22 August, 2026

Uno dei più originali interpreti della canzone italiana, Peppe Servillo, e cinque protagonisti della scena jazzistica nazionale: Javier Girotto (sax), Fabrizio Bosso (tromba), Rita Marcotulli (pianoforte), Furio Di Castri (contrabbasso) e Mattia Barbieri (batteria). Un cast di assoluto prestigio per un omaggio a un’autentica icona della canzone d’autore, Lucio Battisti, in un progetto che già nel titolo ne evoca l’universo poetico: “Pensieri e parole”. Giovedì (20 agosto) approda a Sant’Antioco, la cittadina sulla costa del Sulcis, in un concerto organizzato dalla cooperativa Forma e Poesia nel Jazz nell’ambito dell’Arena Fenicia Festival: riflettori e microfoni accessi alle 21:30 sul palco dell’Arena Fenicia; biglietti in prevendita nel circuito Box Office; prezzi dai 23 ai 37 euro compresi i diritti di prevendita; posti numerati.

Il titolo richiama una delle canzoni più celebri di Lucio Battisti, ma il progetto guarda all’intero percorso del cantautore, dalle collaborazioni con Mogol fino a quelle con Pasquale Panella, attraversando venti brani scelti per restituire la varietà e la ricchezza di una produzione che ha segnato profondamente la storia della musica italiana. «Abbiamo deciso con “Pensieri e parole” di reinterpretare l’autore più intimo, lirico e personale della canzone italiana, Lucio Battistidichiara Peppe Servillo -. Popolare e sofisticato, italiano e solitario, costruttore e inventore di una canzone che resta intimamente patrimonio di tutti, incrociando sensibilità e pensieri musicali diversi. Cantare nuovamente le sue canzoni, da Mogol a Panella, è la possibilità per noi di rileggere una nostra storia minore e quotidiana che tanto ci suggerisce e commuove.»

Affrontare il repertorio di Lucio Battisti rappresenta sempre una sfida tutt’altro che semplice, proprio per la sua natura così particolare. Le sue canzoni si distinguono per l’originalità delle composizioni e per la varietà dei linguaggi musicali e dei testi, attraversati da una vena creativa inesauribile; un patrimonio difficile da rileggere senza limitarsi a riproporlo nella forma di semplici “cover”. È proprio da questa difficoltà che ha preso forma il percorso di “Pensieri e parole”: gli arrangiamenti di Javier Girotto e la presenza scenica e teatrale di Peppe Servillo costruiscono una rilettura nuova, capace di attraversare in modo suggestivo e non convenzionale venti grandi canzoni di Battisti.

Il risultato è un itinerario musicale che intreccia sapori latini, ritmi avvolgenti, memoria, emozione e grande intensità espressiva. Da “Il mio canto libero” a “Penso a te”, Peppe Servillo, Javier Girotto, Fabrizio Bosso, Rita Marcotulli, Furio Di Castri e Mattia Barbieri mettono il proprio talento al servizio delle composizioni di Battisti, lasciando che sensibilità e linguaggi differenti entrino in dialogo. La canzone d’autore incontra così il jazz, l’improvvisazione e la libertà interpretativa, in un territorio musicale senza confini rigidi, dove a guidare il viaggio sono la forza delle melodie, la ricchezza degli arrangiamenti e la magia dei suoni.

 

Nasce la nuova Atletico Masainas per la Promozione, riconquistata meritatamente dopo l’amara retrocessione della Primavera 2025. Confermato Fabio Tinti in panchina, sono numerosi i volti nuovi, inseriti nella struttura base che ha conquistato la promozione, per puntare al mantenimento della categoria. L’organico non è ancora completo, sono previsti altri inserimenti nelle prossime settimane, prima dell’inizio del campionato.

Le novità sono presenti in tutti i reparti. Confermatissimo il portierone Daniele Bove (40 anni il prossimo mese di settembre), il suo vice sarà Marco Carrus, come Daniele Bove ex Carbonia. La linea difensiva, intorno alle certezze Paolo Uccheddu e Lautaro Carsetti, può contare su Yuri Marica (2007) e sull’esperto Michel Milia, classe 1991. Tra i volti nuovi l’attaccante rumeno classe 2001 Alex Pribeagu, 22 goal realizzati nell’ultimo campionato di Prima Categoria con la maglia dell’Isili; Lorenzo Basciu, classe 2004, cresciuto nel Carbonia, 12 goal in Eccellenza tre anni fa, tornato in biancoblù a metà stagione; Nicol Abdoulie, ex Lanusei e Buddusò; Thomas Serra (2008), reduce da una buona stagione con la maglia del Carbonia; Alessandro Ciccu, centrocampista di lunga esperienza. Fabio Tinti potrà contare, inoltre, sul centrocampista Fabio Biccheddu, gli attaccanti Kevin e Dylan Congiu e i giovani fuoriquota Federico Mura (2006), Riccardo Zonchello (2008) trequartista/ala ex Carbonia, Andrea Montalto (2009) ex Ferrini, Luca Pisano (2008) ex Teulada e Alberto Ollargiu (2008), ex Carbonia.

La squadra ha iniziato la preparazione lunedì 10 agosto. Il debutto stagionale è previsto nei sedicesimi di finale della Coppa Italia, con l’Antiochense, altra nepromossa, vincitrice dei playoff e ripescata da prima nell’apposita graduatoria, dopo la rinuncia del Carbonia all’iscrizione in Eccellenza regionale e il conseguente ripescaggio della Ferrini che ha lasciato libero un posto in Promozione. Derby di andata domenica 30 agosto a Sant’Antioco, ritorno dom enica 6 settembre a Masainas. L’esordio in camiponato domenica 13 settembre.

Giampaolo Cirronis

Nella foto di copertina l’Atletico Masainas cha ha conquistato la promozione

«L’Amministrazione comunale e l’intera comunità di Masainas esprimono il proprio profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Simone Convertini, giovane militare pugliese deceduto ieri mattina in un incidente stradale con la sua moto in via Roma, al centro del paese.»
Lo ha scritto il sindaco di Masainas, Gian Luca Pittoni, in un post pubblicato su Facebook.
«La violenza dell’impatto e l’interruzione improvvisa di una vita così giovane lasciano sgomenti e profondamente addolorati. La perdita di un ragazzo di appena 26 anni colpisce nel profondo la nostra comunità. Il dolore dei familiari è anche il nostro: Masainas si unisce in un abbraccio silenzioso e rispettoso, rivolto ai genitori, ai suoi cari e alla fidanzata Sephora attualmente ricoverata al Brotzu. Alla famiglia giunga la più sentita vicinanza dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità.»

Il primo sguardo va al Medio Oriente. Poi arriveranno le domande sul senso della vita, il giallo sardo, le musiche nate per il cinema, Grazia Deledda percorsa a piedi per le strade, i thriller storici, le vite che cambiano direzione, l’ironia e i gatti.

Dal 20 agosto al 29 settembre torna a Sant’Antioco Aperitivo con l’Autore e per più di un mese i libri escono dalle pagine per entrare nella città.

Nove appuntamenti, con una formula che ogni volta cambia. Si ascolta, si discute, si cammina e si suona. Un’autrice arriva dalla cronaca internazionale, un teologo prende cinque domande enormi e le mette davanti al pubblico, uno scrittore racconta mentre un musicista costruisce intorno alle parole il proprio suono. Poi il teatro, il romanzo storico, il noir, il cozy crime.

La rassegna comincia giovedì 20 agosto alle 20 in piazza De Gasperi con Cecilia Sala, che presenterà I figli dell’odio, edito da Mondadori, in dialogo con la giornalista Claudia Sarritzu.

Sala porta a Sant’Antioco un libro nato dentro uno dei punti più difficili del nostro presente. Israele, Palestina, Iran. Al centro le nuove generazioni, cresciute dentro guerre, radicalizzazioni e conflitti che hanno ricevuto in eredità. Il racconto passa dalle vite prima ancora che dalle mappe geopolitiche: ragazzi e ragazze ai quali la Storia è entrata molto presto nella quotidianità, tra giornalismo sul campo, responsabilità del racconto e domande su ciò che accade quando l’odio riesce a passare da una generazione alla successiva.

Il 4 settembre, alle 20.00, in piazza Italia sarà invece il momento di Vito Mancuso. La serata avrà la forma della lectio. Il punto di partenza sarà Gesù e Cristo, pubblicato da Garzanti, il lavoro nel quale Mancuso raccoglie anni di ricerca intorno al Gesù della storia e al Cristo della fede, distinguendo le due figure per poi cercare una relazione possibile tra loro.

Da lì il discorso si allargherà. Il senso della vita. Il bene e il male. La libertà. La speranza. Il rapporto tra ragione e fede. Cinque domande che appartengono alla filosofia e alla religione e, prima ancora, alla vita di ciascuno. Mancuso le porterà in piazza con quella ricerca che da anni lo colloca nel punto d’incontro fra teologia, filosofia, dubbio e coscienza.

Sabato 5 settembre, alle 20.00, in piazza De Gasperi tocca a Flavio Soriga e Matteo Leone con Ballate di guardie e ladri. Breve storia del giallo sardo anni Zero. Qui il racconto passa alla musica. Soriga ripercorre una stagione della letteratura sarda che tra la fine del Novecento e gli anni Duemila ha trovato nel giallo una lingua nuova per leggere l’Isola; Leone accompagna questa storia con il suo repertorio musicale. Nel percorso compaiono alcune delle voci che hanno segnato quella stagione, da Giulio Angioni e Salvatore Mannuzzu a Luciano Marrocu, Giorgio Todde e Marcello Fois.

Il 13 settembre alle 21.00 in piazza Umberto i libri cambiano ancora forma con “Parole in colonna sonora”, spettacolo ideato, scritto e diretto da Giuditta Sireus, con le musiche eseguite dal vivo dall’Ensemble Réunis. Le pagine della letteratura incontrano le colonne sonore dei film che da quelle opere sono nati: romanzo, cinema e musica finiscono così dentro lo stesso racconto. Le parole restituiscono la storia, gli strumenti fanno riaffiorare le immagini.

Il giorno dopo, 14 settembre, alle 20.00, in piazza De Gasperi, Sant’Antioco entra nel tour esclusivo di Marcello Simoni. Lo scrittore bestseller dialogherà con Simonetta Selloni intorno a Delitto di mezzanotte, pubblicato da Newton Compton.

Simoni arriva con numeri che raccontano bene la dimensione raggiunta dalla sua narrativa: oltre due milioni di copie vendute, romanzi tradotti in venti Paesi, il Premio Bancarella conquistato con Il mercante di libri maledetti.

Poi comincia il romanzo. Aprile 1794, Garfagnana. Una notte di tempesta, un maestro di cappella trovato morto in un confessionale, mani e piedi legati, un simbolo sulla fronte. Indagano Vitale Federici e Bernardo della Vipera. Intorno al cadavere prendono posto un manoscritto eretico attribuito all’Ariosto, rituali oscuri e una loggia massonica. È il territorio del thriller storico che Simoni conosce bene, dove documentazione e invenzione devono riuscire a camminare con lo stesso passo.

Il 21 settembre il pubblico si alza dalle sedie. Alle 20 da piazzetta Italo Diana parte “Sui passi di Grazia”, tour itinerante per le vie di Sant’Antioco, seguito dallo spettacolo Grazia: storia di Cosima che inventò il Nobel della compagnia teatrale Il Crogiuolo.

Grazia Deledda diventa così una presenza da seguire fisicamente: la scrittrice, Cosima, la Sardegna dalla quale partì, la lingua che costruì e il percorso che la condusse al Nobel. Per una sera la biografia entra nelle strade e la città diventa parte della narrazione.

Il 24 settembre alle 20 in piazza Italia sarà la volta di Elvira Serra, che presenterà Le voci di Via del Silenzio, edito da Solferino, in dialogo con Giuseppe Diana.

Luca è un giovane giornalista radiofonico e arriva sull’isola di San Giulio per realizzare un podcast. Vuole raccontare madre Maria Benedetta, badessa di un monastero di clausura. Prima di prendere i voti era Giulia Belgioioso, inviata speciale del Corriere della Sera, abituata a inseguire le grandi notizie del mondo. Il giornalista arriva per interrogare lei; poco alla volta saranno le scelte della donna a interrogare lui. Il dialogo entrerà proprio in questa zona del romanzo: le vite che potevano essere, quelle scelte davvero e il momento in cui una decisione cambia tutto.

Venerdì 25 settembre, alle 20.00, in piazza Umberto arriva Simone Tempia con Gran galà con delitto, edito da Garzanti. A dialogare con lui sarà Ciro Auriemma.

La scena è quella di un giallo classico: anni Sessanta, una villa, una contessa, una cena frequentata da aristocratici e personaggi che hanno ottime ragioni per sorvegliarsi a vicenda. Poi qualcuno muore. Tempia prende il meccanismo del delitto in ambiente chiuso e lo porta dentro il proprio mondo narrativo, fatto di ironia, osservazione dei caratteri e gusto per il paradosso, tra il piacere dell’enigma e quello, altrettanto forte, di osservare gli esseri umani quando qualcosa rompe le buone maniere.

L’ultimo appuntamento è martedì 29 settembre, alle 20.00, in piazza Italia. Piergiorgio Pulixi presenterà Il fattore gatto, edito da Marsilio, in dialogo con Giuditta Sireus.

Il libro riporta Pulixi nell’universo del libraio Marzio Montecristo e dentro quel filone cozy crime che con La libreria dei gatti neri ha conquistato un pubblico molto ampio. I gatti sono ormai parte integrante di questo mondo narrativo e il dialogo partirà anche dalla passione dello scrittore per questi animali, dal modo in cui sono entrati nei suoi romanzi e dal rapporto che costruiscono con i personaggi. Una vena più lieve che convive con il lato oscuro del noir che ha reso Pulixi una delle voci italiane più riconoscibili del genere. I suoi libri sono oggi tradotti in dodici Paesi.

La crescita della rassegna trova quest’anno anche un nuovo riconoscimento istituzionale.

«Il finanziamento regionale dice una cosa molto concreta: Aperitivo con l’Autore sta crescendo e questa crescita viene riconosciutadichiara il sindaco di Sant’Antioco Ignazio Locci -. Per noi è un risultato importante perché premia una scelta precisa: investire sulla cultura con continuità, costruendo negli anni un festival capace di richiamare autori di primo piano e, insieme, di raccontare Sant’Antioco. Chi arriva per un incontro incontra anche le nostre piazze, percorre le vie del centro, scopre la storia, l’archeologia, il paesaggio e una comunità. È questo il valore che vediamo in un progetto culturale maturo: la capacità di produrre conoscenza in due direzioni, portando il mondo a Sant’Antioco e Sant’Antioco nel mondo. Il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna ci permette di consolidare questo percorso e di guardare avanti con maggiore forza.»

Un festival, dunque, che cresce anche attraverso il rapporto con i luoghi. Piazza De Gasperi, piazza Italia, piazza Umberto, piazzetta Italo Diana e le vie di Sant’Antioco diventano parte della programmazione e accompagnano il pubblico da un incontro all’altro.

«Aperitivo con l’Autore porta la cultura dentro la vita quotidiana di Sant’Antiocoaggiunge Luca Mereu, assessore alla Cultura del Comune di Sant’Antioco . Le piazze e le strade diventano luoghi nei quali incontrare persone, idee e storie che arrivano da mondi diversi. Dal giornalismo alla filosofia, dalla narrativa alla musica e al teatro, questa edizione parla a pubblici differenti e costruisce occasioni di conoscenza. Il contributo regionale ci consente di dare continuità a questo lavoro e di farlo crescere mantenendo al centro la qualità della proposta. La cultura diventa così anche uno strumento attraverso il quale una comunità racconta se stessa e offre a chi arriva un motivo in più per conoscere Sant’Antioco.»

Aperitivo con l’Autore – Festival Letterario Indipendente è un progetto del Comune di Sant’Antioco, realizzato in collaborazione con il Club di Jane Austen Sardegna, con il contributo e il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport.

Per Giuditta Sireus, direttrice artistica e manager culturale, costruire una rassegna significa lavorare sulle relazioni fra persone, contenuti e linguaggi: «Un programma nasce molto prima della successione dei nomi. Bisogna chiedersi perché una voce serva proprio adesso, quale pensiero può mettere in moto e che cosa può accadere tra chi parla e chi ascolta. Cecilia Sala ci porta dentro una storia che si sta ancora scrivendo. Con Mancuso affronteremo domande che appartengono all’uomo da sempre. Poi il giallo suonerà, Deledda si percorrerà a piedi, la letteratura incontrerà il cinema attraverso la musica. Anche la scelta degli interlocutori fa parte di questo lavoro: un dialogo riuscito può aprire nel libro una strada che da soli avevamo letto diversamente. È questo che cerco nel mio lavoro di direttrice artistica e manager culturale: creare le condizioni perché dall’incontro nasca qualcosa che prima non c’era».

Italia Nostra Sardegna ha depositato oggi al comune di Iglesias le proprie osservazioni al Piano Urbanistico Comunale, contestando nel merito e nella forma l’intero impianto del piano, giudicato inadeguato e in aperto contrasto con i principi di sostenibilità ambientale. Il PPR della Sardegna risale al 2006 e l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali doveva avvenire entro un anno, ma il comune di Iglesias arriva oggi con vent’anni di ritardo. Anziché una riflessione accurata sullo stato del territorio, tuttavia, il piano si limita a riprodurre e aggravare gli errori del passato.
In vent’anni a città ha perso 3.500 residenti, passando da 28.000 a 24.500 abitanti. Il bilancio demografico del 2024 registra 83 nascite contro 325 decessi, con l’età media salita da 40,9 a 50,8 anni e l’indice di vecchiaia schizzato da 120 a 356,2. Eppure il PUC prevede un milione di nuovi metri cubi, equivalenti a un incremento di circa 10.000 abitanti, una previsione che Italia Nostra ritiene possa alimentare la speculazione, non il fabbisogno abitativo della comunità.
Nuovi volumi da realizzarsi per lo più in aree vergini, ignorando i brownfields: pur disponendo di una delle più vaste concentrazioni di siti industriali e minerari dismessi d’Italia, il PUC consuma suolo agricolo e naturale anziché avviare un serio progetto di rigenerazione delle aree già compromesse.
Come il “classico elefante nella stanza”, il PUC omette sistematicamente la presenza nel territorio della fabbrica di ordigni bellici RWM Italia, un’omissione che Italia Nostra ritiene debba inficiare l’intero procedimento, anche perché lo stabilimento è stato ampliato abusivamente a poche centinaia di metri dalla ZSC Monte Linas-Marganai, in un’area di elevata sensibilità ambientale. Parallelamente, è altrettanto ingombrante la presenza della discarica di Genna Luas, per la quale il PUC prevede margini di ampliamento nonostante i gravi episodi di inquinamento che hanno interessato l’area. Italia Nostra contesta inoltre le zone di espansione, dedicate all’edificato spontaneo in area agricola, che includono terreni coltivati suscettibili di frazionamento in nuovi lotti edificabili, e le zone turistiche F4 tra Masua e Nebida, all’interno di aree Natura 2000, giudicate sovradimensionate a causa di un grossolano errore nel calcolo della ricettività balneare in applicazione del Decreto Floris del 1983.
In sintesi, Italia Nostra Sardegna chiede il rigetto del PUC per contrasto con il PPR e i principi di sostenibilità, il ridimensionamento delle previsioni edificatorie in coerenza con i dati demografici, la cancellazione delle nuove zone di espansione residenziale e il recupero del patrimonio esistente, l’annullamento della Zona Industriale San Marco per incompatibilità idraulica, idrogeologica e paesaggistica, la corretta classificazione urbanistica della discarica di Genna Luas e l’istituzione di una fascia di salvaguardia, l’annullamento delle zone turistiche F4 lungo la costa, una nuova Valutazione Ambientale Strategica che tenga conto di tutte le criticità e, infine, il censimento del patrimonio edilizio inutilizzato e l’adozione di politiche per il recupero.

Italia Nostra Sardegna ritiene che il territorio di Iglesias offra numerose e concrete opportunità di sviluppo, che vanno colte nella direzione della sostenibilità ambientale e sociale. Esso può e deve diventare un laboratorio di rigenerazione, non una discarica di cemento e rifiuti industriali, né un polo per interessi speculativi, tantomeno una piattaforma per la produzione di ordigni militari al servizio di un’economia di guerra.

Graziano Bullegas

Italia Nostra Sardegna

Lo studio è un diritto di civiltà e fatta salva la libertà e il diritto di espressione del libero pensiero anche del Dr. Marroccu, per correttezza d’informazione sono costretto a ritornare su un concetto che con tutta evidenza stenta ad essere prima accettato e poi compreso: l’esercizio e l’abilitazione della professione di infermiere anche nel Sulcis Iglesiente è possibile SOLO con il conseguimento della laurea in infermieristica, percorso di studi universitario triennale, appartenente alla classe delle professioni sanitarie.

L’accesso è a numero programmato nazionale previo superamento di un test d’ingresso. Il percorso prevede 180 crediti formativi (CFU) tra teoria e tirocinio clinico.

Proprio in queste settimane sono stati definiti i posti a bando per l’accesso ai corsi di laurea in Infermieristica per l’anno accademico 2026/2027 e stabilite le modalità delle prove di ammissione per i corsi triennali e magistrali. I provvedimenti, pubblicati sul sito del Ministero dell’Università e della Ricerca, permettono agli Atenei compresa Università di Cagliari di avviare le procedure d’iscrizione su basi numeriche definite, e ai candidati di attivarsi per presentare domanda in tempo utile alla partecipazione ai test di ammissione.

A beneficio dei suoi lettori, importante anche sottolineare che per quanto riguarda le lauree magistrali, per gli infermieri laureati la principale novità del 2026 è rappresentata dal debutto della riforma dell’offerta formativa. Oltre alla conferma del percorso magistrale esistente, da ottobre 2026, gli infermieri potranno, infatti, scegliere di specializzarsi in uno dei tre nuovi indirizzi clinici:

Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità: volto a potenziare l’assistenza territoriale e la gestione della cronicità.

Cure intensive e nell’Emergenza: per lo sviluppo di competenze avanzate nell’area critica.

Cure neonatali e pediatriche: per una presa in carico specialistica in ambito pediatrico, ambito che ha visto recentemente una specifica revisione della classe di laurea L/SNT/1.

La nostalgia/auspicio del dr Mario Marroccu di “Riaprire le scuole infermieristiche (con diploma finale) per ogni ospedale provinciale” è superata dai tempi e dai fatti.

I tempi in questo caso corrispondono con i fatti: il passaggio formale alla Laurea in Infermieristica avviene tra il 1999 e il 2001, in seguito alla riforma dell’autonomia didattica degli atenei (D.M. 509/1999) e al successivo decreto ministeriale del 2 aprile 2001 che ha istituito i corsi di laurea di primo livello delle professioni sanitarie.

Non si torna indietro, così come non possono ricrearsi le condizioni di riproporre medici condotti o riattivare le mutue.

Invece, sarebbe necessario di aderire e contribuire a dare una risposta ad un tema centrale della sanità nel Sulcis Iglesiente: siamo pronti ad accogliere un corso di laurea in infermieristica? E se siamo pronti, come?

L’organizzazione, l’esigenza, l’opportunità di un tavolo progettuale per la valutazione dell’istituzione di una classe del Corso di Laurea in Infermieristica nel Sulcis Iglesiente, arriva da lontano ma non da lontanissimo e vede l’Ordine Professioni Infermieristiche di questa Provincia impegnarsi da diverso tempo, sin dal 2014 per la precisione.

Per tutti i cittadini e in particolare per i giovani della nostra area geografica che intendono intraprendere gli studi e la carriera della professione infermieristica, rappresentanti di Enti, Istituzioni, Università e per il ruolo sociale, politico e professionale che rivestono, possono intervenire per la valutazione della proposta e per la fattibilità delle procedure necessarie allo sviluppo dell’iniziativa e all’ottenimento del risultato: accogliere un CDL dalla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Cagliari che per la prima volta uscirebbe dall’area metropolitana di riferimento.

Una iniziativa culturale che deve essere valutata nella sua complessità e nondimeno per la sua indubitabile portata sociale: formare, da prossimi anni accademici, qualificati professionisti, aiutando indirettamente le loro famiglie a sostenerne il percorso didattico e sostenendo la ASL Sulcis nel reclutamento del fabbisogno di infermieri direttamente formati e abilitati nei luoghi di vita e di studio, quindi con una percentuale di migrazione verso altre ASL inferiore rispetto al contesto attuale.

In piena carenza di professionisti sanitari infermieri ed in un frangente in cui non pochi studenti sono costretti a interrompere o a non intraprendere un corso di studi universitario per mancanza di risorse economiche in seno al proprio nucleo familiare anche per la drammatica condizione lavorativa e sociale del Sulcis Iglesiente, è un’opportunità che il territorio deve cogliere e che le istituzioni potrebbero sostenere e che l’Ordine Professioni Infermieristiche intende rilanciare.

Tanto ritenevo di portare a sua conoscenza.

Graziano Lebiu

Presidenza OPI Carbonia Iglesias

La Provincia del Sulcis Iglesiente e l’Autorità di bacino della Sardegna avviano una collaborazione per il monitoraggio e la raccolta dei rifiuti lungo alcuni corsi d’acqua del territorio provinciale.
Con decreto deliberativo del Presidente n. 100 del 13 agosto 2026, la Provincia ha approvato l’Accordo di collaborazione nell’ambito del Programma sperimentale triennale per il recupero delle plastiche nei fiumi, previsto dalla Legge SalvaMare.
Il problema dei rifiuti nei corsi d’acqua rappresenta già oggi una rilevante criticità ambientale. I fiumi costituiscono infatti una delle vie attraverso cui i rifiuti dispersi nel territorio possono essere trasportati verso valle, raggiungendo le coste e il mare. Da questa stretta connessione nasce anche il messaggio scelto dalla Provincia per accompagnare l’iniziativa: “Tutti i fiumi portano al mare”.
Le attività non riguarderanno soltanto le plastiche, ma il rilevamento, la classificazione e la raccolta delle diverse tipologie di rifiuti presenti lungo le sponde. I corsi d’acqua interessati saranno il Riu Cixerri, il Riu Mannu di Fluminimaggiore e il Rio Palmas.
Un aspetto centrale del progetto sarà proprio il monitoraggio. Conoscere quali rifiuti sono presenti nei corsi d’acqua, quantificarli e classificarli significa costruire un quadro conoscitivo utile a comprendere meglio il fenomeno e a orientare le future azioni di prevenzione e tutela. La metodologia adottata consentirà inoltre di mettere in relazione i dati raccolti lungo i fiumi con quelli relativi ai rifiuti rinvenuti sulle spiagge, utilizzando una codifica coerente con quella prevista nei programmi della Strategia Marina.
«Con questo progetto vogliamo partire da un principio semplice: fiumi e mare fanno parte dello stesso sistema – dichiara il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente Mauro Usai -. Prendersi cura dei corsi d’acqua significa tutelare il territorio nel suo insieme. Conoscere il problema e intervenire prima che i rifiuti raggiungano il mare rappresenta un’azione concreta di tutela del nostro patrimonio ambientale.»
«L’obiettivo non è organizzare semplicemente delle giornate di puliziasottolinea il vicepresidente e consigliere delegato dell’Ambiente Gianluigi Loru -. Alla raccolta affiancheremo un’attività di monitoraggio che ci permetterà di conoscere meglio la presenza e la tipologia dei rifiuti nei nostri corsi d’acqua. I dati raccolti rappresenteranno un patrimonio di conoscenza importante anche per programmare in futuro interventi sempre più mirati ed efficaci.»
Nelle prossime settimane saranno individuati i tratti nei quali effettuare le attività e definite lle modalità organizzative delle giornate di monitoraggio e raccolta.

Il buon funzionamento della sanità pubblica dipende dalle scelte della politica. Non esiste una politica ideale per sempre. Esiste invece una politica adatta ai tempi che si stanno vivendo. Per esempio l’organizzazione sanitaria pubblica cambia se si è in guerra o in pace. Soprattutto, cambia in base alla demografia, cioè in base all’analisi del ciclo vitale delle persone che compongono la società. La demografia in Sardegna ha aspetti del tutto singolari rispetto a tutte le altre regioni italiane. L’Italia, a sua volta, ha caratteristiche demografiche diverse rispetto gli altri stati europei e diversi devono essere i provvedimenti da prendere.
La curva demografica dell’Italia dal 1945 al 2025 ha avuto un andamento vario e contraddittorio che necessiterebbe di una rivoluzione del sistema sanitario attuale. E’ un compito difficilissimo che spetta ai politici che noi eleggiamo.
Nel 1946 vi erano in Italia 45,5 milioni di residenti; fu l’anno in cui iniziò il Baby boom, cioè il fenomeno della iper-natalità nel dopoguerra. Quell’anno nacquero un milione e trentaseimila bambini.
Nel 1946 la speranza di vita dei nuovi nati era di 50-60 anni, con un tasso di natalità di 22,8 nati per mille abitanti; tasso di mortalità fu di 11,7 per mille abitanti. Il numero dei nati era il doppio del numero dei morti. Allora la popolazione era formata da molti giovani e pochi vecchi.
Il Baby boom continuò per 20 anni; nel 1966 rallentò e iniziò l’invecchiamento della popolazione.
Nell’anno 2025 vi erano in Italia 59,9 milioni di abitanti, si registrarono 355.000 nascite. I decessi furono 652.000, con un saldo negativo di meno 296.000 unità. L’aspettativa di vita nel 2025 è salita agli 81 anni per i maschi e 85 anni per le donne. La popolazione è aumentata nel Trentino-Alto Adige (+4,2 per mille); è diminuita a Sud (-5,1 per mille in Sardegna). Nel 2025 i decessi sono stati il doppio delle nascite. L’indice di natalità medio in Italia è oggi pari a 1,14 figli per donna fertile. In Sardegna l’indice di fertilità è sceso a 0,85 figli per donna fertile. Nel Sulcis Iglesiente l’indice di fertilità è ancora più basso che nel resto della Sardegna: è pari a 0.75 nati per donna fertile.
Visto che la demografia dimostra che, per sostituire tutti i deceduti, è necessario un indice di natalità di sostituzione pari ad almeno 2,1 figli per donna fertile, si conclude che la popolazione in Sardegna e, soprattutto, nel Sulcis Iglesiente, si sta avviando verso la sua ineluttabile scomparsa.
Su tutti e, soprattutto, sui nati durante il Baby boom, in Italia, incombe l’età pensionabile. Si tratta di quell’età in cui cessa l’obbligo di avere un reddito da lavoro e inizia il diritto al godimento di una rendita vitalizia erogata dallo Stato. Il cambiamento del ciclo vitale degli italiani cambierà l’economa e, soprattutto, la spesa pensionistica e assistenziale. La spesa di Stato più onerosa è quella sanitaria. Sia per questo che per la carenza ingravescente dei nuovi nati e il calo conseguente dei futuri iscritti in Medicina all’Università, si devono prendere già oggi provvedimenti drastici e immediati.
Colui che dichiarò che 65 anni dovesse essere l’età in cui si entra nella categoria degli anziani, con diritto alla pensione, fu il cancelliere tedesco Ottone von Bismark nel 1889. La novità venne copiata dall’Italia nel 1895. In Italia quella disposizione, di quasi un secolo e mezzo fa, venne modificata nel 2019. L’età pensionabile venne spostata dai 65 anni ai 67 anni. Fu per effetto della legge “Salva Italia” del 2011 di Mario Monti ed Elsa Fornero. Per arrivarci ci vollero la crisi economica mondiale iniziata col fallimento della banca Lehman- Brothers e la crisi del governo Berlusconi del 2008. Con la nuova legge Monti-Fornero l’età per entrare in pensione fu legata alla “speranza di vita”. Fu una rivoluzione. Per effetto di quella legge, quanto più saremo longevi e più grande sarà la speranza di vita, tanto più tardi si andrà in pensione. Ciò apre alla possibilità che la pensione, per effetto dell’allungamento del ciclo vitale degli italiani, si possa godere, in futuro, ad un’età molto superiore ai 70 anni.

Nel giro di alcuni decenni vi sono stati non previsti cambiamenti demografici. Nel 1946 la metà degli italiani aveva meno di 30 anni (50%). Oggi solo un quarto degli italiani ha meno di 30 anni (25 %). La popolazione italiana è, globalmente, per il 45% oltre i 50 anni d’età. Se la curva demografica mantiene la direzione verso un ulteriore invecchiamento, si porrà questo dilemma: «Quale sarà il rapporto fra la popolazione attiva e i pensionati nei prossimi anni? Quali effetti ricadranno sull’Economia nazionale, la Difesa e la Sanità?».
Il problema se lo pone (su l’”Unione sarda”) il professor Mariano Porcu, ordinario di “Statistica sociale” all’Università di Cagliari. Egli trova che affrontare il problema contando quante persone abbiano superato i 65 anni sia un criterio semplicistico da evitare. In pratica, dice che questo non è più il tempo di Ottone von Bismark, e i criteri di classificazione della società devono cambiare. Il suo ragionamento si basa su questa considerazione: «La ricchezza nazionale dipende sempre meno dalle persone, mentre dipende sempre più da ciò che esse sanno fare». Il problema è sentitissimo nell’ambiente ospedaliero, dove quasi tutti i primari e gli specialisti “Baby boomers” stanno andando in pensione. Vedremo come si può applicare il concetto espresso dal prof. Mariano Porcu su medici e ospedali. In sostanza, egli sostiene che il vero capitale umano non sta semplicemente nell’età ma nella capacità di produrre ricchezza ed efficienza, nella capacità di saper apprendere ancora nuove competenze, nell’esperienza e nel saper progettare e fare.
Dato che ormai è certo che l’invecchiamento della popolazione aumenterà, ci si deve chiedere di quale capitale umano disporrà la popolazione nei prossimi decenni. Il professor Mariano Porcu è certo che il capitale umano, basato sulle conoscenze accumulate, pur invecchiando, migliorerà. L’invecchiamento così assume una luce diversa. Se è vero che il capitale umano sarà dotato di conoscenze ed esperienze più ampie che nel passato, allora è certo che in questi tempi di grande cambiamento demografico è necessario salvare il più possibile tutto il capitale di conoscenze accumulate, affinché continui ad essere utilizzabile a vantaggio della Società. La popolazione dei settantenni attuale non è neanche lontanamente paragonabile per efficienza fisica ed intellettuale, alla società tedesca di Ottone von Bismark, o del dopoguerra italiano. Oggi l’anziano italiano, che ha una prospettiva di vita di almeno 15 anni in più dopo il pensionamento, è in buono stato di salute ed efficienza. Alla luce di questi dati si può avanzare il ragionamento conseguente, cioè: visto che l’aspettativa di vita si è allungata di circa 20 anni rispetto a quella del 19° e 20° secolo, si dovrebbe progettare come impiegare i cosiddetti anziani e dare concretezza alle espressioni “capitale umano” e “invecchiamento attivo”.
Nel caso degli ospedali pubblici, è evidente a tutti che con la perdita di personale esperto e competente, a causa del pensionamento, è avvenuto il crollo dell’efficienza ospedaliera. In controtendenza, si osserva l’attuale efficienza delle Case di cura private. E’ noto che mentre gli ospedali pubblici si privano, per pensionamento, dei medici più esperti, le Case di cura si dotano di quegli stessi medici specialisti e li utilizzano con profitto. Mentre lo Stato li ha resi inidonei, per motivi demografici, a continuare a lavorare in ospedale, essi producono prestazioni mediche di altissimo livello in un settore ospedaliero non statale. Nonostante la ridotta efficienza fisica, quegli specialisti conservano capacità intellettuali elevate, accumulate in almeno 42 anni di professione. In Germania i medici anziani vengono impiegati come tutor dei giovani medici. Ciò che i tutor trasferiscono ai loro allievi è “l’esperienza clinica”.
L’esperienza clinica è quel valore aggiunto della conoscenza che si apprende direttamente sul corpo del malato, visitandolo, ascoltandolo, verificando su di esso i dati di laboratorio e strumentali, fino a costruire la diagnosi definitiva (Epicrisi). Alla “epicrisi” segue la decisione sull’iter terapeutico entro cui fare molte e variabili scelte. Le scelte verranno documentate in certificati che avranno un valore medico legale carico di responsabilità. C’è chi pensa che i medici potranno essere sostituiti dall’Intelligenza Artificiale, ma ciò non è possibile. Gli atti umani prodotti dal medico non sono riproducibili con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. Primo perché l’IA non è dotata di intelligenza; secondo perché la IA non prende decisioni; terzo perché chi non prende decisioni non ha responsabilità. Quarto perché la IA è un oggetto che viene utilizzato dall’uomo. E l’uomo, con la sua creatività, governa ai suoi fini la IA.
A rafforzare il concetto che l’arte medica è un prodotto intellettuale genuinamente umano, pochi giorni fa il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha dichiarato sul “Corriere della sera” che i medici non saranno un prodotto degli studi universitari, fatti di lezioni frontali e libri mandati a memoria. Egli dice testualmente: «…la medicina di domani sarà affiancata dagli algoritmi ma.. per arrivare ad un risultato certo non abbiamo ancora le idee chiare…e…ritengo che per sempre dovrà esistere il connubio tra scienza, tecnologia e clinica».
Nella parola “clinica”, opportunamente utilizzata da Giuseppe Remuzzi, sta il nocciolo della funzione del medico. Mentre la “tecnologia” e la “scienza” vengono impartite dall’Università, la “clinica” viene appresa dall’esperienza sul campo, sotto la guida del medico anziano esperto. La “clinica” è la conoscenza che viene acquisita giorno per giorno negli ospedali. E’ lì che avviene il trasferimento della conoscenza esperienziale dai medici esperti ai giovani. Il “Maestro “ è il Primario. Egli viene affiancato dagli Aiuti anziani. Queste due figure che, dopo durissimi esami ministeriali a Roma, assumevano la funzione di guida alla formazione clinica dei medici neo-assunti, sono quasi scomparse dagli ospedali. Recentemente abbiamo appreso che dei 30 primariati ospedalieri vacanti, richiesti dal direttore generale ad Ares, ne sono stati coperti solo 3. Questo depauperamento di primari è l’effetto del massivo pensionamento di tantissimi Primari e Medici specialisti anziani, nati nell’epoca del Baby Boom, che hanno raggiunto l’età di 65-67 anni. Il Sulcis Iglesiente è un caso unico al mondo, ignoto anche alla politica ufficiale, su cui mi accingo a dare riscontri. Bisogna sapere che secondo le regole dalla demografia un popolo, per mantenersi in esistenza, deve avere un indice demografico pari a 2,1 nati per donna. In Europa molte nazioni, come per esempio la Francia, nell’anno 2025 lo hanno raggiunto.
L’Italia l’anno scorso ha raggiunto l’indice di natalità di 1,12 nati per donna. L’Italia è in decrescita di nuovi nati mentre stanno relativamente aumentando gli anziani, per effetto della longevità. La Sardegna è la regione che ha il peggiore indice di natalità in Europa perché sono nati 0,85 bambini per donna.
All’interno della Sardegna la peggiore Provincia che ha il più basso indice di natalità è il Sulcis Iglesiente con il suo 0,75 nati per donna. Un indice di natalità così basso, che è il più basso del mondo, si trova soltanto nella Corea del Sud. Pertanto, la Corea del Sud non raggiunge l’indice di “sostituzione” che deve essere di almeno 2,1 nati per donna, e si avvia verso un invecchiamento irreversibile, con moltissimi anziani in pensione e pochissimi bambini neonati. La scarsa nascita di bambini comporterà presto un effetto visibile: in dieci anni avverrà il dimezzamento del numero degli iscritti alle Università e il crollo dei laureati. Il Sistema sanitario nazionale coreano ha già pochissimi medici. Da ciò si dovrebbe desumere che, come in Sardegna, le loro liste d’attesa negli ospedali per patologie programmate siano di almeno 4-12 mesi, e le attese nei Pronto soccorso per le urgenze siano di decine di ore seduti in attesa in panchina. In realtà la Corea del Sud oggi ha il più alto numero di laureati al mondo e gli ospedali, nonostante la scarsità di medici, danno un’assistenza accettabile con 2 settimane d’attesa, al massimo, per interventi chirurgici programmati e 15 minuti d’attesa al Pronto Soccorso. Si hanno questi risultati nonostante la Corea del Sud conti su 2,6 medici ogni 1.000 abitanti mentre l’Europa conta su una media di 4 medici su 1.000 abitanti. In realtà, nonostante le difficoltà a causa del basso numero di giovani medici, la Corea del Sud sta già applicando i principi esposti dal professor Mariano Porcu nella sua recente intervista pubblicata su l’Unione Sarda. Basa tutto sulla formazione continua universitaria e sulla modernizzazione tecnologica. Per compensare la carenza di personale il Sistema Sanitario nazionale coreano si basa su una dotazione massiccia di posti letto ospedalieri con 12,5 posti letto ogni 1.000 abitanti, pari a 1 posto letto ogni 83 abitanti. Invece gli ospedali della Provincia del Sulcis Iglesiente hanno, per 130.000 abitanti: 1 posto letto ogni 650 abitanti. Inoltre, la Corea del Sud ha dotato i suoi ospedali di un’alta densità di apparecchiature diagnostiche avanzate allo scopo di minimizzare i tempi delle liste d’attesa. Se si considera che dal 2007 al 2022 l’Italia ha perso 20.000 posti letto (passando da 214.000 a 182.000) si riesce a valutare quanto lontane siano state le soluzioni adottate da noi a Carbonia e Iglesias rispetto alla Corea del Sud e rispetto ai suggerimenti del prof. Mariano Porcu. Per quanto riguarda la provincia del Sulcis Iglesiente si è passati da circa 700 posti letto per 130.000 abitanti del 2000 agli attuali 200 posti letto.

Nota bene: nell’anno 1992 nel Sulcis Iglesiente, quando la nostra Sanità provinciale era efficiente, avevamo un numero di medici e di posti letto paragonabile ai livelli coreani. Le riforme sanitarie successive al 1992, e il gelo demografico, sottovalutato, degli ultimi 30 anni, ci hanno condotto alla situazione attuale.
Oggi, nel 2026, si cerca di compensare le nostre deficienze sanitarie con l’istituzione degli “Ospedali di comunità”. In realtà gli “Ospedali di comunità” non sono veri ospedali. Sono luoghi adatti ad ospitare temporaneamente i pazienti dimessi dai veri ospedali, che non possono essere ricevuti in famiglia. Non hanno Pronto soccorso, non hanno medici ospedalieri, sono totalmente gestiti da infermieri. Sono in realtà dei semplici ricoveri infermieristici. Noi avevamo già strutture simili, situate all’interno dell’ospedale Sirai, in ambienti collaterali. Si ricorderà il reparto nominato “Medicina seconda” situato dove attualmente si trova il Servizio Dialisi, a Carbonia. Era utile e logico per la sua più adatta collocazione. Con le riforme venne eliminato.
Se ascoltassimo i suggerimenti forniti dai nostri scienziati competenti in Sanità, per salvarci dalla crisi sociale sanitaria che ci attende, dovremmo:
– Aumentare la spesa pubblica per migliorare l’istruzione delle giovani generazioni.
– Ricostituire le scuole ospedaliere di medicina post-universitaria.
– Potenziare la strumentazione diagnostica pubblica.
– Contrattare, con medici messi in pensione, una forma di tutoraggio sanitario ospedaliero.
– Valutare il riutilizzo dei medici messi a riposo con un progetto di “invecchiamento attivo”.
– Sostenere economicamente i giovani liceali che vorrebbero accedere ai corsi di laurea in Medicina.
– Fermare l’opera di centralizzazione del Sistema sanitario nei due poli ospedalieri di Cagliari e Sassari.
– Programmare l’immediata riattivazione degli ospedali provinciali (sono i sei ospedali delle sei province, oltre quelle di Cagliari e Sassari).
– Aumentare, moltiplicare il numero dei posti letto ospedalieri.

– Trasferirvi gli ospedali di comunità.
– Riaprire le scuole infermieristiche (con diploma finale) per ogni ospedale provinciale.

– Assumere i primari per i reparti ospedalieri che ne son privi e affidare loro le funzioni di docenza nelle varie discipline ospedaliere.
– Dotare tutti i Servizi di personale di ruolo definitivo, e adeguare gli stipendi per assicurarsi che non si debba mai più ricorrere ai sostituti temporanei.
– Restituire ai Sindaci delle varie ASL i poteri di controllo, proposta e gestione sanitaria, attraverso una loro rappresentanza politica all’interno dall’Amministrazione delle ASL.

Mario Marroccu

 

Dal 17 al 19 agosto, in Piazza Marmilla – Largo Montuori, a Carbonia, si terrà il Festival Viva Messico, patrocinato dal comune di Carbonia.
Il Festival Viva Messico porta in Italia sapori autentici, tradizioni e l’energia culturale del Messico. Piazza Marmilla – Largo Montuori si trasformerà in un villaggio tematico ricco di colori, musica e gastronomia, offrendo al pubblico un’esperienza internazionale unica.
Un tour di successo europeo che nel primo semestre del 2026 ha attraversato numerose città europee, ottenendo ampio consenso di pubblico e critica grazie alla qualità degli spettacoli, alla cura dell’organizzazione e alla ricchezza dell’offerta gastronomica.
L’edizione di Carbonia coinvolgerà oltre 50 professionisti di staff, tra cuochi, artisti, tecnici e coordinatori.
Durante le tre giornate, i visitatori del Villaggio potranno vivere, in aree dedicate alla gastronomia, agli spettacoli e agli spazi culturali: cucina tradizionale messicana con piatti autentici preparati sul momento, show cooking e degustazioni, musica dal vivo e spettacoli folkloristici, performance itineranti e attività per famiglie, opzioni gluten free e vegane.

Tragico incidente stradale stamane lungo la SS 195, nel centro abitato di Masainas. Un uomo che viaggiava su una motocicletta insieme a una donna, ha perso il controllo del mezzo che è finita sul marciapiede. L’impatto è stato violentissimo e il motociclista è morto sul colpo. La donna che viaggiava con lui è stata soccorsa dal personale del 118 intervenuto prontamente sul posto con un’autoambulanza medicalizzata e trasportata in codice rosso all’ospedale Brotzu di Cagliari. La SS 195 è stata temporaneamente chiusa al traffico per consentire i soccorsi e l’espletamento dei rilievi da parte dei carabinieri delle stazioni di Giba e Narcao intervenuti che hanno avviato le indagini per ricostruire la dinamica del tragico incidente.

Sul luogo dell’incidente sono intervenute tre ambulanze 118 India di Giba, Teulada e Mike75, nonché personale Anas per quanto di competenza sulla strada statale dove la circolazione è stata ripristinata dopo alcune ore.