il portale InfluNet nella terza settimana di novembre. Nel periodo antecedente l’inizio della sorveglianza virologica (settimana 46/2019), alcuni laboratori di riferimento hanno segnalato casi sporadici di infezione da virus influenzale in Italia. In particolare, sono stati confermati tre casi di influenza: un virus B/Victoria identificato a fine settembre (settimana 39/2019) dall’Azienda ospedaliera universitaria di Parma in una bambina di 6 anni; un virus A (H1N1) pdm09 identificato a metà ottobre (settimana 42/2019) nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari in una bambina di 6 anni; un virus B/Victoria identificato a fine ottobre (settimana 43/2019) all’Irccs “Lazzaro Spallanzani” di Roma in un soggetto di 24 anni, di ritorno dall’estero. —————