17 July, 2026

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Prosegue a Sant’Antioco la tredicesima edizione del festival del cortometraggio mediterraneo Passaggi d’Autore: Intrecci Mediterranei. Sabato 9 dicembre, nel matinèe dedicato ai più piccoli, sarà presentato e proiettato nell’Aula consiliare del Comune il cortometraggio realizzato dai bambini della Scuola Primaria via Virgilio di Sant’Antioco, nell’ambito del laboratorio “Maschere” tenuto dall’illustratrice e animatrice Magda Guidi. Il workshop è realizzato in collaborazione con il progetto di educazione all’immagine in movimento “Schermi e Lavagne”, organizzato e promosso dalla Cineteca di Bologna. Un viaggio all’interno delle maschere della tradizione sarda, dei Mamuthones e Issohadores fino agli Urthos e Buttudos.

Nella stessa mattinata sarà proiettata per i bambini anche una selezione di cortometraggi dedicata sempre alle maschere provenienti da diverse parti del mondo: “Pulcinella”, di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, Italia, 1973, 12’; “La donna serpente”, Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, Italia, 1979, 9’; “Prof. Baltazar”, Zlatko Grgi, Croazia, 1978, 10’; “Il gigante della montagana di Ra”, Johan Hagelback, Italia-Svezia, 1974, 12’; “Jean Michel le caribou des bois”, Mathieu Auvray, Francia-Belgio-Svizzera, 2014, 10’; “Duo de Volailles, Sauce Chasseur”, Pascale Hecquet, Francia, 2012, 5’.

La sera, a partire dalle 18.00, un altro viaggio affascinante, stavolta in Marocco. Quest’anno infatti il focus di Passaggi d’Autore è dedicato alla cultura di questo paese dell’Africa Settentrionale, divenuto Stato nel 1956 che vanta una lunga tradizione cinematografica nata alla fine degli anni ’60. Questa sezione, curata dalla regista marocchina Mahassine El Hachadi, affronterà alcuni temi caldi della società quali le cronache di ordinaria violenza a Casablanca, donne-madri alle prese con un lavoro umile, la solitudine, la scelta difficile tra il cuore e la patria in tempo di guerra, la vita rurale e le superstizioni locali che regolano la vita della collettività, la decisione di lasciare il villaggio per l’Europa, storie di detenuti e di speranze per ricostruirsi una nuova vita, o le eterne storie di nozze combinate, tra dramma e goffaggine. 

Saranno presenti in sala per incontrare il pubblico i registi: Yassine El Idrissi e Mohamad Hicham Regragui.

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Si è conclusa il 6 dicembre la decima edizione del Puntodivista Film Festival in compagnia di Matteo Persico, Gavino Murgia e Manuela Loddo.

Tre i cortometraggi premiati:

Miglior soggetto: “From Hasakah with love“, regia di Mohammed Farahani (Iran)

Miglior regia: “Buffet”, regia di Santa de Santis e Alessandro D’Ambrosi (Italia)

Miglior film: “Black ring”, regia di Hasan Can Dağli (Turchia).

Nuovi sguardi e nuove storie che raccontano temi di grande attualità o viaggi introspettivi: testimonianze di diverse realtà e diversi paesi come Italia, Cina, Iran, Giappone, Sardegna, Spagna, USA, Turchia, racchiuse in “pellicole” che non superano i quindici minuti di durata e realizzate con un budget il più delle volte ridottissimo. La decima edizione del Puntodivista Film Festival, Concorso internazionale itinerante di cinematografia diretto da Romano Usai, si è conclusa il 6 dicembre con le premiazioni dei corti finalisti, scelti dalla commissione artistica presieduta dal regista e direttore della fotografia Pippo Ciliberto. Il premio come miglior soggetto e premio dei giovani di questa edizione sono stato assegnati al cortometraggio “From Hasakah with love” diretto dal regista iraniano Mohammed Farahani: «Una storia di estrema attualità che, con lucida durezza, ci racconta il dramma di un popolo», ha spiegato la giuria. Ha ritirato il premio Mahdj Ede, direttore di produzione del film.

Premio miglior regia e premio del pubblico invece a “Buffet” degli italiani Santa de Santis e Alessandro D’Ambrosio, per la capacità di aver scelto e guidato con mano sicura personaggi dal sapore felliniano in una grottesca satira, specchio amaro dei tempi attuali.

Premio per il Miglior Film infine a al regista turco Hasan Can Dağli per l’opera “Black Ring” con la seguente motivazione: «La forza delle immagini che sanno ben raccontare il dramma espresso dal contenuto dell’opera, evidenziate con tinte emotivamente forti, esaltate da un ottima fotografia e marcate da una appropriata colonna sonora; un giusto equilibrio che abilmente grazie a un cambio cromatico rende la metafora del mettersi in mostra del potere». Per lui ha ritirato la targa Andrea di Blasio (in rappresentanza della produzione).

La passione e la voglia di andare avanti, di raccontare attraverso le immagini il loro punto di vista sul mondo, è la motivazione più importante, un’urgenza interiore che non può fermarsi, malgrado le enormi difficoltà, come hanno raccontato in occasione della premiazione, sul palco del Puntodivista Film Festival. La partecipazione ai concorsi diventa fondamentale: un canale alternativo a quello ufficiale e vetrina per farsi conoscere e per confrontarsi con altri registi del mondo e con il pubblico. Cortometraggi in arrivo da tutto il mondo e ospiti prestigiosi che si raccontano tra musica, fumetto e film: da dieci anni i caratteri distintivi del Puntodivista Film Festival. La serata di chiusura ha visto subito dopo la premiazione delle opere in finale, davanti a una sala gremita, l’incontro con i Grandi del Cinema, una serata dedicata alla grande diva del cinema Anna Magnani, tra le immagini e le parole di Matteo Persico, scrittore ed esperto di cinema, e autore di una biografia dell’attrice romana (“Anna Magnani. Biografia di una donna”, Odoya), e le divagazioni musicali del grande sassofonista e jazzista Gavino Murgia, sugli interventi interpretativi di Manuela Loddo.

Nella foto della premiazione, i tre finalisti, da sinistra:

Mahdj Ede, direttore di produzione del film “From Hasakah with love”

Santa de Santis, regista insieme ad Alessandro D’Ambrosio di “Buffet”

Andrea di Blasio, in rappresentanza della produzione del Miglior Film “Black Ring”

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Dopo Ventotene i burattini di Ernesto Rossi fanno tappa a Cagliari, con una mostra spettacolo nel rifugio antiaereo del San Giovanni di Dio. Si inizia l’11 dicembre, alle 10.00, con l’inaugurazione del percorso “Il messaggio di Ernesto Rossi e dei suoi burattini per l’Europa”: saranno presenti il Rettore dell’Università di Cagliari Maria Del Zompo, il direttore generale dell’azienda ospedaliero universitaria Giorgio Sorrentino, e Gian Pietro Storari, coordinatore del corso di laurea di Scienze dell’educazione e della formazione.

Uno spettacolo aperto a tutti.  Non solo l’11, ma anche il 12 e il 13 dicembre: la mostra percorso si svolgerà la mattina alle 10,30, e nel pomeriggio alle 16.00,  sempre nel rifugio antiaereo dell’ospedale San Giovanni di Dio. Lo spettacolo, che durerà circa 50 minuti, prevede l’utilizzo di otto pannelli alti due metri e larghi un metro che riproducono le gigantografie di alcune lettere scritte da Rossi durante il confino, alla madre, alla moglie e ai suoi amici più cari: Foa, Bauer, Colorni, Fancello, Mila, Monti, e Spinelli. Nella parte superiore di questi pannelli le immagini dei pupazzi disegnati per eludere la censura e mandare messaggi fuori dal carcere.

Il pubblico, formato da gruppi di 25 persone, verrà accolto da Giulia Sarzi, che nella veste di narratrice racconterà la vita di Ernesto Rossi: ogni volta che verrà citata una lettera, il panello s’illuminerà ed il personaggio al quale è indirizzata la missiva prenderà vita nel teatro delle ombre grazie al maestro burattinaio Mauro Sarzi. Sono previsti anche degli intervalli in cui i burattini originali di Rossi prendono vita. La mostra spettacolo, curata dalla onlus “Le mani dei Sarzi” e con le musiche originali del jazzista Paolo Fresu, fa parte di un progetto europeo più ampio che vede la partecipazione anche della casa editrice Palabanda, con il libro per ragazzi che verrà pubblicato nel 2018 e dove sarà raccontata la vita di Ernesto Rossi.

Chi era Ernesto Rossi. Democratico ribelle, incarcerato dal fascismo negli anni ’30 e confinato politico nell’isola di Ventotene, fu coautore nel 1941, con Eugenio Colorni e Altiero Spinelli, del Manifesto di Ventotene, il substrato della futura Unione europea. Fu nel 1915 che scoprì a Bologna il mondo dei burattini e, aiutato da un burattinaio emiliano e da sua madre Elide, costruì una dozzina di burattini e un teatrino, riscoperti poi in un antico negozio di giocattoli di Firenze nel 1917 dallo storico politico Calamandrei che, rendendosi conto della preziosità degli oggetti, li acquistò e restituì alla famiglia. Una passione che compare anche nelle sue lettere inviate alla madre dal carcere e dal confino, che Rossi concludeva con un burattino disegnato accanto alla sua firma. 

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E’ stata inaugurata sabato sera, nella nuova sala espositiva dello Show Room Ellegi Crea, in via Roma, a Carbonia, la mostra del pittore autodidatta carboniense Gianni Lardieri. A tagliare il nastro inaugurale, dopo la breve presentazione della serata fatta da Ilenia Lampis, titolare dello Show Room Ellegi Crea, è stata Paola Massidda, sindaco di Carbonia, presenti anche alcuni assessori, tra i quali la titolare della Cultura Sabrina Sabiu. La serata artistica è stata arricchita da una degustazione dei vini pregiati della Cantina Santadi e dalla voce della cantante Raffaella Bandiera, accompagnata dal gruppo corale Silver Voice.

Dal catalogo di Gianni Lardieri.

Gianni Lardieri, 68 anni, autodidatta, per tanto tempo ha tenuto riservata la sua ispirazione artistica. L’attrazione per l’arte creativa non si manifesta però nell’età matura. Già nell’adolescenza è vissuta come fase di naturale tendenza verso un processo evolutivo che passa dalle piccole costruzioni create con materiali informali, ai temi che nella forma pittorica definiscono un senso compiuto all’innata aspirazione di andare incontro ai mille significati della materia plasmata. Le opere di Gianni Lardieri sono così create col lievito del proprio desiderio, sino a dare forma, la propria forma, all’oggetto creato che diviene sintesi della fantasia infantile sino a giungere alla maturazione del-l’opera compiuta. Dall’esperienza professionale nel campo delle costruzioni, deriva poi una profonda conoscenza dei materiali per le sue opere su tela: dall’acrilico al catrame, smalti, olii, ossidi di ferro, polveri di marmo, varie terre, tessuti e materiali poliuretanici, sfruttando le loro intrinseche possibilità di trasformazione eseguita con particolari impasti e accostamenti. Siamo nell’informale materico, una corrente artistico-pittorica del primo dopoguerra, quando innovatori come Pollok, Franz Kline, Nicola De Stael, Alberto Burri, inaugurano una linea a suo modo rivoluzionaria, dove la pittura si sottrae al figurativo, alla geometria e al rigore matematico che caratterizzano l’astrattismo classico. Nasce allora questo moderno impulso di liberazione estetica, che conduce ad un’idea di arti senza legami col passato, traducendo una visione del futuro attraverso nuovi linguaggi espressivi, dove è evidente l’impegno dell’artista nel cercare il punto di contatto fra la materia e l’oggetto. Di più! Di approdare in un oltre, dove l’oggetto diventa altro corpo, in un immaginario cosmico, un cammino attraverso le sue onde e gli spazi, fra ombre e luci, dove il movimento plasma la materia in un corpo nuovo, lontano dalle contaminazioni del tempo e dalla corrosione del pensiero. La materia si erge quindi in primo piano, elevando ciascun materiale utilizzato ad atto artistico, dove il pittore si appropria della problematica del contrasto e della prevalenza della materia sulla forma. Si attua così l’assoluta identità fra la soggettività dell’artista e l’emblematicità che assume l’opera d’arte, dove i valori estetici ed espressivi sono definiti o conclusi nei materiali utilizzati.

Antonello Dessì

 

                                

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Si avvicina il Natale, la festa più bella, l’occasione per riunire le famiglie e, dopo il tradizionale cenone, scartare i regali lasciati sotto l’albero da Babbo Natale. Momenti gioiosi per i bambini ma spesso anche per chi bambino non lo è più da tempo, ma trova il piacere di fingere di esserlo ancora. Tanti di noi adulti, quest’anno, preso atto della manifesta incapacità della politica di dare risposte alle necessità del territorio, potremmo scrivere una lettera aperta a Babbo Natale, nella speranza di trovare poi sotto l’albero un dono diverso, un lavoro, per non vedere i nostri figli costretti a lasciare la loro terra e gli affetti, ripercorrendo le strade dei nostri nonni e dei nostri padri.

Scrivo per esperienza personale, perché nell’ormai lontano 1959, il 28 del mese di settembre, quando mia madre mi metteva al mondo, non avevo al mio fianco mio padre, partito due mesi prima per la Germania, alla ricerca di un lavoro che nel Sulcis, con le miniere di carbone a fine ciclo, iniziava a scarseggiare. Ebbi mio padre stabilmente al mio fianco solo nove anni dopo, nel 1968, quando nasceva il polo industriale di Portovesme.

La storia, si sa, spesso si ripete, con la crisi dell’apparato industriale, il fenomeno dell’emigrazione è ripreso e tanti giovani, negli ultimi anni, hanno lasciato la loro terra, alla ricerca di un lavoro.

Caro Babbo Natale, fai in modo che questo fenomeno si fermi, perché i nostri giovani non siano più costretti a lasciare la loro terra e chi giovane non lo è più, possa evitare di finire in uno stato di indigenza che umilia, con tanta rabbia dentro, perché è veramente assurdo che tutto ciò accada in un’Isola bellissima che potrebbe essere veramente il nostro Paradiso terrestre.

Giampaolo Cirronis

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Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, continua a sottolineare i dati positivi sull’occupazione, in crescita, oggi persino il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha affermato che l’Italia ha rispettato le regole e la crisi è ormai alle spalle. Se queste affermazioni si fondano su dati reali, non resta che concludere che la Sardegna e, soprattutto, il Sulcis Iglesiente, non fanno parte dell’Italia, in particolare dopo aver partecipato, questa sera, al convegno-dibattito “Negoziare e riprenderci lo sviluppo  del territorio”, svoltosi al Centro culturale di via Cattaneo, a Iglesias, con la partecipazione di oltre 200 persone, tra le quali esperti, imprenditori e rappresentanti della cosiddetta “società civile”, organizzato dalla Cisl del Sulcis Iglesiente…per ripartire con una reale economia territoriale.

Dopo l’introduzione del segretario generale della Cisl Fabio Enne, che ha svolto una breve analisi sulla condizione in cui versa il Sulcis Iglesiente ed ha spiegato lo spirito dell’iniziativa, finalizzato alla creazione di un gruppo di lavoro cui affidare l’elaborazione di una proposta nuova, alternativa, per il futuro sviluppo del territorio, la relazione introduttiva è stata fatta da Franco Manca, esperto in tematiche del lavoro, già assessore tecnico del Lavoro nella Giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci.

I numeri snocciolati da Franco Manca hanno proposto una fotografia drammatica della situazione socio-economica del Sulcis Iglesiente.

«Nonostante le attenzioni indirizzate verso il Sulcis Iglesiente, dobbiamo registrare fino ad ora – ha sottolineato Franco Manca – un fallimento del tentativo di innescare un meccanismo di crescita e di sviluppo in quest’area. Pochi dati forniscono l’evidenza di questo fallimento. Particolarmente allarmante è la situazione del mercato del lavoro:

• le persone in cerca di lavoro erano 5.000 nel 2008, sono raddoppiate nel 2016: 10.000;

• il tasso di disoccupazione è passato dal 10% del 2008 al 20,6% del 2016, particolarmente pesante risulta il tasso di disoccupazione maschile, cresciuto di oltre tre volte, dal 6% del 2008 al 20,8% del 2016;

• il tasso di disoccupazione giovanile passa dal 42,9% del 2008 al 59,8% del 2016;

• il tasso di occupazione scende dal 50,4% del 2008, al 43,8% del 2016;

• gli occupati erano 46.000 nel 2008, sono diventati 37.000 nel 2016 (9.000 in meno!);

• il fenomeno dell’emigrazione ha ripreso vigore, secondo l’ultimo rapporto di Migrantes gli iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) della provincia di Carbonia Iglesias sono 10.785, di questi il 37,1% sono giovani sotto i 34 anni. A questi bisogna sommare coloro che sono emigrati versi altre regioni italiane;

• i redditi da lavoro dipendente dei Comuni della Provincia sono quasi tutti più bassi della media regionale che ha, a sua volta, una vistosa differenza con la media nazionale. Fanno eccezione i comuni di Carbonia, Iglesias, Carloforte e Portoscuso.

«E, naturalmente, questi dati spiegano il perché la Provincia è tra le più povere d’Italia – ha aggiunto Franco Manca – ma piuttosto che deprimerci analizzando la situazione, credo sia utile cercare di costruire facendo proposte che possano essere condivise e capaci di aggregare i soggetti sociali e non solo di lamentarsi.»

Franco Manca ha aggiunto che «insieme al fallimento deve essere chiaramente esplicitato anche il tradimento delle popolazioni del Sulcis Iglesiente, sono state dilapidate ingenti risorse disponibili, lasciando spesso neanche le briciole e relegando l’imprenditoria locale a ruoli più che marginali, per questo possiamo parlare di speranze tradite, di promesse non mantenute e ora sarebbe importante acquisire queste esperienze per non ripeterle più. L’attenzione deve essere orientata sulle modalità operative e sui contenuti che il Sulcis Iglesiente deve mettere in campo per inaugurare una nuova stagione di proposta e di lotta ma anche di individuare una nuova classe dirigente che sia capace di ottenere risultati. Bisogna ripartire dalla coesione e dalla condivisione che allo stato attuale manca, per elaborare un’idea di sviluppo comune e condivisa».

Franco Manca ha poi elencato alcune nuove parole chiave:

• valorizzare prioritariamente le competenze imprenditoriali locali;

. supportare le indicazioni del mercato e le vocazioni territoriali;

• agevolare le interdipendenze, anche attraverso il marketing territoriale;

• aiutare le imprese ad essere più efficienti e ad aprirsi ai mercati internazionali e alla tecnologia;

• aiutare particolarmente lo sviluppo e la crescita delle piccole e medie imprese e quelle nella fase di start-up;

• favorire i processi di cooperazione e cioè la creazione di reti.

Considerato che tutto ciò ha necessità di tempo, Franco Manca ha indicato alcuni settori sui quali puntare nella fase transitoria:

• ristrutturazione del patrimonio edilizio e rigenerazione urbana;

• sostegno al settore agro-alimentare;

• investimenti nel turismo, necessità che emerge dai dati del 2016 che vedevano presenti nel Sulcis Iglesiente 55 esercizi alberghieri, il 6% rispetto alla Sardegna, mentre gli esercizi extra alberghieri erano 236, sempre il 6% dell’intera dotazione regionale. I posti letto negli alberghi erano 2.674, appena il 2,4% del dato regionale, quelli negli esercizi extra alberghieri 3.194, il 3,2% rispetto al dato regionale. Gli arrivi sono stati 84.791, il 3% del totale regionale, le presenze 274,092, appena il 2%.

Franco Manca ha concluso sottolineando che «la classe dirigente della Sardegna e, soprattutto, quella del Sulcis Iglesiente, ha un duro lavoro da compiere e, per poter ottenere risultati, è necessaria una nuova classe dirigente, capace di creare consenso, di sviluppare la partecipazione e la condivisione, di saper allocare in maniera ottimale le risorse disponibili che sono comunque scarse. Solo fra qualche tempo saremmo in grado di misurare i risultati ottenuti».

Dopo la relazione di Franco Manca si è sviluppato il dibattito, con numerosi interventi, nel corso dei quali sono state sviscerate gran parte delle problematiche nel territorio, nei settori produttivi, e diverse proposte che ora verranno riportate nel costituendo gruppo di lavoro.

                                                              

 

 

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Calciatori vecchie glorie di Carbonia, Sant’Antioco e Iglesias saranno i protagonisti venerdì mattina, a partire dalle ore 10.00, sul manto erboso dello stadio Monteponi di Iglesias, del Memorial Angelino Salis di calcio, organizzato dall’associazione vecchie glorie Iglesias calcio con il patrocinio del comune di Iglesias e la collaborazione dell’associazione Sodalitas di Iglesias.

Angelino Salis è stato per alcuni decenni una grande bandiera del calcio rossoblu ma ha avuto esperienze da tecnico anche a Carbonia e Sant’Antioco ed è per questo che domani gli ex ex delle tre squadre daranno vita al Memorial.

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Domani, a Terralba, con inizio alle 10.30, nell’Aula Magna dell’Istituto De Castro, in via Rio Mogoro, si terrà l’annuale cerimonia di premiazione dei Campioni regionali, delle rispettive Società e di quanti si sono messi in luce in ambito nazionale ed internazionale.

Gradito ospite della manifestazione sarà Davide Cassani, commissario tecnico delle nazionali.

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 Sanità laboratorio analisi ospedali provette

La Giunta regionale ha assegnato le risorse all’Ats per una campagna di informazione e sensibilizzazione sui vaccini. Cinquantamila euro per supportare le vaccinazioni, informando e sensibilizzando sui rischi della mancata copertura immunitaria: li ha stanziati il Consiglio regionale nella finanziaria 2017, affidando all’assessorato della Sanità il compito di indicare come utilizzarli. Su proposta dell’assessore Luigi Arru, la Giunta ha stabilito di trasferirli all’Ats. L’Azienda per la Tutela della Salute dovrà realizzare una campagna informativa, in collaborazione con le scuole di specializzazione di Igiene e Medicina preventiva delle Università di Cagliari e di Sassari, gli ordini professionali ed i rappresentanti dei Pediatri di Libera Scelta e dei Medici di Medicina Generale, e dovrà curare la successiva divulgazione, tramite iniziative di informazione, comunicazione e di educazione sanitaria su tutto il territorio regionale.

«Le vaccinazioni – ha detto l’assessore della Sanità – sono state uno dei più grandi successi della medicina, in grado di prevenire ogni anno, secondo l’OMS, tra i due e i tre milioni di decessi nel mondo. Grazie ai vaccini, alcune delle malattie più invalidanti e mortali sono state debellate e non conosciamo più le loro terribili conseguenze. Paradossalmente però, la scomparsa di queste malattie, grazie all’introduzione delle vaccinazioni, ha determinato la perdita di percezione, da parte della popolazione, dei rischi di queste e ci si è concentrai su quelli legati alla somministrazione dei vaccini. Il successo dei programmi vaccinali – spiega ancora Luigi Arru – si fonda sia sulla protezione del singolo, sia soprattutto sul raggiungimento e il mantenimento delle coperture vaccinali a livelli tali da prevenire e controllare efficacemente la diffusione delle malattie infettive prevenibili con vaccinazione».

La situazione della Sardegna, per quanto riguarda le coperture vaccinali in età pediatrica, è comparativamente migliore rispetto a quella delle altre regioni italiane nel loro complesso, anche se, soprattutto con riferimento ad alcune malattie infettive (morbillo, parotite, rosolia e varicella), risulta inferiore alla soglia raccomandata del 95%.

Per quanto concerne la vaccinazione contro il papilloma virus umano (HPV), introdotta nella regione Sardegna con la deliberazione della Giunta regionale n. 32/12 del 4 giugno 2008 (recepimento dell’intesa Stato-Regioni del 20 dicembre 2007), mediante l’offerta attiva e gratuita alle adolescenti (nel corso del dodicesimo anno di età), i dati di copertura disponibili mostrano un ritardo nella vaccinazione delle coorti di nascita 2002 e 2003 rispetto agli obiettivi stabiliti nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2012-2014.

Per quanto riguarda la vaccinazione antinfluenzale, offerta attivamente e gratuitamente, oltre che alle classi di popolazione esposte a particolare rischio, anche ai cittadini di età pari o superiore ai sessantacinque anni, l’assessore evidenzia, anche in questo caso, il mancato raggiungimento dell’obiettivo del Piano nazionale, con una percentuale di copertura registrata nel corso della campagna 2016-2017, pari a 41,64%, contro un dato delle altre regioni italiane nel loro complesso pari al 52%, rispetto all’obiettivo minimo perseguibile del 75% e ottimale del 95%.

La legge finanziaria del 2017 ha autorizzato la spesa di 50mila euro «per realizzare – si legge nel testo – campagne di comunicazione finalizzate a sensibilizzare, informare ed educare le comunità sull’importanza delle vaccinazioni, anche attraverso la collaborazione degli ordini professionali e di altri soggetti istituzionali interessati, demandando alla Giunta Regionale di stabilire, con propria deliberazione, le modalità di attuazione».
Gli interventi della campagna dell’Ats dovranno essere finalizzati a recuperare i livelli di copertura vaccinale minimi previsti dagli strumenti di programmazione sanitaria nazionali e regionali, sulle malattie prevenibili da vaccinazione per le quali si registrano coperture vaccinali più basse rispetto all’obiettivo della programmazione nazionale/regionale, tenuto conto dei vaccini di nuova introduzione.

 

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Verrà inaugurata domani 8 dicembre, alle 16.00, la mostra In miniera tra i presepi, giunta alla sua VII edizione. 

I presepi in esposizione saranno 45, realizzati da scuole, associazioni, artigiani e appassionati. Anche quest’anno partecipano classi delle scuole dell’infanzia, elementari e medie, associazioni culturali e per l’assistenza ai disabili, privati, artigiani e hobbisti provenienti da Carbonia, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Sant’Antioco, Sant’Anna Arresi, Fluminimaggiore, Buggerru, Narcao, Cagliari, Pirri e Roma. Le opere, esposte nella Sala Docce del Museo del Carbone, sono l’espressione della fantasia dei partecipanti, realizzate con materiali che spaziano da quelli naturali (pietra, legno, sughero, conchiglie, canne) a quelli alimentari come pasta, noci e uova, alla cancelleria (matite colorate, gomme da cancellare e graffette, cartoncino, etc.), alla lana e tessuti vari fino alle lampadine e ai mattoncini Lego.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 6 gennaio 2018, durante gli orari di apertura del Museo del Carbone: dalle 10.00 alle 17.00, tutti i giorni esclusi i lunedì, il 25 dicembre e il 1 gennaio; il 24 e il 31 dicembre aprirà dalle 10.00 alle 13.00. Fino al 5 gennaio sarà possibile votare il presepe preferito tra quelli in concorso, utilizzando il singolo modulo che sarà consegnato a ciascun visitatore all’ingresso. Il 6 gennaio, durante la festa della “Befana in Miniera”, gli autori del presepe vincitore riceveranno un riconoscimento e le fotografie dell’opera saranno pubblicate sul sito web e sulle pagine social del museo.