20 September, 2026

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Nuova riunione del Comitato riconversione RWM martedì 25 luglio, dalle 18.00 alle 20.00, presso “I Giardini della Biodiversità”, Chiesa altomedievale del Salvatore – Via Leonardo da Vinci, 2, a Iglesias.

All’ordine del giorno figurano i seguenti punti:

  1. Accettazione nuove adesioni.
  2. Aggiornamenti.
  3. Prossime iniziative del Comitato.
  4. Varie ed eventuali.

Oltre ai soci, possono partecipare alla riunione, senza diritto di voto, anche altre persone interessate alle attività del Comitato.

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E’ stata presentata stamattina a Cagliari, nella sala Anfiteatro di via Roma, la nuova strategia di AREA nel settore delle manutenzioni delle cosiddette case popolari, più attenta al contenimento dell’uso delle risorse naturali e ai progetti di green economy, che potrebbe rappresentare una grande opportunità per il mercato sardo dell’edilizia. Un grande piano di riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio residenziale della Regione, che consiste in 25mila alloggi in tutta la Sardegna.
L’incontro, al quale hanno partecipato gli assessori dei Lavori Pubblici Edoardo Balzarini e dell’Ambiente Donatella Spano, insieme all’amministratore unico di AREA Maria Giovanna Porcu, è stato l’occasione per illustrare alle imprese il nuovo programma MA.ST.E.R. con il quale AREA intende portare avanti un insieme di iniziative di recupero e valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare, con lo scopo di fornire indicazioni utili agli operatori economici affinché siano in grado di cogliere questa opportunità.
«La Regione sta investendo molto nella riqualificazione del suo patrimonio edilizio residenziale, perché il tema della casa è una nostra priorità – ha detto l’assessore Balzarini – stiamo portando avanti azioni importanti come i cantieri a Sant’Elia e il bando per l’efficientamento energetico, e apprezziamo il nuovo corso di AREA improntato all’innovazione e non solo alla conservazione, perché in linea con i nostri obiettivi, che vanno verso modalità più veloci e concrete di avvicinarsi al mondo delle imprese.»
«Investire in maniera consistente sulla ristrutturazione degli edifici, come sta facendo AREA con il programma MASTER, anziché creare nuove lottizzazioni con relativo consumo di suolo, è già di per sé un intervento coerente con una scelta ambientale consapevole e una pianificazione urbana sostenibile – ha aggiunto l’assessore Spano -. È importante sottolineare come anche la presenza e cura del verde insieme all’edilizia residenziale, sia una garanzia non solo di qualità estetica ma soprattutto di presidio delle funzioni ambientali per la salute e il benessere dei cittadini, attenuando gli effetti delle ondate di calore, riducendo il rumore e migliorando la qualità dell’aria (pensiamo alle barriere antirumore, alla pavimentazione degli spazi comuni). L’efficientamento energetico, la promozione del recupero del materiale in seguito a demolizione, l’uso di materiali quali intonaci, malte e calcestruzzi o vernici muniti di etichetta ambientale, evidenzia l’attenzione di AREA e del progetto MASTER verso la sostenibilità ambientale. È apprezzabile, inoltre, l’inserimento di premialità specifica sull’utilizzo di mezzi di trasporto ecologici e personale addestrato per la gestione ambientale del cantiere.»

AREA investirà 18 milioni di euro, di cui 12 milioni per la manutenzione straordinaria e 6 per quella ordinaria, a cui si aggiungono 19 milioni di risorse regionali più ulteriori fondi statali.
Le azioni si svilupperanno attraverso accordi quadro come quello stipulato con Sardegna Ricerche: un protocollo di intesa per promuovere azioni di divulgazione, formazione e conoscenza del mercato per garantire la più ampia partecipazione.
All’iniziativa di ieri mattina hanno collaborato anche le associazioni di categoria interessate, come Confocooperative, Lega Cooperative e Aniem Sardegna.

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«L’inconcludenza e la totale incapacità nel gestire le grandi vertenze del territorio da parte della politica regionale e dell’ente provincia del sud Sardegna sono a dir poco sconcertanti. Gli assessorati regionali dell’Industria e dell’Ambiente, assieme alla provincia del Sud Sardegna, hanno disatteso totalmente gli impegni assunti nei confronti della vertenza Portovesme srl sulla questione della discarica. Dopo aver affermato che sarebbe stato sufficiente un semplice atto autorizzativo, oggi ci comunicano che l’ipotesi deve essere soggetta a valutazione di impatto ambientale?»

Alessandro Massidda, segretario Fialc Cisal, commenta così gli sviluppi della vertenza della Portovesme srl sulla discarica di Genna Luas.

«Non si può più accettare un tale menefreghismo da parte delle istituzioni preposte e deputate per dare risposte ai problemi – aggiunge Alessandro Massidda -. Questa situazione non è più sopportabile. Questa classe politica e la burocrazia stanno portando alla chiusura dell’ultima grande fabbrica produttiva del territorio. Adesso è il momento di dire basta e di portare avanti azioni molto più incisive. Il tempo delle promesse, delle rassicurazioni è finito.»

«Non si permetterà la chiusura dell’ennesima realtà produttiva a causa di una classe politica di menefreghisti , metteremo in atto tutto ciò che sarà possibile, per scongiurare questo ennesimo dramma occupazionale, perché il territorio, già all’esasperazione, non sarà in grado di sopportare questo ennesimo colpo, e potrebbe configurarsi un reale problema di gestione dell’ordine pubblico – conclude Alessandro Massidda -, perché le organizzazioni sindacali non saranno più in grado di gestire la situazione, e la responsabilità di tutto questo, sarà solo ed esclusivamente di questa classe politica di incapaci e inconcludenti.»

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Durissima presa di posizione del segretario generale Cisl Sulcis Iglesiente Fabio Enne e del segretario generale Femca Cisl Nino D’Orso, sulla situazione d’emergenza della Portovesme srl.

«A distanza di 2 settimane, esattamente dal 4 luglio, data in cui si è svolto un incontro richiesto da Confindustria Sardegna per fare il punto della già gravissima situazione della Portovesme srl – scrivono in un comunicato Fabio Enne e Nino D’Orso – la Cisl presente ai massimi livelli confederali e di categoria, dichiarava un sonoro rifiuto verso la scandalosa indifferenza istituzionale per la soluzione, transitoria e definitiva, delle problematiche che impedissero la fermata degli impianti.»

«A questo la Cisl, nella stessa sede di Confindustria, ha espresso malessere nei confronti dell’Azienda invitandola a recuperare corrette relazioni industriali, nello stesso tempo dichiarava a Cgil e Uil, un comportamento corretto, rispettoso ed attento, in particolare sull’unità di intenti – aggiungono Fabio Enne e Nino D’Orso -. La registrazione delle cose dette in riunione può essere utile per capire la nostra posizione odierna, oltreché, documentare la nostra linea sulla vertenzaLa stessa Confindustria, dopo avere sentito le nostre posizioni, condivideva e invitava tutti ad essere più efficaci nelle azioni da mettere in campo per portare a casa i risultati. La nostra proposta oggi è confermata dalla mancanza di risposte immediate e utili ad evitare la fermata produttiva. Abbiamo indicato una direzione verso Roma, Ministero Ambiente, perché alcune soluzioni percorribili dipendono dallo stesso.»

«Sono state fatte richieste di incontro verso il Ministero, a dire il vero, anche in questa occasione con richieste separate, e per essere conseguenti, pareva ovvio arrivare al Dicastero, con la sana determinazione che in altre circostanze abbiamo inseguito e perseguito unitariamente. Anche oggi assistiamo ad iniziative che dovevano prevedere una decisione da intraprendere fra tutti i soggetti coinvolti, ivi compresa la Cisl, ma purtroppo registriamo le solite azioni inconcludenti e poco utili – sottolineano ancora Fabio Enne e Nino D’Orso –. Occupare una sede in “disuso”, può servire a togliere le ragnatele. Proseguire a far finta di niente pur di non disturbare chi ha le responsabilità sulle procedure da attivare immediatamente per salvaguardare la continuità di marcia dello stabilimento, non rientra nella nostra caratteristica. Lo stabilimento è un bene prezioso che non può essere gestito nelle sue problematiche da stati ansiosi né tantomeno da metodi che tendono a primogeniture poco funzionali, quando esse oltre a non ottenere i risultati sperati, creano fratture nei rapporti e nel raggiungimento degli obiettivi. Vogliano, questa volta, informare i livelli regionali della Cgil e della Uil, partendo da una nostra convinzione che, in considerazione di quanto suddetto, ci obbliga ad attraversare il Tirreno in solitudine come organizzazione ma in forte compagnia con i tanti che sono stufi di una Politica del nulla.»

«Partiremo a Roma e faremo tutto ciò che sarà possibile per ottenere veloci soluzioni da questo Governo e dal Ministero competente. Restiamo convinti – concludono Fabio Enne e Nino D’Orso – che il nostro ruolo sindacale debba essere autonomo dai partiti e preferiamo un serio confronto con l’Azienda, anche con toni altri se necessario, esigendo dalla stessa e dai suoi rappresentanti, il massimo rispetto.»

 

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Incredibile: nella riunione tenuta alla Presidenza della Regione il 15 giugno, sono state individuate ed assicurate alcune soluzioni transitorie per garantire la continuità di marcia dello stabilimento, fra le quali l’aumento di 25mila tonnellate (equivalenti alla marcia per 1 mese) nell’attuale discarica. Una procedura totalmente amministrativa che l’amministratore straordinario della Provincia ha assicurato potersi completare nell’arco di una decina di giorni.

Oggi, con l’iniziativa della RSU si scopre che lo stesso Amministratore aveva da poco appreso che il procedimento sarebbe ben più complicato.

Un dettaglio non da poco visto che quel mese ulteriore, cioè settembre, è indispensabile per lo svolgersi delle pratiche per le altre soluzioni sempre transitorie. Fatto che se non superato avrà come conseguenza la fermata dell’impianto e la continua inaffidabilità di tutte le Istituzioni presenti alla Presidenza della Giunta il 15 giugno.

Il presidente della Giunta, il suo staff, gli assessori competenti e l’amministratore della Provincia battano il giusto colpo per impedire l’ulteriore disastro che sarebbe totalmente a loro carico!

E non c’è un minuto in più da perdere!

Roberto Puddu

Segretario Camera del Lavoro CGIL Sulcis Iglesiente

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«Non si può non prendere atto con sconcerto e sconforto dell’ennesimo stop imposto, questa volta dalla Provincia Sud Sardegna, all’iter per l’approvazione dell’autorizzazione transitoria a termini di legge all’ampliamento d’uso della discarica di Genna Luas, in attesa dell’esito dell’iter autorizzativo alla nuova discarica per il conferimento degli scarti del processo produttivo della Portovesme srl.»

Cesare Moriconi, consigliere regionale del Partito democratico, primo firmatario della mozione approvata il mese scorso dal Consiglio regionale, interviene sulla nuova manifestazione di protesta dei lavoratori della Portovesme srl, per i tempi lunghi delle procedure autorizzative per la realizzazione della nuova discarica e, nell’immediato, per l’ampliamento di quella giù attiva.

«Tale autorizzazione transitoria avrebbe assicurato nel contingente la continuità produttiva ad una delle ultime realtà industriali sopravvissuta alla grave crisi economica che ha stravolto l’intero sistema produttivo e sociale dell’Intera Isola. Un’Azienda che oggi vanta circa 1300 dipendenti, tra diretti e indotto, con un fatturato annuo di 500 milioni di euro e una ricaduta sul territorio del Sulcis, la provincia più povera d’Italia, di grande rilevanza socioeconomica ai fini della sopravvivenza – aggiunge Cesare Moriconi -. Oggi si viene a sapere che gli uffici preposti della provincia Sud Sardegna sollevano dubbi, postumi, sulla procedura che riguardava un iter amministrativo senza impatto ambientale, ipotizzando un diverso iter che prevede invece un nulla osta ambientale.»

«Dubbi leciti e legittimi – sottolinea ancora Cesare Moriconi -. Ma altrettanti dubbi solleva il fatto che, dopo tantissimo tempo perso in lungaggini burocratiche e dopo una mozione sull’argomento, con primo firmatario il sottoscritto, da cui è scaturito un ordine del giorno approvato da tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale che impegnava la Giunta regionale ad adottare ogni possibile ed urgente iniziativa per ridurre al massimo i tempi delle procedure burocratiche, oggi dopo un altro mese trascorso inutilmente si debba prendere atto dell’ennesimo intoppo burocratico.»

«L’azione di occupazione effettuata dalla maestranze della Portovesme srl che, a causa di questo ennesimo ritardo vedono dietro l’angolo lo spettro della disoccupazione, non può limitarsi da parte della politica ad una sterile ostentazione di solidarietà. E’ necessario un’azione corale che veda tutte le forze politiche che hanno approvato l’ordine del giorno richiedere alla Giunta regionale con la massima fermezza e la necessaria determinazione – conclude Cesare Moriconi – il rispetto degli impegni assunti considerando l’emergenza in atto.»

Il segretario del Partito democratico di Carbonia Iglesias, Daniele Reginali, in una breve nota manifesta «sostegno e vicinanza ai lavoratori della Portovesme srl in lotta per la difesa dello stabilimento. Quanto appreso oggi dai sindacati è un fatto importante cui deve essere trovata una soluzione. E’ necessario che si trovi immediatamente una soluzione al problema – conclude Daniele Reginali – per evitare che la fabbrica del Sulcis possa subire una eventuale fermata».

 

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In Consiglio regionale si riaccende il dibattito sulle Province.

«In questi giorni sta andando avanti il dibattito sul riordino delle Province della Sardegna – scrive in una nota Luca Pizzuto, consigliere regionale del gruppo Art. 1 – Sdp -. In altre occasioni ho espresso il mio parere negativo sulla loro soppressione e non sono stato d’accordo sul sistema che sta alla base della Legge regionale 2 del 2016, che non ho votato. Ad oggi la legge si sta dimostrando inefficace e le Province hanno perso il loro ruolo fondamentale di strumento di sviluppo e organizzazione per le periferie. Anche per questo motivo ritengo fondamentale ritornare ai confini precedenti alla nuova legge, che garantivano maggiore vicinanza tra Ente, territorio e suoi abitanti. In un periodo delicato come quello che stiamo attraversando, dove si registra un costante disinnamoramento dalla politica e dell’amministrazione pubblica, non possiamo assolutamente permetterci che le Province siano Enti sempre più lontani dai cittadini e dalle loro esigenze.»

«Un secondo punto riguarda le elezioni. La democrazia, per essere compresa, amata e sostenuta, va esercitata. La forma più diretta di esercizio democratico è l’elezione diretta. Per questo affermo ancora una volta – conclude Luca Pizzuto – che è necessario avere province democraticamente elette; ogni altra forma non farebbe altro che contribuire al distacco tra cittadini e istituzioni.»

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Una pista da ballo d’eccezione sul Golfo degli Angeli: venerdì 21 luglio 2017, dalle 21.00, la terrazza del Bastione Saint Remy a Cagliari si trasformerà in sala sotto le stelle. Non una serata qualsiasi ma Bell’arrosa, una discoteca di ballo sardo all’aperto. Nessun volume assordante, tutti in cerchio o a braccetto per piccoli gruppi. L’appuntamento, con ingresso gratuito, è stato organizzato dall’associazione culturale Iscandula che da oltre trent’anni si occupa di promuovere e diffondere la musica tradizionale e in particolare le launeddas. Il nome scelto è un omaggio alla figura più acrobatica della danza – detta anche Sciampitta – quando il ballerino, tenuto da altri due compagni, esegue i passi capovolto. Nella lunga serata di festa si alterneranno vari professionisti: Orlando Mascia, alle launeddas e altri strumenti sardi; Bruno Camedda, fisarmonica e organetto; Graziano Montisci e Michele Deiana alle launeddas; Eliseo Mascia, percussioni, e ospite speciale Cosimo Lampis, alla batteria. Ma i veri protagonisti saranno i ballerini di ogni età.

Bell’arrosa si propone di rievocare uno storico evento a venti anni dalla sua realizzazione e dal contagioso successo. Era infatti il 1997 quando Iscandula ideò la serata-pioniera a Quartu Sant’Elena, organizzata dal Circolo Ottocento del compianto Alberto Orrù. Si tenne nei locali della Casa Sarritzu dove si riunirono giovani arrivati dai paesi lontani, adulti, anziani e bambini. Tutti a ballare – esperti e non – senza dover aspettare la festa del patrono o senza doversi iscrivere necessariamente a un gruppo folkloristico. E fu proprio da quell’input che nacquero varie scuole di ballo tra cui Cagliari e Quartu Sant’Elena. Ma al secondo appuntamento arrivarono i controlli e infine la Polizia – verificata l’inadeguatezza dell’impianto elettrico – inflisse una multa di quattro milioni ed una diffida. Dopo qualche tempo e in altre sedi, l’esperimento fu ripetuto ma senza il successo straordinario dell’esordio. Fino a oggi.

Secondo l’antropologo danese Andreas Fridolin Bentzon, il primo in assoluto a studiare – e registrare negli anni Cinquanta – la musica delle launeddas, il loro uso è arrivato fino a noi proprio grazie ai balli del fine settimana. Il suonatore veniva infatti ingaggiato dai giovani di un paese con un contratto scritto detto Tzaracchia con il quale si impegnava ad accompagnare i balli di tutti i sabati e le domeniche per l’intero anno. Questa attività gli garantiva uno stipendio saldato di solito al raccolto. Una ricostruzione confermata anche dal ritrovamento, da parte del dottor Carlo Pillai, di alcune copie dei contratti conservati nell’Archivio di Stato di Cagliari. Poi i balli domenicali caddero in disuso dopo la seconda guerra mondiale con l’arrivo dei fonografi e soprattutto della Siae che imponeva il pagamento di una tassa (non dovuta perché si tratta di musica di pubblico dominio) che spesso superava addirittura il cachet dei suonatori. E così le piazze dei paesi smisero di essere delle piccole ‘discoteche’ all’aria aperta.

 

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I Riformatori sardi ritornano all’attacco della Giunta regionale sulla riforma della rete ospedaliera.

«Il Pd affossa la rete ospedaliera, gli alleati si sfilano, una giunta regionale che non si capisce più da chi è sostenuta». Questa è la situazione secondo i consiglieri regionali dei Riformatori sardi Michele Cossa e Attilio Dedoni dopo lo stop del Pd alla rete ospedaliera. «Francesco Pigliaru e Luigi Arru hanno subito l’ennesima, cocente umiliazione da parte del partito di maggioranza relativa. Si vede che si è ormai vicini alla fine della legislatura: la minaccia di mandare tutti a casa non fa più effetto – aggiungono Michele Cossa e Attilio Dedoni -. La cosa tragica è che nessuno di loro sembra minimamente preoccupato per il caos in cui sta precipitando la sanità sarda, oramai totalmente allo sbando. Con responsabilità ben precise: le lotte interne del Pd impediscono la nomina del direttore dell’Areus; Fulvio Moirano fiuta l’aria e diventa sempre più temporeggiatore e, a quanto pare, si guarda bene dall’adottare un atto aziendale che sarebbe palesemente illegittimo, lasciando che la barca vada alla deriva; numerosi provvedimenti adottati dai direttori generali (Brotzu in testa) anticipano del tutto impropriamente  la rete ospedaliera sono totalmente illegittimi in quanto basati su delibere della Giunta che usurpano il potere di programmazione, proprio del Consiglio regionale; Raffaele Paci non fornisce i numeri reali della spesa sanitaria per il 2016 – o forse non li ha affatto, ciò che sarebbe ancora più grave – contribuendo in modo significativo ad aggravare un intollerabile stato di incertezza. Vadano a casa subito.»

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Rossella Pinna, consigliere regionale del Partito democratico, ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale della Sanità, con la quale chiede chiarimenti sulle ragioni dell’interruzione delle attività del centro antiviolenza dell’ex provincia del Medio-Campidano.

«Il fenomeno della violenza di genere contro le donne – afferma la consigliera Pinna – non risparmia neanche la Sardegna che con i recenti drammatici fatti, ultimo dei quali ha visto protagonista una giovane cagliaritana ridotta in fin di vita che fa seguito ad altri gravi  episodi verificatisi  a Sassari, Capoterra e Iglesias, culminati con l’uccisione di tre donne, per mano di uomini che rientravano nella sfera parentale o amicale, ha posto, una volta di più, l’attenzione sul ruolo sociale che i centri antiviolenza rappresentano.»

«Il Consiglio regionale, da parte sua, con un importante segnale politico, riconoscendone il ruolo strategico è intervenuto accogliendo, nell’ambito della recente manovra finanziaria, l’emendamento proposto in primis dalla sottoscritta, teso ad incrementare lo stanziamento per il 2017 da 300mila a 900mila euro, assegnando ulteriori 300mila euro per ciascuna annualità 2018-2019, con l’obbiettivo di rafforzare le attività fin qui poste in essere dai Centri e garantire i compiti e le funzioni loro assegnati dalle norme regionali (L.R. n. 8/2017 e n. 26/2013) – aggiunge Rossella Pinna -. Lo stesso Consiglio ha approvato, inoltre, una modifica normativa alla legge regionale n. 8/2007, che limitava il numero dei Centri, estendendoli opportunamente, al fine di rendere più capillare e articolata la rete dei servizi su tutto il territorio regionale, anche alla luce dell’obiettivo, a livello statale, di rafforzare e diffondere sull’intero territorio la presenza di questi importanti presidi.»

«E’ del tutto evidente il ruolo di primaria importanza che l’Organo legislativo ha voluto attribuire alle attività svolte dai Centri che devono, necessariamente e al più presto, essere posti in condizioni di proseguire il loro importante compito di presidio, di sostegno, di tutela, di prevenzione. Tuttavia, in netto contrasto con l’effettiva volontà espressa dal Consiglio – conclude Rossella Pinna -, dal 1° gennaio 2017, il Centro antiviolenza che opera fin dal 2008 nella provincia del Medio Campidano, essenziale punto di riferimento del territorio, ha interrotto il servizio a seguito della scadenza contrattuale tra l’ex Provincia ed il soggetto gestore.»