23 June, 2026

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Il comune di Sant’Antioco ha ottenuto la “menzione speciale” in qualità di comune costiero, alla prima edizione dell’EcoForum Sardegna promosso da Legambiente sulla raccolta differenziata. Nel 2017, la città (che nel territorio dell’ex Provincia di Carbonia Iglesias continua a detenere il primato in riferimento alla percentuale di differenziato) ha raggiunto il 75%. Un dato che colloca Sant’Antioco in una posizione invidiabile, se si pensa che in Sardegna la media del rifiuto differenziato è del 62,78% e nel Sud Sardegna è del 70,7%.

 Il primo EcoForum in Sardegna sull’economia circolare dei rifiuti si è tenuto giovedì a Cagliari nella sala conferenze della Fondazione di Sardegna: un focus a livello regionale sulle eccellenze e le potenzialità che l’Isola esprime in materia, nonché un’occasione di incontro e dialogo tra aziende, pubbliche amministrazioni, consorzi e operatori del settore sul tema della raccolta differenziata. Presente all’appuntamento anche Pasquale Renna, consigliere comunale di Sant’Antioco con delega all’Ambiente, che ha ricevuto il riconoscimento direttamente dalle mani di Annalisa Columbu, presidente Legambiente Sardegna.

«Siamo molto soddisfatti del risultato – commenta Pasquale Renna – ottenere la “menzione speciale” gratifica tutta la macchina che quotidianamente lavora per una migliore raccolta differenziata in città. E i risultati si vedono: la percentuale del differenziato cresce di anno in anno. Siamo consapevoli che c’è ancora tanto da fare, soprattutto in riferimento alla quantità pro-capite di kg di indifferenziato prodotti. Ma per un Comune costiero come il nostro, che ogni anno accoglie i turisti che producono una quantità di rifiuti notevole (e spesso anche non differenziati) smaltiti con costi che ricadono sull’intera cittadinanza, non è semplice. L’obiettivo che ci prefiggiamo per il futuro è proprio questo: diminuire i kg pro-capite di indifferenziato.»

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Il sindaco di Carbonia Paola Massidda ha firmato un’ordinanza (n. 444 del 21 Dicembre 2018) che vieta l’utilizzo di petardi, botti e artifici pirotecnici di qualsiasi genere nei luoghi sensibili nel periodo compreso tra il 24 dicembre 2018 e il 6 gennaio 2019.

Il divieto si applica per lo scoppio di petardi in prossimità e a una distanza inferiore a 200 metri da luoghi di culto, cinema, piazze pubbliche, giardini pubblici e ricoveri zootecnici.

Si tratta di una misura tesa ad evitare che l’esplosione di petardi possa determinare, per lo spavento indotto dal rumore e dagli effetti luminosi, conseguenze negative a carico di persone e animali, nonché fenomeni di degrado urbano e inquinamento. 

Per chi non rispetterà l’ordinanza, sono previste sanzioni dai 25 ai 500 euro.

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Il presidente della Regione Francesco Pigliaru, ha visitato stamane il Mater Olbia, per vedere lo stato di avanzamento dei lavori e verificare il funzionamento dei primi servizi erogati. Guidato dal direttore sanitario Marcello Acciaro e dal vicedirettore generale Carlo Maria Cellucci, il presidente Francesco Pigliaru ha cominciato il giro dai settori già in servizio, dagli ambulatori agli uffici, trattenendosi a parlare con il personale sanitario, con alcuni operatori e con gli utenti presenti. La visita è proseguita nella parte dell’edificio che attende gli arredi e ai piani più alti, dove i lavori sono ancora in corso. «L’impressione è stata molto positiva», ha commentato Francesco Pigliaru, sottolineando come la funzione del Mater Olbia sia «arricchire il ventaglio di servizi di qualità che il sistema sanitario sardo già offre. La Sardegna ha una migrazione sanitaria costosa e ingiusta che si combatte offrendo risposte adeguate ai bisogni delle persone, abbiamo ottimi ospedali, averne uno in più credo che farà bene a tutti. Oggi ho voluto valutare personalmente la corrispondenza concreta tra l’annunciato e il realizzato finora. Ho visto ambulatori aperti, ho constatato che stanno funzionando, e che i pazienti sono soddisfatti, e questo è un bel segnale. La Regione Sardegna ha fatto moltissimo perché questa struttura nascesse, perché avesse un ruolo sinergico nel sistema sanitario, soprattutto pubblico. In questi mesi continuiamo a lavorare per irrobustire quanto già fatto e per puntare sempre più sulla ricerca, che è una delle chiavi fondamentali: la condizione che al Mater Olbia si faccia ricerca e si lavori in sinergia con le Università, con i Centri di ricerca e con gli altri ospedali è  un passaggio cruciale, che abbiamo fortemente chiesto e ottenuto, nel protocollo con la Qatar Foundation – ha concluso Francesco Pigliaru – e mostra chiaramente che il Mater non nasce per fare concorrenza a nessuno ma, al contrario, per dare un’opportunità in più di crescita a tutti.»

Il presidente della Regione è stato accompagnato dal sindaco di Olbia Settimo Nizzi, dal responsabile investimenti di Qatar Foundation Endowment Lucio Rispo, dall’ex parlamentare Gianpiero Scanu e da alcuni consiglieri regionali del territorio.

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L’assessorato regionale dell’Industria prosegue il lungo processo che razionalizza la gestione dei Consorzi ZIR. Con delibera proposta dell’assessora Maria Grazia Piras, la Giunta ha approvato la chiusura del Consorzio ZIR Pratosardo di Nuoro ed il trasferimento del personale e delle proprietà in favore del comune di Nuoro. Il provvedimento autorizza il commissario liquidatore ad attivare le procedure per il passaggio dei dipendenti del Consorzio all’amministrazione comunale e di definire gli adempimenti necessari alla definitiva chiusura della ZIR, entro e non oltre il 30 giugno 2019. Al comune di Nuoro andranno anche i beni immobili destinati a finalità pubbliche.

«La delibera – commenta l’assessore Maria Grazia Piras – va nella direzione già tracciata in questi ultimi anni con altri provvedimenti in materia. In tal modo, i Comuni hanno un ruolo sempre più forte nella gestione del territorio. Nello specifico, il Comune di Nuoro entrerà in possesso di aree sulle quali sarà possibile promuovere un nuovo sviluppo delle attività produttive. Il tutto in una zona già fortemente caratterizzata da un polo imprenditoriale nel quale opera un numero consistente di aziende. Grazie al coraggio e all’azione politica della Giunta, dopo oltre otto anni di attesa è stato possibile iniziare a razionalizzare il sistema dei Consorzi ZIR. L’intera operazione – sottolinea l’assessore – ha obiettivi precisi: garantire i servizi alle imprese insediate, trasferendo ai Comuni le competenze ora esercitate dalle ZIR, e puntare al contenimento dei costi nel rispetto della tutela dei lavoratori.»

Il Consorzio di Pratosardo ha una superficie complessiva di circa 255 ettari, di cui circa 144 ettari sono di proprietà dello stesso Ente, mentre il resto è stato ceduto a terzi con atto pubblico. Tra le aree di proprietà sono ricompresi circa 31 ettari frazionati, 58 ettari non frazionati, 35 ettari destinati a strade e 20 ettari destinati a verde pubblico. Il personale a tempo indeterminato è pari a 6 unità, tra le quali anche un dirigente.

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E’ stato chiuso oggi, a Domus De Maria, il 15° progetto di programmazione territoriale della Regione. L’ultimo a tagliare il traguardo è “Nora e Bithia: l’accoglienza tra storia, mare e natura”, 5 milioni di nuova finanza che si intrecciano con i finanziamenti del Patto per lo sviluppo della città metropolitana di Cagliari per un totale di 27 milioni di euro. La particolarità di questa Unione è che, dei 5 Comuni coinvolti (Sarroch, Villa San Pietro, Pula, Teulada e, appunto, Domus de Maria), 3 sono dentro la città metropolitana e, dunque, usufruiscono dei finanziamenti dedicati, gli altri 2 sono fuori. «Quindi stiamo intervenendo per completare gli interventi previsti dal Patto per la città metropolitana. Abbiamo accolto la manifestazione d’interesse di questa Unione di Comuni per portare a termine una serie di interventi previsti e mettere in rete i sentieri degli attrattori turistici, degli attrattori culturali e archeologici di cui questa area è molto ricca: in questo modo è possibile costruire subito la rete», spiega l’assessore regionale della Programmazione, Raffaele Paci.

Alla base del Progetto, articolato in 3 azioni, c’è un’idea ben precisa: concepire il paesaggio dell’Unione di comuni di Nora e Bithia come l’insieme unitario di elementi storico-archeologici e ambientali, ottimizzando le relazioni con i territori vicini per valorizzare le peculiarità e le eccellenze del territorio, potenziare l’accesso a ulteriori servizi e l’attrazione di flussi turistici, sia in termini di mobilità che sul fronte dell’offerta turistico-culturale (per esempio il Cammino di Sant’Efisio) e ambientale (la connessione con il Parco del Gutturu Mannu). L’obiettivo è chiaro: favorire il consolidamento del ruolo come destinazione turistica “marino-balnerare” ed il progressivo potenziamento di specifici segmenti di offerta legati alla componente storico-culturale e ambientale. Allo stesso tempo si punta a migliorare la qualità della vita degli abitanti migliorando i servizi, la qualità dei trasporti e l’offerta scolastica.

«Questo è un territorio dalle grandi potenzialità, di grandi bellezze naturalistiche e ricchezze culturali e attraverso questo progetto si può creare un notevole, ulteriore sviluppo economico – dice l’assessore Raffaele Paci -. Potenziare l’offerta turistica, migliorare la fruibilità degli attrattori naturali e culturali con la rete museale e il parco archeologico a rete e i servizi al turista, incrementare la ricettività, il marketing territoriale e i servizi alla persona, migliorare la viabilità, l’infrastrutturazione tecnologica e la diportistica sono gli interventi giusti per valorizzare tutto il territorio. Si parte dalle innegabili ricchezze che ci sono per trasformarle in opportunità di sviluppo, e questo è il vero obiettivo della nostra politica: riuscire a valorizzare quelle che sono le caratteristiche uniche ed esclusive dei singoli territori e farli diventare il perno intorno a cui costruire sviluppo e ricchezza. In questi anni la nostra attenzione nei confronti dei paesi, in ogni zona della Sardegna, è stata massima, proprio perché crediamo che dalla valorizzazione delle caratteristiche di ognuno ci possa essere sviluppo e benessere per l’intero territorio.»

Dal 2016 ad oggi sono 15 i progetti firmati, 11 in corso (da qui alla fine della legislatura ne verranno chiusi altri 5),  per un totale di 26 progetti in campo. Per quelli che non si riuscirà a firmare entro febbraio è comunque garantita la copertura grazie ai 75 milioni appena stanziati con la Finanziaria approvata qualche giorno fa. Sono oltre 500 milioni le risorse messe in campo dalla Regione per la programmazione territoriale che coinvolge il 100% del territorio ammissibile, 37 Unioni e 295 Comuni. Il quadro delle politiche di sviluppo locale in Sardegna è completato dai 3 Iti da 15 milioni ciascuno (oltre Sassari, anche Cagliari e Olbia), dalle due Snai (Strategia nazionale per le aree interne) alta Marmilla e Gennargentu-Mandrolisai, dai Piani dedicati a Sulcis e Nuorese e, infine, dal Pon Metro. 

       

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Si è svolta ieri mattina, a Teulada, la cerimonia di commemorazione della Battaglia di Natale (Fronte Russo 25 – 31 dicembre 1941) presso l’aerocampo situato sulla strada statale 195, a circa 1,5 km in direzione Sant’Anna Arresi, dall’ingresso della Caserma “S. PISANO”, in località Sa Portedda. Erano presenti le massime autorità militari (con il comandante del Comando militare autonomo “Sardegna”, generale Giovanni Domenico Pintus), civili (numerosi sindaci, con in testa il primo cittadino di Teulada Daniele Serra, e i consiglieri regionali Paolo Dessì e Gianluigi Rubiu) e religiose (guidate dal vescovo della diocesi di Iglesias, monsignor Giovanni Paolo Zedda).

Dopo l’intervento di saluto del comandante del 3° Reggimento Bersaglieri, colonnello Gabriele Cosimo Garau, e la proiezione di un filmato che ha ricostruito la vicenda storica della Battaglia di Natale, il vescovo della diocesi di Iglesias, monsignor Giovanni Paolo Zedda, ed il cappellano militare don Giancarlo Caria hanno celebrato la Messa. E’ stata poi letta la preghiera del bersagliere.

Nella seconda parte della cerimonia, sono state effettuate alcune esercitazioni dimostrative sul piazzale antistante l’aerocampo.

Nel mese di luglio 1941, il 3° Reggimento Bersaglieri partecipò all’occupazione di Spalato, alla Campagna contro la Jugoslavia, in Bosnia. Il 24 luglio, il Reggimento partì da Bardolino per la Russia, nell’ambito del Corpo di spedizione italiano in Russia (C.S.I.R.). Il 5 settembre, il Reggimento entrò in contatto con il nemico nella zona del fiume Dnieper. Il 28 settembre, partecipò alla prima battaglia combattuta e vinta da soli reparti italiani a Petrikovka, sul Don. Successivamente, proseguì verso il bacino del Donez, in condizioni ambientali proibitive, conquistando la testa di ponte di Uspenowka. Il 20 ottobre, conquistò il centro industriale e ferroviario di Stalino, precedendo la IV Divisione alpina tedesca. Il 1° novembre, i bersaglieri del leggendario col. Aminto Carretto si impadronirono del centro industriale di Rjkowo, con un ingente bottino di uomini e materiali. L’11 e 12 novembre, i bersaglieri del XX e quelli del XVIII Battaglione si lanciarono in aiuto dell’80° Reggimento fanteria, che riuscì così a sottrarsi all’annientamento. Il bilancio fu di 54 morti e 222 feriti. Il 18 novembre, il Reggimento occupò la linea Rassipnaja-Petropawlowka-Ivanowski, che mantenne per tutto l’inverno, contendendo il terreno a forze enormemente superiori. Il 25 dicembre, nella battaglia di Natale, il 3° Reggimento bersaglieri, posto a presidio del caposaldo di Petropawlowka, in tre giorni di furiosi combattimenti, contenne forze dieci volte superiori, finché non fu costretto a ripiegare sul caposaldo del XXV Battaglione. Il 28 dicembre, spronato dal colonnello Aminto Carretto, il Reggimento conquistò tutte le posizioni dopo una serie di contrattacchi.

Il 3° è il Reggimento bersaglieri più decorato (in qualità) d’Italia. Vanta, infatti, due Ordini Militari d’Italia, tre Medaglie d’Oro e tre d’Argento al Valor Militare, una d’Argento al Valore dell’Esercito, tre Medaglie di Bronzo al Valor Militare ed una di Bronzo al Merito Civile.

Con la profonda ristrutturazione dell’esercito italiano del 1976 che aboliva il livello reggimentale, il 3º Reggimento bersaglieri venne sciolto il 20 ottobre 1975 ed il suo comando si trasformò in Comando 3ª Brigata mec. “Goito”. La Bandiera di Guerra e le tradizioni vennero ereditate dal 18º battaglione bersaglieri “Poggio Scanno”. Sia il 18° che il 10º battaglione bersaglieri “Bezzecca”, stanziato a Solbiate Olona, presso la caserma “Ugo Mara”, vennero inquadrati nella 3ª Brigata mec. “Goito”, intanto costituitasi in seguito alla soppressione della Divisione “Centauro”. Tra il 1982 e 1983 alcune Compagnie del 18° Battaglione “Poggio Scanno” vennero aggregate al II Battaglione Bersaglieri “Governolo” per la missione di Pace in Libano.

Ricostituitosi nuovamente nell’agosto del 1991 in fase sperimentale come 3° Reggimento Bersaglieri “Goito”, dal 1° agosto 1992 assunse la denominazione attuale.

Nel quadro del processo di riordinamento dell’Esercito Italiano, nel 2002 il Reggimento è passato alle dipendenze della Brigata cor. “Ariete”. Il 30 novembre 2009 infine, con la cerimonia di chiusura della caserma “Mameli” di Milano, il Reggimento (dopo 46 anni di permanenza) è stato trasferito a “Sa Portedda” (Teulada), inglobando il disciolto 1º Reggimento Corazzato della Brigata Sassari.

Da ottobre 2011 ad aprile 2012, il Reggimento ha partecipato all’operazione ISAF XVII in Afghanistan, nell’ambito del “Provincial Reconstruction Team” di Herat.

                     

    

 

                            

                

 

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Si chiude oggi all’Aou di Sassari, con la firma sul contratto tra azienda e lavoratore, il percorso delle stabilizzazioni del personale precario in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 20, comma, 1 del decreto legislativo 75/2017. Sono 214 i dipendenti che passano dal tempo determinato al tempo indeterminato, pari all’8,44 per cento dei lavoratori alle dipendenze dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari (totale 2.534 al 21 dicembre 2018).

Nello specifico si tratta di 43 dipendenti della dirigenza, 171 dipendenti del comparto tra infermieri, Oss, amministrativi e tecnici.

La sigla dei contratti, che avranno decorrenza dal 1° gennaio 2019, è avvenuta questa mattina alla presenza del direttore generale Antonio D’Urso e dell’assessore regionale della Sanità Luigi Arru, del direttore sanitario Nicolò Orrù, del direttore amministrativo Lorenzo Pescini e dei direttori delle strutture ospedaliere. Nella sala gremita dal personale della dirigenza medica e del comparto, il manager ha sottolineato come la giornata di oggi sia «un momento straordinario, che abbiamo perseguito con costanza, determinazione e volontà. Vi ringrazio perché avete avuto coraggio e fiducia in questa azienda che sa riconoscersi nelle persone. Le aziende non si fanno con atti ma attraverso la condivisione delle storie».

Quindi un invito: «Non perdete la freschezza nei confronti di questa azienda, perché è un valore lavorare in Sanità».

Non sono mancate quindi le testimonianze dei lavoratori, in particolare dei più anziani dal punto di vista lavorativo.

A chiudere è stato l’assessore Luigi Arru che ha sottolineato come si sia «fatto un percorso serio. Vi invito – ha detto – ad avere senso di appartenenza al servizio sanitario regionale pubblico e al lavoro in rete».

I 43 lavoratori della dirigenza sono così distinti: 34 della dirigenza medica, 5 dirigenti biologi, 3 dirigenti psicologi, 1 dirigente fisico.

I 171 dipendenti del comparto sono così divisi:

Sanitario: 92 infermieri, 8 tecnici sanitari di radiologia medica, 5 tecnici sanitari di laboratorio biomedico, 2 igienisti dentali, 12 ostetriche, 1 assistente sociale, 1 odontotecnico, 1 ausiliario specializzato, 1 logopedista, 1 audiometrista, 2 fisioterapisti, 2 neurofisiopatologi. Sono 18 gli Operatori socio sanitari.

Amministrativo: i 17 amministrativi sono così divisi: 9 assistenti amministrativi (categoria C), 8 collaboratori amministrativi (categoria D)

Tecnico: gli 8 tecnici sono: 2 assistenti tecnici (categoria C), 3 collaboratori tecnici (categoria D), 1 geometra, 1 perito elettronico, 1 perito meccanico.

Nella categoria dirigenti, la dipendente più anziana ha 61 anni, la più giovane 35 anni.

Nel comparto sanitario, la dipendente più anziana ha 63 anni, la più giovane 28 anni.

I lavoratori assunti oggi a tempo indeterminato, hanno trascorso in media in Aou, dalla nascita dell’azienda (1° luglio 2007), 8 anni con contratti a tempo determinato.

La sigla dei contratti di stabilizzazione quindi porta a conclusione un iter che l’Azienda ospedaliero universitaria ha seguito a partire da marzo scorso, dopo aver attivato il censimento interno per il monitoraggio dei lavoratori precari in possesso dei requisiti per la stabilizzazione. Un percorso che, secondo il crono-programma adottato dall’Aou, ha poi portato all’approvazione del piano di stabilizzazione entro il mese di giugno quindi alla rimodulazione della dotazione organica a settembre. Nello stesso mese, dopo il parere favorevole espresso dal collegio sindacale sulla compatibilità dei costi, sono stati adottati il piano delle stabilizzazione e la procedura di stabilizzazione.

Per partecipare alla selezione di stabilizzazione, oltre al possesso dei requisiti generali – cittadinanza italiana o di un paese della Ue, l’idoneità fisica all’impiego, il godimento dei diritti civili e politici, l’assenza di condanne penali e l’assolvimento degli obblighi di leva per gli uomini – era necessario possedere anche requisiti specifici.

E così, oltre al possesso della laurea, della specializzazione e dell’iscrizione all’albo professionale (dove esistente) i candidati dovevano essere stati in servizio, anche per un solo giorno, nel profilo oggetto della richiesta di stabilizzazione, successivamente alla data del 28 agosto 2015 con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato presso l’Aou di Sassari. Dovevano essere stati reclutati a tempo determinato, nel profilo e disciplina oggetto della richiesta di stabilizzazione, attingendo a una graduatoria, a tempo determinato o a tempo indeterminato, riferita a una procedura selettiva di reclutamento per esami e/o titoli, graduatoria espletata anche da amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione. Infine dovevano aver maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell’Aou di Sassari, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni (dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2017), nel profilo e disciplina oggetto della richiesta di stabilizzazione.

 

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Sono oltre 5.000 gli atti prodotti da Giunta e Consiglio nel corso di 4 anni e mezzo di questa XV Legislatura, che volge al termine, e che sono stati esaminati da Confartigianato Imprese Sardegna attraverso il “Rating della Regione Sardegna”.

Con questo “rapporto” di fine mandato, realizzato da OpenPolis, società specializzata in rilevazioni e studi, sono stati “radiografati” gli atti di Giunta e Consiglio generati in 1.656 giorni di attività, dal 17 febbraio 2014 al 31 agosto 2018.

Delibere, proposte di legge, relazioni, interrogazioni, risoluzioni, mozioni, ordini del giorno e interpellanze; tutto è stato letto, analizzato, vagliato e valutato secondo 7 priorità che gli imprenditori avevano individuato già prima delle elezioni, quali burocrazia, fisco e costo del lavoro, credito e pagamenti, sviluppo territoriale e programmazione, istruzione e formazione, infrastrutture e trasporti e riforma dell’Artigianato.

«In questi anni sono stati analizzati, categorizzati e georeferenziati una mole importante di dati che Confartigianato mette a disposizione della società – commentano Antonio Matzutzi e Stefano Mameli, presidente e segretario di Confartigianato Imprese Sardegna – e, perché no, della stessa politica regionale. Sottolineiamo come la stragrande maggioranza degli atti, nella legislatura, sia stato licenziato dalla Giunta (4.114 atti) contro i 925 del Consiglio. Sul totale, 1.550 hanno inciso sulle priorità artigiane: 325 sono stati i favorevoli, 1.197 quelli neutrali e solo 28 i contrari. Attraverso questo studio  emerge come al settore artigiano non sia stato dato l’adeguato rilievo che avrebbe meritato, considerata l’importanza che questo riveste nell’economia regionale.»

Infatti, le oltre 35mila imprese artigiane, che offrono lavoro a oltre 100mila persone, rappresentano il 22% dell’economia della Sardegna.

Il dossier conferma anche il dato, registrato nel corso dell’intera legislatura, che vede un’ampia maggioranza di atti prodotti da assessori e consiglieri non intercettare le priorità e le istanze espresse dagli artigiani e raccolte da Confartigianato prima dell’avvio della legislatura. Dalla lettura dei dati rilevati emerge un incremento dell’attenzione verso i temi delle piccole imprese e del settore artigiano soltanto nella parte finale della legislatura, probabilmente troppo tardi per dare segnali di attenzione adeguati ed efficaci verso le imprese artigiane.

Al contrario, per le piccole realtà è stata l’istituzione della “Commissione speciale sulla grave situazione delle imprese dell’artigianato e del commercio”, dalle cui attività è scaturita una proposta di legge confluita nella Manovra finanziaria 2019 appena approvata, l’atto più influente della legislatura, però non valutato nel dossier che, come detto, ha “scattato la fotografia” il 31 agosto scorso. Nonostante questo, l’attività registrata intorno alla prioritaria riforma del settore artigiano risulta insufficiente.

Secondo Confartigianato Sardegna, in ogni caso, «va registrato come, spesso, atti emanati dalla Giunta o dal Consiglio, valutati positivamente, si siano poi spesso rivelati in sede di attuazione, totalmente non rispondenti alle aspettative (è il caso degli incentivi alle imprese come i cosiddetti T1 e T2). In alcuni casi, a distanza di tempo, alcuni atti non hanno nemmeno visto l’avvio del relativo iter amministrativo (è il caso degli incentivi ai birrifici artigianali). In questi casi, occorrerebbe indagare quali siano state le criticità politiche e/o tecniche che hanno ostacolato il percorso attuativo di tali atti. E’ quello che faremo con il nuovo rating nella prossima legislatura».

Un altro aspetto riguarda il grado di coinvolgimento delle Organizzazioni di Rappresentanza all’interno dei processi decisionali delle politiche regionali, e in particolare di Confartigianato Imprese Sardegna. «Coinvolgimento – sottolineano il presidente ed il segretario – che avrebbe potuto essere maggiore. Al netto di alcuni casi meritevoli di apprezzamento (vedasi la cabina di regia dell’internazionalizzazione) numerose politiche sono state elaborate senza un adeguato coinvolgimento dell’associazione, la quale avrebbe potuto esprimere la propria voce mediante proposte vicine alle istanze del settore, ma anche rivestire un ruolo di collaborazione con la Regione in fase attuativa delle stesse (uno degli esempi è il programma “Entrepreneurship and back”)».

Entrando nel dettaglio, nella prima parte del rapporto è stata fatta un’analisi quantitativa dell’attività di Giunta e Consiglio fino a ad agosto 2018.

Esattamente come nelle passate edizioni del Rapporto, l’ambiente mantiene il primo posto tra gli argomenti più trattati (946 atti). Il tema del bilancio però guadagna diverse posizioni e, in questa edizione, si pone al secondo posto con 891 atti, coerentemente con la crescita del numero di atti firmati dall’assessore al bilancio Raffaele Paci. Seguono come nello scorso rapporto: enti pubblici (679), sanità (639) e finanziamenti pubblici (442). Il tema degli enti pubblici si conferma molto trasversale quanto a diversi tipi di atti conclusi, ma non in maniera netta come nella prima parte della legislatura. Del resto una delle ragioni per cui questo tema è stato molto trattato è legata al riordino delle autonomie locali avvenuto tra il 2015 e il 2016 che ha portato alla definizione di cinque enti di area vasta: la città metropolitana di Cagliari e le province di Sud Sardegna, Nuoro, Oristano e Sassari. E proprio il capoluogo sardo si conferma primo in termini di geolocalizzazione degli atti sia per quanto riguarda le aree vaste che rispetto ai comuni.

In modo molto diverso sono state trattate, da assessori e consiglieri, le “7 priorità espresse dagli artigiani e dalle piccole imprese sarde” e rilevate da Confartigianato Sardegna. Lo “sviluppo territoriale”, è stata quella più trattata negli atti della regione (612 atti). A seguire il potenziamento delle infrastrutture, dei trasporti e della politica energetica (510) che, dopo due anni di legislatura, risultava al primo posto. I due temi sono connessi tra loro e sono in qualche modo i più generici, riguardando lo sviluppo della regione in generale con importanti ricadute sul settore dell’artigianato. Il terzo obiettivo più trattato si conferma quello che coinvolge l’istruzione e la formazione professionale (284), con cui si passa dall’investimento sul territorio a quello sul capitale umano. Al quarto posto troviamo poi il tema della burocrazia, associato comunque a un numero considerevole di atti (228), mentre i rimanenti tre si confermano decisamente meno frequenti.

La quantità però non è tutto, anzi. Nella grande maggioranza dei casi gli atti prodotti non hanno inciso né in maniera positiva, nè in maniera negativa. Seguono quelli su cui è stato dato parere favorevole, mentre sono abbastanza rari gli atti su cui l’associazione degli artigiani ha dato parere contrario. Si differenziano in parte da questo schema due priorità: la terza (credito e pagamenti), dove il numero di atti con parere contrario (12) non è così inferiore al numero di quelli con parere favorevole (17), e la settima (riforma dell’Artigianato) l’unica su cui l’associazione degli artigiani ha dato più pareri favorevoli (35) che neutrali (32).

L’agenda politica appare consolidata rispetto alla scorsa edizione con l’unica differenza che le prime due priorità invertono la loro posizione.

Secondo la “fredda analisi numerica” degli atti che hanno intercettato le priorità artigiane, emerge come nella maggioranza Raffaele Paci sia risultato l’assessore più attivo con 320 atti da primo firmatario ed il capogruppo Pietro Cocco (26 atti da primo firmatario) il consigliere più “produttivo” al contrario di Fabrizio Anedda che ha registrato solo 2 atti da primo firmatario. Tra i consiglieri di opposizione, il più efficiente è stato da Marco Tedde con 21 atti da primo firmatario, seguito da Paolo Truzzu con 14 atti e da Luigi Crisponi con 13.

Il percorso dal 2013 ad agosto 2018

Assemblee territoriali con gli artigiani: rilevazione delle necessità (fine 2013)

Confartigianato, durante una serie di assemblee svolte a fine 2013 in tutte le province, incontrò gli artigiani che individuarono un cospicuo numero di “necessità” sulle quali la politica sarebbe dovuta intervenire.

L’elaborazione delle priorità delle imprese (fine 2013)

L’associazione artigiana rielaborò le necessità degli imprenditori condensandole in 7 punti programmatici prioritari quali “Burocrazia”, “Fisco e costo del lavoro”. “Credito e pagamenti”, “Sviluppo territoriale e programmazione”, “Istruzione, formazione e lavoro”, “Infrastrutture, trasporti ed energia” e “Riforma dell’Artigianato”. Ogni punto, al suo interno, contiene gli “Obiettivi” e le “Azioni” da sviluppare ovvero delle vere e proprie “linee guida da seguire e mettere in pratica”.

L’atto di impegno dei candidati a Consigliere regionale (febbraio 2014)

Durante l’ultima campagna elettorale, Confartigianato chiese a tutti i candidati di sottoscrivere una “dichiarazione di impegno” dove venivano elencate tutte “le priorità dell’artigianato e delle PMI in Sardegna per la legislatura segionale”. Tra gli attuali componenti, sottoscrissero il documento il presidente Francesco Pigliaru ed i consiglieri Piero Comandini, Eugenio Lai, Giuseppe Fasolino, Marco Tedde e Truzzu.

Rilevazione, analisi e valutazione dell’attività di Giunta e Consiglio (febbraio 2014 ad agosto 2018).

Dopo 4 anni e mezzo dall’inizio della legislatura, è stato dato uno “stop” agli atti da analizzare. In questi anni, ogni singolo atto degli assessori e dei consiglieri, è stato analizzato e valutato secondo le “7 priorità” ovvero secondo le necessità delle imprese.

Elaborazione dossier (febbraio 2014 – agosto 2018)

Da febbraio 2014 è stato eseguito il lavoro di classificazione e valutazione degli atti di Giunta e Consiglio sulla base delle priorità espresse degli artigiani e dalle piccole imprese sarde.

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Domenica 23 dicembre, a Carbonia, va in scena la decima edizione dell’Hd Day (Harley Davidson) for Christmas, una manifestazione di beneficenza rivolta ai bambini bisognosi. 

Circa 200 bikers vestiti da “Babbo Natale” e provenienti da ogni parte della Sardegna si raduneranno alle ore 8.30 in via Manno.

Alle ore 10.30, i piloti, a bordo delle loro moto, partiranno per la consegna dei doni destinati ai bambini indigenti delle città di Carbonia, Gonnesa e Iglesias.

L’iniziativa è organizzata dall’associazione sportiva Group Vanguard con il patrocinio ed il contributo economico del comune di Carbonia, la partecipazione di alcune aziende della città e la collaborazione della Caritas. L’iniziativa rientra nell’ambito dell’evento “Natale Insieme”, organizzato dal 15 al 24 dicembre 2018.

Saranno coinvolti centinaia di bambini seguiti quotidianamente dalla Caritas, ospiti delle strutture di accoglienza, e i giovanissimi pazienti presenti nei reparti pediatrici della struttura ospedaliera del Cto di Iglesias.

Verrà dato il benvenuto, infine, ai neonati presenti nel reparto maternità.

I regali saranno devoluti ai bambini fino all’età di 11 anni.

«Si tratta di un evento importante in cui lo spettacolo dell’esibizione motoristica si sposa con lo scopo della beneficenza. Siamo contenti di poter regalare, con questa iniziativa, non soltanto un dono, ma anche un sorriso a tanti bambini bisognosi», ha affermato il sindaco Paola Massidda.

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L’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru, evidenzia il risultato raggiunto con le stabilizzazioni di 214 lavoratori precari presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassar, in un post pubblicato suo suo profilo Facebook.

«E’ un risultato storico, correggiamo un’ingiustizia storica – scrive Luigi Arru -. Dopo un lungo percorso di corretta amministrazione, il Direttore Generale Dr. Antonio D’Urso, Nicola Orrù, e Lorenzo Pescini, portano a termine procedura di stabilizzazione di 214 lavoratori (42 dirigenti, 146 dipendenti del comparto, 17 amministrativi 8 tecnici, ossia 8.44% lavoratori. Diamo a lavoratori certezze dopo anni di precariato, instabilità. Un ulteriore passo avanti – conclude l’assessore regionale della Sanità – per riformare la sanità pubblica.»