23 July, 2026

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Coinvolgere l’intera comunità di La Maddalena nella stesura del bilancio di previsione del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena per l’annualità 2018: con questo obiettivo è stato attivato un account di posta elettronica latuaideaperilparco@lamaddalenapark.org ed una cassetta di posta presso l’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Ente di via Giulio Cesare attraverso i quali raccogliere i contributi di idee e proposte elaborate dai privati cittadini interessati a presentare progetti concreti rispetto alle attività dell’Ente Parco. Le idee e gli elaborati, meglio se corredati con una dettagliata analisi dei costi, dovranno essere presentati entro la data limite fissata per il prossimo 30 ottobre e dovranno essere compatibili con le finalità statutarie dell’Ente Parco. Un primo passo verso una forma di bilancio partecipativo in grado di coinvolgere attivamente la comunità locale nella definizione delle strategie di sviluppo e crescita dell’Ente e provare a superare una storica estraneità dell’ente pubblico rispetto alle aspettative della cittadinanza.

«Apriamo l’Ente Parco al contributo di idee e proposte che provengono dalla comunità di La Maddalena – spiega il commissario straordinario del Parco, Leonardo Deri -. Uno degli obiettivi che ci siamo posti all’avvio della fase commissariale è stato quello di superare un’eccessiva chiusura del Parco rispetto agli stimoli provenienti dalla comunità locale. Con questa iniziativa vogliamo mettere a disposizione della comunità locale uno strumento concreto di partecipazione alla stesura del documento di programmazione più importante per l’Ente: il bilancio di previsione. Il bilancio è l’atto attraverso il quale si programmano spese e investimenti, vogliamo provare a dare la possibilità ai cittadini di contribuire con le proprie visioni e idee all’attività dell’Ente. Chiaramente – conclude Leonardo Deri – i contributi dovranno essere compatibili con le finalità statutarie dell’Ente Parco e per essere iscritti a bilancio chiediamo ai cittadini la massima chiarezza rispetto al dettaglio di analisi dei costi.»

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78milioni di euro. E’ questo l’ammontare delle detrazioni per ristrutturazioni edili e risparmio energetico che i sardi hanno dichiarato al fisco nel 2015 e che saranno restituite nell’arco dei prossimi 10 anni a chi ha riqualificato il proprio patrimonio abitativo dando così, una boccata d’ossigeno a costruttori, impiantisti, produttori e installatori di infissi, ingegneri, geometri e all’indotto.

Lo dimostra il dossier sugli sgravi in Edilizia realizzato dall’Osservatorio per le Micro e Piccole Imprese di Confartigianato Imprese Sardegna, analizzando i dati del 2015 del MEF-Dipartimento delle Finanze.

Nonostante la fase travagliata dell’edilizia sarda, la buona notizia è che in Sardegna la fruizione dei due sgravi è cresciuta in modo considerevole passando dai 42 milioni di euro del 2011, ai 61 del 2013 per arrivare ai 78 del 2015, ultimo dato disponibile relativo alle dichiarazioni dei redditi.

«I 17 anni di incentivi fiscali hanno impedito all’intera filiera dell’edilizia isolana di andare a fondo – sottolinea Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – sostenendo, salvando e rilanciando molte imprese che si occupano di costruzioni e ristrutturazioni ma anche di riqualificazione del patrimonio immobiliare, del risparmio energetico, della difesa dell’ambiente, con una importante emersione delle attività irregolari. I dati ci dicono che questi bonus hanno avuto anche un potente effetto-leva per il rilancio di molte altre attività economiche dell’indotto – aggiunge Giacomo Meloni – ora le misure devono essere sostenute, stabilizzate ed estese, perché c’è ancora molto da fare per riqualificare l’esistente, all’insegna di un’edilizia sicura e più rispettosa del territorioLa preoccupazione è che per gli interventi di ristrutturazione . sottolinea il presidente – dal 1° gennaio la detrazione scenderà al 36% dall’attuale 50%. Ciò potrebbe avere un effetto negativo su chi volesse ammodernare la propria abitazione. Sicuramente a livello nazionale interverremo affinché la percentuale di detrazione possa rimanere la stessa

Dall’analisi delle ultime dichiarazioni fiscali disponibili (quelle del 2015), le detrazioni più richieste sono quelle connesse agli interventi di recupero del patrimonio edilizio che ammontano a 65 milioni di euro pari all’81,4% dell’ammontare delle detrazioni che interessano la filiera della casa e al 3,9% dell’ammontare del totale di tutte le detrazioni in dichiarazione, mentre quelle per interventi di efficientamento energetico ammontano a 13 milioni di euro, pari al restante 18,6% delle detrazioni che interessano la filiera della casa e allo 0,8% dell’ammontare del totale delle detrazioni.

Dai dati emerge che la Sardegna (4,7% sul totale detrazioni e 0,43% sul totale del reddito dichiarato) si pone al 18esimo posto assoluto tra le regioni che più hanno utilizzato le due agevolazioni. Al primo posto la provincia di Trento (rispettivamente 16,3% e 1,37%), seguita da quella di Bolzano (14,8%  e 1.07%) e dalla Valle D’Aosta (10,1% e 1,06%).

In un contesto regionale caratterizzato da una lunga e profonda crisi della domanda, i 2 bonus hanno assunto una centralità fondamentale.

«Non nascondiamo come il trend dell’edilizia in Sardegna sia ancora negativo – prosegue Giacomo Meloni – ma crediamo che una possibile inversione di tendenza e un consolidamento sia ancora possibile e noi lavoriamo per questo. Infatti, la capacità del settore delle costruzioni di agganciare la ripresa è condizionato sia dall’indice di fiducia di famiglie ed imprese – conclude il presidente di Confartigianato Edilizia Sardegna – sia dalla chiarezza, costanza e definizione delle regole, sia dagli incentivi, affinché famiglie e pubblico possano programmare investimenti e il comparto possa essere rivitalizzato.»

Nonostante cresca il numero di chi ristruttura e adegua le case alle nuove normative, grazie anche ai bonus del Governo, il panorama residenziale della Sardegna versa ancora condizioni critiche, con abitazioni troppo vecchie e in cattive condizioni di salute e che consumano troppo.

Confartigianato Imprese Sardegna, ha analizzato l’età e lo stato di 512.310 edifici (case unifamiliari, ville, villette, case a schiera, palazzine, condomini anche con attività economiche al piano strada) costruiti prima del 1981 (322.515 unità) e dopo l’81 (189.795), secondo dati Istat.

Dall’indagine è risultato che il 17% (87.262 edifici) del totale degli immobili versano in pessime o cattive condizioni, ponendo l’isola al 6° posto in Italia tra le regioni con un patrimonio immobiliare vetusto, classifica che al non invidiabile primo posto vede la Calabria con una situazione mediocre-pessima per il 26,8% delle case mentre la media nazionale è del 16,8%. Dall’altra parte ben 425.044 sono in condizioni ottimali. Le case più vecchie e malandate si trovano a Sassari (il 19% sono in condizioni pessime o mediocri); segue l’Ogliastra con il 18,1%, Oristano con 17,9%, Medio Campidano con il 17,8%, Cagliari con il 16,8%, Carbonia Iglesias con il 16,5%. Le più nuove sono a Olbia Tempio con una percentuale di anzianità solo del 13,9%.

Stessa situazione per quanto riguarda il consumo di energia e il condizionamento; nell’Isola sono ancora troppe le case prive di isolamento termico; il 61,8% delle famiglie, infatti, risiede in abitazioni prive di intercapedini, cappotti esterni o interni. Ciò significa dispersione di calore in inverno ed accumulo di calore in estate, elevato uso dei sistemi di climatizzazione, e conseguente spreco di carburante o di energia elettrica.

L’Isola, con il 95,4% delle abitazioni dotate di sistemi di riscaldamento, è la seconda regione italiana, dopo la Sicilia, con il minor numero di impianti. Di questi, ben il 58,9% (record italiano) è costituito da apparecchi singoli fissi o portatili (stufe e pompe di calore indipendenti); di conseguenza solo l’8,9% delle case è dotato di impianti centralizzati (come quelli nei condomini a gasolio o gpl) e il restante 32,2% ha impianti autonomi (a diffusione totale elettrico o gpl).

La fonte di alimentazione degli impianti in Sardegna, non essendoci il metano, è per il 40,2% la biomassa (legna, pellet o energia prodotta dagli scarti di lavorazione). Seguono il GPL per il 21,1%, l’energia elettrica per il 19,7% e il gasolio per il 18,9%.

Tra gli impianti di condizionamento caldo/freddo (ovvero sistema di climatizzazione unico per estate e inverno), il record lo ha la nostra regione: ben il 47,5% delle case utilizza questo sistema (media italiana 29,4%). All’interno di questa percentuale, l’82,9% sono pompe di calore fisse o portatili, il 13,2% sono condizionatori utilizzati solo per raffreddamento e il 3,9% è costituito da impianti centralizzati).

La detrazione fiscale delle spese per interventi di ristrutturazione edilizia applicabile per le spese effettuate dal 26 giugno 2012 è pari al 50% per una spesa massima di 96.000 euro ad unità immobiliare e la legge di bilancio 2017 l’ha prorogata fino al 31 dicembre 2017; a meno di nuovi interventi legislativi dal 1° gennaio 2018 la detrazione tornerà ai suoi livelli ordinari cioè una detrazione del 36% ed una spesa massima di 48.000 euro.

Oltre alla ristrutturazione è stato incentivato l’efficientamento energetico – il cosiddetto ecobonus – e anche in questo caso la legge di bilancio 2017 ha prorogato la detrazione: resta pari al 65% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2017.

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Martedì 26 settembre l’Enel effettuerà un intervento sulle linee elettriche che riguarderà anche la località Is Pes dove è presente il potabilizzatore che alimenta i comuni di San Giovanni Suergiu, Sant’Antioco, Calasetta e Carloforte. Per tutta la durata dell’intervento l’impianto non sarà operativo, ma i tecnici di Abbanoa hanno approntato un piano che, tramite manovre in rete e accumulo delle scorte al massimo della capienza, consentirà di garantire l’erogazione all’utenza con le riserve dei serbatoi. Eventuali cali di pressione potrebbero verificarsi nel pomeriggio, ma comunque limitati alle frazioni minori e nelle zone più alte dei centri abitati. Qualora l’andamento dei consumi lo rendesse necessario, saranno programmate chiusure notturne per consentire il ripristino dei livelli ottimali dei serbatoi.

Qualsiasi anomalia può essere segnalata al servizio di segnalazione guasti di Abbanoa tramite il numero verde 800.022.040 attivo 24 ore su 24.

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La modalità di attuazione delle politiche di reimpiego nei Comuni dei lavoratori dell’area Parco Geominerario provenienti dall’ex bacino “Ati-Ifras”, rischia di trasformarsi in una polpetta avvelenata in mano agli stessi Comuni. Enti locali che senza alcun dubbio vorrebbero dare una mano d’aiuto a queste maestranze espulse dal mondo del lavoro, ma che si trovano a fare i conti con una disciplina ferrea che limita gli spazi finanziari a disposizione delle Amministrazioni comunali. Sussistono, infatti, in capo agli Enti locali, gravi problemi nel rispettare le spese dedicate all’assunzione di nuovo personale, anche nel tempo determinato. Nel caso specifico, così come prospettato dalla Regione, la presa in carico dei lavoratori ex “Ati-Ifras” verrebbe conteggiata nel costo generale del personale, originando non pochi problemi alle casse comunali.

Esiste, tuttavia, una soluzione che assicurerebbe da una parte maggiore margine di azione ai Comuni, e dall’altra toglierebbe oneri alla Regione, alleggerendole il carico di responsabilità: si tratterebbe di inquadrare i cantieri dell’area Geoparco nell’ottica dei “cantieri verdi” a valenza ambientale. Questa opportunità offrirebbe agli Enti locali la possibilità di tenere fuori dal conto generale questa spesa. Ma non solo: i Comuni avrebbero così l’occasione per impiegare i lavoratori ex “Ati-Ifras” per più tempo. Altra soluzione: la Regione potrebbe accollarsi i costi di assunzione del personale per poi trasferirlo ai Comuni.

La disciplina varata dalla Giunta regionale, invece, si delinea come una vera e propria scorrettezza istituzionale, in quanto abbandona i Comuni a lottare contro politiche della spesa inflessibili, di fronte a lavoratori che quotidianamente chiedono di essere assunti in Comune. In verità il problema sta proprio nelle scelte sbagliate della Regione. Per questo faccio un appello all’assessore regionale degli Affari Generali Filippo Spanu, al presidente della Regione Francesco Pigliaru, e al direttore dell’Aspal Massimo Temussi, affinché valutino la mia proposta e rivedano queste specifiche politiche del lavoro: non possono scaricare nuovi oneri sui Comuni senza garantire gli strumenti per la loro gestione.

Ignazio Locci

Sindaco del comune di Sant’Antioco

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Giovedì 28 settembre, alle ore 17.00, la sala polifunzionale di Piazza Roma, ospiterà il dibattito “Il silenzio…lasciamolo andare!”, incentrato sul tema della violenza nel nostro territorio, in particolare quella nei confronti delle donne. Un argomento di stretta attualità, alla luce dei recenti, e sempre più frequenti, casi di femminicidio.

L’incontro è stato organizzato dallo Sportello Antiviolenza curato dall’Associazione Donne al Traguardo Onlus, in collaborazione con il Plus del Distretto Socio-sanitario di Carbonia.

All’incontro parteciperanno il sindaco Paola Massidda, l’assessore ai Servizi sociali Loredana La Barbera e il presidente del Consiglio comunale Daniela Marras.

«Occuparsi della violenza sulle donne è una priorità per la nostra società e per le istituzioni pubbliche. È necessario affrancarsi da un retaggio culturale maschilista, secondo cui alcuni soggetti non accettano che una ragazza possa essere libera di assumere decisioni non condivise dal proprio compagno, fratello o genitore», ha affermato l’assessore Loredana La Barbera. «Questo convegno consentirà di analizzare il fenomeno della violenza di genere da nuove prospettive e angolazioni, presentando anche alcuni possibili piani di prevenzione».

L’appuntamento “Il silenzio…lasciamolo andare” sarà l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività dei primi sei mesi dell’anno 2017 dello Sportello Antiviolenza, erogato in ambito Plus e ospitato nella sede dei Servizi Sociali del comune di Carbonia e di Sant’Antioco. Su questo tema sono previste le relazioni di Maria Mameli, psicologa dello Sportello Antiviolenza, e di Silvana Migoni, Presidente dell’Associazione Donne al Traguardo.

Il dibattito sarà inframezzato dalla proiezione di un cortometraggio focalizzato sulla violenza di cui sono spesso vittime le donne, e da un intrattenimento musicale. In chiusura, alle 19.00, andrà in scena una performance teatrale ad hoc curata da “La Clessidra Teatro”.

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«Il 22 ottobre prossimo, Lombardia e Veneto, con il sostegno di tutti i partiti politici, andranno a votare i referendum leghisti che chiedono maggiore autonomia ma, soprattutto, chiedono di trattenere al nord le risorse economiche. Si tratta di referendum con esclusivo valore consultivo, che però sembrano puntare al cuore della coesione nazionale, mettendo ancora una volta i ricchi contro i poveri.»

Lo dichiarano Pierpaolo Vargiu, deputato dei Riformatori Liberali nel gruppo Direzione Italia e Roberto Frongia, presidente del Comitato Referendario sardo. 

«Non si può negare che la Padania abbia le sue ragioni – aggiungono Pierpaolo Vargiu e Roberto Frongia – per cui la risposta non può certo essere la difesa dello status quo: il sistema della redistribuzione delle risorse va ripensato, non più per garantire assistenza, ma per tutelare pari opportunità che aiutino la competizione con analoghi punti di partenza!» 

«E’ la risposta scelta dalla Sardegna – sottolineano i promotori del referendum isolano -: in contemporanea con la campagna elettorale padana, un comitato referendario, promosso dai Riformatori Liberali, a cui aderiscono esponenti politici di tutti i partiti, sta raccogliendo le firme per un referendum sardo, che preveda l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione Italiana.»

«Per la Sardegna, questa sarebbe una vera rivoluzione copernicana – concludono Pierpaolo Vargiu e Roberto Frongia -: il Comitato referendario è infatti convinto che sia terminata la stagione dell’assistenzialismo e delle elemosine di Stato. In nome della coesione nazionale, i sardi chiedono invece di avere le compensazioni infrastrutturali (trasporti, energia, reti tecnologiche, alta formazione, sanità, fiscalità di vantaggio), legate allo svantaggio dell’insularità, che consentano diritti di cittadinanza e punti di partenza uguali al resto d’Italia. I sardi chiedono cioè le precondizioni per dimostrare quanto vale ciascuna regione italiana, senza che ci siano corse ad handicap.»

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Maggiori controlli sul rispetto del divieto di fumo ma anche attività di sensibilizzazione alla disassuefazione da fumo di sigaretta. Sono alcune attività che l’Aou di Sassari sta portando avanti, da una parte, incrementando la vigilanza nelle sue strutture e, dall’altra, con i programmi che vengono portati avanti dall’ambulatorio del fumo della clinica di Pneumologia.

Il fumo di tabacco rappresenta la principale causa prevenibile di morbilità e mortalità a livello globale. Sono circa 90mila ogni anno in Italia i morti per patologie correlate al fumo. Secondo alcuni dati recenti, in Sardegna fuma circa il 27 per cento della popolazione, mentre la prevalenza di fumatori nel sassarese è pari al 28 per cento.

L’obiettivo dell’Aou è quello di rendere migliore l’esperienza del paziente in ospedale perché «il nostro compito – afferma la direzione generale – è quello di tutelare la salute dei nostri pazienti, oltre che di tutti i cittadini che frequentano le nostre strutture ospedaliere. Inoltre, vogliamo tenere in ordine e pulite le aree degli ospedali e degli uffici, evitando l’abbandono di cicche di sigaretta».

Dal 2003 la legge numero 3, all’articolo 51, dà disposizioni per la tutela della salute dei non fumatori. Disposizioni che nel 2016, con il decreto legislativo numero 6, sono state ulteriormente rafforzate con l’estensione del divieto di fumo nelle aree ospedaliere, sia all’interno che all’esterno.

Nei presidi ospedalieri dell’Aou sono presenti numerosi cartelli che ricordano questo divieto. Adesso, in virtù di questo, la direzione strategica intensificherà i controlli.

Accanto a questa attività l’Azienda sta valutando anche l’ipotesi di costituire un gruppo di lavoro per la definizione di un programma di diffusione della cultura antifumo all’interno dell’ospedale.

Contro il fumo da sigarette, l’Aou di Sassari si muove anche in un’altra direzione. Da tempo, infatti, nella stecca bianca di viale San Pietro, nella clinica di Pneumologia diretta dal professore Pietro Pirina è attivo l’ambulatorio disassuefazione da fumo dove ogni mese si svolge un corso di tre sedute, con successivi controlli mensili. Dal 2006 a oggi, sono circa un centinaio all’anno gli utenti che partecipano al ciclo di incontri organizzato dalla struttura.

«In tanti, quando smettono di fumare, notano subito la differenza – afferma Francesca Polo, medico referente per l’ambulatorio disassuefazione da fumo -: non hanno più la tosse la mattina, dormono meglio, mangiano con piacere e apprezzano i sapori dei cibi, riescono a fare le scale con meno affanno. Insomma, sono felici, anche dal punto di vista economico perché risparmiano sul costo delle sigarette.»

Dopo 24 ore senza fumo il battito cardiaco si regolarizza e diminuiscono i rischi di aritmie cardiache. A distanza di qualche giorno la pressione arteriosa si abbassa e migliorano olfatto e gusto e la pelle diventa più rosea ed elastica. A distanza di un anno si dimezza il rischio di infarto cardiaco.

I medici dell’ambulatorio, poi, ci tengono a sottolineare che il rischio tumori si riduce in modo proporzionale al perdurare dell’astinenza.

«Le ricadute ci sono – afferma la dottoressa – in particolare quando, dopo aver smesso di fumare, i pazienti si accorgono di aver acquistato del peso, per condizioni di stress e sopratutto se non si segue bene la terapia. È per questo che bisogna essere fortemente motivati.»

Prima dell’ammissione al corso, gli specialisti sottopongono i pazienti a visita pneumologica, all’esame spirometrico quindi a un questionario che misura la dipendenza e la loro motivazione a smettere di fumare. Fatti i primi passi, l’utente viene inserito nelle sedute di terapia di gruppo, alle quali partecipano i medici della clinica. Tra gli argomenti degli incontri, oltre alle indicazioni e ai consigli per smettere di fumare, vengono date anche indicazioni sullo stile di vita adeguato e la corretta alimentazione. In genere, inoltre, viene iniziato il trattamento farmacologico o con compresse, oppure con sostituti della nicotina, cerotti e inalatori, per ridurre il desiderio di fumare e per contrastare l’astinenza. Tutto questo per cercare di far smettere di fumare senza soffrire.

Se al momento a fumare sono più gli uomini rispetto alle donne, «è anche vero – afferma ancora Francesca Polo – che queste ultime stanno risalendo di numero rispetto ai maschi». E se per le donne arriva il consiglio di non fumare in gravidanza, «perché si possono avere danni al feto, aborti, nascite premature, morti in culla, asma e leucemie. A preoccupare – sottolinea ancora la specialista – è anche il dato nazionale che riguarda i giovani fumatori tra i 15 e i 17 anni: in Italia sono circa 1.200.000».

Secondo un dato recente, infatti, a fumare è il 22 per cento dei quindicenni sardi, rispetto al 13,7 per cento del dato medio nazionale per la stessa fascia d’età.

Per questo motivo, gli specialisti dell’ambulatorio ogni anno scendono in piazza per partecipare alla giornata nazionale contro il fumo da tabacco, a maggio.

«Ci rechiamo anche nelle scuole – riprende -, e lo scorso anno abbiamo incontrato i ragazzi della scuola media numero 3 di via Monte Grappa, perché la prevenzione deve iniziare dai più giovani.»

Il centro, inoltre, in stretta sinergia con l’istituto Negri di Milano, sta anche per concludere uno studio sulla sigaretta elettronica per valutare se può essere un ausilio per la cessazione del fumo. Entro fine ottobre saranno inviati all’istituto lombardo un centinaio di questionari che sono stati sottoposti ai pazienti dell’ambulatorio, sia che fumino oppure no la sigaretta elettronica.

Gli interessati a intraprendere un percorso di disassuefazione da fumo possono chiamare ai numeri 079 228370 e 079 2151095 per ricevere maggiori informazioni.

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Il dirigente del Commissariato di Polizia di Carbonia, la dottoressa Gabriella Comi, ha tenuto stamane una conferenza stampa negli uffici di via Trieste, sull’operazione che ieri ha portato all’arresto di sette persone, nel quartiere di via Dalmazia, a Carbonia, e al sequestro di circa 100 grammi di sostanze stupefacenti (hashish, cocaina ed eroina), tre piccole pistole cariche e funzionanti, una granata, coltelli, sciabole e vari oggetti di varia natura frutto di furti compiuti negli ultimi mesi in città e nel territorio, e una piccola somma di danaro.

A finire in carcere, a Uta, sono stati Nicola Muntoni, 44 anni; Bruno Piras, 47 anni; Paolo Secci, 60 anni; Giovanni Musu, 45 anni; Mauro Pillittu, 46 anni; Alessio Arceri, 36 anni; Gianluca Pillittu, 42 anni, tutti di Carbonia. L’operazione, coordinata dal Commissariato di Polizia diretto dalla dottoressa Gabriella Comi, è stata portata a termine con la collaborazione degli uomini del Reparto Prevenzione Crimine Sardegna di Abbasanta, della Questura e dell’Unità cinofila di Oristano.

Vediamo l’intervista realizzata con la dottoressa Gabriella Comi.

   

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Con l’inizio della stagione autunnale, da oggi, giovedì 21 settembre, fino al 20 giugno 2017, il Museo del Carbone della Grande Miniera di Serbariu, osserverà nuovi orari di apertura:

da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.00. La chiusura della biglietteria è prevista per le ore 17.00.

Il Museo del Carbone resterà chiuso i lunedì (non festivi), Natale e Capodanno (il 24 e il 31 dicembre sarà aperto dalle 10.00 alle 13.00).

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Dopo la pausa estiva domani (venerdì 22 settembre) riprendono nel Conservatorio di Cagliari gli appuntamenti con le “32 Sonate per pianoforte” di Ludwig Van Beethoven, una delle più importanti raccolte della letteratura pianistica.  

Sino al 22 dicembre in nove distinti incontri saranno ripercorse altre 10 sonate (sino all’opera 90), quelle scritte dal grande compositore tedesco tra 1802 e il 1814.

Dopo un’introduzione a cura del Maestro Mario Carraro, che proporrà un’analisi storica e critica, come di consueto le sonate saranno eseguite dagli stessi studenti del Conservatorio, e in qualche occasione dai suoi docenti.

Domani il ciclo di incontri (tutti in programma nell’Aula Magna alle 18) si apre con la prima delle tre sonate Op. 31, scritte da Beethoven in un momento di grande pienezza inventiva. Protagonista sarà il maestro Francesco Giammarco. Si prosegue il 29 settembre, con Noemi Mulas che affronterà la seconda, mentre il 6 ottobre sarà di fronte al pubblico Francesco Ghiglieri, che eseguirà la terza.

Si va avanti sino al 22 dicembre, serata in cui, con la Sonata op. 90 calerà il sipario su questa nuova tranche di appuntamenti.

Figura chiave della musica colta ottocentesca, Beethoven scrisse le sue Sonate per pianoforte tra il 1795 e il 1822. Inizialmente i brani non costituivano un insieme unico, tuttavia oggi fanno parte delle più importanti collezioni dell’intera letteratura pianistica.

Per gli studenti di pianoforte, le sonate del genio tedesco sono parte fondamentale del loro percorso formativo.