20 April, 2026

Questo non è un racconto di Natale. E’ un racconto sul mondo squilibrato in cui viviamo.
Si immagini una mamma, che ha dieci figli, sostenuta economicamente per il loro mantenimento dal marito che lavora lontano e che le invia mensilmente lo stipendio. Immaginiamo che questa madre decida di nutrire quotidianamente due figli e di nutrire solo una volta la settimana gli altri 8 figli. Passano gli anni e un bel giorno il marito, ritornando a casa, scopre che due figli sono belli, alti, robusti, mentre gli altri otto sono gracili, tristi, poco sviluppati e anche meno intelligenti. Chiede spiegazioni sullo stato dei figli e la moglie risponde che per motivi di bilancio aveva dovuto scegliere chi alimentare bene e chi trascurare. Il marito si scandalizza e ordina alla moglie di nutrire tutti i figli in ugual misura. Poi riparte.
La moglie obbedirà?
Qualcosa di simile è avvenuto il 17 dicembre 2024.
Si tratta di una decisione della Corte Costituzionale che dovrebbe riguardare anche i nostri ospedali.
In quel giorno (17 dicembre 2024) è avvenuta una curiosa coincidenza: mentre un “Forum” per la Sanità del Sulcis Iglesiente inviava una lettera alla Regione Sardegna lamentando che la nostra Sanità territoriale è in gravi difficoltà a causa della impossibilità di assumere personale sanitario e di fare acquisti, nelle stesse ore i Giudici della Corte Costituzionale emettevano una sentenza dal tenore simile. Con quella sentenza la Corte, a nome del Governo, ha creato le premesse per obbligare la Regione Puglia a restituire alle ASL (Aziende Sanitarie Locali), il potere di assumere il personale sanitario necessario. Potere che la Regione aveva, invece, conferito ad un suo ente strumentale chiamato ARES. Tale Ente ha
il potere di assumere personale e acquistare strumenti sanitari destinati agli ospedali secondo la sua discrezionalità. Ne consegue il pericolo che alcuni ospedali vengano arbitrariamente “ben nutriti” mentre altri, rimangano “a digiuno” e deperiscano. Pare che il fatto sia frequente.
Secondo la Corte, la Regione Puglia che ha attribuito ad ARES (Azienda Regionale Sanità) quelle competenze togliendole alle ASL ha torto perché è «entrata in contrasto col principio fondamentale espresso dal decreto legislativo, n° 502 del 1992 , violando l’articolo 117, terzo comma della Costituzione». Quella legge del 1992, infatti, attribuisce specificamente alle ASL territoriali la funzione di amministrare i fondi per le assunzioni e gli acquisti. Quindi, nel nostro caso, tale funzione dovrebbe appartenere alle nostre ASL provinciali (che invece ne sono private) e non ad ARES.
Tale sentenza avrà effetti su tutto il territorio nazionale, pertanto, anche in Sardegna. Ebbene, l’autorevole sentenza dei Giudici fa il paio con la lettera che il Forum per la salute del Sulcis Iglesiente ha sottoscritto lo stesso giorno 17 dicembre 2024 e il cui testo è in attesa di pubblicazione.
Qui entriamo nel mondo del mistero, quasi da romanzo di fantascienza. Dato che la sentenza n° 202/2024 della Corte costituzionale certifica che il Governo si oppone alla sottrazione di potere delle ASL per gli stessi identici motivi che vengono contestati sia dal Forum del Sulcis Iglesiente, sia dai sindaci del territorio, come è possibile che per diversi anni le ASL siano state espropriate del potere di fare acquisti e di assumere il personale sanitario necessario? Perché si è lasciato che a causa di quella sottrazione la Sanità provinciale crollasse? Gli ospedali DEA di I livello non funzionassero? I medici di base entrassero in crisi? I malati di tutta la regione fossero costretti ad affluire in massa agli ospedali di Cagliari e Sassari, mandandoli in scompenso funzionale? Vi è stato un qualche meccanismo decisionale che ha condotto all’atrofia fisica del sistema sanitario regionale-provinciale, lasciando sviluppare
solamente il sistema sanitario di Cagliari e Sassari. Il risultato è simile a quello ottenuto nell’improbabile storia raccontata all’inizio: sono state generate due categorie di ospedali, quelli dominanti e quelli inferiorizzati.

Vengono alla mente quei racconti di fantascienza del secolo scorso prodotti da autori come Aldous Huxley (Mondo Nuovo) o George Orwell ( 1984). In quei classici della fantascienza si fabbricavano ad arte diverse caste umane: quelle dominanti e quelle sottomesse. Lo si faceva alimentando meglio gli embrioni umani destinati a dominare e affamando gli embrioni destinati a restare deboli, fisicamente e mentalmente, per essere schiavizzati. In quei mondi fantastici era possibile mantenere il potere sul popolo attraverso la gestione viziata dell’informazione (George Orwell). E’ una fantasia che in realtà fu storia reale nel tempo in cui il mondo era diviso in caste. In India le caste furono dichiarate illegali solo con la Costituzione del 1947. Fino ad allora le persone erano predestinate fin dalla nascita a essere dominanti o serve. Eppure, nonostante le caste siano state abolite, tutt’oggi i Dalit (Paria = Casta) sono predestinati per tradizione ad essere allevati allo scopo di raccogliere dalle strade lo sterco con le mani e non hanno altro destino. Fino a ieri esistevano ancora le caste dei Brahmane o sacerdoti, dai Ksetriya o guerrieri, dai Veysia o commercianti, e dai Paria o intoccabili. Con l’avvento della democrazia, e il riconoscimento della “uguaglianza” come diritto fondamentale dei cittadini, le caste sono finite per legge. L’evidenza su quanto sia recente l’evoluzione della civiltà, con la scoperta del pari diritto per tutti i cittadini, ci fa comprendere quanto sia possibile fare passi indietro se non si sta attenti.
Esistono anche altre forme per stratificare la società. Un altro modo per esempio è il tentativo di dare servizi sociali differenziati, siano essi l’istruzione, i trasporti pubblici, o la Sanità. Ne può derivare una sanità pubblica eccellente, oppure di media portata, oppure così-così, oppure annullata.
Oggi questa sentenza, nata dall’impugnazione del Governo contro una delibera della regione Puglia che accentrava le decisioni su assunzioni e acquisti in un ente strumentale, rimuovendone la competenza dalle Aziende Sanitarie locali (ASL), farà storia.
Adesso aspettiamo l’adeguamento della Regione Sardegna alle prescrizioni dei Giudici dell’Alta Corte.

Mario Marroccu

Il contesto storico e politico
L’Italia del 1922 era un paese segnato da profonde tensioni sociali e politiche. La prima guerra mondiale aveva lasciato il suo segno, con una crisi economica e sociale che alimentava il malcontento delle classi lavoratrici. In questo clima di fermento, si innestò l’ascesa del fascismo, che si impose con una violenza brutale, schiacciando ogni forma di dissenso e distruggendo le basi democratiche costruite nei decenni precedenti. In questo contesto si inserisce l’episodio tragico dell’eccidio dei fratelli Fois, avvenuto a Portoscuso il 29 dicembre 1922.
Nel 1922 il fascismo, guidato da Benito Mussolini, aveva ormai consolidato il proprio potere attraverso la violenza delle squadre d’azione. La marcia su Roma del 28 ottobre di quell’anno aveva sancito la fine dello Stato liberale e l’inizio del regime fascista. Portoscuso, un piccolo centro del bacino minerario del Sulcis, non era immune dalle tensioni che scuotevano il Paese. La cittadina era caratterizzata da una forte presenza operaia, con una tradizione di lotte sindacali e socialiste che la rendevano un obiettivo delle squadracce fasciste.
I fratelli Luigi e Salvatore Fois, nati in una famiglia di estrazione modesta, rappresentavano perfettamente lo spirito di resistenza di molti lavoratori sardi. Impegnati attivamente nelle organizzazioni socialiste, i due fratelli erano figure di riferimento per la comunità locale, simboli di coraggio e determinazione contro l’arroganza del regime nascente. La loro opposizione al fascismo li rese un bersaglio privilegiato delle violenze fasciste.
I fatti del 29 dicembre 1922
La tragica giornata del 29 dicembre 1922 iniziò con un’incursione di una squadra fascista a Portoscuso. Capeggiata da Dante Sagheddu, segretario del fascio di Iglesias, essa giunse armata nel piccolo borgo per colpire chiunque rappresentasse una minaccia al dominio fascista nella zona del bacino minerario. Luigi Fois – capo della Federazione socialista dei battellieri addetti al trasporto del minerale dalle miniere dell’Iglesiente al porto di imbarco di Carloforte – venne individuato come il principale obiettivo.
La mattina di quel giorno, un gruppo di fascisti, tra cui De Filippi, Scameroni e Zuddas, si recò da Portoscuso a Portovesme con l’intento di persuadere Luigi Fois a seguirli fino a Portoscuso per un incontro con il leader locale, Dante Sagheddu. Giunti sul posto, i fascisti si avvicinarono al piroscafo dove sapevano si trovasse Luigi Fois e chiesero di lui ai battellieri ivi presenti. Venne a loro comunicato che Luigi era appena tornato indietro. Così, i fascisti si spostarono verso la banchina, dove trovarono il Fois, ignaro di quanto stava per accadere. La situazione, che sembrava
potesse condurre a una semplice conversazione, si trasformò in un conflitto esplosivo. I testimoni presenti sul posto riferirono che, non appena Scameroni invitò Luigi a recarsi con loro, quest’ultimo rifiutò l’invito. Al che Scameroni e i suoi compagni tentarono di trascinarlo via con la forza. In un gesto impulsivo, Salvatore Fois, vedendo il fratello maltrattato, intervenne e colpì Scameroni con una roncola. L’atto di difesa, carico di emotività, accese il caos: De Filippi, Zuddas e Scameroni risposero aprendo il fuoco e sparando alcuni colpi di pistola contro i due fratelli, che caddero a terra, privi di vita, in un batter d’occhio.
La notizia dell’eccidio si diffuse rapidamente, suscitando indignazione e dolore non solo a Portoscuso, ma anche nelle comunità circostanti. Tuttavia, in un’Italia ormai soggiogata dalla dittatura fascista, non ci fu giustizia per i fratelli Fois. I responsabili della loro morte – De Filippi, Scameroni e Zuddas – furono processati e condannati dalla magistratura, presso la Corte d’assise di Cagliari nell’agosto 1924, ma non scontarono le pene loro inflitte perché furono graziati e rimessi in libertà dal regime fascista, dopo avere scontato solo tre anni e dieci mesi di carcere.
Il significato della loro morte
La tragica fine di Luigi e Salvatore Fois però non fu vana. I due fratelli morirono per difendere i valori fondamentali di libertà, giustizia e democrazia, rifiutando di piegarsi a un regime che cercava di annientare ogni forma di opposizione. La loro storia è un monito per le generazioni future, un ricordo di quanto sia importante difendere i diritti e le libertà fondamentali, anche a costo della propria vita.
Oggi, a distanza di oltre un secolo, l’eccidio dei fratelli Fois continua a rappresentare una pagina dolorosa ma significativa della storia italiana. Ricordare il loro sacrificio significa rendere omaggio a tutti coloro che, come loro, hanno lottato per un’Italia libera e democratica. La memoria di Luigi e Salvatore Fois deve restare viva, affinché il loro esempio possa guidare le future generazioni nella difesa dei valori che essi hanno rappresentato.
In un’epoca in cui le minacce alla democrazia e alle libertà emergono sotto nuove forme, la storia dei fratelli Fois è un richiamo potente a non abbassare mai la guardia, a combattere per ciò che è giusto.
Alberto Vacca

Ai concerti organizzati grazie al bando regionale “Cartellone degli eventi di capodanno 2024” (il 23 con Giorgio Vanni, il 29 con Dj Jad e Wlady from Articolo 31 e il 30 con i storici Tazenda), grazie alla collaborazione tra l’Amministrazione comunale e alcuni commercianti di Sant’Antioco, si aggiunge una serata extra in programma sabato 28 dicembre, ancora una volta in piazza Ferralasco. E scorrendo i nomi degli artisti, si arriva immediatamente a una solida certezza: sarà musica di alto livello. Sul palco fronte lungomare salirà infatti la formazione dei “Ramblers street music” con Matteo Gallus, Matteo Leone, Antonio Firinu, Francesco Atzori e Riccardo Sanna; seguirà il dj set con Nando Campesi.

«La collaborazione produce i suoi frutticommenta l’assessora del Turismo e delle Attività produttive Roberta Serrenti -, garantendo un evento che arricchirà ulteriormente il nostro programma. I commercianti, che ben conoscono le esigenze e le preferenze della nostra comunità, hanno pensato alla musica, creando un’atmosfera vivace e coinvolgente, mentre l’amministrazione, in collaborazione con la ditta aggiudicataria, ha curato la logistica, il palco e i servizi tecnici necessari. Questo scambio di risorse, idee e competenze è la dimostrazione tangibile di quanto possa essere potente la sinergia tra pubblico e privato, in grado di arricchire il nostro territorio e offrire esperienze straordinarie. Dopo la riprogrammazione in aula consiliare dell’evento di Vanni, sperando in un tempo più clemente, ci prepariamo ad accogliere con entusiasmo gli altri appuntamenti in programma per queste festività. La bellezza della nostra comunità emerge proprio in momenti come questo, in cui le sfide vengono affrontate con determinazione e spirito di collaborazione.»

Ma con i grandi concerti si inizia domani, mercoledì 25 dicembre: la Chiesa di Santa Maria Goretti, a partire dalle 19.00, accoglierà la musica evangelica dei “Cedric Shannon Rives and the Unlimited Praise Gospel Singers”, per l’immancabile spettacolo gospel che ormai da anni fa tappa anche a Sant’Antioco, nel segno della tradizione.

A Sant’Antioco sono in programma, dunque, meravigliosi eventi che vivacizzeranno le piazze, regalando a tutti momenti di allegria e svago, vivendo la magia del Natale anche con la musica, gli spettacoli e l’atmosfera festiva che invita a rallentare, riflettere e, soprattutto, a godere insieme della bellezza delle tradizioni.

«La fermata anticipata della linea zinco nello stabilimento Portovesme, comunicata senza preavviso e in assenza di confronto con le istituzioni, rappresenta un fatto gravissimo. Questa decisione, annunciata senza attendere l’incontro con i tecnici del ministero programmato nello stabilimento, evidenzia una totale mancanza di rispetto nei confronti del Governo, della Regione Sardegna e, soprattutto, dei lavoratori e delle loro famiglie. La Portovesme Srl è da tempo al centro di una crisi che non riguarda solo un’azienda, ma l’intero futuro economico e sociale del territorio. La Presidente Todde si è già confrontata con il Ministro Urso e, come Movimento 5 Stelle, chiediamo al Governo di reagire con urgenza e fermezza al fine di mettere in campo soluzioni concrete per tutelare l’occupazione e garantire il futuro del polo industriale. Non possiamo permettere che la Portovesme diventi l’ennesimo esempio di abbandono industriale. La Sardegna merita rispetto, impegno e visione. Il Movimento 5 Stelle è pronto a fare la propria parte per garantire che Portovesme torni a essere un simbolo di sviluppo e opportunità, e non di crisi e abbandono.»

Lo ha scritto, in una nota, la senatrice del Movimento 5 Stelle in commissione industria, attività produttive, Sabrina Licheri.

Si è svolta venerdì 20 dicembre, presso la caserma Salvatore Pisano di Teulada, sede del 3º reggimento bersaglieri, l’82ª commemorazione della Battaglia di Natale, rievocazione dell’episodio bellico avvenuto tra il 25 e il 28 dicembre del 1941, nei pressi di Petropavlivka, sul fronte russo.

Durante l’evento si è voluto celebrare il valore di quei soldati che resistettero a un soverchiante attacco: nonostante fossero inizialmente decimati, riuscirono a mantenere le posizioni e, successivamente, a respingere il nemico con un contrattacco.

Hanno partecipato alla commemorazione numerose autorità civili e militari, membri dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, gli alunni delle scuole medie di Domusnovas, Teulada e Sant’Anna Arresi e i familiari del personale militare effettivo al reggimento.

La cerimonia è stata aperta con la Santa Messa celebrata dal cardinale Arrigo Miglio, dal cappellano militare, don Antonio Atzeni e dal parroco di Sant’Anna Arresi, don Pietro Piras. Subito dopo la liturgia, il “saggio ginnico”, emblema dell’agilità della preparazione fisica dei bersaglieri, ed un atto tattico dimostrativo hanno catturato l’attenzione dei partecipanti.

Sono state inoltre allestite un’esposizione di cimeli storici ed una mostra statica di mezzi e materiali, che ha permesso ai visitatori di conoscere gli equipaggiamenti e le tecnologie attualmente in uso all’Esercito Italiano.

«È fondamentale mantenere viva la memoria dei caduti e dei loro sacrificiha dichiarato il colonnello Alessandro Latino, comandante del 3º reggimento bersaglieri, nel corso della sua allocuzione -. Questo evento non è solo una commemorazione, ma un momento di unità e riflessione su ciò che rappresentano i nostri valori e il senso di appartenenza a questa grande famiglia, confermando il nostro impegno volto a onorare la memoria di chi ha combattuto per la libertà e la pace.»

Al termine della commemorazione, la madrina del reggimento, Anna Caretto (nipote della M.O.V.M. col.onnello Aminto Caretto, comandante dell’unità durante il Secondo conflitto mondiale), ha scoperto tre lastre in marmo, contenenti le motivazioni delle tre Medaglie d’Oro al Valor Militare di cui la bandiera di guerra del 3° reggimento è insignita.

 

Anche quest’anno, a Portoscuso, l’associazione “Sa Fabbrica” ha allestito alcuni presepi nella Tonnara Su Pranu. Ai quattro presepi dello scorso anno, per questa undicesima edizione consecutiva, è stato aggiunto un quinto presepe nella chiesa di Santa Maria d’Itria.

Sono stati confermati i presepi ispirati alla tradizione napoletana, e a quella del Sulcis Iglesiente, il presepe povero allestito nella chiesetta di Sant’Antonio, e il presepe all’aperto, con le opere in legno dello scultore Gianni Salidu, messe a disposizione da Pinella Bullegas. Vediamo l’intervista con Demetrio Sanna, presidente dell’associazione culturale “Sa Fabbrica”.

«Nella ASL 7 del Sulcis Iglesiente il diritto alle cure è un privilegio per ricchi. Prenotare una visita ambulatoriale specialistica alla ASL è diventato ormai impossibile. 390 giorni per un RX dell’addome inferiore, 393 giorni per una visita oculistica e addirittura 463 giorni per una Esofagogastroduodenoscopia. Questi i tempi medi di attesa per coloro che volessero prenotare una visita attraverso il portale CUP WEB nella ASL sulcitana.»

La nuova denuncia sulle carenze del sistema sanitario pubblico nel Sulcis Iglesiente arriva da Gianluigi Rubiu, consigliere regionale di Fratelli d’Italia.

«Una delibera della Giunta regionale, la D.G.R.N. 59/5 DEL 4.12.2018 stabilisce i tempi massimi di erogazione dei servizi, ma nel Sulcis la quasi totalità delle prestazioni ha tempi di attesa medi ben superioriaggiunge Gianluigi Rubiu -. In alcuni casi è necessario arrivare fino al 2026 per trovare un posto libero per il proprio esame. La stessa deliberazione prevede inoltre che “nel caso in cui si verifichi un superamento dei limiti regionali stabiliti come tempi massimi, per l’erogazione di prestazioni in attività istituzionale, la libera professione intramuraria riferita a quelle stesse prestazioni dovrà essere temporaneamente ridotta, o al limite, sospesa fino al ripristino delle condizioni conformi ai tempi deliberati”.»

«Tutto bello sulla carta, ma la realtà è ben diversa e per le migliaia di sardi che ogni anno necessitano di visite specialistiche non resta altra strada che quella di rivolgersi alle strutture private, con un aggravio di costi notevole e con la conseguenza che il diritto alle cure diventa inaccessibile per tutti quei sardi che non possono permettersi di pagare cifre folli per effettuare le prestazioni che dovrebbe garantire loro il servizio pubblico – conclude Gianluigi Rubiu -. Ho presentato un’interrogazione per chiedere il rispetto dei tempi massimi di erogazione dei servizi. L’assessore Armando Bartolazzi brancola nel buio, nessuna delle riforme promesse ha trovato attuazione e la sanità in Sardegna e, soprattutto nel Sulcis, è ormai al tracollo.»

Il Carbonia è tornato alla vittoria dopo due mesi e mezzo, 2 a 0 sul campo della Ferrini, e rivede la salvezza diretta. Scesa in campo in formazione largamente rimaneggiata, per via delle assenze degli squalificati Nicolas Garcia e Mateo Broglia e del partente Christian Mancini che ha chiesto e ottenuto la risoluzione del contratto per motivi familiari che lo hanno portato a riavvicinarsi alla famiglia, a Napoli, con ben sei fuoriquota nell’undici iniziale, la squadra di Diego Mancini ha disputato una bella partita e meritato la vittoria.
Come già accaduto a Calangianus, il Carbonia ieri ha impiegato una manciata di minuti a sbloccare il risultato (spesso, purtroppo, quest’anno era accaduto esattamente il contrario, con la squadra sotto di un goal alla prima conclusione degli avversari): pallone filtrante in profondità di Lorenzo Isaia per Federico Moreno, incursione in velocità del calciatore argentino che ha messo alle spalle di Aniello De Luca con un sinistro angolato.
 
La Ferrini è apparsa in difficoltà e al 13′ su un’indecisione del suo portiere ha rischiato di subire il secondo goal, quando Tomas Pavone ha cercato di beffarlo con un tiro da posizione molto defilata che si è spento sull’esterno della rete.
Il forte vento di maestrale ha creato non pochi problemi alla manovra delle due squadre, in particolare alla Ferrini che non ha mai impensierito concretamente la porta difesa del giovanissimo portiere del Carbonia Davide Doneddu, confermato tra i pali dopo le buone prove recenti.
In avvio di ripresa subito il Carbonia vicinissimo al raddoppio con Tomas Pavone che ha colpito l’incrocio dei pali a portiere battuto. La Ferrini ha battuto un colpo poco dopo, rendendosi pericolosa con un’incursione di Pedro Joao Mate Alexander, ma Davide Doneddu ha risposto presente.
Il Carbonia ha limitato i pericoli nella sua area e in contropiede ha cercato il secondo goal con Tomas Pavone, fermato in calcio d’angolo al 65′ e trovandolo al 70′ con Nicolas Ricci. Lanciato in profondità, l’attaccante argentino è sfuggito alla guardia dell’ex Gioele Zedda e ha battuto con un destro preciso un incerto Aniello De Luca: 0 a 2.
  
I due tecnici hanno fatto numerosi cambi, il Carbonia ha terminato la partita con ben sette “fuoriquota” mentre nella Ferrini sono entrati altri due ex, il capitano dello scorso anno Gabriele Dore (in campo c’erano anche Mirco Carboni, Federico Boi, colonna del Carbonia della stagione d’oro 2019/2020), e Leonardo Lecca, mentre un sesto ex, Fabio Fredrich, era assente per un grave infortunio ad un malleolo.
Nel finale la Ferrini ha cercato il goal con Roberto Piroddi, con una gran botta dal limite dell’area, messa in angolo da Davide Doneddu con un gran tuffo sulla sua sinistra.
Al triplice fischio finale della signora Rosanna Barabino i calciatori del Carbonia hanno festeggiato il ritorno alla vittoria, mentre in casa Ferrini c’era grande delusione per la prestazione decisamente poco brillante. Poi, tutti insieme al terzo tempo, organizzato come sempre alla grande dalla società cagliaritana.

Il comune di Carbonia s’è aggiudicato un finanziamento regionale del valore di 300.000 euro da destinare all’infrastrutturazione del Piano di zona per gli insediamenti produttivi (PIP).
«Un risultato importante che consentirà di procedere alla riqualificazione stradale dell’area PIP, intervenendo in modo efficace al fine di rendere più fruibile, scorrevole e sicura una zona nevralgica per le tante attività produttive che insistono nella zona. Siamo soddisfatti di aver ottenuto questo ennesimo finanziamento, che conferma la capacità del Comune di attrarre investimenti e di reperire risorse extra bilancio comunale, partecipando con costanza a bandi di livello europeo, nazionale e, come in questo caso, regionale», hanno dichiarato congiuntamente il Sindaco Pietro Morittu, l’assessore dei Lavori pubblici Manolo Mureddu e l’assessore delle Attività produttive Michele Stivaletta.
Ai 300.000 euro in arrivo dalla Regione si aggiungono 100.000 euro di cofinanziamento comunale.

Si è tenuto lunedì 2 dicembre nei locali dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, alla presenza dell’Ambasciatore Gianluigi Benedetti, l’evento “Sardegna isola di Giganti”. Organizzato dal GAL Sulcis Iglesiente aveva l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze enogastronomiche del territorio. 

All’appuntamento hanno partecipato numerosi operatori economici, buyers, importatori, rappresentanti istituzionali e dei media giapponesi che hanno accolto con entusiasmo e interesse i prodotti enogastronomici del Sulcis Iglesiente.

«Uno speciale menù spiega Andrea Pisanu, consigliere di amministrazione del GALè stato studiato per l’occasione dagli chef dell’Accademia Enogastronomica Casa Puddu per esaltare i profumi e i sapori della nostra isola.»

Protagonisti della serata sono stati il Carignano del Sulcis Doc della Cantina Santadi (Santadi), la bottarga di tonno di Carloforte Tonnare (Carloforte), l’amaro di carciofo ed erbe e il mirto rosso di Esse Liquori e Sapori (Masainas), il sale aromatizzato e i sottoli di Bon’Ora (Sant’Antioco), lo zafferano di Aroma di Mare (Sant’Anna Arresi) e i torroncini di Eural Sulcis (San Giovanni Suergiu).

L’evento è stato organizzato dal GAL Sulcis Iglesiente, in collaborazione con ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), la Regione Autonoma della Sardegna, l’Ambasciata d’Italia a Tokyo e la Fondazione Mont’e Prama. È stato finanziato con i fondi regionali e del PSR 2014/2022 assegnati al GAL dall’assessorato dell’Agricoltura.

Insieme alle sei aziende del Sulcis Iglesiente – che hanno partecipato alla manifestazione di interesse del GAL mettendo generosamente a disposizione i loro prodotti – hanno preso parte all’evento anche Sardo Sole e Gusti Pregiati, due produttori del Sinis ospiti della Fondazione Mont’e Prama.

«Si trattaconclude Nicoletta Piras, direttrice del GALdel primo di una serie di eventi di internazionalizzazione e promozione del territorio che culmineranno con la partecipazione al Padiglione Italia dell’Expo 2025, la prossima esposizione universale organizzata dal Bureau international des Expositions, che si terrà a Osaka, sull’isola artificiale giapponese di Yumeshima.»

Nella foto di copertina, Andrea Pisanu